Con mia sorella, come l’inferno in paradiso (parte 2)




[…prosegue]
Arrivato a casa non passai a salutare e mi chiusi direttamente in camera.
L’immagine di Monica che pompava quei cazzi mi scorreva davanti ogni volta che chiudevo gli occhi. La vedevo e rivedevo a succhiare quel pisello così grosso e ripensavo a quello spettacolo, “… cumm’ t’ piac’ o’ cazz’ nennè! (..come ti piace il cazzo piccola!)” le parole di Mimmo mi rimbalzavano nelle orecchie. Non potevo resistere e riuscii a calmarmi soltanto dopo essermi fatto una sega che conclusi direttamente sotto le lenzuola.

Nei giorni seguenti non ebbi tregua.
Stefano passava le ore a raccontare quell’episodio a chiunque. Quando mi avvicinavo si interrompeva per un secondo, poi, appena voltavo le spalle, ricominciava daccapo aggiungendo ogni volta dettagli sempre più scandalosi e molto spesso inventati. Monica era diventata al centro delle ossessioni sessuali di tutti i ragazzi della mia età con i quali ovviamente ci finivo a litigare. Una volta pretesi le scuse da un tipo bello grosso che, durante una partita di calcio, non la smetteva di ripetere “quella puttana di tua sorella…la troia di…me la devo scopare pure io…ecc…”. Tornai a casa con un occhio nero e pieno di lividi e non bastarono le solite bugie sulla caduta in bici a placare la preoccupazione di mia nonna.

Mia sorella era invece praticamente sparita.
Aveva orari assurdi. La mattina usciva verso le 12 e la sera tornava regolarmente verso le 3, le 4 del mattino.
Quando rientrava troppo “fusa” puntualmente inciampava da qualche parte e finiva per svegliarmi, così la guardavo mentre goffamente si spogliava per mettersi nel letto di fianco al mio.
Nonostante tutto nella penombra Monica era comunque sempre bellissima. Era sottile e con poche “curve”, tuttavia, aveva quel qualcosa di “arrapante” che non tutte le donne possiedono e che lei invece portava addosso con estrema naturalezza quasi fosse un vestito primaverile.
Tutte le mie seghe da adolescente pippaiolo erano dedicate pensando a lei. Avevo abbandonato ogni ritegno e quando chiudevo gli occhi la immaginavo in ogni posizione possibile, posseduta da uno, da due, da tre uomini contemporaneamente. Non mi vergogno ad ammetterlo, come la maggior parte dei ragazzi del paese anche io me la sarei “fatta”.

Un pomeriggio arrivai al bar e trovai un piccolo capannello di ragazzi.
Alla mia vista tacquero e cominciarono a fissarmi e a ridere. Pensavo si trattasse dell’ennesimo racconto di Stefano ed invece, prima di riprendere la mia partita a Donkey, mi si piazzò davanti un certo Federico che con aria soddisfatta mi confessò:
“Ieri mio fratello s’è schiattato quella puttana di tua sorella! (dove schiattato vuol dire scopato)” – la frase generò uno scoppio di risate tra tutti gli altri ragazzi. Io chinai il capo non sapendo come reagire che quello continuò senza darmi tregua: “Se l’è portata dietro alla Stradella assieme a Franco e se la sono chiavata prima l’uno e poi l’altro! (la Stradella era il nome di un locale dove si andava a bere)” – altre risate.
“Dice che Franco gliel’ha messo pure nel cu…” – in quell’istante chiusi gli occhi strinsi il pungo e senza che quello finisse la frase gli sferrai con tutta la forza che avevo un cazzotto in pieno volto. Cadde a terra come un sasso mentre gli altri ragazzi mi si fiondarono addosso cercando di difendere il loro amico. La piccola rissa che si generò fu placata dall’intervento del gestore del bar che (devo dire a malincuore) mi allontanò cogliendo il mio stato di profonda agitazione.

Tornai a casa con il diavolo in corpo.
Avrei voluto prendere quella stronza di Monica e gridarle in faccia che era una lurida puttana e non aveva il diritto di rovinarmi la vita. Invece trovai ancora i miei nonni dai quali scappai con una corsa in camera senza dargli il tempo di afferrare il mio stato d’animo. Ero nero, dovevo fare qualcosa e l’unica cosa che mi venne in mente fu svuotare il cassetto di mia sorella e sputare e strappare quanti più vestiti riuscivo a trovare.
Rimasi ansimante sul letto piangendo e avvampando per la situazione in cui mi trovavo.
Ma mi addormentai nella convinzione che qualcosa dovevo pur fare perché così non potevo andare avanti.

Aspettai che Monica fece ritorno a casa. Questa volta tornò insolitamente in anticipo rispetto al solito.
La vidi sedersi sul letto e osservare i suoi vestiti sul pavimento, non le diedi il tempo di slacciarsi i sandali.
“La devi finire!” – le dissi con tono fermo.
Lei sobbalzò per un attimo prima di girarsi nel tentativo di mettermi a fuoco nella penombra.
“Cosa?!?!”
“Ho detto che la devi smettere di fare quello che stai facendo!” – ripresi il tono severo.
“Non capisco che cazzo vuoi…ma che cazzo è successo alla mia roba?!?!” – sbuffò lei indicando quel casino sul pavimento e riprendendo a slacciarsi i sandali con aria indifferente.
Il suo modo di fare così strafottente mi fece scattare in piedi dalla rabbia e la afferrai con forza un braccio.
“La devi finire di fare la puttana qui in paese hai capito?!?!” – non potevo quasi credere di averlo detto…il cuore mi batteva a 10mila.
Monica con un ampio gesto del braccio si sottrasse alla mia presa e scattò in piedi anche lei questa volta con aria davvero incazzata.
“Ma tu che cazzo vuoi da me?!?!…Fatti i cazzi tuoi e non rompermi le palle!” – inveiva con tono minaccioso.
Cominciai a rinfacciarle ogni cosa… a dirle di Federico, di quello che si diceva di Lei in paese, poi fu la volta della rissa in campo e delle storie di Stefano…le vomitavo ogni cosa col fiatone…rovesciandole tutto l’inferno vissuto in quelle quasi tre settimane di agosto passate in paese.
Monica rimase impassibile fissandomi senza fiatare fino a quando scoppiò in una risata forzata.
La guardavo sbigottito.
“e tu credi a quei coglioni?” – disse in tono volutamente volgare.
Quella frase mi fece andare il sangue alla testa le presi nuovamente un braccio e fissandola questa volta negli occhi “Guarda che ti ho visto giù alla statale con Mimmo e il fratello – presi il fiato facendomi coraggio – ho visto che te lo mettevano in bocca a turno!”.
Senza accorgermene e stavo agitando con forza il braccio nella speranza di suscitarle una qualunque reazione…Lei invece mi continuava a guardare con un sorriso beffardo, da stronza patentata, bello stampato sulle labbra.
Ci fu un lunghissimo attimo di silenzio, liberato il braccio dalla mia presa, con uno scatto improvviso mi afferrò la faccia all’altezza delle guance e avvicinando la sua bocca alla mia cominciò a “ringhiare” ad un centimetro da me.
Vedevo in maniera chiara e distinta i suoi denti bianchi stringersi con una rabbia impressionante. Non l’avevo mai vista così e ne avevo paura.
“Si e allora?!?! vuoi sapere una cosa?!?!…mi è anche piaciuto!…e li sono messi in bocca tutti e due e li ho fatti venire per bene…perchè mi piace essere la loro troia!… e se ci tieni a saperlo…il giorno dopo mi hanno portata in campagna dove il padre tiene i maiali…abbiamo fumato e bevuto tutto il giorno e poi mi hanno scopata…mi hanno sbattuta per ore prima a turno e poi assieme…e me lo hanno messo anche nel culo…perché a me andava così…e godevo…tantissimo…come una puttana!!!” – Monica continuava a stringermi la faccia con forza mentre mi sentivo paralizzato a quelle parole “…e mi piace da morire quando sento che gli Uomini mi guardano, mi desiderano, adoro sentire che mi vogliono scopare…CA-PI-TO?”.
Mollò la presa e in un attimo riuscì a prenderle la mano e a girarle il braccio dietro la schiena. Lo slancio di quel movimento fu tale che Monica fece una giravolta e sbattè la faccia contro la parete. Senza mollare la presa caddi quasi a peso morto anche io contro al muro schiacciandola con forza. Il mio corpo era così attaccato al suo che potevo sentire il suo cuore battere all’impazzata. Tentò di divincolarsi da quella presa senza successo “Ahi! mi fai male pezzo di merda!” – imprecava mentre io la tenevo stretta senza, tuttavia, sapere bene cosa fare.
Fui colto decisamente di sorpresa quando mia sorella cominciò a ridere.
“Ahhhh…ecco perché! – diceva sorridendo maliziosamente – ho capito tutto…ho capito perché mi rompi tanto le palle”
Rimasi perplesso in silenzio.
“Forse anche il Tuo amico vuole la sua parte!” – disse Monica spingendo il sedere contro il mio pacco.
Dalla concitazione del momento non mi ero neppure accorto che ero finito con il mio pacco dritto contro il suo culetto e che per tenerla stretta le facevo pressione proprio in quella zona…mi ripresi un attimo e guardando verso il basso mi accorsi che ero in piena erezione, il mio pisello stava dritto come una bandiera quasi a voler stracciare il mio pantaloncino di cotone.
Mollai la presa e rimasi imbarazzato a guardarmi tra le gambe.
Monica con un gesto rapido di girò e si appoggiò con le spalle al muro guardandomi dritto in faccia.
“Allora forse è perché qui c’è qualcuno insoddisfatto!”
“Io…io…non…” – balbettai senza sapere il motivo di quell’alzabandiera così inatteso…forse il contatto con il corpo di Monica, forse i suoi racconti delle scopate coi fratelli Venerato…non ne avevo idea…ero semplicemente paralizzato dall’imbarazzo.
Continuavo a guardare verso il basso quando sentii la sua bocca avvicinarsi al mio orecchio e sussurrarmi: “Se vuoi conosco il modo per risolvere il tuo problema…”.
Restai in silenzio e nella penombra della stanza mi accorsi che Monica si era accovacciata davanti a me. Nel silenzio più totale avvertii la sua mano tirarmi l’elastico del pantaloncino e lasciarlo cadere alle mie ginocchia.
Il cazzo scattò fuori come una molla e senza darmi il tempo di rendermene effettivamente conto Monica si avvicinò, aprì la bocca e se lo infilò tutto dentro. Cominciò a pompare lentamente, alternando lunghe ciucciate a leccate della cappella. In quella stanza buia, nel silenzio inconfondibile di quella casa…ero pietrificato. Era la sensazione più bella della mia vita…chiusi gli occhi e sentivo la bocca rovente di mia sorella muoversi lentamente su e giù lungo la mia stecca. Mi appoggia con entrambe le mani alla parete mentre Monica cominciava a prendere ritmo massaggiandomi per bene le palle in una presa tanto stretta quanto delicata.
In quell’attimo capii tutto. Quello doveva essere il paradiso ed era sicuramente il miglior modo per resistere a quella vita d’inferno!
Sentii un brivido caldo salirmi dietro la schiena…istintivamente le misi una mano dietro la nuca imponendole affondi più decisi quando all’improvviso esplosi in un mare di sborra.
Le continuavo a spingere il cazzo dritto nella bocca non volevo si staccasse proprio ora…immaginavo il mio fiume di sborra colarle dritto in gola e continuavo a spingerle il cazzo dentro…sempre più in fondo…quasi a volerle spegnere quell’inferno che aveva dentro…mia sorella mi lasciava fare abituata o forse soddisfatta.
Pochi attimi e il mio pisello perse consistenza nella sua bocca. Monica si staccò facendo attenzione a non far colare fuori neppure una goccia.
Rimasi immobile in silenzio ancora incredulo e ansimante.
La vidi rialzarsi e passarsi una mano ad asciugarsi le labbra.
Mi scoccò un bacio sulla guancia e avvicinandosi all’orecchio mi sussurrò “…ti è piaciuto il servizietto fratellino?”

[…continua?]

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