Francesca e il Preside by nellabuca, francylamaiala [Vietato ai minori]




Note:

Per qualunque cosa, potete scrivermi a nellabuca@hotmail.it

Era il primo giorno d’inverno, ma il freddo tardava a venire. Era passato mezzogiorno, le lezioni erano finite e studenti e professori si erano radunati in aula magna per scambiarsi gli auguri di buon natale e mangiare insieme una fetta di panettone a buon mercato. Francesca, dopo aver accompagnatola sua classe, aveva lasciato che i ragazzi e le ragazze si disperdessero, e se ne stava in un angolo, con il suo bicchiere di vino bianco del supermercato, aspettando che il marito Federico venisse a prenderla per portarla a casa e finalmente partire.
Osservando la folla di ragazzi e professori dal suo angolino, non poteva che complimentarsi con se stessa: era senza dubbio la più carina della scuola. Nessuna femmina, nemmeno tra le ragazze, era riuscita a mettere insieme una mise sexy ma discreta come la sua: abito di lana dal collo alto e coprente, di un bel color rosso natalizio, calze velate bianche autoreggenti (ma ovviamente nessuno lo sapeva) e stivaletti bassi scamosciati. Avesse avuto i capelli più corti, qualcuno avrebbe potuto scambiarla per un elfo di babbo natale .
Mentre osservava i suoi colleghi, il suo sguardo incrociò quello del Preside, il professor Rigamonti, un uomo alto e sempre legante, dai capelli e barba bianchissimi e dagli occhi d’un blu profondo. Francesca sorrise e il preside sollevò il bicchiere nella sua direzione.
Quando Francesca rispose al brindisi, il Preside lasciò il suo bicchiere in mano alla bidella Lucia che gli stava a fianco e attraversò lentamente la sala nella sua direzione. Nello stesso istante Federico, il marito di Francesca, era entrato dal fondo buio dell’Aula magna, e dopo un breve istante di smarrimento l’aveva notata appoggiata a una colonna.
I due uomini arrivarono da Francesca nello stesso momento.
“Professor Rigamonti, ho già avuto occasione di presentarle mio marito Federico?” Francesca sfoggiò un bel sorriso. Il Presideo, molto formale ma a proprio agio, accennò appena un inchino.
“E così lei è il marito della nostra Francesca… il piacere è mio” qualcosa nel tono del Preside disturbava Francesca. forse il modo di calcare sulle parole “nostra” e “mio”… forse il tono profondo ma limpido della voce di quell’uomo austero -che dopotutto era il suo capo. Federico, a confronto, sembrava miserabilmente impacciato mentre blaterava qualche discorso inconcludente sul tempo.
“Certamente, è vero che non fa tanto freddo per essere quasi Natale” rispondeva intanto il Preside con la sua voce quasi ipnotica “ma questo ha anche dei vantaggi. Ad esempio l’abitino scelto da sua moglie è davvero delizioso, non trova?”
Francesca divenne paonazza. Non solo le parole, ma anche lo sguardo e il tono del Preside erano tremendamente invadenti. Per un istante credete che Federico lo avrebbe preso a ceffoni davanti a tutti. Era ciò che qualunque marito avrebbe fatto. La sua risposta invece fu un patetico
“Ehm… beh… sì è davvero carina” Francesca ebbe un tuffo al cuore. Che delusione! Mettersi tutta in ghingheri per non essere minimamente apprezzata, nè difesa, dal proprio uomo!
“Signor Federico, non mi sembra che lei apprezzi sua moglie come dovrebbe!” sbottò il Preside con un tono di paterno rimprovero che fece sentire entrambi i coniugi come bambini dell’asilo. “Avanti Francesca, girati, fa’ vedere a tuo marito che uomo fortunato è!”. Francesca sollevò le guance con un sorriso di sfida e di soddisfazione e fece un rapido giro su se stessa, mostrando al marito, ma inevitabilmente anche al preside, il proprio sedere, magnificamente incorniciato dall’abito elasticizzato. Seguì un momento di imbarazzato silenzio, rotto infine (non prima di un soddisfatto indugio) dal Preside.
“Grazie Francesca per esserti mostrata così generosamente! Siamo sicuri che anche al ritorno delle ferie avrai un abito come questo, o anche più corto”. L’insolenza del preside si era fatta più audace. Francesca fissò il marito allibita, ma lui non potè che abbassare lo sguardo. MA che diavolo stava succedendo? Sempre più soddisfatto della propria sicumera il Preside incalzò la coppia “Sapete cosa mi sto chiedendo? Se queste calze bianche che avvolgono le cosce della nostra Francesca siano autoreggenti. Beh, di certo il marito lo saprà. Lo sa, vero?” Federico, bianco come un cencio, riuscì solo a balbettare un “no”, al quale il preside rispose severamente: “Male, molto male. Un vero peccato”.
Francesca si sentiva violata, umiliata e non difesa dall’uomo della sua vita. Faticava a trattenere la rabbia nei confronti del suo debole marito, e il Preside se ne accorse.
“Dai Francesca, non te la prendere. Andate a casa, rilassatevi. E pensate a me durante le vacanze. Buon Natale” disse il Preside, lasciandoli soli.
“Sei un coglione” sbottò Francesca una volta chiuse le portiere della macchina. “Ma come cazzo fai a lasciare che tua moglie sia trattata così in pubblico?!” schiumava di rabbia, e il suo povero marito era quasi sull’orlo delle lacrime. “E io che mi ero anche messa le autoreggenti per farti una sorpresa… che cretino che sei!”

