Il grande magazzino




Giravo tra gli scaffali alla ricerca di un prodotto, compito davvero arduo in quegli spazi enormi, e per poco non la feci cadere. Girai attorno ad uno scaffale mentre lei proveniva, di buon passo evidentemente, dalla parte opposta e lo scontro fu inevitabile. Ebbi la prontezza di trattenerla dopo il contraccolpo ed evitai così che finisse per terra.
“ti sei fatta male” le chiesi non appena ritrovammo l’equilibrio.
“no, andavo di corsa… cioè… scusa non ti ho visto”.
Alzò lo sguardo e mi ritrovai a guardare una ragazza giovane, valutai che avesse 17 o 18 anni, dai lunghi capelli neri e dalla carnagione piuttosto chiara, vista la capigliatura. Aveva un viso rotondo dai lineamenti delicati ma decisi, labbra carnose, naso anonimo, insomma una ragazza come tante, se non fosse che aveva degli occhi tra il grigio ed il verde. Li fissai per qualche secondo senza dire una sola parola.
“sto bene, non ti preoccupare” aggiunse.
Mi imbarazzai un po’ quando mi accorsi che la stavo ancora tenendo dalle braccia, ma lei non disse nulla ed io evitai qualsiasi commento. Si allontanò da me incamminandosi lungo il corridoio tra i due scaffali. Rimasi come un imbecille, ero capace solo di vederla andare via. Continuai a guardarla e lei si girò dopo qualche secondo salutandomi con la mano. Gli lanciai un bacio con la mano e la sua espressione cambiò dalla divertita alla sorpresa per diventare subito dopo tesa. Si guardò in giro nervosamente mentre continuava a camminare. Scomparì dietro un altro angolo.
Mi rimisi in cerca del mio benedetto prodotto, alla fine lo trovai e mi diressi alla cassa.
La ritrovai lì in fila, ad un altra cassa in compagnia di quelli che dovevano essere i genitori.
‘Ecco perché ha reagito così prima’ pensai tra me. La fila era lunga e continuammo a scambiarci sguardi sempre più spesso, soprattutto dopo che lei si accorse che avevo capito la situazione. Era a circa 2 o 3 metri da me e parlava con i suoi.
“Mamma intanto che voi fate la fila io vado a vedere se c’è qualche maglietta che mi piace, qui mi annoio” disse alzando esageratamente la voce.
“OK”, disse la madre, “ma non urlare, non sono ancora sorda”.
Si girò per allontanarsi ma la madre aggiunse
“Se per quando torni siamo già usciti ti aspettiamo nel negozio di casalinghi, nell’altra galleria”.
“Si va bene” rispose lei sempre senza girarsi verso di me.
Cosa dovevo fare? Si era allontanata davvero perché si annoiava o era una specie d’invito? Decisi che era un invito e dopo aver atteso un minuto, cercai di allontanarmi dalla cassa senza dare nell’occhio, tanto per essere sicuri. I genitori alla volte hanno l’occhio lungo. La ritrovai più o meno dove aveva detto, intenta a osservare le magliette appese.
Indossava un paio di jeans, di quelli con il risvolto sotto alto 10 cm., ed un maglione grigio un po’ abbondante, come spesso fanno le ragazze di quell’età, che gli arrivava a coprirgli giusto un po’ più sotto del sedere.
Si accorse della mia presenza e si innervosì guardandosi continuamente intorno. Cercai di avvicinarmi ma con un segno della testa mi fece capire di non farlo. Scelse due magliette ed una minigonna e si avviò verso la zona dei camerini. La seguii cercando di capire cosa avesse in mente.
