Vacanze In Sardegna by MarcoB [Vietato ai minori]




Ciao, sono Michele, trentacinque anni, sposato da quattro con Giada che di anni ne ha trentatre. Ci siamo conosciuti quindici anni fa e siamo cresciuti insieme sul piano sentimentale e sessuale. È sempre filato tutto a meraviglia tra di noi con una grande intesa e senza incomprensioni, strani desideri, pause di riflessione. Eravamo la classica bella coppia dove lei, esuberante e affascinante, si lasciava condurre da me, che avevo i piedi ben saldi a terra. Anche la scorsa estate abbiamo deciso di andare in vacanza con i nostri amici Giorgio e Piera, cui si era aggiunto Nico che, in quel periodo, non aveva una ragazza fissa. Cinque amici di lunga data, con destinazione la Sardegna.

Di me dicono che sono un bel giovanotto, senza grilli per la testa, con un sorriso dolce e lo spirito gioviale. Giada è una bella ragazza, sicura del suo fascino, sempre felice e piena di entusiasmo. Fisicamente non passa inosservata con un reggiseno (quarta misura) che fatica a coprire due tette da sogno e un culo che proprio non le riesce a tener nascosto. Un culo che è una sfera perfetta ed è sodo, risalta ovunque, in un pantalone attillato come in uno largo, in una gonna e in una minigonna. In estate, al mare, quando indossa un costume ristretto, alla moda brasiliana, con un filetto che s’infila tra le chiappe, il suo culo guadagnava imperioso le attenzioni di tutti i presenti. Chiunque la guardi, dotato di un sano appetito sessuale, non può fare a meno di rimanere con gli occhi incollati su quel miracolo della natura, spesso emettendo suoni inarticolati e gutturali.

Ho imparato a convivere con gli apprezzamenti che amici e sconosciuti hanno per Giada e, tutto sommato, mi fa un discreto piacere sapere quanto sia ammirata la mia bella mogliettina. Vero che, da qualche mese, per sfuggire alla noia matrimoniale, avevamo cominciato a fantasticare, mentre facevamo l’amore, di alcune variazioni che prevedevano anche il coinvolgimento di terze parti. Avevo perfino desiderato che Giada avesse esperienze con altri uomini, che provasse il piacere di gestire due bei cazzi robusti tutti per lei. Tutto era rimasto solo una fantasia, intendiamoci, ma aveva era una dimostrazione che c’era qualcosa da cambiare. L’erotismo nasce nella testa.

Giorgio e Piera sono due nostri buoni amici, che condividono con noi, vacanze e week end. Due bravi ragazzi che conosciamo da un’eternità. Nico, alto e prestante, non riesce a trovare una compagna o, per meglio dire, ne trova troppe e non sa decidersi. Piera, entrata più in intimità con alcune ragazze di Nico, aveva saputo che Nico era dolcissimo e sensibile nella fase del corteggiamento e poi uno scopatore fantastico grazie alle dimensioni extra del suo attributo.

Abbiamo affittato un bungalow con due camere doppie, una singola, cucina e due bagni in un villaggio vacanze non distante dall’isola della Maddalena. Una volta lì, i giorni sono trascorsi sereni tra bagni di sole e di mare, qualche puntatina giù in paese e qualche gita nei dintorni. Due giorni prima della fine della vacanza, Giorgio e Piera furono raggiunti da una cattiva notizia riguardante il padre di lui e dovettero terminare in anticipo la vacanza. A dire il vero, Piera non era proprio disposta ad anticipare il rientro ma Giorgio, che temeva di lasciare la mogliettina in balia di Nico, non volle sentire ragioni e la obbligo a partire con lui.

La mattina dopo la partenza di Giorgio e Piera, mentre facevano colazione sulla veranda del bungalow, Nico notò due ragazzi di una ventina d’anni che, passando di là, erano rimasti colpiti dalle tette di Giada e, proseguendo, avevano fatto pesanti apprezzamenti.

“Hai fatto altre due vittime – disse Nico rivolto a Giada – puoi aggiungere altre due stellette sugli slip. Sei la numero uno del villaggio”.

Io sorrisi e Giada, un po’ stizzita, rispose: “Chi mostra gode e chi guarda crepa!”

“Hai ragione, Giada, e si vede quanto tu goda quando gli altri si mordono la lingua nel guardarti le tette. Tu che sei così bene equipaggiata, perché non ti metti in topless? Molte ragazze, molto meno dotate di te, girano in topless e ostentano un’abbronzatura uniforme anche sulle tette”.

