Harem by liana [Vietato ai minori]




Harem di liana New!

Note:

è una vecchia storia rivisitata e ripubblicata

È sabato. La madre e le due figlie stanno trascorrendo una giornata di tutto riposo. La giornata è calda. Sono sul bordo della piscina, nude, distese sui lettini. Sono tre meraviglie della natura. Il sole brucia la loro pelle. Una brezza di vento leggera soffia sui loro corpi. Gabryelle comunica alla madre che, nel pomeriggio, sarei andato a farle visita. La madre non sembra incuriosita. Una sola domanda. Le chiede da quanto tempo mi conosce. Risponde che mi frequenta da circa un anno e vedendo l’espressione interrogativa del viso le dice di stare tranquilla.
“Mamma, tranquillizzati, sono ancora vergine.

GABRYELLE

È nata negli U.S.A. Ha 20 anni. Alta. È una scultura marmorea. Bella. Un fisico da favola. Falsa magra. Capelli neri lisci. Occhi blu. Bocca con labbra grosse e carnose. Seni che sembrano due perfetti globi di marmo su cui si ergono capezzoli grandi come ciliege al centro di due grandi aureole caffellatte. Vincono la forza di gravità. Fianchi larghi. Gambe lunghe e ben tornite. Un culo meraviglioso. Un espressione del viso sempre sorridente. E’ al secondo anno di università: facoltà di giurisprudenza. Esami tutti superati con trenta e lode. È riuscita a costruirsi, con l’aiuto della madre, una sua indipendenza economica. Attualmente è proprietaria di una enoteca che gestisce in prima persona senza togliere niente agli studi. Ama indossare gonne larghe e lunghe fin sotto al ginocchio e, nel periodo invernale, un pullover largo sul torace nudo; mentre d’estate indossa solo camice molto larghe che non impediscono di vedere i capezzoli premere contro la stoffa. Non ama indossare le mutandine e non ama il reggiseno. Le sue gambe sono fasciate da calze nere a maglia larga autoreggenti. Scarpe con tacchi altissimi. Non sono mai riuscito a spiegarmi come riesca a camminare con quelle scarpe. Non ama truccarsi. Non fa uso nemmeno di rossetto. Quando passeggia per strada si sentono mormorii di ammirazione. Il pomeriggio arriva. Mi presento al cancello alla guida della mia Porche 911 Carrera. Scendo dall’auto e pigio il pulsante del campanello. Mi metto davanti all’occhio della telecamera e aspetto. Un minuto dopo sento una voce che mi dice che posso entrare. Il cancello scorre su se stesso ed entro con l’auto. Percorro circa 50 m di viale alberato e mi fermo davanti ad un portico. Scendo dall’auto, mi guardo intorno. Non ho mai visto una casa di quel tipo. Una porta finestra si apre e ne esce Gabryelle. Si avvicina e, sorridendo, mi da un bacio sulle labbra. Mi prende per mano e mi guida all’interno della casa. Giungiamo in un salone enorme, dove, su un divano stile vecchia marina, trovo sedute la madre (Gilda) e la sorella (Allyson). Tutto il salone è arredato come se fosse la cabina di comando di un capitano di vascello a vela della seconda meta dell’ottocento. I mobili rigorosamente in mogano, le sedie ricoperte di pelle di color amaranto come pure il divano e le poltrone. Niente lampadari. Sui muri perimetrali sono affisse diverse vecchie lampade di segnalazioni. Vi sono anche vecchi lumi a petrolio trasformati ad energia elettrica. Dopo il saluto convenzionale Gabry mi presenta alla madre che resta seduta.
“Mamma, questo è Mirko.”
