IL PIACERE DELLA TRASGRESSIONE by Karina [Vietato ai minori]




TANIA E ANDREA
Tania
Ero partita alla volta di Torino contando di trovare pronta ad accogliermi la mia amica Tilde con la quale avevo trascorso dei momenti molto piacevoli una quindicina di giorni prima, o giù di li, rimasi quindi delusa quando dopo essermi immersa nel traffico di questa bella città e dopo aver trovato a fatica un parcheggio, naturalmente a pagamento, scoprii le serrande della sua boutique abbassate.

Ricordando che era Lunedì e al mattino il suo negozio rimaneva chiuso, percorsi a piedi il tratto di strada che mi separava dalla sua abitazione, ma anche lì grande delusione, Tilde non era in casa e non c’era neanche nessun “nipote” come lei chiama gli studentelli tedeschi che usa ospitare.

Un bel contrattempo d’avvero, e adesso che faccio? Sulla strada che porta a Moncalieri vi è un Bed and Breakfast che conoscevo, ripresi quindi la mia macchina e vi andai, almeno quello era aperto. Mi sistemai, feci una doccia, poi vedendo che erano le 13 passate, mi recai a mangiare qualcosa ad una tavola calda lì vicino.

Mentre ero a tavola mi venne in mente che forse potevo mettermi in contatto con Tania e Andrea i quali anche se lavoravano sarei riuscita a beccare nella pausa pranzo, così telefonai. Al lavoro vi era soltanto Andrea perché Tania aveva preso una settimana di ferie.
“Sto partendo per la nostra casa di Chieri, perché non vieni con me? Andrea lavora ma mi raggiungerà verso sera”

Naturalmente accettai, diedi l’indirizzo del locale e dopo una ventina di minuti Tania mi raggiungeva in tempo per prendere insieme il caffè. Le raccontai del mio non litigio, anzi del rancore che mi aveva indotta a scappare dal mio compagno e adesso. . .

“Forse hai esagerato ma gli uomini non devono dare tutto per scontato e riflettere pensando che un certo comportamento può ferire. Se dovesse cercarti e lo farà di sicuro, non farti troppo pregare. Adesso non ci pensare, perché non approfitti di questa pausa per concederti un po di relax?”

Tania era sempre bella, della bellezza inconsciamente provocante che hanno le slave; anche in quella tenuta estiva volutamente dimessa: pantaloncini comodi beige, scarpe da ginnastica; la camicetta chiusa sul davanti che una volta salite in macchina ne sbottonò i primi bottoncini credo a mio beneficio facendomi intravvedere i seni che erano come li ricordavo, belli e morbidi, era molto desiderabile.

La casa di Chieri era in realtà una villa con parco, cinta tutt’attorno da un muro, alti alberi si riflettevano su di una piscina con, quasi a ridosso della casa, alcuni tavoli con lettini da spiaggia e ombrelloni dagli allegri colori.

Entrammo in casa, Tania me la fece visitare; cucina, salone, sala con bar e biliardo. Aprì le finestre facendo entrare luce; al piano superiore, due camere matrimoniali completamente arredate, inoltre, un bagno e un salotto.

Dal cassetto di un comò scelse fra numerosi costumi da bagno e mi porse un due pezzi, poi ripensandoci, rimise nel cassetto il reggiseno e mi diede la parte inferiore. Senza indugiare ci spogliammo e indossammo i nostri costumi.

Il mio consisteva in una mutandina nera la cui parte anteriore proseguiva con una fascia larga circa un 5 cm che faceva il giro delle reni; la parte posteriore si assottigliava rapidamente finendo in una strisciolina, anzi, una cordicella che passava fra le mie natiche facendo risaltare il culetto completamente esposto. Con quello addosso, in Italia sarei arrestata per oltraggio al pudore mentre era abbastanza comune a Rio e sulle spiagge brasiliane.

“E’ molto sexy vero?, tu hai il fisico adatto mentre io non potrei permettermelo” Naturalmente non era vero, Tania era solo un tantino più formosetta di me, indossò la parte inferiore di un normale due pezzi grigio abbastanza sottile e attillato da segnare il gonfiore del pube e la valle del suo sesso. Insomma, in quanto ad essere sexy, Tania lo era almeno quanto me. Scendemmo in quella tenuta, cioè seminude e munite ciascuna di una bibita prelevata dal frigo uscimmo nel sole.

Essendo quella una delle ore più calde della giornata, senza aspettare ci immergemmo in piscina e ridendo ci spruzzammo allegramente, nuotammo, ci abbracciammo scambiandoci carezze che non erano ancora erotiche ma che erano il preludio di qualcosa che lo sarebbe diventato, ci baciammo sulla bocca assaggiandoci rapidamente le lingue. Ci staccammo ridendo nervosamente mentre ci guardavamo negli occhi, nuotammo ancora rimanendo in acqua per un’altra mezz’ora poi uscimmo.

