Diario di un marchettaro by andy74 [Vietato ai minori]




Diario di un marchettaro di andy74 New!

Note:

Ti piacciono le avventure di Andy il marchettaro? Sarei felice di leggere i vostri commenti, scrivetemi a andy1974@hotmail.it

Conobbi Franco in chat con il nickname “pago pompinaro”, io ero appena entrato in un periodo strano della mia vita in cui avevo voglie porcelle di continuo e quel nickname mi attirò come un dolcetto al cioccolato attirerebbe un bambino goloso.
Mi consideravo “etero” allora, anche se qualche pompino avevo cominciato a farlo, giusto un paio sempre con incontri fatti online: incontri tranquilli, in entrambi i casi ci si era messi sul divano a guardare un porno e io avevo provato l’inebriante emozione di succhiare ispirandomi alle movenze delle troie che vedevo sul video in quel momento. Insomma, avevo appena scoperto che mi piaceva il cazzo. Avevo 27 anni.
Ma torniamo a Franco. Ci mettemmo a chattare e lui mi propose di andare nel suo ufficio a fargli un pompino; cercava un marchettaro giovane, gli piacevano i marchettari perché gli piaceva mettersi in ruolo dominante.
“Quanto chiedi?” Fece lui.
“Per un pompino 20€.”
“Troppi, per 20 voglio anche il culo.”
Non risposi per quasi un minuto. Poi improvvisamente qualcosa in me scattò. Scrissi: “Ok, per 20 faccio bocca e culo.”
Mentre andavo all’appuntamento ero eccitato e preoccupato. Avevo provato a farmi qualche ditalino, ma non l’avevo mai preso veramente in culo. Eppure, eppure… non facevo che ripensare al porno che stavo guardando mentre ero in chat con “pago pompinaro” in cui due splendide biondine giocavano con vibratori nel culo, sollazzandoselo a vicenda con dildi di tante forme e colori. Lo so che farà male, pensavo, ma dicono tutti che poi si gode. E volevo imparare a godere, anche col culo.
Arrivato all’appuntamento incontrai l’uomo che in chat si faceva chiamare “pago pompino”: sulla sessantina, basso, magro e atletico, capelli grigi rasati corti, due occhi neri uno sguardo furbino. Si presentò come Franco. “Piacere, Andy” risposi.
Non parlammo molto, non si parla mai molto in questo genere di incontri, io gli piacevo e lui mi interessava, anzi, siccome era una marchetta lui non doveva necessariamente piacermi, pensai. Accettai di andare nel suo ufficio per la “prestazione”.
Arrivammo ad una vetrina sulla strada, senza insegna ne nome sul campanello, oscurata completamente da una veneziana. Franco aprì la porta: l’ufficio era una stanza non tanto grande con due scrivanie e tantissimi DVD alle pareti (un’antichità, pensai), sul fondo una porta.
“Cosa fate qui?”
Franco sorrise chiudendo la porta ed accendendo la luce. “Fino a qualche anno fa producevo video porno, ora gestisco siti porno.”
Mi avvicinai ad una libreria piena di DVD, erano tutti porno con titoli palesemente gay.
“Vieni adesso.” Mi disse aprendo la porta sul retro.
C’era un piccolo corridoio con una porta a sinistra “qua c’è il bagno se ti serve” ed una sul fondo che Franco aprì. Entrammo in una seconda stanza con una scrivania ed un divano ed un’altra porta, era chiaramente il suo ufficio.
“Lo facciamo qui?” Dissi indicando il divano.
“No.” Disse lui. “Ma spogliati e lascia lì i vestiti, voglio vedere per cosa pago.”
Io mi spogliai completamente, in modo lento ma senza esitazione. Mi girai verso di lui completamente nudo. Franco mi infilò l’indice in bocca e disse: “Succhialo.” Io succhiai roteando la lingua sul suo dito.
“E ora girati.” Mi prese per le spalle e mi girò, spingendomi poi la testa giù verso il divano. Io alzai le mani e mi appoggiai allo schienale, porgendo il culo. Sentii il dito infilarsi piano nell’ano. “Ma sei vergine?”
“Sì.” Dissi io.
“Cazzo, mi piacciono i culi aperti non le verginelle da svezzare.”
“Ti faccio un pompino extra se vuoi…” Non so come mi uscì questa frase, forse perché mi sono sentito umiliato dal suo commento, forse perché temevo che saltasse la marchetta.
“L’importante è che tu sia una brava troia.” Tolse il dito dal culo ed aprì la seconda porta. “Andiamo qui, si sta più comodi.”
