LA CONSUOCERA by Ilota [Vietato ai minori]




LA CONSUOCERA di Ilota New!

Pochi mesi dopo che Elisa ha trovato lavoro lei ed Alessandro hanno comunicato ai genitori la decisione di sposarsi. Per la primavera si sposeranno nel comune del Monferrato di cui Elisa è originaria, vi erano alcuni mesi per preparare tutto il necessario, il grosso del lavoro sarebbe stato a carico di Luciana, la mamma di Elisa.
Luciana è la copia di Elisa con vent’anni di più, una gran bella donna, alta un metro e settanta, con un fisico asciutto, gambe molto belle, una pelle ambrata, occhi e capelli scuri. Rispetto ad Elisa ha un seno più florido, forse a causa della gravidanza. Non ha mai frequentato molto Carlo, lei abita a quasi cento chilometri da Torino ed è responsabile di un negozio presso un outlet per cui molto spesso lavora nei fine settimana. Dopo il funerale della moglie di Carlo vi sono state solo due occasioni per incontrarsi, per dei pranzi di famiglia, non perché vi sia antipatia tra loro, ma lei è impegnata e Carlo ha trovato passatempi diversi.
Luciana ha avuto Elisa a vent’anni, da un uomo che è diventato suo marito ma la ha lasciata quando Elisa era piccolissima. Poco tempo dopo lui è morto, quindi Luciana è vedova, ha quarantaquattro anni e non ha mai dato motivo per parlare di legami sentimentali, strano perché è veramente bella e sicuramente corteggiata.
Quasi subito è emerso che si dovevano portare dei documenti di Ale dal parroco per le pubblicazioni e ovviamente se ne deve occupare Carlo, i ragazzi sono all’estero. Quindi organizzano per un lunedì mattina un appuntamento con il parroco, Carlo parte da casa ed in un’ora arriva sotto casa di Luciana, l’avvisa per telefono e lei scende. Indossa una gonna a tubino nera, che si ferma sopra il ginocchio abbinata ad una giacca e ad una camicia bianca. La giornata è fresca, minaccia pioggia ed indossa della calze velate, nere. E’ elegante e molto bella. Bacio sulle guance, e Carlo sente il suo profumo, un profumo di marca, forse “J’Adore”. Si prendono sotto braccio, e l’uomo sente il rigonfiamento del seno sotto il dorso della mano destra. Entrano in un bar, per un caffè, chiacchierando, lei è interessata alla vita dell’uomo dopo la vedovanza, forse un po’ troppo interessata. Arrivata l’ora dell’appuntamento, si dirigono verso la parrocchia, il parroco è fuori, per un’estrema unzione e devono ripassare nel pomeriggio. Luciana è irritata dal contrattempo, ma aveva già deciso di andare a pranzo nel locale scelto per il rinfresco di nozze, un castello sulle colline del Monferrato. Lo raggiungono in auto, posto bello, pranzo molto buono, bevono poco, ma almeno un bicchiere non si può rifiutare. Alle tre sono di nuovo dal parroco, che è ancora fuori, non è ben chiaro dove, il suo assistente non può semplicemente ritirare i documenti, devono parlare del corso pre-matrimoniale per gli sposi.
Devono tornare domani, Luciana è irritata, Carlo ancora di più, andata e ritorno a Torino comporta altri duecento chilometri.“Carlo, se vuoi posso ospitarti a casa mia. La camera di Elisa è vuota” propone la donna.
“Non voglio essere invadente! Grazie dell’offerta” risponde Carlo, che però è tentato dall’offerta.
“Ci tengo, accetta. Non ci siamo frequentati molto, non siamo in confidenza ma è l’occasione giusta. Questa sera ho combinato con tre mie amiche di andare ad un concerto jazz. Se non ti dispiace di essere l’unico uomo della serata, avrei piacere di averti con noi”. L’offerta lo stuzzica, da dopo Elisa ha avuto poche avventure e tutte deludenti. Donne poco disponibili o eccessivamente rigide, ormai la sua ricerca è orientata verso amanti che siano calde e coinvolgenti, e purtroppo non è facile. Magari tra Luciana e le sue amiche potrebbe saltar fuori qualcosa d’interessante…..dopo aver formulato questi pensieri Carlo accetta e ringrazia per l’offerta.
La serata si svolge in un pub, le amiche sono orribili ma lei, vestita in jeans e camicetta, con i capelli raccolti in una coda, sembra una ragazzina. Bevono parecchio, birra, limoncello, caffè corretto e poi di nuovo birra e ancora birra. A mezzanotte escono, Carlo accompagna le amiche a casa e si dirige verso l’appartamento di Luciana, arrivati a casa lei offre una tisana rilassante. Offerta accolta, è stata una bella serata, tra loro esiste un feeling istintivo. Lei si cambia, indossa una camicia da notte di cotone, piuttosto lunga e larga, ma non possono sfuggire allo sguardo i capezzoli che premono contro la stoffa, il seno dev’essere molto sodo, forse non è naturale. Carlo arrossisce, si sento osservato e teme si possano leggere i suoi pensieri. Si augurano la buona notte, mentre si salutano lui sfiora la rotondità di un seno e gli viene la pelle d’oca.
Si addormenta, ma dopo poco si sveglia nuovamente, deve assolutamente andare in bagno, la tisana, sommata alle birre, vuole uscire. Si alza silenzioso e, a piedi nudi, si dirige verso il bagno, non accende la luce per non disturbare ed entra aprendo la porta silenziosamente, la luce entra da una finestra. Si avvicina alla tazza quando avverte dei rumori, un respiro affannoso che gli è famigliare.
