Confessione




Ciao Ronin,
chi sono io non ha importanza ora e non l’avrà in seguito. Ti scrivo perché, grazie a te, ho vissuto un momento molto intenso e trovo giusto condividerlo con te.

Come credo avrai immaginato, ho letto i tuoi racconti, tutti quelli che ho trovato online. E qualcuno anche più volte. Li ho trovati semplici, intensi e coinvolgenti. Questo tuo modo di scrivere, in prima persona, così semplice e diretto, mi ha proiettato dentro il racconto stesso e, con la mia immaginazione, mi sono ritrovata lì, per le vie di Berlino o per le vie di quella che immagino essere la tua città, ammirando Vallie con i miei stessi occhi. Mi hai fatto venir voglia di vedere quella grande metropoli tedesca di cui tanto ho sentito parlare. E “Buongiorno”? Ogni donna dovrebbe aver un risveglio simile e un poco invidio chi l’ha vissuto.

Poi ho trovato Samanta. È diverso da tutti gli altri lavori che hai scritto, cominciando dal semplice fatto che è scritto in terza persona e non più in prima. La storia stessa è diversa. Io non so (e forse non voglio sapere) se i tuoi racconti Berlinali siano realmente vissuti oppure no, preferisco pensare che lo siano. La storia di Samanta, invece, credo sia totalmente inventata. Tuttavia, l’ho trovata così coinvolgente e pulsante. Forse c’è un po’ di Sam in ognuna di noi. Devo confessarti che non amo questo genere di storie. Eppure l’ho letta, tutta, non una volta sola.

Leggere la storia di quella ragazza, che mi piaccia o no, mi ha eccitata terribilmente. La iniziai un venerdì sera, per noia, seduta sul mio letto, in camera, ma non proprio in intimità. Forse ti sembrerò sciocca, lascia che ti racconti come sono andate le cose…

Quella sera sarei dovuta uscire con i miei amici per una serata di spasso e divertimento. Ero di buon umore, come sono di solito, dopo una giornata passata tra libri e lavoro. Era venerdì, avevo davvero voglia di uscire, bere quel tanto da sentirmi la testa leggera, perdermi tra le chiacchiere con i miei amici e amiche ed iniziare in modo spensierato il week end.

Concedimi di aprire una piccola parentesi su me stessa. Io non mi trovo una bella ragazza. Esco per strada e vedo che ci sono molte ragazze più belle di me. Non… è importante che tu sappia come sono io. Ho i capelli lunghi e sono biondi naturali. Non mi piacciono i miei occhi. Hanno un taglio che non mi piace. Se potessi, li cambierei, con un paio di occhi dal sensuale taglio orientale. Fisicamente sono come tante altre, magra dice la bilancia, troppo abbondante dico io. Le mie cosce sono troppo grosse, come il mio sedere. Devo però riconoscere che mi piacciono i miei seni (no, non ti dico che taglia porto) e le mie mani, con dita lunghe e affusolate.

Quel giorno tornai a casa dal mio lavoretto pomeridiano di buon umore. Cenai da sola (mio fratello doveva ancora rientrare e i miei genitori erano via per tutto il week end) con un’insalata, un po di pane ai cereali e una mozzarella. E un bicchierino di vino. Mi spiace, la birra non mi piace, così come i superalcolici. Pulii tutto e decisi di farmi una bella doccia. Non chiedermi perché, non saprei spiegartelo, ma l’idea di uscire quella sera mi aveva messo addosso una certa voglia. Sentire l’acqua scivolare sulla mia pelle non aiutò certo a calmarmi (devi sapere che mi piace l’acqua e vado a nuotare ogni volta che mi è possibile), la mia mano esitò più volte sulla mia ontimità e riuscii a trattenermi.

Uscii dalla doccia e guardai l’orologio. Avevo tutto il tempo che volevo per farmi (o cercare di) bella. Mi presi tutto il tempo che mi serviva. Mi diedi la mia crema per la pelle, spazzolai e mi presi cura dei miei capelli e poi dovetti decidere come vestire. Quella è sempre la parte più difficile per me, non riesco mai a sentirmi sufficientemente a mio agio. C’è sempre qualcosa, in me, nella mia figura, che non mi convince fino in fondo e quando esco vedo sempre un sacco di ragazze più belle di me. E Samanta? Anche lei si vive così? Alla fine, però, faccio un bel respiro e “mi faccio andare bene”, non so se mi spiego e riesci a capirmi.
Quella sera decisi di mettermi quel tubino verde smeraldo, regalo di un mio ex fidanzato, da cui non riuscivo a separarmi. Quel vestitino mi lasciava le spalle scoperte, arrivandomi a metà coscia. Il decolté non era nulla di esagerato, ma mi piace, quel vestito, perché mi lascia scoperta metà schiena. Con ai piedi un paio di Converse, decisi di indossare un paio di francesine, quelle calze che arrivano sopra al ginocchio, presente? Come tocco finale mi misi un paio di coulottes (si scrive così? Sbaglio sempre, sono una frana con le altre lingue), le mie preferite.

Mi guardai allo specchio. Avrei cambiato un sacco di cose di me, del mio fisico, ma il tempo iniziava a scarseggiare, così cercai di concentrarmi sui lati positivi. Un poco di trucco ed ero pronta.

Poi il crollo. Arrivò quella telefonata che, per motivi che non sto a spiegarti perché inutili per questa mia confessione, annullò la mia serata. Tutto il mio entusiasmo, il mio impegno a rendermi decente, la mia voglia di uscire… distrutti da una semplice telefonata. Mi sentii a pezzi e profondamente delusa. Mi venne voglia di piangere. Triste, mi chiusi in camera così com’ero e mi buttai sul letto, stringendomi al cuscino. Penso anche che mi fossi addormentata. Forse qualche minuto. Non ricordo.

Quando riaprii gli occhi ero ancora lì, stesa su letto, con il vestito che era risalito lungo le cosce e le calze erano scomposte. Mi stirai la schiena e la braccia. Sentivo un certo languore in tutto il corpo e, per quanto fossi triste per la serata., sorrisi maliziosamente a me stessa. In fondo… perché no?

Decisi che mi sarei toccata, mi sarei presa un po di sano piacere per me stessa, alla faccia della serata storta. Ma decisi anche che l’avrei fatto con calma, non tanto per un orgasmo, ma proprio per il piacere che mi avrebbe portata all’apice. A fatica mi alzai dal letto e recuperai il mio computer portatile dalla scrivania, mettendolo sul letto. La pagina di Milù fu presto davanti ai miei occhi. Iniziai a scorrere i racconti, cercando qualcosa che, per qualche motivo strano, attirasse la mia attenzione e catturasse il mio sguardo.

“Samanta – Storia di una ragazza qualunque”

Autore: Ronin Terzo (poi mi spiegherai perché terzo? Sei come Arsenio Lupin?)

A leggere il tuo nome mi venne in mente il trailer del film “I 47 Ronin”, con Keanu Reeves (è così bello…).

Le parole iniziarono a scorrere sotto i miei occhi, fluide e scorrevoli. Iniziai presto a immaginarmi tutti i personaggi della storia, specialmente la tua Sam. Bella deve essere! Fino alla scena della festa in campagna, con la ragazza presa nel mezzo. Come ti dicevo, questo genere di storie non è il mio preferito. Non mi ritengo una sottomessa e non mi piace che qualcuno abusi delle altre persone. Per Samanta è stato diverso. Non so perché, ad essere onesta, ma mi è stata simpatica fin da subito e non sono riuscita a togliermi da quella storia, da quelle righe, leggendo i (purtroppo) pochi capitoli che erano disponibili. Samanta mi è entrata dentro e mi ha mosso qualcosa. Poi ho visto il blog e la tua immagine di apertura mi ha dato dei brividi. Mi sono sentita bagnare, ho sentito la voglia salire e ho capito che era il momento di dedicarmi a me.

Dovrei spiegarti tante cose, ma non ho né il tempo né la voglia. Mi limiterò a dirti cosa è successo.

Come ti ho detto, Samanta mi ha mosso qualcosa dentro, mi ha fatto venire una voglia terribile e mi ha fatto sentire, in una certa misura, voglia di essere “sporca”. Mi sono guardata intorno. Camera mia era diventata così piccola e stretta. Mi sono alzata per aprire le tende. Per un attimo ho pensato di aprire tutta la finestra, ma forse era eccessivo. Ero eccitata e, inutile nasconderlo, eccitata. Avevo voglia di fare una pazzia. Mi sono passata una mano tra le gambe e ne ho tratto una piacevole sensazione. Stavo per fare una cosa che non avevo mai fatto. Mi vergognavo da morire, ma al tempo stesso mi eccitavo. Lentamente mi sfilai l’intimo e lo appoggiai per bene sul comodino accanto al letto. Profumava di me. Volevo che mi fosse ben visibile.

Dopo tutto questo sono tornata sul letto e mi sono messa in ginocchio con il computer davanti a me, al posto del cuscino. Mi sentivo strana, terribilmente strana, ma avevo deciso di fare quella pazzia in quella serata storta. Non mi sarei fermata. Mi girai per dare le spalle alla finestra. Feci un bel respiro e, tenendo le ginocchia ad angolo retto, piegai il busto in avanti. Mi ritrovai a quattro zampe, sul letto. Mi sentii come Sam quando rimane da sola, ai piedi del divano. Abito in un condominio e ce ne sono altri lungo la mia via. Chiunque, oltre la mia finestra, dall’altra parte della strada, avrebbe potuto vedermi. E questo mi eccitava.
Potevo sentire il clitoride pulsare e il mio sesso colare. Reggendomi su una mano sola, feci scivolare l’altra sulle mie gambe ed iniziai ad accarezzarmi. Questa volta decisi di trascurare i seni, nella posizione in cui ero pensai che non si sarebbe notato molto dalla finestra. Più sentivo la mia mano muoversi, più mi sentivo sporca ed eccitata. La mia immaginazione pensò a Samanta e mi sentii il fiato corto. Volevo essere lei e ritrovarmi in quelle situazioni sporche ed imbarazzanti.

Con la mano libera risalii e mi avvicinai al sesso. Avevo voglia di provare piacere, ma non volevo farlo troppo in fretta. Mi accarezzavo la pelle lentamente, avvicinandomi e allontanandomi dal centro del mio piacere, provocandomi brividi in tutto il corpo. Era bello sentire quelle carezze sulle mie gambe e immaginai fosse qualcun altro a toccarmi. Mi sentii come Sam e immaginai attorno a me altre persone che mi guardavano con i loro occhi avidi e bramosi, le loro mani vogliose a sfiorarmi… Non resistetti e due dita entrarono in me con una facilità che, per me, non aveva precedenti. Mi sentii mancare il fiato. Ero in mezzo a tutti e mi stavo toccando per loro, perché qualcuno mi aveva detto di farlo.
Un sinistro piacere mi invase e non potei fermarmi. Il braccio su cui mi reggevo iniziò a dolermi e decisi… Decisi che qualcuno, nella mia immaginazione, mi tolse l’appoggio, facendomi appoggiare il viso direttamente sul letto. Ora il mio bacino era spinto verso l’alto, il mio sesso esposto ancora di più. Ed erano ancora tutti li a guardarmi. Le dita si muovevano lentamente dentro e fuori di me, potevo sentire il rumore dei miei umori… L’odore della mia voglia mi arrivò alle narici facendomi salire ancor di più il desiderio di godere.
Sentii il vestito scendermi lungo i fianchi… Ero sempre più esposta, sempre più visibile a chiunque. Potevo quasi sentire le voci, i commenti di chi mi era attorno, dentro la mia testa.

Allargai le gambe. La mano libera, quella che ora non mi sosteneva più, scivolò da sola verso il centro del mio piacere.
Con due dita, lentamente, allargai le labbra, esponendo ancor di più il mio sesso al mio pubblico immaginario. E magari anche a quello reale, chi lo sa. A questi pensieri fui pervasa dal piacere. Non potevo più fermarmi.

Mossi le dita sopra e dentro di me cercando unicamente piacere carnale. Volevo sentire la mia carne fremere. Ripensai alla scena nel salotto di Sam. Lei tra due uomini. Sentii la mia carne vibrare. L’orgasmo si avvicinava inesorabile. Sentì la voce di uno dei ragazzi ordinarmi di venire. Affondai due dita dentro di me, muovendole lentamente. L’altra mano scivolò sul clitoride, stuzzicandolo e stimolandolo.

Cercai di svuotare la mente da ogni pensiero, lasciando spazio solo al semplice piacere. Un orgasmo travolgente mi attraversò, lasciandomi esausta sul letto.

È passato un po di tempo da quella sera, Ronin. Ma l’idea che tu mi abbia aiutata ad avere uno dei momenti intimi più belli mi fa sorridere. E ancora adesso, l’idea di aver regalato quello spettacolo a segreti osservatori… mi eccita ancora.

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