Tanto sesso per mio padre e mia nonna




Mi chiamo Ruggero e sono un ragazzo di 26 anni della provincia lombarda. Un ragazzo appena laureato a pieni voti che ha deciso di andare a vivere da solo. Infatti mi sono trasferito da sei mesi in un bilocale vicino il posto di lavoro. Una scelta la mia dettata da una ricerca di indipendenza ma anche a seguito di quello che sto per raccontarvi.
Io infatti provengo da una coppia di genitori separati. Mio padre ha ottenuto il mio affidamento quando io ero molto piccolo ed è tornato a vivere con la madre. in realtà mia nonna è la sua matrigna dato che anche mio nonno si era separato da mia nonna e si era poi risposato.
Una situazione molto bella per i primi anni . Io e mia nonna eravamo come madre e figlio e mio padre aveva ritrovato la sua stabilità sentimentale con un’altra donna. Ma ecco che spesso il destino riserva delle vere sorprese e questo si aggrava se le persone ci mettono del proprio .

Io ero già al primo anno di università quando successe quello che sto per raccontarvi. Lezioni di mattina e a studiare con i colleghi il pomeriggio. Nel fine settimana si usciva con gli amici e si faceva sempre mattina ma nei giorni feriali dopo cena subito a letto.

Una di queste sere mi sono ritirato con circa 20 venti minuti di anticipo . Avevo un forte mal di testa e volevo fare una doccia rilassante prima di andare a cena.
Quella sera ricordo ancora che mia nonna aveva preparato una bella grigliata di pesce. Il adoro il calamaro arrosto e lei mi aveva proprio sorpreso . Una cenetta con i fiocchi a cui avevo partecipato assieme a mio padre e mia nonna appunto. Ma ero comunque stanco e volevo andare a letto. Una bella doccia bollente e subito sotto le lenzuola.

Ma dopo un po’ comincio a percepire degli strani rumori provenire dalla stanza di mia nonna. Dei rumori molto particolari, molto simili a quelli del cigolio delle molle dei vecchi materassi. Mia nonna che scopa ? E con chi ? Non feci neanche in tempo a cercare di dare una spiegazione a quei rumori che ho sentito in maniera molto distinta la voce di mio padre incitare mia nonna a succhiarlo più forte. Non potevo crederci . Mio padre stava scopando la sua matrigna?

Mi alzai dal letto ed andai ad appostarmi davanti la porta di mia nonna. le voci ed i  gemiti erano inequivocabili. Stavano proprio trombando e di brutto. Dal buco della serratura poi si vedeva proprio tutto. Mia nonna sdraiata sul letto e mio padre tutto nudo che la stava stantuffando in bocca. Una gran bella maiala da monta matura  lei che si faceva scopare in bocca come una troia.
Poi lei si mise a pecorina e mio padre tutto eccitato e paonazzo in volto cominciò a scoparla nel culo. Una vera trombata anale . Non ci volevo credere.
Sono tornato in camera mia ed ho messo le cuffie per non sentire più quei rumori . Dopo un po’ , dato che la situazione non era più sostenibile , ho deciso di trasferirmi da mia madre ed ora finalmente sono riuscito ad avere l’indipendenza economica per andare a vivere da solo.

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Ricerche Frequenti:

Attualmente sei assente by Idraulico1999 [Sentimentale]




Io percorro da qualche tempo in maniera affranta, desolata e provata quello spazio intimo che riaffiora di frequente riapparendo nella mia mente, visto che è stato innegabilmente lo sfondo prediletto e indubbiamente lo spettacolo irripetibile e senza eguali dei nostri ultimi baci. La timida luce di quei lampioni si ferma davanti al muro di mattoni, laddove qualche rovo penetrando in modo implacabile ma oserei affermare ben fermo e tenace rompe il muretto, nel momento in cui dalla campagna si leva la foschia della notte in una sera tra l’altro un po’ più fredda e meno piovosa di quell’ultima. Le gocce battono sul parabrezza, noi per l’occasione siamo abbastanza infreddoliti, per il semplice fatto che pianifichiamo di trascorrere quella notte assieme, purtroppo però non posso far l’amore, tenuto conto che senza i tuoi baci davvero non ce la faccio. E poi la voglia di slacciarmi il piumino, avvolgermi il maglione sul petto senza tralasciare in nessun caso le tue belle labbra, sai come mi fa stare la tua lingua? Ricordi quest’aspetto, vero? Il solo pensiero, infatti, che sia la tua bocca a baciarmi, con quelle labbra e quel sorriso, quelle tonde ed eccitanti sinuosità ulteriormente estratte esternamente dal reggipetto, così come due voluminose coppe da un canestro inatteso di sorprese mi fanno testualmente farneticare, in seguito tu abilmente me le sfiori delicatamente acciuffando i miei capezzoli.

Io non rispondo più di quello che sono, sragiono totalmente dell’abuso irrefrenabile e dello scandalo deforme e tangibilmente sconcio dei miei remoti pensieri, del frastuono dei miei propositi e dello scalpore delle mie intenzioni assieme alle mie oscene azioni, perché sono solamente una creatura, anzi, un essere che spiccatamente geme di gusto dal piacere che radicalmente tu riesci con dovizia a procurarmi così a fondo per davvero. I brividi caldi mi fanno fremere le cosce, i fianchi, il petto: adesso basta, perché in quest’istante non m’importa di non poter fare l’amore, io voglio farlo e subito, allora salgo sulle tue cosce come se non avessi fatto altro per anni, sicché il volante è perfettamente incastrato nella curva del mio fondo schiena e il collo è ben piegato alla ricerca dei tuoi baci. Non serve in effetti che tu mi penetri, perché sto benissimo anche così, in quanto inizio a ondeggiare in preda alle smanie più impudiche e lascive con il mio cazzo vestito sul tuo. In realtà neanche a dirlo, i miei capezzoli sono al momento tutti tuoi senza alcun limite, mentre io spremo accuratamente i seni nella tua bocca, io in quel preciso istante ti reclamo di fregiarmeli impreziosendoli con quei lividi, quelli che tanto adoro ammirare nello specchio del bagno una volta che sono a casa, poiché come se fossi dentro di me, a bruciapelo sennonché non mi trattengo e vengo limpidamente dentro i pantaloni.

Io ho ricordato per un istante il panico, cionondimeno quello spavento originario di quella volta in quel capannone in costruzione, in quello che sarà in definitiva il parcheggio dei dipendenti tra quelle strisce bianche tracciate di fresco accanto a quelle piccole siepi fiorite. In realtà, erano svariate settimane che l’infezione m’aveva impedito di fare l’amore rimandando l’evento di continuo, per il fatto che ero ancora una volta seduta sulle tue cosce con i miei seni nella tua bocca, eppure quella volta tu hai preferito essere più delicato e gentile che mai, leccandomi in modo acquoso e amorevole i seni. L’orgasmo finalmente m’ha liberato rinfrancandomi totalmente, rasserenandomi e ritemprandomi, come se la madre terra in persona si fosse impossessata di me e stesse liberando nella mia voce quell’urlo arcaico e primitivo della vita sprigionato dal mio corpo, dilaniante e immenso, persino così forte, che io presa totalmente dal panico ho iniziato sennonché a piangere. Tu, in quella speciale occasione, m’hai stretto fortissimo, ci siamo chiamati amore per tanti attimi, prima che anche tu sprigionassi il fiato gemendo, in conclusione sborrandomi per bene addosso sulla mia pelosissima e bionda fica, cospargendo il tuo sperma speziato sopra il mio addome e sulla mia anima, sì, perché è stato esattamente come percepire distinguendo il rumore della pioggia che cade sul deserto, precisamente come dopo parecchi mesi d’affanno, di siccità e di sofferenza, la mia bocca si è abbandonata in ultimo alla tua fronte immobile nel tuo abbraccio, con i capelli spettinati sulla tua mano, perché adesso devo realmente ammettere e riconoscere in pieno che già mi manchi.

La sabbia è destinata a scorrere tra le dita come in una clessidra beffarda, caustica e a tratti derisoria, intanto che l’acqua fa gonfiare la terra. In questo modo avrei agognato tantissimo di scoparti per bene di fronte alla vetrinetta, avrei sospirato di depredarti e di sbaciucchiarti completamente in ogni parte, precisamente a dirimpetto dell’apparecchio automatico del caffè, con tutto ciò invasa e presa dall’impulso naturale della salvezza, in conclusione io a ragion veduta ho prontamente sbraitato esponendoti:

“No, altolà, al momento ne ho a sufficienza, sto bene così” – sì, precisamente in tal modo.

Io avrei voluto che tu mi spingessi contro una finestra mettendomelo tra le chiappe fino a spaccare la vetrata, però l’ho detto. Io avrei voluto esprimere affermando all’istante di no che mi ero bevuta a tempo opportuno il cervello, dal momento che avrei fortemente bramato che tu m’avessi scopato ancora la gola come solamente tu sai compiere.

A dire il vero, però, senza rendermene conto, sono andata via verso la mia stanza, decisa, determinata e inflessibile, tenuto conto del fatto che là dentro non mi sarebbe accaduto nulla d’allarmante né di minaccioso né di preoccupante.

{Idraulico anno 1999}

 

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La cagna. Racconti brevi. by sweet_hole89 [Vietato ai minori]




La cagna. Racconti brevi. di sweet_hole89 New!

Note dell’autore:

Una vecchia conoscenza

Questa è la prima delle storie di una cagnetta. Non seguono un preciso ordine ma vengono così, di getto, sulla base dei ricordi.
Quella sera stavo lì davanti al baretto vicino casa, tra l’altro mi stavo annoiando ed avevo intenzione di rientrare.
Ad un tratto un tizio a bordo di una Golf mi saluta con la mano, poi si arresta di colpo, è Vilio, uno dei tempi della scuola, nonostante da allora non ci fossimo più incontrati lo riconosco subito, già a quei tempi era grande e grosso.
Mentre abbassa il finestrino mi saluta rumorosamente: “Ciao, come stai? Dai sali che andiamo a fare un giro e parliamo un po’”.
Non avendo molto altro da fare salgo, lui, in effetti, mi sta simpatico.
Si dirige verso la statale: “Andiamo a fare un giro a S., magari andiamo al cinema”.
S. è la cittadina più vicina, una quindicina di chilometri dal paese, che è piccolo e non c’è alcun cinema, anzi non c’è proprio nulla. Invece a S. ci sono un paio di cinema ma è mercoledì, uno solo è aperto e a metà settimana proietta film porno, ma a me sta bene.
Ci avviamo, con i finestrini aperti e l’aria che mi muove i capelli lunghi.
Va direttamente al cinema, siamo in pochi, ciascuno per conto suo. Proiettano un film con una famosa pornostar e le sue amiche che si fanno fare di tutto.
Sui titoli di coda ce ne andiamo, avviandoci subito verso il paese.
Iniziamo a parlare di quello che abbiamo visto, fighe, culi, tette e cazzi. Il discorso cade sul cazzone del protagonista maschile che sfonda culi a più non posso ed a me iniziano a vibrare le chiappe.
A Vilio viene l’idea di passare dal vialone, di andare a vedere i trans. Mi confida che c’è stato, ma poche volte, non gli va di spendere soldi per scopare, anche perché la figa non gli manca.
Così il discorso si sposta su certe conoscenze comuni, alcune amiche piuttosto disponibili, lui mi dice che gli piacciono i loro culi. Che ama incularle, più che scoparle, ha da sempre un debole per il culo ma non tutte glielo danno.
Io lo so bene che ha un debole per il culo, il primo giorno in cui iniziai a frequentare la sua stessa scuola lui, di un paio di anni più grande ma, come ho detto, già uomo fatto, forte e robusto, mi si avvicinò e mi invitò a casa sua quello stesso pomeriggio. Essendo del paese e partecipe delle chiacchiere che giravano era conoscenza delle mie “caratteristiche”.
Ovviamente era solo in casa e mi inchiappettò per ore sul letto matrimoniale dei genitori, dopo che ci eravamo denudati ed avermi fatto sfogliare alcuni giornali porno, anche gay, i primi che vidi in vita mia, gli baciai il cazzo dopo che mi ero messo il rossetto di sua madre e fu anche la prima volta che uno mi leccò il buco del culo. Lo avremmo rifatto solamente in un’altra occasione, molto meno comodamente, quando mi inculò di nascosto, dentro un capanno per gli attrezzi agricoli.
Comunque questa sera il discorso non sembra andare sulla nostra brevissima relazione.
