Una coppia mezza sbronza by IlTerzoDuca [Vietato ai minori]




Non sono affatto bruna, come mi pare di capire piacciano a lui le ragazze, ma sono certamente carina, con occhi blu e capelli fini, biondi come fili d’oro. Ho un bel corpo e soprattutto un seno alto e sodo, ben fermo sotto ogni abito che desideri indossare, t-shirt o camicetta. Ai ragazzi piaccio. Non riesco ancora capire come lui invece abbia potuto resistermi così a lungo.

Lo stuzzicavo indossando gonnellini sempre più succinti e colorati. Così vestita acquisivo tutte le posizioni per farmi guardare. Mio fratello non era timido, eppure mostrava una indifferenza profonda verso di me, inamovibile quanto inspiegabile. Lui è un ragazzo dalla corporatura robusta, con capelli nerissimi e ondulati, occhi neri, labbra carnose. Lo spiavo mentre si masturbava al computer e la cosa mi eccitava. Sebbene vedessi solo i movimenti del suo braccio e nulla più, mi ritrovavo sempre accaldata e viscida tra le gambe. Quante volte avevo desiderato che quella foga gocciolasse tutta sul mio viso, che la sua eccitazione si affievolisse dentro di me, che la sua voglia di sesso si acquietasse tra le mie cosce. Su di lui il mio sguardo concupiscente l’imbarazzava, sicuramente gli suggeriva suggestioni dissolute da cui intendeva fuggire per timidezza. Quella castità però non mi piace, lo volevo, volevo la sua celata animalità. Anche quando facevo doppi sensi e gli sorridevo maliziosa, trovava sempre il modo, brusco o gentile, di allontanarmi. Io da poco diciottenne, lui ventiduenne, mi considerava solo sua sorella e purtroppo non vedeva in me una da scopare. Fortuna che le cose cambiarono.

Quella notte d’agosto indossavo un abito bianco e corto sopra le ginocchia, leggero come l’aria, così morbido da lasciar trasparire il mio corpo, i seni erano nudi, avevo il solo perizoma come intimo. Eravamo in vacanza ed erano da un pezzo scoccate le tre. Al villaggio ancora rimbombava la musica da ballo e le luci colorate erano forti, però dovette accompagnarmi a casa. L’ordine di mio padre era stato tassativo. Dovevo rincasare. Non so perché papà si sforzasse di tenere questo stupido ordine ma a farne le spese era proprio mio fratello obbligato ad accompagnarmi.

Eravamo in riva al mare, camminavamo verso il nostro appartamento e non c’era anima viva quando, seccato, mi sbuffò in faccia: “Sempre colpa tua, l’ennesima serata in bianco!”. Mi sentii toccata nel profondo: “Ma che dici?”. “Dico che mi stai sempre attorno e non riesco a scoparmi nessuna”, rispose imbronciato. “Anche te però!”, provai a difendermi pur sapendo che aveva ragione. Ero davvero io a stargli sempre appiccicata addosso manco fosse il mio ragazzo. “Ma se cerco sempre il modo di lasciarti da sola!”, rispose. “Non è vero”, negai stupidamente. “Si che è vero! Che palle!”, mi disse. Io sbottai: “Allora tornatene alla festa!”. “Papà mi ha detto di riaccompagnarti a casa, non dire cazzate!”, continuò a lagnarsi e aggiunse: “C’ho voglia ecco!”. Gli afferrai la mano: “Voglia di qualche ragazza in particolare?”. “Ce ne sono tante lì”, fu la sua risposta. “E tornatene alla festa, ci vado da sola a casa”, gli risposi ancora delusa dal fatto che per lui era come se non esistessi. “Magari ma se papà se ne accorge se la prende con me. E che gli dico?”, fece lui. “Che volevi scopare”, gli risposi. “Sì certo. E secondo te cosa mi risponderebbe?”, continuò. “Che potevi scoparti me!”, asserii io di soppiatto. Lui stette per un istante in silenzio poi disse: “Ma che.. che cazzo dici, hai bevuto? Mi darebbe due sberle fidati!”. Con uno strattone liberò la sua mano della mia. Mi rabbuiai, mi venne lo sconforto, riprendemmo a camminare, ma non mi arresi. “Eddai, dico sul serio, dannazione! Vuoi scoparmi?”, ma lui mi mandava alla malora pensando che lo stessi prendendo in giro. “Aspetta, fermati dai, ti faccio un pompino. Giuro! Te lo faccio!”, ma niente da fare, mi sembrava di parlare ad un muro. Fu solo sulla soglia della nostra villetta che mi decisi a tentare il tutto per tutto.