Si fermo vicino ai camerini, dove c’erano i pigiami. Era un luogo riparato in quanto era dietro ad un angolo che praticamente nascondeva il resto dell’ipermercato. Si guardò di nuovo intorno e questa volta notai il suo sguardo rilassato. Ora mi stava sorridendo, alzando con la mano quello che aveva preso da misurare. Ora incominciavo a capire, e la cosa mi sorprese alquanto. Alzai le sopracciglia in segno di sorpresa e lei mi guardò in modo molto provocante, o così capii io. Voleva misurarsi quei vestiti e farsi vedere con un abbigliamento provocante. Si incamminò nella mai direzione e passandomi accanto, senza fermarsi, sussurrò:
“Ti va di aiutarmi”.
Rimasi senza parole, mentre lei si allontanava nella direzione opposta. Si girò e mi fece spallucce, sollecitando evidentemente una risposta. Deciso a non farmi prendere in giro da una ragazzina, le ripassai accanto e chiesi
“quante volte hai fatto questo giochetto?”.
Mi afferrò per un braccio e rispose
“Non l’ho mai fatto prima d’ora e ho una strizza da morire, ma pensavo di piacerti e dovevo pur liberarmi dai miei, o vuoi baciarmi qui, davanti a tutti?”.
Certo che no, pensai.
“Con quelli addosso sarai uno schianto, anche se pure adesso non sei mica male”.
Mi guardo un po’ di traverso ma mi fece segno di seguirla.
“Aspetta un secondo” e mi allontanai verso una altro espositore.
Era quello dell’intimo e presi un reggiseno di pizzo, di quelli a balconcino, e glielo mostrai, sempre con la massima accortezza. Arrossì violentemente, e dopo un attimo di esitazione, fece segno di si con la testa. Feci per incamminarmi ma notai che stava di nuovo facendo spallucce. ‘ed ora che significa’ pensai. Guardai il reggiseno e mi accorsi che era un po’ troppo grande per lei. Feci il segno tre con le dita, e lei mi rispose, sempre a gesti, due. Riappesi quello e scelsi una seconda. Il mio sguardo cadde sulle mutandine. Ne scelsi un paio a perizoma, gliele mostrai con una mano mentre con l’altra segnavo tre con le dita. Ora era davvero imbarazzata. Si contorceva le mani e non riusciva a stare ferma. Disse di si con la testa. Mi incamminai verso di lei e subito dopo anche lei si girò ed imboccò verso i camerini.
Chissà cosa stava pensando in quegli attimi. Tutta questa scenetta durò non più di due minuti. Eravamo vicini ai primi camerini, e dovetti sistemarmi l’uccello che stava cominciando il suo risveglio. Continuò a camminare fino ad arrivare ad un camerino in fondo, quelli più grandi. C’era poca gente ed erano tutti vuoti. I camerini erano larghi circa 2 metri per 2, erano fatti di legno ed avevano una porta anch’essa in legno, leggermente sollevata da terra e staccata dal soffitto. Entrò all’ultimo in fondo. Mi avvicinai con fare sospetto, mi fermai qualche secondo per vedere se si vedeva qualcuno ed entrai alla svelta.
“Ti ha visto qualcuno” mi chiese allarmata.
“No, non c’è nessuno”.
C’era uno sgabello lungo, simile a quelli dei pianisti, ma più lungo appunto. Gli tolsi dalle mani gli abiti, la circondai dalla vita, e la baciai sulla bocca. Le labbra erano schiuse e morbide, e ben presto le nostre lingue si intrecciarono. Ci staccammo un attimo e lei mi disse
“Girati che mi cambio”.
‘Ma come girati’ pensai tra me. Invece dissi “quanti anni hai?”.
“Perché sono importanti?” mi rispose lei. “Abbastanza perché un ragazzo mi possa vedere con questi vestiti, ed anche per starci insieme”.
Non aggiunsi nulla. Mi girai e la sentii mentre si spogliava.
“E se baro e mi giro?”, chiesi per sfotterla.
“Non vale”. Dopo qualche secondo disse
“Sono pronta. Ti puoi girare”.
Lo feci e ora indossava una camicetta bianca un po’ trasparente e la minigonna che aveva preso. Era davvero carina, senza dubbio. Era alta circa 1,65 ed aveva belle gambe, forse un po’ troppo piene, ma era tipico dell’età che pensavo avesse. Era scalza.
