ELENA la moglie di Francesco by 1945 [Vietato ai minori]




Mi chiedono se i miei racconti sono fantasie o realtà.
Sono un misto. Utilizzando le percentuali sono al 70% realtà; poi per renderli leggibili e per rendere irriconoscibili i personaggi coinvolti modifico di volta in volta, secondo l’occorrenza : nomi, luoghi, tempi ed a volte sequenze.

ELENA la moglie di Francesco
Abito in un piccolo paese alle porte di Torino. Uno di quei paesetti che si sono sviluppati negli anni novanta con la crescita della Fiat.
C’erano alcune cascine in una grande campagna, hanno iniziato a costruire ,costruire e costruire e le cascine si sono trasformate in paesello. Dico paesello anche se in realtà è una frazione di un vero storico paese .E’ rimasta frazione poiché la sua crescita si è interrotta con i “ problemi” della Fiat.
La Fiat cresceva: vi era bisogno di case a prezzi economici e la distanza dal luogo di lavoro era compensata dai prezzi bassi delle nuove abitazioni. Inoltre grande attenzione era stata data al mantenimento del verde e tutte le case avevano giardini privati ed erano circondate da giardini pubblici.
Se si esclude il periodo in cui le zanzare la fanno da padrone è come essere in una continua villeggiatura.
La popolazione si è attestata sotto i 2000 abitanti e poiché siamo “ arrivati” insieme ci conosciamo quasi tutti.
C’è una splendida antica chiesetta ,un negozietto di alimentari che vende tutto, una edicola ed un parrucchiere, il medico e stop.
Niente banche o posta, niente supermercati o distributori di benzina, nessun centro sportivo o piscine. Niente altro.
Effettivamente non vi sono molte comodità ,ma il silenzio, il verde, la conoscenza di tante altre persone, compensa eventuali disagi strutturali.
In una si piccola realtà tutti conoscono, tutti e le loro felicità o problemi.
Felicità: la gioia di una nuova nascita, il giorno della festa della frazione, una nuova famiglia…
I problemi: malattie ed infortuni e ,tipico di oggi, la disoccupazione.
Anche noi siamo stati toccati da questo maligno virus: la disoccupazione.
E da qui ha origine il mio racconto.
Tra gli sfortunati che hanno perso il lavoro c’era la moglie del proprietario del negozio di alimentari.
Conoscevo lui , anche se molto più giovane di me, poiché abbiamo fatto insieme alcuni lavori per la comunità.
Un ragazzo simpatico e volenteroso, ma le positività si fermavano lì. Alto e magro, ma “ senza fisico”.
Aveva studiato con scarsi risultati rinunciando persino al diploma. Una personalità di modesto spessore Ripeto sopperiva alle eventuali mancanze con la simpatia e l’impegno.
Per il resto. Parla, parla, ma poca sostanza.
Nato al sud in un piccolo paese abbarbicato sull’appennino centrale di cui non avevo mai sentito parlare. Cresciuto sin dalla tenera età al nord in seguito alla trasferimento della famiglia paterna. Suo padre faceva il manovale.
Non è un adone, alto e molto magro, ha nell’impegno la sua forza. Per il resto il nulla .
Ha ereditato il piccolo alimentare dal padre e svolge con passione il lavoro per la nostra piccola comunità
La moglie, Elena, fu una sorpresa. La classica ragazza acqua e sapone. L’ho conosciuta che aveva meno di trent’anni. Si era trasferita da lui presso la casa dove viveva con i genitori.
Era nata e viveva fino a poco tempo prima nel paese dove era nato il marito.
Aveva conosciuto Francesco al paese natio quando lui, per le vacanze estive, vi tornava con la famiglia.
Mi descrisse il paese arroccato sull’appennino, lontano dal mare e da qualsiasi città. Vi vivevano gli anziani e le famiglie di coloro che coltivavano i terreni; gli altri erano e stavano emigrando.
Il paese aveva un po’ di vita quando in estate gli emigranti e le loro famiglie tornavano alle vecchie abitazioni.
Il turismo non esisteva in quella località ed il sogno dei giovani era partire….per non tornare.
Le opportunità per i giovani della zona erano limitate, sia per i divertimenti che per nuove conoscenze.
Non mi stupii quando mi disse che le ragazze del paese aspettavano l’estate per vedere “nuovi ragazzi” e poi passavano i mesi successivi ,in attesa della prossima estate, parlando di loro.
Emergevano gelosie :l’ho conosciuto prima io…..no, è amico di mio fratello….abita più vicino a me….
Io tradussi il tutto: in un mondo di ciechi anche un orbo è un sano.
Riformulo: erano così pochi i ragazzi da “cogliere” che anche un ragazzo con poche doti, come Francesco, in quella realtà spopolava.
Elena mi confessò che dovette lottare con un’agguerrita concorrenza per aggiudicarsi Francesco.
Non so come fossero le altre ragazze ,ma certamente compresi la scelta di Francesco; Elena è una bellissima ragazza/donna.
Non solo, a differenza del marito, intelligente, reattiva e pratica. E’ un piacere chiacchierare con lei di qualsiasi argomento. Scoprii poi che si era laureata in lingue.
Lei, come si dice: gli era superiore di due spanne.
I suoi valori non vennero mai ad essere turbati dal vivere nel la nuova realtà. Convisse con Francesco ed i suoi genitori alcuni anni poi si sposarono ed ebbero una bimba, Laura, che oggi ha quattro anni.
Aveva trovato lavoro presso una piccola società che operava in più nazioni nel ruolo di assistente al capo/proprietario.
Mi raccontò che lavorando in una piccola azienda svolgeva più attività: segreteria e assistente al capo, ma anche rapporti con i clienti internazionali per lo sviluppo di business, ed altro ancora..
La incontravo spesso la mattina quando si recava al lavoro, sembrava un’altra. La ragazza acqua e sapone diventava una giovane signora che tutti guardavano.
Camicette che valorizzavano il seno (penso una terza) e lo slanciato collo, gonne a tubino che fasciavano ed evidenziavano lo splendido culetto e sempre…dico sempre …scarpe elegantissime con tacco dodici.
Immaginavo quelle tonde, morbide, piene tette e con quale gioia la figlia si attaccasse ad esse per suggerne il latte materno.
Fuori del lavoro, oltre ad occuparsi della figlia frequentava la parrocchia dove faceva opera di assistenza per gli anziani ed altre attività di volontariato
In questa realtà la famiglia era contenta e felice.
Il marito mi raccontò che stavano pensando ad un secondo figlio, ma che lei era un po’ titubante. Le piaceva il lavoro ed aveva paura che il distacco obbligato per la maternità le avrebbe fatto perdere la consolidata posizione.
Ciò era un motivo di “strisciante” conflitto tra la coppia.
