Guai al bar by Valery92 [Vietato ai minori]




Ci avrei scommesso dei soldi. Ecco il signor Melandri ubriaco come un ciuchino che non riesce a reggersi in piedi. Lo vedo mentre tenta d’infilare due passi diritti uno dopo l’altro. Non ci riesce nemmeno; anche se si sta appoggiando ad un muro.

Come lo capisco; quante volte mi sono ritrovata nelle sue condizioni, quanti ricordi annebbiati mi si fanno strada nella mente. Notti sicuramente felici delle quali ho solo dei vaghi ricordi post sbronza. Quanti risvegli nei posti più impensati. Sorrido.

Eppure mi sono tanto raccomandata; solo che non mi ha nemmeno voluto ascoltare. Fabio quando si è presentato al bar un paio di ore fa aveva subito iniziato con un paio di Vecchia Romagna. Classica apertura per una serata con gli amici. Poi sono seguite un paio di birre ed infine i grappini. Oserei aggiungere grappini come se piovesse.

Io continuavo a servirlo e a ricordargli i suoi limiti. Capirai, so che è appena andato in pensione. Di solito i clienti più fedeli del bar mi danno ascolto; questa volta, però, il signor Melandri non ne ha voluto sapere e ha tracannato a più non posso. I suoi amici, invece di fermarlo lo incitavano e ci davano giù pesantemente pure loro.

Beh, che dire? E’ adulto e vaccinato ed immagino che sappia il fatto suo. Ovviamente essendo un’esperta di sbronze sapevo che sarebbe andata a finire male. L’unica cosa che speravo, mentre facevo la spola tra il balcone ed il tavolino del marafone, era quella di non dover ripulire il vomito.

Il tempo passa e finalmente chiudo il bar. Il signor Melandri se ne era andato via una mezz’oretta prima salutando tutti e facendosi pure il bicchierino della staffa. Tanto di cappello al suo fegato.

Uscita mi guardo attorno ed eccolo ancora lì; poco distante, dalla gradinata della scala che incespica su se stesso. Però che record; in tutto quel tempo è riuscito a percorrere solo qualche metro.

Mi viene da sorridere. Non ci sono più i vecchietti beoni di una volta. Povero signor Melandri. Abita quasi dietro l’angolo ma nelle sue condizioni potrebbe abitare sulla luna che non cambierebbe nulla. Non riuscirebbe mai a ritornare a casa.

Che faccio? L’aiuto?
E’ tardi. Questo è vero, ma in dieci minuti se l’aiutassi lo porterei al sicuro a casa sua. Come barista professionista ho certe responsabilità che vanno oltre il servire il caffè. Inoltre il signor Melandri è una delle colonne finanziarie portanti del bar. Ne va anche del mio stipendio.

Al bando le ciance.
– Aspetti Signor Melandri. –
Il tipo neanche sembra accorgersi di me.
– Dai che l’aiuto ad andare a casa. – Lo prendo per un braccio e l’aiuto trascinandolo verso casa.
– Ehh, ciao Valeria. –

Bene riesce ancora a riconoscermi. E’ un buon segno.
– Su forza! –
– Siii! –
Certo che pesa. Non l’averi mai detto dalla stazza. In fondo è alto quanto me.
Ad un certo punto mentre scendiamo dal marciapiede probabilmente i signor Melandri mette un piede in fallo e me lo ritrovo avvinghiato nel tentativo di non cadere.
Che faticaccia aiutare il prossimo; poi mi accorgo che mi ha messo una mano sul seno.
– Basta! – gli dico mentre mi libero della sua mano rapace. Che roba; spero solo che sia tutta colpa della caduta. Non lo sopporterei proprio che l’avesse fatto apposta.

Di fronte alla porta di casa sua tento di scuoterlo un po’.
– Le chiavi di casa! – Gli dico scandendo bene le parole.
– Ehhh? –
– Dobbiamo entrare! –
– Siii. –
– Mi dia le chiavi! –
-Siiii. –

Buonanotte, qui di questo passo facciamo l’alba e a me piacerebbe andare a letto presto questa notte. Non c’è modo di ragionare con gli ubriachi. Ma io quando sono ubriaca faccio veramente così? Che razza di dubbi; e di dubbi in questo momento non ne ho bisogno. Incomincio a spazientirmi.

Decido di prendere in mano la situazione. Non sarà proprio consono ma infilo le mani nelle tasche dei pantaloni del signor Melandri.
– Ehhh , si così! – urla inebetito il vecchio.
– Non si faccia idee strane capito? –
– Continua bella, così –

Finalmente gli trovo le chiavi e purtroppo anche qualcos’altro. Rabbrividisco alla scoperta; ma attraverso le tasche avverto nitidamente l’erezione che gli sta montando su.
Tiro fuori le chiavi schifata. Che roba adesso dovrò convivere con l’esperienza di avergli toccato il pacco anche se attraverso i pantaloni.

