BIKERS' FENDOM. by strapps [Vietato ai minori]




BIKERS’ FENDOM.

Mi catturarono una mattina, in un sentiero nei boschi chissà dove. Avevo dormito in un capanno di fortuna ma la mattina quando mi ero rimesso in viaggio per procurarmi del cibo, era iniziato a piovere forte e mi ero inzuppato tutto. Così quando era cessata la pioggia mi ero messo ad asciugare i vestiti accendendo un piccolo fuoco. Avevano notato il fumo e si erano piombati su di me, dalla strada avevo sentito i motori, due moto, ma non avevo fatto in tempo a spegnere il fuoco, loro procedevano lenti, in ricognizione. Mi buttai nel bosco, ma troppo tardi, mi videro e sentii delle grida di caccia.
°°°
L’epidemia aveva ucciso miliardi di persone. C’erano stati tre anni di caos totale: rivolte, stragi, violenze, saccheggi, ma poi l’epidemia non era cessata e le morti continuavano. Seguirono altri anni di confusione totale, il ritorno al medioevo. Nessuno stato, anarchia e caos, bande improvvisate, i soldi non valevano niente, tornava il baratto e soprattutto la violenza, la sopraffazione, la schiavitù e il Mondo che andava a pezzi. Niente industria, niente aerei, niente fabbriche. La Natura era tornata sovrana. Inverni rigidi ed estate torride, nel mezzo autunni piovosi e pesanti, primavere fresche. Per molto tempo ero sopravvissuto in una comune sui monti. Ma nel 2069 le riserve di cibo erano quasi finite, chi era sceso a valle a cercare cibo non era più tornato e una notte fummo attaccati da una banda di pirati. Riuscimmo a fuggire in 3, gli altri morti o non so. Scappammo a sud. C’erano piccoli centri dove si facevano scambi, ma le strade erano pericolose. Si narravano che bande di bikers spadroneggiavano e uccidevano, strupravano, vessavano coloro che andavano per strade senza auto o moto. Noi passavamo fra i boschi, ma la fame ci spingeva nei centri. Facevamo piccoli lavori per mangiare un giaciglio la notte. Ma i lavori erano pochi e dalle città ti scacciavano se non servivi a nulla. Una mattina, nascosti in una villa abbandonata fummo attaccati da altri pirati che ci portarono via tutto quello che avevamo, ma non ci uccisero, erano vecchi e malmessi seppur armati fino ai denti, pistole, mitra e coltelli. Ma senza scarpe, cibo, coperte e altro eravamo malmessi. Ci dividemmo ed io andai ancora più a sud. In una villetta che pareva abbandonata dormii qualche notte e trovai del cibo. Recuperai anche dei vestiti e persino una cassa con del vino. Non bevevo alcool da anni e i pochi sorsi mi ubriacarono subito, così non mi accorsi di quando entrarono in casa. Mi ritrovai legato a terra mani e piedi e due figure che mi stavano sopra.
Una era un uomo obeso e calvo, l’altra era una donna, non alta, ma con scarpe dalla zeppa molta alta, vestita di pelle rosa shocking, molto truccata.
“Non fatemi del male, vi prego…non ho fatto nulla…io…”
la donna mi dette un colpo alla testa.
“Zitto. Come non hai fatto niente? E il vino? E i vestiti? Sei un ladro!” la sua voce era roca, profonda, non da donna. La guardai meglio. Aveva delle massicce sopracciglia disegnate, non naturali, una bocca larga, forse rifatta, rigida, colorata di rosa, la faccia era un cadente, forse aveva sulla cinquantina, capelli alle spalle giallo sporco e nero, occhi scuri, l’aspetto latino.
“…non volevo…io…ripagherò…” lei mi colpì ancora. Il grassone rise forte. La donna portava una gonna corta e le gambe erano tozze. “Zitto! Ti ho detto. Non devi parlare!” mi colpì ancora più forte. L’uomo rise sguaiato. Annaspava, respirava male. Si sedette su un divano scassato.
“Ho io una punizione esemplare per i ladri!” disse lei. E le sue parole mi fecero tremare. La guardai ancora, lei mi colpì con un calcio. Aveva un bel seno a coppa sotto il vestito. Non scopavo dai tempi della comune. Pensai anche quello quando lei parlava. Ma avevo una fifa blù. Quei due potevano essere dei pazzi.
“Una bella punizione come dico io…” fece lei. La sua voce era bassa, da uomo. Il compare rise e tossì forte, sputando in un fazzoletto. Poi si versò del vino e lo passò alla donna dopo aver bevuto. Si misero a bere e parlare fra loro. Io a terra legato. Ogni tanto la donna mi colpiva in testa o al culo. Il pelato tossiva e anzimava, era eccitato. Stronzo. Lei beveva dal vino e mi diceva che ero un ladro, un figlio di puttana e altro. Certe volte mi colpiva in testa. Quando ebbero finito la bottiglia ne aprirono un altra e a metà lei mi venne addosso. “Togliamoci questi vestiti e vediamo come stai messo di culo!” disse.
