Il pancione




Vuole sedersi al mio posto, signora?”
Quella frase angoscia Cristiana come fosse un’offesa. Sa benissimo che chiunque la veda ansimare nel caldo di quel bus, mentre da una parte regge la busta della spesa e con l’altro braccio si sostiene ad un corrimano, puo’ provare solo pieta’: sta sudando come una fontana, tutti probabilmente stanno sentendo i suoi umori, e le sue dimensioni enormi sono solo un ingombro per il resto della folla. Cristiana odia quel pancione, lo sente come un peso che la affatica, la blocca ogni volta che deve fare qualcosa in movimento, e soprattutto la ha fatta ingrassare, diventare una balena che nessuno puo’ piu’ trovare attraente. Ha un bel da farsi Vincenzo, suo marito, a carezzarla con amore sussurrandole che e’ ancora stupenda: lei sa benissimo che mente, che il suo viso un tempo botticelliano e’ diventato tondo come una padella, con un incredibile doppio mento ed un collo quasi taurino, mentre dappertutto il grasso e la ciccia debordano costringendo a continui rinnovi di guardaroba. E anche quando Vincenzo fa scendere le sue carezze verso i seni che sono ormai due mammelle cascanti e inturgidite, e poi passa a farle un sano ditalino, lei non prova lontanamente nulla degli orgasmi di qualche anno prima, che la portavano sulla luna e la risbattevano contro la terra in un terremoto di sensazioni bellissime. Tanto che ormai lei finge, limitandosi a chiedere a Vincenzo di non penetrarla per evitare problemi di lacerazioni alla vagina, e restando molto spesso voltata per meglio nascondere la sua espressione di disgusto, che cancella solo per i pochi secondi in cui provvede a masturbare suo marito, facendoselo venire sul seno o sul pancione, sempre piu’ ingombrante, sempre piu’ incapace di dare sensazioni…
La stessa cosa su quel bus, ogni movimento viene moltiplicato per dieci dal peso e dall’ingrombro.
E soprattutto, ma questo Cristiana non se lo vuole dire, nessun che la guardi con lo stesso desiderio che suscitava anche pochi mesi fa, il suo bel viso incorniciato da lunghi capelli biondi, gli occhi azzurri, il corpo che era, e non lo e’ piu’, snello e flessuoso. Ricordava quando Vincenzo, solo un anno e mezzo fa, la prendeva in ogni momento, specialmente alla pecorina, facendola godere in giravolte incredibili. Tutto questo, ormai da tre mesi, non c’era piu’. E chissa’ se, una volta trascorsa la gravidanza, lo svezzamento, le notti insonni, ci sarebbe ancora stato tempo: sarebbe invece arrivata la mezza eta’ (avevano trent’anni tutti e due), e con lei il calo fisiologico del desiderio, e un lungo, interminabile tramonto del sesso e del piacere…
“Guardi, signora, che non dovrebbe stare troppo in piedi, potrebbe darle problemi alla circolazione delle gambe….che da quel che vedo, e’ meglio preservare ancora…”
A questo punto la vampata di rossore che coglie Cristiana non si sa bene se venga dallo stupore o dal suo stato interessante, o dal caldo che aumenta in quel bus in cui le persone salgono solamente, e non scendono piu’. Ma cosa vuole questo tipo? si chiede, cercando di non dargli piu’ di tanto spago. Cerca di nascondersi giocando con gli occhiali firmati. Peccato, perche’ Cristiana avrebbe voluto proprio sedersi, non ce la fa piu’ a stare alzata, ma adesso non puo’ piu’ farlo, chissa’ cosa cerca questo, questo… Con la coda dell’occhio Cristiana nota che a parlare non e’ il solito attaccabottoni di mezza eta’, ma un giovanotto molto piacente, che senza aspettare la sua risposta si alza e le lascia cavallerescamente il posto. Cristiana non vorrebbe farlo notare, ma si trova a squadrarlo con un pizzico di rimpianto per il fatto che, sicuramente, lui non la ricambiera’ con altrettanto interesse. Pero’, quell’inciso sulle gambe, cosa voleva dire?
Adesso Cristiana e’ ancora sospettosa, ma non ce la fa proprio piu’, I polpacci sono come forati da decine di aghi, e stanchissima, inghiotte il suo orgoglio e cede, sedendosi pesantemente sul seggiolino.
