Il diario di Giada by nomeutenteimportante [Vietato ai minori]




Il diario di Giada di nomeutenteimportante New!

Non ce la faccio più: devo raccontare a qualcuno quello che è successo, altrimenti impazzisco.
Non posso confidarmi con mia madre, non capirebbe. Non posso confidarmi con le mie amiche, mi darebbero della puttana. Di amici uomini ne ho solo due e con loro non posso… beh, è proprio a causa loro se sono in questo stato.
Ho deciso di scrivere qui quello che è successo per sfogarmi, perché non posso più tenere tutto dentro. Spero sia terapeutico e che quando arriverà alla fine del racconto saprò quello che devo fare.
Partiamo dall’inizio.
Ho diciotto anni compiuti da poco e fra pochi mesi avrò la Maturità. Una ragazza della mia età in questo momento dovrebbe pensare solo a quello, no? Dovrebbe essere spaventata dall’impegno e stressata da studio, insegnanti e genitori pressanti. Invece io no. Sono tranquilla da questo lato. Sono sempre andata bene a scuola e anche quest’anno sono tra le migliori della classe. No, non sono una secchiona, ma non fatico a stare su una comoda media del sette. So già cosa farò l’anno prossimo: mi sono già pre-iscritta a Scienze della Comunicazione.
No, non è la scuola o il futuro che mi fanno stare in pena.
Vivo in un paese abbastanza piccolo, i pari età si conoscono tutti. Ho la mia compagnia di amiche storiche, con cui mi vedo da quando facevamo l’asilo: la mia migliore amica, Veronica, è in classe con me da quando abbiamo 6 anni e anche l’anno prossimo ci siamo iscritte allo stesso corso. Non so se è lei che segue me o io che seguo lei, ma insieme stiamo bene, ci completiamo. Io timida e biondina, lei esuberante e mediterranea. Insieme ci divertiamo da matti.
No, non è nemmeno per le amiche che sono in ansia.
I ragazzi. Ecco si, diciamo che sono i ragazzi il mio problema maggiore in questo momento. Ho avuto un ragazzo fisso, Luca, dalla terza media fino al quarto Liceo. Eravamo una bella coppia, lui mi piaceva davvero. Lui è stato il mio amore, le prime carezze, le prime passeggiate mano nella mano, il primo bacio. Con lui ho avuto le mie prime esperienze sessuali, prima timide ed impacciate, poi un po’ più spinte… Quando facemmo l’amore per la prima volta. Fu tenero. No, non godetti selvaggiamente come avevo visto in qualche film o sentito nei racconti delle mie amiche, ma tutto sommato fu bello. Qualche mese fa, dopo la festa per i miei diciotto anni, mi chiese di prenderglielo in bocca: fu un’esperienza un po’ traumatica, soprattutto per lui. Voleva tanto farlo, ma venne quasi subito, scostandomi appena in tempo. Dopo quella volta mi disse che mi amava troppo e che non voleva più che facessi qualcosa di degradante per me. In realtà a me l’esperienza non era dispiaciuta: il sapore non mi faceva schifo come pensavo e l’idea di tenere un uomo in pugno era particolarmente eccitante. Lui pensava che per me fosse degradante, in realtà io mi sentivo in controllo in quella situazione: lui era alla mia mercé. Non glielo dissi però, così non ripetemmo più l’esperienza. Ci lasciammo pochi mesi dopo. Non in seguito a furiose litigate, tradimenti o chissà che. Semplicemente non ci amavamo più ed eravamo presi da altri pensieri. Fui io a dirgli che dovevamo darci un taglio e lui non ne fece un dramma. In realtà siamo ancora amici, non confidenti stretti, ma amici si.
Dopo che sono tornata single molti ragazzi mi han fatto la corte. Io giocavo un po’ con loro, ma non gli davo mai troppa corda. Non volevo subito un’altra storia, volevo godermi un po’ di libertà e di uscite con le amiche. Con Veronica facevamo strage quando eravamo a ballare: bastava strusciarci un po’ e subito eravamo circondate di uomini con lo sguardo assatanato. Mi piaceva vedere come si eccitavano guardandoci ballare. Mi piaceva vedere come le nostre gambe scoperte o le nostre scollature profonde provocavano turbamenti anche su ragazzi molto più grandi di noi. Ok, lo ammetto, da brille forse delle volte abbiamo un po’ esagerato e illuso qualche maschietto, ma io non sono mai andata oltre qualche bacio o qualche carezza.