Rompiamo le balle ad un paio di trans con i tacchi alti, quasi nude, ricoperte solamente da un minuscolo perizoma, devo dire parecchio belle, una mi invita a restare, che con una sistematina posso tirare su parecchi soldi, Vilio ride come un matto. Poi ce ne andiamo.
Siamo, però, entrambi palesemente eccitati, il film, le trans e l’argomento delle nostre chiacchiere hanno contribuito ad alzare la temperatura.
Vilio: “Altro che dormire, appena arrivo a casa mi devo tirare una sega”. Gli confido che me la sarei fatta anch’io.
E’ adesso che, sempre più carico, comincia a virare: “Una volta a te piaceva “tutto”. Adesso vedo che ti interessano le ragazze anche se con quei capelli e quella bocca gli assomigli”. Ridacchia.
Il mio lato troia viene subito fuori, è un riflesso condizionato: “Anche adesso mi piace tutto…”. Un attimo di silenzio imbarazzato, e lui: “Allora te lo chiedo, se ti piace tutto perché non ce la facciamo insieme la sega? Ci fermiamo da qualche parte”.
Io sono già pronto, mi volto verso di lui, gli appoggio la mano sinistra sul pacco, allargo gli occhioni e sbatto le palpebre: “Te la faccio io la sega”.
Si arresta immediatamente sul ciglio della strada, io gli abbasso la lampo ed infilo dentro la mano, glielo tiro fuori, lui: “Amico mio, vedo che non hai perso le buone, vecchie abitudini”, Io: “Vedrai!”.
Vilio mi piace, è senz’altro una brava persona, depravata al punto giusto, quasi quanto me.
Non possiamo, comunque, certamente restare lì, sulla strada, qualcuno ci avrebbe sicuramente visto, poteva capitare anche che qualche pattuglia ci controllasse.
Allora lui: “So io dove andare”.
Mentre guida gli accarezzo il cazzo, che avverto di dimensioni notevoli, come tutto il resto, lui respira forte. Dopo aver superato un’ampia curva, svolta verso sinistra, dove inizia, quasi invisibile, una strada sterrata che si addentra nei campi. La seguiamo per alcuni minuti, superiamo alcune lunghe file di vigna e giungiamo ad uno spiazzo di terra battuta con al centro una grossa baracca di legno, probabilmente un ricovero per i mezzi dei contadini, Vilio si arresta su retro, parcheggiando fra due vecchi trattori. Siamo soli e nascosti a tutti.
Ci caliamo entrambi i pantaloni, io li tolgo assieme alle mutande. Un attimo dopo mi sfilo la maglietta e gliela sfilo anche a lui, stiamo più comodi.
Adesso sono caldo come il fuoco, non vedo l’ora di assaporare nuovamente il cazzo di Vilio. Glielo stringo, lui ha un sussulto. In effetti dai tempi della scuola gli è cresciuto ancora, era già un bel palo, ma ora è veramente di ragguardevoli dimensioni.
Gli faccio colare sopra qualche goccia di saliva e lo masturbo per alcuni istanti, lui abbassa il sedile e si rilassa, allunga le mani e me lo tocca ma a me, femmina, questo non interessa: “Non penserai mica che io mi accontento di farti una sega, ora ti sistemo!”.
Gli porgo i capezzoli, che lecca avidamente, poi abbasso la testa, mentre mi avvicino sento l’afrore del suo sesso, un odore maschio, eccitante e coinvolgente, che mi fa sballare. Lo accolgo in bocca. Lo succhio forte, facendolo gemere di piacere: “Cazzo, un volta non eri così bravo!”. Spronato dalle sue parole mi spingo in gola il suo cazzo, il più profondamente possibile, quasi fino a soffocare. Lo trattengo un momento, poi lo tiro fuori e comincio a leccarlo, sbrodolando saliva.
Eravamo tornati a quel primo giorno di scuola, ma ora ero molto meno timido e molto più esperto. Mi accorgo che impazzisce quando mi va giù, tutto in bocca fino in fondo. Finalmente riesco a farlo entrare fino ai testicoli, lui mugola, allora torno su e quando arrivo alla cappella tiro un succhione fortissimo, lui quasi mi segue con il corpo, respirando forte, con dei rantoli, biascicando parole appena comprensibili: “Si… tutto… succhia…”. Lo spompino così potentemente per parecchi minuti.
