Giornalista di guerra by darksideof84 [Vietato ai minori]




DALLA ZONA EST DELLA FRONTIERA – Erano passati 15 giorni da quando le quattro squadre militari si erano posizionate nella zona est della città, l’unica zona non bombardata dal fuoco amico. Era la zona più alta, la prima ad essere setacciata dagli alleati all’arrivo in città. Un totale di venti soldati, 15 uomini e
5 donne avevano innalzato alacremente una sorta di ufficio con satelliti, computer e tutta l’attrezzatura necessaria per monitorare la situazione.
Insieme a loro erano presenti anche la giornalista Sara Z. ed il suo cameraman che, ogni giorno, puntuali alle ore 18, trasmettevano il servizio da mandare in onda alle ore 20 per aggiornare i telespettatori circa l’evoluzione del conflitto.

Sara non era nuova a questo tipo di missioni; era già stata in altre tre missioni in giro per il mondo e aveva ricevuto anche un’adeguata preparazione militare.
Non era mai stata di intralcio alle squadre speciali con domande o azioni inopportune, ma anzi si era sempre fatta apprezzare per la lealtà e concentrazione.

In realtà Sara si era fatta apprezzare anche per altro in un ambiente così a stragrande maggiornaza maschile. 32 anni, Alta 1.70, capelli rosso rame naturale, occhi verdi, Sara era la classica ragazza che riusciva ad ottenere un fischio di approvazione anche appena sveglia.
Gli anni di ginnastica ritmica da piccola e tutti gli allenamenti al seguito delle squadre speciali le avevano donato un fisico tonico ed aggraziato, impreziosito da un bel seno, una terza abbondante dopo che era un po’ dimagrita, e dei glutei naturalmente scolpiti.
Non si tirava indietro alle battute e agli apprezzamenti dei commilitoni, ma era sempre stata professionale e – all’interno delle tende o degli uffici militari -non era mai stata colta in fallo o aveva mostrato debolezze sui campi di guerra.

Anche in quella mattinata di apparente calma, davanti al fornelletto dove si preparava il caffè, gli apprezzamenti e le battute si sprecavano e le risate imbarazzate si seguivano leggere nell’aria.
Tutto pareva portare ad un’altra giornata di solo monitoraggio quando un’esplosione nelle vicinanze fece ridestare tutti dall’apparente torpore.

L’esplosione era stata così violenta che i muri avevano cominciato a tremare e la polvere aveva iniziato a cadere copiosamente sui monitor.
In maniera non comprensibile, i radar non erano riusciti a captare alcun pericolo e questo aveva colto alla sprovvista l’intera squadra.

La struttura iniziava a perdere pezzi ed il comandante in capo alla missione aveva messo in allerta tutti: l’edificio andava sgombrato, bisognava raggiungere le grotte più a nord quanto prima per mettersi al riparo e chiamare soccorsi.

In gruppi di cinque tutti avevano lasciato ordinatamente, ma in maniera veloce l’edificio muovendosi a nord. Sara, il cameraman ed altri tre commilitoni chiudevano il gruppo, loro erano sempre dietro sul fronte.
Le squadre erano in salita quando una scarica di proiettili si era stampata proprio a due passi da loro. Alcuni commilitoni erano caduti colpiti da queste schegge impazzite; altri avevano cominciato a correre a nord venendo bloccati da velocissimi mezzi corazzati dei nemici.

I nemici avevano tirato l’imboscata giocando con un effetto sorpresa e nuovissime tecnologie invisibili.
Nel caos generale, con più della metà della squadra a terra o bloccata, Sara invece di aspettare disposizioni dai militari rimasti e scappare insieme a loro, aveva preso il braccio del cameraman fiondandosi entrambi verso sud, dall’altro lato rispetto al blocco nemico.
Non avevamo lasciato contatti, non avevano avvisato nessuno, solo fuga senza ritorno.
Nella corsa si era sentito un unico rumore, secco, pesante. Il cameraman di Sara, un colosso d’ebano di 195 centimetri, era crollato per terra, colpito alla testa da qualche pallottola nemica esplosa nelle vicinanze.