Ci asciugammo sommariamente, stendemmo gli asciugamani di spugna su due lettini che avevamo accostato quindi munite dai nostri beveraggi ci allungammo rivolte una verso l’altra, entrambe sollevate su un gomito, succhiando le bibite dalle nostre cannucce e guardandoci con sguardi carichi di promesse, non nascondendo una all’altra il desidero che era salito in noi pur parlando di argomenti vari finendo poi col parlare delle nostre rispettive trasgressioni.

Lei e suo marito dopo la tragica dipartita di Gino avevano smesso di frequentare il club privè dove ci eravamo recati insieme a loro. “A volte ci piace divertirci con amici fidati . . . mi piacerebbe farteli conoscere.” aggiunse con un sorriso eloquente.

“D’avvero? E . . . pensi che io piacerei a loro?” Il ghiaccio era rotto, Tania abilmente aveva indirizzato i miei pensieri verso il sesso; sorridendo prese il mio bicchiere che posò insieme al suo sopra un tavolo sormontato da ombrellone aperto, poi di comune accordo ci avvicinammo fino a toccarci con i nostri seni il che ci fece entrambe fremere.

Ci guardammo intensamente, lei avvicinò ancora il viso, la vidi chiudere gli occhi e appena le nostre labbra si sfiorarono, socchiuse la bocca, io aprii la mia e questa volta ci scambiammo un bacio che divenne subito sensuale, perdendoci una nella bocca dell’altra, le mani a percorrere una la schiena dell’altra, poi i culi, poi le cosce . . .

La sua mano dopo aver accarezzato le mie natiche spostò la fascia che mi cingeva i lombi abbassandola oltre il sedere, io che avevo passato le mano sotto il suo costume cercai di fargli superare il rilievo del suo culo . . . a questo punto ci sollevammo e ridendo, ognuna di noi si sbarazzò dell’unico indumento che ancora ci copriva e fummo nude una di fronte all’altra.

Stranamente subentrò in noi una sorta di timidezza guardando con desiderio non dissimulato una il corpo dell’altra, i seni di Tania benché voluminosi erano compatti, il suo ventre era ornato da una peluria biondo rossiccio non folta, in cui il sole filtrando fra i peli fino alla pelle mandava dei riflessi ramati che mi misero la voglia di immergervi il viso. Lei stava guardando il vertice del mio monticello dove l’assenza di peli lasciava vedere la sommità della mia passerotta, sguardo che mi indusse a aprire maggiormente le ginocchia in una richiesta che speravo esplicita.

Lo sguardo di Tania risalì carezzevole alle mie tettane poi fissandomi negli occhi, pose entrambe le mani al di sopra di esse e adagio le fece scendere in una lieve carezza sfiorandole appena con i polpastrelli delle dita ma con l’effetto immediato di far inturgidire i miei capezzoli, così che quando quelle dita si soffermarono su di essi, mi sfuggì un sospiro simile ad un lamento di piacere.

Ho sempre sognato di avere dei seni come quelli che stavo accarezzando, di quelli che possono contenere fra di essi un membro maschile e lasciarlo scorrere fino a ricevere contro la gola il getto caldo del godimento dell’uomo. Per la verità qualche volta ho provato a farlo ma con risultati poco entusiasmanti.

Tania si allungò con un sorriso invitante e io l’abbracciai premendo le mie tette sopra i suoi seni generosi mentre le nostre lingue si accarezzavano inseguendosi nelle bocche. Finalmente stringevo una donna invece di una ragazzina ossuta, il suo corpo mi ricordava quello di Tilde a parte i seni che in Tania erano più morbidi, ma in Tilde i gesti erano audaci mentre con la bionda dovetti essere io a prendere l’iniziativa, osare, andai sopra di lei e sempre baciandola insinuai una gamba fra le sue, spingendola fino ad accarezzare con la coscia il suo vello.

Lei mi facilitò raccogliendo i piedi contro il sedere, sollevando le ginocchia che spalancò e adagio si volse di fianco sostenendomi mentre mi rovesciava, attenta a non far cadere entrambe dai lettini. Mi spostai all’indietro allungando le gambe in modo da incunearle fra le sue incastrando le nostre cosce le une nelle altre così che i nostri sessi entrarono in contatto.

“ L’altra volta non pungevi “ osservò facendo una piccola smorfia. Mi ricordai che dovevano essere più di quindici giorni che non andavo da Tilde; era lei che mi depilava con cura quasi maniacale prima di fare all’amore, come depilava i ragazzotti che ospitava facendosi chiamare “tante” cioè zia e con i quali faceva sesso. Personalmente non uso depilarmi se non gli inguini quando devo indossare il costume per andare in piscina o al mare, per il resto preferisco non privare i miei partners, uomini o donne, del piacere di scoprire la mia passerina separando i peli che la ombreggiano, e io le fichette delle amiche con le quali di tanto in tanto mi diletto.

