Fantàsia by Blubear [Vietato ai minori]




FANTÀSIA

Capitolo 1: La partenza
L’inizio della storia.

Ancora, per l’ennesima volta.
-Dai, su, da bravo, sono stanca. Lasciami dormire.
Sono ormai quasi quattro settimane che va avanti alla stessa maniera, ormai sono alla rassegnazione. Tanto vale girarsi e mettersi a dormire. Si, lo so, le coppie a lungo andare si adagiano nella routine. Il lavoro, i figli, i vari problemi quotidiani seppelliscono la carica erotica che avevi in gioventù. Si scopava come ricci, due o tre volte la settimana le prime volte. Poi è cominciato con una volta a settimana, nei week end. Incominci a saltarne qualcuno e diventa qualche volta al mese. Finché non arrivi al traguardo finale del “Cazzo, finalmente”.

Dormi, va. Non continuare a pensare a quella sua sparata “per me, una o due volte al mese è sufficiente” quando tu, per sopperire, sei lì che ti spari seghe in bagno un paio di volte al giorno. Manco fossi un ragazzino in piena tempesta ormonale! Troverò prima o poi una soluzione, amo ancora mia moglie ma in questa situazione mi sembra di vivere assieme a mia sorella piuttosto che ad una Donna. Domani sono in… trasferta… devo ricordar… zzzz.

L’aereo per Parigi sarebbe partito tra un’ora ed ero in ritardo per il check-in, per di più il carrello delle valige con la ruota sghemba che andava dove voleva lui non mi aiutava certo ad andare spedito. Arrivai al banco per la registrazione di corsa, solo una donna davanti a me stava finendo di registrarsi. Mi colpì in modo particolare e mi misi ad osservarla incuriosito. Alta circa 1,75, acconciatura bionda con una coda di cavallo legata alta, collo slanciato messo in evidenza da due pendenti Swarovski che scendevano dalle orecchie e ne sottolineavano la curva. L’impermeabile corto e chiuso in vita in cui era avvolta non mi permetteva di vedere i particolari della silhouette ma era evidente la classica forma a clessidra. La gamba slanciata era avvolta in calze fumè con la riga e finiva su una caviglia sensualmente sottile sottolineata dal laccetto in strass delle scarpette décolleté con tacco 10 a stiletto. Un profumo discreto ma alquanto particolare sottolineava il tutto e, stranamente, aveva un certo effetto sia sui pensieri che ai piani bassi. Tutto lasciava immaginare un fisico notevole e una certa raffinatezza tanto che continuai a contemplarla mentre si avviava all’imbarco con un incedere felino molto sensuale.

-…SIGNORE!- fui richiamato alla realtà dalla hostess al banco -Biglietto e passaporto, prego!

Quel profumo mi aveva stimolando in modo strano, mi eccitava. Ok, sicuramente complice l’essere andato in bianco la sera prima, era solo il cazzo che reclama gli prestassi attenzione, dovevo sfogare i pensieri che quella donna mi aveva stimolato, quindi mi fiondai nella toilette per darmi un po’ di sollievo.