In preda al panico, Sara aveva cominciato a correre senza sosta, andando sempre a zig zag come le avevano insegnato per non dare punti di riferimento ad eventuali cecchini appostati. Sara correva, correva, correva, senza girarsi mai, sguardo fisso in avanti con le mani saldamente premute contro il suo zaino.

Dopo un tempo indefinito, probabilmente di 30-40 minuti, Sara si era accorta di essere in una zona deserta. Solo tanti cumuli di macerie si estendevano per il territorio, con un paio di palazzi ancora parzialmente intatti che si vedevano a brevemedia distanza.

Le esplosioni avevano creato dei crateri naturali che potevano fungere anche da protezione o accampamento in momenti di urgenza.
Sara si era lanciata in quello che le era sembrato il posto migliore…un palazzo parecchio demolito che però manteneva delle zone chiuse ed ancora un piano apparentemente in decenti condizioni che le avrebbe permesso meglio di vedere verso l’esterno.
Era sola, l’unica cosa che poteva fare è drizzare bene le orecchie e non farsi beccare e guardare tutto e tutti da quella sorta di soppalco coperto.
In una zona così povera di nascondigli, correre in questo momento non era così utile.

Sara si era accovacciata, slacciando lo zaino e saldando per bene il giubbotto antiproiettili. Aveva caldissimo, moriva di caldo, ma per niente al mondo si sarebbe tolta il giubbotto. Il suo seno sembrava esplodere contro il giubbotto a furia del respiro affannoso, le mancava l’aria, ma tenne duro.

Tirò fuori il suo binocolo e gli occhiali da vista lontana per cercare di perlustrare l’aria dalla sua zona.
Le uniche zone monitorabili, a parte le pianure ed i crateri, erano i due edifici ancora in piedi.
Erano abbastanza vicini per poter vedere bene dalle finestre, almeno i piani inferiori. Quel binoloco poi era un prodigio della tecnologia, gentile concessione del comandante della squadra.

Il primo palazzo era parso da subito vuoto. A dir la verità si potevano ben vedere alcune sagome di persone probabilmente decedute all’interno, sporche di sangue.

Nel secondo palazzo invece Sara aveva notato subito attività. Al secondo piano, un po’ più in alto rispetto alla sua posizione, si vedevano delle guardie che camminavano avanti ed indietro dietro le vetrate delle finestre.
Al primo piano, quasi alla sua altezza di vista, invece una stanza era completamente buia ma, alla vista dell’altra, rimase completamente esterefatta.

Quello che riusciva a vedere non aveva senso a prima vista. Vedere un sedere femminile nudo era l’ultima cosa che poteva aspettarsi.
Ed invece era quello che vedeva. Una donna, con buona parte del vestito militare ormai a stracci, giaceva a 90 gradi su un letto.
Le gambe erano divaricate, c’erano delle catene che partivano dal letto e bloccavano i piedi.
Non era possibile vedere il viso della donna visto che era bloccata in una sorta di giogo, di ghigliottina che teneva bloccate testa e braccia.

Quello che Sara vedeva l’aveva turbato…la donna presentava un cuneo anale ben impiantato tra le chiappe e dei morsetti collegati da una catenella che apparivano su un seno cadente che doveva essere molto grosso.
La vista di una guardia armata qualche metro più a destra della donna l’aveva fatta sobbalzare e nascondere un po’ meglio tra le rovine del palazzo, ma non riusciva a togliere ad allontanare lo sguardo da quello spettacolo irreale.
In un lasso di tempo che poteva essere una mezzora non era capitato niente, sembrava di vedere un quadro bondage.
All’improvviso però Sara vide entrare altri 3 uomini nella stanza ed iniziò ad avere paura.

Uno dei 3 uomini era vestito di bianco, sicuramente oltre i 185 cm, molto moro di carnagione ma dall’aspetto curato, nonostante i capelli e la barba lunghi.
Gli altri due invece sembravano degli energumeni di colore, stessa altezza ma portamento molto più militare; erano pesantemente armati.

I due militari si misero ai lati della ghigliottina, un terzo militare arrivò correndo riferendo una informazione all’orecchio dell’uomo in bianco e poi sparì.
L’uomo in bianco invece si mise leggermente al lato della donna e cominciò ad accarezzare con premura il sedere della donna immobilizzata.

