Come sono diventato cuckold per mantenere l'attività lavorativa by darksideof84 [Vietato ai minori]




La decisione di tornare al sud era stata probabilmente la migliore decisione della nostra vista, una svolta, un punto di partenza nuovo.
Dopo sposati, avevamo provato a cercare lavoro in Lombardia ma niente di eccezionale, per me e mia moglie. Lavori in ristoranti o di artigianato, modesti ma
che consumavano le nostre forze, le nostre vite e le nostre giornate senza prospettarci grandi obiettivi di crescita.
Entrambi con contratti instabili, un affitto da pagare, spese da sostenere a casa e nel mio paese natale. Avevamo bisogno di un reset per ripartire.

Le nostre vite si erano incrociate poco più di quindici anni fa, in Trentino, dove io ero emigrato per lavorare come aiuto pasticcere e cuoco.
Diplomato all’alberghiero, ma con scarse possibilità nella mia terra natale, avevo incontrato lei lì che lavorava come addetta in sala.
Per me era stato amore a prima vista, ma anche lei, Daniela è il suo nome – per mio grande stupore – non ci aveva messo poi troppo a ricambiare, non era stato
così difficile.

Io Giuseppe non ero un bell’uomo e non sono migliorato nel tempo. “Un tipo”, un ragazzo normale, alto, pancia cresciuta nel tempo per la vita e l’alimentazione
sregolata in cucina. Ma mi sono sempre dato da fare e non mi sono mai arreso in amore, fino a capitolare completamente con lei. Conquistato anima e corpo.
Lei, veneta, figlia della sua terra, alta anche lei, bionda, capello tagliato corpo e due splendidi occhi verdi su delle guance rosse.
Mi avevano rapito il suo sorriso e la sua timidezza, ma ero stato rapito anche dalle sue generose forme morbide, piene, abbondanti che hanno sempre allietato
anche le mie giornate più dure. Devo dire però che non è mai passata inosservata e, specie in ambito commerciale, era sempre sotto l’occhio di tutti gli uomini.
Ma ho sempre contato sulla sua lealtà e fedeltà, anche se era gratificante vedere di essere così invidiato da molti quando passava da me a baciarmi.

Dopo cinque anni di conoscenza e fidanzamento ci eravamo sposati nel mio paese, un bel ricevimento con oltre duecento persone tra amici e parenti e, dopo due
anni passati in Lombardia nella instabilità più totale, avevamo deciso di mollare tutto e tornare a casa mia.
Era stata una scelta coraggiosa a trentacinque anni, un salto nel buio, ma era stata una scelta pesando pro e contro.
Al sud avevamo una casetta che potevamo usare per qualche mese, quindi niente affitto iniziale, meno spese, un costo della vita più basso e potevo occuparmi
meglio dei miei genitori senza dilapidare tutti i risparmi in colf e badanti.

Avevamo sfruttato un bando pubblico della mia regione per lavori di artigianato e ci eravamo fatti trasportare da un corso professionale per gelatai.
Aveva un costo irrisorio per chi aveva reddito basso come noi, era erogato da professionisti certificati. Io e mia moglie avevamo competenze commerciali,
sapevamo trattare col pubblico, ed io avevo abbastanza competenze tecniche e di creatività per far bene in quel lavoro. Dopo alcuni mesi di full immersion ed uno
stage presso una consorzio di gelatai ci eravamo certificati entrambi. Nuove prospettive si aprivano all’orizzonte, potevamo mettere a frutto qualcosa, creare
un prodotto buono.

L’occasione perfetta ci capitò dopo pochissimo tempo. Un signore anziano, Paolo, che presto sarebbe diventato lo “zio Paolo” aveva messo in affitto un grande
locale commerciale con appartamento nelle vicinanze, poco fuori dal centro, a prezzo irrisorio. Con 1200 euro al mese si potevano affittare locale da adibire
a laboratorio/gelateria ed un buon appartamento per poter vivere. Nel complesso c’erano un altro paio di appartamenti sempre di sua proprietà. L’affitto aveva
durata di 8 anni (4+4) senza poi nuova proroga automatica.