Poi la grande crisi dei nostri giorni.
Vengo a sapere dal marito che la sua azienda è costretta a chiudere e che lei non riesce a trovare un lavoro consono alle sue capacità. Colloqui tanti ,risultati nessuno.
Riteneva che l’età della moglie legata alla presenza della figlia piccola potesse essere d’ostacolo ad una nuova assunzione . Vi poteva essere il timore di assenze per malattie della piccola o per una nuova maternità.
Purtroppo il negozio, con grande fatica, riusciva a dare solo quel reddito minimo per sopravvivere. A volte ,nei momenti più difficili, vi era la necessità di chiedere qualche piccolo finanziamento( sempre poi “onorato”).
Indi c’era bisogno di altro denaro per avere una certa tranquillità; inoltre senza lavoro la moglie stava cadendo in uno stato di depressione .Una studia tanto…si sbatte…e poi niente.
Aveva paura che si ammalasse sul serio con tutti i rischi che potrebbero a seguire.
Mi chiese se conoscevo qualcuno a cui “presentare” la moglie.
Sul momento non seppi rispondere, ma poi pensai al mio caro amico Roberto.
Siamo amici da sempre ,ci conosciamo da quando avevamo dieci anni. Abbiamo fatto, non ancora maggiorenni ,le prime vacanze in tenda vagabondando per diversi posti.
Eravamo e siamo amicissimi.
Quante risate e quante avventure. Era un bel ragazzo e non faticava a “cuccare” ed anch’io me la cavavo.
Mai un litigio, sempre d’accordo anche sulle ragazze e poi donne su cui puntare
Siamo cresciuti. Lui si è sposato prima di me ed ha una bellissima famiglia: moglie e due figli ormai maggiorenni, ed anch’io ho la mia bella famiglia.
Continuiamo a vederci ,sia da soli che con le famiglie, con elevata frequenza.
E’ un imprenditore di successo. Ha una azienda affermata, di grande fatturato e con circa cento dipendenti, che opera nel mercato del lusso.
Vende barche, auto e moto “importanti” ed altro.
La sua clientela è importante e per ciò’ è richiesta grande professionalità e “commercialità”. Spesso organizza eventi del lusso ,per esempio la vendita di stupendi yacht.
Gli eventi sono organizzati in Italia ed all’estero e gli invitati sono a sue spese. Vi lascio riflettere su chi possono essere questi potenziali compratori .
Non volevo illudere Francesco e non gli dissi nulla .
Al primo incontro con Roberto gli chiesi se avesse bisogno di una persona con le caratteristiche di Elena.
Lo feci più per forma che per la speranza che vi fosse una possibilità di lavoro. Fui piacevolmente sorpreso quando mi disse che la sua assistente, Francesca, aveva appena dato le dimissioni poiché preferiva fare la mamma a tempo pieno .
Conoscevo da alcuni anni Francesca; una bellissima ragazza che si era sposata due anni prima ed era diventata mamma alcuni mesi fa.
Roberto si disse interessato a conoscere Elena. Di fargli avere un cv che l’avrebbe poi contattata.
Non vi dico la gioia del marito e di Elena alla notizia. Io cercai di “ spegnere il fuoco”.Non vi era nulla di garantito.
Raccontai comunque loro, con abbondanza di particolari, dell’azienda e della sua attività calcando la mano sugli eventi per i clienti. Volevo che fosse chiaro che, se assunta, Elena avrebbe potuto stare via di casa anche per più giorni consecutivi
Su Roberto , il proprietario, rimasi sul vago. Non volevo alimentare speranze. Dissi che era un mio conoscente di lunga data e che era di grandi capacità.
Aveva colto tra i primi il business ed aveva fondato dal nulla l’azienda ,trent’anni fa . Oggi era un “fiore all’occhiello” del settore.
Mi ringraziarono più volte dell’opportunità procurata e colsi negli occhi di Elena la certezza che quel posto fosse già suo.
Un dubbio mi assillava: quale sarebbe stato il comportamento di Roberto? E’ sempre stato interessato alle donne e confesso che anche dopo il matrimonio qualche gioco insieme l’abbiamo fatto.
Seppur di età avanzata fisicamente si teneva molto bene, ed ora aveva anche il fascino del potere e dei soldi. In più lui lavorava in un ambiente dove i soldi e le belle donne erano la normalità ,e le avventure non mancavano.
Comunque erano affari loro.
Feci pervenire a Roberto il cv. Lo lessi anch’io per curiosità. Era davvero di prima qualità.
Passò un mese ed ebbi l’occasione di incontrare il mio amico. Ci raccontammo e parlammo delle solite cose quando con un sorriso mi disse che aveva incontrato Elena .
Era stato piacevolmente colpita dalla signora(così l’ha definita) ,sia per le competenze che per l’avvenenza.
Mi disse che quello che gli avevo detto era tutto vero ed anzi non rendeva il giusto alla signora.
Durante il colloquio Elena gli aveva raccontato della sua vita professionale e famigliare, dei suoi obiettivi e dei sogni, partendo a descrivere dal paesello natio e di come tenesse ad una attività lavorativa che le permettesse di esprimere le sue potenzialità.
Le stesse cose che gli avevo detto io.
Aveva deciso che l’avrebbe assunta dal mese successiva, in prova per sei mesi, per sostituire Francesca , dimissionaria, ormai in via di cessazione.
Passata la fase della serietà ci lasciammo andare alle solite battute di basso profilo sulle donne conosciute ed in particolare Elena.
Hai visto che bella figa…chissà come sono le tette.. e il culo.. chissà se tradisce il marito…certo quando vedi una bella figa non capisci più nulla e così via.
Le solite stronzate tra amici in sintonia ed in reciproca fiducia.
Non so se fu il momento ,il gioco, quando esordì così: dammi tre mesi di tempo dall’inizio della sua attività con me e te la trasformo.
Cosa intendi?
Tra tre mesi non sarà più una mamma e moglie fedele, ma una troia a mia disposizione. Cosa scommetti?
Era un gioco che facevamo spesso .Era forma e non sostanza.
Rilanciai: chi perde paga un caffè al Savini .
Ridendo ci stringemmo la mano. La scommessa era fatta.
Confesso che non la presi seriamente ,era un gioco.
Elena ebbe il suo lavoro e sia lei che il marito furono stracontenti .
Per un po’non ebbi più occasione di incontrare Elena.
Vedevo ogni tanto al negozio il marito, che mi diceva quanto Elena fosse felice del lavoro che faceva.
Era una splendida mamma e moglie e continuava la sua attività in parrocchia. Purtroppo per il nuovo lavoro, come preventivato, era stata un po’ di volte lontano da casa , ma questo non aveva creato problemi ,anzi la trovava cambiata in meglio.
Finalmente serena e più disponibile e a bassa voce: anche a letto.