Le vacanze natalizio passarono tra feste e parenti. Francesca non potè fare a meno di riandare spesso con la mente a quell’ultimo incontro con il Preside… e a volte le capitava di pensare che ciò era proprio quello che il Preside le aveva ordinato di fare, cioè di ricordarlo durante le vacanze. A volte si bagnava., altre volte si sentiva sciocca. Ad ogni modo, quando il sette di Gennaio venne il momento di scegliere l’abito per tornare al lavoro, non ci pensò su nemmeno un secondo, e scelse un altro abito, questa volta color prugna e più corto di quasi una spanna, le stesse calze bianche coordinate con l’intimo di pizzo e due bei stivali neri che le arrivavano al ginocchio. Chissà se vedendola andare a scuola conciata a quel modo Federico avrebbe detto qualcosa. Francesca si disse che se il marito le avesse detto qualcosa, se si fosse lamentato di questa mise fin troppo osè, allora si sarebbe cambiata. Lui ovviamente non lo fece. Si limitò a fissarla e farsi venire una patetica erezione che durò per tutto il viaggio in macchina. Ad un certo punto lui sembrava implorarla, con quegli occhioni da cane bastonato, di fargli almeno una sega al volo prima del lavoro. Fu con un certo orgoglio che Francesca finse di dormire per tutto il tragitto e scesa dalla macchina sculettò abbondantemente, sperando che il marito e chiunque altro la vedessero agitare il sedere.
Ovviamente Francesca attirò parecchi sguardi. Tutti i ragazzi (e anche alcune ragazze) del liceo sognano una prof sexy, e quel giorno Francesca sembrava scesa dal cielo per turbare le loro fantasie già sconvolte dagli ormoni. Con un misto di sollievo e delusione, però, non incontrò il preside. Per le prime quattro ore si limitò a far inturgidire qualche cazzetto ripetente. Ci stava anche prendendo gusto.
La quarta ora era buca, e mentre tutti i suoi colleghi rientravano in classe, Francesca di diresse alle macchinette per prendere un caffè. Lì, quasi ad aspettarla, c’era il preside, che ancora chiacchierava amabilmente con la bidella Lucia.
“Oh, vedo che la nostra Francesca si è comportata bene! Vedi, Lucia, le avevo fatto notare come avremmo gradito un abito più corto, ed eccola qua, con un abito più corto. Hai passato buone ferie, Francesca?” Per una volta il sorriso del Preside sembrava gioviale e accogliente, invece che manifestare la solita severità, così Francesca rispose al sorriso e prese il suo caffè.
“Ma che begli stivali” intervenne Lucia, una signora bionda e molto in forma per la sua età “dove li hai presi? sai che hai davvero gusto?” prima che Francesca potesse rispondere, il Preside la zittì.
“Giocate allo scambio d’abiti un’altra volta. C’è una cosa più interessante che vorrei discutere. Sai Lucia, la nostra Francesca mi ha fatto sollevare un dubbio, l’ultima volta che ci siamo visti. Mi chiedevo se le calze che indossava, che per caso sono le stesse che ha oggi, fossero o no autoreggenti” Francesca era impietrita. Sentir parlare di se stessa così, in terza persona, come un oggetto… era esterrefatta, oltraggiata.
“Non lo so, proviamo a chiederglielo” rispose Lucia con un sorriso tenero.
“Sciocchezze. Non vedi come è impallidita? Non saprebbe spiccicare una parola neppure se lo volesse. Guarda” e, rivolgendosi a Francesca, scandendo le parole come se parlasse a un bambino “alza – il – tuo – abito. Mostraci – l’elastico”. Le dita di Francesca corsero al bordo dell’abito, ma rimase immobile, come di sasso.
“Vedi” fece il Preside, riprendendo il suo modo austero “devo fare tutto da solo” e steso un dito lo fece scivolare sotto l’orlo dell’abito, sollevandolo di alcuni centimetri. Francesca non fece resistenza alcuna, lasciò che il Preside mettesse in mostra l’elastico di pizzo bianco della sua calza sinistra.
“Come pensavo” disse il Preside, e fece per andarsene “Ti aspetto nel mio ufficio alle due”.

