Convivenze by AsterNene [Vietato ai minori]




Convivenze di AsterNene New!

Note dell’autore:

Primo capitolo di quella che spero diventerà una piccola serie

Era un giovedì mattina grigio e noioso, di quelli che ti fanno venir voglia di non alzarti nemmeno dal letto. La mia coinquilina si era già alzata da almeno un’ora e la sentivo girare per casa, andare avanti e indietro per la sua stanza, probabilmente preparando la borsa dell’università. Faceva più fracasso del necessario, molto più del solito almeno, così mi decisi ad alzarmi, mettendo un tanga nero sotto la canotta troppo larga che usavo per dormire, giusto per convincermi a cominciare la giornata.
Mi avvicinai alla porta della sua camera sbadigliando, incuriosita dai suoi borbottii, e la trovai accosciata davanti all’armadio che occupava gran parte della parete di fronte al suo letto, visibilmente contrariata. Ai suoi piedi e su gran parte delle superfici della stanza si stavano accumulando quasi tutti i vestiti del suo considerevole guardaroba.
-Si può sapere cosa stai combinando a quest’ora di mattina?- le chiesi.
Si voltò di scatto, come se l’avessi colta a fare qualcosa di terribilmente inappropriato, da sola ed in intimo nella sua stanzetta, e mi guardo con due occhi da cerbiatto spaventato. Mi leccai involontariamente le labbra.
-Oh Kat! Non volevo svegliarti… stavo solo cercando qualcosa da mettere stasera. Sai, al Black Rose c’è un party fantastico a sentire le ragazze. Vorrei davvero, davvero andarci- mi rispose.
Lasciai scorrere lo sguardo tra i vari capi che aveva lasciato in giro, poi tornai a guardarla. Il Black Rose era un locale piuttosto esclusivo e dubitavo che l’avrebbero mai lasciata entrare con uno dei suoi abiti da ragazzina casa e chiesa. A quanto pare il mio sguardo fu sufficiente a confermare i suoi timori.
-Non posso andare a cercare qualcosa in giro per negozi, ho lezione fino a tardi!- gemette snocciolando parole alla velocità della luce. Le capitava spesso quando era agitata.
-Non puoi saltare qualche ora per una volta? Ti accompagno in un paio di posti carini e poi vai in università- mi offrii.
La ragazza scosse la testa, offrendomi il bellissimo spettacolo dei suoi capelli rossi che ondeggiavano lasciando scoperta la pelle candida del suo seno, con la sua curva generosa che sembrava dover esplodere dal reggiseno da un momento all’altro.
-Lo sai che non posso assolutamente mancare, soprattutto quando sono così vicini gli esami!- Lei ed il suo senso del dovere dannatamente innaturale. Cosa diavolo le avevano insegnato in quella famiglia di teste di legno? Non avevo mai smesso di chiedermelo.
-D’accordo allora, vediamo se posso darti io qualcosa per questa volta- dissi, fingendo di pensarci qualche momento.
Lei saettò in piedi proponendomi il delizioso movimento delle sue tette morbide, venendomi ad abbracciare con trasporto. La sua pelle aveva un vago sentore di pesca ed i suoi capelli mi solleticarono la pelle del collo. Il suo corpo era caldo e morbido, la sua pelle liscia sotto le mani mi fece venire in mente diversi giochi per farla diventare ancora più calda e molto più sensibile. Mi stava salendo dal basso ventre un’incontentabile voglia di toglierle quello slip colorato per assaggiare tutti i suoi sapori. Mi staccai invece da lei, indicandole platealmente la mia stanza e la feci avviare, decisa almeno a godermi le sensuali rotondità dei suoi fianchi e delle sue natiche.
Alice era il genere di ragazza acqua e sapone che non aveva bisogno di far molto per conquistare un uomo. Madre natura l’aveva dotata di un corpo sensuale, dalle curve accentuate e di una bellezza delicata e femminile con quei capelli fiammanti e gli occhi scuri. Era quasi il mio opposto per la morbidezza dei tratti e la dolcezza della voce. Sfortunatamente, ma forse faceva parte anche questo del suo fascino, era stata cresciuta in una campana di vetro, con modi antiquati e rigidi che l’avevano lasciata completamente priva di qualunque esperienza del mondo. Mi ero presa il compito di farle conoscere qualcosa di più dei doveri scolastici e familiari e, anche se la strada sarebbe stata ancora lunga ma molto divertente, stava finalmente cominciando ad aprirsi e sperimentare la vita di una giovane donna. Qualcuno avrebbe potuto dire che l’avevo portata sulla cattiva strada ma io sapevo che quello era solo l’inizio. Quel pensiero mi fece sorridere.
La feci accomodare sul mio letto sfatto e aprii la finestra per far entrare un po’ di luce e di aria fresca. Pioveva e il vento primaverile mi solleticò le gambe nude, infilandosi sotto la maglia troppo grande che usavo come camicia da notte, inturgidendomi i capezzoli. Adoravo la sensazione del freddo sulla pelle. Per i successivi venti minuti cercai nel mio armadio qualcosa che potesse andare bene per mettere in risalto le curve esuberanti di Alice senza farla sentire troppo a disagio.
Un paio di volte la aiutai a vestirsi, approfittando dell’occasione per sfiorarla o accarezzarla casualmente e la osservai con un certo piacere arrossire ogni volta. Era così innocente da far tenerezza, ma allo stesso tempo questa sua caratteristica riusciva ad eccitarmi e a mettermi in testa idee davvero interessanti, molto più di quanto immaginassi.
Mi resi conto che il mio corpo stava reagendo a quei giochi e a quei pensieri, bagnandosi e preparandosi ad un rapporto. Sentivo l’umido dei miei umori iniziare a bagnarmi le mutandine, li immaginavo scendere lentamente… Mi morsi le labbra, costringendomi ad avere pazienza ed a frenare le mie voglie.
Era ancora troppo presto.
Finalmente trovammo un abito che faceva al caso suo. La fasciava senza strizzarla, mostrando tutta la forza delle sue curve, pur senza lasciarle scoperte. L’unica pecca era la lunghezza: invece di essere a mezza gamba le arrivava quasi al ginocchio, ma non pensavo sarebbe stato un grosso problema.
Il suo entusiasmo per la soluzione trovata mi contagiò tanto che le promisi di aiutarla a sistemarsi per la festa, prima che andassi a lavorare. Solo allora si accorse dell’orario e senza smettere di ringraziarmi si cambiò per schizzare in università.
In poco più di dieci minuti rimasi sola in casa, ancora in tumulto per le fantasie che mi erano balenate nella mente, per il desiderio di accarezzare, esplorare, assaggiare e portare al limite del piacere la dolce e piccola Alice. L’idea di inserire le mie dita tra le sue gambe e sentirla gemere fu sufficiente a farmi salire un brivido caldo di piacere da ventre. La mia astinenza forzata stava cominciando a farsi sentire.
Accesi la luce e mi stesi sul letto, ancora indecisa sul da farsi. Solo in quel momento mi accorsi che nel palazzo di fronte, giusto un piano sopra il nostro appartamento, un uomo stava guardando dalla finestra esattamente quella di fronte alla mia stanza e stava osservando me. Non riuscivo a distinguere bene i lineamenti del viso, ma dalla camicia bianchissima e i capelli ben pettinati sembrava un impiegato probabilmente sulla quarantina, ed ero quasi sicura che stesse già guardando il cambio di vestiti mio e di Alice.
La sola idea mi fece diffondere un’ondata calda tra le gambe. Senza riflettere mi tolsi il tanga, facendolo cadere drammaticamente a terra. Se voleva osservare gli avrei dato un bello spettacolo quel giorno. Tirai lentamente su la maglietta, scoprendo le anche e il fianco con il grande tatuaggio in bianco e nero che partiva dalle costole fino alla natica, accarezzandomi il ventre e salendo fino alla parte inferiore del mio seno. Il mio corpo rispose all’istante scaldandosi. La pelle divenne sensibile, i capezzoli duri ed eretti, gli umori cominciarono a bagnarmi. Immaginai che il vicino si accorgesse del caldo liquido che aveva cominciato a colare tra le piccole labbra, verso un’altra apertura tra le gambe, calda, pronta per essere stuzzicata…
Le mani scivolarono verso il basso, aprendo le labbra bagnate, soffermandosi sulla morbida protuberanza del clitoride, cominciando un movimento delicato e circolare dopo aver bagnato le dita nei miei stessi fluidi.
L’uomo alla finestra si allentò la cravatta come se avesse cominciato ad avere caldo, ma non si mosse dal suo posto. I suoi occhi erano concentrati su di me.
Immaginai una calda e dura erezione che premeva fastidiosamente sui pantaloni, pronta per essere liberata e sfruttata. L’idea che il pene di uno sconosciuto fosse eretto a causa della mia “performance” mi fece gemere. Il calore si espandeva dal centro del mio ventre come piccole onde, aumentando al ritmo delle mie dita. Magari l’uomo alla finestra sarebbe corso a chiudersi in bagno a farsi una sega, dopo avermi vista venire, magari avrebbe pensato a me scopando sua moglie.
Improvvisamente suonò il citofono, rompendo l’incantesimo. Al secondo squillo mi alzai dal letto con un sospiro, delusa e lievemente incazzata. L’ammiratore sconosciuto era ancora alla finestra e sperai che fosse famelico quanto me: forse avrei potuto giocare ancora con lui prima del turno al bar o l’indomani. Si stava rivelando più divertente del previsto alla fine.
Andai a rispondere pensando che fosse Alice, senza nemmeno rimettermi le mutandine, invece scoprii che era un corriere con un pacco per la vicina che non era in casa.
Avevo gli umori che gocciolavano lungo una coscia e una voragine tra le gambe che chiedeva di essere riempita con insistenza, non potevo uscire in quelle condizioni e senza nemmeno pensarci gli chiesi la cortesia di salire fino al secondo piano.
Mi infilai il tanga, facendo ben attenzione a piegarmi proprio davanti alla finestra, e misi un paio di shorts che trovai appoggiati sulla sedia, giusto per non presentarmi completamente nuda alla porta, ma tenni la lunga canotta e lasciai i capelli scompigliati, pensando che se ne sarebbe andato in fretta, lasciandomi di nuovo al mio gustoso passatempo.
Quando aprii la porta il corriere era appena arrivato sul pianerottolo. Era molto giovane, non dimostrava più di una ventina d’anni, aveva grandi occhi chiari e un filo di barba incolta che nel complesso lo rendeva piuttosto attraente. Portava una felpa con cappuccio completamente fradicia di pioggia e sembrava infreddolito, ma quando mi vide arrossì. In effetti i miei pantaloncini erano talmente corti da vedersi appena e la maglia aveva l’apertura delle maniche talmente ampia che lasciava intravedere il lato del seno.
Mi venne subito voglia di farlo imbarazzare ancora di più, così gli andai incontro, innocentemente preoccupata. “Ma lei è completamente zuppo! Venga dentro un attimo che le faccio un the caldo” lo invitai, prendendogli un braccio. L’acqua fredda mi bagnò la canotta, incollandomi il tessuto sul petto e parte della pancia, ma feci finta di non accorgermene, nonostante il brivido di piacere che mi percorse la schiena.
Il ragazzo balbettò qualcosa a proposito del lavoro ma la sua voce si spense quando i suoi occhi ma la sua voce si spense quando i suoi occhi si posarono sulla mia scollatura. Si era fermato sulla soglia della porta, indeciso, senza riuscire a smettere di squadrarmi.
Ricambiai il suo sguardo con un sorriso, chiedendo di chiudere la porta e raggiungermi nella zona giorno, dove lo feci accomodare sul divano mentre mettevo a bollire l’acqua, prima di andare a prendere qualche asciugamano.
Sentivo già l’eccitazione tornare a crescere, mentre pregustavo le possibili variabili di quell’incontro inaspettato. -Tieni, asciugati pure mentre preparo- gli dissi chinandomi verso di lui e lasciandogli inavvertitamente vedere una parte della scollatura. Notai con un certo piacere il lieve rigonfiamento dei jeans tra le sue gambe e la scintilla di desiderio nei suoi occhi che facevano fatica a staccarsi dai miei capezzoli duri.
Mi allontanai per tornare ai fornelli sentendo il peso del suo sguardo su di me e lo ringraziai lasciandogli ammirare le mie natiche, rese tonde ed invitanti delle ore in palestra, piegandomi a raccogliere un cucchiaio mentre parlavo del più e del meno. A poco a poco si sciolse cominciando a rispondere alle varie domande con maggior tranquillità, arrivando a fare anche qualche battuta spiritosa per cercare di capire fin dove fossi disposta a spingermi.
I suoi tentativi erano inesperti e fin troppo semplici da eludere per quanto non fossi poi molto più grande di lui. Mentre il the finiva l’infusione tornai da lui, offrendomi di aiutarlo ad asciugarsi. Gli tolsi delicatamente la felpa, poi mi appoggiai al divano per concentrarmi sui capelli, facendo attenzione a non metterlo troppo in imbarazzo. Lui rimase tranquillo a farsi strapazzare chinando la testa verso di me. Il suo fiato caldo mi arrivava proprio tra i seni e il suo viso era a pochi centimetri dal mio corpo. Vedevo chiaramente il suo pene gonfio lottare contro la resistenza offerta dai pantaloni e rimasi piacevolmente sorpresa dalle sue dimensioni.
Mi sorprese molto anche sentire la mano calda del ragazzo sulla mia natica, visto che la sua timidezza iniziare era sembrata estremamente pronunciata. Il contatto mi fece fremere, mentre smettevo di pensare e mi concentravo sulla sensazione degli umori che tornavano a colare. Mi fermai, gustandomi la sua stretta, guardandolo scendere a cercare uno dei miei seni per succhiare il capezzolo turgido.
Sentii le sue mani cominciare a vagare sul mio corpo, sui miei fianchi, trovare l’elastico dei pantaloncini e abbassarli lentamente. Gli tolsi l’asciugamano dalla testa e mi alzai, finendo di sfilarmeli con calma davanti ai suoi occhi famelici, rimettendomi poi a cavalcioni su di lui che riprese ad esplorare, spostandosi tra le mie gambe. -Dio…- gemette infilando un dito nella mia vagina e trovandola stretta e fradicia, pronta per essere penetrata.
Quasi mi strappò di dosso la canotta e il tanga dalla foga di avermi nuda e bagnata davanti a lui, talmente disponibile che rischiavo di impazzire per l’attesa. Mi trattenni e lo spogliai con calma, soffermandomi su ogni indumento per portarlo al limite della sopportazione, mentre mi crogiolavo nella dolce sensazione di averlo completamente sotto il mio controllo.
Finalmente il suo pene svettò libero e duro, caldo e tremante. Lo presi tra le mani per saggiarne larghezza e lunghezza, come fosse la spada creata da un artigiano, e cominciai a far scivolare la pelle sulla cappella, lentamente, tra i suoi gemiti di piacere ed impazienza. Mi fermai solo quando mi resi conto che stava per venire, quindi mi rimisi a gambe aperte su di lui, concentrandomi sulla sua lingua per farlo calmare.
Lo sentivo dibattersi sotto di me, aggrapparsi alla mia schiena, prendermi i fianchi, strusciandosi contro quell’apertura bagnata quasi ne dipendesse la sua vita. Solo a quel punto mi abbassai con calma e decisione, facendolo entrare tutto dentro di me con un gemito di piacere.
Anche il ragazzo gemette, liberando un fiotto bollente di sperma dritto nell’utero con mio sommo godimento. Non mi fermai, concentrata com’ero sul piacere che mi dava il sentire le pareti della mia vagina aprirsi e stringersi sul membro del ragazzo ad ogni mio più piccolo movimento. Sentivo umori e sperma mischiarsi e lubrificarmi in profondità ed aumentai il ritmo seguendo il suono umido del pene che scivolava dentro di me, fino a raggiungere la bocca dell’utero con la sua cappella.
Venni con un ansito quando il ragazzo si svuotò nuovamente, ma continuai il mio movimento ritmico costringendolo ad adeguarsi alle mie richieste e facendolo venire di continuo, fino a quando non fui sicura di avergli svuotato i testicoli completamente.
I suoi gemiti erano diventati un lamento roco e soddisfatto, le sue mani si aggrappavano ancora alle mie natiche con forza mentre mi alzavo, facendo colare parte dello sperma e dei miei umori sul suo pene ormai soddisfatto.
Mi inginocchiai, usando la bocca per pulirlo, gustandone il sapore forte e beandomi della sensazione di calore e appagamento che per il momento mi riempiva il ventre, dopo cdi che mi allontanai per lasciarlo ricomporre infilandomi la canotta e tornando verso l’angolo cottura. Il the era ormai freddo ma ne bevvi qualche sorso mentre il ragazzo si rivestiva in silenzio, ancora scombussolato.
Nel complesso l’esperienza era stata piacevole e intensa, ma ben lontana dai focosi amplessi che mi servivano per essere completamente soddisfatta. Il problema non era la durata in questo caso, ma l’inesperienza del ragazzo. Era sempre eccitante “prendersi cura” di un giovane così innocente, magari anche di una vergine, ma cominciavo a desiderare un partner in grado di stupirmi e di gestirmi…
Lo accompagnai alla porta qualche minuto più tardi e lo salutai facendogli l’occhiolino dopo aver firmato la bolla per il ritiro del pacco della mia vicina. Nonostante tutto mi rispose con un sorriso gentile e le guance di nuovo imporporate facendomi scappare una risata felice.
Forse sarebbe tornato a trovarmi, quando si fosse stancato della sua mano o della sua ragazza, ma in quel momento era troppo imbarazzato per farmi la domanda che gli occupava la mente e gli si leggeva negli occhi, così si limitò a voltarsi mentre scendeva le scale guardandomi un paio di volte, indeciso.
Chiusi la porta scuotendo la testa, ma mentre andavo in bagno per una doccia ancora sorridevo. Solo quando passai davanti alla camera mi ricordai del guardone del palazzo di fronte. Andai a controllare la finestra ma dello sconosciuto non c’era più traccia. Senza neanche pensarci presi un foglio dalla scrivania per lasciargli un messaggio, attaccato al vento della finestra. Non sapevo se e quando lo avrebbe letto, ma scrissi comunque un invito per il prossimo lunedì mattina, con tanto di orario nel caso volesse guardarmi ancora.
Inutile dire che il mio sorriso si era allargato mentre la mia mente vagava tra le idee che si rincorrevano su quello che avrei potuto mostrargli quel giorno.

Note finali:

Spero che il racconto sia stato di vostro gusto e attendo commenti, in modo da poter migliorare i prossimi lavori

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