Cugine




Scritto da ric,
il 2015-06-22,
genere bondage

Qualche settimana fa installai a casa di amici di mia madre un paio di telecamere per controllare la casa durante la loro assenza per le ferie estive. Queste telecamere registrano quando c’è del movimento e mandano le immagini ad un indirizzo internet, consultabile da qualunque parte del mondo.
Ieri le telecamere si sono attivate e una mail mi ha avvisato, siccome non volevo che qualcuno si preoccupasse per eventuali falsi allarmi mi sono messo come unico destinatario dell’alert, così da poter controllare le immagini e valutare se fosse stato il caso di chiamare le forze dell’ordine o no.
Bene, la loro figlia Elisabetta non sapeva delle telecamere ed è tornata a casa dalle vacanze qualche giorno prima dei genitori. Entrata in casa e le telecamere cominciano a registrare. La ragazza è alta 1 metro e 70, porta sul viso una leggera acne, classica dei coetanei di 20 anni, i lunghi capelli biondi le cadono sulle spalle e gli occhi azzurri le regalano un fascino tipicamente nordico. Non posso non notare che nonostante il fisico esile ha un seno esagerato, ad occhio sembra una quinta. Varca la soglia vestita con una magliettina rosa con alcune scritte bianche, indossata sopra a dei jeans chiari attillati e sandali infradito. Sulle unghie delle mani e dei piedi sfoggia uno smalto celeste Tiffany, che tanto va di moda tra i giovani. Con lei c’è Marta, una cugina da parte di madre. Marta è poco più alta di Elisabetta, ha 21 anni, capelli castani con una simpatica frangetta sulla fronte, occhi marroni, corporatura sportiva e seno scarso. Lei è vestita con una t-shirt bianca e rossa a righe orizzontali, jeans scuri sempre attillati, All Star rosse ai piedi e unghie delle mani smaltate color fango.
Ovviamente questa non è una effrazione, quindi non avviso nessuno, ma mi fermo a guardare il monitor per vedere cosa succede. Le due ragazze vanno in camera da letto, dove è posizionata un’altra telecamera, poi ridacchiando Elisabetta tira fuori da un cassetto del nastro isolante nero.
“Allora è ancora valida la scommessa?” chiede Elisabetta
“Si” risponde Marta, “Quindi vuoi sfidarmi adesso?”
“Esatto” risponde Elisabetta, “Vediamo se riesci a liberarti prima di me”
Marta ridacchiando sicura di se si siede a terra mettendo le mani dietro la schiena, Elisabetta comincia a cingerle i polsi uniti con alcuni giri di nastro isolante, poi lo taglia e avvolge con esso anche le sue caviglie, poco sopra il bordo dei jeans.
“Sei pronta?” chiede Elisabetta
“Certo” risponde Marta, “Comincia a cronometrare”
Elisabetta prende il suo iPhone e fa partire il cronometro, intanto Marta comincia ad agitarsi a terra, cercando di liberarsi, riesce a fare leva con le gambe allargando il nastro che le blocca la caviglie, dopo meno di un minuto riesce a liberarsi i piedi e poco dopo anche i polsi, il display dello smartphone segna 1 minuto e 34 secondi.
“Cavolo sei stata veloce” esclama Elisabetta
“Nemmeno uno dei miei tempi migliori” risponde Marta soddisfatta, “Ora però tocca a te”
Elisabetta allora si siede a terra e Marta comincia a legarla nello stesso modo in cui era stata legata precedentemente, una volta che Elisabetta ha polsi e caviglie immobilizzate fa partire il cronometro. Elisabetta sembra più impacciata rispetto alla cugina, agitandosi a terra perde pure i sandali rimanendo così scalza, si mette schiena a terra e piega la gambe, punta spalle e piedi sul parquet cercando di arrivare al nastro che le cinge le caviglie, poi si gira a pancia in giù e questa volta arriva a toccare con le dita delle mani le caviglie, con le unghie pian piano lacera il nastro isolante,riesce a liberare le gambe, poi con un movimento da contorsionista riesce a far arrivare i polsi a portata di bocca e con i denti taglia il nastro.