“Ma l’intimo non l’hai messo”.
Non rispose ma si avvicinò e mi bacio di nuovo sulla bocca. La strinsi a me perché volevo sentire i suoi seni premere sul mio petto. Orami ero in tiro e il mio uccello premeva contro la patta. Ero sicuro che sentisse la durezza attraverso i vestiti, ma non fece alcun gesto che mi facesse capire, continuò semplicemente a baciarmi. Sollevai una mano e la portai all’altezza del seno. Lo accarezzai accogliendolo interamente nel palmo della mia mano, e sentii distintamente il capezzolo prepotentemente sull’attenti. Al contatto si strinse ancora più forte a me, avvinghiando una gamba attorno alla mia. Capii che sentiva il mio sesso quando con un movimento quasi impercettibile spinse il bacino in avanti, evidentemente per gustare ancora di più quel contatto.
Smisi di baciarla ed allungai una mano a raccogliere l’intimo.
“Lo indossi per me” gli chiesi mentre la fissavo in quegli occhi stupendi. Dopo che raccolse gli indumenti dalla mia mano, senza che lei dicesse nulla, mi girai ed attesi che si cambio. Sentii il fruscio della stoffa della camicetta e la lampo della minigonna aprirsi.
“sono pronta, ora puoi girarti” disse in un sussurro con la voce rotta dall’emozione.
Lo feci e la guardai dritto negli occhi, senza farmi distrarre dal resto del suo corpo. La guardai a lungo, intensamente, finche pronunciai
“Sei bellissima”.
Sorrise agitata, con le braccia che si muovevano nervosamente e che non volevano sapere di trovare pace.
Iniziai a guardare il suo corpo. Aveva senz’altro un bel personale, forse qualche chilo di troppo, ma nel complesso faceva la sua figura, anzi la sua bella figura. Il torace era ben sviluppato e le spalle disegnavano una linea perfetta. Il reggiseno a balconcino metteva in risalto il seno, piccolo a dir la verità, ma dalla bella forma rotonda e soda, e il pizzo del reggiseno stesso lasciava trasparire la forma appuntita ed il colore rosa dei suoi capezzoli. Continuai la rassegna sempre più eccitato. La vita si stringeva ed il ventre era piatto e ricoperto da una leggera peluria scura che arrivava all’ombelico e si faceva sempre più scura mano a mano che il mio sguardo si avvicinava al perizoma. Arrivai all’ altezza del suo sesso e rimasi esterrefatto. I peli del pube erano così fitti e così numerosi che la mutandina non riusciva a contenerli. L’inguine era ricoperto di peluria che si trasformava i veri e propri peli appena all’interno delle cosce. La mutandina rimaneva scostata tanto erano fitti. I fianchi erano un po’ larghi e le cosce erano sode e piene, con una circonferenza forse leggermente esagerata proprio all’altezza dei fianchi.
Stavo letteralmente per esplodere dall’eccitazione. Mi avvicina e la bacia stringendola così forte che la sollevai da terra. Il suo corpo era caldo e dall’ interno delle sue cosce potevo sentire il calore attraverso i miei pantaloni.
“E tu?” mi chiese subito dopo.
Iniziai immediatamente a spogliarmi sotto il suo sguardo continuo, e ben presto mi ritrovai in mutande. Fisso gli occhi sulle mie mutande, che ormai facevano fatica a contenere la mia erezione. Si avvicino e mi tocco l’uccello accostando la mano sulle mutande. Mi tirò un po’ in avanti e, dopo che si sistemo sullo sgabello, mi abbasso le mutande aiutandosi con tutte e due le mani. Le sistemo vicino a lei ed alzo lo sguardo verso il mio sesso. Lo guardò qualche istante, poi alzo gli occhi verso di me
“E’ cosi duro e.. e caldo”.
