Esperienze Cap. II




Anziché calmarmi mi ero eccitata di più. La figa pulsava, la sentivo formicolare come un richiamo ad osare di più. Ed il tempo era tutto per me. Adoravo quei momenti perché potevo amarmi e coccolarmi senza fretta e spingere il pedale dell’acceleratore senza i freni di un rapporto a due.
Lascivamente provai ad alzarmi, mi tremavamo ancora le gambe, l’inguine tremendamente bagnato. Mi diressi verso l’armadio in cui tenevo i miei giochi e scorsi il mio obiettivo, il mio desiderio recondito. Era un vibratore maxi dotato di ventosa e testicoli grossi come due noci di cocco. Ma la cosa stupefacente erano le dimensioni “inseribili”. Un totale di 45 cm per un diametro variabile, sul glande 7 cm che si aprivano raggiungendo alla base gli 11 cm. Era completamente nero e molto realistico, rispetto al glande enorme e estremamente levigato l’asta era percorsa da ampie venature. Ma la consistenza era liscia e compatta, turgido come un pene vero. Era dotato di un potente motore interno che permetteva non solo la vibrazione ma una rotazione sulla metà della parte superiore. Era possibile regolarlo a livelli continui e alla massima intensità si muoveva come se fosse un serpente con escursioni maggiori di 10 cm.
Mi era costato moltissimo ma era un oggetto unico. Ho avuto modo di provarlo solo mettendomi a cavallo sui grossi testicoli senza arrivare alla penetrazione. Azionandolo con la vibrazione e il movimento, attraverso lo sfregamento del clitoride, mi aveva regalato dei momenti bellissimi. Ma non avevo ancora osato oltre visto che a cavalcioni la punta del glande toccava la base dei miei seni.
Ma quel venerdì era diverso, mi sentivo pronta per un altro tipo di emozione. Lo presi e lo fissai attraverso la grande ventosa su una parete del comò in modo da vedere la mia figura di profilo riflessa sullo specchio.
Cominciai leccandone al punta, davvero difficile infilarlo in bocca, ma volevo saggiane la consistenza e il dimetro che di lì a poco sarebbe passato da un’altra imboccatura. Presi un barattolo di lubrificante e lo cosparsi copiosamente su tutta la lunghezza dedicando attenzione alla punta. Lo massaggiavo con lentezza quasi a volerne prendere le misure e rapportarle al mio corpo ma stupendomi costantemente di quella lunghezza che non finiva mai. Infine dedicai l’ultima parte dei massaggi alla mia figa sempre più eccitata dallo stimolo mentale dell’imminente atto estremo.
Ero pronta. Mi misi carponi e mi volsi allo specchio. Indietreggiai di poco e visi riflessa un’immagine eccitante. Il mio corpo sinuoso che terminava con una coda enorme attaccata al comò. Sentivo la punta sull’imbocco della vagina e cominciai a sfregarla. Era già aperta e il contatto mi fece sussultare ma non riuscivo a resistere così iniziai a spingere. Era davvero enorme ma la conformazione liscia del glande era fatta per entrare senza troppe difficoltà ed io non ero certo una verginella. Provai a rimbalzare sulla cappella poche volte finché riuscii a farla penetrare. La tenni dentro per qualche istante, coi muscoli vaginali ne saggiavo la consistenza, lo muovevo per quello che potevo. Poi iniziai a scoparmi solo col glande di quel fantastico cazzone. Lo facevo entrare e uscire in modo da abituarmi alle dimensioni. La vagina si era adattata alla forma e non feci più alcuno sforzo nell’imboccarlo, in compenso iniziai a colare umori e godere del mio amante. Man mano che mi muovevo ne facevo entrare qualche centimetro. Dopo qualche minuto ero in estasi e pensando di averlo conquistato quasi tutto mi girai verso lo specchio. Mia delusione nel vedere che una buona metà era fuori, ma mi eccitai ancora di più nello scorgere un corpo di donna nel delirio del sesso sfrenato. Malgrado il lubrificante ad ogni ritorno il cazzone si trascinava fuori le pareti della vagina come se queste non volessero farselo sfuggire. Era impressionante osservare come il mio corpo aveva inguainato quel mostro e come si facesse strada ad ogni affondo scavando una galleria nel mio corpo.
Con lentezza lo estrassi. Mi sentii svuotata e incredibilmente aperta. Aprii le cosce verso lo specchio e notai la mia vagina spalancata tanto da scorgerne le pareti interne. Non era finita. Scaricai il tubetto del lubrificate sul cazzone e il resto lo premetti direttamente nel mio antro. E così ricominciai ma stavolta concentrandomi sulla penetrazione. I primi 20 cm erano già guadagnati dal round precedente, adesso iniziai un movimento più lento e profondo. Presi un respiro, mi rilassai e spinsi di più. Vidi nello specchio il cazzo affondare dentro di me e sentii una forte pressione sul basso ventre. Rimasi immobile per poco, il tempo di adattare quel mostro dentro di me. Posi una mano sul mio addome. Apparentemente tutto normale, poi mi resi conto che il ventre era cresciuto. Evidentemente il cazzo spingeva sull’utero e si faceva spazio nel mio corpo spostando i miei organi interni in alto e in fuori. Provavo delle sensazioni nuove, un’eccitazione estrema perché quell’arnese arrivava a toccare dei punti che mai ero riuscita a raggiungere. Provai a muovermi per scoparmi. Prima piano poi sempre con più ritmo. Si era fatto strada, il mio addome si muoveva come una mantice sotto quei colpi. Sentivo che a tratti sbatteva contro il fondo del mio canale ma continuavo e di quella danza iniziai a godere. Avevo degli orgasmi profondi e lunghi, dovevo fermarmi e poi continuare a ripetizione. Avevo oltre 30 cm di cazzo dentro e non mi bastava e più volevo sfondarmi più godevo e mi aprivo.
In un momento di lucidità presi il telecomando e azionai il movimento. Il cazzone si animò. Sembrava avessi una mano che mi scavava. Ma desideravo altro e aumentai l’intensità. Capii la forza del motore quando sentii che era capace di spostarmi. Ero trafitta da un palo che si muoveva dentro il mio corpo. La mie viscere vibravano avevo un essere che palpitava e potevo scorgere dall’esterno i suoi movimenti.
Non contavo più gli orgasmi, ero in delirio.
Questa oscillazione comportò che il cazzo si fece più spazio dentro di me. Ero sempre in tensione appoggiata all’asta e come un automa facevo piccoli movimenti avanti e indietro ma rivolgendomi allo specchio mi accorsi che avevo guadagnato centimetri. La vagina era allo spasmo ma ero cosciente di poter andare oltre così aumentai l’intensità del movimento, mi rilassai e spinsi, spinsi, sempre più forse, ero apertissima, sentivo una pressione pazzesca, quindi un dolore sordo, ma l’eccitazione mi portava a osare, spinsi fino a quando non potei più. Ero arrivata in fondo, il culo toccava le palle del cazzone. Mi ero impalata completamente.
La conformazione della base era fatta in moda da sostenere le natiche e potermi sedere. Siccome ero stanca di stare in ginocchio mi voltai, sganciai la ventosa dal comò e col cazzo piantato nel mio corpo mi sedetti a cavalcioni, fissandolo sulla panchetta di fronte allo specchio e piantandomi gli ultimi centimetri nelle viscere. La scena che vidi era incredibile. Da questa nuova prospettiva avevo la visione completa del mio operato ed un misto di ansia e soddisfazione mi colsero.
Avevo la figa aperta a dismisura. Le grandi labbra formavano un cerchio ritorto attorno alla circonferenza del cazzo ampio come tutto il pube, le piccole labbra erano diventate così sottili da sembrare trasparenti e aderivano perfettamente all’asta. Il clitoride era eretto e scappucciato proiettato così in avanti da sembrare che schizzasse via da un momento all’altro. Poco prima di sedermi sulla panca vidi il foro anale completamento dilatato e aperto dallo spazio che aveva preso il dildo mostruoso, il perineo sembrava quasi non ci fosse più, tanto che la base del fallo toccava quella del foro anale. Ma la cosa che mi lasciò più sorpresa era il ventre dilatato. Sembravo incinta. Una protuberanza larga come tre braccia che arrivava ad una decina di centimetri sopra l’ombelico e gonfia come una tanica da 5 litri. La toccai accarezzandomi il ventre, provai una sensazione di soddisfazione per aver osato fino a tanto e mi chiesi se dopo sarebbe ritornato tutto a posto. Ma adesso quella domanda non aveva importanza, la forte sensazione di pressione che avevo dentro unita a fitte di un dolore ovattato che la mia vena masochistica interpretava come il piacere di sfondarmi mi impose di continuare. Così in questa postura iniziai a muovermi. All’inizio fu dura. Provando a rialzarmi sentivo che le mie viscere dovessero strapparsi trascinate dal cazzo enorme. Le labbra erano sigillate al tronco e completamente estroflesse di vari centimetri. Allora posi le mani sul ventre spinsi verso il basso l’otre che avevo al posto dell’addome accompagnandomi con forza sulle gambe. Funzionò. Il cazzo cominciò a scivolare fuori. Ero pieni di umori lattiginosi e lubrificante. Man mano che usciva il gonfiore si spostava in basso fino quasi a sparire quando il mostro fu per metà fuori. Ma volevo continuare a godere e impalarmi cosi azionai il movimento alla minima intensità per apprezzare l’effetto vitale del cazzo gigante e preparami ad un altro affondo. Così rilasciai tutto il peso del mio corpo sul quel palo. Ancora una volta il ventre si riempì e avvertii dentro una pressione possente ma non lo avevo preso tutto, mancano ancora circa 5 centimetri. Sollevai i piedi da terra e tutto il mio peso gravò sul cazzo, a poco a poco scesi fino a toccare col culo i testicoli gommosi. Riprovai qualche alta volta, prima a estrarlo per la metà e