Il barbiere nero




Davanti al bar dove spesso faccio colazione la mattina, ieri trovo un ragazzo nero che chiede soldi. Gli offro la colazione e poi gli chiedo perchè non si trova un lavoro purchessia invece di stare lì ad elemosinare.
Io ho un lavoro, ma non in questo momento e ho bisogno di mangiare!
Ah… – lo guardo in maniera interrogativa – e che lavoro è?
Il barbiere, faccio il barbiere…
Bè capisco è sempre più difficile trovarne qualcuno con meno di sessantanni – mi viene un’idea – Se domani mattina alle nove precise vieni a farmi la barba a domicilio può darsi che possa aiutarti e che passi la voce a qualche amico.
Si, si…io viene subito?
No, domani…va bene?
Certo…io grazie… – E gli do il mio indirizzo.
Stamattina è stato puntualissimo. Io stavo ancora in pigiama, come d’abitudine. Lui ha una borsetta con tutto l’occorrente. Gli faccio prendere la poltroncina da ufficio che ho nel mio studio e gli tiro fuori il mio sapone da barba che è un po’ più raffinato del suo.
Quando comincia ad insaponarmi il viso qualcosa di strano comincia a succedermi. Il suo pennello si fa sinuoso, flessuoso, avvolgente e magnetico: ho una incredibile erezione e il tessuto dei calzoni del pigiama non la nasconde davvero. Gahib, il mio barbiere nero, mentre mi accarezza il viso con un mano, usa l’altra per estrarre e carezzarmi l’uccello.
Ti fai depilare anche il pube?
Io non riesco a capire quello che mi succede, ma la proposta non fa che rendere stabile l’eccitazione di cui sono preda.
La mano dell’uomo che mi stà indagando le parti intime scivola sempre più in fondo e, mentre due dita mi sfiorano l’ano, il suo busto si china e la sua lingua sostituisce il pennello, sulle mie labbra.
Io non so se sono più imbarazzato o eccitato; credo tutte e due le cose e taccio.
Gahib sa che quello è un assenso e torna quasi freddo e certo “molto professionale”. Comincia a radermi con un vero rasoio e lo fa con piccoli gesti delicati, mentre io tengo gli occhi chiusi e immagino cose così spinte da non poter descrivere, senza vergognarmi o di cui mi sarei vergognato fino a quel momento. Ora non più, ora le aspetto, le immagino e so che succederanno.
Quando la rasatura è terminata, il mio ospite torna ad insaponarmi il viso ed insite sulla bocca, poi posa il pennello e mi toglie con calma i pantaloni del pigiama, poi mi sbottona la giacca, togliendo anche quella, mentre lo facilito scostando la schiena dallo schienale della poltrona.
Sono nudo ed il pennello, tornato a guizzare dall’acqua e sapone della vaschetta di metallo al mio inguine immobile e accogliente, si muove coprendo di morbida, melliflua schiuma tutto il mio pelo pubico e, seguendo il suo sviluppo, sul ventre, il petto, sotto i capezzoli e, dopo avermi fatto azare le braccia anche sulle ascelle inermi.
Poi con piccoli tocchi alternativamente sul glande e sulle labbra mi fa ejaculare inesorabilmente.
Il pennello mi incappuccia il glande e assorbe la maggior parte del mio sperma. Dovetti leccare il pennello, schiuma e sperma: era veramente buono!
E ancora più sconvolgente fu il successivo bacio profondo a lingue inferocite. Ma la meravigliosa tortura non era terminata ed il rasoio ripartì dalle ascelle e percorse a ritroso il viaggio del pennello.
Fui reso vergine fin nelle anse inguinali, sui testicoli e denudato di ogni peluria con i piedi sul lavandino e le gambe spalancate per lasciarmi finire.
Ma quale finire! Mi fece inginocchiare sul sedile e completò l’opera, insaponado e radendo anche l’ansa anale e l’attaccatura del sacchetto scrotale.
Adesso sei pronto per la mia lingua?
Si! – Non dissi altro e la sua lingua imperversò sul mio ano invitando e preparando lo sfintere.
Oddio…basta…basta!
Solo allora Gahib si denudò davanti a me e la pelle lucida del suo corpo mi parve quella di un dio nubiano. Il suo pene, non grosso, ma straordinariamente lungo, venne a sciaffeggiarmi la faccia
e pretendere il mio assaggio e una lunga degustazione.
Me ne impadronii reso avido dagli schiaffi e dall’oscena offerta. Ah! Ingoiarlo tutto…che goduria!
Dai, ingoiami le palle, si così…mi fai venire…mi fai venire!
No! Vienimi dietro… in culo!
Non ce la faccio adesso…dopo… dopo! – E cominciò a sborrarmi in faccia, chiudendomi un occhio con uno schizzo improvviso, mentre io cercavo di riprenderlo in bocca e gustarne il sapore, il profumo, la consistenza, sfacciato come una troia, goloso come una vera checca.

Questo racconto di Doris.nighy
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