Spinsi maggiormente premendo la mia fica contro quella di Tania in un bacio umido, entrambe ci sollevammo sulle braccia per guardarci, accarezzandoci i seni senza smettere di strofinare i nostri sessi, cercando ognuna il clitoride dell’altra. La cosa che amo in modo particolare con Tania ma anche con le altre è sentire la coscia che nei suoi movimenti accarezza il mio culetto quasi a volerne aprire le natiche mentre ognuna afferrata la caviglia dell’altra ne tira la gamba in modo da stringere fra i seni i polpacci per poi prendere in bocca, e leccare, e succhiare ad una ad una le dita dei piedi; una raffinatezza che solo le donne sanno praticare.

Tutto questo lo facemmo gli occhi negli occhi per non perdere nulla delle sensazioni che ci procuravamo, non vergognandoci di dirci parole dolci e sconce perché tutto veniva sublimato dal piacere che provavamo, poi lentamente ci districammo portando ognuna di noi le dita ad accarezzarci la fica in una lenta masturbazione senza smettere di fissarci.

“Hai uno strapon. . . hai quello strapon?” chiesi ricordando il piacere che ne avevo ricevuto quella volta al club e come entrambe avevamo goduto. “Non serve. . . fra neanche un’ora dovrebbe arrivare Andrea” arrossii pensando al significato sottinteso in quelle parole e per nascondere la mia confusione abbracciai di traverso la mia compagna coprendo la sua bocca, poi le mie labbra scesero lungo la sua gola, i suoi seni, baciando e leccando prima uno poi l’altro, incoraggiata dalle mani sul mio capo che guidavano i miei movimenti e appena le mie labbra ne incappucciarono i capezzoli Tania fece udire il primo sospiro di piacere.

Poi sentii la sua mano scendere lungo le mia schiena le mie reni accarezzare il mio culetto, insinuarsi all’interno delle mie cosce socchiuse e afferrata una di queste cercare di attirarmi sopra di lei. Non mi feci pregare e salii cavalcioni sopra il suo busto rivolta vero la macchia di peli che impreziosiva il suo pube poi con un solo movimento offrii la mia fichetta alla sua bocca e appena mi feci leggera sentii la sua lingua separare le mie labbrette e. . .

Mi abbattei in avanti, il viso nella morbidezza delle sue cosce spalancate in un appassionato sessantanove. Non voglio qui descrivere un’attività che tutti conosciamo e che pratichiamo secondo quello che la nostra libidine suggerisce. Personalmente amo iniziare con il coprire con la bocca la fica della mia compagna assaporandola come fosse una bocca, spingendo la lingua e muovendola come a cercare un’altra lingua che naturalmente non trovo ma trovo e assaporo il nettare che secerne la vagina che ho saputo eccitare e scopro la dura consistenza del clitoride, che è diverso per ogni donna come diverso è il cazzo di ogni uomo.

Con Tania trovai incollati al suo sesso i peli umidi e odorosi del suo desiderio e una volta separati, il sapore particolare della sua fica, poi la durezza del suo clito. . . Non dico altro se non che ci leccammo senza risparmiarci, succhiando una il clito dell’altra, accarezzandoci fra le cosce, fra le natiche, stuzzicandoci l’ano, bagnandolo con i succhi prelevati dalle vagine per poi penetrarlo con un dito, continuando a leccarci e a succhiarci.

Credo che l’orgasmo ci colse nello stesso momento e venimmo sobbalzando, scosse da fremiti, le bocche incollate una al sesso dell’altra soffocando in essi i nostri gemiti e quando ci separammo eravamo spossate ma appagate. Ci tuffammo in acqua e nuotammo una a fianco dell’altra nude e felici, poi rinfrancate risalimmo, ci asciugammo e ci spalmammo a vicenda di crema solare, fu un’altra un’occasione per accarezzaci, esplorando ancora i corpi che ci avevano rese felici.

Dopo aver nuovamente steso gli asciugamani sui lettini ci allungammo e parlammo, parlammo di sesso liberamente come se ne parla fra amiche intime, ridendo degli uomini, di come è facile illuderli e ingannarli, ma com’è bello goderne, parlammo sopratutto dei nostri uomini, delle loro capacità amatorie, dei loro cazzi, dissi della mia eccitazione nel vedere Gianni alle prese con quella ragazzina, di come avevo goduto nel guardarli, e altre cose ancora.

Tania a sua volta confessò di come gli incontri con gli amici di cui mi aveva accennato fossero appaganti e lungi dal suscitare in lei e in Andrea gelosia, cementavano la loro unione, rendendoli peccaminosamente complici (disse proprio così). Esitando confessò altresì che sovente quegli incontri erano le uniche occasioni in cui si concedevano al sesso e il più delle volte erano altri uomini a possederla mentre lui guardava accoppiandosi con donne di altri. Parlammo ancora e parlammo, parlammo. . . poi mi assopii accarezzata dal sole ma sognando altri tipi di carezze.

Continua.

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