Il giorno della salamandra by ombra_rossa [Vietato ai minori]




Mi siete mancati. Tanti anni senza ricevere mail, dopo un periodo glorioso che difficilmente potrò dimenticare.
Quegli anni, nel 2006 e 2007, in cui scrivevo un racconto a settimana. Avevo iniziato a scrivere solo perché avevo voglia di non dimenticare. Non volevo che alcune storie d’amore andassero perdute.
Poi ho iniziato a divertirmi, ed ho capito che non avevo un talento di scrittore, ma sicuramente un sorriso riuscivo a strapparlo.
Le mie storie avevano migliaia di lettori, e molti mi scrivevano.
Poi è subentrato qualcosa che non avevo previsto. Se all’inizio scrivevo tutto quello che mi passava per la testa, poi ho iniziato a cercare l’effetto a sorpresa, la battuta divertente. Insomma scrivevo per un pubblico.
In un attimo mi sono trovato, io che faccio tutt’altro mestiere, a capire che cosa prova uno scrittore vero.
Chè poi è uno strano senso di falsità, come quei bambini che salgono sul tavolo per la poesia di Natale e iniziano a fare smorfie per divertire i parenti. Alla fine lo scrittore è sempre un clown. Carica i movimenti, esagera il sorriso.
Tutto bello, tutto giusto, se lo fai di mestiere. Altrimenti meglio lasciar perdere.

E così è finita.
O almeno lo sembrava.

Un giorno mi arriva una mail, all’indirizzo storico, quello di ombra rossa. Una lettrice.
Iniziava così ‘Te lo chiedo senza tanti preamboli: perché hai smesso di scrivere?’
E finiva così:
“Barra la casella corrispondente:
– Era un capitolo della mia vita ormai concluso;
– Mica posso passare tutto il mio tempo a parlare di pompini;
– Volevo dedicarmi ad altre esperienze, tipo l’allevamento delle salamandre”.

Ed è così che le salamandre entrano prepotentemente nella mia vita.

Rispondo, con onestà che ‘sono in una fase della mia vita in cui sono le salamandre a farsi i pompini a vicenda’. Sapete come è. Quelle frasi che non vogliono dire una minchia, ma lasciano un alone di mistero (che poi vallo a smacchiare quell’alone).

Inizia una corrispondenza. E mi accorgo di avere un flusso di parole che mi preme dentro, che vuole uscire come una bottiglia di acqua minerale improvvidamente agitata. Ed è lei, la donna salamandra, che mi scuote.
Il rapporto resta comunque epistolare in questa fase (epistolare vuol dire che ci scrivevamo solo mail, e non le potevo mettere la mani sul culo).

Come tutti i maschietti io cerco di fare domande per capire più o meno come era fatta lei. Un tempo pensavo che l’aspetto fisico non fosse importante. Lo teorizzavo addirittura. Ed era anche vero, per me.
Poi mi sono accorto che, come tutte le teorie, esistevano delle eccezioni.
L’ho scoperto drammaticamente a mie spese proprio negli anni in cui ero un famoso scrittore erotico.
E qui parte il flash back, come nella migliore tradizione (vai con la musica).

In quegli anni mi scriveva una donna di enorme intelligenza e simpatia. Io ero affascinato, il che significava che ce l’avevo permanentemente duro ogni volta che aprivo le sue mail.
Azzardai la richiesta di un appuntamento. Lei me lo concesse. Obiettivo scopare, senza mezzi termini.
O meglio, le donne non si spingono mai così avanti. Tuttavia diciamo che, nel codice consueto, un invito a casa, come primo appuntamento, vuole proprio dire, salvo casi eccezionali, “si scopa subito”.
Tenete conto che ci eravamo spinti molto avanti a dire quanto ci piacevamo. Queste relazioni on line sono bizzarre. Sai tutto di lei, prima ancora di averla vista. Ti dice se le piace il sesso violento, se le piace dolce, se ama farselo ficcare nel culo, se vuole spalmartelo di nutella e tu non l’hai mai vista.
Però a quel tempo ero romantico. Pensavo che un’anima bella dovesse per forza essere contenuta in un corpo, se non bello, che quantomeno fosse una manifestazione esteriore dell’anima.
E poi veramente non ho mai badato troppo a culoni troppo larghi e smagliature sulla pancia. Mi sono piaciuti gli occhi lunghi e gli occhi ravvicinati, la fronte alta e bassa e perfino i nasoni, quando il tutto era illuminato da uno sguardo intelligente e vivace.
La bellezza Findus, congelata, non mi ha mai detto niente. Sotto le coperte sempre meglio (mi rivolgo ai giovani segaioli che leggono) una donna diseguale ma calda (che poi normalmente è sempre un po’ troia e ti mette le corna, ma è un problema sopravvalutato).

Dunque andavo al macello, senza alcun sentore di quanto la vita poteva essere beffarda (volevo inserire nella narrazione un sottile senso di incombente tragedia. Chissà se ci sono riuscito…).

Quando ha aperto la porta ho avuto un colpo al cuore. Una bruttezza senza precedenti. Quasi deforme. Non ve la posso descrivere perché ancora temo che lei possa leggere e riconoscersi (e venirmi a cercare). I miei nervi hanno vacillato.
‘E ora che faccio?’
Mi ha fatto sedere sul divano. Abbiamo parlato. Era adorabile, e simpatica come nelle mail. Piano piano ho iniziato a riconoscerla.
Mi sentivo in trappola. Pensavo ‘lei deve intuire di essere brutta. E’ impossibile che non lo sappia. Se ora me ne vado è la conferma definitiva. Ci siamo detti che nulla poteva essere più forte della corrispondenza di amorosi sensi. Minchia quanto è brutta. Non ce la posso fare. Però ce la devo fare. Se me ne vado lei capisce che non mi piace fisicamente. Sarebbe un trauma troppo forte. Io sono un gentiluomo, uno che mantiene la parola. Avevo detto che non mi interessava il suo aspetto fisico, che ero superiore a queste quisquilie. Però cazzo, pure lei, quando sei così brutto devi avvisare prima. Questa non è una bruttezza normale, questa è epica, tragica addirittura. Colpa mia che non mi sono fatto mandare la foto. Sono figo, sono figo, ed ecco il risultato. E mo me la devo scopare, non ho scelta. Una volta sola, poi mi inventerò qualcosa, ma oggi da sta casa non esco se non lo tiro fuori’.
Lei mi si stringeva sempre più languida.
Vedete, noi maschi, paghiamo anche la nostra fama di eterni arrapati. Se la tua condizione esistenziale è ritenuta essere l’arrapamento, se non scopi vuol dire che c’è proprio qualcosa che non va.
Voi donne almeno avete le mestruazioni, come scusa estrema.
“sono indisposta….”
Vabbè, non c’è problema, te lo metto nel culo.
“ho le emorroidi..”
Vabbè, un pompino.
“Ho mal di gola”.
Una pippetta?
“ho lo smalto delle unghie fresco”
Nell’orecchio?
“otite”
Sotto l’ascella?
“sono sudata”
E via discorrendo.

Aggiungiamo una cosa. Io in fondo volevo farlo. Ideologicamente non era giusto che lei non avesse il mio uccello solo perché brutta. Questo pensiero alla fine vinse. Il diritto al cazzo come diritto fondamentale, costituzionalmente garantito.
Morale. E’ iniziato il sesso. Lei si è spogliata ed aveva un bel corpo. Non potevo guardarla in viso, ma il culo non era male.
L’ho messa a pecora e via da dietro. Stantuffo qualche volta, ma lei si sfila. Mi gira, mi sdraia e me lo prende in bocca.
La sua lingua era morbida. Se chiudevo gli occhi era un pompino fantastico. Se li riaprivo mi sembrava che una strana maschera vodoo mi stesse mangiando il cazzo.
Meglio tenerli chiusi. Alcuni si eccitano di ‘ste cose, ma io preferisco di no.
Poi mi salì sopra ed iniziò a cavalcarmi, con ritmo lento, armonioso. Le venni dentro, piacevolmente, ma dopo non ebbi il coraggio di guardarla. Finsi qualche coccola, e me ne vergogno ancora, rimasi il tempo necessario per non farla sembrare una fuga, e me ne andai.

Storia tragica dunque, e fondamentale insegnamento di vita.
Ho quindi modificato la mia regola. Non bado all’aspetto fisico, con esclusione di casi estremi.

Torniamo alla storia. Eravamo rimasti che la regina delle salamandre di fuoco inizia a scoprirsi lentamente.
Mi colpisce l’ironia, lo spirito corrosivo, la capacità di leggere il mondo con sguardo divertente e divertito, dietro il quale scorre un poderoso torrente di intelligenza.
Ogni giorno mi sveglio in trepida attesa della sua mail. Lei mi scrive che le mie mail le ‘sente arrivare’.
Dunque, sotto questo aspetto, la decisione di sbatterla come un lenzuolo, matura dopo tre mail.
Resta però l’atavica prudenza, dopo l’esperienza tragica vissuta 8 anni prima.

Mi faccio mandare immagini di lei. Prima una caviglia (bellissima) , poi un occhio (meraviglioso), poi lei seduta di spalle (bel culo). Sembra una situazione fuori pericolo ed inizio a rilassarmi.
Quando mi arriva la foto della bocca.
Rimango di sasso (qualcuno direbbe ‘di merda’).
Una bocca mai vista. Assurda, strana. Il labbro superiore è il più carnoso che abbia mai visto, quasi il frutto di un intervento chirurgico ricostruttivo, post incidente. Il labbro inferiore invece è sottile , ma strano, con una sorta di spaccatura in mezzo.
Non riesco ad immaginare una faccia con quella bocca. Compongo nella mia testa l’occhio ricevuto con quella bocca, e mi esce un viso deforme (sì , certo.. ovviamente l’occhio l’ho moltiplicato per due..).
Sarò sincero (con voi lo sono sempre). Ho iniziato a smadonnare “ma porca puttana, ma che cazzo, non ci posso credere. Dopo anni di inattività trovo una donna fantastica ed è un mostro anche lei. Ma che cazzo è, siamo nel film the elephant man?”.

Il destino mi vuole mettere di nuovo alla prova.
Fatti sotto bastardo.

“sì vediamoci. No non da te. Una cena insieme. Meglio. Sì vicino casa tua”.
Stavolta mi riservo di limitarmi alla cena.

Ed ora la serata tanto attesa.

Arrivo per primo. Lo faccio apposta. Mi piace essere osservato, mi piace dare tutti i vantaggi.
Sono seduto al tavolino fuori di questa birreria. Sono già andato dentro a prendermi la birra.
Ne bevo un sorso , e poi mi alzo dal tavolino per prendere il portacenere al tavolino accanto.
Qualcosa dentro di me mi dice che sarà un momento decisivo. Mi muovo lentamente. La sento arrivare col cuore, prima che con l’udito.
Mi giro e me la trovo davanti.
Voi non ci crederete. Un pezzo di fica da non potersi immaginare.
Poi tornerò sulla descrizione del momento. Ma prima sveliamo il giallo e suscitiamo una risata sulla mia idiozia.
La foto della bocca era visualizzata rovesciata.
Tu prova a prendere la foto di una bocca e rovesciala. Il labbro inferiore, carnoso, finisce sopra ed è mostruoso. Il labbro superiore ha una piccola fossetta sotto il naso, che non si giustifica più in un labbro inferiore (salvi i casi di labbro leporino).
Tu pensa che coglione sono stato.

Comunque il fatto della foto rovesciata l’ho capito dopo. In quel momento resto folgorato vedendola.
Alta 1.75, flessuosa, e con un seno di cui io , personalmente , non ho mai visto l’eguale. Non dirò la misura per non dare troppi indizi indiscreti. Ma fidatevi, enorme. Sporgeva da un vestito lungo e scollato.
Sporgeva è dir poco.
Queste tette da panico, normalmente, sono accompagnate anche da una panza da panico. Stavolta non è così. Chiaro, la fata delle salamandre di fuoco non è anoressica. Ma neanche sovrappeso.
D’altra parte un seno di quelle dimensioni, un corpo meno robusto non riesce neanche a portarlo in giro.
Il suo viso è quello latino, occhio scuro, profondo, labbra carnose, naso regolare. Da libro di storia romana. La fidanzata di attilio regolo.
Un viso che fa venire voglia di ficcargli il cazzo da tutte le parti. Di avvolgerglielo intorno come un boa.
Sotto il tavolino il mio uccello inizia a inturgidirsi.
In questi casi il mio spirito britannico perde colpi. Lo sperma che va in circolo arriva al cervello, e influisce sul mio eloquio e sui temi trattati durante la cena.
Dico “io prendo un piatto unico, non ho fame”
Grazie al cazzo, prima di tutto mi si è chiuso lo stomaco. Secondo ho un erezione che tra poco il tavolino inizia a ballare come fosse una seduta spiritica. Terzo, per quello che ho in mente di fare è meglio restare leggeri.
Una frase però mi esce dal cuore.
“tu, se non ci fossimo conosciuti via mail e con i racconti, non mi avresti mai guardato”.
Lei nega.
Forse ha ragione, ma la sensazione è quella, non per il suo carattere, ma per il suo aspetto.
Ora, è vero che alla fine io sono diventato un bell’omone, e come diceva Totò, piaciucchio, tuttavia non a donne come lei. O meglio non a donne con quell’aspetto.
Arrivati a un punto della tua vita inizi a capire a chi piaci e a chi non piaci, che peraltro normalmente è anche chi non piace a te.

Ed arriviamo al nodo cruciale che vi permetterà di capire la mia regina.
Mentre la guardo capisco che lei è una donna eterea intrappolata in un corpo terrestre, procace, strabordante.
Capisco che alla fine il suo problema è questo. E’ così bbbona che chi la guarda non pensa possa essere una persona di grandissima intelligenza ed ironia.
E lei è anche timida. Io che l’ho letta so quale sia la sua cultura, la sua formazione, la sua profondità. Ma lei si muove con prudenza, come se non volesse essere scoperta. Maschera anche con il dialetto.
Dovrebbe mettersi occhiali finti, mi viene da pensare.

Ad un certo punto ci prendiamo per mano e ci avviamo verso casa sua. Con naturalezza, entrati a casa, ci spogliamo.
Non posso dire quanto tempo sia durato, infinito.
La sua bocca mi ha preso l’uccello e lo ha bevuto. Una morbidezza infinita, una grazia nei movimenti della lingua che non può essere descritta con parole umane.
Le piaceva succhiarlo. Me lo diceva e me lo ripeteva. E non aveva fretta (figuratevi se ce l’avevo io). Se lo trastullava con la lingua, mentre le labbra erano arrivate e mezzo fusto.
La sua lingua riusciva a compiere giri concentrici intorno a fusto e cappella, in un rifrullo (bella parola, non so cosa vuol dire ma mi pare che suona bene. Usatela con le vostre compagne: mi fai il rifrullo per favore).
Me la guardavo, così bella, con quelle tette che non era possibile liberare dal reggiseno. Toglierlo avrebbe significato rimanere sepolti (d’altra parte non esiste un seno naturale di quelle dimensioni che possa stare su spontaneamente).
Poi mi è salita sopra.
“cavalcami” le ho detto, sapendo che l’avrebbe eccitata.
Anche questo tempo è durato senza un limite.
Sono persona saggia ed assennata. Ma c’è un momento, durante il sesso, in cui entro in un mondo diverso, colorato di rosso, caldissimo. Un mondo in cui vorrei vivere per sempre. Un mondo in cui ogni centimetro del mio corpo è un recettore di sensazioni, ed io riesco a viverle tutte, contemporaneamente. Non esiste droga, non esiste vino che possa dare questa sensazione. Tutto il mondo circostante sparisce e solo la sensazione di congiunzione fluisce nelle mie vene.
Accade raramente, ma quando accade non voglio uscirne. Venire significa tornare indietro, atterrare, e non ne ho alcuna voglia. Lasciatemi qui, voglio vivere qui per favore.
La regina delle salamandre ama le parole di fuoco, ed io le lascio fluire dalla mia bocca. Lei risponde a tono. Non ha remore, si lascia andare (anzi, mi conduce).
Mi accorgo che non ho ancora visto bene il miracolo della sua fica.
La sdraio e passo a leccarla.
Dovrei scrivere un appendice di Scopare è facile (ndr il mio racconto più gettonato, grazie alle minchiate che vi ho scritto) dedicata a odori e sapori (numero speciale estate 2015).
Ormai, in epoca di biodinamica va riscoperto il sapore genuino della topa, il suo bouquet, diverso da donna a donna, giorno per giorno.
Infilare una lingua in una figa amara non è piacevole (come non deve esserlo succhiare un cazzo amaro).
The queen of salamander, she has a sweet cunt.
Ma me l’ha fatta leccare poco.
Ad un certo punto mi ha guardato, con uno di quegli sguardi che ti rimane scolpito dentro tutta la vita, e mi ha detto ‘scopami’.
Così ho fatto, finchè il letto era diventato una pozza di sudore (cazzovolete? Estate, due ore, potrò sudare un pochino?)
Ero sdraiato sulla schiena e lei mi era sopra. Non ce la facevo più.
Ho accelerato per andare al gran finale.
“sto per venire” le ho detto.
Lei ha acceso uno sguardo terrorizzato. E’ saltata via come un lampo e me l’ha preso in bocca. Temeva sprecassi il seme.
Mentre venivo lei aspirava. Ed ha continuato dopo (unico neo della vicenda. Donne: è fastidioso. A meno che non ve lo chiedano, evitate di continuare a risucchiare quando è finito. Non è che se succhi se ne produce di più).

Qui finisce la serata. Sarebbe bello se tutte le storie finissero nel momento più bello, più alto. Ma un seguito c’è sempre.

Qualcosa mi ha impedito di dire quanto lei mi piacesse, qualcosa me l’ha fatta perdere.
Nulla di definito. La mia assenza di slancio, la mia sicurezza che lei ci sarebbe stata comunque e sarebbe rimasta. Il lavoro che tortura. L’impossibilità di portare l’epico nella vita quotidiana.

Poco tempo dopo mi arriva una sua mail, che si conclude così.

“A me i sogni piacciono, la realtà, in particolare questa realtà, molto meno.
Capolinea io scendo qui”.

Non ho mai urlato per una mail. Quella volta l’ho fatto.
Ho urlato: NOOOOOOOO
Ho subito risposto implorandola di ripensarci. Ma il suo indirizzo mail era cancellato, ed un secondo dopo la mail mi è tornata indietro.

Un amore che finisce in un clic.
Sono rimasto come un burattino abbandonato sulla sedia.
Lei aveva tagliato l’unico canale di comunicazione. Non avevo neanche il suo telefono. Sapevo dove abitava. Questo è vero. E sono stato tentato di andare sotto casa sua. Ma quando qualcuno ti scarica, presentarsi sotto casa è pesante, è invasivo. Non si può fare.

Ed ho anche pensato (romanticone) : “però… sei anche un po’ stronzetta”. Questo velo di incazzatura mi ha aiutato a superare il trauma.

Ed ora che lei è lontana, che il tempo è passato, che non ho modo più di dirle nulla (la notte mi sveglio di soprassalto, e non ci credo che non potrò più leggere le sue mail), ho fatto quello che avrei dovuto fare da tempo. Raccontarla.
Lo merita.
La regina delle salamandre merita il mio ritorno alla scrittura.
Non un modo per seppellirla, ma un messaggio nella bottiglia.

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