Io continuavo la mia vita di professionista, marito e padre. Saltuariamente incontravo Roberto ,ma dopo quella prima volta non parlammo più di lei.
Un giorno eravamo nel suo ufficio. Il suo immenso, bellissimo, ufficio.
Lo utilizzava per gli incontri di rappresentanza e per gli incontri con i clienti. Il cristallo di Murano era presente ovunque e tutti i mobili erano di firma.
Vi era la sua scrivania con comode poltrone per sé e gli ospiti ,un tavolo riunione con relative sedie ed un angolo salotto con due confortevoli divani ,mobile bar ed un grande schermo tv alla parete, vetrine con oggetti di lusso e tante altre cose di valore.
Quadri importanti e tappeti antichi rendevano l’ambiente ricco e lussuoso .
Scusate la divagazione .
Stavo dicendo: un giorno che eravamo nel suo ufficio ritornò su quella ,dimenticata per me, scommessa.
Sai Luca, ti ricordi della nostra scommessa su Elena? Un caffè al Savini se…..
I tre mesi scadono oggi. Sarai curioso di sapere se hai vinto o no?
Onestamente la cosa mi era passata per la mente, ma in un attimo fu come allora.
Destò la mia curiosità.
Adesso vedrai chi ha vinto.
Si recò alla scrivania e premette un pulsante. Era quello che lo “collegava” alla sua assistente.
E dopo circa quattro mesi rividi Elena più bella ed affascinante che mai.
La sua “mise” era quella a me nota.
Scarpe eleganti con tacco alto, calze grigio fumo trasparenti , gonna a tubino nero che le fasciava il culetto impertinente, camicetta bianca anch’essa aderente che evidenziava il seno. Un giacchino nero completava l’abbigliamento.
I suoi neri lunghi capelli erano sciolti ed appariva in forma . Era curatissima.
Entrò veloce dicendo: eccomi dottore sono a sua disposizione…. quando mi vide. Era prossima a me; io ero leggermente appartato e questo non le aveva permesso di vedermi subito.
Si interruppe stupita e notai un immediato rossore sul suo viso.
Disse: buongiorno è anche lei qui ? Non sapevo…. Era imbarazzata.
Mi aveva sempre dato del tu ed adesso..?
Intervenne Roberto. Disse: su Elena,: non preoccuparti . Luca è un mio grandissimo amico. Non lo sapevi?
No, non lo sapeva.
Sapeva che lo conoscevo bene, ma non sapeva quanto fossimo intimi amici.
Mi guardava smarrita ;il rossore non spariva.
Roberto disse : sai già come devi comportarti con quelli che dico sono miei amici e Luca lo è. Non solo ;lui è il mio più caro amico.
La prima sorpresa.
Si recò alla scrivania e posò il block notes che aveva in mano .Si volse e quasi con timore mi si avvicinò.
Io stupito attendevo e non capivo mentre Roberto mi guardava e sorrideva.
Il suo passo era malfermo. Il viso era rosso e tirato.
Mi abbracciò tirandomi a sé mi diede un profondo bacio. Le sue labbra erano sulle mie.
Sorpreso sentii la sua lingua forzare le mie labbra per entrare in me.
Non sapevo cosa fare.
Roberto disse: su Luca, sei diventato frocio? Accontenta Elena che è così brava.
Cercai di rilassarmi e la sua lingua entrò nella mia bocca. Il mio imbarazzo era alto ,ma cominciavo a sentire una grande eccitazione. La stretta vicinanza al sognato corpo di Elena ,la sue tette sul mio torace, la sua lingua in me, stava producendo il suo effetto.
IL mio uccello si stava innalzando. Più si poggiava a me, più la mia eccitazione montava. Non potei trattenere le mani.
Involontariamente si posero sul suo culo. Era duro, era alabastro. A piene mano mi godevo quel contatto e di conseguenza il suo pube schiacciava il mio uccello procurandomi dolorose e piacevoli sensazioni.
Poi si tirò indietro e con la mano sinistra premette a palmo aperto dal basso all’alto il mio “ pacco”.
Un gesto da gran troia e si allontanò da me.
La seconda sorpresa.
Roberto le disse :fagli vedere come sei bella, Guardalo negli occhi e non fare la timida. Sembrava un copione per loro già scritto e vissuto.
Era circa a tre metri da me .
Fece lentamente un intero giro su se stessa facendomi ammirare la sua silhouette. Poi si girò di spalle e si piegò a 90°con la testa verso il basso. Mi dava visione del suo bellissimo culo. La gonna tirava e potevo vedere le sue perfette forme.
Si girò a me e guardandomi negli occhi pian piano sollevò la gonna. Vidi man mano le sue ginocchia, poi la parte alta delle cosce, portava un reggicalze nero, e quando la gonna arrivò in alto vidi che era senza intimo e potei ammirare la sua passera.
Si girò a me alzandosi .
Notai che i suoi neri peli che ornavano la passera erano ordinati e formavano un perfetto triangolo, ma non erano rasati, mantenevano un leggera lunghezza.
Un pensiero perverso mi passò per la testa : li vedevo intrisi di sperma.
Allungò una mano ponendola tra le cosce, la insinuò tra la cavità delle gambe ed inserì un dito nella passera. Entrò in fondo. Lo estrasse lentamente facendo ribaltare all’esterno le intime labbra. Le aprì come si offrisse.
Poi tenendo la gonna alzata si girò di spalle piegandosi nuovamente .
Prima ebbi il piacere di vedere il suo culetto. Ripetè quanto fatto prima, solo che adesso allargava il suo forellino posteriore. Infine, sempre nella stessa posizione, divaricò le gambe.
Adesso avevo piena vista dei suoi canali. Rimase ferma per una decina di secondi poi si risollevò.
Rimise a posto la gonna e rimase come in attesa di qualcosa.
Roberto le disse: brava ,ti voglio così.
Lei gli sorrise come fosse compiaciuta da quelle parole.
La terza sorpresa.
Roberto disse : ho un impegno e devo andare , torno tra un ora e mezza che ho una riunione; il mio ufficio è a vostra disposizione per un ora ,poi vi chiedo di lasciarmelo libero che dovrò incontrare dei clienti.
Si rivolse nuovamente ad Elena dicendole: ti affido il mio amico. Sei a sua completa disposizione, inteso?
Ed aggiunse :a completa disposizione.
Lei annuì con il capo.
Uscendo mi disse: Luca sul tavolo ci sono dei dvd per te . Guardali con calma a casa e mi dirai…..
Rimanemmo soli.
Quanto avvenuto era per me surreale. Adesso che eravamo soli non sapevo che dire, che fare.
Pensò lei a togliermi dall’imbarazzo.
Disse, dandomi del lei: oggi non sono la donna che conosce, la moglie di Francesco ,la mamma di Laura.
