Dipendenze by chiara_ [Vietato ai minori]




Da un’ora non riesco a stare ferma sulla sedia dell’ufficio.
Ieri sera mi sono dedicata a me. E’ stato molto bello.
Ma oggi, complici forse il caldo e la noia di questa mattinata insulsa in ufficio, ho voglia di altro, e sento il desiderio crescere, di minuto in minuto. Mi regala piccoli brividi lungo le braccia. Mi regala il bisogno, intenso, di accavallare le gambe sulla sedia, stringendo forte le cosce. Mi fa bagnare. Rende irregolare il mio respiro. Diminuisce la mia capacità di pensare razionalmente – è come se la volta cranica fosse schiacciata da un pesante berretto invernale.
Rende più reali i desideri, le fantasie, i sogni.
Osservo, continuando a fare il mio lavoro, finché ci riesco.
Poi prendo il tablet, con l’intenzione di proseguire la lettura di “Neurofisiologia e psicobiologia delle dipendenze”. Lettura fuori dalla mia portata, ma in ogni caso interessante. Mi ritrovo a leggere della dipendenza da sesso compulsivo… E sorrido. Il tentativo di pensare ad altro sta, in realtà, aggiungendo nuovi stimoli alla stuzzicante tortura che vivo. Non ho modo di darmi piacere. E, anche se lo avessi, per il momento non ho nessuna intenzione di rendermi le cose facili.
Adoro questa voglia che mi prende: adoro la sofferenza del desiderio che sale, adoro il corpo che urla implorando sollievo, adoro – a volte – sapere di non potermi toccare, sapere che non ci sarà nessuno sfogo per me, ma che, anzi, la sensazione che provo potrà solo crescere di intensità.
La voglia aumenta: so che presto sarà gigante, so che resterà con me, so che sarà difficile anche solo non arrossire in viso, davanti ai colleghi. Sento che i miei capezzoli stanno già premendo contro il reggiseno, sento che la mia voce sarebbe spezzata, se fossi costretta a parlare – oh, per pietà, liberatemi!
…Oh, per pietà, costringetemi a parlare!
Chiedete, al fascio di nervi che sono diventata, un ulteriore sforzo: quello di mantenere la voce ferma pronunciando parole sensate, mentre la mia intimità, poco più giù, stilla succhi imbarazzanti…
Provo nausea. Digito su google “desiderio sessuale e nervo vago”, e trovo anche qualche link di riferimento. Ma non riesco a leggere: sono troppo distratta dalle mie fantasie, e in queste condizioni concentrarmi su concetti nuovi è impossibile.
E’ bellissimo. E’ meraviglioso, danzare sul filo. E’ stupendo, essere ad un passo dal sentirmi sopraffatta dalle mie stesse voglie, e restare in piedi, sapendo che la marea dell’eccitazione salirà, che ogni onda sarà più alta, e che – forse – giungerò ad affogarvi per sempre…
Nella mia mente si proiettano, uno accavallato all’altro, film su fantasie di esibizionismo, di occhi puntati addosso, di vulnerabilità esposte. Locali ad hoc pieni di persone seminude, che traggono piacere dai gemiti altrui… Chioschi su spiagge assolate, frequentati da bagnanti in pareo e costume da bagno, e mani che sfilano il mio, a pochi passi da altri avventori, mentre una voce roca mi sottolinea all’orecchio che, adesso, chiunque può vedermi…
Poi, fantasie più rassicuranti: il divano di casa, una cena tra amici, menti aperte, vestiti che scivolano giù lentamente da tutti i corpi… Un compagno fidato che ami e apprezzi, di tanto in tanto, aprire la coppia a giochi nuovi… L’eccitazione scevra dall’elemento della paura, ma accompagnata dallo spirito del gioco, e dalla curiosità della reazione del terzo… Forse anche della quarta… L’istante in cui i ruoli si devono ancora definire… E poi tutto il resto, l’infinita meraviglia di poter essere completamente libera, accanto a braccia sicure.
Il pensiero modifica le reazioni del mio corpo. Un profondo inspiro, un’espirazione lenta: il desiderio si trasforma in una sorta di piacere, e di relativa pace. Solo il clito, ancora gonfio, pulsa, laggiù, come se non avesse ben capito. Lo coccolo con qualche contrazione muscolare, per tranquillizzarlo, e poi con qualche altra, per stuzzicarlo di nuovo. Quel che basta per farmi desiderare due uomini che mi prendono contemporaneamente. Quel che basta per farmi sentire, con un nodo allo stomaco, il vuoto che in questo momento c’è, nel mio corpo, proprio dove vorrei la loro mascolinità a penetrarmi, a riempirmi, a possedermi fino in fondo… Sentendo le mani del mio uomo, così abili ormai sulla mia pelle, unite alle mani sconosciute di un altro, così eccitanti nella loro estraneità.
Decido che è bello, il respiro che mi si spezza in gola. Decido che mi piace, il contrasto tra ciò che fortissimamente vorrei, e l’assenza pneumatica che invece sto vivendo.

Sono sicura che là fuori, da qualche parte, c’è qualcuno che sa coniugare amore sincero e profondo rispetto per la compagna, con il coraggio di volare insieme, mano nella mano, anche per cieli nuovi…

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