“Credi che io mi vergogni? Quante volte, in questi giorni, me le hai viste mentre mi cambiavo. Le scoprirei anche solo per vedere la tua faccia da allupato”.

“Andiamo, Giada. Non fare l’offesa. Lo dicevo per te. Per l’appunto io le ho potute ammirare da ogni punto di vista…..”.

“E va bene ….. oggi in topless – rispose sorridendo Giada mentre si slacciava il reggiseno – così vediamo come ti diverti a tener lontani i curiosi!”

Erano state battute tra amici ed io non mi opposi alla decisione di Giada. Era sempre stata un’esibizionista, ma alla fine non c’era mai stato alcun problema. Tuttavia, immaginare Giada con le tette al vento esposte agli sguardi di tutti, mi aveva procurato una certa eccitazione con un evidente gonfiore all’altezza del pacco, cui avevo dovuto dare una sistemazione perché non fosse troppo apparente. Giada se ne accorse e mi guardò severa. Non amava le manifestazioni lascive. Io, invece, interpretai lo sguardo come un assenso, come una conferma che anche Giada pensava potesse realizzarsi una delle nostre fantasie.

Mi stuzzicava già la sola idea che le Giada togliesse il reggiseno davanti a Nico e a tutta la spiaggia. Quelle tette, così belle e così desiderate, metà abbronzate e metà bianche a sottolineare la natura privata della visione, stavano per diventare di pubblico dominio mi emozionava e mi faceva sognare.  

Quel giorno avevamo organizzato una gita con una barca a noleggio fino alla Maddalena. Il mare era mosso e la barca ondeggiava come sulle montagne russe. Le tette di Giada, libere di muoversi, ballonzolavano di su e di giù, da destra a sinistra accendendo la mia libido. Anche Nico non risparmiò battute e apprezzamenti sulle tette di Giada. Ho proprio una bella e desiderabile moglie.

Arrivati alla spiaggetta, scaricammo le bevande e qualche panino. Giada si fece amichevolmente spalmare da Nico la crema abbronzante sulle spalle, sulla schiena, sulle gambe… e ci stendemmo come lucertole al sole. Godevano i caldi raggi del sole, parlando poco e di tanto in tanto, qualcuno rompeva il silenzio con qualche battuta indirizzata alle tette di Giada. Le tette erano l’argomento del giorno e a me ricordavano continuamente tutte le nostre fantasie. Facemmo il bagno da soli, tutti insieme, qualche nuotata, senza sforzarsi troppo.

Tornati al villaggio, preparammo la cena e cenammo con la solita allegria, ma, come nei temporali estivi, nel cielo azzurro alcune nuvolette si stavano addensando all’orizzonte. Il vino bianco e fresco, l’allegria e l’atmosfera rilassata ci resero tutti un po’ ebbri. Giada, cui bastava un bicchiere di vino per eccitarsi, a fine cena, tirò fuori una bottiglia di limoncello ancora quasi piena.

“Ragazzi, fra due giorni partiamo. Non vorrete mica portarvela indietro questa bottiglia”.

“Certo che no! Prendo i bicchieri.”. rispose Nico

L’alcol, in piccole quantità, ha l’effetto di liberare i freni inibitori. Chiacchieravamo e bevevamo, ci prendevamo in giro l’un l’altro e dopo un paio di bicchieri, Nico ricordò l’episodio di qualche giorno prima in cui Giorgio aveva reagito male alla sua proposta di Streap poker cui tutti avrebbero giocato volentieri.

“Ora che quei due rompiscatole non ci sono più, potremmo farlo noi un bel torneo di Streap poker. Così vediamo il batacchio di cui ti vanti tanto” Disse Giada con aria furba, rivolta a Nico. La sua aria furbetta associata al batacchio di Nico mi procurarono un’altra piccola scossa di piacere e un irrigidimento nelle mutande. Da quel momento in poi tutto si rifletteva sullo stato di turgore del mio cazzo.

“Non credere che sarà così facile mettermi nudo, mia cara. Dovrai sudare sette camicie…. ammesso che io non te le abbia già tolte tutte ….”. Rispose Nico maliziosamente.

Io osservavo il battibecco tra i due e la loro sfida mi elettrizzava. Guardai negli occhi Giada e mi parve una tigre prima dell’attacco. Capii che quella sera sarebbe potuto accadere qualcosa d’inaspettato e la baciai come per sostenerla.