Non accenna nemmeno ad alzarsi. Indossa un pantalone di lino bianco largo con sopra una camicetta bianca con i primi quattro bottoni sbottonati. Noto i grossi capezzoli che premono contro la stoffa della camicia. È stupenda. È una dea scesa sulla terra. Stende la mano che mi precipito ad afferrare. La stringo, mi chino e porto la mia bocca sul dorso della sua mano. La bacio. Indugio alcuni secondi. Alzo gli occhi e la fisso. Vedo un lampo attraversarle gli occhi. Ritrae la mano. Mi volto verso la sorella che si alza e, sorridendo, si presenta dicendo di chiamarsi Allyson. Mi porge la mano e mi invita, indicando il divano, a sedermi. Invece di sedermi sul divano mi accomodo su una poltrona. Gabryelle e la sorella prendono posto ai lati della loro madre. Ho davanti un quadro in cui sono ritratte tre stupende donne. La più sensuale e la più bella è Gilda: la capofamiglia. Superato che sono i primi minuti di silenzio il ghiaccio viene rotto dall’euforia di Allyson che mi fa piovere addosso una valanga di domande. Chi sono? Da dove vengo? Cosa faccio? Quali sono i miei hobby? ecc. Interviene la madre che, con un sorriso sulle labbra, invita la figlia a fermarsi, a controllarsi.
“Allyson. Calmati. Figliola sembri una mitragliatrice. Gli hai posto una raffica di domande che non so come farà a risponderti. Diamo il tempo a Mirko di sentirsi a suo agio.”
È un suono melodioso quello che esce da quella stupenda bocca.
“Scusa, mamma. Non volevo aggredirlo. Ho solo voglia di conoscerlo. Mirko desideri qualcosa: un caffe? Una bibita? Un alcolico?”
“Ti ringrazio, al momento va bene così.”
Gabryelle sembra divertirsi. Sa benissimo che non mi sento per niente imbarazzato. Invece la presenza della madre mi sta scombussolando. Non riesco a distogliere i miei occhi dai suoi. È bellissima. I miei occhi sono puntati su di lei e lanciano muti inviti. Ho il respiro affannoso. Gabryelle intuisce il mio stato. Ha capito che la madre mi ha incantato. Mi lancia occhiate che sono fulmini. Vorrebbe incenerirmi.
“Signora, lei è incantevole. Io …”
“Grazie per il complimento. Mirko non sei un mio dipendente quindi chiamami: Gilda.”
“La ringrazio per la concessione che mi fa permettendomi di chiamarla per nome. Dicevo che la mia visita è dovuta ad un fatto, per me, importante. Sono innamorato di sua figlia Gabryelle e, tenuto conto che è quasi un anno che ci frequentiamo, vorrei sposarla al più presto. Desidererei che lei desse il suo consenso e mi accettasse nella sua famiglia.”
Gabryelle nel sentire la mia richiesta si rasserena e assume un espressione remissiva. La madre lancia uno sguardo indagatore alla figlia poi mi guarda fissando i suoi occhi nei miei e senza distogliere lo sguardo si rivolge alla figlia.
“Gabryelle sta a te rispondere. Il mio consenso è condizionato al tuo volere. Lo ami? Vuoi sposarlo?”
“Si! Mamma lo voglio.”
“Ok! Allora bisogna stabilire la data delle nozze. Quando pensate di sposarvi?”
Allyson: “Evviva. Avrò un fratellino.”
“Sorellina, sarà tuo cognato. Non avrai un fratellino. Vorremmo sposarci in ottobre. Preferiamo fare solo il matrimonio civile.”
La madre si alza, si avvicina, si pone davanti a me in modo che le figlie non possano vedere il suo viso, si china verso di me e mi da un bacio sulle guance strusciando le sue labbra sulle mie. Riesco ad intravedere nell’apertura della camicia la rotondità delle sue favolose mammelle ed i due stupendi capezzoli. Sprofondo ancora di più nella poltrona. Mi guarda e sorride. Lo ha fatto intenzionalmente.
“Benvenuto nella mia famiglia. Allyson, vieni, accompagnami in cucina, prepariamo qualcosa per festeggiare l’avvenimento.”