Aveva dei modi gentili, accarezzava in senso circolare, entrambi i glutei, con una mano o due, in maniera sempre più marcata ma pacata.
Dal suo punto Sara vide che l’uomo spostò le mani tra le gambe della donna, iniziando a stuzzicarla lentamente. La donna cominciò subito a dare segni di risposta dibattendosi.

L’uomo continuò il trattamento per diversi minuti, con la donna che si dimenava come un cavallo pazzo. Era stato sempre regolare nel movimento, ma continuo, deciso, senza sosta. Sara con il suo visore aumentato vedeva con che dovizia l’uomo entrava nelle grandi labbra, lentamente, e poi toccava le piccole labbra in un moto perpetuo, infinito, con la donna oscenamente piegata ed in mostra.

Sara aveva iniziato a pensare all’effetto che potevano fare quelle mani sulle parti intime indifese per così tanti minuti ed ebbe un brivido.
Lei amava questo tipo di trattamento, impazziva quando l’uomo si dedicava a lei con la lingua o con le mani alle sue parti intime in maniera così lenta e continuata. Avrebbe supplicato, in un altro momento, di ricevere quel trattamento.
Sara era a disagio tra quello che vedeva ed il calore che iniziava a provare. Non poteva sentire la voce della donna, ma era sicura che non fosse in silenzio.

L’uomo in bianco aveva messo una mano sul cuneo anale, mentre con l’altra aveva preso palesemente a sditalinare la donna che sembrava indemoniata.
Più le stuzzicava la passera e più tirava fuori il cuneo lentamente. Sembrò un processo interminabile, Sara iniziava a provare emozioni stranissime a quella
vista, l’uomo era vicino alla conclusione ma era estenuante nell’attesa.
Sara si domandava da quanto fosse lì la donna e quanto dolore le procurasse quell’arnese nel sedere.
Dopo pochi secondi, l’uomo estrasse l’arnese dal sedere della donna; era un cuneo di dimensioni notevoli, tra le chiappe la donna mostrava una notevole apertura anale adesso. Ma la cosa che lasciò basita Sara era che la donna si lanciò in un orgasmo notevole…la vide tremare e poi praticamente
aveva iniziato a gocciolare umori, quasi a squirtare mentre l’uomo le massaggiava con cura il sedere.

Sara era confusa, aveva caldo, aveva iniziato a tremare pure lei…tutta quella situazione l’aveva presa alla sprovvista e, senza quasi essersene accorta, aveva avuto una sorta di orgasmo pure lei. La situazione surreale le aveva scombussolato l’autocontrollo, non capiva il perchè ma si sentiva bagnata tra le
mutande e non era perchè era sudata dopo la corsa.
Sara non era analmente vergine; aveva provato con 2-3 partner l’esperienza da dietro con alterni risultati. Col primo uomo non le era dispiaciuto, col secondo aveva detto basta, mentre il suo collega afro americano a new york qualche tempo prima l’aveva quasi spaccata per la foga e le dimensioni facendola però godere, ma da quella volta non aveva più provato.
Ma non dispiacere era un conto…godere di riflesso di una situazione vista era un’altra cosa e lei era sbalordita.

La situazione le aveva fatto perdere il controllo della sua mente, del suo organismo, ma anche della situazione intorno a lei.
Con un secondo di ritardo sentì qualcosa in vicinanza, il tempo di capire cosa fosse ed una mano l’aveva presa mettendole un bavaglio alla bocca con un qualcosa di odore poco gradevole.
In pochi secondi Sara aveva perso l’equilibrio e pian piano era svenuta. Sara era stata scoperta e catturata.

(continua…)

PS: spero che la prima parte del racconto vi sia piaciuta. Adesso penserò a come andare avanti, ho una mia idea in testa ma chissà…
Spero di ricevere commenti, pareri, critiche e chissà….anche qualche dritta sul proseguio della storia. Grazie in anticipo!!
Mail: darksideof84@libero.it

Questo racconto è stato letto 363 volte!

 

Clicca qui per guardare centinaia di video porno !!!