Chiedi… e ti sarà dato. by Dark_Ghost [Sentimentale]




Chiedi… e ti sarà dato. di Dark_Ghost New!
C’è polvere ovunque. Polvere, e puzza di chiuso. Sono anni che nessuno mi evoca. Se avessi saputo che essere un’entità sovrannaturale incaricata di esaudire i desideri dei mortali si sarebbe rivelato così mortalmente noioso non avrei mai fatto domanda.
Ero una Driade, per tutte le foglie di ficus!
E ora sono un genio… tipo quelli delle lampade, per intenderci.
Perché ho fatto quel concorso per passare di livello? Forse è stata mia madre a convincermi, con le sue solfe sul migliorarsi e sul credere nelle proprie attitudini, ricordo ancora le sue parole: “Lo stesso fiore che sboccia oggi, domani appassirà. Cogli l’occasione, migliora”. O magari mia sorella che mi incitava a fare carriera perché ormai le driadi sono paragonabili solo a dei raffinatissimi giardinieri. Ma la colpa è mia che ho dato loro retta! E ora sono imprigionata in questo coso e mi annoio tremendamente.
Uffa era così bello sfiorare una foglia secca e ridarle la vita, far crescere un cespuglio dove non c’era niente, sussurrare ai boccioli, fare appassire i mazzi di fiori che i mariti infedeli regalano alle loro mogli, proprio mentre glieli stanno consegnando. Ora invece non faccio un bel niente, me ne sto qui dentro a rimuginare e basta. Prigioniera. Come un fiore di serra. E pensare che le domande del concorso erano anche difficili.
Ne ricordo ancora qualcuna:
“Come ti devi comportare se qualcuno ti chiede di esaudire un desiderio impossibile?”
A: lo depisto. B: lo esaudisco. C: gli spiego che è impossibile e perché.
Avevo risposto A.
“Se il Fruitore (ovvero il mortale che ti ha evocato, quello che tu dovrai chiamare Padrone per la legge n.637, comma 8 del Regolamento Creature Sovrannaturali – corollario sui Rapporti con i mortali) vuole utilizzarti in modo subdolo per prendere il controllo del mondo, cosa fai?
A: Glielo permetto, del resto ha solo 3 desideri da esprimere. B: realizzo i suoi desideri in modo che non siano dannosi per gli altri. C: Gli spiego tutta solfa dei Limiti Umani.
Avevo risposto C, ma secondo me sarebbe stata più divertente la A.
“Ti puoi innamorare del tuo fruitore?”
A: Assolutamente no. B: Dipende da quanto è prestante. C: Ovviamente sì.
Avevo risposto A… anche se la B non era poi malaccio.
Insomma, mentre studiavo il Manuale, per poi dare l’esame, tutte quelle possibilità mi parevano così interessanti, così divertenti, che non vedevo l’ora di cimentarmi nel mio lavoro di genio.
Niente più piante grasse che si lamentavano di non essere nel loro habitat naturale, niente più sindacato delle Ninfe che interferiva con le mie giornate, niente più platani che si lagnavano di essere solo degli orinatoi per cani. Avrei esaudito dei desideri! Sarei stata la fortuna in persona (o quasi) avrei avuto un Fruitore, ehm Padrone… un po’ come in quel vecchio telefilm che adoro dove c’erano Jeannie e il maggiore Nelson! Sarebbe stato fantastico. (Anche se il Consiglio Superiore delle Creature Magiche disapprova quel telefilm, però a me fa morire dal ridere!)
Le cose si erano già messe maluccio quando ci sono state le prime prove pratiche: dovevamo provare a esaudire dei desideri, i primi erano facili. Mi avevano chiesto di materializzare un calderone di monete. E io l’avevo fatto. Il Maestro Geniale però si era arrabbiato: «Non vedi che in questo calderone – che tra l’altro è rosa! – ci sono monetine da un centesimo?»
«Sì. Ma il Fruitore non ha specificato quali monete» avevo piagnucolato.