Riuscimmo ad ottenere un mutuo, tramite amici garanti ben conosciuti in città, presentando un business plan per la gelateria che fu subito accettato.
Aumentammo un po’ la cifra del mutuo per avere un po’ di contingenza su spese improvvise e ci buttammo a capofitto sulla nuova attività.

Il locale era stato restaurato per bene, mettendo in risalto anche una elegante architettura rurale con degli archi ben lavorati che davano profondità
all’ambiente interno. Un bel gioco di vetri e luci illuminava il locale rendendolo attraente. La piazza esterna poi affacciava verso una bella vista con panorama.

Non era una zona trafficatissima ai tempi, ma nei primi tre-quattro anni riuscimmo a sbancare il lunario senza grossi problemi, riuscendo a vendere un
prodotto di qualità che prese sempre più piede in città.
Le cose sono cambiate negli due- tre anni, quando il mio paese, già di per se uno dei più bei ma sottovalutati borghi d’Italia a mio parere, è diventato il set
di una serie tv di enorme successo. Tutto il paese è stato invaso da turisti e nuove fiction e pubblicità hanno accresciuto il flusso di turisti fino ai giorni
nostri.

La gelateria in questo periodo ha ottenuto un successo clamoroso ed è stata meta anche per attori e registi di passaggio che hanno apprezzato l’alta qualità del
gelato fatto completamente con materie prime fresche di stagione e di ottimo latte. In questi anni siamo riusciti a mettere da parte un gruzzoletto di soldi,
ampliando anche il personale nel tempo da due persone (noi) fino alle attuali otto persone in totale, considerando anche me e mia moglie.

Mia moglie era ed è rimasta la padrona indiscussa del locale. Con quel suo sorriso luminoso, quegli occhi lucenti e quel fisico prosperoso era sicuramente di
grande impatto per la clientela, un ottimo volto per la nostra attività. Non nego di aver provato piacere nel vedere gli uomini indugiare nella scelta mentre
lei era piegata per guardare un secondo in più quello che aveva da offrire. Specialmente in estate, nonostante la sua proverbiale sobrietà, un vestitino o una
polo aperta erano sufficienti per mostrare qualcosa del decoltè; la sua prorompenza fisicità era una gioia per gli occhi.

Anche il nostro rapporto nel tempo si era consolidato, crescendo sempre di più. L’unica pecca era la sua non fertilità che non ci avrebbe permesso di avere figli,
ma l’amavo per quella che era e mi offriva giorno per giorno.

Purtroppo tanto clamore per la città e tanto turismo avevano portato anche un rovescio negativo della medaglia. Indubbiamente la notorietà e la nuova centralità
della nostra piazza ci avevano permesso di essere più al centro dell’attenzione, con maggiori ricavi, ma era cresciuto (e di molto) anche il costo della vita e
delle materie prime ed i costi mensili erano maggiori.
Soprattutto era aumentata la concorrenza in zona con l’apertura di nuove gelaterie di vario livello ed anche i prezzi degli affitti ne avevano risentito.
Era impossibile trovare un locale libero nel giro di un paio di km almeno e gli affitti mensili erano di migliaia di euro ormai ovunque andassi.

I nuovi affittuari stranieri poi, cinesi e russi in primis, non avevano paura a pagare cifre scandalose pur di un posto in centro e questo non aiutava di certo
gli artigiani locali.