Entrai nudo nella stanza in penombra. Era una stanza abbastanza grande, la prima cosa che saltava all’occhio era una parete attrezzata con strumenti sado maso sul fondo, con una carta da parati a disegno di mattoni palesemente finta. Tutte le altre pareti erano coperte da tende nere e nella stanza si trovavano sparsi in modo quasi confusionale un lettino basso senza sponde, una poltrona, un tavolo di legno pesante e nella zona sado maso una sorta di cavallina imbottita ed una gogna. In un angolo notai due telecamere, luci e cavalletti.
“Qui è dove giravo e dove ogni tanto giro ancora.” Mi disse, quasi con una punta di orgoglio.
“Solo film gay?” Chiesi io.
“Sì, a me piacciono solo gli uomini, non posso neanche pensare di lavorare con delle donne. Ma ora basta parlare, se vuoi fare la troia datti da fare.” E dicendo questo si sbottonò i pantaloni, se li tirò giù insieme alle mutande e si sedette in poltrona a gambe aperte.
Io capii subito che era arrivato il momento di guadagnarmi i 20 e mi inginocchiai ai suoi piedi, presi in mano il cazzo giù un po’ duro e cominciai a leccarlo ad occhi chiusi.
“Apri gli occhi, troia, e guardami mentre spompini.”
Io aprii gli occhi e piegai la testa di lato, così da poterlo guardare negli occhi mentre affondavo il suo cazzo nella mia bocca. Feci un po’ di avanti e indietro in quella posizione, poi estrassi il cazzo e sollevandolo mi dedicai a leccare la base, all’attaccamento delle palle, mentre l’asta bagnata della mia saliva era appoggiata sulla mia faccia.
Era un cazzo non troppo grande, ma bello. Circonciso, lungo sui 17 e con una cappella stretta quasi non sporgente dal resto del cazzo, che proseguiva dritto dritto con un diametro di 3 o 4 centimetri. Sembrava fatto apposta per penetrare.
Lo ripresi in mano e segandolo tornai a leccare la cappella.
“Si vede che sei un novellino.”
“Perché?”
“Le troie scafate succhiano senza le mani.” E dicendo questo mi prese per i capelli e mi staccò dal cazzo. Si alzò. “Romani lì in ginocchio, troia.”
Andrò alla parete sado maso e tornò con due polsiere di cuoio con fibbia ed una anellametallica ciascuna. Si mise dietro di me e mi ordinò di mettere le mani dietro la schiena. In un attimo mi chiuse i polsi con le cinghie di cuoio, che fissò una all’altra con un moschettone.
Tornò in poltrona ed ordinò: “Ricomincia a spompinare, da bravo.”
Io mi piegai sul cazzo e lo presi tutto in bocca finché potei. Tossii togliendolo e riprovai. Non ero bravo nel deep throat all’epoca, avevo ancora tanto da imparare!
Franco mi prese per i capelli e cominciò a farmi fare su e giù con la testa, come se si stesse segnando con la mia bocca. Piano piano riuscii ad ingoiargli il cazzo sempre più in fondo senza che mi desse fastidio, stavo salivando copiosamente. Franco mi sollevò la testa, io gli guardai il cazzo che puntava dritto e duro verso la mia faccia, grondante della mia saliva, ero eccitatissimo, mi sentivo una vera troia.
“Adesso ti devi guadagnare i 20 euro fino in fondo.” Disse alzandosi ed alzandomi. Mi portò al letto. “Mettiti a pecora, che ti inculo.”
“Toglimi le manette.”
“No, quelle le tieni. Mettiti in ginocchio e appoggia la faccia al letto.”
Così feci, con le gambe un po’ aperte. Franco andò a prendere del lubrificante e me lo spalmò sul buchetto, cominciando ad infilare un dito e muovendomelo con gesti circolari lenti e piacevolissimi. Poi sentii un attimo di dolore: mi aveva infilato un secondo dito. Me ne stavo lì con la faccia sul letto in cui avevano girato tanti film porno legato ed inerme, con il culo alla mercé di uno sconosciuto che lo stava dilatando con le dita in modo veramente esperto. Io cominciai a mugolare fra il piacere e momenti di dolore quando Franco agitava le dita.
Poi le sfilò e me le diede da succhiare. Io succhiai avidamente come prima avevo succhiato il suo cazzo. Le rinfilò nel buco, poi le sfilò e rinfilò altre volte, aggiungendo ad un certo punto dell’altro lubrificante. Era un misto di piacere e momenti di dolore quando le dita entravano nell’ano tutt’altro che abituato a questo servizietto.
Dopo poco tornò a mettersi davanti a me e mi ordinò di succhiargli il cazzo per renderlo duro. Aprii la bocca ed in quella scomodissima posizione mi dedicai al pompino: il cazzo era già bello duro, non c’era bisogno di pomparlo a lungo. Franco prese un preservativo e se lo mise sulla punta, che avvicinò alla mia bocca. Io appoggiai le labbra sul preservativo e lui mi infilò il cazzo lentamente nella mia bocca, mentre lo aiutavo con le labbra a srotolare il preservativo.
Senza dire nulla andò dietro di me, in ginocchio sul letto, e mi appoggiò la punta del cazzo sul buco. Sentii altro lubrificante colare. Poi cominciò a spingere.
La punta sembrò entrare facilmente, era una sensazione gradevole sentire il mio buchetto che si stava aprendo, pensai che in fondo tutto questo parlare di dolore forse era eccessivo quando improvvisamente… una fitta dolorosa ed intensa, come una improvvisa bruciatura mi colpì, partendo dal buco del culo, e mi invase il corpo.
“No, basta!” Supplicai sommessamente.
“Zitta, troia, hai un buchetto stretto stretto come quello di una verginella, è normale che ti faccia male.”
“Toglilo, ti prego.”
“Ho detto di stare zitta, troia!” Mi assestò una violenta sculacciata, io reagii contraendo l’ano già in difficoltà e mi concentrai sulla strana sensazione data dal cazzo piantato dentro, che mi riempiva e rendeva ogni tentativo di stringere l’ano vano.
“Adesso lo tengo dentro un po’ fino a quando non ti abitui.” E così fece, muovendosi pianissimo. Il dolore rimase, ma si affievolì e si mescolò alla sensazione godevolissima di sentirsi posseduto. Cazzo, mi resi conto che mi avevano appena sverginato l’ano e che in fondo mi stava piacendo!
“Ora comincia tu, troia, muoviti, vediamo se sai usare il culo.”
Io cominciai a fare un movimento lento avanti e indietro, sentendo il cazzo scorrere nel buchetto. Cominciai a muovermi più deciso, affondando anche ogni tanto. In breve anche lui cominciò a muoversi assecondando dapprima i miei movimenti e poi andando contro tempo, intensificando l’inculata.
“Ti piace eh? Mugoli come una puttanella in calore.”
Mi resi conto che stavo emettendo dei suoni di piacere sommesso e non me ne vergognai. “Sì… sì sono una puttanella che gode col cazzo in culo…”
Franco mi prese per i fianchi e mi tirò violentemente a se: mi sentii sfondare il retto e gridai di dolore. “Cazzo, per essere una troia ti lamenti troppo.”
“Non lo farò più…” sussurrai.
“Brava, zitta e godi.”
Mi inculò veramente bene, ci sapeva fare. In pochi minuti cominciai ad abituarmi al dolore, non venni ma provai per la prima volta nella vita la gioia di essere posseduto, sodomizzato per il piacere di un padrone al quale obbedire perché in fondo in fondo godevo anche io a fare la troia, godevo veramente.
Non so dopo quanto tempo, Franco decise che voleva venire. Sfilò il cazzo dal culo ed io provai una strana sensazione di fresco, di sollievo, subito interrotta da una strattonata ai capelli. Mi tirò già dal letto e mi fece sbattere per terra, in ginocchio, mi feci anche male. Ma non ebbi il tempo di lamentarmi che mi trovai il suo cazzo davanti. Franco si sfilò il preservativo e disse: “Le brave troie finiscono sempre di bocca le loro marchette.”
E così feci, lavorando di lingua e labbra per brevissimo tempo: dopo pochissimo Franco sfilò il cazzo dalla bocca e si cominciò a segare tenendomi la testa con l’altra mano.
Mi vennero in mente tutti i finali dei film porno davanti ai quali mi masturbo di solito ed imitai quelle troiette aprendo la bocca e tirando fuori la lingua al massimo. Franco mi sborrò in faccia e sulla lingua, poi me lo passò di nuovo in bocca. Il suo sperma aveva un sapore salato e dolce allo stesso tempo, fastidioso in gola, ma non mi ritrassi, gli diedi una lunga leccata e succhiata.
Franco se lo fece succhiare ancora un po’, poi mi venne dietro ed aprì il moschettone liberandomi le mani.
“Quelle appoggiale sul letto e vai in bagno a lavarti.”
Andrai prima a raccogliere i miei vestiti poi in bagno a lavarmi la faccia, sciacquarmi la bocca e farmi un bidet, massaggiandomi un po’ il buco del culo dolorante.
Quando uscii, già vestito, mi trovai Franco davanti con 20 euro in mano. “Prendili, te li sei guadagnati.”
Ci salutammo ed uscendo mi rigirai indietro a guardare quella vetrina. Chi potrebbe immaginare cosa succede dietro certi vetri offuscati in città… e come potevo io immaginare che questa sarebbe stata solo la prima delle marchette che avrei fatto proprio lì, in una spirale di depravazione e godimento sempre più intensi?
Ma di questo avremo modo di parlare nelle prossime pagine…

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