“Ecco, signora, vedra’ che si sentira’ subito meglio!” continua il giovanotto “vuole che le tenga la borsa?” Cristiana non solleva neppure lo sguardo, sono mesi che non riceve premure in quella citta’ di gente indaffarata. E per questo teme che quelle strane e banali attenzioni possano essere tutt’altro che disinteressate. Anzi, adesso ha paura: magari questo tizio vuole derubarla approfittando della sua infermita’. Meno male che il bus e’ stracolmo…. Beh, non tanto meno male, fa un caldo… Cristiana si allarga un poco il collo della camicetta, gia’ tirata dalle sue mammelle ingrossate, sulla pelle arrossata.
Succede adesso quello che lei vuole, e insieme teme. Il giovanotto la guarda. Le guarda quel triangolino di pelle nuda proprio sotto il collo, le guarda l’inizio della linea delle spalle, le guarda il punto dove la pelle si increspa per cominciare il suo corso tra i seni. Cristiana non si nasconde, trema ma non si sottrae a quello sguardo che la gratifica come non le succede da tempo. Poi un tremito diventa inevitabile. Il giovanotto sta muovendosi contro la sua spalla, sta muovendo contro di esso qualcosa di resistente, non rigido, ma molto duro… Sta muovendo contro la sua spalla il cazzo. Cristiana e’ inorridita. Ma non per cosa sta facendo lui, ma per il fatto che lei ci sta, e sta assecondando il movimento di lui, e le piace, le piace tantissimo. Il bus sta rapidamente avvicinandosi alla sua fermata, vorrebbe che non arrivasse mai, sulla sua spalla il cazzo di quel ragazzo sta muovendosi come un piccolo vibratore, che le regala sensazioni dimenticate… un sussulto. Cosa e’ stato? Forse una buca sull’asfalto, un semaforo improvviso, un gatto nero che traversa la strada? E perche’ le sembra che il contatto con quel giovane sia ora umido?
Cristiana vede di sfuggita la sua fermata, prova ad alzarsi, ma il caldo la sconfigge e la fatica si trasforma in una gigantesca vampata di calore. Tutto gira attorno a lei. E poi sparisce.
Cristiana si risveglia nella tranquillita’ del suo appartamento, circondata dai segni del benessere conquistato da lei e Vincenzo. La poltrona di pelle la fascia di profumo e calore. Accanto a lei, il marito le tiene la mano. Trova gli occhiali sul tavolo da fumo e mette a fuoco le persone vicino a lei.
Vincenzo e’ un trentenne muscoloso e premuroso, forse anche troppo. Il suo fisico possente e slanciato e’ messo piu’ in risalto dalla calvizie totale, che lo fa sembrare un’antica statua di atleta greca. Peccato, pensa Cristiana, che nulla di questa promessa di forza sia mantenuta. Vincenzo la copre di attenzioni, ma ormai da quando e’ rimasta incinta, tanta dolcezza, tanta tenerezza e pochissimo sesso. Cristiana rivede adesso il volto del suo strano aiutante nel bus…. anzi, lo vede davanti a se’, seduto accanto al marito sulla poltrona. Ma cosa ci fa?
“Cara, come stai?”
“Bene, ma…” Cristiana accenna col volto stupito al giovane seduto.
“Buonasera, signora Cristiana, mi chiamo Marcello, ci siamo incontrati nel bus…”
“Cristiana, ci hai fatto preoccupare cosi’ tanto! Il signor Marcello ha chiamato una ambulanza e poi il dottore ha constatato che non c’era bisogno di ricovero… Meno male che hai incontrato questo gentilissimo signore…”
Cristiana resta di stucco. Gentilissimo, si, ma con un gran cazzo…
“Lei e’ stato cosi’ gentile” continua Vincenzo “credo proprio che dovremmo sdebitarci… solo che con tutte le confusioni di una gravidanza…”
“Non si preoccupi, ho aiutato la sua signora solo per… per gentilezza”
“Non ne avevo dubbi, pero’ sa, oggi non si fa mai niente per niente. Non mi fraintenda, ma pensavo di farle cosa gradita invitandola a cena…”
Cristiana e’ stupita, ecco che lui invita qualcun altro e poi chi dovra’ cucinare? Lei? E come, con questa fatica enorme…
“Grazie, siete gentilissimi, ma non voglio caricare di ulteriore fatica la sua signora, che credo abbia gia’ tanti problemi a dover portare avanti le faccende domestiche normali in questa sua situazione…”
Cristiana sta quasi arrabbiandosi. Anche se e’ incinta, non e’ mica handicappata. Sta per sbottare quando Vincenzo butta’ la’ una proposta molto ragionevole.