Cominciammo a giocare e, uno alla volta, gli indumenti sparivano e, a ogni indumento, partiva un sorso di limoncello. Mi chiedevo se Giada sarebbe andata fino in fondo. Giocavano tutti allo spasimo per non rimanere nudi. Giada perse già alle prime due mani camicia e gonna. Poi perse Nico la maglietta e poi ancora Giada che rimase con le sue splendide tette in bella mostra. Da quel momento in poi, Giada non perse più e rimase solo con gli slip. In seguito rimasi nudo io e poi Nico. Giada, con i suoi slip ancora su era la vincitrice.

Altro giro di limoncello.

“Il tuo pisello lo conosco fin troppo bene. – disse Giada rivolta a me – Voglio vedere quello di Nico.”

Nico si alzò in piedi ed esibì con orgoglio un cazzo che, nonostante non fosse ancora duro, era di notevoli dimensioni e aveva una particolarità: era circonciso. Questa circostanza accese la curiosità di Giada che allungò il braccio, lo prese in mano e cominciò a fare domande ingenue sul perché e sul percome.

Nico s’impossessò delle tette di Giada. Le stringeva, le schiacciava e torturava i capezzoli. Per meglio rendersi conto delle differenze, Giada prese in mano anche il mio cazzo e lo scappellò. Si vedeva lontano un miglio che desiderava il cazzo di Nico e accarezzava il mio per timore che potessi incazzarmi. Al contrario, vidi quella speciale luce che le ragazze hanno negli occhi e che ora splendeva nei suoi, che mi faceva impazzire di desiderio. Come d’incanto si stava realizzando il mio sogno proibito di vederla alle prese con un altro cazzo. Un signore cazzo!

 Giada, rivolta a Nico, disse: “Il tuo cazzo è sempre scappellato. Come fai a segarti?”.

“Bisogna inumidirlo… “ rispose Nico sorridendo astutamente.

Giada mi guardò negli occhi cercando, per l’ultima volta, un consenso che arrivò istantaneamente. S’inginocchiò, e lo prese in una mano. Con l’altra prese i coglioni. Vedevo il suo sguardo brillare mentre tastava e, curiosa, esplorava il cazzo circonciso. Lo guardava con l’acquolina in bocca fino a che si decise. Aprì la bocca, tirò fuori la lingua, lo leccò tutt’intorno per inumidirlo e se lo infilò dentro. Sentii un brivido percorrermi la schiena nel vedere quell’enorme randello sparire nella boccuccia della mia mogliettina. Ebbi la conferma che Giada era attratta dal cazzo di Nico, desiderava succhiarlo e sentirlo fino in gola. Nico, con una mano, raccolse i capelli di Giada in una specie di coda di cavallo e, tenendola saldamente come una troia, per procurarsi maggior piacere le guidava la testa, fregandosene che fosse mia moglie. Avevo il cazzo che stava per esplodermi. Piaceva a lei e quindi piaceva anche a me.

Giada prese anche il mio. La guardai. Con due cazzi in mano sembrava la donna più felice del mondo. Alternava in bocca il mio a quello di Nico e mentre ne teneva uno in bocca, segava l’altro. Poi, Nico prese il controllo della situazione utilizzando la coda di cavallo e, escludendomi dalla bocca di Giada, cominciò a premere per entrare nella bocca in profondità. Lento ma inesorabile, il cazzo di Nico entrava strappando a Giada sommessi gemiti di desiderio. Era una scena emozionante vedere quel siluro infilarsi nella bocca di Giada. Lo fece entrare in bel po’. Poi lo tirò fuori veloce con qualche colpo di tosse. Io, nel vedere mia moglie succhiare il cazzo di Nico, non provai nessuna gelosia, anzi, trovai la scena così erotica che il mio cazzo s’indurì ancor di più. Presi a parteggiare per mia moglie. Desideravo anch’io che lo prendesse tutto dentro e la esortai: “Forza Giada. Devi farlo entrare tutto, fino alle palle. Devi essere più decisa.”

“Sì, Giada – rincarò la dose Nico – devi farlo scendere giù nell’esofago ….se non lo farai tu, lo farò io con la forza”.

