Come diventai un attore by suve [Vietato ai minori]




Come diventai un attore di suve New!

I casi della vita: da studente universitario, regolarmente fuori corso, mi mantenevo agli studi lavorando il fine settimana in un pub e, ma questo non lo dicevo in giro, facendo il video-operatore.
Non lo dicevo perché era un lavoro clandestino. Si, grazie al mio amico Giorgio ero entrato nel mondo del porno. Giorgio era un fotografo che vendeva anche foto e videocamere. Ero diventato suo amico grazie al mio hobby da videoamatore, avendo speso da lui buona parte dei miei magri risparmi per attrezzature varie.
Così, un giorno che ero passato da lui per vedere le ultime novità nel campo, mi lanciò la proposta:
“ Mauro, ti andrebbe di guadagnare qualche euro?”
Domanda retorica visto che ero spesso in bolletta.
“Certo, chi devo uccidere?” Celiai.
“Nulla di così interessante, ho visto che sei bravo con le riprese e io ho un amico che cerca un video-operatore per filmini diciamo particolari. Se ti interessa posso darti il suo numero”
E mi spiegò di cosa si trattasse. Sulle prime titubai, ma pecunia non olet e così, all’improvviso, mi ritrovai a fare le riprese di film porno.
Non era molto impegnativo e riuscivo a farlo combaciare con i miei impegni di studio. Un paio di volte al mese mi dicevano di trovarmi in un determinato posto, una villa, un parco isolato, un appartamento, e lì per qualche ora riprendevo singole, coppie e ammucchiate in tutte le posizioni che conoscevo e anche in qualcuna che avevo solo immaginato.
Va da sé che all’inizio mi ritrovavo in perenne erezione, ovvio per un ragazzo di 23 anni senza compagna fissa, ma pian pianino mi abituai, acquisii “professionalità” e riuscivo a tenere tranquillamente a bada gli ormoni e collaborare col regista e i tecnici che erano quasi sempre gli stessi, e attori e attrici con cui ormai ero quasi in confidenza.
L’altro sabato, grazie al fatto che il pub era chiuso per dei lavori, mi allontanai per un intero fine settimana. La location era una villa sul lago affittata per l’occasione, molto bella e con una infinità di stanze. Avremmo dormito lì e in due giorni avremmo realizzato un “kolossal” con alcune tra le più note attrici del momento.
Passato il primo mattino con le prove luci e la spiegazione al cast di ogni singola scena, iniziammo a girare una scena che col montaggio sarebbe apparsa verso la fine del film.
Eravamo nella darsena e stentavo a mantenermi freddo perché davanti a me, impegnata in un doppio pompino inginocchiata davanti ai due partner, c’era Giada, la star delle star.
Socievole e disponibile durante le pause e i tempi morti del film, si faceva benvolere da tutti. Arrivava sul set vestita comunemente, una qualsiasi bella ragazza, nemmeno troppo vistosa, ma si trasformava una volta tolti gli abiti e truccata.
Diventava una pantera, energica e dolce al tempo stesso e dava ai film una sensualità che le altre attrici, magari altrettanto fighe, non riuscivano. Non arrivavi mai a capire dove finiva la recitazione, se di recitazione si può parlare, e dove cominciava la realtà. Sembrava godere appieno di qualsiasi situazione o posa le venisse richiesta, ti coinvolgeva totalmente così che ti sembrava non di assistere a un film porno ma di essere un voyeur che aveva sorpreso di nascosto una coppia infoiata.
Dicevo che stavo riprendendo il doppio pompino, e vedere Giada impegnata con due affari di buone dimensioni era uno spettacolo a cui non riuscivo a rimanere indifferente. Passava da uno all’altro leccandoli avidamente per poi farne scomparire uno nella sua bocca, a volte interamente, mentre masturbava l’altro.
I due attori si gustavano pienamente le attenzioni di Giada e le loro espressioni erano spontanee, di puro godimento, e forse sarà stato questo che ha distratto uno di loro, perché all’improvviso è scivolato indietro, su una piccola pozza d’acqua di lago portata dal vento, e è caduto all’indietro pesantemente riuscendo appena a ripararsi con un braccio.
Risultato: urlo di dolore, interruzione del girato e corsa in ospedale dell’assistente per accompagnare l’attore al pronto soccorso. Venimmo poi a sapere che era una frattura al braccio. In quel momento poco importava al regista che stava imprecando in tutte le lingue conosciute e anche in qualcuna inventata al momento.
La scena era saltata, con un attore solo non si poteva girare. Una veloce serie di telefonate per chiamare altri fu senza esito e il regista stava già ripensando la “sceneggiatura” quando sentimmo dire:
“perché non proviamo lui?”
Era Giada, tranquillamente seduta, coperta da un accappatoio fumava placidamente. Il Lui…. ero io, Giada mi stava indicando con un indice affusolato dall’unghia perfettamente modellata e smaltata di rosso.
Arrossii istantaneamente e guardai uno a uno la troupe che mi stava fissando, facce sorprese quanto, immagino, la mia. Fino al regista, che mi scrutava meditabondo.
“Potrebbe andare. Te la senti Mauro? E come stai messo lì sotto?”
Se possibile arrossii ancora di più, e seppi solo rispondere che non l’avevo mai fatto.
“Non hai mai scopato o intendi fare l’attore? O forse ti vergogni di averlo piccolo?”
Bè, non ero superdotato ma rientravo tranquillamente nella normalità, forse qualcosina in più della media, nessuna delle mie, poche, compagne di letto si era mai lamentata di dimensioni e prestazioni ma non voleva dire nulla, lì mi si chiedeva di farlo davanti a un pubblico, se pur professionale, di estranei.
Stavo per rispondere piccato per l’insinuazione quando Giada risolse tutto alzandosi e avvicinandomisi:
“vuoi fare l’amore con me?” Mi disse guardandomi con occhi torbidi in cui mi persi riuscendo solo a rispondere un “sì” che veniva dal profondo del mio cuore e anche da un’altra parte del corpo. Quella parte che Giada prese a accarezzare da sopra i pantaloni saggiandone la consistenza.
“Piccolo non è, la sua è solo timidezza. Ti aiuto io, non devi avere paura”
Il regista colse al volo il momento chiedendomi conferma della mia volontà di provare e, avutala, già organizzando la cosa.
“Dai, spogliati e fatti una doccia veloce, io farò le riprese al posto tuo, tu devi solo seguire le mie istruzioni e soprattutto concentrarti per mantenerlo duro senza venirtene prima che te lo dica io”
Imbambolato, andai a lavarmi e tornai dopo pochi minuti indossando un accappatoio di spugna, e restai lì in piedi ancora insicuro della scelta fatta.
Il regista prese la telecamera e mi disse di togliermi l’accappatoio e di posizionarmi vicino a Giada e all’altro attore già pronti. Lo feci. Il mio “fratellino” era forse più pronto di me alla novità, perché era già sulla buona strada per l’erezione completa, che avvenne non appena Giada vi posò sopra la mano iniziando a massaggiarlo.
L’altro attore, un americano di nome Rick, mi diede una cameratesca pacca sulla spalla e poi vi fu il ciak.
Giada, sempre smanettandomi, prese in bocca la punta dell’uccello di Rick e iniziò a succhiarlo facendo apparire ogni tanto la lingua per veloci leccate all’attaccatura del frenulo e facendolo via via entrare sempre più nella sua gola, fino a che arrivò con le labbra al pube. Si fermò qualche istante per poi tornare indietro fin quasi a farlo uscire e quindi, velocemente, riaffondarselo in gola.
Era uno spettacolo arrapantissimo e non vedevo l’ora che toccasse a me provare quelle labbra che immaginavo vellutate.
Ancora qualche istante e fu il mio turno. Giada lasciò Rick, girò la testa verso di me guardandomi fisso negli occhi e se lo appoggiò alle labbra. Un succhiotto improvviso mi fece quasi saltare in aria, rantolai mentre mi perdevo nei suoi occhi verde acqua di mare, ma persi subito il suo sguardo perché ora toccava a me arrivarle in gola. Sentii il calore mentre entravo come una spada nel fodero e quasi me ne venni lì, solo per il pensiero eccitante di sapere che Giada, proprio lei, mi stava facendo un golino.
Non volevo fare brutta figura e pensai le cose più brutte che potevo, all’esame che proprio non riuscivo a preparare, alla prof stronza che sembrava non capirmi quando parlavo, all’addetto alla segreteria che pareva avere il dono magico di ingarbugliarmi le cose. A questo e tanto altro pensai ma alla fine mi stavo per arrendere, mentre Giada faceva lentamente su e giù lungo la mia asta, serrando le labbra sotto la cappella per succhiare con forza mentre con la mano mi segava, e poi tornare a prenderlo tutto.
La vidi farlo uscire ancora, completamente bagnato di saliva, e stavo per lanciare l’avvertimento quando sentii il regista:
“ok, adesso succhialo solo in punta e quando senti che viene fai entrare il primo schizzo e poi gli altri fatteli fare in faccia. E tu stai attento, al mio tre vieni………… uno…. due……”
E tre. Godetti ringraziando mentalmente il regista del suo tempismo.
Vidi Giada accogliere il mio primo getto a labbra serrate e poi aprire la bocca, alzando la testa, e guardarmi ancora tenendo appoggiato il mio cazzo sulla lingua protesa fuori. Tre, quattro schizzi potenti le imbiancarono la faccia, in parte centrando ancora la bocca, mentre la sua mano completava il mio orgasmo segandomi velocemente. Quando non ne ebbi più da darle mi riprese in bocca inghiottendomi ancora fino alla radice e solo quando il regista glielo disse passò a Rick per ripetere su di lui il suo gioco sublime.
Attesi l’orgasmo di Rick e lo stop praticamente in bambola, mi girava la testa. Mai avevo avuto un orgasmo come quello e dentro di me la vedevo ancora fissarmi mentre ingoiava il mio seme e davanti agli occhi invece avevo la sua faccia coperta di seme mentre si rialzava.
Non disse una parola mentre passava tra di noi avvicinandosi a un’assistente di studio che premurosa le porgeva un asciugamano per pulirsi.
“Non male per essere un principiante” mi disse il regista.
“Ce la fai a farlo tornare duro? Dobbiamo girare un’altra scena prima di pranzo”
Ancora sentivo la testa girarmi ma il solo pensiero che avrei girato ancora con Giada fece tornare a affluire il sangue nelle mie parti intime, e non ebbi problemi a annuire.

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