Non era così che mi aspettavo di concludere il lavoro. Sul serio non sono pagata abbastanza per fare anche questo. Vabbè, tanto oramai la mia buona azione è quasi finita.
Infilo le chiavi e apro la porta.
– Siamo arrivati signor Melandri. –
– Siiii! –

Evidentemente il vecchio è contento della cosa al punto di abbracciarmi da dietro mentre non gli presto attenzione.
– La smetta subito. – Gli dico.
– Siii! – Solo che non la smette e le sue mani rapaci mi tastano il seno con foga.
– Che bello. – Posso immaginarmi la sua contentezza nella misura dell’eccitazione del suo uccello che sento puntarmi sul sedere.

Mi libero della sua presa sballottolandolo a destra e a manca. Con l’equilibrio che si ritrova per fortuna ci riesco facilmente.
– Si concentri che adesso la porto a letto. – Ops; che scelta demente di parole.
– Siii! –
– Non intendevo quello. – Gli rispondo arrabbiata.
– Su entri dentro. –

Lo trascino per il braccio dentro casa. Non lo mollo per un secondo per impedirgli di avere il tempo di palpeggiarmi di nuovo. A passo di carica me lo porto dietro per la sua casa nel tentativo di trovare la sua camera da letto, buttarglielo lì sopra e poi andarmene via.

Finalmente trovo il mio obiettivo. Meno male che al terzo tentativo ho trovato la camera giusta. Stavo veramente stancandomi di trascinarmi dietro tutto quel peso.

– Si il letto! Scopiamo! – Esclama felice il signor Melandri.
Il vecchio prova a trascinarmi verso il letto matrimoniale; ma a parte graffiarmi appena un braccio incespica e finisce per puro caso sul letto senza farsi male. Con mia sorpresa noto che si è abbassato i pantaloni. Come avrà fatto a farlo senza che me ne accorgessi mentre lo trascinavo per casa.

Ma guardalo. Si è addormentato praticamente nello stesso momento in cui ha toccato il letto. Senti come russa. Fa tremare i muri della stanza. Ha fatto in tempo solo a slacciarsi i pantaloni e a rimanere in mutande ed è collassato.

Sorrido. E’ bello vedere che certe cose accadono anche agli altri. Certo che l’esperienza di toccargli il pacco e di vederlo in mutande me la sarei risparmiata veramente.
Così imparo a fare le buone azioni. Altro che deontologia professionale. La prossima volta che qualcuno si ubriaca e cade a terra al bar prendo la scopa e lo spintono fuori.

Ora è proprio ora di tornarmene a casina bella e fare la nanna. Mi trattiene solo una cosa. Il signor Melandri s’è addormentato con ancora l’erezione in bella vista contenuta dalle sue mutande. Roba da fargli una foto e farla vedere in giro al bar. Certo che la tentazione è forte.

Faccio per uscire; ma mi fermo. Sono indecisa e dubbiosa. Certo che potrei vendicarmi un pochino per essermi fatta palpeggiare mentre l’aiutavo poco prima. E se poi si svegliasse?
Mi avvicino di soppiatto. Forse non è solo spirito di vendetta; ma sono un pochino curiosa di vedere cosa c’è sotto la mutanda. Dal rigonfiamento devo dire che sembra esserci un bel pezzo di carne.

Piano, piano gli tiro giù le mutande e il suo uccello in erezione inizia svettare fiero.
Che roba; il signor Melandri ha proprio un bel cazzone. Dritto, con la cappella ben sagoma. Il colorito è un po’ pallido ma pazienza.

Istintivamente lo tocco. Al tatto è caldo e soffice, poi spingo il dito ed inizio ad avvertire la rigidità di quell’asta di carne. Non male, sembra pure bello duro.

Ma che vado a pensare? Dovrei andarmene via subito. Non oso pensare cosa succederebbe se si svegliasse da un momento all’altro. Meglio telare via subito.
In fondo mi sono presa la mia piccola rivincita. Domattina, per il signor Melandri sarà un bel mistero tentare di capire perché si è addormentato con le mutande abbassate.

Senza accorgermene stringo quel cazzo con tutto il pugno. Ne sento il calore pulsante e vado quasi in estasi sentendo di avere in mio controllo la virilità di quell’uomo. Allungo anche l’altra mano e gli afferro l’uccello. Che roba; non sono sufficienti due mani che ancora la sua cappella svetta fuori dalla mia presa.

Quel cazzo non finisce proprio più.

Lentamente inizio a segarglielo. Non so perché lo faccio. Mi viene quasi in automatico massaggiare quel pezzo di carne per sentirne la turgidezza. Cazzo sto usando entrambe le mani e me ne servirebbe pure una terza per fare un buon lavoro. Ancora non riesco a credere di aver trovato un simile esemplare di quelle dimensioni. Dovrebbe stare ad uno zoo come una tigre bianca o qualcosa di simile.

