Francesca by 1948 [Vietato ai minori]




Con Forica scopavamo due o tre volte alla settimana a casa sua e dopo due mesi ci ritrovammo a non dover lavorare più insieme nello stesso istituto.

Il mio lavoro da ricercatore era finito ed andai ad insegnare in un liceo scientifico in provincia.

Le classi erano miste e la maggior parte erano femmine.

Erano bellissime ed anche provocanti.

Una di loro mi colpì in particolare ed anche lei si accorse delle mie attenzioni.

I suoi vestiti erano sempre molto leggeri anche se fuori era freddo.

I suoi modi erano garbati. La pelle bianca e gli occhi grigi. Le gambe belle e magre come di solito sono quelle delle ragazze giovani che ci tengono al loro aspetto fisico. Le proteggeva con delle calze color neutro o bianche. I capelli li teneva corti ed avevano un colore castano molto chiaro. Il ventre piatto era evidenziato dalle ossa del bacino che reggevano la gonna. Non l’avevo mai vista in pantaloni.

Il suo nome era Francesca.

La prima volta che entrai in aula la notai subito. Aveva un portamento ed un modo di proporsi originale che si notava nel gruppo della scuola. Le sue amiche di classe erano Maria e Antonella. Anche loro due belle fighette giovani ma già con maschio che le esplorava.

 

Un giorno mi chiese delle spiegazioni sulla materia che insegnavo e mi disse anche che voleva andare via dal paese perché lo riteneva molto chiuso socialmente, con regole ferree che non voleva accettare. Mi disse, anche, che aveva un ragazzo ma non sapeva come fare a vederlo perché lei molto giovane ed era ‘sconveniente’ che stessero insieme.

Mi toccò la mano destra ed io ebbi una scossa.

Mi guardai in volto e la vidi imbarazzata.

– vuoi vedere che questa fighetta è senza maschio? – mi dissi.

– Io stasera devo restare in paese per una riunione a scuola. Ti va se ci vediamo più tardi?

– si, è dopo le 6.30 di sera ma non al bar. Fatti trovare di fianco alla scuola. Al bar ci sono Maria e Antonietta ed anche se mi fido di loro non voglio che mi vedano con te.

– ok, farò come tu vuoi.

All’ora stabilita mi feci trovare e lei apparve ed in un attimo aprì la porta dell’auto e si sedette. La luce naturale era ormai finita ed il buio era arrivato.

Arrivò puntuale vestita con un cappotto nero che scendeva sotto le ginocchia, le scarpe avevano il mezzo tacco e le gambe erano inguainate con calze nere. I capelli sciolti davano l’idea di una ragazza anonima senza particolari segni che attirassero l’attenzione.

– vai fuori del paese. Io mi inchino per non essere vista. Avvertimi quando siamo lontani.

Si risollevò quando anche l’ultima casa era lontana.

– perché ti sei comportata così? Di che cosa hai paura?

– qui in paese tutti spettegolano su tutto, comprese le mie amiche più care. Loro hanno il loro maschio e per stare insieme ci troviamo al bar Centrale. Noi amiche facciamo barriera verso le altre persone. Nel frattempo, a turno, pomiciano e si fanno sgrillettare dai loro ragazzi.

– per far scopare come fanno?

– non l’hanno mai fatto, che io ne sappia, si fanno toccare la fighetta e poi a casa si fanno tanti di quei ditalini che non ti dico.

– tu come lo sai?

– me lo dicono. Stanno facendo di tutto verso di me perché non ho un maschio, perché non mi faccio toccare, vogliono sapere di me cosa faccio e perché sono insensibile alle loro domande.

– e tu lo sei veramente?

– no non lo sono. Non voglio dire niente a loro perché poi lo vanno a dire alle altre loro amiche e così tutto il paese potrebbe sapere che mi faccio da sola e non mi faccio sditalinare dai maschi.

– quindi sei vergine?

– no, non lo sono più da qualche mese fa; durante l’estate al mare ho avuto un ragazzo e lui mi ha sverginato.

– loro mi provocano chiedendomi delle mie fantasie e dicendomi che cosa provano, quali sensazioni hanno mentre il loro ragazzo le tocca.

Ti dico un segreto e spero che non vada a dirlo a tutti. Nota come sono vestite la mattina a scuola. Se hanno la gonna vuol dire che hanno voglia di essere toccate da un ragazzo, se hanno la camicetta con un maglione aperto sul davanti sono disponibili ad essere toccate e leccate da una della classe, se hanno le calze bianche significa che hanno il reggicalze e che all’uscita di scuola hanno appuntamento al solito bar con il ragazzo che le accompagnerà poi a casa, se hanno i pantaloni hanno le mestruazioni oppure non devono incontrare nessuno.

Continuò dicendo

hai notato le loro dita?

– no, non mi dire che hanno un significato?

– si, usano un unghia finta con il colore della maglietta dell’amica che le accompagnerà in bagno per sgrillettarsi quel giorno.

Rimasi sbalordito ed anche affascinato dalla furbizia di queste ragazze. Il loro numero per aula era minore di sette, quindi era sufficiente avere solo tre o quattro unghie ed il gioco era fatto!

Si era distesa sul sedile e lo aveva un po’ inclinato.

– dimmi di te? chiesi

– non so da dove iniziare, non ho il coraggio.

– inizia da dove vuoi. Non guardarmi in faccia così non ti intimidisco. Risposi

Dopo un attimo di silenzio

– mi piaci. Per me dirtelo è uno sforzo disumano. Disse diventando rossa ed assumendo un atteggiamento difensivo e rigido, aspettandosi chissà che cosa.

– era tutta qui la difficoltà? Risposi

– a te sembra tutto facile perché sei bello, vesti bene, hai la macchina, hai carisma, sei bono, ecco! Sai quante ragazze in istituto sono cotte di te? piaci a molte di noi ma per vergogna o perché non ne hanno il coraggio non si fanno avanti.

– non so che dirti! – dissi – Anche tu mi piaci e non da oggi. Ho notato che fate le civette con me e pensavo che fosse un atteggiamento per ingelosire i compagni di classe.

– no, non è così. Molte di noi chiedono di andare in bagno per toccarsi …

– per sgrillettarsi?. Chiesi

– si, proprio per fare quello. Tu le ecciti e poi non sanno come fare ed allora …via in bagno. Una sta a guardia fuori e l’altra si tocca. Se lesbicano non lo so. Io l’ho fatto pensando a te e mi è piaciuto ma nessuna delle mie compagne mi ha vista.

– tu ne hai vista qualcuna?

– Si, almeno due.

– ora come sei? Chiesi

– Perché te lo devo dire?

– perché mi sembri eccitata. Risposi.

Allungai una mano verso la sua, la avvolse con le sue e la baciò e disse

– mi sto prendendo troppa confidenza. Così dicendo ritrasse le mani.

Allungai le mie per riprenderle e stringerle delicatamente in senso affettivo.

Si rilassò.

Avvicinai il mio volto al suo e la baciai.

Rispose con un bacio profondo e delicato. Aveva un buon sapore. Le labbra fresche della bocca mi eccitavano enormemente.

Ad un primo contatto tra le labbra seguì un suo distacco per osservare il mio atteggiamento.

Riprese a baciarmi avvolgendo le sue braccia al mio collo.

Sembrava una ragazza a cui era mancato da molto tempo il contatto maschile.

Abbassò il sedile e mi tirò su di se senza dire niente.

Continua a baciarla ed iniziai a toccale il seno.

Le sue tette erano piccole e sode; i capezzoli dritti e lunghi al centro di aureole piccole. Non portava reggiseno e nessuno se ne sarebbe accorto.

Mi aiutò ad aprire la camicetta affinché potessi toccarla più comodamente.

Le sue mani mi carezzavano ed allo stesso tempo cercavano di arrivare sotto i miei indumenti per avere un contatto con la mia pelle.

I suoi movimenti erano lenti ed iniziava a muovere il bacino spingendo verso di me il suo alla ricerca del mio sesso.

Ansimava, mi baciava, si agitava.

Dopo averla carezzata a lungo scendendo sempre più verso le sue gambe arrivai a sollevarle la gonna e preso dall’agitazione le strappai il collant per poterle carezzare la figa da sopra la mutandina.

Ne aveva una da collegiale molto pudica.

Infilai la mano sotto ed arrivai al suo sesso.

Era già bagnata.

La figa era pelosa ma il cespuglio era piccolo.

Come le toccai le grandi labbra mi tirò a se e mi incollò le labbra della bocca e mi infilò la lingua per esplorarla.

– ora sei mio, ti ho sognato e sono riuscita ad averti. ti desidero tanto, ti amo con tutta me stessa, mi vuoi?

– Certamente, anche tu mi piaci.

Continuai a toccarle il clitoride. Si agitava, ansimava, gemeva, si inarcava e mi chiedeva di entrare con le dita sempre più in fondo.

Le tolsi le mutandine.

– mi hai rotto i collant ma non mi interessa. Ho voglia di averti.

Tolsi il mio cazzo dai pantaloni e lo appoggiai alle grandi labbra bagnatissime. Il profumo emanato aveva invaso tutto l’abitacolo dell’auto.

Mi baciava il petto, il collo, le labbra, mi morsicava delicatamente le orecchie, le sue mani erano sulle spalle a carezzarle.

Con delicatezza mi volle dentro di se.

– Non venirmi dentro, ti prego, non voglio rimanere incinta. Ho voglia di stare con te e di amarti tanto. E’ dal primo giorno che ti ho visto che ho tentato di farti notare quanto mi piacessi. Quanto è stato difficile arrivare a te!

…. e continuò

Era una scusa quella di chiederti spiegazioni. Volevo sentire il tuo profumo, la tua voce, vedere te vicino a me. Mi hai fatto sentire innamorata e la voglia è cresciuta in un istante. Ti avrei mangiato li, al momento. Le gambe mi tremavano, non sapevo che dire, pensavo che non ti piacessi. Tu vieni dalla città e per noi ragazze di paese non c’è quasi scampo. So di essere figa e non ho intenzione di stare qui in questo postaccio.

 

Era un fiume in piena nel parlare.

Io continuavo le carezze sul seno ed entravo lentamente nella sua fighetta.

Era così dolce e tenera. La peluria del monte di venere era leggera e biondiccia come i suoi capelli.

Iniziai a muovermi dentro di lei e lei aveva sempre più difficoltà a parlare.

 

Ad un tratto sollevò le braccia, aprì la bocca, iniziò a respirare profondamente e frequentemente mugolando finché con un tremito incredibile, sollevando le gambe, venne.

 

– tu non vieni?

Continuai a muovermi in lei e un attimo prima dell’orgasmo uscii dalla sua figa e le venni sul seno.

– lo vuoi assaggiare?

– no, oggi no.

Ci distendemmo sui sedili dell’auto stringendoci a vicenda e scaldandoci.

Parlammo di tante cose e la conobbi meglio.

Ci demmo appuntamento per la settimana seguente con le stesse modalità di incontro.

Purtroppo non avevamo un appartamento per trovarci e fare l’amore con tranquillità.

Durante le lezioni lei era attenta e mi seguiva. Studiava molto.

Era sempre ben ordinata e sempre più bella. Si teneva distante da me per non dare nell’occhio. Le altre si avvicinavano e parlavano e ridevano senza senso dandosi delle leggere gomitate come a far notare qualcosa all’altra.

 

Ci ritrovammo al solito posto al giorno che avevamo stabilito.

Sotto il cappotto nero era molto più bella della volta precedente.

– ti piaccio come sono vestita?

– si, molto.

Era veramente bella e ben vestita. Non era certo la bellezza di Forica che era una donna fatta. Francesca era una diciannovenne in fiore che desiderava avere esperienze sessuali e d’amore. Quindi si trattava di una bellezza diversa, diafana, quella di una teenager.

