Il creditore di mio marito by babbacombe_lee [Vietato ai minori]




Il creditore di mio marito di babbacombe_lee New!

Era entrato nell’ufficio senza che lei se ne accorgesse, perché Rita stava sistemando dei documenti nei classificatori e voltava le spalle alla porta.
Si era trattenuta fino a tardi perché suo marito era fuori per lavoro e quindi non doveva preparare la cena per nessuno.
Lui era entrato senza far rumore, nonostante fosse un uomo alto e robusto.
Il suo “buonasera” l’aveva fatta trasalire ed ora si trovava faccia a faccia con il nuovo arrivato.
Sarà stato sulla quarantina ed indossava un abito blu elegante e di buon taglio, ma era proprio questo l’elemento stonato: nonostante il vestito e l’aspetto generale molto curato, le dava un’idea di volgarità e di violenza.
“Mi spiace ma è tardi, l’ufficio è chiuso, forse cercava mio marito, ma oggi è fuori per lavoro.”
“No, veramente sono venuto proprio per lei.”
Il tono di voce era cortese, educato, ma nella testa di Rita, il campanello d’allarme che si era acceso quando lo aveva visto, continuava a suonare.
Guardò verso la porta e si accorse che la chiave che lei aveva infilato dall’interno poco prima era scomparsa.
Stava per chiudere da dentro perché era tardi, ma poi aveva dovuto rispondere al telefono e se ne era dimenticata.
“Mi manda …”
Aveva fatto il nome di un cliente della società di import export che teneva con suo marito e i motivi di preoccupazione erano aumentati.
Navigavano in cattive acque e suo marito si era fatto prestare molti soldi proprio da quel cliente.
“Cercavi questa?”, le disse estraendo dalla tasca la chiave dell’ufficio.
Ecco, ora la voce era cambiata di tono e appariva perfettamente in sintonia con la cattiva impressione che aveva avuto inizialmente, e poi era passato anche al tu.
Rita, istintivamente, cercò di raggiungere il telefono sulla scrivania, ma l’uomo la prevenne.
Era robusto e le bastò una mano per bloccarle entrambi i polsi, mentre con l’altra frugava nella tasca della giacca.
Quando lei vide che estraeva dalla tasca un paio di manette si mise a gridare, anche se sapeva che era perfettamente inutile perché a quell’ora l’edificio era deserto.
Cercò di divincolarsi ma la lotta tra una signora quarantenne piccola di statura ed un uomo alto e robusto, con il fisico da lottatore, era assolutamente impari, così dopo un minuto, lei uscì dall’ufficio a testa bassa, con la giacca blu sulle spalle, che le copriva la braccia dietro la schiena con i polsi ammanettati, tenuta saldamente per un braccio dal tizio con il vestito blu.
Proprio davanti al portone c’era una grossa berlina scura, l’uomo aprì il bagagliaio e le disse “dentro”.
“Cosa? Non voglio en…”
Come per magia, nella sua mano destra era comparsa una grossa automatica e a Rita non restò altro da fare che infilarsi nel bagagliaio.
Lui l’aiutò pure a superare il dislivello, poi le legò insieme le caviglie con un pezzo di corda e la costrinse a sdraiarsi dentro.
Il cofano che si richiuse con un leggero scatto metallico, le diede quasi l’idea che l’avessero seppellita viva.
Il tragitto durò solo pochi minuti ma furono sufficienti a far crescere le angosce nella mente di Rita.
Un leggero scatto metallico le fece capire che il viaggio era terminato, osservò il cofano di lamiera che si sollevava fluido, trattenuto dall’ammortizzatore idraulico, poi comparve di nuovo il viso dell’uomo con il vestito blu. Teneva in mano un lungo coltello e a Rita scappò un grido soffocato, ma lui si limitò a tagliare la corda che le teneva imprigionate le caviglie.
La prese sotto le ascelle e la tirò fuori di peso indugiando, almeno lei ebbe questa impressione, con le dita sui suoi seni.
Percorsero solo pochi metri prima di attraversare un portoncino in ferro arrugginito.