«Un Genio deve saper interpretare i desideri del proprio Padrone!» aveva urlato lui con quel suo cranio pelato che mi faceva sempre pensare alla pubblicità di un detersivo per pavimenti. Avevo annuito mestamente.
«Riprova!»
E io avevo materializzato delle monete da due euro. Erano monete correnti, no?!
Lui aveva incrociato le braccia muscolose: «Non ci siamo Ambrosia!»
«Ma sono monete e sono di una valuta corrente, e attinente allo stato dove ci troviamo, come c’è scritto a pagina seimiladuecento del Manuale del Genio!»
«E secondo te, questo sarebbe esaudire un desiderio? Monete d’oro, no?»
«Eh ma non ha detto così, ha detto solo monete…»
Lui aveva sbuffato mugugnando: «Non passerai mai l’esame, driade» dando alla parola driade una sorta di accezione negativa. «Voi siete troppo rigide e perfettine!»
Lì mi ero rotta i boccioli. Ed è stato solo per quello che avevo concesso le mie graziose grazie da Driade a un Genio di livello 16 (ci sono solo 20 livelli), Enomao, per avere le risposte del test, prima del test.
Infatti l’ho passato.
Però credo che il Maestro Geniale abbia mangiato… ehm… la foglia. Perché quando è venuto il momento di assegnarci i contenitori è stato bastardo! Non si usano più le lampade ovviamente. Chi mai acquisterebbe o strofinerebbe una lampada a olio ormai? Quindi di solito i geni vengono nascosti nei più svariati oggetti. Qualcuno è stato inserito in uno smarthphone, con il touch screen! Certo che l’avrebbero strofinato! E poi vivere lì dentro, leggendo messaggini eccetera sarebbe stato forte. Quel maledetto si sarebbe divertito un mondo. A una collega, Keyla, è stato assegnato un vibratore! Lo avrebbero sicuramente strofinato e i desideri sarebbero stati così divertenti da realizzare…
A un mio amico di corso, Nahual, invece hanno affibbiato uno pneumatico. Una gomma! Chi mai strofinerebbe una gomma per auto?! Lì ho deglutito perché anche Nahual era un piantagrane come me, ma credevo fosse un caso. Poi è toccato a Tea, ed è stata infilata in una teiera, in effetti ho apprezzato l’ironia.
Serafina è stata magicizzata in un peluche… tutti accarezzano i peluches! E via così, finché non è toccato a me. Quando ho visto l’oggetto che mi avevano assegnato ho sgranato gli occhi e ho detto: «No, quello no!»
Il Maestro Geniale ha soffocato una risatina, prima di dire: «Come no? Eri una driade, c’è una certa attinenza, dovresti essere contenta». Si vedeva che era soddisfatto, quello stronzo.
L’oggetto era un vaso da fiori. Ma non di quelli carini, che si elencano nelle liste nozze, magari costosi, che uno accarezza, rapito dall’arte che trasuda e zack compare il Genio (che sarei io) in tutto il suo scintillante splendore, in nuvolette di glitter e in aloni multicolore. No uno di quei vasi da cimitero in ferro, quelli che vengono dimenticati lì per un sacco di tempo. E che, ammesso che vengano spolverati, di certo non si usano le mani. (Per essere evocati occorre che un umano strofini l’oggetto con le dita.)
«Sarà un… mortorio!» ho esclamato livida di rabbia. «Non lo voglio più fare se devo finire lì dentro, preferisco rimanere una Driade» ho aggiunto caparbia.
Il Maestro Geniale (quella deiezione organica di Mestro!) ha guardato la Commissione Geniale facendo loro un eloquente cenno d’intesa. Erano tutti d’accordo quei bastardi figli di Gnoll! E poi ha detto, scandendo bene le parole: «Purtroppo, Ambrosia, mi duole ricordarti che hai firmato – e con il tuo sangue verde – il Contratto di Trasformazione Consensuale Geniale, quindi non puoi opporti, una volta superato l’esame, oppure diventeresti umana, per punizione. E per sempre. Perdendo anche la tua memoria».
«Porco Cardo!» ho sbraitato.
Lui mi ha guardata con un sorrisetto beffardo, sapevo che voleva farmela pagare. Voleva farmela pagare perché una volta, durante un esercizio, aveva chiesto di avere i capelli e io lo avevo esaudito immediatamente. Difatti era rimasto per ben quindici minuti interamente coperto di capelli, come il cugino It della famiglia Addams, prima di riuscire a sciogliere il mio incanto. E in quei quindici minuti tutti non avevano fatto altro che sbellicarsi dalle risate.
A quel punto non mi restava altro da fare che arrendermi, sperando che ben presto il vaso sarebbe stato strofinato. Il Maestro Geniale mi aveva guardato, aveva schioccato le dita e io mi ero ritrovata in Uniforme Geniale: proprio come Jeannie del telefilm. Però non era divertente, perché gli altri avevano avuto tutine in latex, alcuni anche uno smoking, altre abiti d’alta sartoria, geni moderni insomma. E invece io sembravo la caricatura di un genio, sembravo il tipo di genio che un mortale, un inferiore, si sarebbe potuto immaginare.
«Perché?» avevo chiesto tristissima, incurvando le spalle. La Commissione Geniale si stava sbellicando senza neanche preoccuparsi di nasconderlo.
«Abbiamo saputo che hai tutti i DVD di Strega per Amore, sai che è proibito!»
«Sono di… mia sorella?»
«Sono i tuoi, ce l’ha detto Enomao, Genio di livello 10 dopo un lungo interrogatorio!»
Mi sono passata una mano sulla testa prima di ricordarmi che in testa avevo quella specie di fez con il velo, che in quel momento mi pendeva di lato. Avevano interrogato Enomao, quello con cui ero stata a letto per avere le risposte. E lui aveva parlato, quel bastardo figlio d’un Troll! E quella sicuramente era la mia -perfida- punizione.
«Enomao è un bugiardo» ho provato a dire. «Ha millantato di essere di livello 16 prima di venire a letto con me!»
«Non fa niente, non ci interessa.»
«E anche di essere superdotato e invece…» avevo aggiunto facendo un eloquente cenno con il dito mignolo.
«Non è rilevante neanche quello, e ora resterai nel vaso finché qualcuno non ti evocherà strofinandolo con le dita. Potrai tornare qui e fare domanda per un altro contenitore solo dopo avere servito almeno cinque Fruitori, che lascino un buon feedback.»
«No aspettate, cos’è questa storia del feedback?»
Una tizia della Commissione si è alzata in piedi. «Pagina ventimilatrecentodue del Manuale del Genio!» ha detto con aria ammonitrice.
Non ero arrivata fino a quella pagina, credevo che le dritte di Enomao bastassero. E infatti erano state sufficienti per superare l’esame, quello che, se avessi saputo che sarebbe andata a finire così, non avrei mai dato!
Con un puff, privo di sfarfallii multicolore, senza glitter e senza un cardo di niente sono finita nel vaso.
Sono qui da almeno tre anni. In questo cimitero dimenticato. E mi annoio così tanto che potrei morire. Sento solo preghiere e lacrime. Sono stata fottuta dal mio stesso desiderio, quello di diventare un genio. Non è stata un’idea geniale. E ora sono arrabbiatissima, credo che chiunque accarezzerà questo vaso di merda ne pagherà le conseguenze. Anche se ciò non sarà propedeutico al feedback, non me ne frega un cardo! Un Cardamomo!
Mi accoccolo in un angolo del mio divanetto color lavanda. Mi piace come colore, ma è tutto nero e lavanda qui dentro, credo lo abbiano fatto per rendere l’ambiente addobbato a lutto. Sbuffo e sto per mettermi a fare un pisolino, quando sento uno scossone.
Poi una voce maschile da fuori dice: «Buttiamolo questo, è tutto arrugginito!»