Mai, fino a pochi giorni fa…
Da un po’ di tempo nella mia compagnia di amici ce n’erano due con cui ero più legata, Andrea e Paolo. Erano due gran bei ragazzi e soprattutto erano molto simpatici. Stavo bene con loro, potevo parlare di tutto, potevo essere me stessa. Sapevo che entrambi avevano una cotta per me e che facevano un po’ a gara fra loro a chi mi ricopriva di più attenzioni. Io ero lusingata, ma non li consideravo in quel senso: erano due grandi amici e volevo che le cose restassero così.
Uscivamo sempre più spesso solo noi tre. A scuola eravamo inseparabili. Loro erano nell’altra quinta, quindi ci vedevamo solo al cambio dell’ora o a ricreazione, ma ogni scusa era buona per stare un po’ insieme e parlare del più e del meno. Veronica un giorno mi disse di staccarmi un po’ da loro, era preoccupata che io facessi male ad uno dei due:
“Non vedi che sono cotti di te? Prima o ne sceglierai uno e farai star male l’altro, oppure troverai un altro moroso e farai star male entrambi.”
Aveva ragione, ma io in quel momento non volevo vederlo. Perché? Inconsciamente mi piacevano entrambi? O godevo solamente nel rimanere al centro delle attenzioni di due uomini? Non lo so. So solo che non feci nulla per allontanarli e mentre loro forse si illudevano, io mi affezionavo sempre di più ad entrambi.
La scuola decise di portarci in gita a Praga in Marzo. Sarebbero andate le due quinte insieme, quindi Andrea, Paolo, Veronica, tutti gli amici di sempre ci sarebbero stati. Ero al settimo cielo!
Partimmo in pullman all’alba. Io non volevo far un torto a nessuno, quindi mi sedetti al fianco di Veronica. Andrea e Paolo dietro di noi. Dopo qualche ora fra sonno e musica nelle cuffie, in viaggio cominciò ad animarsi, fra i soliti cori da pullman e le prime lattine di birra che cominciavano a girare di soppiatto fra i sedili. Dopo la sosta all’autogrill per il pranzo, mi ritrovai seduta nell’ultimo posto in fondo assieme a Paolo. Parlavamo vicinissimi uno all’altro, mentre la maggior parte degli altri dormiva. Ad un certo punto iniziò ad accarezzarmi una caviglia. Io avevo le gambe rannicchiate sul sedile e intanto continuavo a parlare. Quel contatto fu naturale, senza malizia, ma allo stesso tempo molto intimo. Sentivo la sua mano accarezzare la mia pelle ed i miei pensieri non riuscivano a staccarsi da quel contatto. Istintivamente alzai lo sguardo per cercare Andrea: mi sentivo in colpa. Stava dormendo qualche sedile più avanti ed io mi tranquillizzai. In realtà non stavo facendo nulla di male, perché mi sentivo in colpa? Non lo so. So solo che quando riguardai Paolo non lo vidi più con gli occhi di prima. Non era più solo un amico, era un ragazzo, un bel ragazzo e mi piaceva.
Veronica aveva ragione allora? Avrei fatto star male Andrea? Avrei rovinato la loro amicizia?
Mentre pensavo a queste cose, Paolo che continuava ad accarezzarmi dolcemente, mi si avvicinò all’orecchio e mi sussurrò:
“Tu mi piaci tanto lo sai? Forse sono innamorato di te.”
Il mio cuore impazzì.
Mi diede un leggero bacio sulla guancia e poi si riallontanò. Io non dissi nulla, ma in testa avevo un turbine di pensieri impazziti. Gli piaccio? Mi ama davvero o stata solo una mossa programmata per portarsi a letto qualcuno durante la gita? E Andrea? Cosa devo fare?
Avevo bisogno di stare sola. Così mi isolai nelle mie cuffiette e misi la musica a palla.