Sono una donna che vuole dare ed avere piacere. Quindi per favore facciamo l’amore.
Ero in crisi e titubante, ma lei continuò.
Per favore, nell’ufficio vi sono delle telecamere che riprendono tutto… e me le indicò, ed io devo compiacerla .
Solo se lei è soddisfatto anche Roberto sarà soddisfatto di me. Fa parte del nostro contratto.
Cominciava a capire come quel bastardo di Roberto fosse riuscito ad esercitare la sua porca influenza su Elena.
Mi prese per mano e mi portò alla scrivania. Guardandomi negli occhi disse: sono tua ,puoi fare ed avere da me quello che vuoi.
Pur se quello che stava avvenendo cozzava con la mia etica mi rendevo conto che non potevo sottrarmi e che soprattutto non poteva esimersi.
Si appoggiò alla scrivania e tirandomi vicino portò le sue labbra sulle mie insinuando la sua lingua in me. Era dolcissima. Limonavamo con gusto.
Avevo abbandonato le mie remore e mi apprestavo a fare l’amore, o del sesso, con questa splendida femmina.
Le mie mani erano quelle di un polipo arrivavano e toccavano dappertutto .
Preso da foia la feci sedere sul tavolo ,le sollevai la gonna ,calai il perizoma, rimirai la sua figa e immersi la lingua in essa.
Notai con mia sorpresa quanto fosse già bagnata.
La mia lingua leccava ed entrava .
Sulla lingua “ sentivo” sapore di muschio e “ sentivo” l’ansimare di Elena.
Il mio trattamento stava facendo effetto. Stava godendo.
Inconsciamente allargò ancor più le gambe per “sentirmi “ meglio fino a che non raggiunse un fragoroso orgasmo.
Ero infoiato e mi calai e tolsi velocemente i pantaloni e gli slip . Il mio cazzo duro era pronto alla penetrazione, ma un barlume di lucidità mi interruppe.
Non avevo il preservativo
Capì la mia esitazione. Disse: non importa. Se tu sei a posto anch’io lo sono.
Sin ora ho fatto l’amore solo con mio marito e Roberto . Tu sei il primo…e lasciò cadere la frase.
Mi uscì naturale chiederle: sei protetta? Prendi la pillola?
No, ma non preoccuparti fai quello che vuoi . Roberto ti dirà.
La pausa mi aveva calmato. Adesso ero abbastanza lucido. Avevo capito che non dovevo avere remore, ma volevo far le cose per bene.
La feci mettere in piedi e le dissi: togliti la camicetta.
Anelavo la visione delle sue tette. Ero convinto che fossero tonde e morbide e che i capezzoli fossero invitanti bastoncini da succhiare.
Con grazia si sbottonò’ e tolse la camicetta.
Avevo ragione. La realtà superava la mia fantasia . Seppur ancora contenuti nel reggiseno si mostravano nella loro bellezza.
Le dissi: faccio io.
Volevo avere il piacere di liberare e mostrare alla mia vista le sue tette.
Non le tolsi il reggiseno semplicemente lo tirai verso il basso lasciando le tette libere. Erano bellissime
Le toccai quasi con paura…erano come pensavo. Dure , morbide e tonde .Stavano alte ed erano separate da un profondo canale che lasciava presagire futuri piaceri. I capezzoli erano irti ed invogliavano ad essere succhiati.
La feci girare di spalle. Il suo culo era poggiato sul mio eretto uccello, tra noi l’ostacolo della gonna. Gliela sollevai adesso era ben appoggiato sulla sua nuda carne. Che sensazione.
Portai le mani avanti. Le sue tette erano nelle mie mani. Mi godevo l’intero contatto. Sentivo il profumo del suo corpo e le baciai il collo aspirando i suoi profumi, poi con la lingua feci dei piccoli ghirigori sul collo.
Eravamo in sintonia. Mentre io spingevo il cazzo sul suo culo lei spingeva verso me. Girò per quanto possibile il viso . Le nostre bocche erano vicine senza potersi toccare compiutamente. Mi fece un’erotica sorpresa. La sua lingua usci dalla bocca verso la mia bocca. Fu un bacio all’aperto. Le nostre labbra non si toccavano, ma le nostre lingue erano in contatto.
Fu lei a far la successiva mossa. Spinse il culetto verso l’alto per catturare la punta del mio uccello ,poi un volta che la mia asta fu incastrata tra le sue gambe si piegò portandosi in avanti. Automaticamente la punta del mio uccello si trovò all’imbocco della sua figa. Il mio glande era poggiato sull’apertura. La naturale pressione esercita da mio corpo, aiutato dal fatto che lei era fradicia d’umori fece imboccare parzialmente il glande. Fu ancora lei a…spinse indietro il culetto e mi catturò. Il mio uccello scivolo completamente in lei. Provai una gradevolissima sensazione.
Ero nella posizione che preferivo. Il mio uccello in lei, poggiato sul suo culo. Le mani che le stringevano le tette.
Ogni tanto girava il viso e le nostre lingue si toccavano.
Avrei potuto raggiungere il piacere in due minuti ,ma non volevo. Quando mi sarebbe capitato una situazione identica?
Resistetti e glielo feci sentire il più possibile. Anche a lei piaceva ed suoi i gemiti lo sottolineavano
Preso dalla situazione straparlavo: hai una figa stupenda ,sei stupenda. Voglio venire dentro . Lo senti? Voglio consumarti.
Lo sperma spingeva per uscire ed io lo ricacciavo indietro.
Poi interruppi le spinte . La girai a me e la feci sedere sulla scrivania a gambe aperte ed entrai ancora in lei. Uccello in figa, lingua in bocca. Le nostre salive si maschiavano così come i nostri sessi.
Fu un bel scopare, ma non era finita.
Il grande divano ci aspettava, avevo un paio di sogni di realizzare prima del gran finale.
La feci alzare e le feci togliere il reggiseno e la gonna. Adesso era vestita come piace a me. Solo le scarpe e le calze con reggicalze. Questo sarebbe rimasto il suo vestito per il nostro amplesso.
La condussi al divano . La feci sdraiare rivolta verso l’alto con la testa che cadeva oltre il bracciolo. Mi misi in piedi dietro il divano. Essendo alto feci poca fatica ad infilarle l’uccello in gola.
Un pompino alla rovescia.
Avevo tutto il suo corpo a mia disposizione. Potevo pastrugnarle tette e figa , ma soprattutto potevo vederla. Vedevo il suo viso, vedevo tutto.
Lei a bocca aperta, nella difficile posizione in cui si trovava, provava a spompinarmi . In realtà ero io che le scopavo la bocca, spingendole il cazzo fino alla gola.