Inizio ad ansimare pure io. Certo che tra il suo russare e i mie sospiri facciamo un bel concertino. Ma è davvero possibile che ce l’abbia cosi in tiro nonostante stia dormendo?
Mi assale il panico tutto ad un tratto. Che sia sveglio e che stia fingendo? Gli sbircio gli occhi ma sembra tutto a posto. Ritorno alla mia operazione di massaggino notturno.

Mi sto accaldando tutta per non dire che sono eccitata oltremodo. Ovviamente mi sento già un lago tra le gambe e temo di essermi bagnata già da qualche minuto. Altro che fargli uno scherzo; gli sto facendo un servizietto coi fiocchi.

Sento che devo fare qualcosa alimenti impazzisco. E’ impossibile avere tra le mani una simile enormità e non usarla in un qualche modo. D’istinto gli prendo in bocca la cappella. E’ bagnata; ma sa di salato e di sudore. Che schifo, ma continuo lo stesso a slinguazzarglielo. Alla fine mi abituo al anche al sapore.

Smetto di segarlo ed inizio a fargli un su e giù con la bocca.
E’ impegnativo accogliere quel gran pezzo di carne; ma almeno ho tutto il tempo a mia disposizione.
Tempo per esplorare ogni singola vena pulsante di quell’uccello e tempo per provare a spingermelo sino in gola tutto quanto.

Ad un certo punto avverto un sapore dolciastro in bocca ed interrompo la mia opera. Che sia venuto all’improvviso? Alzo la testa allarmata per vedere se il tipo continua a dormire. Rassicurata dal suo ronfare torno ad esaminare quel liquido trasparente che cola dall’orifizio sulla cappella. Probabilmente è solo presperma.

Che roba. Sono riuscita ad eccitare pure uno che dorme. Dovrei esserne fiera. Ormai me ne potrei anche andare a casa. Dico probabilmente perché continuo a starmene sdraiata lì sul letto senza nemmeno la voglia di alzarmi.

Che mi metto a fare ora? L’istinto mi dice di continuare a stare lì a tenere compagnia a quel cazzo; la ragione mi dice che farei meglio ad andarmene oppure di trovarmi qualcun altro di più giovane con cui scopare.

Alla fine decido. Leggermente incazzata con me stessa, inizio a spogliarmi. Possibile che in certe situazioni non riesca mai a controllarmi? Ogni volta che mi eccito devo trovare sempre un modo per farmi sfondare qualcosa.

Ed ecco che mi tolgo le scarpette, i collant e le mutandine. Anche se adesso ho la micetta al vento mi sento lo steso andare a fuoco tra le gambe. Sia maledetta la mia lussuria. Salgo sul letto e mi metto a cavalcioni del vecchio di fronte al suo cazzo.

Cazzo penso tra me. Sarà una cavalcata estenuante. Mentre mi preparo mentalmente al prossimo sforzo decido di togliermi pure il maglioncino e il reggiseno. Meglio lasciarsi andare via completamente. Se mi devo far sfondare meglio farlo come si deve.

Faccio strusciare la punta del suo uccello sulle mie parti intime. Il calore del suo membro già mi raggiunge quando sono a pochi centimetri di distanza e mi manda in visibilio.
La faccio strusciare lentamente sulle mie labbra e anche sul mio buco di servizio. Quando penso di essere pronta mi calo su quell’asta di carne e mi faccio penetrare.

M scappa un urletto quando arrivo a fine corsa. Non mi capita tutti i giorni di farmi impalare da una simile mostruosità. Sentirmelo dentro e così caldo è una sensazione meravigliosa. Mi fa stare così bene che inizio a muovermi ritmicamente senza nemmeno accorgemene.

Trovo veramente strano che uno che dorma possa avere una simile erezione; ma ne frego. Continuo a scoparmelo. Non so quanto dura; ma sento già delle goccioline di sudore colarmi giù lungo la schiena e quando alla fine lo sento che viene dentro di me continuo fino a quando non vengo pure io.

Subito dopo aver raggiunto il climax mi lascio andare adagiandomi sul suo corpo abbracciandolo.
Sono esausta ma soprattutto sono affannata e pure in imbarazzo. Se si svegliasse non saprei che fare.
Probabilmente continuerei a scoparmelo tutta la notte e al diavolo le conseguenze. Temo però questa eventualità.

Ora che mi sono tolta lo sfizio, però, il mio cervello torna a ragionare lucidamente. Sarà meglio che me ne vada.
Guardo con un po’ di nostalgia il membro del signor Fabio afflosciato quasi del tutto. Gli e lo accarezzo un’ultima volta giusto per ricordo.

Zitta, zitta me la telo in silenzio.
Chissà quando il signor Melandri tornerà a sbronzarsi la prossima volta?

Questo racconto è stato letto 122 volte!

 

Clicca qui per guardare centinaia di video porno !!!

 

Ricerche Frequenti: