Come sono diventata una puttana by oldconsumer [Vietato ai minori]




In un primo tempo avevo deciso di non dar seguito al mio desiderio di condividere con la gente la storia degli ultimi cinque anni della mia vita, perché la ritenevo banale e , credo, simile a quella di tante altre donne.
Ma poi ho pensato che avrebbe potuto interessare a qualcuno od a qualcuna e che non ero io la persona giusta per giudicarmi ed allora eccomi qui a raccontarvi quello che è successo a me ,ma che ha sconvolto la vita dell’intera famiglia.

Mi chiamo Eleonora ma tutti mi chiamano Nora.
Sono sposata da 20 anni con un uomo molto più grande di me, ed abbiamo due figlie, Laura ,che oggi ha 23 anni ed Elisabetta, Betty per gli amici, che di anni ne ha 22 , compiuti ai primi di gennaio.
Quello che sto per raccontarvi ha avuto inizio 5 anni fa ed allora avevo 35 anni.

A quell’epoca dicevano che ero una bella donna ,alta, dai lineamenti delicati, cappelli lunghi , e dalle forme eccitanti e particolarmente sensuali . 
La cosa che più mi caratterizzava e che più piaceva agli uomini, era il mio corpo, assolutamente non grasso , ma pieno, senza pancia o maniglie dell’amore ,ma anche senza ossa sporgenti ,dalle carni morbide e vellutate, con un seno di terza misura abbondante ed un sederino ben modellato ,ma un po’ piatto.
Carattere timido, un po’ sottomesso 

Com’è evidente, da quello che vi ho appena detto, mi sono sposata quando avevo 20 anni ed una bambina già in culla, frutto di una precedente relazione
Mio marito era un dirigente di una famosa azienda che produceva e commercializzava piccoli elettrodomestici.
I primi 10 anni di matrimonio sono stati come una lunghissima luna di miele, perché non è mai successo nulla che potesse turbare la nostra serenità.
Tra noi c’era una bella intesa , un grande amore e tanto sesso, che lui pretendeva da me quotidianamente e che io ero sempre felice di concedergli, perché ,da qualsiasi genere di rapporto sessuale, ho sempre ricavato un immenso piacere

Dopo due anni di matrimonio è arrivata la seconda bambina, la prima veramente nostra, e lui decise che ci saremmo fermati li .
A quel punto della nostra vita lui , per l’esperienza ventennale che aveva fatto in quella società e per la profonda conoscenza che aveva acquisito del mercato , decise di abbandonare l’impiego e, con la sua liquidazione , di rilevare una piccola fabbrica di aspirapolvere , con l’intento di fare il terziario, ossia, produrre per le migliori marche .
L’impegno economico si rivelò però, ben superiore alle sue disponibilità ,per cui dovette ricorrere pesantemente al credito, ed ,anche se all’inizio gli affari andarono abbastanza bene, ciò non gli consentì di eliminare completamente gli impegni che aveva contratto con le banche. 

Purtroppo con l’inizio della crisi, che ancora pesa sulla nostra economia, i suoi affari peggiorarono sensibilmente e gli impegni finanziari diventarono sempre più gravosi e pressanti, per diventare insopportabili quando, circa cinque anni fa, le banche decisero di sospendergli il fido ed insistevano perché rientrasse, almeno in parte, dalla sua esposizione ritenuta eccessiva.. 
Io non mi ero mai accorta che lui fosse sull’orlo della bancarotta, sino al giorno in cui ebbe inizio la mia nuova vita

Quel giorno, lui non era rientrato alla solita ora per la cena e la cosa mi aveva messo in un grave stato di agitazione.
A mezzanotte le ragazze andarono a letto.
Io attesi ancora un po’, poi mi coricai ,ma senza riuscire a prendere sonno.
Rincasò che era notte fonda e , quando lo sentii entrare, percepii che non era solo
Pensai subito che avesse avuto un incidente e che qualcuno lo stesse accompagnando a casa e che avesse bisogno d’aiuto , perciò mi alzai di scatto e mi precipitai in soggiorno e vidi che aveva il viso sanguinante e tumefatto e che era accompagnato da due strani individui.

Nel panico del momento non realizzai che indossavo un semplice baby-doll , leggermente trasparente e senza intimo, come piaceva a lui e come ero solita accoglierlo a letto , per consumare la nostra giornaliera razione di sesso.
L’incoscienza durò solo un attimo , poi incrociai le braccia davanti al corpo e mi girai per precipitarmi in camera ed indossare una vestaglia, ma una mano mi prese per un braccio e mi trattenne con la forza ed uno dei due sconosciuti mi disse di lasciar perdere, che stavo bene così e mi spinse a sedere sul divano accanto al suo compagno .

Mio marito era stravolto.
Mi guardava inebetito e, con parole confuse, mi fece in qualche modo capire che era nei guai, perché si era indebitato con delle persone che ora esigevano il pagamento dell’intero debito, che lui non era in grado di pagare.
Mentre lui parlava ero talmente sconvolta che quasi non mi ero accorta che l’uomo che era seduto vicino a me mi stava accarezzando le gambe, risalendo lentamente sino alle cosce e ,quando cercai di allontanargli la mano che era arrivata all’inguine, l’uomo alzò il braccio per schiaffeggiarmi ,ma fu fermato dal compare che incominciò a parlare.

Venni così a sapere che mio marito s’era indebitato con degli usurai per più di 500.000 euro e che , alla scadenza, non era riuscito ad onorare il suo debito
Erano allora entrati in azione quelli che si occupavano del recupero crediti , tutti pregiudicati, che non si facevano scrupoli ad usare qualsiasi mezzo pur di recuperare il loro credito, costituito, quasi interamente, dagli enormi interessi che avevano ingrossato l’esiguo prestito iniziale.

Intanto la mano dell’uomo seduto accanto a me aveva continuato ad accarezzarmi le gambe ed aveva raggiunto la figa e la stava masturbando, penetrandola ogni tanto con un dito.
Ormai ero nel panico più totale e non osavo reagire. 
Mio marito intervenne per dirmi che era già stato costretto a cedere la nostra casa, l’auto, e tutto l’arredamento dell’ufficio, rimanendo però ancora debitore per circa 200.000 euro.

Gli avevano dato tempo tre giorni per procurarsi il denaro, altrimenti, dissero, che c’avrebbero pensato loro a decidere come fare per non perdere il loro denaro.
Il giorno seguente, passando casualmente davanti alla scuola della più piccola delle nostre figlie, che allora aveva 17 anni, rimase sconvolto vedendo la figlia ridere e scherzare con i suoi aguzzini.
Allora oggi, prima dello scadere dei tre giorni, li aveva affrontati, aveva detto loro che i soldi non sarebbe mai stato in grado di trovarli e , gridando, disse loro che facessero pure quello che volevano, ma lasciassero in pace sua figlia, altrimenti li avrebbe denunciati

Questa minaccia aveva scatenato la loro ira e l’avevano picchiato a sangue, pretendendo che desse loro una garanzia per il pagamento del rimanete debito , garanzie che lui non aveva 
Nella disperazione lui aveva proposto di rimborsarli lavorando per loro , spacciando o trasportando droga.
Gli risero in faccia, ma poi , quello che sembrava il capo, gli disse che l’idea non era, poi, così male e che l’accordo si sarebbe potuto trovare se , a lavorare per loro, non fosse lui, ma sua moglie e , non le figlie , almeno per ora, dato che erano ancora minorenni e loro non volevano aver noie.
Così, concluse mio marito, sono venuti per conoscerti 

Li guardai impietrita e chiesi che tipo di lavoro avrei dovuto svolgere ed uno di loro, con tutta tranquillità ,mi disse “ la puttana “.
Mi alzai di scatto e dissi che erano pazzi, ma mio marito, senza alzare gli occhi da terra, mi disse che non aveva potuto comportarsi diversamente, perché ,altrimenti ,lo avrebbero ucciso.
Appena alzata l’uomo che mi sedeva accanto fece scivolare la mano sul mio culo .
Lo palpeggiava ,lo strizzava ed cercava di infilare un dito nel buchino essendosi accorto che non era completamente chiuso, per l’uso costante che ne faceva mio marito

L’uomo che aveva parlato prima intervenne dicendo che ero libera di non accettare , che loro non obbligavano nessuno e,nel caso di un mio rifiuto e prima di regolare i conti con mio marito, avrebbero cercato di convincere le figlie a sostituirsi a me per salvare il padre.

A quelle parole, ricordando quello che aveva appena detto mio marito, mi si piegarono le gambe e caddi seduta sul divano, con la testa che mi girava ,incapace di proferir parola e, subito, sentii la mano dell’uomo ritornare all’inguine e con il dito giocare con la mia fighetta..
Non reagii, perché avevo capito che non avevo vie di scampo.
Mi misi a piangere ,allora i due uomini si alzarono e mi dissero che loro erano venuti per vedermi e che per loro potevo andar bene e che , se ero con loro d’accordo, sarebbero ritornati l’indomani per discutere i dettagli dell’operazione che loro giudicavano, unicamente, come un contratto di lavoro. 

Se ne andarono dicendo che se non avessero ricevuto una mia telefonata, sarebbero ritornati l’indomani sera.
Quando rimanemmo soli, mio marito, sconvolto, mi disse che le cose non stavano come le avevano raccontate loro, che era vero che lui doveva loro quei soldi, ma che per rifarsi del debito erano giorni che seguivano le nostre due bambine e che, sicuramente, erano intenzionati a prendersele senza chieder loro il permesso per avviarle alla prostituzione in qualche paese straniero , come capita spesso senza che nessuno se ne occupi.
Gli chiesi chi fossero quegli uomini e mi disse che erano stranieri
Allora mi convinsi che aveva ragione e capii perché aveva sacrificato me.
Mi assicurò che , se avessi deciso di accettare, avrebbe fatto di tutto per racimolare la cifra in pochi mesi per riscattare la mia libertà.
Ormai era mattino e ci coricammo perché eravamo entrambi distrutti dalla tensione, ma nessuno dei due chiuse occhio
Da quel momento incominciai a pensare a quella che sarebbe stata la mia vita d’ora in avanti

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