L’avevo superato col preciso intento di giocarmi l’ultima carta. Avevo le spalle alla porta e gli dissi: “Hai ancora voglia di scopare?”. “Eccerto”, fu la sua risposta. Misi le mie mani sotto l’abitino e mi sfilai il perizoma lasciandolo cascare ai miei piedi. “Fallo con me. Ora. Sono stufa di attenderti”. Mi fisso con uno sguardo interdetto, tentennò poi fu letteralmente travolto dall’eccitazione. Pochi attimi e mi impalò contro la porta di casa. Finii col suo cazzo in figa, abbandonata al piacevole oblio dell’incesto che avevo tanto desiderato. In me c’era un turbinio di ingorda fame di sesso accumulata negli anni, una eccitazione delirante. Gemevo in maniera assordante, nonostante i suoi inviti a stare zitta perché in casa c’erano i nostri a dormire. Ero sbaragliata dal piacere che mi riempiva e avevo perso ogni controllo sul mio corpo, vibravo vittima dei continui colpi, feroci e rozzi, di mio fratello che mi teneva con le mani sulle chiappe. Le mie cosce lo cinturavano e lui mi fotteva colpo dopo colpo donandomi orgasmi su orgasmi. Giacevo trafitta in figa dal suo cazzo, soccombevo ai colpi, durissimi e rabbiosi, del suo bacino. E non stavo zitta, no, anzi crescevano di intensità i miei vocalizzi. Avevo scoperto una gioia selvaggia, quella del sesso incestuoso e la lascivia trasaliva in me senza ritegno. Il nostro sesso fu intenso e violento, senza regole, una piramide di scandalosa goduria. Soggiogata dai movimenti violenti e scomposti di mio fratello venni di continuo. Mi eccitava a dismisura la gioia gutturale che lui tentava di trattenere mentre mi sballottava senza ritegno. Mi si riempì la vagina di fluidi.

“Devi venirmi dentro”, gli ordinai assatanata. Percepii in lui una forte indecisione. Continuò a fottermi ma incerto sul da farsi. Allora gli intimai sbraitando con tono imperioso: “Vienimi dentro!”. Lui diede ancora qualche botta. “Vienimi dentro! Vuoi farmi aspettare altri diciotto anni una tua sborrata?”, gli comandai con prepotenza. Finalmente obbedì: ansimò in affanno e venne. Presi tutti i suoi spruzzi caldi fino a quando il suo gettito si esaurì. Lo abbraccia finalmente felice senza più parlare.

Il tempo di ricomporci e muti, senza dirci nulla, entrammo in casa filando a letto.

Mi scappò da ridere quando l’indomani, a colazione, mio padre disse a me e mio fratello queste parole: “Ragazzi fortuna che ieri siete rientrati con un po’ di ritardo. Qui fuori, proprio contro la porta, una coppia mezza sbronza si è messa a fare sesso! Roba da matti!”.

 

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Narciso by Mima [Vietato ai minori]




“Non esiste nessun luogo che riesca a trasmettermi la stessa sensazione di pace” pensai mentre ammiravo l’enorme distesa d’acqua che si stagliava calma e imponente davanti ai miei occhi.
Due ore di camminata tra salite e sentieri ripidi ma alla fine del percorso riuscivo sempre a rimanere a bocca aperta.
Quel lago è per me un rifugio dalla realtà, un piccolo angolo in questo vasto mondo dove posso sdraiarmi allegramente sull’erba morbida, chiudere gli occhi e dimenticare ogni problema.
Il mio piccolo rifugio si trova su un’altura che sovrasta il lago, nascosto da una fitta vegetazione che lo protegge dalle orde di turisti, i quali preferiscono la spiaggia.
Per questo ogni qualvolta mi sentivo giù di morale, prendevo il primo autobus e mi dirigevo lì dove nessuno sarebbe venuto a cercarmi.