Un’altra brutta notizia fu l’ictus che colpì il nostro locatore, lo “zio Paolo”. Paolo, vedovo da tanti anni, sin da subito ci aveva accolti come gente di
famiglia ai tempi, aiutandoci a partire con l’attività, permettendoci di pagare anche l’affitto in ritardo e facendoci da garante in alcune situazioni.
Da qui l’appellativo familiare di “zio” che presto iniziammo ad usare con lui.
Paolo era stato a sua volta un commerciante che si era ritirato in pensione gestendo ormai solo l’affitto dei suoi locali, dai quali racimolava ben più di una
pensione. L’avevamo conosciuto che era già vicino ai settanta anni, nonostante fosse ancora un uomo frizzante.
Purtroppo la malattia e l’ictus improvviso ne avevano minato fisico e corpo rendendolo quasi un vegetale nei giorni odierni.
Paolo aveva un figlio, Luca, che ben presto avemmo la sfortuna di conoscere….e fu l’inizio dei nostri guai.

Luca non aveva ereditatato assolutamente nulla da suo padre. Lo charme, l’educazione, i modi gentili di suo padre non appartenevano per niente al suo carattere.
Era più grande di noi, andava per i quaranta anni ormai, ed aveva vissuto sempre da classico figlio di papà. Tutto gli era dovuto.
L’errore di Paolo, fuori casa per tanti mesi all’anno impegnato nei suoi commerci, era stato quello in qualche modo di comprare o colmare i vuoti d’affetto di
Luca con i soldi, riempendolo di attenzioni e regali per ogni evento o ricorrenza.

Crescendo Luca era diventato altezzoso, arrogante, maleducato, dedito a sperimentare droghe, alcool e sesso a pagamento nei migliori locali glamour della
regione. Era menefreghista anche con la famiglia, a volte partiva e mancava per un mese. Irrintracciabile. Un bastardo.

Purtroppo in qualche modo io ed il mio commercialista dovevamo avere a che fare con lui e le sue stranezze. Avevamo cominciato a proporgli incontri già
a più di sedici mesi dalla scadenza del contratto di locazione di casa e laboratorio. Era necessario stringere i tempi per il rinnovo e la nostra tranquillità,
per pensare a piani futuri. Incombeva ancora un forte mutuo, pertanto non era possibile comprare casa ed accendere un nuovo mutuo. E non potevamo di certo
cambiare locale per la nostra attività su due piedi visto il prestigio raggiunto.

Riuscimmo a prendere un appuntamento dopo due mesi di attesa. Non volle intermediari ma solo un incontro tra me e lui.
Ci incontrammo a casa sua. Purtroppo per noi era anche nostro vicino di casa visto che occupava uno dei due appartamenti vicino al locale, oltre al nostro.
Dopo due chiacchiere di circostanza ci fu il botto immediato, senza perdere tempo.
“Se vuoi il rinnovo, giusto perchè sei un amico ormai, posso farti casa più laboratorio a 7500 euro mensili per 8 anni. La zona ormai ha raggiunto notorietà
assurde, ho richieste tutti i giorni sopra i dieci mila euro mensili per locale e casa. Se non ti conviene, fuori dal cazzo” proferì.

Rimasi impietrito e cominciai a sudare a freddo. Voleva più di sei volte la cifra che avevamo pagato in questi anni, era una richiesta senza senso, suo padre
si sarebbe sicuramente opposto, l’avrebbe preso a schiaffi. “Pensaci” mi silurò immediatamente “fammi sapere tra una settimana”.

Ne parlai con mia moglie che scoppiò a piangere, sconvolta anche lei. Ormai guadagnavamo molto molto bene, diverse migliaia di euro mensili, però avevamo comunque
tante spese, ingaggi da pagare, una grossa somma di mutuo ancora da estinguere ed un affitto di quel genere ci avrebbe affossato.
Non mi capacitavo e chiesi pure al commercialista ed al mio avvocato di fiducia che – sconsolati – purtroppo mi confermarono il peggio, cioè che non avevo armi
per oppormi.
L’unica soluzione era portare a scadenza il contratto a prezzo così conveniente e nel mentre cercare altro, con tutte le complicazioni del caso.
In quella settimana misi a ferro e fuoco la mia zona e quella poco più esterna chiedendo a tutti i locatori prezzi e disponibilità nei prossimi mesi.
Il quadro fu desolante. Tutti avevano prezzi assurdi, soprattutto perchè erano coperti da affittuari stranieri pronti a tutto. Ero straziato dalla rabbia.

