Eva ed i neri by cd1948 [Vietato ai minori]




Eva ed i Vu Vumpà

Roby ed Eva erano una bella coppia, poco più che trentenni. Sposati da alcuni anni, non avevano problemi di sesso. Ma Roby aveva spesso delle fantasie che avrebbe voluto far fare ad Eva.

La più ricorrente di tutte era quella che lei si facesse scopare da un gruppetto di negroni con dei cazzi enormi. Ma aveva paura di esternare questa sua fantasia. Lei, dal canto suo, era un po’ porcella e pure un po’ esibizionista. Infatti, le piaceva farsi fotografare dal marito nuda oppure con delle mise particolarmente sexy.

Quell’estate faceva un caldo boia. Nella cittadina del sud dove risiedevano, poi, arrivava a punte di 40 gradi, roba sconvolgente. Anche a causa del caldo, Eva si vestiva alquanto leggerina e, spesso, non metteva neppure l’intimo.

Quella mattina aveva indossato un top leggero senza maniche che non le arrivava all’ombelico ed una gonna jeans a vita bassa e che le arrivava a metà coscia. Ovviamente libere, le sue tette, una bella terza, morbida, leggermente cascante, si muovevano al ritmo dei suoi passi, i capezzoloni scuri e turgidi che volevano forare la leggera stoffa del top. Il bel culo sodo sembrava ballare quando lei camminava con quei sandali dal tacco di almeno 10 cm. Era attraente senza essere bellissima. Ed emanava un’aura di sesso da tutti i pori.

Mentre stava per arrivare a casa, dopo aver fatto la spesa nei negozi vicini, incrociò uno di quei neri senegalesi che frequentavano la zona, tentando di vendere cose del loro artigianato. Si erano appena incrociati quando una delle borse della spesa si ruppe e sparse il suo contenuto per terra. Eva eruppe in una serie di parolacce difficilmente adeguate ad una bocca come la sua e si abbassò per iniziare a raccogliere gli articoli caduti. Il nero, sentendo il tonfo ed il florilegio uscito dalla boccuccia di Eva, si voltò e si affrettò ad andare ad aiutarla. Ovviamente, impedita dalla gonna stretta e dai tacchi, Eva, per potersi abbassare, dovette tirar su la gonna, lasciando intravvedere al giovane senegalese una passerina mora contornata da un leggero ciuffetto di serici peli neri. Comunque, mascherando l’erezione, si abbassò ed iniziò ad aiutarla. Eva si accorse in ritardo dello spettacolo che stava dando e cercò di ricomporsi. Poi, per ringraziare il giovane, lo invitò a seguirla, cosa che lui non si fece ripetere.

Arrivati a casa, che distava pochi metri dal luogo dell’incidente, Eva lo invitò ed entrare per offrirgli qualcosa di fresco da bere. Il ragazzo accettò e la seguì in cucina. Lei lo fece sedere su una sedia, gli versò dell’aranciata fresca e si mise a mettere via la spesa. I movimenti per mettere via le cose che andavo messe in basso, la fecero piegare. Inconsapevolmente, lei lo fece con le gambe rifide. Nel farlo, ovviamente, la gonna salì alquanto e, visto che pur essendo a vita bassa era risalita, ad un certo punto i suoi buchetti rimasero esposti. Il ragazzo, Salim si chiamava, ebbe un’altra erezione da urlo. Oramai il cazzo non gli stava più nei pantaloni e, quando Eva non guardava, cercò di sistemarlo meglio. Quando ebbe finito, pure Eva si sedette dopo essersi versata dell’aranciata ed averne offerta dell’altra a Salim. Poi si misero a parlare.

Parlarono del più e del meno. Lei si fece raccontare del paese da dove proveniva, della famiglia che aveva lasciato ed altre cose. Lui rispondeva educatamente in un italiano passabile.

-”Ma ce l’hai la ragazza ?” chiese, ad un certo punto, Eva.

-”Io ho ragazza in Senegal, ma qui non conosco nessuna” rispose lui.

-”E come fai con il sesso ?” fu la domanda indiscreta di Eva, che portò alle conseguenze che vedremo.

-”Difficile qui, poche ragazze senegalesi, qualche puttana. Alle volte settimane solo seghe”.

-”Ma è vero che i neri ce l’hanno più grosso dei bianchi ?”.

-”Tu vuoi vedere cazzo di nero ? Eccolo” fece Salim, alzandosi di scatto ed abbassando i pantaloni. Saltò fuori un arnese nero come il carbone lungo almeno 22 o 23 cm e largo almeno 6.

-”Oh, mio dio, ma ce l’hai proprio grosso” esclamò Eva. E furono le ultime parole che disse per un sacco di tempo.

Lui si avvicinò di scatto, le prese la testa e le ficcò il suo gran palo nero tutto in bocca, quasi soffocandola. Lei emise qualche conato ed allora lui allentò la pressione. Con quel grosso affare in bocca, Eva iniziò a succhiare, mentre lui in pratica le scopava la bocca. Doveva avere degli arretrati perché venne abbastanza presto. Ma il suo arnese non si sgonfiò per nulla, anzi. Poi, Salim prese Eva per i capelli e la fece alzare, la voltò e la mise a pecorina sopra il tavolo, le mise un dito nella passera e, constatando che era già allagata, la penetrò con un colpo deciso. Poi, iniziò a pompare con decisione. Eva non riusciva a dire nulla, soltanto mugolava. Era una cosa incredibile. Un enorme cazzone nero la stava riempiendo e lei godeva, godeva da matti. Ed iniziò a venire. Venne un numero enorme di volte. Nessuno l’aveva mai scopata così. Poi Salim, con un grugnito, si svuotò in lei. Lei sentì i fiotti di sborra che le colpivano l’utero, uno due, tre, quattro, cinque. Infine, si sfilò da lei, lasciandole un senso di vuoto, lo sperma che iniziava a colarle lungo le gambe.