“…no no…ehi cosa fai….noooo no…” feci ma inutilmente ero legato e non potevo né scalciare né provare a respingerla. Lei mi tolse i jeans e poi le mutande facendoli scivolare entrambi ai piedi dove ero legato. Ero in sua balia. Era ubriaca e puzzava di vino, ma era forte e decisa. Il pelato rideva sguaiato. Sperai che morisse davanti a noi. Ma non accadde. Lei iniziò a toccarmi il culo e a sculacciarmi.
“Sei vergine?”
“Eh? Cosa?”
“Una domanda semplice, stronzetto: sei vergine?” mi dette due schiaffi pesanti in faccia facendomi piangere dal dolore, poi mi prese il cazzo e lo strattonò forte facendomi urlare. Mi colpì ancora al culo e in faccia.
RISPONDI! Urlò con una voce roca da uomo.
“…………………….….sììììììì” dissi alla fine.
“Ah visto? Che regalino ci ha fatto la sorte?” disse lei al pelato che rise e tossi.
Mi sculacciò ancora, quindi mi mise a pancia sotto. Mi fece alzare il culo, cercai di divincolarmi, ma lei mi dette due schiaffi in piena guancia mentre mi teneva a terra e mi fece un male cane.
La sentii sputare nel mio buco del culo e poi un dito che mi trapanava.
Urlai.
Lei rise.
Il pelato tossi e rise.
Lei spinse più forte. Urlai di nuovo. Lei penetrò. Trafficò col buco del mio culo con quel dito ridendo come una pazza, ubriaca di vino scadente, mentre il compare soffocava di risate e catarri.
Io urlavo di smetterla e che mi faceva male.
“Stattene fermo e zitto! Sei nostro prigioniero!”
cercai di alzarmi e mi presi due colpi allo stomaco che mi tolsero il respiro, aveva la mano pesante. “Ti ho detto di stare fermo e buono. Il tuo culo è mio!” e mi dette altri schiaffi e sputi in faccia. Le sue sopracciaglie disegnate e massicce erano cattive, sadiche, la sua espressione fissa mi intimoriva. Ero nel panico, urlai ancora. Lei allora mi tirò i capelli e mi fece alzare all’altezza del suo sesso. “Ti avevo detto di stare zitto! Cane!” mi schiaffegiò più forte e poi si calò la gonna di pelle e le mutandine. Da esse emerse un cazzone di notevole dimensioni. La cappella rosa era grossa e gonfia, il bastone era del colore olivastro della donna, cioè…..adesso capivo…della transex che mi stava di fronte. Mi sbattè il cazzo sulla faccia. Era massiccio, non lungo sebbene non ancora dritto, ma massiccio, un bel nocciolo di cazzo che mi colpiva la faccia, le guance la bocca.
“Adesso starai zitto mentre mi prendo il tuo culo!”
urlai dalla paura. “…nooooo….ti prego…” ma non feci in tempo che lei mi ficcò le sue mutandine in bocca. Era mutande sporche sapevano di sesso, di merda, di donna, di cazzo e chissà altro mi venne da vomitare. Ma lei mi tirò i capelli, mi sistemò le sue mutandine bene in bocca, piangevo, senza fiato. Il pelato ci osservava divertito. Maledetto pervertito!
Lei mi ributtò a terra.
Mi ficcò un dito nel culo.
“Ancora chiuso….rilassati…apriti…sarà meglio per te! Tanto stanotte ti spaccherò il culo!”
io mi dibattevo ma avevo capito che non avevo speranze. I nodi alle mani e alle gambe erano stretti e fatti bene.
Si mise a incularmi con un dito e poi con due. Spingeva e profanava. Soffrivo, ma l’odore della sue mutandine in bocca mi stroncava in due. Lei mi sputava nel culo. Beveva. Era ubrica e recitava parole in spagnolo che non capivo. Il pelato rideva. Lei infilava i suoi diti. Beveva, sputava. Quindi prese a sbattermi la cappella sul buco del culo. Premette, ma era troppo stretto.
“Merda! Ci vuole altro! Questa zoccolletta è strettaaaa…” urlò e si alzò girando nervosa per la vecchia casa. Frugò da qualche parte e alla fine trovò dell’olio parasole rimasto lì chissà quanti anni! “Ecco cosa ci vuole!” disse e il pelato rise e tossì.