Madre e figlia si allontanano. I miei occhi sono puntati sul suo culo. Gabryelle mi invita a sedermi vicino a lei. Mi da un bacio sulle labbra.
“Lo sai che poco fa ti ho odiato. Non hai fatto altro che guardare mia madre. I tuoi occhi mandavano inviti a mia madre in modo incredibile. Tanto ti piace? Puoi dirmelo. So benissimo che è una bellezza fuori dal comune e che suscita desideri. Nessuno più di me e di mia sorella può comprendere tutti quelli che desidererebbero averla nel proprio letto.”
“Gabryelle, amore, hai ragione. Tua madre mi ha incantato. Mi piace molto. È Venere, la più bella fra le dee, discesa dal monte Olimpo per guastare i sogni di noi comuni mortali.”
“Non esagerare. Con me come la metti? Dopo che mi hai detto che mia madre ti piace non pensi che fra noi si alzi una barriera.”
“Perché dovrebbe alzarsi. Io ti amo. Mi piaci. Voglio vivere con te. Voglio sposarti. Tua madre resterà un sogno.”
“Che comunque sarà sempre presente. Non è il momento di parlare di questo. Domani sera, quando ci vediamo, dobbiamo discuterne.”
La madre ritorna con Allyson che spinge un carrello al centro del quale c’è un secchio pieno di ghiaccio con dentro una bottiglia di champagne e quattro coppe di cristallo circondate da pasticcini, cioccolatini, noccioline, pistacchi, ed altro. Allyson si siede sul divano vicino alla sorella. Gilda si siede su una poltrona di fronte a me. Questa volta è lei a sottopormi ad interrogatorio.
“Allora, giovanotto, su, raccontami di te.”
“Ho poco da raccontare. Ho 25 anni. Sono ingegnere informatico e sono iscritto ad un corso di laurea in giurisprudenza. Nel lavoro sono un autonomo. Ho un affermato studio di ricerca nel settore del software. Mi piace viaggiare. Amo la buona cucina. Sono un appassionato di automobilismo. Ho difficoltà a socializzare. Sono un introverso. E … non so cosa altro posso dirvi.”
Mentre parlo i miei occhi spaziano sulla sua figura. Sono attratto dalle meravigliose forme del suo corpo; dalle favolose labbra carnose; dagli stupendi occhi luccicanti. Sto perdendo la testa. Mi sto innamorando di Gilda. Ha ragione Gabryelle. Dobbiamo parlarne. Allyson chiede alla madre se può farmi visitare la casa.
“Per quanto mi riguarda, se tua sorella è d’accordo, puoi farlo.”
“Sorellina puoi andare. Io resto a parlare con mamma.”
Allyson si alza, mi prende per mano e mi conduce fuori dal salone. Sempre tenendomi per mano mi guida in tutte le stanze descrivendomi la funzione di ognuna di esse. Usciamo dalla casa principale e ci addentriamo tra gli alberi. Raggiungiamo una piazzola. Mi invita a sedermi su una panca.
“Hai fatto colpo su mia madre. Non è da tutti. Nessun uomo fino ad oggi ci è riuscito. Quando siamo andati in cucina ha detto che gli piaci. Ho pensato che gli andavi come genero. L’ò guardata negli occhi ed ho capito. Prevedo una lotta senza quartiere tra lei e mia sorella. Tieni conto che mia madre non sta con un uomo da poco prima che nascessi io. Mio padre dopo la mia nascita non è più entrato nel suo letto.”
“Allyson, ti confesso che non credevo di capitare in una casa dove vivono tre donne di straordinaria bellezza. Anche tu sei bella. Ognuna di voi ha una sua particolare bellezza. Tua madre è una bellissima donna e suscita desideri inconfessabili. Ti confesso che sono attratto. Tua sorella ha capito che mi piace ed è già scattata. Ha detto che dobbiamo parlarne.”
“Posso farti una domanda?”
”Certamente.”
