Domenica a Capri




Che fai domenica?”. Tutto cominciò con quella domanda maliziosamente ingenua sul terrazzo di casa sua in un caldo pomeriggio di fine giugno.
Silvia era una ragazza fantastica. Bella, inequivocabilmente bella. Ma non ci facevi caso, almeno se la conoscevi un po’. Certo era una di quelle che quando passa si girano in dieci. Ma non era il suo corpo ad affascinarti, non era il suo corpo a farti fantasticare e ascoltarla per ore senza starla a sentire. No. Silvia non era decisamente come tante belle ragazze che si possono incontrare nell’arco di una vita. Silvia era unica, ed io quella domenica lo capii fino in fondo..
“Allora, mi hai sentito?”. Fece lei con quell’aria che ti fa impazzire piegando la sua testa bionda un poco a sinistra mentre socchiudeva i suoi fantastici occhi cobalto.
Era proprio il suo modo di fare, la sua innocenza perduta ma non meno ostentata, la sua bocca sottile a farti fantasticare, così un po’ ingenuamente, per il gusto di farlo. O perché di fronte a lei non potevi proprio farne a meno.
“Mah, non ci ho ancora pensato, Silvia” feci un po’ distrattamente “pensavo di studiare visto che tra due settimane abbiamo l’esame”.
“Prenditi un week-end libero, dai! Questo è l’ultimo fine settimana in cui possiamo distrarci un po’ da questa stupida analisi. Poi con queste giornate!”
Dal terrazzo di casa sua si vedeva un tramonto indimenticabile sul golfo di Napoli. La luce rossastra rendeva il lo sguardo di Silvia ancora più intenso e sexy. E la cornice romantica rendeva tutto molto più sensuale.
“Ho una idea” mi disse chiudendo i libri e alzandosi in piedi. “Domenica prendo la barca e andiamo a fare un giro a Capri. Dai, non puoi dirmi di no. Non sei mai venuto in barca con me, da quando ho preso la patente”
La prospettiva era allettante ma temevo che dopo la bella notizia arrivasse anche la mazzata, e infatti…. “Lo dico anche a Enrico e i suoi amici, ci passiamo una bella giornata di relax”
Enrico era il fidanzato di Silvia. Uno al quarto anno di ingegneria tremendamente noioso, che non faceva altro che darci stupidi consigli su come passare gli esami del primo anno, consigli di cui Silvia era rispettosissima, e a cui anch’io, visto che studiavo con lei, dovevo stancamente adeguarmi. Enrico, in quelle poche occasioni in cui avevo avuto a che farci, avevo cominciato ad odiarlo, e probabilmente non solo per i suoi stupidi consigli.
In quei pochi secondi di riflessione, non riuscii a trovare una scusa sufficientemente credibile, e sussurrai un “perché no” rivelatore non certo di un grande entusiasmo.
“Finalmente” disse Silvia “ti tiro fuori da questo terrazzo. Praticamente non ci siamo mai visti al di fuori di casa mia. Comunque se vuoi puoi portare i libri. Sulla prua, mentre prendiamo il sole possiamo fare un po’ di ripasso”. Disse ridendo, piegando le labbra in quelle due fossettine assolutamente affascinanti.
Io la guardavo e la ascoltavo così in contemplazione, di nuovo senza riuscire a distinguere le sue parole, che scorrevano veloci come musica, e scivolavano via come il sole nel mare di quel magico tramonto.
Domenica mattina arrivai al molo con un paio di bermuda caki e una polo a righe. Nella sacca avevo qualche ricambio e i libri di analisi.
Silvia mi venne incontro. Aveva una magliettina bianca scollatissima e molto trasparente e un paio di pantaloncini chiari anche quelli cortissimi, tanto per mostrare quella sua abbronzatura perfettamente uniforme.
“Ciao Luca” mi disse mentre camminava sulla passerella. “Benvenuto a bordo”
La barca era di grande classe. Una barca a vela tutta in legno con il ponte di tek chiarissimo e lo scafo bianco con una leggera linea blu che più marcata a prua svaniva verso poppa.
“Sali, dai. Allora ti piace?”
“E’ fantastica” dissi un po’ spaesato, cercando di non essere troppo banale. Di nuovo ipnotizzato dal suo abbigliamento sexy.