Mi ficcò dell’olio nel culo e poi iniziò a giocare con i diti come prima. Solo che adesso scivolavano meglio, il primo dito non mi dava fastidio, respiravo col naso, cercavo di rilassarmi per non soffrire troppo. Il secondo mi doleva ma meglio che prima. Lei sputava e versacva olio nle mio culo. Lo aprì abbastanza per infilare 4 dita sentii male e vedevo il pelato che si abbassava ansimando verso di noi. Lei prese a giocare con il mio ano. 4 dita ben piantate dentro. Soffrivo. Piangevo, ma lei sadica continuò. Ancora 4 dita e sputi e sculaccioni. Poi ficcò anche il pollice! Tutta la mano! Cazzo come era doloroso piangevo e volevo urlare ma avevo le mutandine merdose della trans in bocca.
Lei giocò a infilare e far uscire la sua mano dal mio culo. Godeva. Rideva e si divertiva a sculacciarmi con forza. Mano in culo e l’latra sulle mie natiche a farle diventare rosse. Poi spinse di nuovo la cappella contro il mio orifizio e questa volta non ebbe difficoltà a penetrarlo. Botta di reni. Bum, dentro. Caldo, massiccio. Duro. Lei gridò il pelato rise. Io cercai di urlare, mi cadevano lacrime e saliva dalla bocca. Lei si sistemò dentro e rise soddisfatta. Cazzo che dolore. Pulsava nel mio culo. Soffrivo, ma sentivo anche caldo. Era massiccio si stava facendo largo dentro di me e si sistemava. Quindi prese a spingere. Prima piano , ma poi con più vigore. Sentivo lo sgardo del pelato su di me, e lei che mi dominava. Mi spinse a terra con la schiena e salì sopra di me per scoparmi meglio. Mi penetrò con rabbia e prese a spaccarmi il culo. Era ubriaca e cattiva. Mi sventrò il culo. La sentivo sopra di me che colpiva. Il suo cazzo massiccio che mi inculava duro. Si sistemò meglio e mi scopò. Piangevo e respiravo male, ma lei non ebbe pietà continuò a incularmi selvaggia sbattendomi a terra, le mani legate, i piedi bloccati. Il dolore era fortissimo, ma dopo sentii anche piacere, ma ero troppo stanco, sudato, sbattuto, dolorante. Il culo in disarmo, scopato da quel trans sconosciuto e violento. Sentivo la sua forza e rabbia nello sbattermi, sentivo quel cazzone massiccio che mi penetrava, ma perdetti i sensi. Quando mi risvegliai il pelato non c’era più. Lei stava fissandomi divertita, ancora nuda. Mi dette da bere e una pasticca: “Sono vitamine…roba preziosa….” ingoiai e bevvi acqua per rifocillarmi. Sembrava più tranquilla adesso. Mi slegò le gambe e potei rilassarmi un attimo. “Ma non farti venire delle idee. Dopo, quando andrò a dormire ti legherò al letto come un cagnolino”
mi rilassai e ripresi fiato. Cercai persino di dormire. Avevo fame e il culo rotto, mi bruciava. Forse dormii qualche tempo perché lei mi svegliò con dei calci, mi trascinò in un altra stanza dove avevo dormito anche io e mi legò al letto con un collare. Avevo le gambe libere, ma le mani legate dietro la schiena e un collare fissato al letto. Lei si addormentò presto anche io lo feci dopo qualche minuto passato a piangere al buio. Ero fottuto. Forse questa pazza dopo avermi violentato mi avrebbe ucciso o venduto come servo o qualcosa del genere. La mattina arrivò presto con uccellini e tutto quanto. Lei si svegliò con gli occhi gonfi e il trucco sfatto. Alla luce del giorno dimostrava più di cinquantanni.rughe sotto gli occhi pesti, ai lati della bocca, al collo, ma la faccia forse rifatta, anzi di sicuro, la tenevano su, pareva incazzata. Invece mi sorrise. Io dissi “Buongiorno…hai dormito bene?” “Zitto. Tu parli solo quando lo dico io. Comunque sì ho dormito alla grande..?!” ed indicò il suo cazzo che era ritto fra le lenzuola sporche del letto cencioso. Era già grosso e massiccio. “.nooo noooo ancora, nooo, per favore….” feci ma lei si scarvantò su di me. Mi prese la testa e mi spinse a terra, quindi la sentii afferrarmi il culo e alzarlo. Sputò forte dentro il mio culo, quattro cinque volte. Spinse un dito urlai. “Zitto o ti ficco una mia scarpa in bocca!” così mi morsi i labbri mentre lei lubrificava il mio culo con la saliva. Sputò e ficcò i suoi diti, poi mi spinse giù e mi penetrò col suo cazzo in culo.
Mi riprese come poche ore prima, bocconi le mani legate, il suo uccello massiccio in culo.
Abusò di me quella mattina.
Mi scopò e sbattè fino a quando non vene dentro il mio culo. Quindi si alzò mi portò acqua e vitamine e una banana da mangiare che divorai. Piangevo dal dolore, calde lacrime, il culo sfondato. Lei si vestì e quando ebbe finito si sistemarsi mi lasciò acqua in una ciotola, un’altra banana e un secchio per fare i miei bisogni, mi legò i piedi ancora mi tenne fissato al letto con la catena.
Se ne andò mollandomi uno schiaffo. “A dopo, troia!” mi disse, le sue labbra rosa gonfie di rossetto rosa anche quello, la pelle massiccia, olivastra, il suo fiato pesante, il mio culo rotto.
Mi lasciò solo nella casa prigione. Per un’ora circa mi misi a pensare come scappare, le corde erano belle tese, oggetti per tagliare o altro non c’erano o almeno non vicino al letto al quale ero incatenato.
Mi rassegnai.
Rimasi inchiodato a quel posto per tutto il giorno. Mangiai la banana e pisciai nel secchio. Si fece buio e pensai che quella non sarebbe tornata. E se mi lasciava li? Ma quella casa faceva comodo a chiunque. Cercai di calmarmi e di riposare.
Lei tornò a notte fonda. Fece un gran casino e accese tutte le torce a pile che c’erano. Era ubriaca. Mi saltò addosso e mi mise a pancia in giù. Le implorai di fermarsi, ma inutile il mio culo sapeva già cosa sarebbe successo. Ero con culo rotto, ancora sporco del suo sperma secco di prima mattina. Lei rise. “Fai schifo!” “…se potessi lavarmi…almeno..” mi tirò uno schiaffò. “Silenzio!” ordinò. Poi prese il secchi con il mio piscio e disse: “Lavati il culo con quello!” “No, ma!” feci ma lei mi tirò due schiaffi tremendi in faccia. Mi liberò le mani. Mi dolevano da quanto portavo quelle corde. Cercai di muoverle, roteandole, ma lei mi tirò ancora degli schiaffi in piena facci. “Spicciati ho voglia si scoparti!” disse e mi sbattè le mani nel catino col mio piscio. Mi liberò anche le gambe per potermi pulire meglio. Ma ero sempre legato al letto. Mi passai la mia urina sulle natiche e sul culo per pulire lo sperma della mattina. Ma lei era irrequieta e mi colpì più volte, ordinandomi di sbrigarmi. “Nonè abbastanza…” dissi io. Mi presi altri due ceffoni, uno lo parai con le mani libere, ma quella le tolse e mi colpì più forte. Non mangiavo da giorni ed ero stato abusato da una trans ben due volte in poche ore.
Lei allora si alzò dalla gonna fece uscire il suo cazzone massiccio e pisciò sul mio culo ordinadomi di lavarmi sotto il getto. Io non lo feci subito e mi beccai delle pedate nel corpo, così mi voltai per prendere il getto di urina della trans nel culo e usavo le mani per rimuovere le tracce dello sperma. Lei pisciò libera.
Quindi quando pensò che avessi finito, mi dette un panno pulito per asciugare il mio culo. Quando lo feci lei lo riprese in mano, me lo ficcò in bocca e mi sbattè a testa sotto e culo in aria. “Fermo o ti lego di nuovo! Una mossa sbagliata e di rotto il culo con un bastone e ti ammazzo!” mi righiò contro un orecchio con il panno con la mia urina in bocca. Lei si sistemò dietro di me e mi inculò senza olio, senza nulla affondando subito la cappella rosa nel mio sedere. Iniziò a pompare subito, faceva malissimo
abusò di me tutta la notte, col suo cazzo e con le mani.
Mi lasciò poi dormire delle ore.
Se ne andò ancora la mattino, legato, ils ecchio, la banana e le vitamine con acqua e zucchero-
tornò solo la notte. Ubriaca, prima mi pisciò in faccia e nel culo, quindi mi ficcò il suo uccello massiccio nel culo sbattendomi con rabbia.
Mi scopò anche quella notte con la stessa rabbia e cattiveria.
Mi violentò a lungo lasciandomi distrutto a terra.
La mattina dopo andò via.
Passai il giorno temendo quando sarebbe tornata.
Lo fece a tarda notte ancora.
Non era ubriaca stavolta, ma ugualmente cattiva.
Mi piasciò ancora addosso e mi scopò a secco infilandomi il suo uccellone massiccio nel culo.
Venne copiosamente dentro di me e se ne andò.
Tornò il giorno dopo e quello dopo ancora.
Violentandomi ripetutamente. Feroce, crudele.
Mi lasciava sempre da magiare, da bere e le vitamine.
Un pomeriggio sentii qualcuno aggirarsi attorno alla casa. Temetti di morire, perché se fosse salito mi avrebbe trovato legato mani e collo ad un letto. Ma andò via.
Quella notte la stronza violentatrice non venne.
Ma lo fece la notte dopo. Ancora ubriaca mi prese con la forza inculadomi con rabbia.