“Mi trovi bella? In verità anche tu mi attrai. Siamo in tre a fare pensierini su di te. Mi auguro che troveremo una via di uscita che stia bene a tutti e non guasti i rapporti che si stanno per creare.”
“A cosa si riferiva tua sorella quando ha detto che nessuno più di lei e di te può comprendere cosa significa desiderare tua madre nel proprio letto. E quali sarebbero i rapporti che stanno creandosi?”
“Ti ha detto proprio cosi! Lunedì vieni ai giardini pubblici. Mi troverai vicino alla fontana. Ti racconterò. Ti dirò anche dei rapporti. Non dire niente a mia sorella. Un ultima cosa: qualora avrai una relazione, e sono certa che l’avrai, con mia madre non farla soffrire.”
Rientriamo in casa. Gabryelle ha la testa appoggiata nell’incavo della spalla della madre e le sue mani tengono una mano di Gilda che la tiene stretta a se con un braccio intorno alle spalle. Al nostro apparire sollevano la testa e mi lanciano un radioso sorriso. Allyson si avvicina e in un sussurro mi dice:
“Hanno raggiunto un accordo.”
La guardo perplesso.
“Mamma, vado con Mirko in città. Più tardi, diciamo tra tre ore, ti chiamerò e ti dirò dove far venire Allyson con la moto.”
“Ok! In attesa discuterò con tua sorella delle novità di questo giorno.”
Mi avvicino per salutare la mia futura suocera. Questa volta, con la scusa di darle un bacio sulle guance, guardandola negli occhi sono io a chinarmi verso di lei e sfiorare le mie labbra sulle sue. Andiamo via. Gabryelle sale sull’auto. Metto in moto e ci avviamo.
“Non è necessario arrivare a domani sera per discutere del problema di mia madre e di quanto ti piaccia. Trova un posto tranquillo e ne discutiamo.”
“Che ne dici se raggiungiamo casa mia.”
“Speravo che lo proponessi. Sì, per me va bene.”
Raggiungiamo casa. Lascio l’auto nel garage e attraverso la scala interna entriamo nell’appartamento che Gabryelle conosce molto bene per esserci stata fin da quando ci siamo conosciuti. Lei si siede sul divano e mi invita a sedermi vicino a lei.
“Devi sapere che noi: io e mia sorella abbiamo un rapporto franco con nostra madre. Tra noi non ci sono segreti. Mentre tu e Allyson eravate via ho parlato a mia madre di quello che hai detto di lei e cioè che ti piace e che questo crea un problema tra me e te. Lei ha risposto che anche tu le piaci ma non devo darmene pensiero perché la cosa resterà a livello di desiderio e nulla di più. Io non voglio vedere mia madre soffrire e non voglio che quanto saremo a letto tu possa pensare di stare con mia madre. Le ho proposto di addivenire ad un accordo che è questo: noi due ci sposeremo e verremo a vivere in questa casa; mia madre non farà niente per provocarti; tu potrai corteggiarla come hai già iniziato a fare e quando andrete a letto ci sposteremo nella cascina e faremo vita in comune. Credo di aver trovato una giusta soluzione al problema anche perché, per un verso, non rinuncio a sposarti e per altro verso non voglio che, un domani, uno sconosciuto gironzoli in casa di mia madre. Preferisco che sia tu lo sconosciuto.
“Gabryelle, è vero, sono innamorato di Gilda. Il mio desiderio per lei è troppo forte. E’ anche vero, però, che mai e poi mai rinuncio a farti mia. Tu mi piaci quanto tua madre. Se devo scegliere scelgo di andare a vivere, con te, in un’altra città. La soluzione che hai escogitato mi fa felice perché evita di farci diventare nemici. Una vita in comune con te e tua madre è quanto di più bello ci possa essere. C’è però un’altra cosa.”
“Qual’è ?”
“Tua sorella Allyson.”
“Cosa c’entra mia sorella?”