Ogni tanto le facevo strusciare l’uccello sul viso ed in quella posizione la inducevo a leccarmi le palle
Quando fui soddisfatto realizzai il secondo desiderio… adesso il suo corpo era disteso tutto sul divano ed io ero quasi seduto sul suo petto. Il mio cazzo ero nel canale tra le sue tette e da me governato andava su e giù’. Lei con le mani teneva accostate le tette per permettere una dolce frizione delle stesse con il mio cazzo.
Quando l’escursione era più lunga la sua lingua, con lascivia, leccava il glande dandomi ulteriore piacere.
La “spagnola “ mi è sempre piaciuta,
Ero al limite.
Mi distesi su lei che prontamente aprì le gambe , un appoggio ed un colpetto ed ero ancora dentro lei. Nel suo magico scrigno.
Adesso non mi sarei fermato. Avrei continuato fino a godere, sperando che godesse anche lei.
Volevo venire alla grande ed accompagnai la scopata con un continuo lingua a lingua; poi sentii che avrei retto ancor per poco.
Cambiai posizione ponendo le sue gambe sulle mie spalle. Adesso ad ogni spinta mi sentiva in fondo all’utero. Non erano più gemiti i suoi, adesso erano lamenti di piacere,
Infoiato dissi :sto venendo,troia, ti metto incinta. Lei sorprendendomi disse: fallo.
Mi preparai alla sborrata.
Le braccia appoggiate vicino ai suoi fianchi mi sorreggevano, incrementai il ritmo ,ma prima, “accompagnandola” le feci mettere una mano sotto i testicoli. Comprese e mi carezzò le palle
Il mio piacere aumentavo e stavo,….adesso ero pronto. Resistetti un poco e fui premiato .
Lei disse: vengo, vengo, vieni anche tu.
Attesi il suo orgasmo ,mentre godeva, inconsciamente smise di carezzarmi le palle. Non importava, avevo raggiunto il punto di non ritorno
Mi spinsi più che potevo in lei ed ebbi un devastante orgasmo. il mio sperma defluì con forza nelle sua figa.
Rimasi fermo in lei alcuni secondi poi entrai ed uscii estrassi lentamente l’uccello per godermi le ultime dolci sensazioni.
Infine lasciai cadere le sue gambe dalle mie spalle. Mi distesi tra loro su lei e ci scambiammo un dolcissimo lungo bacio.
Mi ripresi guardai l’ora. Non sembrava: il tempo era volato . Avevamo comunque ancora del tempo per noi, ma non avrei voluto essere interrotto sul pìù bello.
Era meglio lasciare l’ufficio di Roberto.
Mi alzai. Lei ancora distesa, le gambe impudicamente aperte . Le vedevo le figa ancora socchiusa .
Le labbra aperte ancora lucide degli umori dati e ricevuti; veniva voglia di leccarla
Si alzò e nella sua sexi “mise” raccolse gli indumenti per rivestirsi. Da una borsa estrasse un perizoma per indossarlo ebbi un fremito. Le dissi: questo lo prendo io. Lei ,sorpresa, se lo fece sottrarre senza porre resistenza.
Forse l’aveva indosso prima di essere chiamata da Roberto????
Lo portai al naso . Sapeva di lei . Lo misi in tasca.
Come poi potevo sottrarlo alla eventuale scoperta da parte di mia moglie era un problema che al momento non mi ponevo.
Si era rivestita, ma io avevo voglia di ricominciare.
Le dissi: vale ancora quello che ha detto Roberto? Sei a mia disposizione?
Annuì.
C’è un posto dove possiamo stare tranquilli?
Disse: nel mio ufficio. Seguimi.
Uscimmo nel corridoio.
Mi disse: è quello in fondo al corridoio.
Camminava avanti me. Il mio sguardo era catturato dal suo culo e dalle sue movenze.
Sapevo quel che volevo.
Aveva un ufficio piccolo, ma con tutto il necessario per lavorare. Una scrivania su cui era poggiato il computer ed il telefono. Due sedie per gli eventuali ospiti ed alcune stampe abbellivano l’ambiente.
Era tutto ordinato ed un leggero piacevole profumo permeava l’aria.
Disse: questo è il mio regno.
Non avevo voglia di conversare ed ero già da lei. L’ abbracciavo e la baciavo stringendola .
Senza pudore dissi: voglio il tuo culo e con le mani lo palpavo con fervore
Non fece una piega. Disse: abbiamo poco tempo, tra poco torna Roberto e potrebbe aver bisogno di me.
Allora dissi: facciamo in fretta.
Mi slacciai i pantaloni e li calai con gli slip a mezza gamba. Il mio pene , era di già parzialmente rigido.
Guardandolo dissi: adesso tocca a te. Comprese, si chinò e lo prese in bocca.
In due minuti era pronto.
La girai contra la scrivania facendola piegare su essa. Nel movimento le ordinate cartellette caddero.
Le alzai la gonna sulla schiena facendole divaricare le gambe.
Il mio uccello era alla giusta altezza.
Adesso era tutto pronto. Mi godevo la vista di quel bellissimo culo con il piacere di saper che tra breve sarebbe stato mio.
Disse: fai piano, non farmi male.
Fermai la mia intenzione, mi piegai e con piacere leccai ed inserii prima la lingua e poi un dito nel suo forellino. L’altra mano si stava occupando della sua figa. Le dissi: aiutami. lei portò una mano alla passera iniziando a sditalinarsi per eccitarsi.
Voleva prepararla almeno un po’. Non ci volle molto. Il forellino ,seppur facendo resistenza si stava dilatando e la sua figa bagnando.
Volevo accorciare i tempi .
Puntai l’uccello alla passera ed entrai in figa. Una mezza scopata avrebbe preparato meglio il mio uccello e lei e scopare è sempre un gran piacere.
Quando la sentii bella bagnata ed il mio uccello pronto uscii dalla passera poggiai il glande sul forellino Spinsi con una pressione costante. Sentii il suo sfintere dilatarsi ed il mio uccello dopo la prima resistenza entrò completamente in lei
Il suo culo era mio
Mi misi nelle mia posizione
Cazzo in culo, mani a stringerle le tette.
E cominciai il mio dentro e fuori che mi dava un indescrivibile piacere. Un pò il poco tempo a disposizione ,un pò il piacere che provavo, un pò la foia che mi aveva preso, presi un ritmo forsennato.
Dentro, fuori, dentro, fuori, e spingevo, spingevo fino a far spostare la scrivania su cui era poggiata. Ma non mi fermai.
Volevo aprirla, sentirla gridare.
Lei prima non disse nulla, poi disse: fai più’ piano, mi fai male lo sento tutto. Ciò al posto di frenarmi mi inorgoglì incitandomi a continuare. Anche stavolta straparlai.
Ti voglio aprire il culo .Voglio che ti ricordi per sempre questa inculata. Voglio fare del tuo buco un grande foro per ricevere cazzi senza più sentirli, come una troia. Non so se per compiacermi o per vero piacere il suoi lamenti diventarono un si. si, si .Fallo.