Si guardo intorno e nota che il bagno ha due accessi, uno verso il corridoio ed uno verso la camera da letto padronale, è da lì che arrivano i rumori. Si abbassa e gattona verso la porta, che è aperta. Guarda nella camera, la luce è spenta ma gli occhi si sono abituati all’oscurità ed il chiarore lunare che entra da una finestra nella camera è sufficiente per vedere cosa sta succedendo. Luciana è sul letto, ha tolto le lenzuola ed alzato la camicia. Con le gambe piegate ed aperte si masturba, si vede la mano muoversi veloce a sfregare il clitoride mentre con la mano destra si copre la bocca, per contenere gli ansiti che le sfuggono dalle labbra. Raggiunge l’orgasmo e per contenere il rumore si copre il volto con il cuscino, le gambe tremano, scuote la testa, sembra un orgasmo molto coinvolgente. Sembra calda la consuocera, Carlo si ritira in corridoio, incerto su cosa fare, poi decide, accende la luce del bagno ed entra per pisciare. Lei è ancora nella fase post orgasmica, lancia un urletto, sorpresa, lui si affaccia, osserva il suo corpo solo parzialmente coperto, si scusa e le chiede se va tutto bene. Lei cerca di coprirsi, intanto lui si avvicina, si siede sul bordo del letto e la bacia. Lei lo stringe a se e risponde con passione. Lui la spoglia e quando è nuda la tocca, la vagina è piena dei suoi umori, gonfia ed eccitata. Scende a leccarla portandola in pochi istanti ad un secondo orgasmo approfittando dell’eccitazione pre-esistente, al che lei prende in mano la situazione, si posiziona sopra l’uomo per un 69 nel corso del quale dimostra tutte le sue qualità amatorie. Ingoia totalmente l’uccello, lo succhia, lo lecca, un pompino degno di nota. Anche Carlo si sposta leccando l’ano, lei sembra gradire il trattamento, muove il bacino per agevolare l’operato dell’uomo, quando è ben lubrificata la penetra con un dito che muove velocemente dentro e fuori di lei, mentre riprende a leccare il clitoride. In breve Luciana raggiunge un terzo orgasmo, nel corso del quale Carlo le sfrega il punto G prolungando la sensazione di piacere. Luciana si stende per riprendersi, ma dopo un paio di minuti, mentre Carlo le è seduto accanto e le accarezza il seno e tutto il busto, si sporge a baciarlo. E’ uno scoprirsi reciproco, un’emozione nuova, Carlo è eccitato, lei sporge la mano a tastare la consistenza del suo uccello, lo estrae dal pigiama e, mentre lui resta seduto lei si porta sopra l’uomo ed introduce il pene dentro di se. Sono di fronte e continuano a baciarsi con passione e piacere. In questa posizione Carlo può fare dei movimenti minimi, comunque spinge affinché lei senta la penetrazione. Dopo alcuni istanti Luciana lo fa sdraiare e comincia a muoversi con più ampiezza. Contrae i muscoli pelvici affinché l’uomo senta lo sfregamento al massimo. I due amanti si muovono in sincronia, le spinte di lui ed il movimento di lei. Carlo si solleva a succhiare il seno della donna che tanto lo attrae, lei gode, mugola, lo incita a continuare, poi scende a leccare il collo dell’uomo, sale fino al padiglione auricolare. Questo provoca brividi molto forti a Carlo che accelera ulteriormente il ritmo e conclude il rapporto sborrando dentro Luciana che a sua volta gode. L’uomo ne è certo dalle forti contrazioni della figa che gli strizzano l’uccello, infine si stendono vicini, abbracciati e soddisfatti.
Al mattino Carlo si sveglia ed è solo nel letto, si alza e si dirige verso la cucina, Luciana stà preparando la colazione, indossa la camicia da notte della sera precedente.
C. “Buongiorno!!” la saluta
L. ” Buongiorno, come colazione ti può andar bene del the o preferisci altro? Non ho moltissimo in casa, io mangio poco al mattino. Sono sempre di corsa.” Risponde Luciana. L’atmosfera è fredda, imbarazzata, Carlo cerca di intavolare una conversazione che si scontra con il mutismo della donna.
Dopo alcuni minuti di silenzio Luciana intavola l’argomento che le sta a cuore: “Carlo, in merito a questa notte. Volevo dirti che è stato molto bello, piacevole, ma è stata un’occasione ‘una tantum’. Io sono sola ormai da molti anni. Ho avuto momenti veramente difficili quando Elisa era una bambina. Ora ho finalmente raggiunto una stabilità economica e non sono interessata ad una storia sentimentale che potrebbe complicare tutto. Scusami, ieri sera sono stata travolta dagli eventi ma non sono pronta ad un legame duraturo. Con te poi, con il padre di Ale, il marito di mia figlia!
Potrebbero spuntare pettegolezzi, maldicenze. Insomma non me la sento, scusami ancora, sei stato un ottimo amante, credimi, ma vi sono troppi aspetti correlati che mi spaventano. Mi riesci a capire?”
Carlo è basito, lo sta scaricando, e senza appello parrebbe. Risponde con delle banalità per cercare di non far trasparire la sorpresa ed un pizzico di delusione. Luciana sotto il profilo sessuale pareva un’amante passionale.
“Non ti preoccupare, è sicuramente meglio non complicare la vita a nessuno, né a te, né a me e neanche ai ragazzi che magari sarebbero turbati da una situazione così inattesa. Vieni fatti abbracciare.” Conclude Carlo.
“Grazie, sei un uomo saggio ed affascinante” risponde Luciana mentre lo abbraccia. Carlo sente la rotondità del seno della donna, il profumo di sesso che ancora emana ed è colto da un subitaneo rimpianto.

 

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Pochi mesi dopo che Elisa ha trovato lavoro lei ed Alessandro hanno comunicato ai genitori la decisione di sposarsi. Per la primavera si sposeranno nel comune del Monferrato di cui Elisa è originaria, vi erano alcuni mesi per preparare tutto il necessario, il grosso del lavoro sarebbe stato a carico di Luciana, la mamma di Elisa.
Luciana è la copia di Elisa con vent’anni di più, una gran bella donna, alta un metro e settanta, con un fisico asciutto, gambe molto belle, una pelle ambrata, occhi e capelli scuri. Rispetto ad Elisa ha un seno più florido, forse a causa della gravidanza. Non ha mai frequentato molto Carlo, lei abita a quasi cento chilometri da Torino ed è responsabile di un negozio presso un outlet per cui molto spesso lavora nei fine settimana. Dopo il funerale della moglie di Carlo vi sono state solo due occasioni per incontrarsi, per dei pranzi di famiglia, non perché vi sia antipatia tra loro, ma lei è impegnata e Carlo ha trovato passatempi diversi.
Luciana ha avuto Elisa a vent’anni, da un uomo che è diventato suo marito ma la ha lasciata quando Elisa era piccolissima. Poco tempo dopo lui è morto, quindi Luciana è vedova, ha quarantaquattro anni e non ha mai dato motivo per parlare di legami sentimentali, strano perché è veramente bella e sicuramente corteggiata.
Quasi subito è emerso che si dovevano portare dei documenti di Ale dal parroco per le pubblicazioni e ovviamente se ne deve occupare Carlo, i ragazzi sono all’estero. Quindi organizzano per un lunedì mattina un appuntamento con il parroco, Carlo parte da casa ed in un’ora arriva sotto casa di Luciana, l’avvisa per telefono e lei scende. Indossa una gonna a tubino nera, che si ferma sopra il ginocchio abbinata ad una giacca e ad una camicia bianca. La giornata è fresca, minaccia pioggia ed indossa della calze velate, nere. E’ elegante e molto bella. Bacio sulle guance, e Carlo sente il suo profumo, un profumo di marca, forse “J’Adore”. Si prendono sotto braccio, e l’uomo sente il rigonfiamento del seno sotto il dorso della mano destra. Entrano in un bar, per un caffè, chiacchierando, lei è interessata alla vita dell’uomo dopo la vedovanza, forse un po’ troppo interessata. Arrivata l’ora dell’appuntamento, si dirigono verso la parrocchia, il parroco è fuori, per un’estrema unzione e devono ripassare nel pomeriggio. Luciana è irritata dal contrattempo, ma aveva già deciso di andare a pranzo nel locale scelto per il rinfresco di nozze, un castello sulle colline del Monferrato. Lo raggiungono in auto, posto bello, pranzo molto buono, bevono poco, ma almeno un bicchiere non si può rifiutare. Alle tre sono di nuovo dal parroco, che è ancora fuori, non è ben chiaro dove, il suo assistente non può semplicemente ritirare i documenti, devono parlare del corso pre-matrimoniale per gli sposi.
Devono tornare domani, Luciana è irritata, Carlo ancora di più, andata e ritorno a Torino comporta altri duecento chilometri.“Carlo, se vuoi posso ospitarti a casa mia. La camera di Elisa è vuota” propone la donna.
“Non voglio essere invadente! Grazie dell’offerta” risponde Carlo, che però è tentato dall’offerta.
“Ci tengo, accetta. Non ci siamo frequentati molto, non siamo in confidenza ma è l’occasione giusta. Questa sera ho combinato con tre mie amiche di andare ad un concerto jazz. Se non ti dispiace di essere l’unico uomo della serata, avrei piacere di averti con noi”. L’offerta lo stuzzica, da dopo Elisa ha avuto poche avventure e tutte deludenti. Donne poco disponibili o eccessivamente rigide, ormai la sua ricerca è orientata verso amanti che siano calde e coinvolgenti, e purtroppo non è facile. Magari tra Luciana e le sue amiche potrebbe saltar fuori qualcosa d’interessante…..dopo aver formulato questi pensieri Carlo accetta e ringrazia per l’offerta.
La serata si svolge in un pub, le amiche sono orribili ma lei, vestita in jeans e camicetta, con i capelli raccolti in una coda, sembra una ragazzina. Bevono parecchio, birra, limoncello, caffè corretto e poi di nuovo birra e ancora birra. A mezzanotte escono, Carlo accompagna le amiche a casa e si dirige verso l’appartamento di Luciana, arrivati a casa lei offre una tisana rilassante. Offerta accolta, è stata una bella serata, tra loro esiste un feeling istintivo. Lei si cambia, indossa una camicia da notte di cotone, piuttosto lunga e larga, ma non possono sfuggire allo sguardo i capezzoli che premono contro la stoffa, il seno dev’essere molto sodo, forse non è naturale. Carlo arrossisce, si sento osservato e teme si possano leggere i suoi pensieri. Si augurano la buona notte, mentre si salutano lui sfiora la rotondità di un seno e gli viene la pelle d’oca.
Si addormenta, ma dopo poco si sveglia nuovamente, deve assolutamente andare in bagno, la tisana, sommata alle birre, vuole uscire. Si alza silenzioso e, a piedi nudi, si dirige verso il bagno, non accende la luce per non disturbare ed entra aprendo la porta silenziosamente, la luce entra da una finestra. Si avvicina alla tazza quando avverte dei rumori, un respiro affannoso che gli è famigliare.