“Quando siamo stati in giardino, Gabry, tua sorella mi ha detto che le piaccio, che l’attraggo, che lei ha fatto un pensierino su di me, che entrerebbe volentieri nel mio letto.”
“E tu cosa le hai risposto?”
“Le ho detto che ho avuto la fortuna di capitare in una casa dove ci sono tre bellissime esemplari di tigri e che per un uomo questo è il culmine dei desideri.”
“Stai dicendo che faresti, oltre che con me e, quasi sicuro, con mia madre, sesso anche con mia sorella. Non ti sembra che sia un po’ troppo? Vuoi crearti un harem? Chi credi di essere?”
“Cosa ci sarebbe di sbagliato. Voi siete tre stupende donne. Tu saresti mia moglie; tua madre la favorita e tua sorella la concubina. Gilda resterebbe la regina della casa. Sarà lei a comandare nella comune.”
“Ecco, l’hai detto. Mia madre sarebbe la favorita. Non mi sbagliavo nel pensare che Gilda ti attrae più di me. Ti ho visto stasera, quando l’hai salutata, sfiorare la sua bocca con la tue labbra. Sono gelosa ma non me ne dispiace. Amo mia madre e farei qualsiasi cosa per farla felice. Come pensi di gestire quando sta per accadere. Ti rendi conto che dovrai soddisfare tre donne di cui una ha un arretrato di circa 18 anni. E quando verranno al mondo dei bambini cosa accadrà?
“Stai dicendo che il futuro è già cominciato? che stiamo discutendo del futuro di noi quattro: io, tu, tua madre e tua sorella insieme? Non credi di correre. Una cosa è sapere di piacere, un’altra è vedere i desideri realizzati. Per quando riguarda i bambini cosa vuoi che accada. Ognuno di loro avrebbe tre bellissime mamme che li accudiranno.”
“La vita in comune è incominciata nel momento stesso che sei entrato in casa. Stai tranquillo che i tuoi desideri di diventare uno stallone si realizzeranno. La giumenta con le sue due puledre, in modo diverso ma esplicito, ti hanno già detto che sono intenzionate a farsi cavalcare. Pensi di avere dei figli anche da mia madre?”
“Dammi una ragione per non ingravidarla?”
“Non ti facevo così porco.”
“Siete voi tre che avete scatenato i miei istinti animaleschi. Basta parlare. Questi discorsi mi hanno eccitato. Diamo inizio al rodeo. Alzati e girati.”
“Cosa vuoi fare?”
“Cavalcare la puledra primogenita della giumenta. Non è forse anche per questo che siamo venuti a casa mia?”
Si alza e mi da le spalle. Mi avvicino e le infilo le mani sotto il maglione. Raggiungo le sue tette e le artiglio. Emette un gemito. Abbasso la testa sul suo collo e lo mordo. Altri gemiti. Con le dita le afferro i capezzoli e li strizzo.
“No, ti prego……….. Uuuhm! Sìììì! Lo voglio. Non ti fermare.”
“Gabry, sei una puttana ma ti amo. Non ho intenzione di aspettare il matrimonio. Stasera sarai mia. Chiama casa tua e dici che resterai fuori tutta la notte.”
Avverto il suo bacino premere contro il mio basso ventre.
“Amore, anch’io ti amo.”
Con una spinta mi allontana e si libera del maglione. Si gira verso di me. Si avvicina. Mette le mani a coppa sotto le tette e me le offre.
“Ti piacciono? Sono tue. Dai prendile. Succhiamele.”
Chino la testa verso quei due globi d’alabastro e li bacio. Un fremito le percorre il corpo. Apro la bocca e accolgo al suo interno una ciliegia che al contatto con il freddo dell’aria si è inturgidita. Ha un buon sapore: è dolce. La lecco, la mordo, la succhio. Con l’altra mano le strizzo l’altro capezzolo.
“Com’è bello. Continua così.”
