Ginevra e Carlo seconda parte




Questa mattina Ginevra si è svegliata di cattivo umore, il troppo caldo la spossa e qualche triste incubo avrà disturbato il suo leggero sonno notturno.
Questa mattina Ginevra è così fuori di sé che quasi fatica a riconoscersi, lei che ha sempre una calma quasi sovrannaturale, lei che è sempre pronta a sprigionare buon umore da ogni delicato poro della sua pelle.
Ginevra oggi è turbata, ed ogni volta che si sente così, preferisce spegnere il telefono, chiudere le persiane e rimanere a letto.
Così si distende, si mette comoda e inizia a rilassarsi respirando profondamente, quei respiri iniziano a stuzzicarla, inizia a sentire il suo fiore del deserto reclamare forti attenzioni, ha quasi degli spasmi, così con molta naturalezza inizia a masturbarsi, si concede delle coccole piuttosto violente, tortura il suo pezzo di carne magica con movimenti folli, lo rende violaceo, succoso, bramoso, Ginevra esplode in un primo orgasmo al quale non da il tempo di cessare che è subito lì, nuovamente alla presa con nuove ed insistenti carezze su se stessa, è folle di desiderio, si muove a scatti sul suo letto, stropiccia le lenzuola tra le sue mani, i suoi respiri affannosi e i suoi sensuali lamenti echeggiano per tutta la casa , le goccioline di sudore scivolano tra i suoi abbondanti seni e contornano un delicatissimo neo che si trova tra questi.
Si dimena su quel morbido letto per altre due volte, per Ginevra toccarsi era diventato un modo per sfogare le sue frustrazioni, al quarto frenetico orgasmo la ragazza era esausta, sfatta, bellissima ma dannatamente scomposta, cadde così in un profondissimo sonno, con la sua vestaglietta aperta e con il suo fiore scoperto velato da una sottilissima e curata peluria.
Qualche ora dopo Carlo rientrò in casa dopo un’udienza, entrò in camera e la vide…
Sembrava una delicata ninfa dei boschi, così gettò la sua costosa giacca sulla sedia, si sfilò la cravatta e sbottonò la camicia bianca perfettamente stirata, il suo attillato pantalone da completo blu notte era diventato ancora più stretto, era possibile tracciare dall’esterno, la forma del suo membro che verteva verso l’alto, Carlo si avvicinò, iniziò ad odorarla, fece scivolare le sue grandi mani sulla sua vestaglia di seta color cipria, i capezzoli erano ancora turgidi, il respiro quasi irregolare, si fermò con la sua mano sulla sua pancia, e pian piano si avviò verso l’interno coscia della ragazza, erano ancora sudaticce, in Carlo scattò un istinto animale, desiderava da matti quel bocciolo, ma non voleva svegliarla, così, delicatamente, iniziò a leccarla, ad assaporare i suoi dissetanti umori, a succhiare il suo clitoride e a mordicchiare le sue labbra, Ginevra percepiva ma non faceva nulla per svegliarsi, era senza forze, Carlo era affamato, iniziò così a toccarsi ammirando quel morbido corpo, quei lunghi capelli biondi, quelle definite labbra, si masturbò con foga, nella stanza si percepivano i suoi respiri e il suono dello sfregamento del suo membro tra le sue mani, il fatto che Ginevra fosse ignara di tutto e dormisse beata lo eccitava ancora di più è così decise di aumentare la velocità dei suoi movimenti ed esplose sul suo latteo pancino con un selvaggio grugnito lasciandosi poi cadere su di lei, impiastricciando anche il suo di corpo, e svegliando Ginevra, la quale mise le mani tra i suoi capelli, iniziò ad accarezzarlo con fare delicato e interruppe il silenzio con un
“Bentornato amore.”

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