” Veramente, visto che me la cavo molto bene ai fornelli, potrei cucinare io…”
“Non vi preoccupate troppo, siete anche troppo gentili… Perche’ invece non mi permettete di farvi aiutare dalla mia compagna? Si chiama Maria, e sara’ felicissima di cucinare insieme a voi e per tutti noi…”
In breve Vincenzo e Marcello organizzano la cena, stabilendone anche i tempi. Cristiana, che sente la fatica catturarla come un piccolo insetto in una ragnatela di torpore, si assopisce…
Nel sonno ripensa a Marcello, che per la prima volta in mesi ha mostrato interesse per il suo corpo, fino ad eccitarsi su di lei. Non ricordava neanche quanto tempo prima fosse riuscita a suscitare desiderio. Questo pensiero la stimola, le fa crescere dentro una voglia strana… Quando si sveglia, nella stanza non c’e’ nessuno. Chiama a voce alta, chiama anche provando ad alzarsi, e non riuscendoci. Vincenzo se ne e’ andato. Si chiede dove e’, poi, con rapidita’, concede al suo clitoride lo sfogo di un ditalino liberatorio, ottenendo l’orgasmo persa nel ricordo di Marcello. E nella speranza di vederlo ancora, fra qualche giorno…
Quella sera Cristiana e Vincenzo provano come sempre a fare all’amore. Si mettono nudi sul letto. Cristiana con grande fatica riesce a mettersi col pancione all’insu, sente con orrore I seni che cadono sui due lati, e percepisce che ogni movimento da ora in poi sarebbe una sofferenza. Vincenzo si pone accanto a lei, e senza una parola dolce, allunga un braccio e credendo di farla godere le stropiccia la fica – che neanche si bagna un po’. Passa poi a toccare i seni. Dopo un po’, come spazientito, comincia a farsi una sega. Cristiana si chiede se quella sia la frontiera a cui arrivano le coppie durante la gravidanza, e silenziosamente, nascondendo le guancie nel cuscino, comincia a piangere… Vincenzo, tutto preso nel suo godimento, neanche se ne accorge, butta indietro la testa ansimando come un animale, e mente Cristiana lo odia, lui le pizzica i capezzoli trasmettendo solo fastidio, finche’ un fiotto di sperma bollente mitraglia il ventre di Cristiana, che sente come mille fiamme bruciarle la pelle, e vorrebbe sparire, o almeno ripararsi… Spera solo che sia tutto finito. E allora Vincenzo, le carezza una lacrima che sta rigando il volto. Solo allora Cristiana si rende conto che lui sa, che conosce la sua sofferenza…
“Amore mio, scusami, scusami per tutto il dolore che ti do’, ma io ti amo, ti amo anche e soprattutto adesso che sei incinta, mi fai ancora impazzire, e vorrei che tu condividessi questo con me… ma vedo che hai paura, paura di te stessa e del tuo corpo…”
Piangono insieme, adesso, e senza parole, abbracciati come due bambini. Poi improvvisamente il cazzo di Vincenzo si trova a contatto con la fica della moglie. Sono pochi attimi di sfregamento, eppure per Cristiana e’ una sensazione nuova. In breve la vulva e’ fradicia, e il cazzo potrebbe scivolare dentro, se non fosse moscio e incapace di soddisfare la legittima voglia della moglie. I baci e le carezze e l’ansimare della coppia si sprecano, ma inutilmente. Cristiana sente nella passere qualcosa che le ricorda le sensazioni dei mesi precedenti, ma nulla di concreto accade, e’ solo un fuoco di paglia, il cazzo barzotto di Vincenzo torna moscio, e lei lo guarda con un debole sorriso, come a volerlo scusare… Vincenzo le sorride, baciandole la fronte imperlata di sudore. Nei suoi occhi Cristiana vede una malizia che per il momento resta sospesa, inspiegabile.
Purtroppo quella sera e’ stata un episodio, che non ha ricostruito l’intesa sessuale della coppia. I giorni successivi, e le notti, sono trascorse banali come sempre. Fino al giorno in cui Marcello e Maria sono venuti per la cena.