Il suo viso era completamente arrossato, non so se per la vergogna o per l’ eccitazione. Avrei voluto che lo prendesse in bocca, ma mi feci forza, dopo averla fatta alzare lavorai un attimo sul reggiseno e glielo tolsi. I seni erano perfettamente sodi con i capezzoli leggermente all’insù. Li raccolsi entrambi con le mani, e dopo averli accarezzati, accostai la bocca ad un capezzolo ed inizia a succhiarlo. Emise un inconfondibile gemito di piacere e potei sentire la pelle della sua schiena rabbrividire. Scesi quasi subito verso la sua fica, sempre tenendole la bocca ben accostata. La baciai attraverso le mutandine, e quando lei allargo leggermente le gambe, trovai una macchiolina color paglierino che gli bagnava l’interno del perizoma. Tornai in alto e chiesi “Girati”.
Lo fece e mi ritrovai a guardare il suo culo coperto appena sullo spacco dal filo del perizoma. Le chiappe erano abbastanza sode, dalla forma piacevolmente rotonda e sorprendentemente sporgenti. Era bello pieno ed abbondante, proprio come piace a me. Era sulle spine. Respirava affannosamente ed era in trepidazione. Mi accostai di nuovo e la baciai sul collo. Continuai a scendere con la bocca per tutta la sua schiena ed arrivai alle chiappe. Le passai la lingua su tutto il sedere, cominciando dall’esterno per arrivare ben presto al centro. Posai la bocca dove iniziava il perizoma, e mentre con le mani lo facevo scendere, con la bocca seguivo ciò che stavo scoprendo. Le sfilai il perizoma e tornai a leccarle lo spacco. Tirò il bacino indietro verso la mia bocca e per riposta affondai la lingua nello spacco. Ormai ansimava. Mi scostai e sistemai lo sgabello al centro. La feci stendere, con il bacino che restava giusto fuori dallo sgabello stesso. Mi inginocchiai trovandomi a contatto con il suo sesso. I peli erano fittissimi, neri e piuttosto lunghi. Un paio di goccioline si erano posate sui peli. Le mie mani le stavano accarezzando l’interno delle cosce, ed il suo bacino già sembrava essere animato di vita propria. Le misi una mano sul ventre e la feci scorrere verso il basso.
“Ti piace”. Mosse la testa a dire si. “Hai già avuto altri ragazzi, vero?”. Chiesi tanto per essere sicuro.
“Si” disse semplicemente. Questa risposta mi incoraggiò. “Nessuno però mi ha toccata così”.
“I tuoi ragazzi non ti hanno accarezzato?”.
“Si, ad uno l’ho lasciato fare, ma mi ha messo la mano dentro le mutande un attimo e poi ha voluto fare altre cose.. sai..”.
Era titubante “zitta, non dire più nulla, se ti va dimmi solo quello che vuoi”.
La mia mano si accostò al suo spacco facendosi strada in quella specie di foresta. Feci percorrere al mio dito tutto lo spacco finche arrivai alle grandi labbra. Era caldissima e completamente bagnata. L’accarezzai con movimenti lenti e costanti, per poi procedere sempre più velocemente. Si iniziò ad agitare tutta e poco dopo fu percorsa da spasmi inconfondibili. Stava già venendo nonostante l’accarezzassi solo da meno di un minuto. Aspettai che finisse e subito dopo accostai la bocca alla sua fica e la baciai proprio all’imbocco. Per poco non urlò. Riprese a gemere e così feci scivolare la lingua dentro. Era morbida e calda, liscia e gustosa. Cercai con la lingua la clitoride ed iniziai a lavorarla, muovendo un dito al suo interno, non incontrando resistenza, anche se potevo avvertire la strettezza delle sue pareti. Ebbe un altro orgasmo. Aspettai con pazienza che finisse.
Mi tirai su, prendendomi l’uccello in mano ed andando incontro a quel vaso che sembrava chiamarmi. Mi lascio avvicinare ma poi mi ghiacciò
“Io voglio restare vergine” disse.