Si guardo intorno e nota che il bagno ha due accessi, uno verso il corridoio ed uno verso la camera da letto padronale, è da lì che arrivano i rumori. Si abbassa e gattona verso la porta, che è aperta. Guarda nella camera, la luce è spenta ma gli occhi si sono abituati all’oscurità ed il chiarore lunare che entra da una finestra nella camera è sufficiente per vedere cosa sta succedendo. Luciana è sul letto, ha tolto le lenzuola ed alzato la camicia. Con le gambe piegate ed aperte si masturba, si vede la mano muoversi veloce a sfregare il clitoride mentre con la mano destra si copre la bocca, per contenere gli ansiti che le sfuggono dalle labbra. Raggiunge l’orgasmo e per contenere il rumore si copre il volto con il cuscino, le gambe tremano, scuote la testa, sembra un orgasmo molto coinvolgente. Sembra calda la consuocera, Carlo si ritira in corridoio, incerto su cosa fare, poi decide, accende la luce del bagno ed entra per pisciare. Lei è ancora nella fase post orgasmica, lancia un urletto, sorpresa, lui si affaccia, osserva il suo corpo solo parzialmente coperto, si scusa e le chiede se va tutto bene. Lei cerca di coprirsi, intanto lui si avvicina, si siede sul bordo del letto e la bacia. Lei lo stringe a se e risponde con passione. Lui la spoglia e quando è nuda la tocca, la vagina è piena dei suoi umori, gonfia ed eccitata. Scende a leccarla portandola in pochi istanti ad un secondo orgasmo approfittando dell’eccitazione pre-esistente, al che lei prende in mano la situazione, si posiziona sopra l’uomo per un 69 nel corso del quale dimostra tutte le sue qualità amatorie. Ingoia totalmente l’uccello, lo succhia, lo lecca, un pompino degno di nota. Anche Carlo si sposta leccando l’ano, lei sembra gradire il trattamento, muove il bacino per agevolare l’operato dell’uomo, quando è ben lubrificata la penetra con un dito che muove velocemente dentro e fuori di lei, mentre riprende a leccare il clitoride. In breve Luciana raggiunge un terzo orgasmo, nel corso del quale Carlo le sfrega il punto G prolungando la sensazione di piacere. Luciana si stende per riprendersi, ma dopo un paio di minuti, mentre Carlo le è seduto accanto e le accarezza il seno e tutto il busto, si sporge a baciarlo. E’ uno scoprirsi reciproco, un’emozione nuova, Carlo è eccitato, lei sporge la mano a tastare la consistenza del suo uccello, lo estrae dal pigiama e, mentre lui resta seduto lei si porta sopra l’uomo ed introduce il pene dentro di se. Sono di fronte e continuano a baciarsi con passione e piacere. In questa posizione Carlo può fare dei movimenti minimi, comunque spinge affinché lei senta la penetrazione. Dopo alcuni istanti Luciana lo fa sdraiare e comincia a muoversi con più ampiezza. Contrae i muscoli pelvici affinché l’uomo senta lo sfregamento al massimo. I due amanti si muovono in sincronia, le spinte di lui ed il movimento di lei. Carlo si solleva a succhiare il seno della donna che tanto lo attrae, lei gode, mugola, lo incita a continuare, poi scende a leccare il collo dell’uomo, sale fino al padiglione auricolare. Questo provoca brividi molto forti a Carlo che accelera ulteriormente il ritmo e conclude il rapporto sborrando dentro Luciana che a sua volta gode. L’uomo ne è certo dalle forti contrazioni della figa che gli strizzano l’uccello, infine si stendono vicini, abbracciati e soddisfatti.
Al mattino Carlo si sveglia ed è solo nel letto, si alza e si dirige verso la cucina, Luciana stà preparando la colazione, indossa la camicia da notte della sera precedente.
C. “Buongiorno!!” la saluta
L. ” Buongiorno, come colazione ti può andar bene del the o preferisci altro? Non ho moltissimo in casa, io mangio poco al mattino. Sono sempre di corsa.” Risponde Luciana. L’atmosfera è fredda, imbarazzata, Carlo cerca di intavolare una conversazione che si scontra con il mutismo della donna.
Dopo alcuni minuti di silenzio Luciana intavola l’argomento che le sta a cuore: “Carlo, in merito a questa notte. Volevo dirti che è stato molto bello, piacevole, ma è stata un’occasione ‘una tantum’. Io sono sola ormai da molti anni. Ho avuto momenti veramente difficili quando Elisa era una bambina. Ora ho finalmente raggiunto una stabilità economica e non sono interessata ad una storia sentimentale che potrebbe complicare tutto. Scusami, ieri sera sono stata travolta dagli eventi ma non sono pronta ad un legame duraturo. Con te poi, con il padre di Ale, il marito di mia figlia!
Potrebbero spuntare pettegolezzi, maldicenze. Insomma non me la sento, scusami ancora, sei stato un ottimo amante, credimi, ma vi sono troppi aspetti correlati che mi spaventano. Mi riesci a capire?”
Carlo è basito, lo sta scaricando, e senza appello parrebbe. Risponde con delle banalità per cercare di non far trasparire la sorpresa ed un pizzico di delusione. Luciana sotto il profilo sessuale pareva un’amante passionale.
“Non ti preoccupare, è sicuramente meglio non complicare la vita a nessuno, né a te, né a me e neanche ai ragazzi che magari sarebbero turbati da una situazione così inattesa. Vieni fatti abbracciare.” Conclude Carlo.
“Grazie, sei un uomo saggio ed affascinante” risponde Luciana mentre lo abbraccia. Carlo sente la rotondità del seno della donna, il profumo di sesso che ancora emana ed è colto da un subitaneo rimpianto.

 

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Provate e capirete by Idraulico1999 [Sentimentale]




Io e Patrizio ci siamo conosciuti e abbiamo continuato a frequentarci regolarmente all’università, siamo diventati amici quasi fin da subito congiungendoci, legandoci e stringendo a tal punto un’amicizia molto leale, sincera e assai profonda nel vero senso della locuzione. Noi studiavamo sempre insieme, poiché vivendo spesso da sola casa mia era perennemente disponibile, giacché si finiva ininterrottamente appurando e constatando senz’altro che era più il tempo che parlavamo, che quello che passavamo concretamente per studiare. Io invero, per l’occasione m’accorgevo lucidamente che ambedue ci trovavamo assai bene in sintonia e per questo motivo mi rendevo conto chiaramente di stare adeguatamente in sua compagnia in modo naturale. Ben presto però, per me quell’amicizia e quel sodalizio cominciò a diventare sennonché qualcosa di diverso e d’insolito, visto che iniziò a piacermi ogni volta di più, poiché sentivo di provare qualcosa d’inspiegabile e perfino di profondo per lui, anche se non sapevo esattamente capirlo né decifralo fedelmente.

A ragion veduta ci vollero più di dieci mesi per comprendere e per considerare attendibilmente che io mi ero progressivamente innamorata di lui, che lo amavo d’un amore forse fuori dal comune, però indubbiamente forte, sano e sincero, e come sempre accade, accanto all’amore infatti cresceva e prosperava anche quel consistente e fondato desiderio di lui, del suo corpo, di sentirmi sua, completamente e pienamente sua. Io avevo però molta apprensione, mi portavo addosso l’angoscia, il cruccio e la tensione di confessargli dichiarandogli apertamente quello che provavo, perché avevo paura di rovinare sciupando in ultimo quella splendida amicizia e in tal modo di perderlo per sempre. Io sapevo di non potergli piacere, dato che era forse per di più logico e sensato: come poteva una ragazza come me, bruttina e sgraziata con qualche chilo di troppo andare a genio a un fantastico ragazzo con un metro e ottanta di splendore, con un corpo ben definito da anni di sport, anzi, senza muscoli smisuratamente distinti e scolpiti? Quando faceva caldo lui si sfilava di continuo la blusa, laddove io mi consumavo e folleggiavo guardando attentamente quel petto, quella faccia deliziosa, quell’espressione che conquista e quello sguardo ammaliante e profondo per me naturalmente più amabile del mondo.