Questo mi incitò ancor più. Ormai le schiacciavo le tette per spingere di più. Percepii lo stimolo dell’orgasmo .
Lo estrassi del tutto. Guardai il suo ano allargato. Era un bel buco in tutti i sensi. Rientrai e mi godetti gli ultimi colpi. Cambia ritmo . Lentissimamente entravo ed uscivo .
Volevo sentire le sue pareti contro il mio uccello. Poi non ce la feci più. Spinsi ed entrai più a fondo che potevo e godetti. Il mio sperma entrò irrorandole il condotto anale. Mi mossi dentro il mio sperma sentendo il mio uccello perdere vigore . Mi distesi, stanco, sulla sua schiena. Era stata l’inculata più bella della mia vita.
Ero stremato ed ansante, ma soddisfatto.
Mi rialzai. L’uccello aveva perso vigore e scivolò fuori dall’suo ano.
Guardai il suo forellino ancora aperto ed i residui di sperma in esso e che lo circondavano che stavano scivolando lungo il culo verso terra.
Le feci cadere la gonna a coprirla e con la mano sul fianco la feci alzare e girare.
Le dissi grazie mentre la baciavo. Un ultimo gioco di lingue.
Il nostro incontro era terminato dovevamo tornare ai nostri impegni. Era seduta alla sua scrivania quando uscendo da suo ufficio la salutai dicendole: ciao , magari ci vediamo nei prossimi giorni al paesello. Intanto stringevo nel pugno il suo perizoma .
Non passai a salutare Roberto, non serviva.
Mentre mi recavo alle mie attività pensavo a quanto fosse successo. Chissà se si sarebbe potuto ripetere……
Mi chiedevo cosa fosse avvenuto per trasformare Elena da mamma fedele in una gran bella puttana.
Forse la spiegazione me l’avrebbe data la visione di quelle cassette che Roberto mi aveva dato.
Passarono alcuni giorni prima che potessi dedicarmi alla visione dei dvd che mi aveva dato Roberto. Dovetti attendere un sabato pomeriggio quando lasciato solo a casa dai familiari potei utilizzare con tranquillità il mio pc.
Seduto su una comoda poltrona, nel mio studio, preparai la visione del dvd.
Erano due . Iniziai con quello contrassegnato dal numero uno.
La prima immagine era quella dello studio di Roberto .Era un’immagine fissa ,ma si riusciva a vedere l’intero studio. Ciò mi fece tornare in mente le parole di Elena ”vi sono telecamere dappertutto”.
Non solo dovevano esserci più telecamere con diverse angolazioni, ma le riprese dovevano essere state “montate” da qualcuno (Roberto?).
Nel video non comparve nessuno per un po’; poi entrarono nel campo visivo Elena e Roberto. Anche l’audio era ottimo. Sembrava di essere con loro.
Elena indossava un semplice abito a tubino color blu e calzava le immancabili scarpe con tacco.
Roberto portava un completo blu di ottimo taglio.
Discorrevano, con partecipazione e reciproco interesse, dell’azienda fondata da Roberto e poi pian piano il discorso si portò sulle attività svolte dalla dimissionaria Francesca e da cosa Roberto si attendeva dalla sua sostituta.
Illustrò con dovizia di particolari il lavoro che avrebbe dovuto essere svolto e quanto . Di quanto importante e gratificante fosse lavorare nel mercato e con i clienti del lusso. Non nascose i pesanti impegni che avrebbero potuto “pesare” sulla famiglia. Non tralasciò i potenziali guadagni economici ed i relativi premi. Subdolamente fece riferimento all’ottima attività svolta dalla dimissionaria Francesca ,ma capiva che era giunto per lei il momento che potesse dedicarsi a tempo pieno alla sua famiglia.
Calcò sulla collaborazione di Francesca. Non so se volutamente o meno in alcuni “passaggi” la definì compagna e non collaboratrice.
Elena seguiva con attenzione e “pendeva “ dalle sue labbra.
Forse si vedeva già in quel lavoro ,in quello specifico ambiente . Si sentiva felice, soddisfatta ed orgogliosa di quanto stava facendo.
Io facevo attenzione alle parole che utilizzava. Stava dando a Elena dei piccoli messaggi sui suoi nascosti desideri.
Poi Roberto per “conoscere” Elena le fece tutta una serie di domande per vagliare la sua candidatura.
Si soffermo sul suo curriculum ,sulle sue aspirazioni e desideri, sulle competenze ed esperienze vissute, sulla disponibilità al lavoro e con molto tatto riuscì a farla “ aprire”.
Ora Elena parlava ,parlava a ruota libera. Bastava una parola/domandina perché argomentasse all’infinito e con particolari.
Obiettivamente per me che visionavo l’incontro aveva esagerato. Gli racconto non solo delle attività svolte ,degli studi e competenze e dei suoi desideri professionali. Forse presa dal fervore “di piacere” gli raccontò dei suoi rapporti con Francesco, suo unico uomo; delle cose che avrebbe desiderato e mai ottenuto; del desiderio del marito di un secondo figlio a cui lei si opponeva poiché voleva anche una vita professionale; delle difficoltà finanziarie…Ossia gli raccontò di cose che dovrebbero essere solo private e non sortire dall’ambito familiare.
Roberto ascoltava con attenzione e con poche parole continuava a farla parlare. Senza accorgersene, ormai l’avevo capito, Elena si stava infilata in un percorso ad imbuto da cui era difficile uscirne.
Roberto ascoltava e non la interrompeva ed all’improvviso tirò la lenza con tanto di amo.
Le chiese: cosa sei disponibile a fare perché questo posto sia il tuo?
Elena infervorata disse: tutto.
Roberto ripeté : tutto, proprio tutto?
Elena forse comprese ,ma era difficile tirarsi indietro. Avrebbe rinunciato ai suoi sogno e disse: tutto.. tutto.
Roberto disse: ok mi vai bene. Dobbiamo suggellare l’accordo.
Voglio tu sappia che in questo ufficio vi sono telecamere che riprendono continuamente quanto vi succede. Quanto avverrà sarà registrato.
Te lo dico perché userò le registrazioni come prova se tu dovessi cambiare idea e avessi la voglia di denunciare…….
Seguì un lungo silenzio.
Roberto non cogliendo obiezioni le disse: vieni qui e poi l’abbracciò
La baciò lei dopo un’iniziale resistenza si lasciò andare. E si baciarono a lungo.
Le mani di Roberto si posero sul suo culo palpandolo con bramosia.
Tutto si muoveva ad alta velocità.
In breve lui era senza pantaloni e slip; lei aveva la gonna arrotolata alla vita e le sue mutandine erano in un angolo dell’ufficio.
