Correndo si scopa! by John Dorian [Vietato ai minori]




Verso fine maggio, essendomi scaduto l’abbonamento per la palestra, ho deciso di iniziare una buona abitudine: quella di farmi una corsetta sotto casa ogni tanto, per asciugare il mio fisico in vista dell’estate. Ovviamente i buoni intenti come questo finiscono sempre per essere rimandati, e la mia prima sessione di jogging l’ho data quasi due mesi dopo, quando in città dilagava il caldo che più torrido non c’è.
Quindi, per ovviare al problema di spomparmi sotto quell’afa, ho iniziato a correre di sera, quasi di notte. Il mio orario prediletto adesso è quello tra le nove e mezza e le undici di sera, quando in giro si sentono solo le cicale. Eppure queste ultime non sono le uniche presenze che incontro durante la mia corsetta serale…

Ho infatti scoperto che andando in giro per il mio quartiere residenziale a correre si fanno incontri molto interessanti. Così interessanti che molto spesso quando torno a casa mi ritrovo sudato non per la corsa, ma un per un incontro casuale e avventuroso.
Ci tengo a ribadire che ognuno dei capitoli di questo racconto deriva da episodi REALI, e quindi ogni fatto narrato è realmente accaduto (per fortuna!).

Ammetto che le prime volte nel jogging ero spaesato, e mi stancavo quasi subito sebbene mi ponessi obiettivi molto ambiziosi. Ero concentrato solo sui miei movimenti e sulla corsa, e ovviamente a evitare gli ostacoli. Poi, con il passare del tempo e dell’allenamento, ho potuto rilassarmi durante quell’oretta di esercizio e focalizzare la mia attenzione su altre cose. Ho così potuto notare che in quell’orario giravano da sole più donne di quante mi sarei potuto aspettare: chi correva come me, chi portava a spasso il cane, chi usciva e chi rientrava. Fatto sta che si instaurò in me l’idea di provarci con quelle di loro che trovavo attraenti. Questo perché quando l’estate si avvicina, di solito i miei ormoni mi spingono alla ricerca di qualche partner sessuale.

Non nascondo che i miei primi approcci non si sono rivelati esaltanti; dire che sono stati fallimentari è un eufemismo. Il primo “palo” l’ho ricevuto con una ragazza sulla ventina, forse poco più. Correva anche lei, solo che nel verso opposto al mio. Al momento dell’incrocio, mi sembrò che tra noi ci fosse stato uno scambio di sguardi chimicamente sessuale, quindi feci dietrofront e la seguii per una decina di metri. Poi, appaiatomi a lei, le chiesi se potevamo correre insieme. Mi rispose di sì, ma lo fece in maniera vaga e molto distante. Forse già allora dovevo recepirlo come un segnale; e invece le corsi accanto, sperando che saremmo arrivati prima o poi accanto a casa sua e avrei potuto approcciarla.
Quando invece dopo una mezz’oretta ancora non sembrava né stanca né sul punto di ritornarsene a casa (ed essendolo io, invece), le rivolsi la parola:

– Scusa, ti dispiace se ci fermiamo un attimo? Sono un po’ stanco e vorrei prendermi un po’ di riposo –

– Fai quello che vuoi, io continuo a correre –

Tentando il tutto per tutto anche a causa della sua freddezza, dissi:

– Ok, ma dopo una bella doccia ti andrebbe di bere qualcosa insieme? –

– No, voglio solo correre. Ora smetti di seguirmi, per favore – e allungò il passo per seminarmi.

Il secondo secco rifiuto lo presi due giorni dopo, da una donna abbastanza in età. Era una biondona meshata, e stava rientrando a casa. Avendola notata da poco lontano, catturai la sua attenzione a voce alta. Lei cercò di non farci caso, ma poi mi avvicinai. Le dissi che l’avevo notata e che mi aveva colpito, e le chiesi se voleva continuare l’uscita con me. Fui assolutamente carino e cordiale, ma di tutta risposta mi beccai una sberla e delle male parole, poiché mi rinfacciò di essere una donna sposata.

E a lei seguirono altre tre/quattro rappresentanti del genere femminile, alcune di queste nella stessa sera: vi dico questo per mostrare quanto fosse ferma la mia idea di rimorchiare durante il mio periodo di jogging, sebbene sia difficile per una femmina accettare l’invito di uno sconosciuto tutto sudato, per di più di sera inoltrata. Ma non mi sono mai dato per vinto, e questo ha portato i suoi frutti.
Ma mai avrei pensato che sarei riuscito nel mio intento con una donna matura, una così definibile “cougar”, dopo il mio evidente fallimento di qualche sera prima.

Era un giovedì sera, e stavo correndo nei pressi di una fermata proprio mentre il bus accostava. Scese una donna mora, che io dapprima vidi solo da dietro. Portava una gonna bianco-nera a scacchi, e ancheggiava come una modella, o forse come una casalinga anni ’60. Forse sarebbe meglio definire che sculettava da una parte all’altra con movimenti studiati: sul momento mi sovvenne il paragone con la Monica Bellucci del film “Malena”. Come già detto, la vidi solo da dietro, ma questo mi bastò a eccitarmi: il suo culone, perfettamente incorniciato dalla gonna, era per me un panorama sufficiente a renderla sensuale, e avrei voluto scoparmela anche se avessi scoperto che da davanti non era appetibile.

Raggiunse sculettando il cartello della fermata, cercando evidentemente di capire dove fosse.
Raggiungendola, le chiesi se aveva bisogno d’aiuto. Dissi che ero della zona, e che avrei sicuramente potuto aiutarla ad orientarsi. Quando si girò verso di me compresi che le mie ipotesi sul suo aspetto anteriore erano infondate: non aveva rughe, ma un aspetto da puttanone vissuto. Bella forse lo sarà stata nei suoi tempi d’oro, fine mai di certo; ma in quel momento vidi una cinquantenne assolutamente appetibile e, perché no, magari propensa a farsi scopare da me senza tanti complimenti.

Capii di aver ragione quando lei mi guardò e sorrise, accettando il mio aiuto. Poi, inarcando le sopracciglia e mordendosi il labbro inferiore, mi prese sottobraccio.

– Tu puoi portarmi dove vuoi. Mi chiamo Patrizia. –

– Piacere, Roberto. So bene dove ti porterei… –

Momento di pausa.

– Ooops! L’ho forse detto ad alta voce? – continuai io con finto imbarazzo.

– Ragazzo, non c’è bisogno di questi giochetti. Se hai casa qua vicino, portamici il prima possibile. Dovevo incontrarmi con un’amica qua nei pressi, ma penso che alla fine declinerò l’invito –

– Puoi sempre chiamare anche lei – dissi sornione.

– No, non penso che ti piacerebbe. E poi il tuo odore di maschio mi ha fatto eccitare terribilmente, e stanotte non voglio dividerti con nessuna. Andiamo o devo trovarmi un altro corridore sudato? –

E così andammo. Durante il tragitto parlammo di aria fritta, ma si sapeva che entrambi non vedevamo l’ora di scopare l’altro a sangue. Io provai persino a insinuare la mia mano nelle sue mutande e nel reggiseno, ma ogni volta lei me la scansava dicendo che ci saremmo arrivati presto. Così mi misi l’anima in pace e la scortai nel mio appartamento.

Ma là dentro non mi potei più trattenere e le ficcai la lingua in bocca. Nel frattempo la palpeggiavo dappertutto, manco fossi un polpo. La sua smania di scansare le mie mani da lei di prima era ora totalmente svanita, e anzi la maiala contraccambiava stringendomi il pacco.

La passione ci portò prima sul muro, poi sul tavolo della cucina. Con un gesto gettai tutta la roba che ci importunava per terra. Nel frattempo lei, rimasta ormai solo in biancheria, baciandomi continuava a stringere il mio pacco in una morsa di ferro nella mano sinistra. Aiutandosi con la destra, mi tolse finalmente i boxer di dosso, liberando 21 cm di cazzo svettante.

Le mie mani andarono a tentoni, cercando di sfilare gli slip alla panterona. Ci riuscirono al terzo tentativo, rivelando una figa decisamente slabbrata, quasi interamente depilata, esclusa una distratta ricrescita di peletti grigi. Col senno di poi la visione avrebbe dovuto farmi desistere, ma invece sul momento mi parve la cosa più eccitante del mondo. Le piazzai così due dita dentro, mentre con l’altra mano e con la bocca provavo a toglierle di dosso il reggiseno. Perché ci riuscissi fu necessario l’intervento della donna.
Si mostrarono così due zinne di media grandezza, sorprendentemente sode considerando l’età della posseditrice. Mammelle chiare quasi quanto il resto dei seni, qualche smagliatura ai lati.

Denudata ormai anche la porcona, stabilii che il tempo dei preliminari era finito, nonostante si possa dire che non fosse neanche tecnicamente cominciato. Sfilai le due dita che avevano svolto il loro lavoro di costante trapanatura durante il bacio focoso, e le sostituii con il mio glande purpureo. Ero entrato davvero per un pezzo irrilevante quando lei cominciò a gemere invocandomi ed esaltandomi. E sì che a me sembrò che neanche ci fosse contatto fra i nostri sessi data la larghezza disarmante della sua fregna!

Quindi, avendo interpretato la sua come una palese finzione, presi a sfondarla senza nessun limite di veemenza. Dovevo punirla ma anche farle veramente sentire la mia presenza dentro di lei, così che, se voleva urlare, almeno ne avesse motivo. E il motivo iniziava ad averlo: avevo preso un ritmo bestiale, e le stavo allargando sempre di più la vagina consumata. Le spostai le gambe sulla mia spalla, strinsi forte ogni suo seno in una delle mie mani e ripresi a limonarla, sempre continuando a stantuffare incessantemente.

La porca sembrava una panterona in calore, e mi implorava di fotterla sempre più forte. Io non mi feci pregare. Giunto ormai quasi al culmine, la sollevai dal tavolo e me la caricai di peso, sempre penetrandola. La sbattei nuovamente al muro, e la scopavo mentre lei stringeva le gambe attorno alle mie natiche.
Quando raggiunsi il limite, le venni dentro senza troppi complimenti: in fondo era in età da menopausa e, se non lo era, beh, problemi suoi. Continuai a baciarla stretto a lei mentre fiotti di caldo sperma le inondavano l’utero. Persistei a rimanere dentro di lei anche quando mi era ritornato moscio, poi mi distaccai.

Pensai che in quel momento volevo stare da solo a riposarmi, ma non avevo cuore di cacciarla, dopo aver approfittato di lei. Fortunatamente fu proprio la zozzona a rivestirsi in fretta e furia e a salutarmi, e poi uscì di casa mia. Usò come scusa quella dell’appuntamento ancora valido con l’amica, anche se entrambi sapevamo che era una palese fandonia. In ogni caso non mi offesi, e l’accompagnai alla porta.

Quella scopata mi aveva riportato alla vita dopo tutti quei rifiuti presi di seguito, e forse fu proprio quella a darmi rinnovata determinazione a continuare nel mio operato. E continuò ad andarmi sempre meglio, visto che questa serie di racconti è tutt’altro che terminata…

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