Era da un po’ di ore ormai che, con un libro vicino, ascoltavo sdraiata le urla dei bambini in lontananza, il verso dei gabbiani, i rumori delle barche e il suono dolce dell’acqua che, formando piccole onde, andava infrangendosi contro gli scogli sotto di me.
Un venticello leggero mosse delicatamente gli steli d’erba, accarezzandomi dolcemente le guance e girando di qualche pagina il libro posato.
“Narciso” diceva il titolo a caratteri cubitali.
Quel mito aveva sempre esercitato un certo fascino su di me, un uomo che amava se stesso a tal punto da struggersi di dolore.
In un flusso di coscienza inarrestabile pensai che anche a me sarebbe piaciuto poter parlare con me stessa, una me stessa in carne ed ossa che mi aiutasse nei momenti difficili, che mi facesse compagnia quando mi tornava in mente quella sensazione quasi perenne di essere un pesce fuor d’acqua.
Infondo chi ci conosce meglio di noi stessi? E in quella immensa solitudine in cui versava la mia vita, quanto sarebbe stato consolatorio poter parlare a tu per tu con me stessa?
“Non sbaglierei mai il regalo di compleanno da prenderle, avremmo gli stessi gusti su tutto e sono anche sicura che sarei per lei un’amante ideale” pensai scherzosamente tra me e me.
“Da quanto tempo questa malinconia non ti abbandona?” questo pensiero riecheggiava prepotentemente nella mia testa.
“Troppo” risposi come se mi rivolgersi ad un interlocutore esterno.
“Chi è rimasto nella tua vita?”
“Nessuno”
“Sicura?”
“Tu”
“Perché sei qui?”
Sotto sotto lo sapevo, il vero motivo per cui salivo quell’altura non era certo il panorama o la voglia di stare sola, ah! Dio solo sapeva quanto volessi smetterla di essere sola!
Un piccolo passo e sarebbe tutto finito.
Quell’epifania mi spaventò, chiusi gli occhi, cercando di pensare ad altro e piano piano scivolai in un sonno profondo.

Quando mi risvegliai era notte fonda e non capii esattamente dove fossi, mi sentivo estranea al mondo, come in una bolla scura e fredda.
“Mi sono davvero buttata?” pensai.
In quella bolla c’ero solo io, il mondo racchiudeva solo me e …me.
Una strana sensazione mi stava possedendo nel dormiveglia in cui ero ancora immersa, mi sentivo davvero in compagnia di qualcun altro ed ero certa che quel qualcun altro fosse lei, la me nascosta da troppo tempo.
Mi abbracciai, come per afferrare quella sensazione e non lasciarla più sfuggire e quel contatto mosse in me qualcosa che era stato congelato per un periodo sembrato lungo un’eternità.
“Da quanto tempo non ti prendi cura di te stessa?”
“Troppo.”
Le mie mani iniziarono a muoversi da sole e scivolarono sul corpo morbido.
Mi abbandonai a quelle sensazioni piacevoli che il loro tocco mi regalava quando scorreva con movimenti circolari sulle braccia, sulla pancia, sulle gambe…come un massaggio rilassante e lento.
Sentivo sotto le dita le cicatrici sulla pelle, il passato che non voleva più scomparire dal mio corpo e si faceva vivo ogni giorno trascinandomi nella disperazione. Mi fermai a lungo su quelle cicatrici, come per fare pace con loro, con chi me le aveva procurate, con me stessa per essermene data la colpa.
Quella profonda conoscenza che stavo maturando col mio corpo mi portava ad esplorarlo con maggior curiosità, scostando le spalline del vestito e liberando il busto dalla stoffa.
Sentivo il vento che accarezzava teneramente la pelle assieme alle mani che diventavano sempre più avide nel toccare, nello scoprire i punti più sensibili del mio essere, mentre si dirigevano verso il seno morbido, dove i capezzoli, a contatto con l’aria fredda, svettavano verso il cielo scuro.
Il contatto mi fece gemere e i tocchi diventarono sempre più decisi e desiderati.
Non avevo fretta, volevo che il mio processo di guarigione avvenisse con calma, perché non mi perdessi nemmeno una sensazione, un’emozione, un momento da stampare nella memoria.
Mi alzai in piedi e feci scivolare il vestito lungo i fianchi rimanendo in intimo, in mezzo agli alberi.
Posai con cura il vestito vicino a me e continuai con la svestizione, rimanendo completamente nuda.
Richiusi gli occhi ed in inginocchio assaporai per qualche minuto la bellezza di quella liberazione, con la dolce sensazione dei capelli che, mossi dal vento, mi accarezzavano la schiena.
Volevo andare fino in fondo, superare la paura che mi teneva bloccata ormai da anni, dovevo abbattere quel muro che avevo alzato attorno al cuore perché non smettesse di battere.
Ricominciai il lento massaggio, soppesando con attenzione i seni e gustando la piacevole sensazione che mi donava quel tocco.
Iniziai a scendere, arrivando al ciuffetto di peli scuri che faceva capolino in mezzo alle gambe e dischiusi le labbra diventando sempre più impaziente di andare oltre.
Supina, inizia a disegnare dei cerchi sul clitoride, in un crescendo di intensità che mi portò ad iniziare una lenta penetrazione.
Quanto mi mancavano quelle sensazioni di piacere, quell’abbandonarsi alle percezioni del tatto senza pensare a cosa sarebbe venuto dopo. Se c’è un momento nella vita nella quale non si pensa al futuro sono certa che sia quello del sesso, quando le sensazioni sono così prorompenti che a nessuno verrebbe in mente di chiedersi “e dopo?”. Il dopo non esiste, quella bolla scura nella quale ero racchiusa era ferma nel tempo, un tempo dove potevo fare l’amore con me stessa per ore, sentendomi libera, sentendomi viva.
Non provai mai più un orgasmo intenso come quello provato la notte in cui feci pace per sempre con i lati più reconditi del mio essere.
I desideri repressi si erano manifestati tutti in una volta sola, scacciando i demoni che mi avevano perseguitata fino ad allora.

Guardai il precipizio vicino a me.
“Non oggi.” Pensai rivolgendo lo sguardo al cielo pieno di stelle.

Mi addormentai così quella notte, in mezzo alla natura, nuda, con un piccolo sorriso che faceva capolino sulle labbra.
Mi ero salvata, anzi, lei mi aveva salvata, quella lei nascosta dentro di me che mi faceva compagnia quando il mondo mi voltava le spalle. Quella lei che sapeva sempre che regalo volessi per il mio compleanno, quali fossero i miei gusti e che sarebbe sempre stata la mia amante ideale.
Dovevo vivere per me. Per lei. Per noi.

 

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Ricerche Frequenti:

Incesto 6 – La fica by ruben [Vietato ai minori]




Lei era Adele, e viveva con suo figlio.

Quella immagine la inquietava; le tornava in mente come una trasgressione che la affascinava, che la faceva sentire macchiata di una colpa grave ma alla cui attrazione non voleva sfuggire.
Era suo figlio. Lei lo aveva allevato con grande amore, con grande confidenza. Fino a che non divenne ragazzo aveva dormito con lei, a contatto con il suo corpo. Lei lo toccava, giocava per scherzo col suo pisellino, lo baciava in bocca, dappertutto. Poi lui si era fatto grande, ma anche a 18 anni era sempre lei che lo lavava, che gli passava la spugna sulle spalle durante la doccia, che lo asciugava. Ma quella volta aveva visto che lui, mentre lei gli asciugava il petto, aveva avuto una erezione.Ed era l’immagine del cazzo del suo ragazzo che la inquietava. Non aveva potuto dimenticare il membro duro ed eretto del figlio, il fatto che era diventato grande come quello di un uomo molto dotato, il glande turgido che aveva sentito con la mano sopra l’asciugamani.
Erano quattro anni che lei si era lasciata col l’ultimo amante, non aveva fatto sesso se non masturbandosi quando il desiderio di venire diventava incontenibile, ma nessun uomo, e ne aveva desiderio. Lei si conosceva, sapeva quanto amasse il sesso. Aveva cominciato da ragazzina, facendosi chiavare da un uomo anziano vicino di casa che l’aveva sverginata. Poi i ragazzi. Spesso usciva in macchina con tre di loro e li voleva tutti e tre. Ricordava di quando si metteva piegata sul cofano dell’auto e loro la chiavavano da dietro, uno di seguito all’altro, senza venirle dentro. E poi il padre di suo figlio. Lei aveva 19 anni e lui 40. Era un bell’uomo, forte e le piaceva da morire. Lei glielo aveva fatto capire ed alla fine fecero l’amore. Lui non voleva venirle dentro, ma lei, in un impulso di libidine, lo trattenne; non lo fece apposta, lo fece per il desiderio incontenibile di sentire il suo sperma nel suo corpo. Rimase incinta e lui la sposò. Furono felici per circa un anno; poi ci fu la disgrazia. Lui lavorava in una azienda di elettricità e rimase fulminato. Le lasciò la casa, alcuni appartementi fittati e la pesione per lei e per il figlio. Ebbe un amante, un uomo sposato, e lei era delusa. Lo lasciò e lui, per tacitarla, le diede molti soldi. E poi l’ultimo amante che sfruttava il suo desiderio di sesso per coltivare i suoi vizi. La faceva chiavare da altri per guardarla, lo fece due volte finchè lei non lo mandò via e lo minacciò. Poi cambiò quartiere. E nel frattempo vedeva il figlio crescere, diventare simile al marito del quale lei aveva sempre nostalgia. E quella visione le aveva rivelato un desiderio nascosto, qualcosa che era in fondo al suo animo e di cui lei non si era mai accorta. Lo amava, era suo figlio, ma senza saperlo, nel suo inconscio aveva cominciato a desiderarlo, a desiderarlo come uomo, come maschio e questo fatto la inquietava. Quando lui la abbracciava e la baciava sul collo, come faceva da sempre, lei sentiva amore e cominciava a sentire desiderio, voleva di più il contatto con il suo corpo.

Qualche settimana dopo, di notte, si alzò dal letto; non riusciva a masturbarsi ed acquietarsi. Andò in bagno a rinfrescarsi e passò davanti alla stanza del figlio. Sentiva dei sospiri: e allora si fece coraggio e con la punta del piede spinse un poco la porta, solo uno spiraglio. La stanza era buia ma dalla luce che filtrava dalla finestra vide che si stava masturbando. Aspettò che venisse, lo sentì venire respirando forte. E si allontanò. Provava una specie di rabbia o di dispetto; poi capi che avrebbe voluto essere lei a masturbarlo, a farlo venire, a far sgorgare il suo sperma giovane da quel cazzo duro che aveva visto alla doccia. Si vergognò di averlo pensato, ma pensarlo la eccitava, le faceva nascere desiderio. Ricordava suo padre, il piacere che le dava chiavandola anche quando era incinta, la grandezza del suo cazzo quanto quella del ragazzo, la resistenza del marito capace di farla venire prima di venire lui. E nella immaginazione vedeva il giovane figlio al posto del marito, immaginava tutto il piacere che lei poteva dargli, farlo venire dolcemente, insegnargli il corpo femminile, il sesso.
La mattina dopo, quando lui uscì si baciarono come sempre sulle labbra, Ma lei prese il suo viso tra le mani e o baciò sulla bocca , con le labbra umise, a ventosa, due volte.
– Che bel ragazzo che sei e che belle labbra che hai, Pino. Tu sei l’amore di mamma, il mio ometto. Dammi un altro bacio, vieni.
E nel baciarlo pressò il suo corpo contro quello del ragazzo.

Poi lei andò a rassettare la stanza di lui. Si accorse che il computer era acceso e le venne la curiosità di vedere. E ciò che vide la sconvolse.
Il pc era bloccato su un filmino porno dove una donna matura faceva l’amore con un ragazzo. Lei glielo teneva in bocca e lo faceva venire, si vedeva lo sperma colare dalle sue labbra. Lo rimise daccapo. La donna stava sul letto a cosce aperte mentre il ragazzo le leccava la fica con amore, succhiandole le piccole labbra e mettendole la lingua nella fica. Poi la donna lo guidò sul clito e lui continuò finche lei non ebbe le contrazioni dell’orgasmo. La donna non era bella, il ragazzo era molto bello. Erano attori, eppure sembrava che lo facessero per amore, nonostante la differenza di età. Lo rivide due volte, eccitandosi. Poi pensò: perchè lui vedeva quel filmino? Forse era questo che desiderava, una donna matura o forse a lui piacevano le donne mature.Quella donna del filmino avrebbe potuto essere la madre del ragazzo ed anche di più. E suo figlio si era eccitato per questa storia anche se il computer era zeppo di filmini di ragazze giovani che facevano sesso. Aveva scelto questo e si era eccitato fino a masturbarsi in quel modo così intenso come lei lo aveva sentito.
E cominciò a pensare. Sentiva il desiderio di provocarlo, di fargli capire che ciò che voleva poteva averlo da lei, di fargli immaginare….e pensava come fare per fargli nascere quel pensiero e quel desiderio.