Lui non è uno di quei ragazzi dall’aspetto avvenente né esagerato né sbandierato, malgrado ciò è un individuo che rimane d’una bellezza dalla semplicità infinita, conciliante e disarmante senza lodarsi né vantarsi di nulla, per il fatto che lo rende la cosa più bella e fascinosa mai vista in vita mia. In questo modo, nel timore di confessare e di svelare i miei sentimenti io soffrivo e sopportavo ingoiando infelicemente e malamente l’inquietudine, però regolarmente prima d’addormentarmi pensavo a lui e a quelle splendide labbra che sembrava chiedessero d’essere baciate, infine anche a quel corpo perché quasi senz’accorgermene mi ritrovavo a sfiorare il mio, anelante e voglioso di piacere fino a soddisfarlo in modo radicale. Il mio restava sfortunatamente però soltanto un capriccio appartato, solitario e triste, quasi straziante e tormentoso nella sua afflizione e nella sua amarezza, allora io spesso piangevo, eppure quella volta le cose presero una piega inaspettata.

Quel giorno avevamo deciso che lui si sarebbe fermato per dormire da me, in quanto il giorno dopo avevamo l’esame di genetica ed eravamo un po’ indietro con il programma, così volevamo sfruttare appieno anche la serata sperando di riuscire a studiare tutto. Era già successo che lui dormisse tranquillamente da me, dato che non era nulla di particolarmente straordinario, studiammo sennonché tutta sera con molta dedizione e verso la mezzanotte finalmente finimmo, pertanto potevamo concederci qualche ora di meritato riposo. Lui sarebbe rimasto a dormire con me nel letto matrimoniale come sempre d’altronde, in tal modo c’infilammo nel letto e nonostante la stanchezza cominciammo a fare paragoni e a conversare come d’abitudine di svariati argomenti, in quel momento lui mi fece una domanda un po’ bizzarra:

“Dimmi una cosa, sopporti bene oppure non tolleri per nulla il solletico?”.

“Sì, certamente, dipende dalle occasioni, anche parecchio, però non saprei dirti di preciso” – gli risposi io immediatamente, con il tono della voce rallegrato, però altrettanto dubbioso e inimmaginabile.

Di questo andare, a bruciapelo, senza che mi rendessi conto di quello che stava succedendo me lo ritrovai addosso facendomi il solletico. Io non capivo più nulla, il solletico m’impediva di pensare e non elaboravo che cosa stesse realmente succedendo. Insomma, nonostante la forte amicizia, non avevamo mai avuto una tale confidenza e una familiarità così corporea e fisica al massimo, solamente un paio d’abbracci e forse qualche bacio sulla guancia da parte mia per congratularmi rallegrandomi di qualche esame andato bene. Io in quel momento ero molto confusa, disorientata e per di più sorpresa, proprio perché non riuscivo ad assimilare né a capire che cosa gli stesse passando effettivamente per la testa, in tal modo tentai di respingerlo con le mani appoggiate al suo petto eppure non ci riuscii, visto che ben presto quel candido gioco diventò quasi una lotta, finché lui riuscì ad agguantarmi per i polsi bloccandomeli per bene contro il materasso, dal momento che io mugolai un lieve basta, in quanto ero sfinita dalle troppe risate.

Quando in conclusione riuscii a calmarmi un po’, capii d’essere aderente del tutto a lui, sentii il suo corpo così ardente e impetuoso appoggiato al mio, mentre il suo petto si muoveva cadenzato al ritmo dei miei respiri. Il suo viso era bellissimo, le labbra appena dischiuse e un po’ ansanti erano splendide, io le desiderai come non mai, dato che erano lì a pochi centimetri dalle mie, eppure non ebbi la capacità né il coraggio né la fermezza d’avvicinarmi. Io ero completamente ammaliata e sedotta, avvinta e stregata in pieno, perché vederlo e sentirlo lì sopra in quella posizione mi mandava in estasi sciogliendomi persino il cuore. In quei momenti di totale disorientamento che sembrarono ore, io mi resi conto che anche le nostre intimità erano state irrevocabilmente a contatto, per il fatto che lui era steso tra le mie gambe, giacché avvertivo perfettamente contro di me il suo cazzo, giacché a quel pensiero brividi di piacere mi percorsero per tutto il corpo come milioni di fulmini scompaginandomi radicalmente le membra.

“Stai arrossendo” – mi disse lui un po’ imbarazzato e forse un po’ insinuante e malizioso.