Bip, Bip, Bip, messaggio via Bluetooth: “Ti ho eccitato così tanto?”
-Ma chi diavolo…- chi mi stava mandando quel messaggio doveva essere molto vicino, non stava passando dalla linea, aveva accesso diretto al mio smartphone.
Bip, Bip, Bip… ancora, “Non buttare inutilmente il tuo nettare di Zeus nelle fogne, ci vedremo presto”.
CAZZO! Qualcuno mi stava osservando, e io li come un pirla con l’arnese in mano. Mi ricomposi immediatamente e uscii velocemente dal gabbiotto per beccarlo, ma … nessuno, neanche ai lavandini. Solo quel profumo… corsi fuori dal locale e mi guardai intorno, la vidi mentre stava entrando nel duty-free shop della Chanel, andai in quella direzione e dalla vetrina la vidi osservare alcuni tailleur facendo cenno verso di me ad una delle commesse del negozio. Una seconda commessa le si avvicinò, scambiarono alcune parole e si diressero insieme verso i camerini di prova portandosi uno dei capi in esposizione. Ecco una buona scusa per attaccare bottone con quella donna così intrigante: un consiglio per il regalo da fare a mia moglie. Mi avvicinai all’ingresso mentre la commessa a cui ero stato additato mi seguiva con lo sguardo attraverso la vetrina del negozio. Entrai e cominciai a guardarmi in giro fingendo di osservare la merce, in attesa che quella donna uscisse dai camerini.
-Posso esserle utile?- chiese la commessa.
Vedendola da vicino notai ai suoi lobi gli stessi pendenti già visti e anche lei aveva un collo particolarmente sottile e slanciato.
-Mi sto guardando in giro, grazie.- risposi gentilmente. Mi guardò con un’espressione tra la sufficienza e l’incuriosito.
-Venga con me!- alzai un sopracciglio, approccio un po imperioso per un’addetta alle vendite pensai.
-Ma…- stavo per obiettare.
-Venga con me di là!- disse in modo ancor più risoluto.
-Ok, ok, non si arrabbi.- risposi sempre più perplesso mentre la seguivo verso i camerini di prova.
I camerini sembravano vuoti, in uno di essi c’era appeso un vestito, probabilmente quello che l’altra commessa e la donna avevano portato con se poco prima. Strano però, in quel locale eravamo solo noi due e non c’erano altre uscite, dove erano finite?
-Il pacco per lei è lì. Adesso regoliamo il conto- disse -Non si preoccupi, non perderà l’aereo, abbiamo tutto sotto controllo.
-Ma cosa…- stavo per ribattere, ma non riuscii a finire la frase. Avvicinò l’indice della sua mano destra alla mia bocca per indicarmi di fare silenzio quindi lo portò in modo molto sensuale dentro la sua con dei movimenti che simulano una fellatio, lo bagnò bene di saliva. Prese la mia mano destra e sul palmo vi disegnò una specie di ipsilon con quel dito insalivato.
Avvicinando il suo viso al mio orecchio e tenendomi la nuca in un dolce abbraccio sussurrò -Rilassati, ora sei sul sentiero.
Ero paralizzato dallo stupore, stava facendo tutto lei. Mi portò la mano, su cui aveva disegnato il simbolo, sotto la gonna, vicinissimo al suo intimo ma impedendo che potessi toccarlo.
-Non ti muovere, stai fermo cosi.- sussurrò.
Poggiò le sue labbra sulle mie e mi bussò con la lingua. L’ accolsi ben volentieri, era inebriante come si muoveva nel cercare la mia. Così anch’io cominciai a rispondere all’invito che mi faceva quando la ritraeva.