Quando lui tornò lei stava in cucina. Lui la abbracciò da dietro e la baciò sul collo e lei,, che stava trafficando nel lavandino spinse il culo indietro contro il bacino del ragazzo. Poi si girò, lo abbracciò spingendo il suo corpo contro quello del figlio, gli prese il viso tra le mani e lo baciò sulla bocca, con le labbra umide, a ventosa. Abbraciandolo si era sollevata sulle punte dei piedi in modo che i suoi seni premessero sul petto del figlio.
– Tu vuoi bene alla tua mamma, vero?
– Si, lo sai.
– E la tua mamma ti darebbe qualunque cosa tu desiderassi per farti felice, qualunque cosa.
– Mamma, sono stanco e nervoso.
– Allora mangia e vatti a riposare sul letto. Però spogliati altrimenti si sgualciscono i vestiti.
Si era accorta che il ragazzo si era emozionato in quell’abbraccio e quel bacio umido sulla bocca, e aveva percepito uno piacere del figlio quando lei aveva fatto aderire il suo corpo a quello del ragazzo.

Lui si era spogliato e messo a letto, solo con gli slip ,come faceva sempre. Più tardi lei andò a controllare se si era coperto per dormire. Si abbassò sul letto e lo baciò in fronte. Lui era in un stato di sonnolenza, non era completamente addormentato e mormorò:
– Mamma…..
Lei gli girò un pò la testa e lo baciò sulle labbra e lui le rispose abbracciandole la testa.
– Che c’è, piccolo, vuoi la tua mamma? – e lo baciò ancora sulle labbra, ma restando a lungo con le labbra su quello del figlio….e vide che la coperta era sollevata all’altezza del cazzo, che lui aveva avuto una erezione. Glielo carezzò sulla coperta, lievemente , passando alcune volte la mano sulla lunghezza.

Lui aveva qualche linea di febbre, non si alzò quel pomeriggio. Lei era ansiosa per la sua salute. Aveva preso freddo per la sua abitudine di stare nudo nel letto, era congestionato e lei pensò di frizionarlo con una pomata alla canfora.
Accese la stufa nella stanza e gli scoprì il petto. Glielo accarezzò,indugiando col palmo della mano sui suoi capezzoli e lo sentiva eccitarsi. Comiciò a frizionarlo, lentamente, passanso la mano sul petto quasi col piacere di toccarlo. Lui teneva gli occhi chiusi e lei vide che la coperta si sollevava, aveva erezione per quel massaggio così sensuale. Lo sentiva reagire lievemente quando passava il palmo della mano facendola ruotare sui capezzoli. Poi lo coprì.
– Dormi, adesso.
– Rimani con me – gli disse lui – e lei sentì in quella richiesta una strana tenerezza. Lo carezzava sul viso aspettando che si addormetasse e quando lo vide quasi dormiente, passò la mano sulla coperta dove era il suo cazzo e lo baciò succhiandogli lievemente il labbro inferiore. Ma non le bastò: fece buio nella stanzaa per farlo dormire e mise una mano sotto la coperta. Sentiva la grandezza del suo cazzo sugli slip e poli li abbassò un poco per toccare la carne, per passae il pollice sul glande e sentire la pelle liscia. E lo carezzò sui testicoli, lievemente, per non svegliarlo, sembravano i testicoli di un torello, grossi. Gli carezzò le cosce, sfiorandogli i peli. Ma si fermò per paura che si svegliasse.
La sera lui respirava meglio ma si sentiva senza forze.
Lei gli mise la casacca del pigiama e mentre gliela metteva gli sfiorava apposta i capezzoli.
– Vieni a dormire vicino a me, non posso stare tutta la notte in piedi.
– Mamma, ma….
– Ma cosa? Da piccolo hai sempre dormito con me.
Lui si mise nel letto grande della madre , si era portato il computer.
– Chiudi gli occhi, adesso, mi devo cambiare.
Lei si cambiò davanti al grande specchio dell’armadio; sapeva che lui la stava guardando, ma lo fece con naturalezza. Si tolse il reggiseno e si guardò e toccò i seni davanti allo specchio. Si tolse i pantaloni, rimase solo con i piccoli slip quaisi trasparenti e finse di cercare la camicia da notte in modo da rimanere il più possibile soto lo sguardo del figlio. Aveva belle cosce, un bel culetto e, davanti allo specchio, le mutandine facevano vedere il nero dei peli del pube. Poi indossò un baby-doll, molto corto, che lasciava fuori un pò delle mutandine, spense la luce e si mise nel letto accanto al ragazzo.
Lui prese il portatile che aveva messo sul comodino, se lo appoggiò sul petto e lo accese.
– Dai, disse lei, vediamoci qualcosa insieme.- accostando il suo corpo a contatto con quello del figlio. Ma quando lo schermo si illuminò si rivide la scena della donna che faceva il pompino al ragazzo.
– Mamma, non guardare.
– Non cambiare, voglio vedere.
– Ma è una cosa….
– E’ sesso ed è una scena bellissima, lasciamela vedere. Non c’è niente di male.
La coscia di lei era a contatto con quella del figlio e per vedere meglio gli si era messa quasi addosso, facendogli sentire i suoi seni sul braccio.
– Bello, vero? ah, lei è una donna matura, forse ha la mia età ed il ragazzo la tua. Come è brava, lo sta portando in paradiso.
Allungò la mano e gli sfiorò il cazzo in mano, era durissimo.
– Ti sta eccitando, vero? eccita anche me, Guarda come sono belli! questo ragazzo è proprio bravo, un vero ometto. Dai non imbarazzarti, non c’è niente di male a vedere un pò di sesso; e poi questo è così bello. A te piace vedere questo filmino?
– – Mamma, ma io….
– Su, parla con la tua mamma. Ti ha eccitato molto, hai il pisellino duro duro. Perchè non ti confidi con la tua mamma? tu hai questi desideri?
Si,è così. Sei giovane e sei un bel ragazzo, più bello di questo del film. Perchè non ti fai aiutare dalla tua mamma. – e mentre parlava gli passava la mano delicatamente sull’asta.
-Ti piace così?
– Mamma, tu….mi aiuteresti?
– Vieni, ti faccio provare quello che fa quella donna.
Lui non aveva mai avuto un pompino e lei era abilissima a far godere l’uomo in quel modo. Da ragazza ne aveva fatti tanti, anche a sconosciuti. E poi lo faceva con amore, col desiderio di farlo godere il più possibile. Gli leccava l’asta, l’attacco del glande all’asta, gli faceva succhiotti al glande, gli carezzava i testicoli tenendoglieli in una mano. Lui la carezzava sui capelli, sentiva i seni che strusciavano sulle sue cosce.
– Mamma, come sei brava, che bello.
Poi lei sentì le contrazioni del cazzo vicino allorgasmo, rallentò, voleva che venisse lentamente, con un orgasmo più lungo. E sentì lo sperma caldo del figlio che le inondava la bocca e non potè trattenersi dal desiderio di ingoiare quello sperma fresco e giovane mentre glielo teneva ancora in bocca aspettando che finisse la turgidezza.
Andò in bagno a sciacquarsi la bocca e portò un asciugamanino umido per pulirgli il cazzo.
Lui la abbracciò, le mise la lingua in bocca, le toccava i seni, era ancora eccitatissimo.
– Sei contento?
– Ah, che bello, mamma, ti amo.
E lui timidamene spinse la mano a toccare i peli del pube della madre.
– Vuoi toccarla? si, te lo faccio fare.
Si tolse le mutandine e si mise accanto a lui con le cosce aperte.
– Voglio vederti, mamma. – disse lui, ed accese la luce della lampada del comodino. Poi timidamente le mise un dito dentro, sentì l’umido della eccitazione di lei. aveva il cazzo di nuovo duro.
– Vieni piccolo, mettiti tra le mie cosce, ti faccio fare tutto. Vieni, fammi sentire come sei diventato uomo, chiava la tua mamma.

Dormirono fino al mattino, nusi ed abbracciati nel letto. Era domenica.
Lei si alzò per prima, lui rimase nel letto e quando lei gli portò il caffè lui le disse:
– Mamma, fammela vedere, è bellissima.
– Va bene, ma poi alzati.
Si tolse le mutandine, sollevò la veste e si avvicinò al viso del figlio mettendogli la fica molto vicina al viso. Lui la penetrò col dito.
– Succhialo amore – gli disse lei – ha sapore di femmina.
Lui mise due dita , le mosse un pò avanti ed indietro e sentì il bagnato della eccitazione di lei. Tirò fuori le dita bagnate e lei gli prese la mano e gliele fece mettere in bocca.
– Bravo, così, impara il suo sapore.
(continua)

 

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