“Che tempo ho fatto?” chiede Elisabetta una volta libera
“Oltre 3 minuti” risponde Marta, “Ho vinto io”
“Uffi, ho perso, ma mi dai la rivincita?” chiede Elisabetta
“Va bene” risponde sicura di se Marta
“Questa volta però starò attenta a legarti meglio” esclama Elisabetta
“Legami come ti pare, tanto vinco di nuovo io” replica Marta
Elisabetta comincia a legare la cugina sempre con i polsi dietro la schiena, questa volta fa 5 giri attorno ad essi, poi passa a cingerle i gomiti sempre dietro la schiena cercando di tenerli il più vicini possibile tra loro, dopo 3 giri stretti la quarta passata la fa anche attorno al busto, seguita da una quinta e una sesta. A questo punto Marta sembra un po’ più preoccupata di prima, ma Elisabetta non ha ancora terminato, infatti comincia a legare le caviglie di Marta sempre con 5 giri di nastro,poi fa altri quattro giri appena sopra alle ginocchia e quattro appena sotto, infine decide di togliere le scarpe alla cugina, ne slaccia prima una e poi l’altra per sfilargliele assieme mettendole in mostra i bei piedini nudi con dita lunghe e affusolate e le unghie smaltate color fango come quelle delle mani.
“Adesso cos’hai in mente?” chiede Marta
“Visto che sei brava devo cercare di immobilizzarti meglio” risponde Elisabetta ridacchiando
Quindi toglie una stringa dalle scarpe di Marta e le lega gli alluci assieme, infine la corica pancia a terra e lega l’altro capo della stringa, che le blocca gli alluci, ai pollici, costringendola a stare con le gambe piegate e limitandole di molto i movimenti.
Marta adesso cerca si saggiare la tenuta dei nodi fatti dalla cugina, ma non può tirare troppo la stringa che le lega gli alluci ai pollici, altrimenti si farebbe male, quindi Elisabetta esclama:”Pronti, via!” e comincia a cronometrare.
La ragazza a terra comincia a contorcersi per cercare di liberarsi, ma sembra in difficoltà, cerca di fare forza per allentare il nastro isolante che le cinge i polsi, ma avendo i gomiti legati al busto riesce solo a fare piccoli movimenti che non portano a nessun risultato apprezzabile.
Passati poco più di 5 minuti Marta sembra aver trovato il nodo della corda che le blocca i pollici, ma senza poter muovere liberamente le dita opponibili sembra non riuscire a scioglierlo. Dopo altri minuti però riesce ad allentarlo quel tanto che le basta a far scivolare fuori i pollici dalla legatura, ora può distendere le gambe. Per prima cosa cerca di slacciare il nodo che le lega gli alluci, ma non ci riesce, allora cerca di mettersi in piedi, quindi si gira di lato, poi raccoglie le gambe e con un movimento di busto riesce a mettersi in ginocchio con i talloni che toccano il sedere, quindi si sporge in avanti per riuscire ad inarcare i piedi e appoggiare le punte sul pavimento, infine un rapido movimento all’indietro la fa balzare in piedi.
Adesso Marta saltella per casa in direzione della cucina, mantenendo un equilibrio precario ad ogni balzello e lasciando Elisabetta di stucco. Una volta arrivata a destinazione si appoggia al bancone e apre il cassetto delle posate, dal quale tira fuori un coltello, quindi comincia a tagliare lentamente il nastro sui polsi.
Io intanto mi sono gustato tutto il tragitto saltellante di Marta, grazie al posizionamento delle telecamere, per fortuna in casa hanno la cucina a vista, quindi la telecamera del soggiorno riprende la scena, così riesco a non perdermi neanche un secondo.
Dopo pochi minuti Marta riesce a tagliare il nastro, ora con i polsi liberi ha più raggio d’azione, ma i gomiti le limitano comunque i movimenti. Pian piano riesce a saltellare fino al divano, forse per stare più comoda, si siede sul bordo e poi si sdraia sopra, si gira di lato e comincia a muovere le gambe facendo sfregare una parte del nastro che le cinge le caviglie contro il coltello che tiene in mano.