Mi risvegliai che era pomeriggio inoltrato e finalmente eravamo arrivati. Io e Veronica prendemmo una camera solo per noi. Paolo e Andrea andarono insieme in un’altra che dava sul nostro stesso corridoio.
Il resto del pomeriggio e la cena filarono via lisci senza altri turbamenti. Dopo la cena avevamo la libera uscita, solamente con la raccomandazione di rientrare per mezzanotte, altrimenti saremmo stati addormentati per le uscite dell’indomani. Partimmo subito tutti insieme ed entrammo nel primo pub che ci ispirò. Se mai vi hanno raccontato qualcosa sul costo della birra a Praga, no, non hanno esagerato: costa effettivamente meno una birra dell’acqua minerale. Pazzesco.
Immaginatevi 40 diciottenni in gita in un posto dove la birra costa meno dell’acqua, beh… Non occorre che vi racconti nei dettagli la serata!
Durante il cammino per il rientro in hotel, Andrea mi cinse le spalle con un braccio per scaldarmi: vi posso assicurare che le notti di Marzo a Praga non sono per nulla calde, anche se avete bevuto parecchio. Paolo era più avanti, parecchio ubriaco, che scherzava con qualche suo amico. Io e Andrea rimanemmo indietro. Io fra i pensieri per quel che era successo in pullman con il suo amico e i fumi dell’alcool ero un po’ a disagio. Andrea se ne accorse e mi fece fermare:
“Che c’è che non va?”
Io: “No, nulla, è solo la birra.”
Niente da fare, non ci credeva, mi conosceva troppo bene. Ci sedemmo su una panchina e io gli confidai di avere dei problemi con un ragazzo. Andrea era più timido di Paolo, speravo che accettasse il ruolo di confidente. Invece no, per tutta risposta mi disse:
“Senti, io non voglio sapere nulla dei tuoi ragazzi. Sto troppo male a sentirti parlare di altri. Io sono innamorato di te da una vita.”
Io rimasi interdetta e lo guardai inebetita. Due ragazzi mi avevano confidato di amarmi in un solo giorno! Due grandi amicizie si erano trasformate in qualcos’altro ed ora avevo solamente paura di perderli entrambi. Non so se il mio sguardo comunicò qualcosa di diverso o se lui prese solamente il coraggio di buttare il cuore oltre l’ostacolo, so solo che mentre io rimanevo li a pensare lui mi abbracciò stretta e mi baciò.
Inizialmente volevo ritrarmi: forse fu la birra, forse la sorpresa, ma non lo feci.
Fu un bacio lungo, appassionato, bellissimo. La testa mi girava a mille, il cuore mi batteva all’impazzata. Ero su un altro pianeta.
Dopo poco raggiungemmo gli altri e ognuno andò nelle proprie stanze per dormire. Dopo il viaggio eravamo tutti stravolti.
Il mattino dopo mi svegliai con mille pensieri per la testa. Avevo baciato uno dei miei più grandi amici e la cosa sconvolgente era che mi era piaciuto tantissimo. Un altro mi aveva accarezzato dolcemente e mi era piaciuto anche quello. Cosa dovevo fare? Come mi dovevo comportare? Mi sentivo in colpa con entrambi. Uno non sapeva dell’altro e li vedevo parlare fra loro come se nulla fosse.
Decisi di non decidere. Per oggi saremmo stati sempre in gruppo nelle varie uscite, bastava non rimanere sola con nessuno dei due.
In realtà durante la giornata in occasioni diverse rimasi sola con entrambi, ma fu tutto naturale e tranquillo, nessuno dei due fece cenno a quello che era successo il giorno prima. Alla sera fra risa, scherzi e birre, mi pareva passato un secolo dai pensieri della sera prima.
Dopo cena eravamo tutti stanchi morti, ma Paolo e Andrea mi chiesero di andare nella loro stanza per vedere un film. Me lo chiesero insieme, senza alcuna malizia, quindi non trovai alcun motivo per non accettare. Pensavo che finché ci fosse stato l’altro, nessuno dei due avrebbe fatto alcun ché di sconveniente.
Mi sbagliavo.
Ci stendemmo sul lettone tutti e tre. Il film era carino, romantico al punto giusto da non risultare melenso. Dopo poco decidemmo di infilarci sotto le coperte, faceva freschino. Concentrata sul film, non vedevo nulla di male nello starmene nel letto con due amici, dopotutto eravamo tutti e tre vestiti ed eravamo stati tante volte sdraiati a guardare un film prima di allora.
