Fremito caldo




Il tempo passò velocemente, giacché senza accorgermene si era fatto tardi. Lui m’invitò a uscire in settimana, io accettai senza esitazione e ci accordammo in tal modo per il lunedì seguente. Nell’attesa di quell’incontro, i giorni non passavano mai e non ci sentimmo neanche per scambiarci appena due parole. Io non potevo fare a meno di ragionare e di riflettere sull’accaduto, poiché ero ripetutamente assorta, distratta e pensierosa da quel mulinare di quegli episodi che affollavano e che occupavano gran parte della mia mente: era tutto così avvincente, bizzarro e coinvolgente. Io non lo conoscevo, non c’eravamo quasi parlati, avevamo soltanto ballato, eppure mi sentivo così attratta, conquistata e tentata da lui. Solamente adesso in realtà, a fatti avvenuti, capisco che ciò che provai quella prima sera, incrociando il suo sguardo e sentendo il calore del suo corpo, non era altro che un assaggio, un pezzettino di ciò che avrei vissuto in seguito nelle lunghe notti insonni passate a fare l’amore, a eccedere e a travalicare.

Nei giorni che seguirono io lo sognai di frequente anche con gli occhi aperti, giacché volevo le sue labbra scorrere in ogni centimetro del mio corpo. Il giorno tanto atteso pigramente arrivò, cosicché mi recai al nostro appuntamento segreto con una stretta allo stomaco e la paura che lui non si presentasse. Arrivai sul posto, lui era già lì ad attendermi. Lo riconobbi da lontano, perché i suoi tratti erano caratteristici, inconfondibili, così mentre m’avvicinavo ricominciai a provare in un velocissimo susseguirsi di aggrovigliate sensazioni, tutti qui piacevoli malesseri e inesplicabili turbamenti che provai la sera del nostro incontro. In seguito uscimmo per cenare e questa fu l’unica volta che andammo a spasso per mettere in atto qualcosa insieme, senza ricadere inevitabilmente e irreparabilmente nel sesso più sfrenato. Dopo quella cena, la sera stessa andammo a casa mia, dove imparammo subito a conoscerci e a scoprirci. Lui fu istintivo e spontaneo, dato che lui capì subito che io avevo bisogno d’un uomo esigente, imperioso e perfino prepotente, dato che non esiste nulla per me di più accattivante e piacevole.

Io gli offrii da bere, lui non rispose però alla mia offerta, s’alzò, richiuse la porta del frigorifero e mi bloccò contro di essa. All’improvviso mi era completamente addosso. Il suo viso era acceso e azionato da una passione e da un trasporto che non avevo mai conosciuto né sperimentato prima, il mio corpo era eccitato e teso oltremisura. Ricordo per bene ancora la sua lingua calda e umida che mi leccava le labbra e si ritraeva quando io cercavo di baciarlo. Lui slacciò i laccetti del mio abito che cadde tra l’altro senza incontrare ostacoli ai miei piedi. Gli unici indumenti che mi rimanevano addosso erano i miei sandali vertiginosi, un perizoma molto provocante e la mia pelle profumata all’aroma di vetiver. Lui mi sfilò il perizoma fino a lasciarlo cadere insieme al vestito, si chinò e inizio ad accarezzarmi e a leccarmi, salendo sempre di più fino ad arrivare in mezzo alle mie cosce, tenuto conto che le accarezzò con dolcezza, quindi mi spinse un dito in mezzo alle gambe e mi strofinò il clitoride, finché non mi sentii totalmente bagnata. Successivamente afferrò una candela e con essa continuò a masturbarmi, io avvertivo un corpo freddo e rigido dentro di me che mi spingeva contro la parete compatta e ruvida su cui ero appoggiata. Una sensazione indubbiamente forzata e innaturale che però mi piaceva molto, in quanto mi faceva desiderare il suo membro e il suo corpo. Io mi sentivo violata, liberata e nello stesso momento immensamente eccitata, per il fatto che avevo perduto qualsiasi contatto con la realtà, io ero sua complice, disposta e pronta a dargli qualsiasi parte del mio corpo avesse desiderato.

Lui si rialzò senza staccare la lingua dalla mia pelle, mi sollevò fino ad appoggiare il mio sesso caldo, gonfio e umido contro il ruvido tessuto dei suoi jeans, mi collocò sul tavolo con vessazione, mi leccò e mi morsicò selvaggiamente, dopo si tolse i pantaloni, adesso era pronto. Sarebbe stato però tutto troppo facile, poiché ormai i ruoli erano stati tacitamente assegnati. Lui doveva dirigere il gioco, io d’altro canto non desideravo altro che calarmi nella parte della prostituta. In quell’occasione iniziai a cercare il suo pene, dapprima lo leccai con l’avidità d’una bambina che si gusta il suo gelato con il suo sapore salato e dolciastro, infine il suo calore mi rese ingorda e smodata. Lui mi penetrò la bocca quasi soffocandomi, visto che si muoveva dentro di me lasciando di tanto in tanto un po’ del suo sperma. Gli odori dei nostri corpi e il lezzo sviluppato dal nostro sesso, riempivano l’ambiente e aleggiavano nell’aria in una miscela esplosiva e sensazionale, perché tutto ciò era per me e credo anche per lui come un’autentica, inattesa e meravigliosa droga.

Lui non si concesse fino a quando io non glielo chiesi quasi in maniera supplichevole. Fu come un mare inquieto e tempestoso, giacché m’invase ripetutamente sul tavolo, sul letto, in ogni angolo della casa e del giardino, nel momento in cui i nostri corpi sudati scivolavano l’uno sull’altro, in un alternarsi di furia, di passione e di tenerezze. Nessuna parte dei nostri corpi rimase inesplorata. Io ricordo che mi deliziai nelle carezze del suo corpo bruno, provando qualcosa che era quasi un totale conforto, una gioia perfetta, poiché fu un’esperienza indimenticabile e magnifica. Imparammo a conoscere i nostri vizi che ci resero schiavi l’uno dell’altro, e che nei momenti di lontananza ci portavano a una sorta di delirio e d’esaltazione, quasi di fanatismo.

Questo nostro primo incontro a dire il vero fu unicamente l’inizio d’una serie di lunghe e segrete notti trascorse insieme. Ci vedevamo di continuo più spesso e alle ore più strane, non vi erano né norme né regole, i nostri corpi erano come due poli che s’attraevano e si cercavano, perché più il tempo passava e più ci facevamo avvolgere dalle perversioni.

Ancora oggi, non riesco a circoscrivere e a definire la sottile linea di confine tra la depravazione, la dissolutezza e la passione che alimentava il nostro rapporto, e non capisco come potevo accettare e persino gradire di lasciarmi andare a fantasie di stupro, non soltanto accondiscendendo ai suoi giochi di potere maschile, bensì arrivando a goderne. Come tutti gli eccessi e le sregolatezze, anche la nostra relazione era destinata a morire e finì.

A distanza di tempo però, nonostante la regolarità che tutto ciò non esiste più, e per le strade diverse che le nostre vite hanno intrapreso, capita ancora oggi che la lusinga e la tentazione d’andare e di procedere contro natura e di tradire, sia per noi troppo forte da contrastare e da resistergli, sia per la complicità della notte sia per il fatto che i nostri corpi si riuniscano, per calmare e per mitigare un desiderio esagerato e smodato che ci consuma e che ci rende simili.

{Idraulico anno 1999}

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