Ancora qualche minuto e anche le caviglie sono libere, però avendo ancora ginocchia e alluci legati la mobilità della ragazza non migliora di molto, allora Marta lascia il coltello sul divano, si fa scivolare a terra riuscendo a rimanere in ginocchio con il busto coricato sul divano, poi afferra il coltello con la bocca e si rimette seduta con le gambe rannicchiate e le punte dei piedi a terra, quindi si piega in avanti e comincia a tagliare il nastro che le blocca le ginocchia andando su e giù con la testa. Una volta tagliato quello sopra alle ginocchia distende le gambe e si dedica a quello sotto le ginocchia, riuscendo a tagliarlo poco dopo seppur a fatica.
Elisabetta vedendo la cugina con solo gomiti, busto e alluci legati rimane allibita, ma Marta non è ancora del tutto libera, dopo aver sputato il coltello sul divano si rialza in piedi, sempre saltellando raggiunge un tavolo, il cui bordo è molto appuntito, si china e comincia a lacerare il nastro esattamente al centro della schiena, proprio tra i due gomiti, visto che non essendo uniti hanno lasciato un po’ di vuoto riesce ad infilare l’angolo dentro il nastro isolante e poi muovendosi verso il basso riesce a strapparne via un bel pezzo, finendo col sedere a terra.
Una volta indebolito il nastro isolante con qualche movimento energico riesce a liberarsi e comincia a slegarsi gli alluci, una volta fatto si strappa via dal corpo e dai vestiti tutti i rimasugli di nastro nero e terminata anche questa operazione si rivolge alla cugina con aria soddisfatta e le chiede:”Quanto tempo ho impiegato?”
Elisabetta incredula risponde:”19 minuti e 13 secondi, sinceramente non pensavo nemmeno che riuscissi a liberarti”
Marta ridacchiando esclama:”Te l’avevo detto che ci sarei riuscita, ora tocca a te, vediamo se saprai fare di meglio”
Elisabetta mestamente si siede a terra con le gambe incrociate, mentre Marta raccoglie tutto il necessario. Si avvicina ad Elisabetta, le porta energicamente le mani dietro la schiena e le cinge i polsi con svariati giri di nastro isolante, poi le avvicina i gomiti fino a farli toccare tra loro e ancora altri giri di nastro, quindi fa qualche giro di nastro attorno al busto, sopra e sotto al seno per bloccarle le braccia dietro la schiena.
“Non è giusto!” esclama Elisabetta, muovendo le spalle a destra e sinistra, “Tu eri legata meno stretta di me”
“Si, è vero, ma tu hai visto come potresti liberarti, quindi devo prendere delle precauzioni” replica Marta cominciando a cingere le caviglie della cugina con alcuni giri di nastro isolante, dopo averle fatto distendere le gambe, poi fa la stessa cosa sia poco sopra che poco sotto le ginocchia. Ora che Elisabetta è legata come un salame Marta si toglie la cintura dei pantaloni e la lega intorno al busto della cugina esclamando:”Questa mi servirà dopo”, quindi sparisce per un attimo.
Elisabetta è a terra inerme, prova a divincolarsi dai legacci, ma riesce solo a strisciare e rotolarsi, prima di rimettersi seduta. Intanto Marta torna con un foulard in mano, senza farsi vedere dalla cugina le benda gli occhi con una mossa fulminea, Elisabetta si agita, ma inutilmente, infatti una volta annodato il foulard dietro la testa Marta comincia a passarci sopra un paio di giri di nastro isolante.
“Cosa fai?!” urla Elisabetta
“Tranquilla, non voglio che tu veda, perchè se dovessi riuscire a liberarti potresti saltellare in giro cercando forbici o coltelli, conosci la casa non voglio darti un vantaggio” risponde Marta
A questo punto prende la stringa delle scarpe e lega gli alluci di Elisabetta, poi la gira pancia a terra e collega l’altro capo della corda alla fibbia della cintura che le aveva precedentemente legato attorno al busto, tirando e costringendo la poveretta a tenere le gambe piegate e il collo dei piedi distesi. Infine avvolge le mani della cugina nel nastro isolante, bloccandole tutte le dita.
“Pensi ancora di potermi battere?” chiede Marta soddisfatta, ma Elisabetta non risponde e cerca di slegarsi, “Non ho ancora dato il via, non puoi cominciare, visto che hai barato ti renderò un po’ più difficile liberarti” e in men che non si dica infila un fazzoletto che aveva in tasca nella bocca della cugina, cominciando poi ad avvolgere altro nastro isolante per bloccarglielo dentro. Elisabetta si agita a terra e cerca di spingerlo fuori con la lingua, ma nonostante abbia la bocca aperta non riesce nell’intento, anche perchè il nastro le passa tra i denti e blocca il fazzoletto tra lingua e palato.