Rimasi impietrito. “Scusa.. non sapevo che, si insomma… mi hai detto che hai avuto altri ragazzi ed io ho pensato…. beh sai” stavo balbettando.
“No, scusami tu, avrei dovuto dirtelo prima, ma quando hai iniziato a toccarmi non ho capito più nulla”.
Eravamo tutti e due ammutoliti ed imbarazzati. Ruppe lei il silenzio.
“possiamo fare altre cose però”. Mi usci una risposta che pensai poco felice
“E cosa se non abbiamo neanche un fazzoletto per poterci pulire”. Mi pentii immediatamente. Abbasso lo sguardo e disse
“Beh forse si potrebbe farne a meno, sai si può…insomma… altro..”. Rimasi a fissarla
“Mi vergogno” confesso lei.
“Non devi, ma devi dirmi tu, io non sto capendo molto”. Fece un lungo respiro
“Voglio dire che potremmo provare altre strade. Una volta un ragazzo mi ha chiesto se lo baciavo lì”.
“lo hai fatto”.
“volevo ma lo stavo già accarezzando e quando gli risposi di si e mi abbassai fece tutto immediatamente, e non feci in tempo”. Mi guardo facendo spallucce e sorridemmo entrambi.
“lo faresti a me” chiesi. Non rispose e mi affrettai “spero di durare un po’ di più”. Era di nuovo imbarazzata. “hai mai baciato un ragazzo lì”.
“Si, due volte”.
“Ma non lo hai fatto fino in fondo”.
“No, abbiamo sempre cambiato”.
“In che senso, cambiato?”.
“Volevo provare un altra cosa”.
“e hanno voluto smettere,
pensai tra me. ‘Cosa diavolo gli hai proposto?’, avrei voluto chiederle.
“Volevo provare un rapporto particolare”.
Mi parlava tenendo la testa bassa.
“Anale vuoi dire?”. Segnò di si con la testa. “Lo hai fatto?”.
“Ci abbiamo provato ma non ci siamo riusciti. Non entrava e dopo un po’ mi è venuto sulla schiena, tutte due le volte”.
“Vuoi farlo ora?”, mi chiese sempre senza alzare lo sguardo.
“Certo che lo voglio, sarebbe fantastico” .
OK. Però mi sembra grande, mi farai molto male?”.
“un po’ la prima volta, e all’inizio, è un po’ doloroso, però poi sono sicuro che ti piacerà”, le mentii spudoratamente. Le avrebbe fatto male, ed anche tanto.
Allora le presi le mani e la tirai su. Si ritrovò seduta sullo sgabello con me di fronte, a neanche un metro. Mi avvicinai fin quando il mio ventre gli si accostò al viso. Mi prese l’uccello con una mano proprio vicino alla base dell’asta, mentre lo continuava a guardare. Prese un lungo respiro e avvicinò la sua bocca alla mia cappella. Gli diede un bacio accostando le labbra al parte inferiore del glande, che a causa della erezione si trovava proprio di fronte a lei.
“Leccalo un po’” era quasi un ordine.
Lo fece tirando fuori la lingua e partendo quasi dallo scroto per arrivare fino alla punta, mentre le mie mani erano perse tra i suoi lunghi capelli neri. Dopo alcune passate ordinai
“Ora apri la bocca e succhialo”.
