D'accordo. by scaaty [Vietato ai minori]




– scusa, non ho capito – le dico, imbarazzato, e non so nemmeno se sorridere o restare serio.
– te l’ho detto – ripete lei, occhi bassi sul bicchiere di vino bianco che tiene in mano – te l’ho appena spiegato… – sospira
– no, davvero – insisto io – dimmi se stai scherzando –
– lascia stare – dice subito lei, agitando la mano – sì, scherzavo, certo – e ride, nervosa, e si alza in piedi – anzi, guarda, devo proprio andare… scappare… grazie per… il vino e… e tutto, ciao, adesso scappo –

io mi alzo in piedi, le prendo il bicchiere e lo appoggio su una mensola, sorrido anche io, rigido e imbarazzato.

Lentamente, ci avviamo verso la porta.

– certo che per un attimo… – dico, fermandomi – per un attimo ho pensato che dicessi sul serio –
– davvero? No, dai, si vedeva che scherzavo… –
– sì, certo… –

facciamo ancora due passi

– peccato, però – butto lì
– in che senso? –

‘fanculo, penso.
Ha cominciato lei.
È stata lei a cominciare e a fare allusioni e a scherzare e a ammiccare e tutto il resto delle mossettine del cazzo.
Quindi non ha diritto di offendersi.
Quindi glielo dico.

Mi faccio forza, e la guardo negli occhi, mentre mi avvicino appena appena.

– nel senso che… se non fosse stato uno scherzo… – mi fermo, e la guardo

non dice nulla, ma annuisce impercettibilmente.

– se non fosse stato uno scherzo – ripeto – avrebbe potuto diventare qualcosa di davvero speciale –

e la fisso, negli occhi.
Lei abbassa lo sguardo, poi mormora, piano – non… non… – e si ferma
– non era uno scherzo? – le chiedo
lei scuote la testa, in silenzio
– no, non era uno scherzo, allora – rispondo io per lei
e lei annuisce.

Mi sembra quasi che abbia gli occhi lucidi, come se stesse per piangere.

– hai voglia di parlarne un minuto, seriamente? – le chiedo, appoggiandole la mano sulla spalla, in una piccola carezza.

Lei di nuovo non risponde, ma annuisce di nuovo.
– vieni –

E siamo di nuovo seduti, sul divano.
E lei ha di nuovo in mano un bicchiere di vino bianco, appena riempito.

Ma questa volta non dice niente, e non mi guarda.
Tiene gli occhi, come se stesse cercando qualcosa sulle proprie ginocchia.

Anche io sono seduto, di fronte a lei, anche io con un bicchiere in mano.

– parlo io? – le chiedo, e lei annuisce
– e tu rispondi sì o no, anche solo con la testa, va bene? –

annuisce.

– davvero non ti sei stupita, quando quella sera, ubriachi e un po’ fumati, ti ho confessato che con uno pseudonimo ho scritto e pubblicato online alcuni racconti erotici? –

No, fa segno con la testa.

– ah, però! …e io che pensavo di avere l’immagine di un professionista integerrimo, serio, attento alla forma fisica, borghese e un po’ troppo rigido… –

No, risponde di nuovo scuotendo la testa, e un piccolo sorriso le increspa le labbra.

– e per questo il giorno dopo mi hai chiesto il link ai racconti? –

Sì.

– e davvero, quando hai visto che erano tutti racconti che trattavano di sadomaso, dominazione e sottomissione, in alcuni casi anche violenti… non hai pensato che fossi un pazzo pericoloso? –

Sì, no. Sorride – un po’… all’inizio – sussurra

– e poi, poi sei diventata curiosa? – sì – e da allora ogni volta che ci siamo incontrati, con amici, a cena, agli aperitivi, nei fine settimana… ogni volta non riuscivi più a guardarmi allo stesso modo? –

Sì.

– pensavi se, mentre eravamo lì, a cena, o seduti a un tavolino, stessi guardando te o le altre immaginando di farti, di farti, quelle cose di cui avevo scritto… vero? –

Sì.

– bhe, lo facevo. Lo faccio, ancora. Con te, con le altre –

Non dice nulla, resta ferma.

– e poi… vediamo se indovino… hai provato con S., il tuo fidanzato, a fargli capire che avresti voluto provare qualcosa… di diverso? –

Sì.

– ma lui non ha capito. Cioè, magari avete fatto del sesso un po’ più forte, con un po’ più di violenza, ma non è quello che volevi. Ma non hai avuto il coraggio di spiegargli, vero? –

No.

Mi alzo.
Mi metto in piedi davanti a lei.
Poi mi abbasso, mi siedo a terra, davanti a lei, incrociando le gambe.
Sono più basso di lei, la mia faccia all’altezza delle sue ginocchia.

– guardami – le dico piano
Lei mi guarda.

– vuoi – scandisco – vuoi, davvero, provare, a, essere, una, schiava? Sei davvero, davvero curiosa di questa cosa? –

Lei annuisce, prima una volta, poi due, poi tre, sempre più convinta.

Io la fisso.
Annuisco.

– sarà un segreto. Nessuno lo saprà, nessuno lo deve sapere, o immaginare. Finirà subito, quando uno dei due lo deciderà. Nessuno lo saprà, mai. Vuoi provare davvero? –

Lei annuisce, decisa.

– dillo. Voglio sentirtelo dire –
– sì – dice, finalmente. E mi guarda.

Felice.

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