Celato alla vista di Andrea dalle coperte però, Paolo iniziò ad accarezzarmi la mano. Era dolce, delicato, piacevole… lasciai fare.
Incoraggiato dall’assenza di reazione, si fece più audace ed iniziò ad accarezzarmi il fianco, poi la gamba. Ero terrorizzata che Andrea scoprisse ciò che stava accadendo, ma mi piaceva quel tocco. Continuai a lasciar fare.
Poi accadde quello che temevo: anche Andrea dall’altra parte iniziò ad accarezzarmi dolcemente.
Ora non sapevo più davvero cosa fare. Ero sotto le coperte con due ragazzi che mi toccavano piano ed entrambi mi piacevano tanto. Cosa dovevo fare? Se li avessi fermati uno avrebbe scoperto dell’altro e sarebbe successo un casino. Se li avessi lasciati fare, probabilmente si sarebbero prima o poi incrociati in qualche carezza e sarebbe stato addirittura peggio: avrei fatto la figura della puttana.
Lentamente afferrai con la mano sinistra la mano di Paolo e con la destra quella di Andrea. Sempre lentamente, ma con fermezza, le allontanai da me. Purtroppo però avevano entrambi frainteso. Il fatto che io non dicessi niente apertamente, li faceva pensare che io apprezzassi la cosa (ed era vero) e che li volessi fermare solamente per la presenza dell’altro. Entrambi la presero come un gioco: entrambi volevano farmi eccitare senza che il terzo se ne accorgesse.
Driblando le mie mani, le loro tornarono quindi sul mio corpo e si fecero sempre più audaci.
Dovevo inventarmi qualcosa, ma cosa?
Ormai non vedevo più il film, ma tenevo lo sguardo fisso sullo schermo perché girarmi in una direzione o nell’altra avrebbe voluto dire incrociare i loro sguardi. Ero sempre più terrorizzata.
La mano di Paolo si era intrufolata sotto l’elastico della mia tuta ed ora mi sfiorava la coscia sulla pelle viva: era una mano calda, delicata, eccitata….
La mano di Andrea invece si faceva strada sotto la mia felpa, arrivando sempre più pericolosamente a sfiorarmi il reggiseno.
Entrambi erano movimenti lenti, misurati, studiati per non far muovere le coperte che illuminate dal bagliore dello schermo, avrebbero tradito movimenti più repentini.
Io mi stavo eccitando.
Due uomini mi stavano toccando. E molto bene.
Due uomini che mi piacevano. Nella mia testa il pericolo di essere scoperta, l’eccitazione, l’avventura, stavano creando un mix esplosivo…
Quando la mano di Paolo sfiorò l’elastico delle mie mutandine, ebbi un sussulto. Con la scusa di cambiare posizione, allontanai le loro mani da me in un secondo di lucidità.
Tornarono in meno di un secondo.
La mano destra di Paolo era ormai fissa nel mio interno coscia e ad ogni passaggio si avvicinava sempre di più alle mutandine, sostando nei pressi delle mie zone più intime per periodi sempre più prolungati.
Andrea invece aveva il braccio sinistro steso lungo il corpo e mi accarezzava il polso e la mano, tenendola impegnata. Con la destra era sotto la mia felpa e giocava con il ferretto del mio reggiseno, sforando la parte bassa del mio seno.
Respiravo sempre più affannosamente. Ero persa ormai…
Ero rassegnata ad essere scoperta: prima o poi tutto sarebbe finito in una furiosa litigata ed avrei perso due amici. Lo sapevo, ne ero consapevole. Allo stesso tempo però avevo perso i freni inibitori, non volevo smettere di ricevere tutte quelle attenzioni. Ero al centro del mondo ed avevo due uomini concentrati su di me.
Entrambi sentivano i miei sospiri e si sentivano la causa unica del mio eccitamento, quindi pensavano di essere autorizzati a continuare. Ad un certo punto Andrea, che aveva le sue dita intrecciate alle mie, spostò la mia mano sul suo corpo e la posò all’altezza del suo cazzo. Lo sentivo durissimo sotto la sottile stoffa delle mutande. Ero paralizzata, volevo scappare, ma qualcosa dentro di me mi impediva di sottrarmi a quel contatto.