“Oggi dovremo godercela tutta noi due, questa bellissima giornata”
“Perché? Non viene nessun altro?” feci con aria celatamente desolata.
“Purtroppo Enrico doveva assolutamente studiare, ha l’esame martedì. E i suoi amici quindi non sono venuti. Comunque io direi di partire lo stesso. Una giornata così ne vale proprio la pena.”
“Certo, non vedo l’ora di fare un bel bagno”.
“Allora il comandante si mette al posto di manovra” Fece lei con aria imperiosa nascondendo un sorriso.
“Beh, allora io posso fare il mozzo”
“Bene, molliamo gli ormeggi”
Alle dieci lasciammo il porticciolo in direzione Capri. Silvia manovrava il timone con il piglio di un lupo di mare. “Allora non ti fa impressione essere in mezzo al mare, in balia di una donna?”
mi gridò per sovrastare il rumore del motore e delle onde.
“Sì, ma un po’ di rischio non guasta. Poi l’hai detto anche tu, che una giornata così vale la pena….”
“Ah, mi stai anche a sentire, adesso”
La guardai, stupito. “Cosa vuoi dire?”
“Quello che ho detto” fece, senza staccare gli occhi dall’orizzonte.
“Perché? Di solito non ti sto a sentire?”
“Non fare il finto tonto. Quando mi guardi con quell’aria inebetita e alla fine rispondi a monosillabi…non mi dire che mi stai a sentire”
“Ma non è vero…dai…..” feci scuotendo la testa, con poca convinzione, cercando più di farmi perdonare.
“Va beh… lasciamo perdere…. che siamo quasi arrivati”.
Evidentemente anche lei si era accorta delle mie troppo soventi pause di contemplazione, ma non ne sembrava troppo infastidita.
Capri si era materializzata davanti a noi. C’era una selva di imbarcazioni di ogni tipo.
“Mi sembra troppo affollato, qui. E’ meglio andare un po’ più avanti”
“Sì, signor Capitano” dissi portando la mano destra alla tempia in segno di saluto.
“Bravo, mozzo, vai a prua e stai pronto a gettare l’ancora”
Dopo qualche minuto, sentii spegnersi i motori, e Silvia si avvicinò a prua.
“Siamo arrivati. Ora ci prendiamo un po’ di sole e iniziamo la nostra giornata di relax”
Si tolse la maglietta e i pantaloni e rimase in un bikini strettissimo che non conteneva il suo fantastico seno. Si sdraiò su un sottile materassino mentre mi guardava dall’alto in basso con gli occhi socchiusi dalla troppa luce “Allora, non ti metti in costume?”
Mi tolsi polo e bermuda, indosso avevo un costume a slip blu scuro. Cercai nella sacca la crema solare e prima di sdraiarmi mi spalmai il viso e le spalle.
“Serve anche a te?” chiesi a Silvia che nascosta dagli occhiali scuri non aveva smesso di guardarmi.
“Grazie, l’ho proprio dimenticata, oggi. Di solito ci pensa Enrico”.
“Allora oggi ti devi accontentare, le mie mani non sono esperte come le sue” feci con un sorriso ironico.
“Questo lascia giudicarlo a me”
Mi misi seduto sul materassino e lei appoggiò la testa sulla mia gamba destra. Iniziai dalle spalle, le mani mi fremevamo al contatto della sua pelle. Sentivo il suo profumo invadermi, ero in estasi e avrei voluto gridare di gioia. Ma anche a lei sembrava piacere.
“Ci sai fare con i massaggi. Chissà quanti altri lati nascosti hai?” disse con tono sempre più malizioso.
“Si vede che mi conosci poco”
“E’ per questo che ti ho invitato in barca. Ci vediamo sempre solo per studiare….”
Le parole che disse dopo non le percepii più, sentivo solo il profumo della sua pelle misto a quello della crema solare e a quello salino del mare. Trascinato da questi odori erotici e primordiali avvicinai la mia testa alla sua e scostati gli occhiali sfiorai delicatamente le sue labbra in un bacio castissimo e infinitamente sensuale.
Ritratte le labbra, Silvia con uno scatto si alzò in piedi, e facendo finta di niente mi disse “E’ ora di fare un bel bagno, non credi?”