Io non riuscii a dire altro che un tremante scusa voltando successivamente il viso di lato, per il fatto che mi vergognavo troppo. Non sapevo esattamente che cosa fare, da una parte desideravo muovermi e spostarlo per togliermi da quella situazione imbarazzante, ma dall’altra non volevo, anzi, ambivo d’approfondire ben volentieri quel contatto, l’aggancio del suo splendido corpo e della sua virile intimità. Io ero completamente confusa, la mia mente molto annebbiata, mi destai soltanto un po’ quando sentii Patrizio lasciarmi lentamente i polsi, ma non riuscivo a muovermi, visto che ero ancora lì immobile con la guancia contro il materasso con gli occhi sigillati dall’imbarazzo. Improvvisamente la sua mano un po’ tremante s’appoggiò sul mio viso, la sentii accarezzarmi e lentamente mi voltai verso di lui, io ero un po’ spaventata, ma desideravo troppo vedere quel viso. Lui aveva uno sguardo insolito e languido, quasi contornato da un velo di tristezza, era pressoché intimorito, ma si leggeva anche tanta dolcezza e un puro desiderio. Con calma il suo viso s’avvicinò al mio fino a sfiorarci le labbra, a quel contatto la mia mente ritornò ad annebbiarsi totalmente, perché il resto del mondo al momento era sparito ed esistevano solamente le nostre labbra. Quell’innocente e innocuo bacio così appassionato, ma anche armonioso e delicato fu così intenso da farmi perdere tutte le forze e ogni volontà, dal momento che auspicavo soltanto che non finisse mai, però con la stessa lentezza con cui lui si era avvicinato rapidamente si staccò da me guardandomi negli occhi, giacché adesso eravamo entrambi imbarazzati e sorpresi da una situazione che giammai avremmo potuto immaginare, ciononostante eravamo gioiosi e felici. Io accennai un impacciato sorriso e sussurrai piano il suo nome, mentre osservavo quello sguardo carico di dolcezza e di passione, visto che allo stesso tempo era così irresistibile e seducente.

Le nostre labbra come se non avessero aspettato altro da sempre, tornarono a tastarsi lasciando spazio a un bacio più caldo, infinito, passionale e profondo. Mentre le nostre lingue giocavano e lottavano in un cocente e tenero avvinghiarsi, le mie mani istintivamente si spostarono sui suoi fianchi risalendo lentamente con una lentezza quasi innaturale lungo la sua schiena. Era davvero splendido poterlo accarezzare così, anche se la stoffa che copriva i nostri corpi stava diventando intollerabile e opprimente. Le sue mani si posarono delicatamente sui miei fianchi e cominciarono a far scivolare via la mia leggera camicia da notte che già era un po’ risalita nel gioco di poco prima. Io ero tesa, eccitata e un po’ affannata, non riuscivo a pensare, le mie mani, il mio corpo era stato guidato dal desiderio e dall’istinto e così anch’io cominciai a liberare il suo corpo dalla maglietta così da poter toccare, accarezzare e baciare quel torace che tanto avevo ammirato e desiderato per lungo tempo.

Le mani nel frattempo vagavano affamate e ingorde lungo i nostri corpi, sentire sotto le dita quella pelle tanto sognata era davvero splendido, poiché era come aver già ampiamente realizzato tutti i desideri inespressi. Al tocco delle sue labbra che cominciarono a spostarsi sul mio collo, brividi di piacere mi pervasero e io non potei trattenere un gemito di piacere, mentre quella bocca e quella lingua digradavano lente lungo il mio corpo soffermandosi delicate sui seni, mentre le sue mani li accarezzavano. Io inarcai la schiena dal piacere, perché ero completamente sua, eppure Patrizio non bloccò la discesa, dato che continuò il percorso lungo il mio ventre fino alle mie mutandine. Io soffrivo per la lentezza dei suoi movimenti, ma era una soave sevizia, la mia eccitazione era ormai massima. Le sue calde mani mi sfilarono le mutandine di pizzo e le sue labbra tornarono a posarsi sul mio corpo, all’interno della coscia percorrendo quel tratto di pelle morbida dal ginocchio fino alla mia pelosissima e odorosa intimità così desiderosa e impaziente di lui. Quando la sua calda bocca si posò sulla mia fica mi sfuggì uno strillo, io credevo d’essere già in paradiso, per il fatto che quelle sensazioni che avvertivo erano così indescrivibili e così intense. Non so per quanto tempo lui rimase lì, però non si mosse fino a quando non sentì il mio corpo tendersi e tremare al massimo del piacere e dell’estasi. Il piacere fu travolgente, vorticoso e lunghissimo, io ero palesemente affannata e ansimante per il piacere appena sperimentato e sentire le sue labbra appoggiarsi alle mie non fece altro che potenziare il piacere, dato che avrei potuto baciarlo per il resto dei miei giorni, perché avevano l’odore di me.