Andandosene però fece l’errore di lasciare un coltello sul letto. Lo presi e mi liberai le mani, quindi con lentezza esasperante, ci impiegai tutto il giorno!riuscii a liberarmi anche dalla catena che mi teneva imprigioanto al letto e dopo aver preso tutto il cibo e i vestiti che trovai scappai via.
°°°
Mi legai per qualche mese ad un gruppo di briganti che taglieggiava i commercianti che andavano nelle città dei mercati. Erano male in arnese, ma almeno potevo mangiare e riposare in un letto. C’era anche un medico(che mi dette una mano con culo martoriato dai giorni ripetuti di violenze subite)e delle donne. Scopai con una donna. Era una vecchia di cinquantanni che al campo la dava un po’ a tutti. Non era messa male nonostante le privazioni e le pene del dopo apocalisse, ma si lavava, si truccava, profumava di donna e aveva due belle tette e un culone da sposa invitante e morbido.
Ma una mattina il nostro campo venne attaccato da un gruppo di pirati in motocicletta armati fino ai denti, fecero una strage distrussero tutto e si rubarono cibo e oggetti di valore. Io e altri 4 eravamo in riconoglizione sulle strade e ci salvammo dalla mattanza. Io e il dottore ce ne andammo da soli in bici verso la città a cercare lavoro. Il medico fu accolto in una casa di ricchi possidenti di armi ed io rimasi di nuovo solo.

°°°
°°°
°°°

Scappai per alcuni metri nella boscaglia con quelli dietro.
Caddi per terra per colpa di radici affioranti. Mi sentii afferrare per le gambe e scalciai. Colpii qualcuno e mi rialzai, ma l’altro mi aveva raggiunto. Mi puntò una pistola addosso e disse:
“Fermati o sparo. Ti abbiamo preso!” Era un biker con tuta militare, cinturone di proiettili addosso, scarponi militari di lusso per quei tempi e aveva una vera pistola, nuova di zecca. E la cosa incredibile è che era una donna. Vedevo le tette a pera sotto la tuta, senza reggipetto con i capezzoli ritti. Le braccia erano atletiche ma corte, il volto era coperto dal casco, ma spuntavano ciocche di capelli biondi.
“Ok, non uccidermi..” feci.
Da dietro sentii arrivare un colpo alla schiena che mi mandò a terrà,
“Stronzo bastardo mi hai preso un labbro…” disse l’altra biker, mi tirò un calcione alle costole che mi tolse il fiato. Poi mi prese le braccia e mi sbattè a terra. Era una donna massiccia ma bassa, anche lei in tuta, ma senza casco, capelli ricci folti e pelle olivastra.
Mi legarono e mi trascinarono alle due motociclette.
“Chiama Fraue, dille dove siamo.” fece la bionda che si era tolta il casco, era una donna dalla pelle chiara, carina, ma dagli occhi di ghiaccio.
Arrivò un van di medie dimensioni. Ne scese Fraue.
“Chi abbiamo qui? Un maschio sulla trentina vedo….bianco…uno straccione…ma non messo così male vedo….ci tornerà utile come schiavo..”
Raggelai.
Fraue era una donna alta un metro e novanta, faccia lunga, naso aquino, bocca larga e sensuale, senza dubbio, portava dei capelli lunghi molto rossi legati dietro, tuta militare e una maglietta blu che risaltava le sue forme, delle belle tette gonfie. Portava occhiali da sole neri ma se li tolse per fissare i suoi occhi scuri su di me.
“Hai finito di vagabondare…….da oggi sarai a nostro servizio….Andiamo ragazze abbiamo ancora tanta strada da fare.!” mi dette uno strattone e mi condusse nel van. Mi legò le mani ad una barra di ferro, lei salì davanti e partimmo. Le due donne in moto davanti al van qualche kilometro. Si parlavano con walkytolkie in continuazione. Fraue non mi degnava di uno sguardo o mi rivolgeva parola.
A sera ci fermammo a mangiare in uno spazio chiuso. Nel van c’era di tutto: cibo, alcool, patatine fritte, frutta secca, acqua. Loro consumarono un pasto robusto parlando fra loro. Mi lasciarono i loro avanzi. Tonno in scatola e carne secca con fagioli cotti ancora caldi.
“Grazie!….ma voi cosa”chiesi alla bionda.
Mi tirò uno schiaffo fortissimo.
“Zitto, non devi dire una parola. “ mi ordinò. Mi colpì ancora in faccia con violenza. E se ne andò dalle amiche.
Mangiai voracemente. Il tonno era buonissimo, lo raccattai direttamente dalla scatoletta leccando avidamente, non ne mangiavo da anni.