Erano appoggiati alla scrivania. Roberto la baciava mentre con una mano le frugava la femminilità e nel contempo la gentile mano di Elena impugnava e segava il suo cazzo..
Si “capovolse” la situazione .
Lei seduta sulla scrivania da cui pendevano le sue gambe aperte. La sua figa in prima vista .
Roberto si chinò tra le gambe ed iniziò un profondo, intenso, cunnilingus .
Elena manifestava con le movenze, parole e gemiti, il suo piacere. Roberto smise solo quando lei raggiunse l’orgasmo e con le mani lo staccò da sè.
Era stravolta dal piacere provato. Si lasciò andare si schiena. Le gambe oscenamente aperte. Roberto che sorrideva tronfio del piacere procurato.
Le disse: tuo marito ti ha mai fatto una cosa così?
Lei era ancora sotto godimento, non parlava. Fece, con la testa, un diniego ripetuto.
Roberto le lasciò il giusto tempo per riprendersi poi, gentilmente la fece alzare. Le disse ,guardando il suo uccello, adesso tocca me.
Cambiarono nuovamente posizione. Adesso era lui poggiato alla scrivania ed era lei tra le sue gambe per ciucciare e mangiargli il cazzo.
Dalle smorfie di Roberto doveva essere molto brava. Bocca e mano gli stavano torturando l’uccello.
Roberto doveva essere ipereccitato poiché trascorsero solo pochi minuti che sollevò il bacino spingendo il cazzo più profondamente che potè nella bocca di Elena; le bloccò la testa con le mani per impedirle di ritrarsi e venne, gridando il suo piacere.
Elena coscienziosamente ingoiò tutta la sua sborra e lasciò uscire l’uccello dalla bocca solo quando lo stesso ritornò ai minimi termini.
Vi fu una pausa rigenerante. Nudi dalla vita in giù erano ambedue ridicoli. Non accennarono a rivestirsi , ma si guardavano con reciproco interesse.
Lui la guardava apprezzando sicuramente le lunghe gambe, il tonico culetto e il dolce grembo.
Lei guardava il suo pendente cazzo apprezzandone le dimensioni.
Chissà com’era quello del marito?
Roberto disse: sei stata brava e mi è piaciuto molto. Vediamo di completare la nostra conoscenza.
Era chiaro cosa intendesse ed Elena non è una scema e forse non le dispiaceva cosa stava succedendo.
E Roberto continuò dicendo :mettiamoci comodi, e dette l’esempio spogliandosi completamente. Lei non poteva esimersi e mi apparvero nudi.
Conosco Roberto da decenni e ci siamo visti nudi innumerevoli volte , inoltre sono poco interessato(per niente) al genere maschile quindi il vederlo nudo non mi ha dato alcun interesse.
Lei era una novità, una bellissima novità. La sua naturale bellezza mediterranea era stata sicuramente migliorata dalla maternità che l’aveva riempita nei punti giusti.
Era una splendida femmina da montare con libidine.
Non voglio perdermi in particolari. Dico solamente che avrei potuto dedicarmi per ore al suo culo ed alle sue tette. Il resto era uno splendido contorno.
Roberto la prese per mano. Si baciarono nuovamente e avvicinarono al divano dove si fece cadere. Indicandole l’uccello a riposo disse: pensaci tu.
Prima era la scrivania, a desso era il divano, ma il risultato era lo stesso. Gli stava facendo un pompino. Prima era per farlo godere, adesso era per poterlo prendere dentro lei.
Non c’era più la precedente frenesia. Roberto si godeva il pompino preparatorio ad altri piacere. Lei si gustava con calma quel cazzone.
Roberto ritenne che quella potesse essere l’occasione per definire il loro rapporto. E mentre lei lo lavorava ( si poteva notare come il suo uccello si fosse rialzato) le disse: dalla settimana prossima il posto è tuo. Ti darò 3.000 euro netti al mese nette per tredici mensilità
Lei stupita dalla inaspettata proposta sollevò il capo interrompendo il pompino . Lui le disse: continua a succhiarmi l’uccello, potrai parlare solo quando avrò terminato di dirti….
E riprese….ti stavo dicendo che ti darò 3.000 euro nette al mese ed inoltre avrai nel mese di giugno un premio di 30.000 euro netti se facciamo gli obiettivi aziendali, di cui sarai informata ed a cui dovrai contribuire per raggiungerli.
In cambio tu sarai a mia completa disposizione, in tutti i sensi. Sarai la mia assistente personale e farai tutto quanto ti dirò di fare.
Parteciperai a tutti gli eventi aziendali e quindi sarai di frequente lontano di casa.
Tranquilla ,la forma sarà rispettata, avrai sempre una tua stanza per dormirci, ma….e quel ma diceva tutto.
E un ultima cosa. Mi hai detto che tuo marito desiderava un secondo figlio e che tu eri titubante per il tuo lavoro e altro. Bene, io non faccio l’amore con il preservativo e non mi spiacerebbe avere un figlio da una bella mamma come te. Ti propongo di far contento tuo marito e me. Se resti incinta sarà il caso a decidere di chi sarà figlio.
Non preoccuparti del futuro se dovessi rimanere incinta. Continuerai ad essere retribuita ed il posto sarà sempre tuo, inoltre se sarà figlio mio o di un mio amico(ti ricordo che la tua disponibilità dovrà essere su tutto quello che vorrò. Ma questo e una cosa che riprenderemo….) beh per mio figlio farò in modo che abbia un fondo a sua disposizione alla maggiore età di due milioni di euro.
Penso di averti detto tutto. Oh no scusa. E’ importante. L’abbigliamento.
Sarai sempre vestita come ti sei presentata la prima volta. Sei bellissima. Sempre gonna ,e sempre molto femminile. I pantaloni sono esclusi .Una sola novità: non indosserai mai le mutandine. Mai, proprio mai. Autoreggenti o reggicalze vedi tu. Per me è indifferente. L’importante e che tu sotto abbia niente.
Adesso puoi parlare e dirmi se accetti.
Il silenzio si protrasse. Anche il pompino era stato interrotto.
Elena si mostrò quella donna intelligente che pensavo fosse. Sollevò il capo, guardò Roberto negli occhi e disse: non c’è nulla da dire e riprese a spompinarlo.
Gli aveva implicitamente risposto che accettava le sue condizioni.
Per cronaca vi racconto quel che successe di seguito che fu “semplice”.
Quando Roberto percepì l’uccello pronto si alzò da divano e la prese alla “ pecorina “. Era ben poggiato ed ambedue gioivano. Poi la fece distendere sul divano e la prese alla missionaria. Essendo uno stretta spazio lei le circondò con le gambe la schiena.
Cazzo in figa, lingua in bocca. Lui spingeva, lei gli andava incontro.