Quando Eva si riprese, lui se n’era già andato. Si recò in bagno, dove fece scolare il resto, poi si lavò bene, anche per bene dentro la vagina. Infine si rivestì con una canotta e si sedette sul divano a pensare a quello che era successo. Quando rientrò per pranzo, Roberto la trovò così, pensosa, seduta sul divano. Non appena lui si sedette vicino a lei e prima che riuscisse a chiederle qualcosa, lei gli buttò le braccia al collo e si mise a piangere come una fontana. Un po’ alla volta, riuscì a raccontargli tutto. Roberto, nel frattempo, mentre la consolava, senza farsi vedere, sorrideva. Finalmente si era avverata una sua fantasia. Ora doveva fare solo in modo da essere presente e che i neri fossero più d’uno.

Ma non ci fu bisogno di un suo intervento. Dopo averle detto che non era colpa sua, che non si doveva preoccupare, che l’importante era che non le avessero fatto del male, la scusò pure del fatto che aveva goduto, cosa che, invece, a lei faceva quasi star male dalla vergogna.

Non era passata una settimana da fatto che, un pomeriggio, al ritorno dal giro dei negozi per fare la spesa, mentre Eva non aveva ancora finito di aprire la porta che si ritrovò circondata da un gruppo di neri, fra cui Selim. Velocemente, per non dare nell’occhio, le presero le borse e la spinsero dentro, chiudendo la porta a chiave. Eva si ritrovò in mezzo al salotto, in piedi, circondata da cinque giovani neri che la squadravano dall’altro in basso. Si sentì fremere, un po’ dalla paura ed un po’ dall’eccitazione, ricordando quanto era successo la settimana precedente.

Quel giorno indossava un vestitino leggero, tipo prendisole, con sue spalline annodate. Come al solito, non aveva indossato né mutandine né reggiseno. In compenso stava su dei sandali con un tacco alquanto alto. Con tutto ciò, piccoletta com’era, non arrivava neppure alla spalla di quei ragazzi. Ad un certo punto, sentì delle mani che la toccavano da dietro e che le scioglievano i nodi che tenevano le spalline. Il vestito scivolò a terra, aiutato pure dalle mani dei giovani neri. Eva rimase nuda, in mezzo a quei cinque energumeni. L’eccitazione era tale che ora si sentiva la micetta completamente allagata.

Uno alla volta, i cinque iniziarono a denudarsi pure loro ed in breve si trovò circondata da cinque uomini nudi, i cazzi durissimi, di cui quello di Selim non era neppure il più grosso. Pian piano le si fecero più vicini ed iniziarono a toccala, a pizzicarle i capezzoli, ad infilarle le dita nella figa, nel culo. Lei stava immobile, un po’ dalla paura, un po’ dall’eccitazione. I capezzoli oramai sembravano dei sassi scuri, la sua eccitazione le stava colando lungo una gambe.

Poi, i ragazzi, tutti fra i 20 ed i 30, si scatenarono. La gettarono sul divano ed uno si mise sopra di lei, fra le sue gambe divaricate, e la penetrò deciso. Un altro le prese la testa e le mise il cazzo in bocca. Si ritrovò presto con due cazzi pure nelle mani ed iniziò a segarli. Erano così affaccendati quando si aprì la porta d’ingresso. Era Roberto di ritorno dal lavoro. Nel veder quello che stava succedendo, si bloccò per un attimo. Poi, ripresosi dalla sorpresa, chiuse delicatamente la porta e si avviò silenziosamente verso una poltrona, dove si sedette, con un’eccitazione tale che dovette tirare fuori il suo cazzo dai pantaloni.

A quel punto uno dei negli che si stava scopando Eva lo vide ma lui gli fece cenno di continuare mentre lui iniziava a segarsi lentamente. I tizi iniziarono ad alternarsi nei vari buchini di Eva. Lei godeva come una porca, mugolando. Non poteva urlare perchè aveva sempre qualche cazzo in bocca. Poi, uno alla volta, iniziarono a venirle nella figa, in culo, in bocca, sopra il corpo. La riempirono di sborra e poi, uno alla volta, si fecero pure pulire i cazzo per bene da lei. Ad un certo punto, benne pure Roberto, esprimendo la sua soddisfazione.

Eva lo sentì e si voltò verso di lui, mentre i ragazzi senegalesi iniziavano ad andarsene, sopo essersi rivestiti. Era completamente sfatta, ripiena e ricoperta di sborra, stesa sul divano. Nel vedere il marito, prima diventò rossa dalla vergogna poi iniziò ad incazzarsi ma, prima che lei potesse dire nulla, lui si sedette a fianco a lei e l’abbracciò.

-”Grazie, amore, mi hai fatto contento, hai dato corpo ad una delle mie fantasie” disse lui, dandole un bacio in una parte non coperta dalla sborra dei neri.

-”Ma come ? Ma sei un porco” rispose lei, non sapendo se essere incazzata, divertita o sentirsi in colpa.

-”No, mia cara. Io ti amo, faccio l’amore con te, ma avevo questa fantasia. E la cosa mi ha eccitato da matti” rispose lui, prendendola per mano e portandola in bagno, dove lei, infine, si lavò. Poi, stanca, si stese sul letto con il marito a fianco.

Quella fu la loro prima esperienza cuck. Ma ne seguiranno altre. Ora che lei sapeva di questa voglia di suo marito, non si sarebbe certo fermata, visto pure quanto aveva goduto con quella gang-bang.

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