Cugine: insegnante e allieva by suve [Vietato ai minori]




Cugine: insegnante e allieva di suve New!
Ero nella mia cameretta in intimità con Marco, il mio lui. Stavamo pomiciando da un po’ e lui cominciò a fare pressioni con le mani sopra la mia testa. Sapevo cosa voleva quel porco, da alcune settimane avevo imparato a prenderglielo in bocca. Piano piano ero diventata più esperta e avevo imparato a ricevere il suo seme e anche a ingoiarlo. All’inizio non mi era piaciuto molto, l’avevo fatto perché era evidente che lui lo volesse, ma poco a poco la cosa aveva preso a eccitare anche me. Sentirlo ingrandirsi tra le mie labbra trasformandosi in un lungo e caldo bastone da succhiare e leccare, sapere che sarebbe bastato un mio morso per farlo piangere, sapere che sarebbe bastato un mio tirarmi indietro per renderlo supplicante e arrendevole e infine sentirlo gemere di piacere a causa mia mi dava un senso di potere e mi eccitava tanto che spesso mi toccavo mentre lo facevo.
Finsi un po’ di ritrosia e poi scesi con la testa sul suo petto, eravamo distesi sul mio lettino fianco a fianco e bastò raggomitolarmi un poco per arrivare a tiro del suo cazzo che aveva provveduto a tirare fuori mentre lo baciavo, e nemmeno me ne ero accorta. Non era completamente in tiro ma sarebbero bastati pochi istanti e la mia lingua avrebbe portato a compimento l’opera. Lo presi tra le labbra succhiando piano, avevo da tempo scoperto quanto fosse sensibile il suo glande, e poi lo affondai di più. Me lo sentivo premere sul palato mentre entrava sempre più profondamente. Avvertii un conato e mi fermai facendogli invertire il senso di marcia, non ero mai riuscita a prenderlo tutto per quanto mi sforzassi. Ora lo leccavo sulla punta compiendo circoli umidi tutto intorno al glande, insistendo sulla cornice e sentendolo sussultare.
A un tratto sentii il rumore della porta che si apriva. Alzai gli occhi e vidi Stefania, la mia cuginetta di un anno più giovane di me che ancora con la maniglia in mano si era bloccata nell’atto di entrare e ci guardava stupita.
Quel fine settimana gli zii erano in visita a casa nostra e mi ero dimenticata che mentre gli adulti erano in visita a amici comuni Stefania era rimasta a studiare nella sua camera in preparazione alla maturità.
Staccai le labbra dal pene di Marco, che si era impietrito anche lui, e apostrofai Stefania con tono incazzato:
– Non si usa bussare a casa tua? Che vuoi? –
– Scusami, ero venuta per dirti…….. scusami, non sapevo che…….. –
Era arrossita ma non staccava gli occhi dal cazzo di Marco che ancora tenevo in mano, rigido e luccicante della mia saliva.
Mi venne in mente un’idea strana e provai una fitta di eccitazione.
– Beh, non hai mai visto un cazzo? Cos’è quella faccia da santarellina sconvolta? –
– No…. Io veramente…….. non ho mai……. scusami ancora –
E si girò per uscire. La bloccai:
– FERMA! Dove credi di andare? Entra e chiudi la porta –
Mi obbedì muovendosi timidamente, ferma in piedi con lo sguardo che ancora puntava il cazzo che sentivo stava perdendo parte del suo vigore. Mossi la mano per impedirlo e notai la lingua di Stefania fuoriuscire rapidamente dalle labbra. Il suo sguardo sembrava eccitato. La chiamai.
– Avvicinati, mettiti a sedere sul letto –
Ancora una volta mi obbedì. Ora teneva le mani in grembo, gli occhi bassi.
– Allora? Rispondi, non hai mai visto un cazzo? –
– No, veramente io………….mai –
– Non dirmi che sei una suora, eppure qualche filarino l’hai avuto –
– Si ma io…….i miei genitori non vogliono…….solo baci……. –
Avevo davanti a me la mia cuginetta che mi confessava di essere imbranata, forse repressa. Sapevo che gli zii erano oppressivi ma non pensavo così tanto. L’idea eccitante di prima prese corpo e forma dentro di me.
– Vieni qui, guarda. A marco non dispiace, vero Marco? –
Voltandomi lo vidi scuotere la testa, era anche lui imbambolato, ma sentivo il suo cazzo pulsare nel mio palmo.