Passammo la notte nel van. Le due donne si accomodarono nel letto abbracciate. Fraue mi mise del nastro adesivo alla bocca e mi ordinò di dormire e non provare a fuggire. Fuggire? Ero legato mani e piedi ad una barra di ferro. Impossibile. Lei mi tirò un ceffone e si accomodò su un sedile con un fucile in mano. Mi risvegliai con una voglia matta di pisciare, ma non potevo parlare. Iniziai a muovermi e fare casino fino a quando Fraue non si svegliò. Mi tirò una manata e tolse il nastro adesivo facendomi un male cane con un colpo secco.
“Cazzo fai?”
“Devo pisciare! Non ce la faccio più, la prego!”
Mi liberò i piedi e mi trascinò fuori dal van.
Ad un albero mi disse di pisciare. La guardai. Lei mi tirò un colpo in testa e poi mi ficcò una mano nei pantaloni. Prese il mio cazzo in mano e lo spinse in fuori.
Mi tirò i capelli e mi ringhiò sulla faccia.
“Se te lo fai rizzare te lo stacco col coltello e ti lascio a morire qui!” aveva una voce calda ferma dura.
Ero terrorizzato.
“…no…no…non lo farei mai….giuro….”
pisciai con la paura che mi gelava i polsi.
Tornammo nel van e facemmo colazione, cioè loro bevvero caffè, mangiarono marmellate e formaggio, a me lasciarono avanzi da un piatto, ma tutto era squisito. Fraue mi dette la sua tazza con rimasugli di latte e caffè. Prima ci sputò dentro un paio di volte, le altre risero, quindi me la dette: BEVI
nonostante lo sputo della donna il sapore del latte e del caffè erano ottimi. Non bevevo latte da anni.
Ringraziai e mi beccai un ceffone dalla bassina. “Bravo, da ora potrai dire solo GRAZIE e SìSIGNORA! Intesi?” e mi dette un altro ceffone.
Annui e Fraue mi colpì.
Allora capii e dissi: SìSIGNORA.
°°°
viaggiammo per un paio di giorni. Stavo legato nel van. Loro cercavano cibo, coperte, vestiti, benzina, alcool. Il van era pieno e le bikers si alternavano alla guida. La notte cercavamo riparo nei garage abbandonati. La sera mi slegavano, potevo pulirmi e sgranchirmi le gambe. Ma mi misero subito sotto. Dovevo servirle il cibo e riempire i bicchieri. Avevo le mani libere e le gambe, ma una pesante catena al collo. Loro ordinavano, mi deridevano, mi maltrattavano con schiaffi e sputi in faccia, ma non stavo male. Mangiavo, bevevo e potevo lavarmi con l’acqua del van. Erano piene di cibo, dolci e tonno in scatola, non mangiavo(sempre i loro avanzi ovviamente)così tanto e bene da secoli. Il caffè solubile era squisito, certo a turno le donne ci sputavano dentro, ma era buono ugualmente.
Fraue era la capa, si vedeva, ma le donne erano toste e sveglie, stavano assieme, la notte ogni tanto, prima di dormire si toccavano fra loro.
°°°
una mattina giungemmo ad un lago. Scendemmo tutti quanti. Le donne si abbracciarono fra loro e si baciarono in bocca.
“Ce l’abbiamo fatta anche stavolta! YEEEEE!!!!!!!!!” gridavano.
“E abbiamo rimediato anche un nuovo servo per l’inverno!” disse Fraue prendedomi per le palle e trascinandomi in mezzo a loro. Mi riempirono di schiaffi e scapaccioni. Manate nel culo e Fraue mi tastò il culo e lo spizzicò a lungo.
“Sapete cosa mi è venuta voglia di fare?” chiese maliziosa.
“ohhhhhhh….sìììììììììììì” fece la bassa e mi dette un paio di tastate al culo fortissime.
“Ma prima, il rito! Va rispettato – fece la bionda iniziandosi a spogliare – il bagno nel lago!” urlò e le altre gridarono yeeeeeeeeeeee. Mi dettero dei ceffoni e Fraue mi strizzò ancora il culo. Forte. “A dopoooooo” disse, mi legò nel van e andarono a tuffarsi nel lago.
°°°
dopo il bagno nel lago, nude, accesero un fuoco e mangiarono e bevvero birra.
La bionda mi portò i loro avanzi del cibo e del caffè. Sputò nella tazza e sorrise:
“Adesso tocca a te! Prepara il tuo culo, Fraue ha qualcosa per te!”
“nooo.ooo iooo…” mi tirò uno schiaffo pesante.
“Zitto.!”
“Sì Signora…” dissi prima che mi colpisse in faccia.
Mi portano vicino al fuoco. Sistemarono una panca al centro e mi ordinarono di prepararmi. La bionda mi dette della vasellina.
“Per il tuo culo, sei vergine o ti hanno già sfondato il culo?”
“io, no…cioè..”
“Cioè cosa?” fece la bassa colpendomi.
“…io….un anno fa….ecco…”
la bionda mi tirò una scoppola: PARLA!