Una, due, tre gocce sul palmo della mia mano ancora bloccata sotto la sua gonna, “per la miseria, deve essere un lago la sotto.” pensai, mentre la mia eccitazione saliva ai massimi vertici.
-Sì. Lo sono.- disse, togliendomi la mano da sotto la gonna e avvicinandomela alla bocca -Lecca!
Oddio, leggeva nel pensiero?! Lo sguardo non ammetteva repliche, sembrava quello di una pantera in procinto di attaccare la sua preda. Obbedii perché comunque la cosa non mi spiaceva, aveva l’odore del sesso puro, carnale, estremo. Anche il sapore era sublime, sembrava miele, leggermente aspro e, come fossi un bambino che aveva appena messo il dito nella Nutella, leccai via quella crema da tutto il palmo.
Mi poggiò le mani sulle spalle e mi spinse a inginocchiarmi davanti al suo bacino, con un rapido gesto si slacciò la gonna facendola cadere ai suoi piedi. Rimasi senza fiato, avevo le farfalle allo stomaco e il cazzo era sul punto di esplodere alla vista di quella figa così perfetta, sormontata da un ciuffo di peli ben curati e rasati a forma di cuore. Aveva un piercing sul clitoride: un ciondolo di giada su cui era raffigurato lo stesso simbolo che aveva disegnato sulla mia mano, una goccia dei suoi umori vaginali si stava staccando dalle grandi labbra, allungandosi in un filamento.
-Bevi dalla mia fonte, preparala ad accoglierti.- disse.
Non me lo feci ripetere due volte e mi fiondai a baciarla come avevo fatto poco prima con la sua bocca.
-Ahhh… sssiiiihhh… final… mentehhh!- sospirò, come fosse stata anni in astinenza.
Le stavo limonando la vagina, con la lingua mi sforzavo di andare il più a fondo possibile, lei rispondeva facendo contrarre i muscoli con il risultato di risucchiarla verso l’utero.
-Cont… mmhh… …tinua. Siihhh… cosiihhh…- Mi incitava con il fiato corto.
Continuava a colare copiosamente umori, stentavo a stargli dietro. Fremeva, vibrava come una corda di violino, dovetti tenerla attaccata mio viso afferrandola per quelle perfette natiche che si ritrovava.
-C… ci seihhh…. Ahhh… quasihhh… fai… uno sforzo… lo so… che lo saAHHH… sai!- affermò tra i sospiri.
Strana frase, ma mi fece balenare un’idea. Aprii il più possibile la bocca, la misi a ventosa su quella figa paradisiaca e, inglobando il clitoride con tutto il ciondolo, cominciai a poppare introducendo in vagina la lingua a mo’ di uncino. Cercavo di andare a titillare il punto dove pensavo fosse il fantomatico “punto G”.
-SSSIIIIHHH!!!… AAAHHHH!!! MMMMHHH…. AVE… VA RAGIONEHHH…! Sei… tuhhh!
Stava raggiungendo l’orgasmo più travolgente che avessi mai visto in una donna. Cominciò a tremare come una foglia, si aggrappò con entrambe le mani alla mia nuca e si sedette a gambe spalancate sulla poltroncina alle sue spalle. costringendomi a mettermi carmponi davanti al suo inguine.
-Sto… per… ooohhhh… veni… ghhnn …ire! Prepa… mmhhh… preparalo!- disse, rivolgendosi a qualcuno alle mie spalle.
-Non staccare la bocca, tieni tutto quello che puoi e non ingoiare.- mi sussurrò all’orecchio l’interlocutrice della commessa a cui stavo ciucciando la figa. Alzando gli occhi verso lo specchio alle spalle della poltroncina riconobbi la seconda commessa a cui si era rivolta la “donna misteriosa”. “Va beh”, pensai, “siamo in ballo, tanto vale ballare”.
-Ecco, bravo. Hai capito perfettamente.- disse.
Ma che diavolo… Ancora! Sembrava proprio sentissero i miei pensieri. Cingendomi i fianchi la seconda commessa mi slacciò cintura e calzoni e li abbassò fino alle ginocchia, il cazzo scattò come una molla verso il pube producendo uno schiocco. Avevo un’erezione notevole, come avessi ingoiato un flacone di Viagra. Probabilmente a chiunque si fosse trovato nelle mie condizioni sarebbe bastato un semplice tocco eruttare, invece provavo solo quella particolare sensazione al pube di chi sta per scopare per la prima volta.
Capii cosa intendevano per “prepararlo” perché lei si abbassò verso il cazzo, con una mano arretrò il prepuzio e iniziò a stimolare con brevi colpì di lingua il glande. Quindi scese con la lingua verso i coglioni e, risalendo lungo l’asta lo insalivata per bene. Continuò così un po’ di volte finché non decise di infilarsi in un sul colpo tutta l’asta in bocca fino alla radice. Sentivo la sua lingua che mi stava stimolando il glande con la deglutizione. Non avrei resistito a lungo, stavo per esplodere.
-Kemina Hatha, è il momento, ADESSO!- affermò, dopo aver interrotto il lavoro di bocca e rivolgendosi alla compagna sulla poltroncina a cui io stavo dedicando le attenzioni.
-SIIHHH…. VENGOOOHHH… AAAHHHH!!!- rispose questa con tutto il fiato che aveva in corpo. Mi serrò la testa tra le gambe impedendomi ogni movimento mentre dalla sua uretra uscivano violenti schizzi dell’inebriante nettare dal sapore così particolare che solo una squirtatrice sa produrre.
Al terzo schizzo in bocca riaprì le gambe, lasciandomi libero e spinse la testa lontano dal pube. La commessa “assistente” mi fece rapidamente alzare, tenendo il mio cazzo con la mano destra e aperte le grandi labbra della compagna con il pollice e l’indice della sinistra, mi guidò verso l’imbocco della vagina che ancora pulsava per l’orgasmo. Appena i nostri sessi vennero a contatto le sue gambe mi si serrarono ai fianchi, afferró il cazzo alla radice con entrambe le mani mi trasse a sé inserendolo in un sol colpo.
-Oddio! Da quanto tempo…- esclamò.
Era cosi lubrificata che entrai facilmente ed era cosi stretta da riuscire a sentire ancora le contrazioni del suo orgasmo che stava scemando. Cominciai a muovermi mentre lei, per come mi aveva afferrato, cominciò a dare il ritmo che desiderava mentre carezzava contemporaneamente lo scroto.
-Adesso passerai a me il nettare di Afrodite.- Mi sussurrò l’assistente all’orecchio.
Avvicinò la sua bocca alla mia e con un profondo bacio gli donai gli umori che avevo ricevuto un momento prima.