Iniziai a toccarlo, passando le dita su tutta la sua lunghezza: sentivo il calore attraverso la stoffa, lo sentivo pulsare. Visto che non avevo ritratto la mano e anzi la muovevo di mia iniziativa, lui si sentì autorizzato ad andare oltre la barriera del mio reggiseno. Lo sollevò delicatamente dalla parte bassa ed iniziò ad accarezzarmi con movimenti circolari il seno destro, quello a lui più vicino.
Nel frattempo Paolo mi accarezzava le mutandine. Non so se ne fu sorpreso, ma quando arrivò a toccarle all’altezza delle labbra, le trovò certamente molto bagnate. Continuava a sfregarle con sempre maggior vigore fino a che non accadde.
Le mani dei miei due uomini si incontrarono proprio sopra le mie mutandine. Inizialmente pensarono che l’altra mano fosse la mia, ma presto si accorsero che il numero di mani sotto le coperte non tornava affatto.
Ci fu un momento che mi parve eterno in cui tutto si fermò. Avrebbe potuto accadere di tutto. Ero pronta alle urla e ai litigi.
Invece non accadde nulla di tutto questo. Paolo si alzò a sedere, mi guardò e disse:
“Vuoi che me ne vada?”
Il suo sguardo era quello del cane ferito, consapevole di aver perso una battaglia e pronto a subirne le conseguenze. Io riuscii ad emettere solamente un flebile
“No”.
Lui mi guardò fisso per un secondo, con uno sguardo pieno di interrogativi e stupore, ma anche di gioia, poi si rimise sdraiato, ma questa volta su un fianco, guardando me ed Andrea.
Fu quindi la volta di Andrea:
“Allora me ne vado io.”
Fece per alzarsi, ma lo fermai. Non so dove presi il coraggio, ma non volevo perderli, non volevo perdere nessuno dei due.
“No, resta.” Riuscii a dire. “Non voglio perdere nessuno di voi”.
Loro mi guardarono per un attimo che mi parve durare all’infinito, poi si guardarono l’un l’altro. Nessuno disse nulla. Poi Andrea prese un’iniziativa che mi fece restare di stucco: scese verso di me e mi baciò.
Un bacio languido e passionale, bello come quello della sera precedente. La sua lingua e la mia danzarono per parecchio tempo, mentre Paolo al nostro fianco ci guardava indeciso sul da farsi. Quando mi staccai da Andrea, mi girai verso di lui e fui io ad andargli in contro per baciarlo. Anche con lui fu un grande bacio.
Mi sentivo una puttana. Stavo andando con due uomini contemporaneamente. Cosa mi era successo? Cosa ero diventata? Non sapevo fin dove mi sarei spinta, ma la situazione era dannatamente eccitante.
Mentre baciavo Paolo, Andrea mi accarezzava la schiena da sotto la felpa, poi mi abbracciò da dietro ed iniziò ad accarezzarmi le tette. Era una sensazione incredibile baciare un ragazzo e sentire sulle tette le mani di un altro.
Sentivo il calore e la protezione di due caldi corpi di uomo. Mi sentivo vulnerabile e protetta allo stesso tempo.
Andrea mi sfilò la felpa ed io rimasi in reggiseno. Davanti a me Paolo osservò l’operazione e poi guardò il mio corpo con aria estasiata. Non mi ero mai sentita tanto desiderata in vita mia.
Paolo mi abbracciò nuovamente e le nostre bocche si fusero di nuovo. Andrea mi venne vicino ed io mi staccai da un bacio per finire immediatamente in un altro. Potevo notarne le differenze, apprezzare i pregi di uno e dell’altro.
Mentre lo baciavo, Andrea riprese la mia mano e la spinse di nuovo sul suo cazzo. Era ancora duro e pulsante come lo avevo lasciato pochi minuti prima. Ora lo potevo accarezzare con più vigore, senza paura di essere scoperta e presto lo liberai dai boxer. Lo impugnai bene e cominciai a fargli una lenta sega.
Aveva un bel cazzo, non troppo lungo, ma abbastanza largo. In realtà io prima avevo visto dal vivo solamente quello del mio fidanzato storico, quindi non avevo molti metri di paragone, però il cazzo di Andrea mi piaceva moltissimo. Lo baciavo e lo tenevo in pugno: era sotto il mio completo controllo. Mi staccai da lui interrompendo quell’eterno bacio e mi abbassai piano per prenderglielo in bocca.
La sua cappella scottava, continuavo lentamente a segarlo, mentre con la lingua iniziavo a leccarlo lungo l’asta. Lo leccai per tutta la lunghezza, poi mi misi in bocca la sua cappella pulsante. Ero in paradiso. Potevo fare di lui quello che volevo. Giocavo con la lingua sulla cappella, mentre con le labbra lo avvolgevo stretto.
Mi piaceva davvero.
Impegnata com’ero mi ero quasi dimenticata di Paolo. Forse era un po’ scosso da quel che stava vedendo: se davvero era innamorato di me, vedermi fare un pompino al suo migliore amico, doveva metterlo un po’ a disagio…
A malincuore mi staccai dal cazzo di Andrea e mi stesi sul letto guardando Paolo negli occhi. Speravo cogliesse l’invito implicito e così fu. Si avvicinò a me ed iniziò ad accarezzarmi dappertutto. Prese l’elastico dei miei pantaloni e me li sfilò. Io rimasi in mezzo a loro in mutandine e reggiseno, ma Andrea fu lesto a levarmi anche quello. Ora le mie tette erano libere e i miei due amanti si fiondarono su di esse come rapaci impazziti. Iniziarono a leccarmi i capezzoli e intanto le loro mani si contendevano il posto fra le mie cosce. Ero in ginocchio sul letto e quando abbassai lo sguardo e vidi le teste di due uomini impegnate contemporaneamente a succhiarmi i capezzoli e toccarmi la patatina: quasi svenni.
Paolo si staccò dal mio seno e si alzò in piedi sul letto. Si sfilò i pantaloni e le mutante, mettendo in mostra un cazzo niente male. Pian piano si avvicinò di nuovo: era evidente cosa voleva, così glielo presi in mano e lo avvicinai alla mia bocca.
Era buono, un po’ meno largo di quello di Andrea, ma altrettanto caldo. Continuavo ad andare su e giù con la lingua, mentre Andrea si staccò dalle mie tette e si alzò a sua volta. Ora avevo due cazzi che mi puntavano contemporaneamente la faccia.
Li strinsi in mano entrambi e guardai in volto i miei due amici. Non riuscivo a decifrare le loro emozioni, vedevo solo la lussuria trasparire dai loro occhi. Riguardai i due cazzi e iniziai a succhiarli a turno. Prima Andrea, poi Paolo, poi di nuovo Andrea, poi Paolo. Non riuscivo a smettere: ero un lago. Stavo quasi per venire solo per le emozioni che provavo stringendo in mano quei due cazzi, per essere al centro di tutte quelle attenzioni.
Era fantastico.
Andrea si liberò dalla mia presa. Probabilmente stava per venire pensai. Continuai quindi a concentrami su Paolo. Sentii Andrea armeggiare con il portafoglio e allora capii che stava cercando un preservativo. Mi prese per i fianchi e mi fece mettere in ginocchio, senza dover staccare la bocca dal cazzo di Paolo. Lo sentii infilarsi il profilattico e poco dopo iniziare a sfregare sulle mie mutandine. Me le sfilò ed io ora ero completamente nuda, solamente con dei corti calzini bianchi e un cazzo in bocca.
Sentii che mi toccava con le dita.
Ero eccitata come mai lo ero stata in vita mia. Mi penetrò facilmente prima con un dito, poi con due. Poco dopo sentii la sua cappella spingere sulle piccole labbra e poi lo sentii dentro. Era molto più grosso di quello del mio ex, quindi la mia figa era un po’ stretta per lui, ma non mi fece male: ero talmente lubrificata che scivolò dentro senza problemi.
Con i primi colpi dovetti lasciare il cazzo di Paolo, non eravamo ben sincronizzati e rischiavo di affogarmi ad ogni affondo. Dopo poco ci presi la mano però. Mi sentivo immensamente troia a prendere due cazzi contemporaneamente e godevo come una pazza.
