Coitus interruptus




Mi ci è voluto del tempo per smaltire la rabbia che avevo addosso, riguardo l’episodio che voglio raccontarvi; ora credo di esserci riuscita e sono contenta di potervelo raccontare.
Scrivere mi aiuta molto nei momenti di solitudine come questo, mi scarica; in più trovo molto eccitante poter condividere anche se solo attraverso il racconto, episodi della mia vita sessuale con voi.
Grazie.

Settembre è il mese che abitualmente mi prendo per una settimana di ferie e quest’anno per fortuna c’è anche il mio compagno.
Dopo le solite indecisioni sulla scelta tra mare o montagna, optiamo per un B&B sulla costa ligure,
a Manarola per la precisione.
La località e la sistemazione sono davvero deliziose.
Bel mare e possibilità di fare lunghe passeggiate.
Insomma, ottimo per riposarci.
Iniziamo a esplorare subito i dintorni della costa per trovare una caletta isolata dove prendere il sole lontano da sguardi indiscreti.
Non ci vuole molto a trovare ciò che fa al caso nostro: una ventina di metri di spiaggia incastonati fra rocce e scogli.
La giornata è limpida e soleggiata, pochissima gente in giro, quel che ci vuole; così stendiamo i teli a ridosso di alcune rocce.
Un’occhiata intorno…nessuno, bene.
Ci spogliamo completamente nudi e ci distendiamo.
Il calore del sole e lo sciabordio della risacca mi donano una calma sensazione di relax.
Arturo invece è inquieto, mal sopporta fare la lucertola e dopo circa mezz’ora inizia a rigirarsi, si siede ginocchia al petto e sbuffa guardando il mare.
Ma ormai conosco il modo per farlo calmare.
Mi giro su un fianco mostrandogli le terga e spingendo in fuori il più possibile il culo.
La sua reazione non tarda ad arrivare; dapprima con due dita sfiora e si gingilla con la mia passerona poi le stesse spariscono nella vagina che va lentamente bagnandosi.
Inizio a sospirare e sommessamente lo invito a non fermarsi (se mai ce ne fosse bisogno) a questo punto mi solleva una coscia beandosi estasiato del mio frutto caldo già scarabocchiato qua e là da fili perlacei.
Affonda la sua faccia fra le mie cosce; sento la sua lingua che sapiente stuzzica il clitoride, lo voglio dentro; mi rigiro mettendomi carponi e lui m’inforca senza tanti complimenti.
Si sta dando da fare, il porco, quando, sul più bello però si blocca; lo sento ammosciarsi, si sfila, il mio piacere a questo punto svanisce, mi volto infastidita verso di lui.
Sta fissando un punto lontano.
Seguo il suo sguardo, e anch’io noto al limitare della spiaggetta, semi nascosta dagli scogli, la figura di una donna che non sta solo prendendo il sole in due pezzi ma pare anche piuttosto interessata alle nostre elucubrazioni sessuali; ci guardiamo perplessi ma, passato quel primo momento d’imbarazzo troviamo ambedue la cosa eccitante e riprendiamo la nostra cavalcata incuranti, anzi maggiormente ingrifati al pensiero che la ‘signora dello scoglio’ come l’avremmo battezzata poi, si ecciti a sua volta.
I giorni seguenti infatti continuiamo a vederla prendere il sole alla solita ora, nel solito posto, pensando forse di non essere vista, così fino al giorno prima della nostra partenza.

Il sole e il mare ci avevano messo addosso una gran voglia di fottere; sistemati gli asciugamani mi ero messa su un fianco, ben in vista sollevando con la mano una natica per ricevere nel culo quanto più cazzo potevo e Arturo, come sempre, era lì pronto ad esaudire ogni mio desiderio.
Sapevamo che ci stava guardando, perciò cambiavamo spesso posizione per permetterle di osservarci da diversi ‘punti di vista’.
I miei gridolini, volutamente enfatizzati, non potevano non arrivare alla sue orecchie.
Alla fine, esausti ci distendemmo e io devo essermi appisolata.
Quando mi destai ero sola, c’era solo il suo asciugamano stropicciato sulla rena:
“Sarà andato a esplorare i dintorni” pensai.
Decisi intanto per ingannare l’attesa di fare un bagno.
Sono una discreta nuotatrice e mi piace spingermi al largo cosa che feci.
Dopo aver percorso circa un centinaio di metri mi fermai per farmi cullare dalle onde e apprezzare,
da dove mi trovavo, la linea di costa con le sue bellezze.
Ma notai anche qualcos’altro:
Due figure a ridosso della scogliera, impossibili a vedersi da terra.
Sembravano un uomo e una donna, ma la distanza non mi aiutava.
Incuriosita decisi di avvicinarmi anche perché nel mio cervello si stava facendo strada un timore cupo e motivato:
“Fino ad oggi, in quella cala non c’erano altre coppie. E poi dove è finito il mio compagno?”
Se i miei dubbi avessero avuto un riscontro a quel punto bastava fare due più due.
Bisognava avvicinarsi.
Nuotai seguendo una diagonale per tenermi fuori vista per poi avvicinarmi silenziosa a pelo d’acqua protetta dagli scogli; tempismo perfetto per la scena che mi si presentò lasciandomi senza fiato.

Lei, era la ‘signora dello scoglio’ bionda, tettona, sui quaranta/quarantacinque, piuttosto in carne ma ancora piacente; stava in piedi, con una gamba in spaccata appoggiata ad uno scoglio mentre con le dita di una mano si manteneva oscenamente aperte le labbra della fica come ad indicare quale fosse la strada da percorrere per il paradiso e anche quella per poter godere più a fondo la penetrazione del cazzo di Arturo che già lì pronto non aspettava altro.
Si, Arturo. Proprio il mio uomo!
E la penetra, eccome! Deciso, fino ai coglioni.
Menando colpi tremendi con il bacino come se volesse squartarla mentre con la bocca lappa e succhia forsennatamente l’areola scura e i duri capezzoli.
Poi ecco che si sfila per inginocchiarsi e affondarle la faccia fra le cosce umide, mentre lei miagolando gli tiene premuta la nuca sopra il boschetto peloso.
Sono annichilita, vorrei urlare e mi è venuto freddo ma non riesco a distogliere gli occhi da quella scena.
Ora ha lei l’iniziativa; lo sta spompinando, sapiente, con ambo le mani, ne ingoia l’asta fino alla radice e ne risale, gli massaggia le palle e munge e succhia, munge e succhia da puttana consumata qual’è.
Lo sta spremendo come un limone e infine lui esplode in lunghi fiotti che lei accoglie con gridolini gioiosi sulla faccia e sulla lingua avida e protesa.
Sorride la troiona, finalmente sazia, mentre con le dita raccoglie e lappa le ultime gocce di quel nettare bianco.
Lui intanto si guarda intorno nervoso, è appena ridisceso nel mondo reale ed è preoccupato che io lo scopra.
Piango. Ho il cuore a pezzi, mi ritiro e a nuoto raggiungo la spiaggetta prima che lui riappaia.
Inforco gli occhiali da sole per nascondere gli occhi rossi e faccio su la mia roba avviandomi verso la casa.
La sua voce mi raggiunge ovattata:
“Beh? Te ne vai così senza dire niente? Aspettami che arrivo anch’io.”
Lo sforzo per non urlare è immenso.
“No. Fai pure con calma, io salgo a finire di preparare i bagagli.”
La mia mente è impazzita; cerco una soluzione, combatto contro sentimenti primitivi.
“Potrei mai perdonarlo? È perché poi?”
Anch’io non sono una santa, tutt’altro; ma rivendico le mie scelte di donna libera e nei suoi confronti sono sempre stata onesta anche riguardo all’episodio in auto con Wassim, ci siamo chiariti.
Nel modo in cui lui oggi si scopava quella donna, invece c’era una passione, una foia animalesca che con me non ha mai dimostrato.
“Perciò No! Non merita il mio perdono, che vada a fare in culo lui e quella troia!”
In camera raccolgo le mie cose e le metto in valigia mi doccio velocemente e mi vesto.
Sono pronta.
Lui rientra di lì a poco. Ingenuamente esterrefatto mi chiede spiegazione.
“Mi sembra chiaro, no? Ti lascio, me ne vado. Ho chiamato un taxi e prendo il primo treno per Bologna.
Tu non scomodarti, puoi prolungare la vacanza quanto vuoi se lo desideri visto che hai trovato anche da scopare.
Ma ricorda che appena sarai rientrato in città tu prendi le tue cose da casa mia e sparisci. Per sempre! CHIARO?!”
Mi ricorderò della sua espressione basita, la mascella aperta, cadente, muto, quasi stupito che tutto questo capitasse a lui. Chissà che cosa credeva?
Stava per dire qualcosa ma il trillo del telefono smorzò quel pallido tentativo.
Il taxi era arrivato.

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