I polsi ammanettati le davano fastidio e poi lui la costringeva a camminare troppo veloce.
Accidenti ai tacchi alti pensò Rita, mentre inciampava nel lastricato sconnesso di quello che sembrava un vecchio magazzino in disuso.
Passarono attraverso una porta di legno scorticata poi lui accese la luce e richiuse la porta alle loro spalle.
Lei impiegò qualche secondo ad abituarsi all’illuminazione al neon, forte e fredda, mentre l’uomo le sfilava la giacca dalle spalle.
Clic, clic, ora non aveva più le manette. Si massaggiò i polsi indolenziti e guardò l’uomo, cercando di indovinare la sua prossima mossa.
“Spogliati.”
Solo una parola, dura e secca come uno schiaffo.
”Oh … nooo …”, fece lei spaventata e irritata allo stesso tempo.
Lui tirò fuori di nuovo la pistola.
“Posso iniziare a spararti ad un ginocchio”, le disse puntando la canna dell’arma contro la rotula di Rita.
“Un colpo di questa a bruciapelo, te lo passa da parte a parte, sbriciolando tutte le ossa che incontra e ti posso assicurare che come prima non ci tornano più. Che peccato, una bella signora come te, zoppa e costretta per il resto dei suoi giorni a trascinare una gamba.”
Rita cominciò a tremare.
“Oppure preferisci il coltello? Posso aprirti il tuo bel musetto in mille maniere e quando avrò finito, se ti guarderai allo specchio neanche ti riconoscerai.
Allora, ti decidi?”
Rita sempre più spaventata, iniziò a sbottonarsi la camicetta bianca sotto lo sguardo interessato dell’uomo, che alla fine prese in consegna l’indumento.
Aprì la lampo laterale della gonna blu e la fece scendere.
Il pavimento era pieno di polvere e quando toccò terra si sporcò.
Rimase davanti a lui in mutandine e reggiseno.
“Beh, continua.”
Rita si tolse le scarpe con il tacco alto ed iniziò ad abbassarsi il collant, ormai completamente terrorizzata.
Non dovette dirle più nulla, bastò uno sguardo per capire che doveva continuare.
Alla fine rimase completamente nuda, a parte il giro di perle bianche intorno al collo. Con l’uomo dal vestito blu che ora la stava osservando in ogni dettaglio.
Le girò intorno ed a lei sembrò che gli occhi dell’uomo quasi le bruciassero la pelle nuda.
Sembrava soddisfatto quando le si avvicinò.
Le sue mani si posarono sulle spalle di Rita, che sussultò.
Con le dita le carezzò la parte posteriore del collo, giocando con i capelli di lei, ricci e rossicci. Quand’era più giovane li portavo molto più lunghi, ma ora che sono prossima alla quarantina, è molto meglio questo caschetto che mi sono fatta fare dal parrucchiere, pensò Rita.
Le mani scesero lungo schiena, poi le passarono sotto le braccia e, all’improvviso, le afferrarono i seni.
Gridò, ma lui la strinse forte da dietro, togliendole quasi il respiro, mentre le sue dita affondavano nella carne.
Ho sempre avuto dei bei seni, grandi e sodi, pensò, poi realizzò che in quel frangente non era buona cosa aver incontrato un estimatore delle sue tette.
La mani di lui scesero più in basso continuando la loro esplorazione: i fianchi, il sedere, le cosce.
Le sfiorò più volte il piccolo cespuglio di peli pubici, dello stesso colore dei capelli. E lei era sempre più nervosa, al punto da non riuscire a star ferma.
I suoi piedi nudi cambiavano di continuo posizione, mentre lui continuava a palpeggiarla, come se volesse accertarsi fino in fondo della buona qualità della preda.
Va bene, ho capito, mi violenterà per vendicarsi del debito di mio marito, ormai sono quasi rassegnata, ma che lo facesse subito, non ne posso più di questa attesa, di questo tormento.
All’improvviso smise di toccarla e la prese per un braccio e Rita si lasciò trascinare verso l’angolo opposto della stanza dove c’era una scrivania ricoperta di polvere.