Venni.
Venni come non ero mai venuta prima. Venni come vedevo venire le attrici dei film porno guardati di nascosto. Venni più di una volta. Orgasmi in sequenza, uno più potente dell’altro. E’ inutile tentare di descrivere cosa ho sentito: se non si prova sulla propria pelle la sensazione di completezza e di due uomini che ami che si dedicano completamente al tuo piacere, non lo si può capire.
Ero scossa da sussulti ed avevo gli occhi ribaltati dal piacere, per cui si fermarono e colsero l’occasione per scambiarsi di posizione. Appena mi ripresi un poco, volli sdraiarmi sulla schiena. Paolo iniziò a penetrarmi subito: non aspettava altro. Contemporaneamente Andrea venne vicino alla mia faccia, con intenzioni più che esplicite. Glielo presi in bocca e bastò davvero poco per sentire che le pulsazioni aumentavano. Lo sentii irrigidirsi, sentii la cappella gonfiarsi e poi mi esplose in bocca. Letteralmente mi inondò.
Ricordo che il mio ex ragazzo quando veniva faceva una quantità di sborra molto più modesta. Non avendo confronti, credevo fosse normale, ma quella che mi scaricò addosso Andrea era molto ma molto di più. I primi due schizzi li presi in bocca, un altro in pieno viso e il resto mi colò sulle tette. Non sapevo cosa fare con la bocca piena della sua sborra: non avevo mai assaggiato prima il seme di un uomo. Non mi faceva schifo, anzi, il sapore non era poi male. Se fossimo stati soli, probabilmente sarei corsa in bagno a sputarla nel lavandino, ma ero bloccata da Paolo che sopra di me continuava a pomparmi.
Guardai Paolo negli occhi. Aveva lo sguardo stravolto: sembrava che scoparmi fosse il coronamento di un sogno, ma non credo avrebbe mai pensato di farlo mentre avevo la faccia e le tette sporche dello sperma del suo migliore amico… Mentre mi guardava fisso non trovai di meglio da fare che ingoiare la sborra che avevo in bocca e leccarmi le labbra. Mi sentivo una vacca, lo ammetto.
Avevo paura di aver esagerato, ma lui per tutta risposta uscì dalla mia figa, si alzò in piedi e mi prese per capelli, puntandomi il cazzo in faccia. No, non voleva che lo prendessi in bocca, voleva solo sborrarmi in faccia.
E fu ciò che fece. Anche lui, come Andrea mi lasciò addosso almeno 3 o 4 copiosi schizzi di sperma, poi si mise a sedere. Dovevo essere in condizioni pietose, così scappai in bagno, accesi la doccia e mi ci buttai sotto.
Lavai via lo sperma e la libidine, ma continuavo a sentirmi sporca. Quello che mi rimaneva addosso adesso era solo la vergogna ed un mare di domande senza risposta. Cosa avrebbero fatto loro adesso? Si stavano parlando ora che erano rimasti soli? Lo avrebbero raccontato a tutti? Sarei diventata la puttana della compagnia? Ormai ero segnata.
Ma perché cavolo avevo lasciato che tutto questo succedesse!? Ero proprio un idiota.
Iniziai a piangere. Sotto l’acqua calda, le lacrime mi scorrevano sul corpo. Non sapevo come uscire da questa fottuta situazione. Cavolo, non sapevo nemmeno come uscire dalla loro fottuta stanza!
Ero sotto la doccia ormai da un po’, ma non sapevo che fare. Continuavo a singhiozzare e piangere, quando sentii bussare. Era Andrea:
“Tutto bene?” Mi chiese gentilmente.
“No, sono solo una puttana.” Riuscii a dire fra il pianto.
Entrò in bagno ancora nudo, Paolo dietro di lui.
Entrarono nella doccia entrambi. Mi abbracciarono. Fu l’abbraccio più dolce e caldo che io avessi mai ricevuto. Un abbraccio triplo, un calore triplo. Riuscirono a calmarmi.
Rimanemmo abbracciati sotto il getto dell’acqua calda e fra il vapore sentii Paolo dire:
“Non sei una puttana. Ti amo.”

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