“Curavo “lei” e sembrava che il cazzo di Roberto e la scopata le piacesse molto .
Quella prima volta non durò a lungo.
Lui le disse: sto venendo per la prima volta dentro te. Speriamo non succeda la prima volta….
Lei disse : vieni ,che vengo anch’io e mi parve che successe contemporaneamente.
Poi Roberto si rialzò, con l’uccello penzolante si avvicinò al suo viso. Le disse: puliscilo.
Lei era nella sua nuova parte. Lo prese in bocca e glielo restituì solo quando ritenne fosse bello pulito.
Guardai le immagini di lei a gambe aperte sul letto
Con la mano cercava di impedire al liquido che “usciva “ dalla passera di cadere, sporcando ,sul divano. Parzialmente ci riuscì.
Oscena ,depravata, bellissima.
Adesso era tutto chiaro su come Roberto avesse vinto la nostra scommessa.
Aveva vinto. Gli dovevo un caffè al Savini.
Confesso, ero eccitato e con l’uccello in tiro, ma non volevo esaurirmi con una sega.
Il filmato continuava, ma per me era sufficiente ed interruppi la visione. Erano sicuramente altre registrazioni in altri momenti .Accantonai e nascosi i due dvd con il proposito di buttarli via alla prima occasione. Mia moglie conosceva bene Roberto e la sua famiglia. Meglio non rischiare.
Qualche giorno dopo, era un sabato, sono nel negozio del marito .C’era anche lei che con il piccolo.Era passata a salutare il marito.
Era come al solito elegante. Portava una gonna blu al ginocchio con spacchi laterali ed un camicetta azzurra Calzava sandali molto carini con un discreto tacco.
Il marito era dietro il bancone con il piccolo in braccio
Mi chiese cosa desiderassi. Gli feci l’elenco della spesa e lui passò’ il piccolo alla mamma e si dedicò alla commessa.
Gli chiesi dove fossero le Gocciole. Mi rispose che i biscotti erano nello scaffale dietro. Seguii le sue indicazioni ,ma non riuscii a trovarli e glielo dissi.
Elena disse: aspetta vengo io a prenderli.
Eravamo fuori dalla vista del marito. Davanti allo scaffale disse: sono qui in alto e si “allungò” per prenderli. Si tese avanti me per raggiungerli seppur ostacolata dal bambino in braccio.
I miei occhi caddero sul culo che spinto verso l’alto si mostrava nella sua bellezza ed istintivamente non seppi trattenermi.
Prima la mano si poggiò sul culo, poi scivolò sotto la gonna scoprendo che indossava portava autoreggenti e perizoma.
Non era giorno di lavoro.
Eravamo vicini da alcuni secondi ed il mio dito già sguazzava nella sua figa. Lei non fece alcuna resistenza ,anzi allargo un pò le gambe per favorire la mia azione .
Il dito” girava” in figa mentre il marito parlava.
Non poteva durare a lungo. Ci recammo al bancone. Lei era alla mia sinistra riparata dalla vista di eventuali nuovi avventori ed il marito dalla sua posizione, oltre il bancone, non poteva vedere.
La mia mano sinistra scivolò ancora sotto la sua gonna riprendendo quanto aveva lasciato.
Il viso di lei non mostrava alcuna emozione. Chi avesse potuto vedere avrebbe visto come ”puntava “ il culetto indietro per meglio “sentire”, ma non potevo continuare per troppo tempo.
Troppo pericoloso, e se fosse entrato un cliente? E se….
E poi il mio uccello chiedeva aiuto.
Rinunciai di mala voglia, con un immenso frustrato sentimento. Il mio cazzo, barzotto ,chiedeva comprensione sino a darmi dolore spingendo contro la cintura dei pantaloni.
Mi dissi che non poteva finire cosi e d’impulso le sussurrai : tra dieci minuti in parrocchia.
Non replicò. Disse al marito: il bimbo si è addormentato, lo porto un po’ in giro, magari faccio un salto in parrocchia ed uscì.
Lui senza prestarle attenzione, disse: va bene ,va bene. E poi rivolto a me: le donne e chi le capisce.,
Finito e servito, lo salutai e raggiunsi la moglie.
Nel grande salone della parrocchia non c’era , passai nella saletta piccola . Era li che mi attendeva .
Il piccolo in braccio, dormiva.
Nel tempo trascorso per incontrarla pensavo a cosa avremmo potuto fare avendo poco tempo e stando attenti che nessuno ci cogliesse in fallo. Pensavo ad un veloce pompino….ma vederla così bella e disponibile mi fece cambiare idea.
Volevo scoparla.
Chiusi a chiave la saletta e mi avvinai a lei. Non parlai. la feci chinare, quasi spingendola, su un tavolino che le servì anche per appoggiarvi, sostenendolo, il pupo. Rimase immobile in attesa.
Le sollevai la gonna sulla schiena . Uscii il mio rigido cazzo e spostandole il filo del perizoma entrai in lei.
Un primo” assaggino” e poi favorito dal suo “bagnato” entrai completamente in lei. Era eccitata la porca.
Quando ripensai all’accaduto mi sorpresi della mia foia. Aveva il bimbo in braccio ed eravamo in una situazione pericolosa.
Contraeva i muscoli della figa favorendo l’attrito ed il nostro piacere. Le “girai” la testa uscendo per giocare lingua a lingua. Tre minuti e disse: vengo, vengo. Anch’io mi lasciai andare . Sborrai tutto quello che avevo dentro la sua passera e mi accasciai per un attimo sfinito.
Mi risollevai. Il mio cazzo era molle e umido. Si rialzò anche lei e mi sorprese. Sempre tenendo in braccio si chinò sul mio uccello ,lo prese in bocca e con poche succhiate lo ripulì. Si vede che era stata ben preparata da Roberto.
Lo misi via lindo.
Si dedico a sé. Preso un fazzolettino di carta e si asciugò per quanto possibile la passera . Vederla a cosce aperte mentre si puliva del mio sperma era sconvolgente.
Poi tranquillamente mi disse: ciao, devo andare ,non vorrei che mio marito mi cercasse.
Sembrava dicesse: alla prossima.
Usci dalla saletta lasciandomi solo e soddisfatto.
Il marito sospetta qualcosa?
Ho sempre pensato che nessuno ti regala nulla e che in un modo o in un altro devi pagare quello che ottieni.
Lui è un ingenuotto e lei chissà cosa gli racconta per le sue assenze e per tutto quel denaro che porta a casa.
Chissà sapendo come avrebbe reagito:
-L’avrebbe piantata?
-Cuckold felice?
Propendo per cornuto triste.

Dopo qualche tempo Elena ha avuto una bellissima bambina. L’hanno chiamata Giada. Di chi è?
E’ un segreto

Avete una vostra storia che desiderate portare a conoscenza…?

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