Di nuovo Giada cominciò a infilarselo in gola. Decisa. Ogni tanto un po’ di tosse. Un piccolo conato di vomito. Le scendevano dei lacrimoni lungo le guance, ma resisteva nel suo proposito e questa volta arrivò fino in fondo. Poi tirò la testa indietro e lo fece uscire tutto fuori. Fu allora che Nico perse la pazienza e, afferrata la testa di Giada, cominciò a fotterle la bocca. Io mi spostai alle spalle di Giada e, senza farle mollare il cazzo di Nico, la feci mettere con le gambe ritte, piegata a novanta gradi. Le spostai gli slip, le allargai le natiche e, tenendola per le cosce, mi fiondai sulla figa a leccare i sapidi umori che Giada, eccitata, aveva cominciato a produrre in abbondanza.

Il respiro corto e affannato di Nico, e i gemiti sempre più prolungati di Giada mi eccitavano come un mandrillo. Avevo un cazzo d’acciaio con il quale avrei potuto fare un buco nel muro. Mi alzai in piedi e, afferrata Giada per i glutei, le infilai nella figa. Cominciai a spingere come un ossesso, sentivo il mio cazzo scivolare nella figa allagata di umori. Mi sembrava poco energico. Allora, allungai le braccia e afferrai le grandi tette e con quelle pilotai il dolce su e giù. La fottevo quasi con rabbia, tirandomi indietro e poi spingendomi in avanti mentre, contemporaneamente, la tiravo a me. Mugolava come la peggiore delle vacche, godeva senza ritegno, senza vergogna, si era completamente lasciata andare, ben determinata a farsi fottere da due tori infuriati.

Ora Giada aveva un cazzo enorme giù nella gola e uno poderoso nella figa fradicia di umori. Gemeva e trasudava un piacere che non aveva mai provato prima. Le tremavano le gambe, sentiva fremiti che le attraversavano il corpo e un piacere intenso, come un incendio di proporzioni gigantesche. Succhiava e gemeva, gemeva e succhiava. Stava per raggiungere il suo orgasmo.

Non appena Giada gridò per il suo primo orgasmo, improvviso e intenso, senza nemmeno farle riprender fiato, ci spostammo sul lettone.

Nico si stese con l’alzabandiera ben in evidenza. Giada si sfilò gli slip e si sedette a cavalcioni a smorzacandela con le gambe aperte, le ginocchia piegate e con la schiena dritta. Si muoveva in verticale lungo il batacchio dentro di se e, orizzontalmente, con funamboliche torsioni del bacino.

Nico ed io ci alternavamo tra bocca e figa costringendo Giada a una serie interminabile di orgasmi che si susseguivano e si accavallavano. Fino a che, quasi contemporaneamente, sborrammo sul bel viso e sulle sue grandi tette. Tutti e tre, poi, crollammo esausti sul letto e in breve ci addormentammo.

 

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Io e mia sorella parte 2a




Scritto da Ganimede69,
il 2015-09-25,
genere incesti

Ci svegliammo e nudi mangiammo qualcosa. La nostra unione era totale. Lei mi faceva vedere le cose che voleva io facessi, semplicemente indicandomele, e io mi muovevo. Lei quasi anticipava i miei desideri guardandomi solo negli occhi. L’attrazione fisica tra noi era una cosa sconvolgente, dolorosa. Io resistevo, solo poco più di lei. Se eravamo nella stessa stanza non potevamo non toccarci, non baciarci di continuo. Lei era visibilmente turbata dall’attrazione sessuale che aveva per me. Mi confessò che in mia presenza era costantemente bagnata, addirittura grondante. “L’altra sera sono venuta, e tu non te ne sei accorto… C’era mamma vicino a me, e ho dovuto farmi forza per non gridare. Tu eri seduto dall’altra parte e io ti guardavo. Ho stretto le gambe e ho sentito arrivare un orgasmo fortissimo, da dentro la mia pancia. Non mi era mai capitata una cosa simile… Ho paura”. La baciai teneramente, senza lussuria, perché vidi che era veramente preoccupata. Teneva lo sguardo basso. “Sto rifiutando diversi appuntamenti… Semplicemente non ho interesse nell’uscire con gli altri uomini. Voglio fare sesso solo con te. Voglio stare solo con te… Non riesco a pensare ad altro. Davvero, sono un po’ preoccupata da questa cosa”. Le baciai il collo, poi le spalle, e poi prendendole le tette tra le dita presi a leccarle i capezzoli. “Uuuuhhhmmm… Ecco, lo sapevo… Cazzo non capisco più niente quando fai così! Inizia a girarmi tutto, godo praticamente subito! Non ragiono più… perché?” Mi fermai. “Sei una donna stupenda, e credo che io e te siamo compatibili quasi al 100×100 in tutto. Tu vedi in me il maschio ideale perché io ti piaccio per come sono, ma tu sai di essere la mia padrona, sai di potermi dominare, dall’alto del tuo essermi maggiore. Quindi è un compromesso perfetto, e vale anche per me, al contrario: io sono dominante geneticamente su di te, ma riconosco la tua supremazia su di me, la accetto anzi, la voglio. Noi ci adoriamo perché sappiamo che c’è un legame indissolubile tra noi. Il sesso l’ha solo cementato, l’ha reso solido, ma c’è sempre stato”. Lei mi guardava sbalordita. Non si aspettava, non da una ragazzo così giovane suppongo, una spiegazione così logica e semplice. Eravamo seduti sul “nostro” divano. Senza dirmi una parola si alzò, venne davanti a me, e si inginocchiò. Allargai le gambe e le si appoggiò col suo viso sul mio uccello. “Io sono tua. Forse lo sono sempre stata, hai ragione. E penso che ormai sarò perduta per questo”. Chiuse gli occhi e cominciò a farmi un dolcissimo e lentissimo pompino. C’era uno specchio che rifletteva la nostra immagine. Fu come vedere un re sul trono e la sua schiava che lo adorava. Le accarezzavo le guance e le toccavo le orecchie come se fossero la sua figa. Lei rabbrividiva di piacere. Mi leccava il cazzo per tutta la sua lunghezza. Apriva gli occhi, sorrideva al mio uccello, soddisfatta del suo lavoro, li richiudeva e ricominciava a pompare. Mi stava letteralmente scopando con la bocca, e ne godeva anche lei. Respirava dal naso e ansimava di piacere. La avvertii che se continuava così sarei venuto, presto. Volevo darle anch’io tutto il piacere che potevo scopandomela. Lei continuò il suo su e giù con la bocca anzi, incrementò il ritmo. La presi per la coda dei capelli, sollevandola e togliendomela da sopra il cazzo “Fa piano, mi stai facendo sborrare” e la baciai mettendole la lingua in bocca. Per tutta risposta lei mi guardò sprezzante e mi tolse la mano dai suoi capelli, mi appoggiò le mani sulle cosce e mi spompinò con ancora maggior forza e ritmo. C’erano solo la sua bocca e il mio cazzo. Le dissi che stavo per venire: aumentò ancora il ritmo. Con un urlo le fiottai in bocca e in gola il mio seme. Lei pompò un paio di volte ancora e poi si fermò, con tutto il mio cazzo pulsante in bocca. Sentivo la sua lingua che si muoveva sotto e intorno la mia cappella. Succhiò ed emise un paio di ‘gurp, gurp’ gutturali e profondi. Io sussultai di piacere e di lussuria, tenendola sempre per la sua bellissima criniera. Si ritrasse, ed emise un lungo e soddisfatto ‘Aaahhhh’. Mi aveva svuotato completamente, facendomi godere in maniera fin scioccante. La guardai: era soddisfatta, compiaciuta del suo sforzo, del quale aveva appena bevuto il succo. Capii che aveva voluto sancire la sua devozione verso di me, la sua nuova posizione di sudditanza, e che ne era felice, consapevole che questo era giusto. Sapeva benissimo che non l’avrei mai tradita, che non le avrei mai fatto del male, che sarei sempre stato suo, anche se avessi avuto un milione di altre donne. Aveva ragione. Venne ad appoggiare la testa sul mio petto, rannicchiandosi in posizione fetale. Io le accarezzavo i capelli, facendomeli scivolare tra le dita. Attese con pazienza che io mi riprendessi, che tornassi pronto. Mi portò da bere, soddisfò ogni mio più piccolo desiderio o bisogno, davvero come una schiava adorante con il suo padrone, che sa benissimo essere poi il vero schiavo. Sentiva chiaramente l’adorazione che provavo per lei e ne era