“…ecco…un anno fa…..sono stato violentato per varie notti da un trans….”
scoppiarono a ridere. Vollero che raccontassi tutto. Lo feci, dissi di come ero prigioniero in quella casa, di come la tipa veniva la notte ubriaca e mi sfondava il culo.
“Cazzo……e…questa è bella……..
“…incredibile! Ma meglio per te! Così oggi sentirai meno male. Mettiti la vasellina e distenditi sulla panca.
Mi ficcai la vasellina nel culo e attesi. Fraue si stava vestendo nel van. Uscì fuori con lunghi stivali neri, salopette nera e nuda sotto. I capelli raccolti, truccata, rossetto e il resto, la bocca di fuoco, portava dei guanti e nel mezzo alle sue gambe, un grosso cazzo di plastica grigio.
Raggiunse il fuoco e la panca dove stavo io. Impaurito. Infatti quel cazzo posticcio era veramente grosso e lungo, molto, fottutamente lungo!
Fraue mi prese per i capelli e mi ficcò i suoi occhi addosso.
Tremavo.
“Adesso ti scopo col mio strap-on!”
“Ehi bella! Non sai una cosa…” fece la bassa. E le raccontarono di me e delle violenze subite col trans un anno prima.
Fraue allora mi fece stendere sulla panca e mi tastò il buco del culo. Ci infilò un dito. Ahiiii!!! gridai, ma mi presi uno sculaccione fortissimo. Lei ci ficcò anche l’altro dito e spinse. Urlai di dolore e mi presi scapaccioni e botte sul culo dalle tre donne.
“…sì c’è passato un bel cazzo qua dentro, ma adesso sta a posto, niente danni anali o slabbrature, niente sangue.
Presi altri scapaccioni.
“Bene, posizionatelo!” ordinò Fraue e le due donne mi bloccarono le spalle, la bionda mi teneva basso e mi fece alzare il culo, la bassa mi si mise davanti alla faccia e tenendomi un braccio alzato, mi ficcò il suo sesso, sotto la salopette, in bocca.
Intanto Fraue si preparava, spingeva le dita dentro il mio culo e mi sbatteva il cazzo di plastica sul culo.
Quindi spinse la cappella nel foro.
Urlai e la bassa mi rifiò un paio di schiaffi che mi fecero piangere. La bionda mi tirò il braccio facendomi male. Fraue era lì. Sull’orlo del mio culo. Quel cazzone era proprio enorem. Sentii spingere ancora la cappella. Piangevo leccando la salopette della bassa. Fraue spinse ed entrò. Urlai, presi altri schiaffi. Fortissimi. Poi Fraue si sistemò meglio sopra di me e spinse forte, dentro. Cazzzooooooooooooooooooooooo un male cane. Presi altri schiaffi e la bionda mi dilatò il culo e Fraue spinse ancora più a fondo.
Ahhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh
uno strappo, la bionda che mi apriva il culo, Fraue che mi ficcò quel coso nel culo. Un male, lei era forte, grossa, atletica e mi dominava. Mi dominavano. La bassa si abbassò la salopette e mi offrì la sua figa pelosa da baciare.
“Prendi schifoso! Baciami la figa!”
“SìSignora!” dissi mentre Fraue estraeva il cazzone e poi spingeva più forte.
Ahhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh
lei spinse. La figa della bassa era pelosa e folta.
Fraue mi penetrò a fondo, la sentii spingersi, era largo e faceva un male cane.
Ahhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh
la bassa mi teneva la faccia contro il suo sesso
leccavo
annaspavo
fraue mi inculava con forza.
Mi prese i fianchi e mi spinse contro la panca, la bionda mollò il mio culo e andò dall’amica a baciarla sulla bocca e toccarle le tette.
Dietro la padrona mi violentava.
La sua presa era esperta e tenagliosa.
Mi pressava sui fianchi e mi inculava.
Fuori e dentro.
Con rabbia e con esperienza.
Sentivo ondate di caldo bruciarmi il culo, ma quel coso con la vasellina scivolava dentro senza ferirmi, ma era grosso.
E lungo.
Lei spingeva forte.
Dentro e fuori.
Leccavo e cercavo di respirare col naso per prendere aria.
Lei dientro mi trapanava.
Lo strap-on antrava e usciva. Grosso. Lungo.
Fraue rideva e prendeva ritmo, mi cavalcava da dietro, nel culo. Deep hard. Dentro e furoi.
L abionda mi tolse la faccia dalla figa della fidanzata e si mise a leccarla lei. Fraue allora aumentò i ritmi della cavalcata nel mio culo
ahhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh
ahhhhhhh mi fa maleeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee
lei mi teneva i fianchi e spingeva il suo coso su ben dentro di me.
Urlavo di dolore, ma il calore di prima si era spostato al corpo e respirando meglio mi stava anche iniziando a piacere.
Era vero.
Non era come un anno prima, quel trans bastardo che mi sfondava il culo ubriaco comprendomi di botte e insulti. Qui Fraue era brava sapava scopare bene, spingeva il suo attrezzo dentro di me e libero di respirare e mentre non prendevo botte, mi godetti anche quel cazzone nel mio culo.
Ma non troppo, mentre i miei ahhhhh erano diventati ohhh di piacere, Fraue uscì da mio culo.
TROIA BASTARDA STAI GODENDO!!!! FIGLIO DI PUTTTTTTANAAAA urlò e le due donne smisero di baciarsi e vennero a coprirmi di botte e sputi. Fraue mi mise il suo cazzo in bocca e mi disse di pulire il cazzone mentre le altre due mi picchiavano. In testa.
Fu dura ma dopo sputi, scapaccioni, leccate e schiaffi si calmarono.
Mi ordinarono di pulire al meglio e di spicciarmi che c’era ancora più di un’ora di salita.
Con i walkytalkie chiamarono delle compari.
Dopo 45 minuti schesero due bikers e una jeep. Dentro tre donne e un uomo, le bikers erano donne. Si salutarono calorosamente, baci, abbracci e tutto. Quindi ordinarono a me e all’latro uomo di scaricare parte del van nella jeep e poi nelle grosse sacche delle motociclette. Ci volle quasi un’ora. Mi presi botte e sputi perché ero lento, l’altro uomo non fiatava, lavorava e basta, era vestito con una tuta gialla e pantaloncini corti con tasche, alle scarpe ottimi scarponcini da montagna con calzettoni di cotone vero. Lo invidiavo.
Quando la merce depredata in giro da Fraue e compagne fu redistribuita fra i vari mezzi iniziammo la salita.
Fu un inferno, la strada era solo a tratti asfaltata, il van procedeva lentissimo e così la jeep. Ci volle più di un ora ad arrivare ad un grosso campo esposto al sole, recinsioni alte, staccionate, torrette di guardia. Una grossa porta. Il campo non era grand ema neanche piccolo, varie capanne, rimesse per attrezzi, tende, ecc. tutte donne in tuta militare e pochi uomini che eseguivano ordini e correvano a fianco delle donne. Ci ordinarono di scaricare. Vennero altre 4 uomini per fortuna e finimmo presto.
Fraue mi prese e mi condusse in un grosso giardino dietro un edificio di legno. Mi fece percorrere il giardino e arrivammo ad una struttura nuova in legno e acciaio, bassa tutta a specchi, fuori dalla struttura erano appesi 3 uomini per le gambe e per le braccia. Erano visibilmente spossati, sudavano e piangevano. Due erano a testa in alto, quello al centro invece a testa in giù e dell’erba urticante era ficcata nel suo culo. Davanti a loro passeggiavano delle donne in stivali di pelle e corpetti sexy, con fruste in mano. Fraue le salutò con baci e carezze.
“Un nuovo?” chiese una delle donne con tratti asiatici, piccoletta ma carina dando una staffilata sul culo di quello con l’ortica.
“Sì, lo abbiamo trovato a S.nel bosco. Ci sarà utile per l’inverno…che ha fatto lui?”
“Oh, ha tentato di scappare, lo hanno ripreso dopo due giorni……..adesso sconta la sua pena…è appeso così da stamattina..” rispose l’asiatica.
“BenE!”
mi girava la testa.
Dove ero capitato? Che sadiche pazze……
Fraue mi tirò via e mi fece entrare nella struttura, mi legò ad un palo e disse: “Vado a cercare Sama per il marchio!”
“Il marchio?” feci impaurito e mi beccai un ceffone.
“Il marchio, sì, li marchiamo come le bestie i nostri schiavi! Sono nostri!”
“…ehi…ma…” feci ma lei mi colpì al volto.
°°°
Tornò dopo qualche minuto con una donnona grossa, nera peina di carne ovunque. Portava anche un bracere con rotelle e dentro un bastone che stava arrostendo. Mi divincolai con rabbia, ma Fraue me prese i capelli e poi mi immobilizzò a terra, Sama enorme mi tolse pantaloni e mutande, mi schiacciò le gambe a terra con forza quindi con calma prese il bastone dal bracere. Sentivo il fuoco sul metallo. Non osavo guardarlo ed era poi impossibile. Tremavo. Avevo una fifa matta. Sentii Sama urlare Ecooooooooooooooooooooo
e poi un dolere terribile sul culo. Un bruciore d’inferno, un lampo, sentii Sama che muoveva la mano sulla mia carne e poi sollevò il bastone.
Fatto.
Io svenni.

(La storia si interrompe qui. Se volete che la continui fatemelo sapere per mail a dorfett@alice.it)

Questo racconto è stato letto 369 volte!

 

Clicca qui per guardare centinaia di video porno !!!

 

Ricerche Frequenti: