Corsica meravigliosa




Erano finalmente arrivati i famosi cinque giorni di vacanza consecutivi. Mauro era da un po’ che aspettava, per il fatto che il lavoro lo impegnava notevolmente non era riuscito a trovare del tempo libero per riposarsi e per stare con Lucy, giacché aveva proprio bisogno d’allontanarsi e d’isolarsi per approvvigionare le sue batterie a questo punto scariche, visto che era stanco e si vedeva chiaramente. Lucy lo sapeva e per questo scopo gli aveva organizzato cinque giorni di vacanza in Corsica, un viaggio in nave presso un albergo grazioso e tranquillo, la pace, il riposo e le immancabili coccole, poiché era tutto previsto. Mauro era sul treno diretto a Savona, dove lei lo aspettava in stazione.

Era contenta, dato che erano parecchi giorni che si sentivano soltanto per telefono e su internet, ma il contatto con il suo corpo era una circostanza che niente poteva soppiantare. Mauro gli piaceva tanto, lui era amorevole e tenero, ma deciso e risoluto al tempo stesso, perché aveva talora quel modo d’essere bimbo e adulto che l’aveva all’epoca affascinata e sedotta, poi sapeva fare all’amore e soltanto al pensiero la sua fica a bruciapelo s’inumidì, mentre piccoli brividi corsero lungo il suo corpo.

Lei guardò l’orologio, giacché mancavano ancora dieci minuti all’arrivo e ripassò nella mente l’ultima volta che lo aveva incontrato in stazione e inevitabilmente la mente ritornò a quel primo incontro a Pisa. Le si ripresentarono i pensieri e le sensazioni che affollavano la sua mente, l’eccitazione e le preoccupazioni per quello che poteva succedere, di questo andare mentre assaporava pensierosa e raccolta questi pensieri l’altoparlante della stazione annunciò l’arrivo del treno e lei all’istante sentì aumentare quella certa umidità; era incredibile, come soltanto il pensiero di sentirsi tra le sue braccia le facesse quell’effetto, sorrise dentro di sé mentre il treno si fermava a pochi metri da lei.

Lei lo cercava tra la folla, era un po’ preoccupata perché non riusciva a vederlo, la folla sfilava attorno a lei, eppure di lui non c’era nessuna traccia, una certa agitazione incominciava ad assalirla, un velo d’apprensione e di tristezza calò sui suoi occhi. Niente, non lo vedeva proprio, il treno stava già ripartendo e il terrore si stava impadronendo di lei: dormiva? Stava male? Dopo si sentì afferrare da dietro i fianchi e stringere da due braccia delicate ma anche robuste, in quanto lui era dietro di lei. Era stato uno dei suoi improvvisi scherzi, nascosto dietro un pilastro per farla angosciare un po’. Adesso lui era dietro di lei che la teneva stretta, visto che le aveva appoggiato le labbra sul collo, non sapeva se essere arrabbiata o contenta, poi s’abbandonò al suo abbraccio, perché lo amava tanto. Si girò e gli offrì le labbra per un bacio, lui la strinse a sé e si scambiarono un bacio pieno di desiderio e di passione. Lui prese la valigia e poi mano nella mano si diressero verso l’uscita. Il porto non era lontano e scambiandosi qualche bacio a ogni semaforo, parlando di vari argomenti arrivarono alla banchina, dove la nave che li avrebbe trasportati in Corsica era già ormeggiata.

Non era una nave molto grande, però era nuova e pulita con tanta gente che andava e veniva, i camion che entravano e uscivano dal portellone posteriore per sistemarsi nelle stive, una scaletta portava di sopra ai ponti per i passeggeri, ed è lì che si diressero per salire. Lucy era la prima volta che metteva i piedi sopra una nave di quelle dimensioni, ed era interessata a tutto quello che vedeva, lui invece si vedeva che era esperto, perché si muoveva con agilità e con sicurezza su quelle scalette ripide e strette. La cabina era piccola con due lettini a castello, un piano d’appoggio, un piccolo bagno con la doccia e un oblò da cui entrava la luce del sole.

Per lei era tutto così strano, poiché le dava una sensazione di chiuso, era un po’ agitata, ma la presenza di lui, il sole così luminoso e l’idea dei giorni che li aspettavano la fecero rilassare. Mise le braccia attorno al collo del suo uomo, lo strinse e lo baciò con passione. Lui accettò subito, dato che per disfare la valigia c’era tempo, la strinse a sé, dato che sentiva il suo seno contro il suo petto, le sue mani le accarezzavano la schiena, s’intrufolavano sotto la maglia e con un gesto rapido lui le aprì il reggiseno, era incredibile la sua abilità in quell’operazione.

Aveva voglia di lui, perché sentiva che non avrebbe resistito ancora, aveva voglia di sentirsi desiderata, voleva sentire il calore del suo corpo, dato che lo desiderava intensamente. Lui non si fece pregare, le sfilò il maglione, si tolse la giacca e la camicia, le tolse del tutto il reggiseno e la spinse sul lettino, la fece distendere, lui si distese accanto a lei e incominciò ad accarezzare il suo corpo e a riempirla di baci. Le mani di Mauro scorrevano il corpo della sua donna fermandosi sul pantalone, là dove il suo desiderio ormai era più che umido, là dove lei sentiva che era pronta a riceverlo, lo voleva, sì, voleva sentirlo dentro di lei, voleva godere con lui; il suo bacino si muoveva verso di lui e dalle sue labbra uscivano dei sospiri, gli chiese di spogliarla.

Mauro si fermò, la guardò e gli propose di salire sul ponte per guardare la partenza, in quanto sapeva perfettamente che lei lo desiderava, però gli piaceva fare questi giochini, non per cattiveria, tuttavia gli piaceva sentire il suo desiderio farsi più forte, gli piaceva farsi desiderare, amava quando lei gli chiedeva le cose e il sentirsi così desiderato, era per lui un promettente e stuzzicante afrodisiaco. Lei lo guardò, però non voleva dargliela vinta, poi facendo uno sforzo enorme sulla sua natura acconsentì, anche perché in fondo gli interessava veramente.

Si rivestirono velocemente, si portarono sul ponte principale, mentre la nave si stava già staccando dal molo, la gente salutava gli amici e i parenti, il rumore delle eliche rimbalzavano sulle banchine e i gabbiani si tuffavano sulle prede che le eliche facevano salire dal fondo. Lui la teneva stretta, erano abbracciati con lei che si stringeva tra le sue braccia. Era felice e spensierata, il vento le scompigliava i capelli, sentiva la spalla del suo uomo dietro la testa e s’appoggiò. Sentiva il sesso ancora duro per l’eccitazione che spingeva dai suoi pantaloni sul suo sedere, l’eccitazione sessuale però adesso era offuscata da quella sensazione d’avventura che trasmette una nave che si sta allontanando dal porto.

Ormai erano fuori nel mare aperto, non c’erano onde e il viaggio prometteva d’essere tranquillo. Il sole stava tramontando dietro le montagne che si stagliavano sull’orizzonte, i raggi del sole si riflettevano sul mare, il cielo stava assumendo un colore blu scuro e la notte s’avvicinava. Stavano passeggiando sul ponte, quando lei ebbe un brivido di freddo e si strinse più forte a lui, allora decisero di tornare in cabina, tanto nessuno dei due aveva fame di cibo, ma unicamente languore uno dell’altra. Ritornarono in cabina verso il lato di prua, giacché si sentiva chiaramente lo sciacquio delle onde, Mauro chiuse il vetro dell’oblò e incominciò a spogliarsi, anche Lucy si stava spogliando, però aveva nello sguardo una strana luce. Finalmente nudi s’infilarono sotto le coperte del lettino, era stretto a un posto solo e per giunta anche piccolo, ma a loro non importava tanto, poiché stavano stretti uno all’altra. Incominciarono a baciarsi e ad accarezzare i propri corpi, l’eccitazione era evidente in entrambi. Poi scattò il piano di Lucy, per il fatto che voleva un po’ vendicarsi amorevolmente di Mauro. Lo fece stendere, lei si mise in ginocchio sulle sue gambe e incominciò fargli scorrere il seno sul petto, mentre con le mani accarezzava il suo sesso duro e fremente. Lei alternava la carezza del suo seno con le labbra che succhiavano i suoi capezzoli o la sua lingua.

Lui si era abbandonato, la lasciava fare sapendo bene che presto avrebbe raggiunto l’orgasmo che desiderava. Lei si sforzava di non godere, anche se ogni tanto brividi di godimento la raggiungevano, cercava di controllarsi al massimo come riusciva lui, poiché non era per niente facile, eppure lei si sforzava continuando a eccitarlo con le carezze e i baci. Lui voleva accarezzarle il desiderio, ma lei sfuggiva al tentativo, perché aveva deciso di farlo impazzire e si era messa d’impegno. Poi cominciò a baciargli la pancia, scendeva lentamente prima sull’ombelico, in seguito si fermò a lungo giocando con la lingua, mentre la mano continuava ad accarezzare il suo sesso e i suoi testicoli. Arrivò con le labbra all’asta, la sfiorò appena con le labbra e lo guardò, lui era con gli occhi chiusi e lievi movimenti del suo bacino gli facevano capire quanto desiderasse che lei facesse qualcosa di più. Niente, sempre piccoli baci qua e là, niente che potesse portarlo fino in fondo, però lui continuava a muoversi, adesso le aveva messo una mano sulla testa per costringerla, ma lei faceva resistenza, prima lui l’aveva lasciata a metà adesso lei si stava rifacendo almeno un po’ anche se piccoli ma continui orgasmi continuavano ad arrivare.

Mauro gli disse che la voleva, visto che bramava che salisse a modo del cavalluccio e lo accogliesse dentro di lei, capì che il gioco diventava pericoloso da un’espressione di Mauro, poi sinceramente lei lo voleva a tutti i costi e tutto sommato il gioco sembrava lungo pure a lei. Allora si sistemò al meglio, sentì il sesso del suo uomo appoggiarsi all’uscio, ebbe ancora la volontà di lasciarlo lì per un pochino, poi il suo stesso desiderio, la sua stessa voglia di sentirsi riempita dal suo desiderio che era diventato duro come la pietra, la fece cedere lasciandosi andare e accogliendolo fino in fondo. Un primo e forte orgasmo la fece vibrare tutta, ormai aveva deposto le armi ed era in completa balia di lui. Incominciarono a muoversi prima più piano e poi più forte, le lingue si cercavano e si trovavano. Lei aveva perso ormai il conto dei suoi orgasmi, lui gli parlava eccitandola sempre di più, poiché si sentiva soddisfatta e stravolta, poi si ricordò che lui non poteva godere dentro di lei. Allora si spostò, le sue labbra percorsero ancora il suo corpo, arrivarono al suo sesso e questa volta non perse tempo, dato che cominciò a baciarlo e ad accoglierlo sempre di più dentro le sue labbra. La lingua non si fermava un attimo, la mano lo accarezzava lungo l’asta masturbandolo o giocando con i suoi testicoli, a un tratto lui si lasciò andare, il suo bacino si sollevò, un sospiro profondo e il getto del suo piacere arrivò. Lei non si spostò, lo voleva tutto per lei, continuò a giocare con il suo sesso, fin quando diventò piccolo per non perdersi nemmeno una goccia di quel pregiato nettare.

Lei si spostò per mettersi al suo fianco quando guardando verso l’oblò s’accorse che qualcuno guardava, giacché era un viso abbronzato con quelle innumerevoli piccine grinze. Lui gli fece un gesto come per esprimere e sottolineare “molto bene, sei veramente in gamba” e scomparve nella notte. Sorrise dentro di lei, perché quel segno d’approvazione la gratificò, guardò gli occhi di Mauro e la sua espressione così beata gli confermò quello che il vecchio marinaio gli aveva accennato: era indubbiamente una donna con la “D maiuscola” e nessuna avrebbe potuto portaglielo via, comunque s’alzò per oscurare l’oblò, in quanto non si poteva mai sapere.

La notte era ormai trascorsa, le stelle avevano smesso d’emanare la propria brillante luce e la luna si stava pian piano dissolvendo alle prime luci dell’alba. La nave con andatura lenta e silenziosa stava entrando nel porto di Bastia, lasciando dietro di sé una lunga scia di onde bianche e spumeggianti, mentre il faro illuminava con il suo raggio le banchine del porto. Mauro e Lucy stavano ancora dormendo abbracciati, esausti e felici, dopo una notte di tumultuosi moti d’amore. Un rumore meccanico fece svegliare Mauro che instancabile riprese a molestare amorevolmente Lucy, scendendo piano con la mano sotto le coperte fino ad arrivare all’incrocio dove risiedeva il suo desiderio. Lucy dopo un momento di completo smarrimento si rese conto, guardò il suo compagno con gli occhi assonnati e languidi e s’avvicinò ancora di più a lui per sentire sulle guance le sue labbra calde. Dopo un po’ di coccole al limite tra il verde e il rosso s’alzarono, si vestirono e salirono sul ponte da cui ormai si poteva vedere vicinissimo il porto e una lunga spiaggia bianca con diverse alte palme dal sapore vagamente esotico. La giornata era tersa e calda e un leggero profumo speziato s’avvertiva e s’odorava nell’aria. La nave attraccò, Mauro e Lucy s’intrattennero ancora un po’ sul ponte per godersi il panorama e per darsi baci affettuosi per iniziare alla grande il primo giorno di vacanza.

Scesi dalla nave s’incamminarono per le lunghe e le strette stradine in pietra in direzione dell’albergo mano nella mano, fermandosi di tanto in tanto per darsi piccoli baci fugaci e gentili. L’albergo era molto grazioso, vicino al mare e con attorno a un grande giardino ricoperto di splendidi fiori colorati che emanavano un intenso profumo. Ben presto furono accompagnati nella piccola camera graziosamente arredata con caldi colori, il letto era alto e apparentemente morbido e alle pareti meravigliosi tramonti sapientemente stilizzati con pennellate veloci. Mauro chiuse la porta e sistemate da un lato le valigie si tolse la giacca e si buttò sul letto. Lucy rimase in piedi davanti a lui con aria vagamente sognante, Mauro percorse con lo sguardo il corpo della sua giovane donna caldo e fremente che lo affascinava, quel corpo che conosceva bene e che sapeva abile e capace di dispensare intime e profonde sensazioni di piacere.

Lui l’ammirava, la guardava e la desiderava parecchio, Lucy sentiva tutto questo e percepiva i suoi occhi passare su di lei, come una carezza libidinosa colma di promesse e di desideri. Il corpo di Lucy fu attraversato da un fremito incontrollato, Mauro rimase immobile davanti a lei, fissando un punto del suo corpo, quel punto all’altezza giusta, il centro del piacere di tutti e due. Mauro si passò lentamente la lingua sulle labbra, Lucy sapeva che cosa avrebbe desiderato fare, Mauro s’alzò e invece d’invitarla come lei voleva distendersi sul letto e ripartire dal punto in cui si erano lasciati nella cabina della nave, l’invitò a fare una doccia insieme. Si svestirono l’uno davanti all’altra per far salire ancora di più l’adrenalina e preparare così la giusta atmosfera. L’acqua calda scivolava lungo i loro corpi e sembrava avvolgerli in un vortice di eterno sentimento amoroso. Lei lentamente scivolò verso il basso mettendosi in ginocchio davanti a Mauro, che ormai consapevole delle voglie della sua compagna stava già pregustando che cosa sarebbe accaduto a momenti. Iniziò ad accarezzare piano e con delicatezza il suo membro, il quale sollecitato giustamente non tardò a indurirsi, al quel punto prese l’asta calda e carnosa e se la portò all’altezza della bocca, iniziò a leccarlo attribuendo piccoli colpi tutt’intorno, poi proseguì e scese piano piano sempre leccandolo per poi risalire e incontrare di nuovo la punta.

Mauro si era completamente eccitato, lei lo percepiva dai movimenti improvvisi del suo bacino, che cercavano la giusta strada per entrare nella sua bocca, ma lei riconsegnandogli come si narra e si riporta “pane per focaccia”, evitò d’accontentarlo. L’asta si gonfiò fino allo spasimo, Lucy ne percorse con le dita tutta la lunghezza e ne assaporò tutte le venature perfettamente disegnate, sentì che anche il suo desiderio stava salendo al culmine, perché se non avesse smesso lo avrebbe fatto sborrare. Come piano era scesa in tal modo risalì, appoggiò la testa sul petto di Mauro e aspettò che l’eccitazione s’attenuasse. Il desiderio di lui era evidente nel profondo dei suoi occhi, le sue labbra fremevano, le sue mani s’aprivano e si chiudevano a pugno di continuo, lui non sapeva se ucciderla per essersi fermata o abbracciarla e stringerla tra le sue braccia. Appresso s’insaponarono a vicenda, lui le lavò la testa passandogli le mani tra i capelli con un massaggio che lei gradì molto e rimasero a lungo sotto il flusso dell’acqua calda accarezzandosi e dandosi leggeri baci. Poi sgusciarono fuori dove la nebbia del vapore aveva offuscato tutti i vetri, s’asciugarono a vicenda e parlandosi soltanto con teneri sguardi ritornarono nella stanza adagiandosi sul letto.

Mauro s’avvicinò a Lucy con aria di grande e voglioso felino, si portò in fondo al letto e iniziò a solleticarle la punta delle dita con la lingua, succhiò l’alluce per risalire premendo con il palmo della mano lungo le caviglie, i polpacci e le ginocchia, fino ad arrivare ad abbracciare le sue gambe come fosse il tronco dell’albero della vita. Lucy si era già eccitata follemente e Mauro si fermò a dissetarsi della fragranza dei suoi più intimi succhi, continuando ad accarezzarla fino a quando sentì il suo grido sommesso di godimento, il suo piacere era arrivato infuriato e rabbioso come un’ondata oceanica travolgendo il suo autocontrollo e lasciandola stordita. Mauro però, voleva farla arrivare ancora più in alto, perché voleva portarla al più presto all’estasi completa. Senza farle riprendere fiato s’avvicinò alle sue labbra e iniziò a esplorarle, passò alle orecchie mordicchiandole il collo, la gola e le spalle. Lei era eccitata all’inverosimile, giacché aveva gli occhi luminosi, il seno saliva e scendeva spinto dai sospiri profondi che le dita e le labbra di Mauro riuscivano a darle.

Lui continuava la sua opera, passò i suoi palmi caldi e sensuali sul suo corpo, cominciando dalle spalle con un tocco leggerissimo molto gradito da Lucy. Accarezzò le sue curve, i suoi seni, i suoi capezzoli rosa, il suo ventre irrigidito dalla tensione scendendo poi a sfiorare il suo pube. Un dito curioso, nel suo ispezionare, incontrò il suo bottoncino duro e gonfio, lo accarezzo, lo torturò e se ne invaghì; la sua mano scivolò ancora e il suo dito fu accolto dal dolce succo del suo piacere, ci s’immerse e ne fece il suo nido, il suo rifugio, la sua tana. Lucy ansimava e lo ricambiò con le più dolci parole d’amore che avesse mai sentito, allora Mauro si lasciò trascinare nel vortice incontrollabile della passione, i loro corpi eccitati adesso si muovevano sul letto senza mai staccarsi, lui delicatamente s’adagiò sopra di lei e iniziò a baciare i suoi occhi, mentre le sue mani non si stancavano di accarezzarlo e le loro bocche erano strettamente unite in un lunghissimo bacio. Mauro si scostò per un solo attimo con grande fatica e le sussurrò:

“Ti amo, ti amo tanto” – lei lo strinse a sé e gli offrì tutta la passione di cui era capace.

Lucy si mosse verso di lui, il sesso duro e fremente di Mauro che era sul suo uscio, scivolò dentro accolto da un sospiro di Lucy. Erano totalmente uniti, però sentiva che sarebbero voluti entrare ancora di più l’uno nell’altra, addirittura sotto la pelle, nel cuore, nella mente e nelle viscere. Mauro si mosse ancora di più verso Lucy, spingendo ancora di più il bacino verso di lei, in un movimento circolare e continuo, che portò la loro libidine al massimo, in quanto si muovevano in perfetta sintonia, come un pendolo, come una marea oceanica.

Il loro ansimare sotto i reciproci colpi si faceva sempre più intenso, più rauco, dato che il desiderio era ormai pronto per esplodere, giacché non mancava molto all’orgasmo. Mauro continuava ad assestare colpi profondi nel suo ventre, Lucy rispondeva facendo vibrare il proprio corpo sotto il suo peso, poiché era proprio sull’orlo. Mauro era troppo bravo, però questa volta Lucy non voleva godere da sola, anzi, glielo disse piano, con la poca voce che era rimasta:

“Voglio, che il tuo piacere s’unisca al mio, perché voglio sentirti venire, venire e ancora, fino all’infinito”.

Mauro accettò consapevole tutti i rischi e finalmente eccolo. All’istante Lucy sentì il piacere di Mauro che impetuoso aveva rotto gli argini, il suo orgasmo sfociò prepotente e il suo godimento stava raggiungendo le più alte vette, fu allora che anche lei si lasciò andare e si fece trascinare dal fiume impetuoso del suo orgasmo, dalla valanga di lava bianca che travolse ogni altra sensazione in un’esplosione di luci, di suoni e d’incontrollabile piacere. Poi sfiniti, lasciarono che i loro corpi si godessero la pace di quel posto inondato dal sole, con il rumore della risacca che arrivava attutito dalla cortina degli alberi che circondavano il grande giardino dell’albergo.

Un grazioso volatile si era fermato sulla finestra e cinguettava felice, Mauro si svegliò e apri gli occhi, si soffermò a osservare il corpo della sua donna, mille pensieri le passarono per la mente, la sentiva sua, si sentiva suo e tutti i problemi che questa unione comportava sparirono dalla sua mente. Guardò l’ora, era quasi mezzogiorno e sentiva un certo vuoto salire, svegliò dolcemente Lucy dandogli dei bacini sulle guance e sulle labbra. Lei aprì gli occhi e mise le braccia attorno al collo di Mauro tirandolo a sé, perché aveva bisogno di coccole; lui non si fece pregare, così per parecchi interminabili minuti le loro mani e le loro labbra si concessero le carezze più audaci e più tenere.

Mauro disse che era giunto il momento d’andare, si rivestirono uscendo nella via stretta e piena d’odori. Trovarono una piccola caratteristica trattoria, piacevole e pulita con un cameriere capace di parlare l’italiano dal simpatico accento francese, lui consigliò loro per bene e il pranzetto fu gradito. Uscirono per guardare il posto, le vie erano strette, ordinate e pulite, le case basse erano colorate da mille colori vivaci, in quanto si respirava quella tipica aria di porticciolo e la gente aveva un’espressione contenta. Il sole era caldo e la passeggiata fu un piacere quasi erotico, anche perché ogni occasione era buona per scambiarsi un abbraccio e un bacio tenero.

Come in tutte le città di mare il tempo cambiò rapidamente, un nuvolone scuro arrivò, la temperatura s’abbassò rapidamente e le prime gocce d’un temporale estivo incominciavano a cadere. Velocemente rientrarono in albergo, ritornarono nella stanza e si misero alla finestra a osservare il temporale. Un lampo seguito da un forte tuono echeggiò e Lucy si strinse a Mauro, il contatto di quel corpo gli diede un brivido, lui la strinse a sé e lentamente baciandola sul collo e sulle labbra la fece arretrare fino al letto. La fece distendere e incominciarono a spogliarsi a vicenda fino a trovarsi completamente nudi. Le voglie dovute alla lontananza erano state soddisfatte tra la nave e la mattinata appena trascorsa, la foga del desiderio era stata sostituita da una dolcezza e dalla voglia di gustarsi ogni istante. Fare le cose con calma per assaporare ogni istante e ogni sensazione, era questa la parola d’ordine che tacitamente si erano proposti. Le carezze erano più lente, i baci più lunghi e più sensuali, il tempo non esisteva più, esisteva la ricerca d’emozioni più segrete. L’eccitazione saliva più lentamente e Lucy riusciva a controllare gli orgasmi con più facilità, consentendo al suo desiderio di salire a vette più alte. Lui era disteso, lei in ginocchio vicino a lui stava facendo scorrere le labbra sul suo corpo, aveva raggiunto il suo sesso e lo stava baciando con accortezza, lui giocava con il suo sesso, muovendo le sue dita tra il bottoncino e l’uscio umido, poi la tirò a sé, fece in modo di metterla a modo del cavalluccio sulle sue labbra e mentre lei si dedicava al suo piacere lui ricambiava con baci profondi al suo desiderio.

La posizione era piacevole e Lucy non riuscì a resistere, un orgasmo arrivò forte, ma le sue labbra non lasciarono l’asta, all’opposto, lo strinse più forte dato che si muoveva in sintonia con i brividi che la scuotevano tutta. Lui raccolse con le labbra tutte le dolci gocce di piacere che scendevano, continuando a succhiarle il bottoncino, lei sollevò il bacino perché voleva ricambiare il piacere che aveva appena provato, voleva donare a lui un piacere forte e allora mormorò:

“Voglio sentirti nel mio sedere” – lui a quel punto non credette alle sue orecchie.

Diede un bacio al suo sesso, le scivolò da sotto, si mise dietro di lei e le accarezzò la schiena, poiché lei era rimasta in ginocchio con il viso appoggiato sul cuscino. Tremava un po’, però lui sapeva che cosa volesse dire per lei e un’ondata di tenerezza lo riempì. Sentiva d’amarla ancora di più, incominciò a baciarle la schiena, le labbra scesero fino all’ano e si soffermo con la punta della lingua bagnando leggermente l’uscio, poi chiese:

“Sei sicura?”.

“Sì” – fu la risposta, con una voce un po’ tremante.

Lui appoggiò il suo sesso, giacché era diventato duro come la pietra contro l’uscio umido e lentamente entrò nel suo corpo, una mano scivolò fino al suo sesso che sentì bagnato e si soffermò sul bottoncino. Il suo sesso era entrato tutto, rimase fermo in attesa d’un suo movimento, mentre con le labbra le baciava la schiena e con il dito giocava dolcemente con il suo bottoncino. Sentì lei che spingeva verso di lui, allora piano iniziò a muoversi facendo in modo che il suo sesso si muovesse senza fretta, dolcemente, sentiva che non avrebbe resistito molto e cercava con tutto sé stesso di riuscire a godere insieme con lei, perché voleva che fosse tutto stupendo.

A un tratto lei come liberata d’un peso incominciò a muoversi più decisa, spingeva a ogni movimento di lui, dalle sue labbra uscivano sospiri di piacere profondi, brividi la percorrevano tutta, si sentiva che lei era eccitata e allora lui accelerò il movimento del suo dito e nello stesso momento aumentò il ritmo, godettero all’unisono, lei non riuscì a trattenersi e un urlo di piacere le uscì, persino Mauro emise un rantolo di piacere forte che sorprese Lucy, dal momento che fu una cosa totale, era l’estasi completa.

Lucy s’abbandonò distendendosi sul letto con lui che rimase ancora su di lei, aspettò che il suo sesso ritornato flaccido scivolasse fuori di lei, poi si mise al suo fianco e incominciò ad accarezzarla sulla schiena e sul sedere, sui capelli e sulle braccia accompagnando il gesto con dei bacini teneri. Lei aveva gli occhi chiusi, girò la faccia verso di lui e mostrò le sue labbra socchiuse, Mauro la baciò sussurrando:

“Ti amo” – la strinse forte e posò le sue labbra sulle sue. Lei ribatté:

“Anch’io, tantissimo, Io sono tutta tua, solamente tua”.

In seguito s’addormentarono così uno vicino all’altro teneramente, giacché presto sarebbero tornati alle loro normali attività. Quei giorni e tutto quello che era successo tra di loro in vacanza in Corsica e che vissero, non li avrebbero mai più dimenticati.

{Idraulico anno 1999}

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