Dopo un attimo di esitazione si apprestò ad eseguire. Con la mano mi abbassò l’ asta, chiuse gli occhi, e lo fece scivolare nella sua bocca. Il mio sesso sfregò contro i suoi denti facendomi un po’ male ma decisi che non era il momento di lamentarsi. Dopo qualche secondo ne ingoiò ancora qualche centimetro e si ritrovò con mezzo cazzo in bocca. Era calda e le sensazioni che mi venivano dal mio organo erano incredibili. Ero super eccitato e sentivo ogni più piccolo movimento delle guance e della sua lingua. Si abituò abbastanza presto e cominciò a muovere appena la lingua, spostandola a destra e poi a sinistra. Era una esordiente, e si sentiva, anche se i suoi movimenti lasciavano ben sperare. Evidentemente poteva diventare una buona amante in quanto aveva il dono principale, cioè provava piacere nel far godere il suo partner. Lasciò la presa con la bocca ed iniziò a muovere la mano per farmi una sega. Questo gli riusciva meglio, segno di maggior esperienza forse. Mosse la mano lungo l ‘asta a ritmo costante, esercitando una giusta pressione ed andando di tanto in tanto a raccogliere le goccioline che uscivano dalla punta. Ben presto ero totalmente lubrificato.
“Sei fantastica” sussurrai.
Ebbe l’effetto sperato. Mi prese di nuovo l’uccello in bocca, questa volta affondando ancora di più. Dopo che gustai qualche secondo quella sensazione suggerii “Non occorre che lo ingoi tutto, l’importante e che curi la punta, e che muovi la testa su e giù”. Esegui il tutto anche attraverso le mie mani che dettavano il ritmo del pompino. Era senza dubbio una brava allieva, infatti quasi subito iniziò a muovere anche la mano seguendo il movimento della testa. ‘ora si che è un gran bel bocchino’ pensai tra me. Quello che però usci dalla mia bocca fu
“Mi fai impazzire”. Ed era vero.
La interruppi allontanandole la testa dal mio sesso. Riprese fiato e con il dorso della mano si pulì il mento bagnato evidentemente dalla sua saliva e dal mio umore. La feci alzare e la bacia sulla bocca mentre le mie mani stavano saggiando la consistenza del suo sedere. Si avvinghiò ancora di più permettendomi di poter raggiungere con un dito il solco. Cambiai posizione. Mi sistemai allungato sullo sgabello e le feci segno di avvicinarsi.
“Ma che vuoi fare?” mi chiese divertita.
Glielo dissi e si mise una mano sulla bocca in segno di stupore.
Si sistemò a cavalcioni su di me, con il viso rivolto verso i miei piedi. Quando alzai leggermente la testa e con la lingua le leccai l’ ingresso della sua fica, cedette e si piegò in avanti. Stavamo in una posizione quasi perfetta per uno splendido sessantanove. La mia lingua continuava ad esplorare il suo sesso e quando la affondai dentro di lei emise un gemito particolarmente acuto e subito dopo inizio a spompinarmi con tale violenza che pensai che lo volesse ingoiare tutto.
Passai la mia lingua verso il suo buchetto, che potevo vedere molto da vicino. Era rosa, chiuso come un bocciolo ed incredibilmente affascinante. La mia lingua lo leccava avidamente mentre con una mano affondavo nella sua fica, cercando di bagnarmi le dita il più possibile. Lasciavo quanta più saliva potevo e ben presto le mie dita facevano la spola tra la fonte dei suoi umori ed il suo buchetto.
Per prima cosa le spinsi la lingua dentro il buchetto del culo, al che lei ingoiò ancora di più il mio uccello, orami totalmente bagnato.
Fu poi la volta delle dita. Inizia con il dito indice, che avevo lubrificato per bene nella sua fica. Cercai di farmi strada per quanto potevo. Non appena forzai un po’ lei abbandonò il suo lavoretto e si strinse alle mie gambe, appoggiando la testa contro il mio inguine. Spinsi ancora un po’ di più e la sentii stringersi ancor di più, anche se non usci nulla dalla sua bocca.
Ancora più deciso spinsi di nuovo penetrando leggermente nel suo ano, e provocando un gridolino penso più di stupore che di dolore vero. Il buchetto ero stretto e teso, anche se si iniziò a rilassarsi un poco attorno al mio dito.
Non appena ritenni sufficiente il rilassamento, spinsi ancora di più facendo scomparire la falange all’interno del suo culo. La sentii fremere anche se spostò il suo bacino verso di me consentendomi di penetrare ancora un po’. Pian piano anche la seconda falange scomparve alla mia vista. Ritrassi un po’ il dito e lo riaffondai prima che si richiudesse tutto. Ora avevo il dito dentro di lei e così mi misi a leccarla di nuovo nella fica. I suoi fianchi iniziarono a muoversi segno che il piacere aveva preso il sopravvento. Aspettai qualche altro secondo poi chiesi
“Lo facciamo?”.
“Si.. Si…. ma ti prego fai piano”.
Ci alzammo e lei si sistemò subito sullo sgabello alla pecorina. ‘Ci ha provato già veramente’ fu il mio pensiero immediato ‘bene, così sa a cosa va incontro’. La spostai e le chiesi di stendersi sullo sgabello a pancia in su, creandole una certa sorpresa.
“Voglio che ci guardiamo mentre lo facciamo”.
Raccolsi tutti gli indumenti da provare in un fagotto e glieli sistemai sotto il bacino. Le presi le gambe e le sollevai in alto, aprendola completamente a miei sguardi.
“Dio come sei bella” sussurrai, riempiendola d’orgoglio.
Mi accostai a lei e senza che dicessi niente si piegò un po’ in avanti per prendere il cazzo in mano. Mi accostai ancora e lei diresse il mio sesso verso il suo bel culetto. Sistemò la punta all’ingresso del buco, e non appena sentii il contatto spinsi un po’. Era strettissimo e maledettamente difficile da penetrare. Lei si riallungo e per non far scivolare via il mio cazzo, bagnato così come il suo buchetto, le fermai una gamba contro quei ganci appendiabiti presenti nei camerini, liberandomi una mano.
Lo presi in mano e deciso individuai l’ingresso e diedi una spinta. Sentivo la resistenza ma ero deciso. Da quelle parti era tutto un lago e le mie spinte per la maggior parte delle volte servivano solo a farlo scivolare da un lato. Mi sistemai meglio e con una forte spinta, forse anche troppo, trovai l’ingresso e riuscii a penetrare un po’. Ormai era fermo da solo all’ ingresso, ma vedevo che già il suo viso era contratto, segno che il dolore già era presente.
La guardi negli occhi ed il suo sguardo ricambio il mio volere. Affondai di nuovo, e poi ancora e ancora, e dopo diverse spinte mi parve di conquistare qualche altro millimetro. Rimasi così un po’ e sentii le sue pareti rilassarsi. Poi spinsi veramente forte riuscendo a penetrare con tutta la cappella. Si morse le labbra per non urlare. Era tutta rossa in viso, con la faccia contratta dalle sensazioni dolorose che provenivano dal suo culetto. Cercò di tirarsi un po’ su per vedere lo spettacolo, ma non fece che aumentare il dolore. Si risistemo giù e disse
“E’ entrato tutto?”. Guardai giù e dissi
“E entrata solo la cappella”. Sgranò gli occhi.
“Ti prego fermati ,non spingere più, mi fa troppo male ed ho paura di non riuscire a camminare, e come si mi sentissi spezzare.”
Non mi mossi. Il mio cazzo pulsava.
“Fra poco vengo”.
“Non così, aspetta. Non voglio mentre tu non ti puoi muovere”.
Si spinse un po’ via facendo scivolare il mio cazzo fuori dal suo culo e provocandosi ancora dolore. Si mise seduta sullo sgabello attirandomi a se ed riprendendo a farmi una sega.
“E’ troppo doloroso, scusami”. Stava parlando tenendo gli occhi bassi. Non risposi nulla.
“Vuoi che continui”.
“Si” fu la mia risposta secca, non tanto perché ero seccato, quanto perché ormai ero sul punto di venire e non potevo di certo fermarmi.
“Lo so che non è lo stesso ma voglio farti godere dentro di me”.