Io ero totalmente frastornata e scossa dal piacere, ma lo desideravo così, a quel punto lentamente lo feci spostare portandomelo sotto di me, in maniera tale da potermelo godere per intero. Cominciai a baciarlo dal collo scendendo lentamente, perché quando gli morsi piano i capezzoli lo sentii gemere e tremare leggermente, poi giù lungo quegli addominali laddove nella discesa scoprivo pian piano i punti che gli davano maggior piacere, quando leccai la sua pelle al limite dell’elastico dei pantaloncini. Dopo scesi talmente in basso dove s’intravedeva la nuvola scura che avvolge la sua pulsante intimità, lui ebbe uno scatto di piacere che arrestò per un attimo il suo respiro. Io ripassai la lingua in quel punto, lo mordicchiai, dato che adoravo sentire il suo corpo contrarsi, non volevo però farlo soffrire troppo, o forse ero io che non volevo penare perché desideravo il suo cazzo, di questo andare lentamente gli sfilai i pantaloncini e i boxer, finalmente potevo ammirare quello splendido corpo nudo ed eccitato per me e con me. Lui sembrava un angelo in estasi, smanioso soltanto di provare il massimo del piacere, così mi lasciai guidare dall’istinto baciando piano la pelle al limite così morbida. Io tremavo di piacere, in quanto ero eccitata e impaurita allo stesso tempo, dolcemente m’avvicinai là dove il punto è più sensibile e assaporai la sua amabile intimità insistendo sul frenulo. Era così bello regalargli quel piacere, sentirlo ansimare e gemere per qualcosa che stavo facendo io, perché in quel preciso momento io mi sentivo avvenente, incantevole e in special modo desiderata, visto che non esisteva unicamente che il nostro indiscusso, inoppugnabile e radicale piacere. Il suo sapore era così amabile, io mi muovevo con una naturalezza mai conosciuta, provavo piacere nel suo diletto, volevo portarlo fino all’estasi, ma proprio quando sentii che la sua eccitazione era al limite la sua mano si posò delicata sul mio viso enunciandomi:

“No, non così, non ancora” – mi sussurrò lui con una voce premurosa, rispettosa e suadente.

Lui accompagnò adagio il mio viso verso il suo, mi baciò in modo così appassionato e mentre mi stringeva tra le braccia m’accarezzava. In quel preciso istante mi sentii totalmente amata, desiderata e protetta, perché in quel momento esistevo soltanto io per lui. Dopo mi fece stendere sulla schiena e senz’interrompere quel bacio cominciò ad accarezzarmi lungo tutto il corpo delicatamente, aumentando la passione e il trasporto dei baci. Le sue mani si spostarono lentamente verso la mia foltissima fica, il mio respiro cominciò ad accelerare, perché lui voleva portarmi ancora al massimo dell’eccitazione. Le mie mani vagavano insaziabili lungo la sua schiena, accarezzavano delicate e decise il centro del suo piacere, perché sentire quella pelle sotto i polpastrelli mi mandava in estasi, io lo desideravo d’ammattire. A quel punto lui mi guardò negli occhi, era il momento giusto, ma il suo sguardo era inverosimile, pieno di desiderio ma anche intimorito. Io non saprei come altro definirlo, feci un cenno con la testa come per dire fammi tua, completamente tua, ma un suo sussurro tremante lo bloccò:

“Ho paura, mi spaventa farti del male, però ho troppa voglia di te”.

“Non preoccuparti, andrà tutto benissimo, vedrai” – gli risposi io con un sorriso e un caldo bacio.

Comodamente sentii il suo cazzo a contatto con la mia pelosissima e succosa fica, gradualmente diventammo una cosa sola. I nostri movimenti si sincronizzarono in modo naturale come se fossero nati per coalizzarsi e unirsi in quella danza, un’indolente e dinamica al tempo stesso danza di piacere, per il fatto che assieme ai nostri respiri fusi eravamo una cosa sola. Quel momento mi sembrò un interminabile viaggio tra le stelle su d’un fluttuante tappeto volante, il piacere mi pervadeva in ogni angolo del corpo scompaginandomi, perché s’irradiava dalla mente fino a raggiungere il culmine dell’estasi e dell’incanto che toccammo insieme uniti nel corpo, nei gemiti, nel respiro e nel battito dei nostri cuori, che per un attimo sembrarono fermarsi travolti da un’ebbrezza infinita e sublime che ci pervase in pieno scombussolandoci. Il culmine del piacere era sopraggiunto e per la prima volta capii realmente perché i francesi denominano ancora oggi l’orgasmo con l’appellativo di “petite mort” (“piccola morte”).

Fu davvero un’infinita, una sconfinata e una splendida “breve e piccina piccola morte”. In verità non si può illustrare né spiegare a parole, qualsiasi cosa ridurrebbe, sminuirebbe e svaluterebbe le sensazioni provate in quell’attimo d’eterno, giacché era come avere dentro di sé per un secondo l’intero universo che esplode, perché solamente chi l’ha provato davvero può capirlo e conoscerlo.

In conclusione passammo la notte abbracciati e avvolti nelle coperte. Fuori frattanto nevicava, però in quel letto stava nascendo un nuovo fervore, il fuoco del corpo e dell’anima.

Finalmente, un amore tanto inespresso e nascosto si era sinceramente e spontaneamente rivelato.

{Idraulico anno 1999}

 

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