Aveva una mini gonna scura che la avvolgeva ed anche una magliettina che si portano d’estate. Calze color neutro e reggicalze. Sopra indossava un tanga azzurro.

– non hai freddo? dissi

– con te vicino non ho freddo e poi qui in macchina c’è il riscaldamento.

– andiamo al solito posto?

– si, li stiamo sicuri.

– stasera possiamo stare un’ora in più insieme perché i miei sono andati con mia sorella in città.

Non mi sembrava vero.

Ci abbracciammo, le tolsi la maglietta e sotto, viste le dimensioni piccole del seno non aveva bisogno di niente per sostenerlo.

– ho i capezzoli duri. Me li tocchi? Ti piacciono così duri e lunghi?

– moltissimo, sarebbero adatti per il piercing.

– vorrei farmelo almeno alla mammella destra perché è quella che mi piace toccarmi quando godo. Me lo tiro per godere da sola. Se potessi farmi il piercing mi farei mettere un anellino o una sbarretta. Tu che dici?

– dove li hai visti?

– in una rivista si parlava di queste cose.

– potrei portarti in città per farlo.

– sei un amore! Quando andiamo? Voglio essere bella per te. E’ un onore farmelo per farti piacere. Io con il piercing! Uhm! Sto già eccitandomi al solo pensiero.

– in casa tua che diranno?

– i miei genitori non mi guardano mai. Da quando ho avuto le prime mestruazioni non mi guarda neanche mamma. Ormai per loro sono adulta. Aspettano solo che qualcuno venga a chiedermi in sposa. Ma io nono sono una merce di cui loro possono disporre.

Le sue mani si erano intanto, intrufolate nei pantaloni e giocavano il cazzo che era già eretto. Durante il discorsetto tra una frase e l’altra mi baciava.

– vuoi stare sotto? Vorrei mettermi sopra, stasera.

Ribaltai il più possibile la spalliera del sedile e lei mi salì sopra.

Si era tolto il tanga ma si aveva lasciato il reggicalze.

– ora guardami. disse

Iniziò a sgrilletarsi

– ti sto facendo vedere ciò che faccio quando tu non ci sei e quello che ho fatto fino a stasera.

– quante volte lo fai?

– di mattina quasi mai, la sera due tre volte e poi la notte così mi addormento pensando a te.

– tua sorella non si accorge di niente?

– lei vede che faccio qualcosa ma anche lei fa la stessa cosa ma non so per chi. Penso che abbia un ragazzo ma non so chi sia. Qualche volta la sento ansimare e da questo capisco che si sta sgrillettando.

– brava! Fai bene a sfogarti se hai voglia di farlo.

– Lo faccio bene?

– si, mi piaci, sei proprio brava. Continua che ti guardo.

Aumentò il ritmo delle dita della mano destra sul clitoride.

Era magnifica. Una bella ragazza. Una bella fighetta giovane in calore.

La mia mano finì sulla mammella sinistra. Il capezzolo si irrigidì subito ulteriormente. Lei si toccava l’altra mammella. Muoveva il bacino in avanti e poi indietro simulando la scopata.

Sollevò il braccio sinistro e poggiò la mano sulla parte posteriore del collo. Un urlo semi soffocato e venne con uno spruzzo.

Io avevo il cazzo duro e dritto fuori dai pantaloni che strisciava sulla figa senza entrare.

Si allungò su di me ancora in preda all’orgasmo.

Passato l’effetto le chiesi di farmi entrare nella fighetta ancora bagnata.

– entra, ti voglio sentire fino in fondo.

La scopai come al primo incontro

– mi spargi il tuo sperma sul seno? Mi piace quando me lo tocchi, voglio averti con me. Il profumo dello sperma mi piace e lo avverto maggiormente se è sul seno. Stanotte non mi faccio la doccia così domani avrò ancora il tuo odore.

 

La sera finì chiacchierando, toccandoci, abbracciandoci e scoprendo le nostre voglie intime.

Progettammo anche quando fare il piercing. Volevo farle un regalo duraturo.

 

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