Mi viene in bocca urlando, è tantissima, una parte la ingoio, l’altra esce fuori. Adesso gli bacio le palle, la pancia un po’ sporgente, le cosce. E’ peloso e la mia saliva, mescolata alla sua sborra si appiccica al suo vello. Lo lecco, per pulirlo il più possibile.
Si rilassa un momento, io continuo a baciargli il cazzo, finché, poco dopo, gli torna durissimo, finalmente alzo la faccia dalle sue palle e lo guardo negli occhi: “Ora voglio qualcosa anch’io, ti ricordi il mio buchetto…”.
“E’ proprio quello che voglio ora, spaccarti il buchetto”.
Mi sollevo, ho il culo che mi brucia dalla voglia, lo scavalco, dandogli la schiena, una gamba da una parte ed una dall’altra. Completamente divaricato come una puttana, mi appoggio al volante e mi calo giù, entra lentamente dentro di me, assaporiamo entrambi ogni centimetro di quella penetrazione. Vilio mi afferra i fianchi, per aiutarmi nel mio saliscendi: “Hai un buco bello aperto come ai tempi della scuola! Una fighetta… ti ricordi, ti chiamavo così, fighetta!”, Rispondo, gemente: “Ah… ah… è bellissimo. Ah… dalla scuola in poi non mi sono mai fermato… Ah…il mio culo non è mai rimasto vuoto… Ah… sempre bello pieno… Ah… tantissimi cazzi… spaccamelo… spanami… rompimi la fighetta… Ahhhhh”.
Il mio grido finale dimostra la gioia per il sua cazzo dentro di me. Per quella sensazione profonda, diversa, interiore, di pieno. Solo coloro si sono fatti penetrare lo sanno, non c’è altro modo di provarla, devi essere passivo, quella sensazione di dare piacere a qualcuno con il tuo culo.
Lui: “Mi piacerebbe comandare, scoparti io”, non chiedo di meglio, è lui che comanda, io servo.
Mi alzo e mi metto a pecorina sul sedile del passeggero completamente disteso, Vilio, però mi fa girare, con le gambe larghe tirate su, il buco per aria (mi vuole guardare in faccia anche se io preferisco farmi prendere il culo da dietro, è più da sottomessa). Lui si posiziona davanti a me ed entra dentro con forza. Mi sfugge un urletto che lo infoia, mi incula a bestia. C’è silenzio, si sentono solamente i miei ansimanti mugolii, i suoi grugniti e lo strusciare bagnato del cazzone contro le pareti del retto, mentre mi spappola i muscoli anali.
Mi sfonda con dei colpi micidiali, sembra che vuole e penetrarmi con tutto il corpo. Si vede che gode come un maiale e si diverte come un pazzo.
“Bella… bella… che vacca! Se lo sapevo venivo a cercarti prima! E’ proprio vero… anche da ragazzino sembravi un angioletto e invece ti facevi inculare da tutti… una cagnetta!”.
Verissimo, ero la cagnetta del paese.
Sono schiacciato contro il sedile, il suo torace contro la faccia, gli slinguo i capezzoli, mentre il cazzo mi sbrodola, perde come una fontana spanata.
Mi sborra dentro, riempiendomi l’ampolla rettale. Poi mi dice di trattenerla, di non sporcare.
Certo che la trattengo, non chiedo altro, mi piace la sensazione che mi da la sborra nell’intestino.
Mentre si rialza mi ritrovo con il biscione davanti alla faccia, inizio subito a lavarlo, c’è un cerchio marrone attorno, ma non importa, poi è buio e si vede poco. Al sapore sono abituato da tempo.
Ci rivestiamo, mentre si torna a casa si scusa, che se ha detto qualcosa di sbagliato era perché super eccitato e in futuro avrà ancora voglia di vedere qualche “filmetto” con me.
Gli rispondo che va bene così e che io sarò disponibile.
E’ contento, mi assicura che ha un posto tranquillo dove portarmi dopo il film, molto meglio che in macchina.
Ci andrò senz’altro. E mi tengo la sborra dentro fino al mattino dopo.

 

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