Non mi basta. Voglio di più. La faccio indietreggiare fino a portarla contro il tavolo. La guardo negli occhi. Sono carichi di desiderio. Avvicino la mia bocca alla sua e le introduco la lingua tra le calde labbra. Lei ci si avventa e l’avviluppa con la sua. La succhia con voracità. Esploro con la lingua la sua cavità orale. Le mie dita le torturano i capezzoli. La sollevo e l’adagio con le natiche sul tavolo. Smetto di baciarla. Le sollevo la gonna. Lei intuisce ed allarga le gambe a compasso. Abbasso lo sguardo e vedo una folta e densa foresta di peli neri e ricciuti che nascondono e difendono l’ingresso della sua vulva. Non porta le mutande. Mi chino in avanti e affondo la testa tra le sue cosce. Con le dita mi faccio strada tra i peli e mi fermo allorquando raggiungo la fessura che fa da entrata al suo scrigno. Ha due grandi labbra molto pronunciate che mi precipito a baciare strappandole un forte gemito di piacere. La mia lingua si insinua nel solco e incontrano le piccole labbra che sembrano fare da riparo all’orifizio vaginale. Una alla volta le prendo tra le labbra e le lecco e le succhio. Si gonfiano. Gabryelle lancia piccole grida di piacere. La lingua si fa strada verso l’orifizio ed entra. La muovo facendola vibrare velocemente. Lappo le pareti interne e lecco i suoi umori. Lei mi afferra la testa e la spinge contro la sua vulva. Con le dita vado in cerca del clitoride. Lo trovo. È indurito. Lo prendo e lo strizzo. Lo sego. Lei lancia un urlo e gode. Raggiunge un primo e lungo orgasmo che raccolgo con la lingua e lo bevo. Sposto la bocca sul clitoride e lo prendo fra le labbra. Lo titillo con la lingua. Lo succhio. Le pratico un pompino. Con le dita della mano le pizzico le piccole labbra gonfie e pulsanti. Un ruggito misto ad un grugnito le esce dalla gola. Ha un orgasmo che la sconquassa tutta. È un uragano di umori. La mia bocca si riempie del suo sperma. Ingoio tutto. È squisito. Mi sollevo. Mi sbottono i pantaloni. Li faccio scorrere sul pavimento unitamente agli slip. Ho il pene che sembra diventato di fuoco. Faccio scorrere la pelle verso il basso e libero il glande. Lo avvicino alla fessura. Con le dita dilato le grandi labbra e do una piccola spinta in avanti con il bacino. Il glande penetra per metà. Gabryelle lancia un grido di dolore. L’imene ha ceduto. È mia. Ho preso la sua verginità. È diventata la mia donna. Mi fermo.
“Cosa hai fra le gambe? Non fermarti. Continua.”
Do un’altra spinta ed il glande entra tutto. Il più è fatto. Il resto del pene affonda nella sua vagina. Il compito è facilitato dalla quantità enorme di liquidi di cui la vagina è piena. Mi abbandono su di lei e la bacio sulla bocca.
“Gabryelle. Amore. Finalmente. È da quando ti ho conosciuta che aspetto questo momento.”
“Amore mio. Anch’io ti ho desiderato in tutto questo tempo e non puoi immaginare quante volte mi sono masturbata pensando a questo giorno. Dai fottimi. Chiavami. Fammi godere come mai ho goduto.”
Mi rialzo e con le dita di una mano le artiglio il clitoride e lo tormento. Lei si contorce come un serpente e lancia forti gemiti. Un’altra mano le strizza una tetta. Incomincio, lentamente, a stantuffare il mio pistone nel suo cilindro. Ha lo sguardo offuscato dal piacere. Ha gli occhi aperti ma non mi vede.
“Non credevo che fosse cosi bello essere chiavate. Ti imploro non negarmi mai questa gioia.”
“Amore, sarò sempre disponibile.”