Rimasi di stucco, nel vedere la sua reazione, così gelidamente scostante, sembrava non aver dato importanza al mio coraggioso quanto irrazionale gesto.
Si tuffò nell’acqua prima che potessi rispondere. Appena riemersa mi invitò a raggiungerla, che l’acqua era così tiepida e invitante.
Forse mi ero illuso, forse i suoi atteggiamenti non erano così inequivoci come avevo pensato, probabilmente ero stato solo uno stupido…. Senza riflettere oltre mi gettai nell’acqua, che avrei preferito fosse gelata.
“Si sta bene, non è vero” mi disse Silvia
“Come no! Si sta da dio”
“Facciamo una nuotata”
“Ci sto”
“Bene, allora il giro della barca. Vediamo chi è il più veloce.”
Iniziò a nuotare, aveva un bello stile, era elegante ma non troppo veloce. La raggiunsi presto e conclusi il giro per primo.
“Mi sono stancata” fece ansimando
“Per un giro della barca?” mi meravigliai con l’intento di prenderla in giro.
“Ma la barca è lunga….”
Appoggiò la sua mano destra sulla mia spalla. “Che dici di risalire?”
“Se proprio non ce la fai più…….” dissi sorridendo.
Tornati sulla barca ci risistemammo in prua a prendere il sole. Il sole e la nuotata stavano per conciliarmi ad un sonno accarezzato da una leggerissima brezza, quando senti sfiorare il mio corpo dalla mano di Silvia.
Era sdraiata di fianco, quindi pensai che mi avesse scontrato involontariamente e non aprii nemmeno gli occhi. Ma un istante dopo sentii le sue labbra toccare le mie. Spalancai gli occhi e la vidi con l’indice sulle sue labbra a indicarmi di fare silenzio, e poi rigettarsi sulle mia bocca in cerca di un bacio meno casto del primo. Fu un incrocio di sensi, la sua lingua cercava la mia in un intreccio di caldo erotismo. Sentivo l’erezione crescere nel mio costume.
Ci staccammo per prendere fiato e lei si accorse della mia eccitazione e mise una mano sul mio sesso massaggiandolo da sopra il costume.
Con entrambe le mani abbassò il costume. Il mio orgoglio svettò finalmente libero già coronato da qualche gocciolina di piacere. Silvia si avventò su di lui, lo circondo con le sue labbra, percorreva tutta l’asta con la lingua, per fermarsi sulla cima e giocare con il filetto. Stavo provando sensazioni incredibili. Vedevo la sua testa bionda piegarsi ritmicamente su di me, sentivo il piacere salire dal profondo e anche lei si accorse di avermi portato vicino all’orgasmo e si staccò.
“Luca, ho voglia di farlo” mi disse togliendosi il costume. Io ero ancora sdraiato, così come mi ero messo ad asciugarmi. Lei si mise su di me impalandosi sulla mia asta.
Era lei a condurre il gioco e lo sapeva fare bene. I suoi movimenti erano lunghi e decisi, le sue pareti mi circondavano e sfregavano il mio sesso provocando un piacere divino.
Le sue tette sobbalzavano davanti al mio naso, il che mi eccitava da morire. Io ero dentro di lei, ma anche lei era in me in quel momento che non aveva spazio e non aveva tempo.
I suoi umori scendevano su di me, era eccitatissima, le sue pareti si contraevano sempre più veloci, venne gridando il mio nome, squarciando un silenzio divenuto irreale.
Poco dopo raggiunsi anch’io il culmine del piacere, riversando il mio seme nelle sue viscere calde. Stremata si lasciò andare su di me. Ancora in lei, la abbracciai e la baciai. Lei mi sfiorò il viso con la sua morbida mano, e mi sussurrò dolcissime parole che una promessa mi impegnò a non svelare.

Dopo l’esame non ci vedemmo più. Quattro o cinque anni più tardi seppi che si era sposata con Enrico, che non si era mai laureata, e di tanto in tanto solcava ancora il golfo di Napoli su una barca bianca dal chiarissimo tek. Può darsi che lo faccia per ricordarsi di quando su quella prua si era conquistata un attimo di felicità.

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