Continuò a tirarmi una sega, ora impegnata con tutte e due le mani. Il mio bacino assecondava i suoi movimenti, ed ero sul punto di godere. Lo prese di nuovo in bocca dandomi dei colpi con la lingua mentre le sue mani continuavano ad andare su e giù.
“Sto per venire, sei pronta?”.
Alzo gli occhi verso di me mentre aveva ancora il mio cazzo in bocca. Gli occhi verdi brillavano e , abbandonando il mio uccello, mi sorrise maliziosamente. Feci in modo che togliesse le mani e lo tenesse dritto solo con la bocca. Si poso le mani sulle cosce, andando a cercarsi il suo sesso. Mi presi l’uccello in mano e le dissi
“Apri bene la bocca”.
Lo fece ed inserii il mio cazzo dentro mentre mi masturbavo.
“La lingua la puoi usare ok” .
“Mi avverti quando lo fai”.
“Certo” risposi. La mia mano andava veloce e la sua lingua roteava attorno alla mia cappella.
“Eccomi, eccomi” sussurrai in trans.
Spalancò la bocca ancora di più e ne approfittai per spingerlo un po’ più dentro. Il primo fiotto uscì con violenza ed andò a colpirla sul palato. Reagì tirando appena indietro la testa non appena fu colpita dal mio sperma. Lo tirai un po’ indietro, inconsapevolmente, e gli spruzzi seguenti la colpirono sulle labbra e sotto il naso. Ad ogni gettò la sua testa rimbalzava un po’ all’indietro. Dopo alcuni getti lo reinserii in bocca e lei lo avvolse chiudendoci la bocca attorno. Continuavo a sentire lo sperma uscirmi a fiotti abbondanti e il mio godimento durò diversi secondi. Inghiottì tutto continuando a spompinarmi con passione. Fu incredibile. Lo tenne in bocca finché comincio a sgonfiarsi ed io mi allontanai con il bacino. Aveva tutto attorno alla bocca il mio sperma più o meno denso. Lo raccolse passandosi la punta delle dita attorno alle labbra. Se le guardò con attenzione e poi decise di pulirsele sui vestiti presi in prova.
“Sei stata fantastica”.
“Ti è piaciuto davvero”.
“Madonna se mi è piaciuto. Mi hai fatto impazzire dal piacere”. “E’ a te è piaciuto?” chiesi impertinente.
“Beh direi di si, è stato emozionante. Ma ne fai sempre così tanta, a momenti non riuscivo a tenerlo dentro. Anzi un po’ mi è andato sul mento.”.
“Dipende, quando mi piace molto la mia ragazza ne esce tanta, ed anche gli spruzzi sono più forti”.
“Allora devo piacerti un casino perché i primi getti mi sono andati diretti in gola, tanto erano forti.” Poi continuò “meno male che l’ho tenuto dentro altrimenti andavano a finire fuori dal camerino”.
Ridemmo entrambi. Ci rivestimmo.
“Ora il mio culetto non è più vergine”.
“Penso proprio di si. A proposito ti fa male”.
“Non direi, va abbastanza bene. Però meno male che ci siamo fermati, altrimenti quel tuo coso lì mi avrebbe diviso in due”.
“Non ti preoccupare, non sarebbe successo. Ci sono donne che prendono piselli enormi, anche dieci centimetri più grandi del mio”.
Sgranò gli occhi dalla sorpresa.
“Però credo che mi piacerebbe provarci”.
“Prima però prova con quelli normali, e soprattutto scegli ragazzi della tua età le prime volte, vengono prima, così ti abituerai a tenerlo pian piano”.
Prima di uscire chiesi
“Senti ecco il mio numero, chiamami quando vuoi”.
“Non ti chiamerò, se ci incontriamo e bene, altrimenti è stato bello così”.
Mi baciò di nuovo con la bocca e potei sentire il sapore del mio sperma. Usci dalla cabina e poco dopo la seguii. Mentre si allontanava notai che buttò il mio biglietto in un cestino dell’immondizia. Non ho mai saputo il suo nome.

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