Le ore successive furono una specie di sogno per Francesca. Non capiva più nulla, e le parole del preside le rimbombavano nella testa. Fu un sollievo quando l’ultima campanella suonò, i ragazzi uscirono e lei potè accasciarsi sulla sedia dietro la cattedra. Entrò Lucia, spingendo il suo carrello, per pulire la classe.
“Allora che farai?” chiese la bidella con nonchalance mentre passava lo scopettone. “Come?” fece Francesca, con l’aria di chi si è appena svegliato. “Tra meno di mezzora hai un appuntamento con il Preside, ci andrai o no?” ripetè Lucia, senza smettere di lavorare.
“Non lo so. Tu che dici?” “Beh, io ci andrei, dopo tutto è lui che comanda… ma sta solo a te decidere. Sei ancora in tempo” e qui Lucia le fece l’occhiolino “a proposito, ho visto che hai davvero delle belle calze. Potrei fotografarle? voglio prenderle uguali… sai a volte sotto questa brutta tuta nera mi piace indossare qualcosa di sexy… ma tu capisci di certo”. Francesca non si rifiutò. Lucia le fece cenno di alzarsi e di mettersi davanti alla cattedra, poi le chiese con gentilezza di alzare l’abito. Francesca questa volta ubbidì, e lo sollevò fin sopra la vita, scoprendo autoreggenti e slip.
“Ma che meraviglia di intimo coordinato! è anche un po’ trasparente vedo… che chicceria”
“Ti piace? sai, mio marito non lo sa apprezzare”
“e che importa? aspetta che scatto… ecco fato. Ah, dimmi anche il negozio, per favore”
“Certo, ho anche un biglietto. Senti, mi terresti la borsa? devo andare dal preside e non so dove metterla”.

Alle due in punto Francesca bussò alla porta del preside.
Aveva il cuore in gola. Le due chiacchiere con Lucia l’avevano distesa, ma non abbastanza da farle sopportare quella terribile sensazione di groppo in gola, data dal misto di paura ed eccitazione che la dominava mentre con le nocche batteva su quella porta.
Toctoc.
Francesca si rilassò. Ormai, era fatta
“Entra pure, Francesca, e lascia aperta la porta. Tanto ormai nella scuola c’è solo Lucia”ù

Il Preside era seduto alla sua scrivania, comodo e sornione, illuminato dalla grande finestra alle sue spalle. Teneva i gomiti sul tavolo e le dita incrociate. I suoi profondi occhi blu scrutarono francesca in profondità.
“Oggi” iniziò “Oggi mi hai deluso, Francesca. Mi hai costretto a sollevarti l’orlo dell’abito con le mie mani, quando ti avevo ordinato di farlo tu stessa. Non voglio ripetermi, quindi ora lo farai tu”. Il cuore di Francesca le batteva talmente forte che poteva sentirlo, come un rombo nelle orecchie. Sapeva che ubbidire a quell’uomo affascinante e padrone di sè e della situazione avrebbe significato diventare sua. sapeva che non ci sarebbe stato modo di tornare indietro -senza capire dove avesse trovato il coraggio di farlo, afferrò l’orlo del vestitino e se lo sollevò.
Il preside di alzò in piedi, stiracchiandosi come un vecchio gatto bianco. “Bene bene. Ora vediamo un po’ cosa c’è qua” e si sedette sul bordo della scrivania, a meno di un metro da Francesca. Allungò la mano, pigiando l’indice contro una macchia scura al centro degli slip raffinati della professoressa.
“Sei bagnata” constatò. Francesca si sentiva come svenire. Se non fosse stato per la guida delle sue parole…. ma per fortuna il Preside proseguì: “Hai avvisato tuo marito Federico che sei qui, e che farai tardi?”
“N-no” riuscì in qualche modo a dire Francesca, la cui gola era secca e chiusa (tutto l’opposto del suo intimo, che si faceva sempre più caldo, umido e aperto).
“Inaccettabile! Semplicemente inaccettabile! Una moglie non può comportarsi in questa maniera. Bisogna provvedere. Inginocchiati” come ipnotizzata, Francesca si mise in ginocchio. Ora aveva gli occhi all’altezza del ventre del Preside, e ne ammirava l’eccitazione.
“Lucia!” Gridò il Preside all’improvviso. La entrò immediatamente, come fosse stata lì in attesa. Aveva in mano la borsa di Francesca, che porse al suo capo.
“Resta qui, Lucia, fa’ qualche foto” disse il Preside aprendo la borsetta di Lucia e frugandoci dentro come fosse roba sua “Eccolo” disse infine.
“Il tuo telefono, Francesca. Chiama tuo marito e spiegagli la situazione”
Francesca compose il numero e aspettò che Federico rispondesse. Non appena si sentì la voce del marito dall’altro capo del ricevitore, il preside si slacciò la giacca.
“Ciao tesoro…” disse Francesca, con voce tremante, e il Preside finì di sbottonarsi.
“No niente… scusa se non ti ho chiamato prima ma…” Francesca fissava con terrore e desiderio il Preside togliersi la giacca e la cravatta e porgerle a Lucia.
“…è che oggi non posso tornare a pranzo…” il Preside si sfilò la cintura con un gesto rapido e minaccioso.
“….devo restare a scuola, scusa, ci vediamo più tardi…” il Preside si slacciò i pantaloni…
“…avevi cucinato… scusa… non non posso…” …e ne estrasse un cazzo già duro, grosso, venoso, umido e teso.
“…scusa…” Francesca si sentì portar via il telefono di mano (era Lucia) ma fece appena in tempo a rendersene conto: il Preside le afferrò la testa con la mano destra e il collo con la sinistra, la piegò in avanti e le spinse il cazzo giù per la gola.
Francesca ribaltò gli occhi e si lasciò scopare la testa, ubbidendo mollemente alla ferrea volontà del suo padrone. Aprì la bocca al massimo, spinse in fuori la lingua, ignorò il riflesso che le diceva di vomitare (ma tanto le mani forti e decise del Preside non glielo avrebbero permesso) e si godè quel cazzo stupendo che la trattava nel modo in cui, lo sapeva, si meritava di essere trattata. Ebbe un orgasmo.
Il Preside le gettò un fiotto caldo di sperma giù per la gola, la strinse ancora più forte lasciandole lividi e segni sul collo. Inarcò la schiena e lanciò un rantolo, prima di spingere via il corpo di Francesca e tornare a sedersi.
Accasciata, col fiatone, le lacrime agli occhi e la mascella dolorante, Francesca lo fissò, tremante. Tremava anche lui, e sorrideva.
“Rialzati” a fatica, aiutata da Lucia, Francesca si rimise in piedi, a stento ferma sulle gambe tremanti.
“Allora, levati le mutandine”. Francesca cercò di ubbidire, ma la testa le girava, e fu Lucia (con un “Tranquilla tesoro” e un sorriso) a sfilarle gli slip e a passarli al Preside.
“Sono bagnati” disse lui, ormai ricomposto “Spiegami” domandò, fissandola e tenendo le mutante in bilico su un dito.
“Come?”
“Perchè le tue mutandine sono così bagnate. Spiegamelo”
“Come…”
“Franscesca. Non disubbidire”.
“Perchè… quando mi hai scopato la gola… ecco… io… ho goduto”.
“Hai goduto? Sei venuta mentre ti scopavo la gola? Mentre un uomo che non è tuo marito ti adoperava per il suo piacere? E tu hai goduto? Cosa sei Francesca?”
Non ebbe dubbi, esitò solo per la tremenda eccitazione.
“Una puttana”.

Francesca rimase in piedi e scomposta mente Lucia rivestiva il Preside e ricomponeva la borsetta della prof.
“Ora tornatene a casa. Le tue mutande le tengo io. Fa’ in modo che tuo marito sappia della condizione in cui si trova la tua figa ora, ma non azzardarti a fartela scopare. Non voglio che un cornuto come lui fotta una figa che ho fatto bagnare io. Sparisci”.

Francesca tornò a casa accompagnata da Lucia, che non disse nulla per tutto il viaggio.
Salì le scale respirando forte, e riprendendo possesso dei propri pensieri. Infine aprì la porta e saltò al collo del marito.
“O caro, scusa, scusa, scusa per il ritardo, mi dispiace!” disse, e non fingeva. Poi lo baciò, e la lingua del marito si posò dove poco prima era stato il cazzo del Preside.
“Caro” disse piano francesca “devo farti vedere una cosa, che forse stamattina non hai notato e con un sorriso malizioso si staccò da lui e si alzò l’abito (la terza volta, quel giorno, pensò). “Guarda! stamattina sono andata al lavoro senza mutandine, pensando a te. Penso a te da tutto il giorno, vedi? senti come sono bagnata! è solo per te” diceva mentre, prendeva il marito per mano e si faceva toccare.
“Davvero? sei senza mutande da stamattina?!” chiese Federico, incredulo.
“Certo caro, perchè ti amo!”
Federico non disse nulla, ma accese il suo telefono e lo girò verso Francesca.
C’era una foto. Di lei, appoggiata alla lavagna. Con il vestito sollevato. E gli slip.
Francesca ebbe un altro orgasmo.

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