“Adesso puoi partire, via col tempo” esclama Marta pregustando la seconda facile vittoria
Elisabetta cerca di dire qualcosa, ma dalla bocca escono soltanto parole incomprensibili, intanto cerca di liberarsi, ma non riesce quasi a muovere un muscolo. Marta le lancia pure il coltello a terra ridacchiando, la cugina si gira a fatica su un lato, ma non riesce a prenderlo, perchè ha le dita delle mani avvolte nel nastro isolante, allora Marta vedendo che per Elisabetta sarebbe stato impossibile liberarsi le dice:”Se non riesci a liberarti in 20 minuti ho vinto io e visto che faranno 2 su 2 dovrai fare penitenza doppia”. Quest’ultima frase provoca una reazione nella ragazza legata, che si agita più di prima.
Dopo 5 minuti Elisabetta non è riuscita ancora a liberare nemmeno un dito, anche se continua a provarci. Passa il tempo, i minuti diventano 10 e poi 15, pian piano la poveretta capisce che non riuscirà mai a liberarsi e smette di agitarsi, restando praticamente immobile ad aspettare la fine dei 20 minuti.
Il timer sul telefono di Marta finalmente suona ed Elisabetta tira un sospiro di sollievo.
“Caspita in 20 minuti non sei riuscita a liberarti nemmeno da un pezzo di nastro isolante, la mia è una vittoria schiacciante” dice Marta
Elisabetta tenta di replicare cercando probabilmente di far notare alla cugina che il modo in cui era stata legata non lasciava molto spazio di manovra, ma dalla sua bocca escono solo farfugliamenti senza senso e copiosa quantità di saliva.
Marta dunque comincia a slegare la poveretta, scioglie il nodo dalla corda legata alla cintura ed Elisabetta distende subito le gambe muovendo avanti e indietro le caviglie indolenzite, poi anche la cintura viene slacciata, le dita delle mani vengono liberate e la benda agli occhi tolta. A quel punto però Marta prende il telefonino e comincia a fotografare la cugina, che cerca in tutti i modi di sfuggire all’obbiettivo e ad esprimere tutto il suo dissenso.
“E questa è la prima penitenza, ecco fatto condivise in rete” esclama Marta alquanto divertita, al contrario della cugina che a terra gode di un po’ più di libertà, ma non riesce ad opporsi alle foto. Però Marta ricomincia a slegarla, prende un capo del nastro isolante che le blocca la bocca e comincia a srotolarlo, finchè Elisabetta sputa a terra il fazzoletto intriso di saliva ed esclama:”Sei proprio una stronza!”
“I patti sono patti” replica Marta intanto che con il coltello le taglia il nastro che le blocca i polsi. Una volta finito passa a quello che le lega i gomiti e il busto e tagliato pure quello porge il coltello alla cugina. Elisabetta sgranchisce le braccia e afferra il coltello, quindi si libera le gambe, le caviglie e infine scioglie il nodo che le unisce gli alluci.
Finalmente è libera e fa un po’ di stretching per recuperare la mobilità articolare.
“Adesso è il momento della seconda penitenza” dice Marta
“E va bene” risponde Elisabetta rassegnata “Devo fare quello che avevamo concordato in precedenza?”
“Esatto” risponde Marta “Dovrai spogliarti in ascensore e fare un giro del palazzo nuda, poi ritornata all’ascensore ti ridarò i vestiti”
“Ok, ma niente foto o filmati sta volta” replica Elisabetta
Vedo le due ragazze uscire dalla porta, purtroppo le telecamere le ho montate solamente in casa e non mi posso gustare la scena dello spogliarello in ascensore e del giro dell’isolato alla Blink 182, mi sa che la prossima volta dovrò montare qualche telecamera all’esterno, potrebbero riprendere qualcosa di interessante, ma per ora posso ritenermi soddisfatto di questo ottimo prodotto, che ovviamente ha registrato tutto quello successo in casa.

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