Quella sensazione incredibile che aveva subito la lingua poco prima ora la subiva il mio cazzo, ogni volta che arretravo durante l’amplesso me lo sentivo risucchiato. La donna che stavo scopando riusciva a controllare perfettamente i muscoli vaginali e pelvici tanto da riuscire a succhiarlo come se mi stesse facendo una fellatio. Questo trattamento comincio ad avere il suo effetto, la sensazione che prima provavo al pube cominciò a scendere verso i coglioni, per poi risalire lungo la canna. Stavo per schizzargli l’anima in corpo. “Oddio, sto per venire come non mai!” pensai.

-Sìii, vengo… anch’io, Ahhh h.- gemette.

Schizzò ancora, spalancando le gambe mi afferrò le natiche tirandomi a se, inarcò il bacino riuscendo a farmi toccare il collo dell’utero con la punta del glande. Mi tenne bloccato in quella posizione fino a quando non scaricai tutto quello che avevo in canna e anche dopo che le contrazioni dell’orgasmo finirono proseguì con l’esercizio muscolare in cui eccelleva.
-Sei pronta?- chiese guardando sua assistente.
Lei rispose assentendo con la testa, aveva ancora la bocca piena degli umori che le avevo passato. La “prima donna” mi lasciò libero e mi indicò con un cenno di alzarmi.
-…E tu, NON muoverti da lì e allarga le gambe!- mi ordinò in modo categorico mentre mi sfilavo da lei.
Visto come era andata finora non avevo alcuna intenzione di disobbedirle, quindi mi libera dei calzoni che mi impedivano l’operazione richiesta e mi misi come richiesto.
-Kemina Hiniel, mettiti in posizione!- ordinò.
L’assistente si stese supina tra le mie gambe, la testa davanti al bordo della poltrona su cui ero poggiato poco prima, ed aprì la bocca. L’altra ragazza si alzò dalla poltrona tenendosi una mano davanti a chiudere le grandi labbra del suo sesso. Mi afferrò il membro mentre si accucciava a mettere l’imbocco della sua vagina al di sopra della bocca spalancata della compagna distesa. Avrebbe scaricato all’interno quanto aveva ricevuto da me, pensai. Infatti così fece, mentre con la lingua mi ripulita l’asta da ogni residuo del nostro rapporto. La ragazza distesa fece la stessa cosa al clitoride della compagna non appena si accorse che non usciva più nulla dalla vagina. Quindi serrò la bocca e, come se la cosa fosse concordata, si alzarono entrambe in piedi terminando quella pulizia particolare.
-Non puoi uscire di qui conciato in quel modo.- disse quella che mi aveva scopato fino ad un attimo prima -Nel camerino troverai il completo per cambiati e delle salviette per pulirti, VAI ora!
-Ma…- cercai di obiettare.
-Vai, ti ho detto, o perderai l’aereo. È tutto a posto così.
Per la miseria, era vero, solo adesso realizzai che stavano chiamando il mio nome.

-…è atteso al gate G9. Ultima chiamata.

Mi fiondai nel camerino. Dallo specchio vidi riflessa l’immagine della commessa “assistente” che stava riversano il contenuto della sua bocca in quella dell’altra, per poi unirsi in un bacio saffico appassionato come mai avevo visto, sembrava volessero proseguire fra loro due il “discorso”. Quell’immagine mi risvegliò i sensi, ma purtroppo non avevo più tempo.
Arrivai al gate che stavano per chiudere le porte.
-Mi spiace, signore.- Mi disse l’hostess al desk -Le operazioni d’imbarco sono concluse e il suo bagaglio è stato già scaricato.
-ACCIDENTI!!!- sbottai. -Mille euro andati in fumo.

Bip, Bip, Bip. Un altro messaggio: “Non era quello il tuo volo.”

Questo racconto è stato letto 115 volte!

 

Clicca qui per guardare centinaia di video porno !!!