La settimana passò presto e decisi di fare un ultimo tentativo porgendomi da amico, cercando un compromesso. Ero pronto anche a giocarmi una piccola quota di
guadagni attuali pur di non dover sborsare tutto quel capitale ogni mese. Ero pronto a tutto.
Ci incontrammo con Luca poco fuori il mio locale in tarda mattinata; avevo appena lasciato mia moglie Daniela all’apertura del negozio.

Lui ci stava squadrando da sotto gli occhiali da solo, poggiato alla ringhiera col suo look da fighetto fuori età. Era alto, abbastanza prestante, capello
impomatato e vestita alla moda, abiti ed accessori casual ma molto costosi. Si notavano tatuaggi sulle braccia e sul petto dalla camicia sbottonava. Fumava.
“Cosa hai deciso” esordì, senza anche darmi il buongiorno.
“Buongiorno Luca..ascolta, parliamo, veniamoci incontro. Sono qui da tanti anni, sono sempre stato preciso, cerchiamo un compromesso.” partii adagio.
“Allora sei scemo” abbaiò “Si o no? Quanto ti hanno sparato gli altri locali qua intorno eh? pensi che non lo sappia che sei andato in giro?” continuò.

Sbiancai, non mi aspettavo di essere così sgamato da un pupazzo del genere.
“Luca dai..posso arrivare alla metà. Oppure rinuncio alla casa e tengo solo il locale a metà prezzo. Ma al massimo posso arrivare a 3000-3500 euro al mese dai”.

Senza neanche guardarmi rispose “li affitto insieme, o così o niente. Se la risposta è no, nessun problema, troverò il modo per arricchirmi pure di più”.
Mi giocai quella che pensavo fosse la mia ultima carta “Luca, posso offrirti 3000 euro al mese ed il 5% dei miei prossimi guadagni annuali, pensaci”

Si mise a ridere senza neanche guardarmi. “Sono milionario e mi offri soldi? Oh ma perchè mio padre ha preso uno scemo qua?” sghignazzò ma non si mosse.
E poi glaciale “Voglio 3000 euro al mese e tua moglie due volte a settimana o 7500 euro al mese o ti levi dai coglioni a scadenza. E gli incontri con tua
moglie iniziano da subito”.

Seguii quella che era stata la direzione dei suoi occhi tutto il tempo, girandomi di spalle. Luca stava guardando mia moglie intenta a pulire tavolini, piegata
in avanti in modo innocente, ma con ben in vista il suo bel sedere grosso fasciato dai leggins neri.
Tornai a guardarlo, frastornato ed incredulo “Come ti puoi permettere di fare richieste del genere?” risposi aggressivo. Ero furente in corpo.
Ma lui, continuando a guardare mia moglie disse “Voglio una decisione tra tre giorni. O questo o nulla, non avrai altri appuntamenti”. Dopodichè si congedò,
senza riguardarsi di salutarmi.

Rimasi furente sul posto in direzione di mia moglie che stava ancora ripulendo la nostra zona di competenza ed i tavolini. Aveva una camicetta rossa con il
nostro logo ed i leggins neri. La camicia era poco aperta ma potei notare che quando si piegava abbastanza faceva ben capire le dimensioni del suo seno.
Quei leggins invece davano la radiografia del suo bel culone, lo fasciavano e lo rendevano ancora più bello. Era quasi effetto pelle e me lo fece venir duro.
Pensare che uno schifoso come Luca mettesse le mani su quella dea di mia moglie mi faceva venire il voltastomaco, ma avevo detto a mia moglie che l’avrei informata
dell’incontro in serata. Mi avvicinai sorridendo e baciandola e cominciammo insieme la giornata.

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