Oh, no, no, no! Se getteranno il vaso cosa accadrà? E se lo fondessero? E se finissi in una discarica?
Un’altra voce, che pare più giovane, risponde: «No, dai, lo tengo io. Potrei lucidarlo e magari farci qualcosa!»
Oh, sì!
Sballottamenti, confusione, tutto si capovolge, mi aggrappo al divano e ai drappeggi. Sento dei suoni. Poi il motore di un’auto. Mi stanno portando da qualche parte. Finalmente.
Un’ora di sommovimenti più tardi, dopo che ho mandato così tanti accidenti alla Commissione Geniale che immagino resteranno seduti sul cesso finché non invierò loro un nuovo feedback, tutto si calma.
Passano ore… e poi altre ore. A un certo punto sento un odore strano… sembra erba. Non nel senso di erba appena tagliata, ma di infiorescenza essiccata e poi fumata di cannabis. Sono una Driade, per quello lo so.
Sento qualcuno sollevare il mio vaso… lo… lo strofina!! Oh, Driade Euridice, mia protettrice, grazie per avere ascoltato le mie preghiere.
Aspetta… cos’è che dovevo fare, per comparire?
Voglio balzare fuori con i glitter, e i raggi multicolore, in un alone circonfuso di magia e spettacolarità! Non vedo l’ora!
Mi raddrizzo il cappellino, do una spolverata ai pantaloni alla zuava e mi sistemo alla bell’e meglio il top, poi giro su me stessa e mormoro: «Evocata!»
In un attimo mi ritrovo nella camera di un ragazzo a piroettare su me stessa, stentando a mantenere l’equilibrio. Non ero più avvezza a non essere più rimpicciolita. Niente glitter però, nemmeno raggi colorati e tantomeno aloni… solo uno sbuffo di polvere stantia.
Qualcuno tossicchia. Mi metto le mani sui fianchi e lo guardo. È proprio un ragazzo e avrà diciott’anni al massimo, i capelli scarmigliati, gli occhi scuri sgranati e arrossati, avvolto da nuvolette di fumo. Ma non dipende dall’evocazione, temo sia colpa delle infiorescenze essiccate di cui sopra.
Ah già devo dire qualcosa. «Mi chiamo Ambrosia. Sono il tuo genio. Hai il diritto si esprimere tre desideri. Però pensa bene a cosa vuoi, una volta espressi, non si può tornare indietro.»
Lui sorride ebete, non sembra poi così sorpreso ora. Mi guarda attentamente dalla testa ai piedi, poi dai piedi alla testa e si sofferma sulle tette.
Mi schiarisco la voce.
Lui solleva lo sguardo. «Sembri uscita da un vecchio telefilm» esclama. «Minchia, forte ‘sta roba che mi ha passato Geppo!»
Sbuffo.
Dai esprimi i desideri, cannaiolo, che così almeno andiamo avanti e magari mi lasci un buon feedback!
«Guarda che sono vera!» specifico guardandomi attorno. C’è un casino pazzesco, poster e CD ovunque, abiti, calzini sporchi. Guardo fuori dalla finestra, è buio. Le stelle sembrano sorridermi.
Lui ridacchia: «Ma magari!»
Oh per tutti i Goblin, è convinto che io sia frutto del suo sballo erboso!
«Sono davvero un genio» preciso. «Esprimi un desiderio e te lo dimostrerò!»
Lui sorride ciondola il capo, restando seduto sulla sedia. Poi d’un tratto mormora: «Certo, non chiedo altro. Allora il mio primo desiderio è questo: fammi un pompino!»
Cosa?!?!
Come faccio adesso?
Avrei dovuto leggere per bene il manuale, sicuramente c’era annotata questa eventualità! E adesso come mi regolo?

– Continua –

Note finali:

Vi ricordo il mio sito http://mirtalastrega.altervista.org/

E anche che è uscito il mio libro, “Cronache di una strega per caso”, trovate tutte le informazioni sul sito.
e mail: ghostofwinter2013@gmail.com

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