poi a spingere ma gli ultimi centimetri erano un limite, in compenso era diventato più facile sollevarmi. Così decisi di portare all’estremo il movimento. Alla successiva estrazione presi un respiro profondo e sollevai le gambe senza avere più alcun sostegno. Caddi sul cazzo violentemente e fu una sensazione di riempimento estrema che mi tolse il fiato. Il dolore era ormai il piacere di aprirmi e violentarmi. La vagina comincio a contrarsi di nuovo e ad avere orgasmi. Ma anche con la spinta del peso il mio corpo rallentava prima di raggiungere la base dell’asta e il moto verso il fine corsa proseguiva lentissimamente. Noncurante lo rifeci, mi rialzai e sprofondai, prima partivo veloce poi rallentavo e infine pianissimo fino in fondo. Spalancai ancora di più le gambe per offrire meno resistenza e ancora un altro lancio, sentivo che andavo più agevolmente a fondo e il godimento si faceva sempre più acuto quindi accelerai i movimenti. Mi alzavo e mi lasciavo cadere, il ventre si riempiva all’improvviso la mia vagina continuava a sussultare. Fino a quel momento non riuscii a toccare la base del pene con i singoli affondi ma mi accorsi che qualcosa iniziava a cambiare o meglio a cedere dentro di me come se una nuova apertura nascosta si stesse forzando e la punta del cazzo toccasse un ambiente nascosto. Da lì in avanti i miei orgasmi cambiarono e anziché provenire dalla parte vaginale si espansero dal profondo con la novità che li sentivo partire dall’ombelico. Un altro affondo e mi fu più facile toccare la base meno ad estrarlo ma avevo capito che avevo forzato una porta così il successivo tuffo fu il culmine. Mi alzai più del solito facendone uscire più di tre quarti. La vagina non si dischiuse e rimase oscenamente aperta come se un varco permanente fosse stato creato nel mio corpo. Ma non avevo tempo per i dettagli così mi abbandonai.
Stavolta caddi di peso sulla base del cazzo senza alcuna resistenza adagiandomi fino in fondo senza lasciare alcuno spazio tra le mie natiche e i testicoli gommosi. Pensai di essermi sfondata, di aver perso una nuova verginità. Rimasi preoccupata per pochi secondi poi mi mossi per capire cosa fosse successo. Alzarmi fu più facile, la testa del cazzo scivolava meglio. Per controllare che non ci fossero danni lo estrassi tutto. Era impressionante vederlo uscire così enorme dal mio corpo. Dovetti sollevarmi in piedi per tirarlo fuori, era rorido di umori. La vagina invece era aperta. Mi sedetti sullo sgabello più vicino allo specchio e aprii le gambe per controllarla accompagnandomi con le mani. Rimasi impressionata. Era rimasta aperta e divaricandomi potevo scorgere le parti interne come in un’enciclopedia medica. Liquidi rossastri colavano, probabilmente mi ero lacerata. Vedevo la cervice pulsare ma oltre non capivo, la poca luce non me lo permetteva. Così infilai la mano dentro. Fu facilissimo penetrarmi e allora capii. Toccai con tre dita l’imbocco dell’utero e li mi fermai avendo percorso una lunghezza limitata ma più in basso la mia mano trovò un’altra zona, la sentivo più sensibile ma era profonda e mi accorsi di aver inserto oltre il polso. Mi ero veramente sfondata e tanto valeva finire il lavoro. Estrassi la mano, accarezzai il cazzone, presi dell’altro lubrificante, lo cosparsi sopra e mi impalai di nuovo. Credevo di dover agire con attenzione nell’inserimento ma ero così aperta che penetrò con facilità. Così iniziai un andirivieni veloce, mi sfondavo con vigore rimbalzando col culo sulla base gommosa del pene artificiale, ogni affondo era una goduria e ricominciai con gli orgasmi interni, poi ne provai altri che invasero tutto il perimetro della vagina, producevo umori in continuazione, fino all’apice quando con trasporto inizia a schizzare prima poche gocce poi spruzzi. Mi fermavo poi mi impalavo più forte e profondamente e gli schizzi ricominciavano. Chissà se il cazzo fosse stato più lungo…all’ennesimo orgasmo non riuscii più a sollevarmi e rimasi infilzata non ce la facevo a muovermi mentre la vagina continuava a contrarsi, il cuore a battermi all’impazzata, se fossi rimasta lì sarei morta d’infarto.
Ero sfinita, avevo superato i miei limiti, forse non sarei più stata la stessa ma ero soddisfatta e felice, avevo conosciuto una nuova me stessa. Con uno sforzo disumano lo estrassi dal mio corpo e caddi a terra. Stanchezza, sonno e felicità mi pervasero. Quell’obelisco nero era invece ancora alto e svettante sulla panchetta, il movimento lo rendeva vivo. Io, la sua sacerdotessa, mi ero appena immolata sull’altare del sesso.

Questo racconto di CyberWriter
è stato letto

2
8

volte

Questo racconto è stato letto 331 volte!

 

Clicca qui per guardare centinaia di video porno !!!

 

Ricerche Frequenti: