Confessione by jolkucera [Vietato ai minori]




Confessione di jolkucera New!
Me lo ha confessato, sì. Non proprio apertamente, come fanno alcuni indiziati di reato di fronte agli interrogatori degli inquirenti, nemmeno come alcuni fedeli nella riservatezza del confessionale, ma nemmeno come una moglie che ammette un tradimento, piangendo di fronte al marito incazzato accusandolo, peraltro, di essere in ultima analisi responsabile unico per quanto è successo. Non è andata proprio così, ma io la considero una confessione in piena regola. Più sottile, più articolata, più sconvolgente, ma più coinvolgente. Era un giorno di fine estate. Io già avevo ripreso a lavorare da un po’, lei ancora si godeva qualche giorno di ferie. Era stata in casa tutto il giorno, nella nostra casa di campagna. Così aveva detto, così sapevo. Ero rientrato forse in anticipo rispetto a quanto previsto, ma non era mai stato un orario così rigido il mio. In casa non c’era, ma la porta era aperta e la macchina era posteggiata al solito posto. La chiamo, non risponde, probabilmente era fuori a prendere il sole in giardino, lo faceva spesso in quel periodo. C’era però il suo cellulare, sul tavolo. Squillava. Ho guardato il display, era una nostra amica comune, quindi mi sono sentito autorizzato a rispondere, dato che avevamo un accordo per la sera stessa. Ma non ho fatto in tempo, quando ho risposto la chiamata era già stata interrotta. Mi sono trovato con il suo cellulare in mano, sono andato verso la finestra per vedere se era effettivamente in giardino come avevo ipotizzato. Era lì, sdraiata di schiena, con indosso solo la parte inferiore del costume, tra le altre cose spostata in modo da poter abbronzare più pelle possibile. Bellissima, con la schiena nuda, con il culo così esposto, sdraiata su quel lettino. L’ho salutata dalla finestra, dicendole della telefonata. Non fa niente, poi la richiamiamo, mi ha detto. Ma non aveva aggiunto nient’altro. Ho ceduto alla tentazione, chiudendo la finestra. Alla tentazione di guardare quel telefono. Di guardare i messaggi. Era lì la confessione. Esplicita. Chiara. Non archiviata, non cancellata. Eppure era un messaggio dell’ora di pranzo, con tre foto allegate, con le sue risposte. Avrebbe potuto cancellare, avrebbe dovuto cancellare. Ma non lo ha fatto, ha lasciato il telefono sul tavolo, incustodito. Avrei potuto leggerlo tranquillamente, vederne il contenuto. Avrei potuto. Ho.

Mi ha confessato di aver usato la sua bella bocca su un uomo, non ho riconosciuto chi fosse. Dal cazzo, in primissimo piano nelle foto, non l’ho riconosciuto, dal nome del mittente nemmeno. Non vuol dire che non lo conosca, anzi, non lo escludo, ma non è nemmeno rilevante. Me lo ha confessato con quelle tre foto di un pompino. Di lei che lo prende nella bocca, accompagnandolo con la mano, in una, guardando verso il cellulare che la stava riprendendo. Lo faceva con voracità, con passione, con gioia. Lo conoscevo bene il modo in cui lo faceva, sapevo perfettamente quale fosse l’effetto che faceva in chi veniva leccato e succhiato da lei. Sapevo perfettamente quale fosse l’eccitazione che ci metteva, il piacere che le trasmetteva farlo. Lo sapevo perfettamente, non ero preparato e vederlo su un cazzo che non fosse il mio. guardavo quelle foto e mi attanagliava un senso di oppressione, forse di paura, di rabbia. Un misto di sensazioni che rapidamente passavano su di me, da quel telefono. Ho posato il cellulare dove lo avevo trovato. Sono tornato alla finestra. L’ho guardata dall’alto della finestra. L’ho fissata, con in mente le immagini che avevo appena visto. Era così bella. Era così stronza. Era così porca. Era così eccitante

Così eccitante che non ho potuto evitare l’erezione. Di rabbia, di gelosia, di delusione. Di piacere. Mi aveva eccitato. Mi stava eccitando. La guardavo, la rivedevo con quel cazzo in bocca.

Mi sono tolto la camicia, e ho messo una maglietta. Sono sceso in giardino da lei. Mi ha salutato e si è girata, ma è rimasta sdraiata. Mi sono seduto accanto a lei, carezzandole la testa, l’ho baciata sulle labbra. Quelle stesse labbra che avevano fatto godere un altro, solo poche ore prima. Le ho sorriso. Mi ha sorriso, in silenzio. L’ho baciata di nuovo. L’ho guardata. Ho guardato il suo seno. L’ho baciato. I capezzoli tra le labbra. In giardino. La pancia. L’ho leccata. Poi l’ho guardata ancora, ero così eccitato a pensare alla sua confessione. A vederla così, in silenzio, con quel sorriso a metà. Con quello sguardo che mi chiedeva di continuare. Senza una parola. Ha sfilato il costume, lei. Lo ha fatto lei. Mi sono messo sulle sue gambe, con quella fica nuda davanti agli occhi, con quei seni tra le mani. Ho guardato quello spettacolo, prima di assaporarlo. Sono sceso, con la lingua. Labbra, clitoride. Ancora. Con voglia, con passione, con rabbia. Era bagnata, sì. Già prima che la mia bocca arrivasse lì. Già mentre sfilava il costume. Forse già quando ha saputo che avevo provato a rispondere al suo telefono. Ho leccato, succhiato. Ho stretto i capezzoli, ho assaggiato il sapore, ho bevuto il calore. L’ho sentita godere, senza alcun freno. Nella mia bocca, con le mani che mi tenevano la testa stretta sulla fica. Ho succhiato tutto il suo piacere. Ho alzato la testa, mi sono avvicinato alla sua bocca, con la mia, calda, bagnata del suo orgasmo. Glielo ho dato. Glielo ho passato nelle labbra, sulla lingua.

Poi mi sono alzato, le ho detto che sarei andato a cambiarmi. Che era tutto a posto così. Le ho detto di non parlare, di rimanere ancora a prendere un po’ di sole. Ha sorriso. Sono andato in casa, mi sono affacciato alla finestra e l’ho guardata ancora per qualche minuto. Nuda in quel giardino. Mi sono masturbato così. Da solo, guardandola. Godendo, molto, con la sua confessione in testa.

Note finali:

E tu, cosa hai da confessare?

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