Marcello e’ sempre il solito fusto, si presenta con una maglietta attillata che ne mette in risalto i pettorali. Il cazzone e’ sempre in bella mostra dal suo pacco. La ragazza, Maria, e’ davvero molto bella. Lunghi capelli neri corvini, incarnato scuro, occhi nerissimi, bocca sottile ma molto sensuale, e un gran fisico, magro e flessuoso, con due seni piuttosto piccoli ma sodi e rotondi e unico neo, qualche chilo di troppo sul culo, che pero’ spunta vizioso mentre aiuta Cristiana ai fornelli, anzi, si occupa di tutto lei, e Cristiana, dalla sua sedia, suda tagliando qualche verdura. Gli uomini sono in salotto, apparecchiano e scherzano, si sentono le loro risate. Cristiana si asciuga il sudore dalla fronte.
“E’ una vera fatica, vero?”
“Dio, Maria, come invidio voi normali… tutta questa ciccia da portare in giro…”
“Ma cosa dici, hai una vita dentro che aspetta di uscire, e poi guarda non hai perso niente del fascino di una donna…”
“Le tue sono belle parole. Dovresti vedere come passo inosservata, o meglio notata solo per la mia stazza, quando sono in mezzo alla gente. E pensare che solo qualche mese fa, tutti si giravano per ammirarmi…”
Maria si sposta dal piano cucina e si avvicina a Cristiana.
“Posso assicurarti che a tuo modo sei del tutto desiderabile, anzi, desiderabilissima.”
“Scusami, ma non ci credo. Lo vedo quando mio marito mi tocca. E’ solo uno sforzo di routine…”
“Credo che tu l’abbia presa male… Dovresti dare piu’ chances al tuo corpo”
“E come?”
“Beh, basterebbe trovarsi nella situazione giusta. Se non ti dispiace, avrei una sorpresa per te, ma e’ ancora presto, aspettiamo di mangiare un po’ e conoscerci meglio…” e dicendo questo, Maria carezza il bel viso di Cristiana, che si arrossa, non di vergogna ma di una strana malizia che le bagna la fichetta.
Gli stessi discorsi continuano in sala da pranzo, conditi da frequenti riferimenti al sesso e alla liberta’ sessuale. Ci sono solo poche pause dovute al mangiare, che e’ molto frugale, benche’ saporito e innaffiato di buon vino bianco frizzante freddo.
Tutti hanno lodato il fatto che benche’ incinta, Cristiana abbia conservato il suo fascino, ma a lei quelle parole sono suonate false. Ha visto come, per tutta la serata, Vincenzo non abbia per un attimo staccato gli occhi dal fisico ben tornito di Maria. Cristiana sarebbe furente, e l’unica consolazione e’ stata di avvertire di tanto in tanto uno sguardo di Marcello, ed ha immaginato, (a dire la verita’, lo ha anche scorto) il possente cazzo in erezione, soprattutto ora che il vino comincia a fare un po’ di effetto. Ma alla fine della cena arriva la goccia che fa traboccare il vaso, quando Vincenzo, evidentemente inebriato dal troppo vino, si lancia in un elogio molto audace… per Maria.
“Ecco, Maria, il tuo fisico e’ proprio ben fatto. Soprattutto, riesco a vedere che hai due bei capezzolini in cima a quelle tette…”
Cristiana e’ inorridita, non si aspettava tanto. Maria e’ la prima ha rispondere.
“Non mi sembra niente di speciale. Pensa invece a tua moglie, cosi’ rotonda, con la pancia cosi’ ben tesa, altro che quest’affare qua!” e con movimento rapido si alza, solleva la maglietta e scoprendo la pancina ne stringe un po’ di carne morbida e flaccida, che resta tra il suo pollice e indice come un’offerta carnale di pelle e piegoline. Ma l’esposizione del suo ventre e’ un fulmine a ciel sereno. Il movimento successivo di Vincenzo e’ un lampo: scatta dalla sedia e va a mordere, con la bocca ancora sporca di panna della viennetta, quella carne esposta.
Cristiana vorrebbe svenire, ma un’altra reazione la prende come un uragano
“Certo, ti piacciono quelle tettine piu’ di queste tettone, maiale!” urla strappandosi la camicietta e poi il reggiseno sui seni turgidi e i capezzoloni giganti, che ricadono come gelatine sul suo stomaco. Poi li afferra stringendoli “Diamoli da succhiare a Marcello, vediamo che ne pensa…” e Marcello, come invitato a cio’ che aspettava da molti, troppi giorni, si getta come un lupo su quei sacchi di carne e latte, mordendo, lappando, succhiando. Cristiana si ritrova immediatamente in Paradiso. Cristiana tenta di togliersi gli occhiali, ma Marcello le tocca con gentilezza la mano, fermandola.
“No, ti prego, sei bellissima cosi’…”
Vincenzo sta ora togliendo la maglietta a Maria. I seni emergono come due meloni succosi, appena piu’ chiari della pelle attorno. Si vedono solo per un attimo, la bocca dell’uomo e’ velocissima nel farli suoi, ora il destro, ora il sinistro, persino tutti e due insieme tanto e’ infoiato, mentre si sbottona la patta, e poi tira giu’ la gonna di Maria, e liberatala dalle mutandine, passa a sditalinare la sua fessura che e gia’ tutta un lago di umori. Marcello, benche’ perso sui seni di Cristiana, non ha perso tempo nello spogliarla e mentre estrae con piccoli morsetti il latte materno da quei capezzoloni si occupa di massaggiare il pancione che sente tendersi di sospiri di piacere.
Lubrificata a dovere Maria, Vincenzo la mette a sedere sul tavolo e le infila in fica il cazzo, cominciando a stantuffare in piedi, permettendo alla sua bocca avida di pasteggiare sul seno e sul collo di quella dea mora.
Cristiana si sente palpata, carezzata, leccata, gustata dalle attenzioni di Marcello, che non lascia uno solo dei suoi chili di troppo senza un atto di libidine. Il piacere torna a fluire nelle sue vene.
“Sei bellissima, Cristiana, hai il corpo rotondo di una dea primitiva, il tuo ventre e’ teso come un tamburo, guarda il tuo ombelico, sporge come un piccolo clitoride, fammelo succhiare…” ansima Marcello mentre le sue mani si inseriscono nella fica e nel buco del culo della donna incinta. “… ma adesso distendiamoci, e chiamiamo anche i nostri amici…” Marcello aiuta Cristiana ad alzarsi dalla sedia, e tenendola per mano e baciandole le spalle la conduce sul tappeto. La pone a pancia in su, in modo che le carni si allarghino tutte intorno a lei. Cristiana chiude gli occhi, l’ultima cosa che ha visto sono Maria che scende dal tavolo e viene verso di lei… il resto e’ una serie di mani che la palpano oscenamente, baciandole ogni piega, ogni orifizio di quel corpo che credeva brutto, e trova invece adorato contemporaneamente da Marcello, alla prese con la sua fica, Vincenzo, che pende dal suo seno destro, e Maria, impegnata a baciarle lubricamente il collo mentre massaggia il pancione.
“Cristiana, sei stupenda, cosi’ opulenta, cosi’ morbida…” dicono a turno i suoi tre amanti, spedendole messaggi che la fanno impazzire di piacere. Cristiana vorrebbe dimenarsi, sprizzare intorno a se’ il suo orgasmo, ma il suo corpo appesantito la tiene ferma sul tappeto, come prigioniera di tanta passione. “Come potevi dire di non essere amata… Noi ti amiamo, tutti e tre… ci fai impazzire…” Cosi’ dicendo il marito le succhia il seno “Guarda, fra poco sara’ il tuo bambino a fare cosi’, e io ti educo a nutrirmi…” Maria a questo punto prende il seno che Vincenzo sta succhiano e ne spreme con forza il capezzolone tra le dita mandando fiotti copiosi di latte in bocca all’uomo, che non li contiene e ne lascia colare in abbondanza fuori, sul suo mento, ancora tra i seni gonfi, sulle mani di Maria, che avvicina la bocca e lecca quell’abbondanza che cola candida sulla pelle di Cristiana
“Che buon sapore di mamma, voglio succhiarti tutta, tutta…” dice, e seguendo I rivoli di latte bacia il pancione, finche’ si ritrova a baciarlo mentre la sua fica si agita all’altezza della boccuccia di Cristiana che estrae la lingua, e comincia il primo lecca-fica della sua vita… Marcello, che sta sprimacciando la sua fica, non resiste alla vista di sua moglie leccata, e dopo averle guidato le piccole dita affusolate sulla passera di Cristiana per non interrompere il piacere della protagonista della serata, si alza tenendosi il cazzo e va a inginocchiarsi dietro alla sua compagna.
“Ti va un po’ del tuo solito cazzone, Maria?”
“Che domande, buttalo dentro, che sono tutta un fuoco!!!” urla la maialona mora mentre il suo bacino comincia a ruotare come impazzito per le rapide leccate di Cristiana, una novizia che impara alla svelta… Marcello raccoglie un po’ di latte dai tettoni fradici di Cristiana, ci sbava per aumentarne la viscidita’, e usa quel prodotto lercio per lubrificare il buco del culo di Maria, arrivando anche a imbrattarle la fica dove trova pero’ la boccuccia di Cristiana pronta a succhiarle medio e indice: Marcello lascia li’ la mano, e infila tutto il cazzo, con l’unico colpo che solo uno sfintere allenato puo’ permettere, in mezzo a quelle due chiappe ben scure. Maria si scompone appena, si agita ancora e poi va a baciare la fica ormai fradicia che Cristiana le offre. Vincenzo si mette su un fianco e osserva a cazzo durissimo la scena: sua moglie incinta, nuda mentre una mora sinuosa le lecca, ricambiata, la fica e un altro uomo se la incula con vigore…
“Maria, hai un culo stupendo…” ansima Marcello, “e sento che e’ anche pieno…”
“Certo, vuoi vedere che sorpresa che c’e’ dentro?”
Marcello estrae il cazzo tenendolo stretto in pugno ben scappellato, l’aria fresca lo stimola con un brivido.
“Forza, fammi vedere cosa tenevi in serbo per me dopo questa buona cena…” dice andando a afferrare con le mani le due chiappe e divaricandole con I pollici, in modo da scoprire il buco nerissimo del culo, che si contrae, si gonfia come un bocciolo e comincia a pulsare, finche’ un qualcosa di bruno vi appare nel mezzo, facendosi strada nel coacervo di carne, una testa di stronzo di merda che esce duro e sodo da quel bellissimo culo, disegna un piccolo arco di mezzaluna e poi cade proprio sugli occhiali di Cristiana, e poi si sfalda colando dalla montatura sui suoi zigomi, mentre lei sgrana gli occhi… Segue un altro stronzo, ma stavolta accompagnato da merda liquida, che Marcello raccoglie con baci e leccate mentre quello successivo gli entra tutto in bocca, e lui se lo mangia, avido, sporcandosi tutto il grugno che si impastrugna di merda che presto si secca, creando disgustose croste marroni…
Cristiana e’ allibita, non si e’ mai trovata in una orgia, figuriamoci in una scena di coprofilia. Pero’ quella cacata in faccia, quei liquami merdosi invece di schifarla la hanno eccitata, tanto che vorrebbe restituire il piacere… Marcello adesso le sfila gli occhiali impiastricciati, e le fa leccare le lenti sporche di merda. Il sapore di quella cacata e’ incredibilmente osceno ed eccitante per Cristiana. Vincenzo ha visto il suo sguardo interessato, e stimolato da quanto a visto, comincia a masturbarsi. Subito una piccola mano, quella di Maria, va a bloccarlo, impendo di esplodere accorciando cosi’ il proprio piacere.
“Aspetta, non avere fretta di sparare seme….Perche’ non ci fai una bella doccia di piscio?”
Vincenzo resta quasi bloccato da questa proposta, e stranamente l’effetto e’ proprio su Cristiana, che si sente autorizzata a liberare la propria vescica innaffiando con forza il volto di Maria, che e’ solo a pochi millimetri dalla sua passerona…
Marcello intanto si e’ spalmato un po’ di merda liquida sul petto, che gli sta crostificando i peli. Maria, col piscio che le cola lungo i capelli nerissimi, si alza e va a baciare e leccare il marito. Vincenzo la segue, le carezza i fianchi, si sente attrattissimo da quel culo, sale con le dita lungo la pancia, sulle costole, arriva al petto e comincia a palpare i seni, perdendosi nella titillazione dei capezzolini. Sente gli odori disgustosi di merda e piscio sprigionati dalla coppia, e si eccita. Infila il cazzone nello sfintere di Maria, abbassandola nella posizione di una cagna. Marcello si piega all’indietro e offre il suo cazzone alla bocca della moglie, mentre con grandissima fatica Cristiana cerca di alzarsi, lamentandosi:
“Perche’ mi avete lasciato sola?” piagnucola con fare da bambina, e con difficolta’ cerca di raggiungere il terzetto a qualche centimetro dal suo corpo. Maria e Vincenzo sono rapiti in estasi, Marcello la invita prendendola per mano e conducendola verso il suo cazzo che brilla di saliva dopo le leccate forsennate di Maria. Cristiana si appoggia sul pancione, le mammelle cadono quasi a terra, e comincia a dividersi quel cazzone per adesso solo sognato con Maria, non disdegnando di baciarla e leccarle le guancie ancora puzzolenti della sua stessa orina. Marcello e’ teso come un arco, spinge il suo cazzo verso l’alto come se stesse scopandosi una immaginaria fica in aria, mentre quelle due lingue si avvolgono e si torcono attorno alla sua cappella, ormai rossa ed enorme come un fungo pronto ad esplodere. Maria bacia lubricamente Cristiana.