Scostò da sotto la scrivania una sedia con i braccioli montata su ruote e la piazzò davanti a lei.
“Su! Sali qua sopra!”
Rita lo guardò perplessa, allora l’uomo la sollevò di peso e la mise in ginocchio sopra la sedia, con il viso rivolto verso lo schienale.
“Così, brava, ora allarga le gambe, perfetto.”
Le passò due pezzi di corda intorno alle caviglie e li fissò ai supporti di metallo dei braccioli, poi girò intorno alla sedia e le prese le mani.
Clic, le manette scattarono intorno al polso sinistro di Rita, fece passare il bracciale libero tra lo schienale imbottito e l’asta che lo sosteneva, poi ancora un altro clic, sull’altro polso, e lei era letteralmente inchiodata alla sedia.
“Perfetto”, le disse mentre spingeva la sedia per accostarla alla scrivania, “ora che sei sistemata possiamo telefonare al tuo maritino”.
Prese un apparecchio telefonico, lo avvicinò e compose il numero, lasciando poi la cornetta staccata.
“Ho messo il viva voce, così non ti perderai neanche una parola.”
Rita riconobbe subito la voce calda e piacevole del marito.
“Buonasera, noi non ci conosciamo di persona, ma abbiamo una conoscenza in comune molto interessante, si tratta di sua moglie.”
“Mia moglie?”
“Certo, sua moglie, in questo momento sono in sua compagnia e devo farle i miei complimenti per la scelta, è una donna molto interessante, ed anche molto attraente.
Devo dire che in genere le preferisco più giovani, la sua signora avrà almeno una quarantina d’anni, ma è molto ben conservata, diciamo una donna rigogliosa, con due belle tettone sode …”
“Ma come si permette …”
Il marito di Rita appariva infuriato, ma l’altro continuò: “Ha anche un gran bel culo …”
“Ma che dice, che ne sa lei …”
“Eh no, le assicuro che parlo a ragion veduta, in questo momento sua moglie è di fronte a me, completamente nuda e …”
Allungò una mano e si mise a palpeggiare i seni di Rita, che a quel punto si mise a gridare.
“Rita, sei tu? Ma che cazzo succede?”
“Tranquillo, vuol sapere il motivo della mia chiamata?
Un mio amico, che lei conosce bene, me ne ha indicati cinquantamila. Mi sono spiegato?
Ora lei restituisce i soldi avuti in prestito e rivedrà la sua dolce mogliettina.”
“Va bene, ma non si azzardi a far del male a mia moglie, pagherò, prometto che pagherò …”
“Ed io le prometto che libererò sua moglie quando al mio amico arriverà il bonifico, ma intanto lei resterà con me.”
“Ma sono molti soldi, ci vorranno dei giorni …”
“Questo non è affar mio, le restituirò sua moglie quando pagherà, stia tranquillo, non ci annoieremo certo insieme. Resti il linea, si potrà godere la scena come se si trovasse qui, dal racconto di sua moglie.”
Poi, rivolto a Rita: “su, spiega a tuo marito come stai messa.”
“Mi ha fatta spogliare completamente, ora sono in ginocchio su una sedia con rotelle, con le gambe legate ai braccioli ed i polsi ammanettati, ti prego, aiutami, ho paura.”
“Bene, ora viene il bello”, disse prendendo un barattolo dal cassetto della scrivania.
“Su, spiega al maritino cosa è questo.”
“Un … barattolo …”
“Certo, lo vedo da me che è un barattolo, ma cosa contiene?”
“Non lo so.”
“Guarda bene dentro.”
“Grasso?”
“Vasellina, per l’esattezza. Prima dicevo che sua moglie ha un bel culo. Penso stia iniziando a capire, vero?”
“Brutto bastardo, non ti azzardare a toccare mia moglie …”
“No, sei tu che non capisci, non sai dove siamo, non puoi raggiungerci ed io mi ripasserò la tua dolce mogliettina finché non scuci i cinquantamila che devi.”

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