Aumento il ritmo. Il suo corpo sobbalza sotto i colpi che le infliggo. Più volte il glande urta contro l’utero strappandole grida di dolore subito soffocate da mugolii di piacere. La sua gola prorompe in un miscuglio di suoni. Gli orgasmi si susseguono uno dietro l’altro. Un forte nitrito le esce dalla gola. Il suo bacino si solleva e spinge contro il mio ventre. Sono al limite. Mi abbandono su di lei. Gabryelle mi circonda le reni con le sue gambe e in un movimento convulso godiamo insieme. Le irroro la vagina. Il mio sperma si unisce al suo. Mi abbandono sul suo corpo. Lei mi carezza la schiena. Alcuni minuti trascorrono. Mi rialzo. Sfilo il mio pene dalla sua vagina. E’ ancora duro. E’ sporco di sangue frutto della rottura dell’imene. Vado in bagno per pulirmi. Lascio la porta aperta. Dopo un po’ sento Gabryelle che dice alla madre:
“Mamma, stasera faccio tardi, molto tardi. Non stare in pensiero. Dici ad Allyson di non venire a prendermi. Mi accompagnerà Mirko a casa.”
Mette a posto la cornetta del telefono e mi raggiunge in bagno.
“Questa sarà la nostra prima notte.”
Si siede sul bidè e lava la sua pussy accuratamente. Io sono davanti a lei con il cazzo pulito e moscio.
“Però! Sei ben messo. Quanto è lungo? 20 cm? ed ha anche un bel diametro. Vienimi più vicino.”
Allunga una mano. Afferra il mio pene e mi tira verso di lei. Abbassa la testa ed avvicina la bocca al glande luccicante. Gli poggia le labbra sopra e gli da un forte e schioccante bacio. Vedo la sua lingua che le esce dalla bocca e avvolgersi intorno al glande. Senza interrompere l’azione alza gli occhi e mi guarda. I suoi occhi brillano e sono sorridenti. Il mio cazzo ha ripreso consistenza ed è diventato duro come il granito. Gabry mette in funzione la sua lingua. La fa vibrare e la fa scivolare lungo tutta l’asta del pene. Raggiunge la borsa dello scroto e aprendo la bocca l’accoglie nella sua cavità orale. Sento la lingua che lecca i miei testicoli. Li succhia. Grugnisco. Risale, leccando, lungo l’asta. Raggiunge la sommità. Dischiude le labbra e, lentamente, fa scivolare nella sua ardente bocca tutta la lunghezza del mio pene. Quanto è tutto dentro, si ferma. Lo avvolge con la lingua e lo lecca. Come faccia a tenerlo per intero in bocca è un mistero. Eppure le mie misure sono 20 cm di lunghezza x 4 cm di diametro. I suoi occhi sono sempre puntati nei miei occhi. Lentamente ritrae la bocca fino alla cima del cazzo e poi la fa scivolare veloce di nuovo verso la base. Un gioco che continua per diversi minuti. Mi sta chiavando con la bocca. Respiro con affanno. Una dolce sensazione sta salendo lungo l’asta. Sto per godere.
“Gabry, amore, sto venendo.”
Lei non smette di giocare. Non mi trattengo e dilago nella sua bocca. Una abbondante quantità di sperma le inonda la cavità orale. La beve e la ingoia. Quando i miei spasmi si fermano si dedica alla pulizia del pene, in particolare del glande. Non permette alle ultime gocce, che ancora fuoriescono dalla fessurina, di sfuggirle.
“È buono, gustoso.”
“Amore, sei stata stupenda. Non ho mai provato tanto piacere.”
“Caro, è la prima volta che faccio un pompino. Mi è piaciuto molto leccare e succhiare il tuo cazzo. Bere il tuo sperma è stato come bere uno yogurt.”
“Non credo che per te è la prima volta. La tua lingua è la tua bocca dimostrano il contrario.”
“Eppure devi credermi. È come ti dico. Non l’ò mai fatto prima d’oggi. In seguito capirai. Orsù, basta parlare. Andiamo a letto e continuiamo il discorso. La notte è ancora lunga e noi siamo all’inizio. Questa è la nostra notte.”
Mi afferra il cazzo con una mano e mi trascina verso la camera da letto. Arrivo al lato del letto con il cazzo ancora stretto nella sua mano e che ha ripreso di nuovo consistenza. Sento il sangue pulsare contro il palmo della sua mano. L’eccitazione si è risvegliata. Gabry si gira e mi da le spalle. Si china in avanti, appoggia le mani sul bordo del letto ed allarga le gambe. Il suo corpo e le sue gambe sono un angolo retto. Le rotondità dei suoi glutei sono davanti ai miei occhi. Il mio cazzo è diventato di ferro. Le vibrazioni che lo attraversano provocano una forte eccitazione.
“Vieni. Prendimi.”
Mi avvicino. Mi inginocchio dietro di lei. Con le mani le dilato le natiche. Lo sfintere e il buco del suo culo fanno la loro apparizione. Avvicino la bocca allo sfintere e lo bacio. La sento gemere. Caccio la lingua e incomincio a leccare quel roseo fiorellino. Poi, con la punta della lingua vado al centro del buco anale e tento di forzarlo. Una piccolissima parte della lingua riesce a penetrarlo. Le passo un mano tra le gambe e le artiglio il clitoride. Lo strizzo e poi le faccio una sega. Un grido le esce dalla gola. Un orgasmo l’assale. Sta godendo.
“Sì! Cooosì! È magnificooo! Sto veneeendo! È beeello!”
Quando il tremore che la pervade si acquieta smetto di baciarle il buco del culo. Mi alzo. Le porto le mani sui fianchi. Avvicino il glande alla sua vagina e con un unico colpo la penetro affondandole il cazzo tutto dentro fino alla radice. Lei lancia un grido di dolore. Mi immobilizzo. Mi chino sulla sua schiena, le passo le braccia intorno al torace e mi ancoro alle sue tette.
“Gabry, ti amo.”
Lei mette in azione i suoi muscoli vaginali e comincia mungere il pene.
“Mirko, anch’io ti amo. Mi piace molto sentire il tuo batacchio dentro la mia campana. Falla suonare. Sbattimi forte.”
Non la sapevo così troia. L’accontento. Le fiondo dei violenti fendenti in quella meravigliosa figa da farla gemere ad ogni colpo. La sento sbuffare come una cavalla lanciata a folle corsa. Un nitrito pone fine al suo e mio galoppo. Ci immobilizziamo. Il mio cazzo sta eiaculando dentro di lei un uragano di sperma.
“Amore, non muoverti, non uscire, tienilo fermo dentro di me.”
Con movimenti lenti si distende sul letto. Io sono su di lei sempre con il cazzo nella sua vulva.
“Ecco, resta così.”
Si abbandona. Avverto i suoi muscoli rilassarsi. Con la mano prendo il lembo della coperta e lo tiro sui nostri corpi. Cadiamo in un sonno profondo. Sono da poco passate le due dopo mezzanotte; una dolce sensazione mi fa svegliare. Gabry è china sul mio basso ventre e mi sta baciando il glande.
“Amore, vestiti, mi devi portare a casa.”
Lei è gia vestita. Mi alzo. Indosso i vestiti. Scendiamo in garage. Saliamo sull’auto e la porto a casa. Il tragitto è percorso in silenzio. Giunti al cancello della villa prima di scendere dall’auto mi da un bacio e una strizzata al cazzo.
“Tesoro, ti voglio avvisare che non ho presa nessuna precauzione. Questa notte hai fatto di me una donna. Grazie per quello che mi hai dato. È stato magnifico. Ricordati che non è finita. Siamo appena all’inizio. Chiamami domani.”
Scende dall’auto. Attraversa il cancello, lo chiude alle sue spalle e sparisce nel buio.
Rimetto in moto e mi avvio a casa. Domani mi aspetta una giornata che prevedo intensa.

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