“Distenditi adesso, che meriti un premio…” dice tra i singulti dell’inculata di Vincenzo.
I tre corpi si districano e ognuno si occupa di porre con delicatezza il grande corpo di Cristiana sul tavolino di vetro che occupa il centro dell’angolo salotto. Il grande pancione resta puntato verso l’alto, esaltato dalla posizione leggermente divaricata delle gambe. I seni cadono sui lati, le braccia si lasciano cadere verso il tappeto. Maria si inginocchia davanti alla fica di Cristiana, comincia a baciarla e intanto raggiunge con le mani i due cazzi che i due uomini le mettono a disposizione, restando in piedi ai lati del corpo della donna incinta.
“Come sei bella…” sussurra Vincenzo “meriti proprio di essere al centro dell’attenzione…”
Cristiana assapora la lingua di Maria che la scava oscenamente, sente i brividi crescerle dalle cosce al bacino e finalmente l’orgasmo rapirla in un vortice. Maria se ne accorge, aumenta la velocita’ della sega e solleva la testa verso i due cazzi:
“Forza, cazzoni miei, dateci questa pioggia di sbroda, infradiciate questa pancia, inzaccheratela tutta, dall’ombelico ai capelli alle tette, forza, sparate lo sperma…”
“Brutta puttana, tira di piu’, facci venire su voi vacche!”
“Si che vi faccio venire, maiali, sentite che cazzoni caldi che avete… E i coglioni li avete pieni di sborra, vero? Dai Cristiani, massaggia le palle di questi due tori, per farli venire con piu’ foga… Voglio una doccia di sperma, una grandinata di sborra, una sbrodolata da affogarci tutte e due… Dateci tutto il vostro SEMEEEEEEE!!!!!!!!”
Cristiana obbedisce e comincia a massaggiare i quattro coglioni gonfi, che scendono verso di lei per il dal cedimento delle gambe di Marcello e Vincenzo, ormai prossimi alla venuta. Poi una sensazione di calore incredibile si sviluppa sul suo ombelico, uno scroscio di piscio che sprizza dalla fica di Maria la inonda su tutta la dimensione del suo pancione.
“Anch’io ti bagno, sei una battona incinta, troia!!!” urla Maria, e tutta quelle oscenita’, il pissing che si dipana davanti a loro, mandano in estasi i due uomini, che scaricano con tutta la forza delle loro reni un’inondazione di sborra, che vola verso l’alto in decine di fiotti biancastri e ricade con rumore di grandine sui corpi delle due donne, in globi di luce che si appiccicano ai capezzoloni di Cristiana, ai capelli di Maria, ai loro due corpi cosi’ diversi e cosi sessualmente accomunati dall’eccitazione, e poi infradiciano le loro labbra, le spalle, le gambe, e dove non arrivano per violenza dell’eiaculazione sono spalmati in una crema appiccicosa dall’abbraccio tenerissimo e caldo che i quattro si scambiano ormai stremati e ricoperti di sudore, che essica lo sperma, e lo rende una patina aderente che li unisce ancora di piu’.
Cristiana e’ stremata, eppure soddisfatta di quell’incontro. Non solo Vincenzo, ma anche due sconosciuti hanno desiderato e amato il suo corpo. Felice, ma spossata, si addormenta mentre gli altri tre carezzano quel pancione, non piu’ ingombrante peso, ma oggetto di desiderio e strumento di piacere.

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