– Ecco, dammi la mano – Titubante Stefania mi porse la mano, gli occhi sempre verso il pavimento, la vedevo mordicchiarsi le labbra.
Presa la sua mano la avvolsi intorno all’asta vincendo una piccola resistenza.
– Ecco, questo è un cazzo, lo senti com’è caldo, come pulsa? Devi fare così –
La mia mano sopra la sua si mosse nel gesto universale. Appena la tolsi si bloccò ma la incitai a continuare.
– No, non fermarti, a Marco piace quello che stai facendo –
Stefania lo guardò e poi lentamente riprese a muovere la mano.
– Aspetta, non stringere così forte, mi fai male – Marco si lamentò.
Vidi Stefania sussultare e allentare la stretta senza interrompere il movimento. Ora fissava il cazzo come ipnotizzata, muoveva la mano con un movimento lento e regolare, Marco cominciò a ansimare.
– Fermati, così non va, lo devi bagnare – Mi guardò con aria interrogativa.
– Devi renderlo scivoloso con la tua saliva – Vidi quasi un moto di ritrosia, aveva capito ma non ne era sicura.
– Devi fare così – le dissi accostandomi e togliendole la mano dal pene per sostituirla con la mia. Appoggiai le labbra alla punta e feci uscire un filo di saliva spargendolo poi con le dita.
– Ma così è anche meglio – e aprii le labbra permettendo l’ingresso del cazzo di Marco sino a metà.
Bagnai bene l’asta con un breve su e giù. Sbirciai Stefania che mi guardava attonita ma interessata. Vidi ancora la sua linguetta fare capolino tra le labbra.
– Prova tu – Le dissi staccandomi e spingendo verso di lei il cazzo.
Era titubante ma bastò poca forza alla mia mano dietro la sua nuca per spingerla a contatto con la cappella. Di nuovo tirò fuori la lingua allungandola per un assaggio, aveva un’espressione curiosa e gli occhi le brillavano, era eccitata anche lei. Le permisi ancora qualche colpo di lingua e poi spinsi fino a far premere il glande sulle sue labbra, gliele vidi dischiudere per accogliere la punta.
– Succhialo – le intimai e vidi le sue guance incavarsi.
– Ora usa la lingua, fagliela scorrere tutto intorno al glande e poi succhia ancora –
Come una brava scolaretta Stefania eseguiva quel che le dicevo. Seguendo le mie istruzioni lo leccò e succhio, lo prese quasi fino in gola cercando di farlo entrare tutto fino a avere dei conati, lo masturbò mentre lo leccava e quando vidi che Marco ormai era al limite le diedi l’ultimo consiglio.
– Ora devi farlo venire. Prendi in bocca solo la punta e succhiala mentre con la mano lo masturbi, non fermarti finché non lo sentirai schizzarti in bocca. Devi inghiottirla, non devi aver paura o schifo, può sembrare amaro la prima volta ma poi ti abituerai. Dai, fallo godere –
E Stefania lo fece, tutto quello che le avevo detto. Accelerò il movimento della mano mentre Marco gridava il suo piacere e si contorceva, solo un singulto al primo schizzo ma non si staccò e la mia mano sulla sua nuca rimase inoperosa mentre succhiava e inghiottiva, succhiava e inghiottiva.
Alla fine, quando Marco si rilassò sul letto, andai a contenderle le ultime gocce, facendola staccare per imboccare io il suo pene non più durissimo. Non c’era quasi più nulla del suo seme, Stefania aveva ripulito bene. Rimasi sorpresa di me stessa, io che non avevo mai avuto fantasie lesbo, quando mi avvicinai al suo viso e la baciai, andando a cercare sulla sua lingua il sapore di Marco, e Stefania mi baciò a sua volta per un lunghissimo minuto sino a quando ci staccammo guardandoci l’un l’altra con sorpresa.

Dal punto di vista di Stefania:

Entrai di corsa nella camera di Gianna, la mia cugina di un anno più grande. Eravamo in visita io e i miei genitori agli zii, i genitori di Gianna. Gli adulti erano usciti per una visita e, stanca di studiare, volevo proporle di uscire per andare da qualche parte a svagarci.
Aprii la porta e mi bloccai, la frase che volevo dire mi rimase strozzata in gola. Gianna era sul letto con Marco, il suo ragazzo che avevo già conosciuto. Raggomitolata contro di lui gli teneva in mano il pene e lo stava leccando.
Gianna alzò il viso e mi si rivolse incazzata, non ricordo bene cosa mi disse, la mia attenzione era calamitata dal pene di Marco. L’educazione rigida dei miei e il loro attento controllo faceva si che quella fosse la prima volta che vedevo il coso di un ragazzo. Avevo avuto qualche storia con i miei coetanei ma mi ero sempre tirata indietro quando dai baci si trattava di passare a altro, al massimo l’avevo accarezzato attraverso i calzoni e ricordo che Gianni, uno dei miei ex, una volta aveva goduto così, dentro i calzoni. I discorsi con le amiche mi vedevano attenta ascoltatrice dei particolari ma era solo teoria e mai, mai ne avevo visto uno esposto così come lo vedevo ora. La mia patatina invece la conoscevo bene da anni, l’eccitazione che provavo sentendo le amiche o pomiciando con il mio boy la sfogavo in lunghi e estenuanti diti in bagno o la notte nella mia cameretta.
Abbozzai una frase di scusa e Gianna mi chiese volgarmente se ne avessi mai visto uno. Mi scusai ancora e feci per scappare, sentivo le gote in fiamme. La sua voce mi fece fermare all’istante. Obbedendo al suo ordine entrai e chiusi la porta dentro di me, guardai ancora il pene di Marco, ora Gianna lo stava masturbando. Non avevo esperienza ma mi sembrava grande, enorme.
Mi sedetti sul letto facendomi forza per distogliere lo sguardo, mi sentivo confusa e imbarazzata, soprattutto perché Gianna ora mi stava interrogando e io le rispondevo meccanicamente mentre sentivo la mia patatina inumidirsi e frenavo la voglia di guardare ancora.
Su richiesta di Gianna le porsi la mano che lei mi fece avvolgere intorno al pene. Lo sentivo caldo nel palmo. Accompagnata dalla mano di Gianna lo masturbai ma mi fermai non appena Gianna la tolse.
Mi invitò a continuare e lo feci, sentendomi sempre più umida tra le cosce.
Feci un salto sentendo Marco protestare, nell’agitazione avevo usato troppa forza stringendolo allo spasimo. Allentai la morsa e continuai a masturbarlo. Vedevo la testa apparire e scomparire dalla mia mano e sentivo il pene fremere nel mio palmo. Continuai per un paio di minuti sentendomi sempre più umida, la voglia di mettermi la mano nelle mutandine; Marco prese a ansimare.
Gianna mi disse qualcosa sul bagnare, la guardai stupita mentre mi spiegava. Sapevo cosa intendesse ma non ne avevo mai toccato uno con la mano, figuriamoci mettermelo in bocca. Le mie amiche me ne avevano parlato, sapevo che si chiamava pompino e che ai maschi piaceva molto, nulla di più. Però vedere Gianna che lo faceva sparire tra le sue labbra mi eccitava, istintivamente tirai fuori la lingua immaginando di essere io a leccarlo.
Gianna me lo porse e mi invitò a provare. Ero ancora incerta ma bastò la sua mano a spingere leggera la mia testa per farmi avvicinare le labbra al pene di Marco. Allungai la lingua a toccarlo, era strano ma non disgustoso, lo leccai piano prendendo confidenza fino a quando Gianna spinse ancora la mia testa. Aprii le labbra e ne presi in bocca la punta. Gianna continuava a darmi istruzioni. Lo succhiai e lo leccai, provai a prenderlo dentro tutto ma mi dovetti fermare quando sentii il glande puntarmi sulla gola e mi venne un conato. Ripresi la mia opera, lo masturbai, lo leccai e lo succhiai nuovamente. Lo sentivo fremere nella mia bocca, quasi farsi più grosso a riempirmi il cavo orale.
Sempre seguendo le istruzioni ne succhiavo la punta mentre lo masturbavo sempre più velocemente quando sentii Marco urlare e qualcosa schizzarmi dentro la bocca. Era un po’ amaro come aveva detto Gianna, caldo e vischioso, ma non mi faceva schifo, Accelerai il movimento della mano continuando a succhiare e inghiottendo il suo seme per non soffocare. Continuai a succhiare mentre si faceva quasi insopportabile la voglia di portare una mano alla patatina per dare sollievo alla mia eccitazione, ora non schizzava più e stava perdendo la sua durezza.
Gianna mi scostò facendolo uscire dalla mia bocca e prendendolo nella sua. A un tratto se lo tolse e appoggiò le sue labbra alle mie, sentii la sua lingua frugarmi la bocca e risposi con la mia intrecciandola e scambiando saliva e residui di seme. Qui non ero proprio una principiante, avevo avuto qualche esperienza con una mia amichetta tempo addietro, era capitato di trovarci e scambiarci piacere vicendevolmente anche se non eravamo mai andate oltre la masturbazione reciproca.
Ci staccammo e ci guardammo in faccia, vidi sorpresa sulla sua, in me invece stava salendo la voglia di baciarla ancora e mettere la mia mano sulla sua patatina.

Dal punto di vista di Marco:

Eravamo nella cameretta di Gianna approfittando dell’assenza dei suoi genitori. Gianna è la mia morosa da sei mesi, pazientemente sono riuscito a insegnarle a farmi i pompini che è la cosa che adoro più di ogni altra, anche dello scopare. Prima riluttante e inesperta ora aveva imparato e addirittura beveva il mio succo.
Stesi sul letto ci stavamo baciando e come facevo sempre le spinsi la testa verso il basso, era il mio segnale per dirle di prendermelo in bocca.
Aveva appena iniziato quando sentii aprirsi la porta e sull’uscio apparve sua cugina che era in visita con i suoi. Rimasi impietrito pensando mille cose insieme, se avesse parlato con i genitori di Gianna non avrei mai più potuto avvicinarmi a quella casa.
Restammo tutti e tre fermi come statue per la sorpresa ma ci pensò Gianna a smuovere la situazione. Con tono aggressivo apostrofò la cugina. La vedevo ferma sulla porta, le guance rosse, abborracciare delle scuse anche se non prestavo attenzione alle sue parole perché Gianna aveva ripreso a farmi una sega. Lì, davanti a sua cugina.
Evitai di parlare facendole condurre il gioco e vidi Stefania, che avevo conosciuto qualche settimana prima, avvicinarsi e sedersi sulla sponda del letto e poi, come un automa, tendere la mano. Gianna gliela prese e la portò sul mio affare, facendoglielo circondare con le dita. Trattenni il fiato, le due cugine mi stavano facendo una sega, una mano sopra l’altra.
Gianna tolse la sua mano e Stefania si bloccò, trattenni un gemito di delusione e quando mi rivolse lo sguardo cercai di sorriderle per comunicarle il mio desiderio che continuasse. Dovette percepirlo perché riprese a muovere la mano. Non riuscii a trattenere però un gemito di dolore e un avvertimento, mi aveva stretto forte e con il dorso della mano, scendendo, mi aveva colpito un testicolo. Subito la sua presa si fece più lieve, ora muoveva la mano con ritmo costante, su e giù, fissando la punta con concentrazione. La situazione mi intrigava, la mano di Stefania mi procurava un piacere intenso.
Ancora sentii Gianna parlarle, ci misi qualche secondo a comprendere che le stava dando istruzioni. Gianna le tolse il mio affare dalle mani e scese con le labbra facendo colare un filo di saliva ma subito dopo lo prese in bocca fino a metà. Sentii uno stimolo fortissimo a godere a cui resistetti con un notevole sforzo. Poco dopo la bocca era cambiata, ora era Stefania a succhiarmi, e se pur inesperta, tanto che sentii un paio di volte i denti, seguendo le istruzioni di Gianna, che sentivo in sottofondo, stava imparando in fretta. Ormai mancava poco, sentivo di non poter resistere ancora molto e quando Stefania prese a segarmi e succhiarmi contemporaneamente esplosi nella sua bocca inarcandomi per il piacere intenso. Fiottai diversi schizzi dentro di lei ma non smise un attimo di succhiarmi. Le forze mi abbandonarono e ricaddi all’indietro a malapena conscio di ciò che mi circondava. Riaprendo gli occhi ebbi un sussulto d’eccitazione. Gianna e Stefania si stavano baciando, non avrei mai supposto che Gianna potesse essere attratta anche dalle donne ma era evidente il trasporto con cui lo facevano. Si staccarono guardandosi e io guardavo loro immaginando possibili eccitanti sviluppi. Ma questa è un’altra storia.

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