estasiata, soddisfatta, appagata. La feci sdraiare sul divano e la baciai letteralmente dalla testa ai piedi. Poi mi fermai sulla sua figa sgocciolante. La leccai fino a che lei mi chiese di fermarmi, perché l’avevo resa dolorante. Persi il conto degli orgasmi che le diedi. Non mi sentivo più la lingua e le mascelle mi dolevano. In bocca avevo tutto il suo sapore, acido e dolcissimo. Lei se ne accorse e si preoccupò “No! Non volevo che soffrissi! Povero tesoro mio…”. Venne il suo turno di baciarmi ovunque, e io sdraiato la lasciavo fare. Poi si fermò. “Prima, dico ‘prima prima’, è stato come entrare in un altro mondo. Non mi sono mai drogata, ma penso che sia così quello che si prova. Per un attimo mi è sembrato che il mio corpo esplodesse e si espandesse all’infinito. E’ stato al di là del piacere, del sesso, della lussuria… molto di più. Grazie”. L’armonia che si creava tra noi quando lei mi parlava così, era talmente profonda, totale, avvolgente, che poi tornare alla normalità era quasi doloroso, anche a livello fisico. Il cervello si rifiutava semplicemente di staccare la connessione tra noi, dato l’enorme piacere, il benessere totale che ne traeva. Era logico a pensarci. L’unica maniera per far calare la tensione emotiva e sentimentale tra noi era scopare, capimmo. L’orgasmo, soprattutto il mio, interrompeva per qualche tempo la fusione mentale e fisica che ci prendeva. Per un breve lasso di tempo il corpo, esausto, staccava la spina al cervello. Era l’unico modo. Ma poi tutto ricominciava. Ci cercavamo, come se avessimo fame, sete di noi, come appunto, se fossimo drogati l’uno dell’altra, totalmente dipendenti. Lei era davvero in preda a una sorta di panico: cercava di resistere ma poi, tremante, tornava a cercarmi, la mia bocca, le mie mani, il mio cazzo, il mio sperma. Era stupendo vederla prendermi le mani e passarsele sul suo corpo. Se non lo facevo di mia sponte, lei mi guardava con occhi rabbiosi e imploranti “Toccami subito, baciami… Chiavami! Subito, adesso!” E io eseguivo, come un cane fa con la sua stupenda e adorata padrona… un grosso e famelico cane. Dopo un breve pompino lei si impalò letteralmente sul mio cazzo, dandomi la schiena. Saltava su di me appoggiandosi sulle mie cosce con le mani. Si contorceva sul mio uccello, durissimo, incordato e dolorante e poi, quasi uscita, si lasciava ricadere. Mi lamentai del dolore e lei, terrorizzata, scese subito con la mano e cercarmi i coglioni, per accarezzarli, per lenirli “Scusami! Ti ho fatto male… Mi sembra di impazzire, non mi controllo… Godo come una cagna in calore!” Mi fece ancora male “Ti prego, fa piano… Mi stai facendo male”. Con un gesto rapidissimo si sfilò da sopra il mio cazzo e andò a prendermi i coglioni in bocca, delicatissima ma terrorizzante per me “Come sono duri, caldi e gonfi… Poverini” Mi sorrise, sensualissima “Adesso li svuotiamo tesoro, stai tranquillo” Come una gatta, si mise a pecorina appoggiando il viso sul bracciolo del divano “Vieni a fottermi, svelto”. Le puntai la cappella tra le labbra della figa “No. Vai su… Lo so che lo vuoi. Lo avverto da giorni che lo desideri. Vedo come mi guardi il culo, e come me lo tocchi… Quando ti scopo e tu me lo tieni, sento le tue dita che cercano il mio buco… Aspettavo che me lo chiedessi tu” “Non trovavo il coraggio di farlo” “Capisci perché ti adoro così tanto?” si allungò ad accarezzarmi il viso “Dai, fottimi… Bagnalo prima bene, però. Prima mettimi dentro un dito, ti dico io quando sono pronta, perché si deve dilatare da solo, rilassarsi, se no mi fai male, mi laceri”. La lavorai con cura e calma, bagnandola con tutta la saliva che avevo. “Va bene, prova adesso”. Le puntai il cazzo sul suo delizioso buco e le entrai dentro, con poco sforzo. A poco a poco le penetrai tutto nel retto. Lei si teneva con una mano al bracciolo e con l’altra si dilatava le natiche. Stava a testa bassa, e mi sembrò stesse soffrendo. “Ti faccio male?” D’istinto mi ritrassi e uscii. Il suo intestino si svuotò di aria come un mantice “Oddio! Piano tesoro, fai piano… No che non mi facevi male… ma è un piacere diverso, anche più intenso, ma diverso. Il piacere anale arriva da dentro, da non so dove. Mi stavo solo concentrando per trovarlo. E poi hai sentito quant’aria avevo dentro? Mi hai gonfiato come un otre” “Scusami” “Tesoro mio… Vieni, rimettimelo dentro. Scopami come vuoi, come ti fa piacere. Io sono tua ora, faccio ciò che vuoi. Vuoi scoparmi anche la figa? Fallo. Un po’ sopra e un po’ sotto. Solo poi non chiedermi di farti un pompino!” ridemmo insieme. Ripresi a chiavarle il culo, con calma e a fondo. “Dai tesoro, vieni, inondami la pancia”. Sapeva come eccitarmi “Monta, monta, spingi… Bravo, sborrami dentro”. Venni quasi con dolore. Le montai sopra, come per schiacciarla col mio corpo. Istintivamente la volevo dominare completamente. Lei mi lasciò fare, come una leonessa fa col suo leone. Crollai esausto. Il cazzo le uscì dalla pancia ancora rumorosamente. Mi prese per mano e andammo a lavarci. Mi tremavano le gambe e anche lei era stravolta dalla fatica. Ci sdraiammo insieme nudi, nel letto dei nostri genitori, cercandoci con le mani, anche nel sonno.

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Marge e Bart – L'amante perfetto. Cap. 1 by Mondo segreto [Vietato ai minori]




Mi chiamo Marge Simpson e con questo racconto voglio sfogare le mie emozioni nate da avvenimenti parecchio disturbanti quanto per me nuovi ed eccitanti. Sebbene la nostra famiglia sembri normale e comune a tutte le famiglie americane , beh non è così , anzi è tutto l’opposto.

Sono sposata da 26 anni e ora mi ritrovo a 48 anni piena di rancore e pentimenti , affianco a un marito buono a nulla senza neanche un poco di sale in zucca , l’unica mia fortuna sono i miei adorabili figli.

Di recente Lisa , la femminuccia di 18 anni , è partita in un Erasmus in Francia , è la figlia che mi da più soddisfazioni anche se ,anche Bart (19 anni) , pur essendo un monello , sa farsi perdonare. Infine la mia graziosa Maggie che da poco ha compiuto 9 anni , è sempre silenziosa e buona , sarebbe partita dopo qualche giorno per una colonia apposita per i bimbi della sua tenera età.

Siamo in piena estate e per la maggior parte del tempo la famiglia sta a casa , Bart fa le vacanze mentre Lisa continua gli studi in Francia e io come sempre mi occupo della casa. Una sera Homer non si fece sentire nulla e doveva rientrare ormai da due ore , lo telefonai più volte ma non rispondeva , ovviamente tornò tardi ubriaco fradicio per potersi addormentare beatamente nel letto a russare come un maiale.

Quel giorno cadde in soggiorno e chiesi a Bart , che in quel momento era in casa , di aiutarmi a portarlo di sopra. Ci provammo con tutte le nostre forze ma non ci riuscimmo a spostarlo oltre 5 passi. Affranta mi sedetti nel divano , Bart stava per salire di sopra a giocare ma mi notò e con mia sorpresa si sedette accanto a me.

– Mamma che hai? Perché sei triste?
– Ometto , vedi tuo padre , è in queste condizioni ogni sera , e io di bisticciare non ne ho voglia , ma non ho voglia manco di sopportare più questo comportamento. Tu Bart non fare mai così con tua moglie.
– Si mamma. Ma perché hai sposato Homer?
– Beh ometto , era diverso all’inizio… ci volevamo molto bene e ci facevamo sempre le coccole.
– Si ma mamma tu meriti molto di più.
– Grazie tesoro , lo apprezzo molto da parte tua.

Homer continuò a ronfare nel mezzo del soggiorno tra la tv e il divano in cui noi eravamo seduti. Io mi misi comoda nel divano e Bart mi fece una domanda assurda.

– Mamma , sono per caso stato adottato?
– Come? No ometto , sei nostro figlio naturale , perché me lo chiedi?
– Ho visto il birillo di Homer e beh , non assomiglia per nulla al mio.
– Ma è ovvio lui è un adulto , è più grande del tuo , è normale.
– Ehm , non intendo questo.

Bart , seduto al mio fianco , allargò le cosce come per mostrarmi qualcosa. I miei occhi caddero in mezzo alle sue gambe e con stupore notai un gigantesco gonfiore , un vero e proprio paccone prominente che pronunciava le sue forme intime , pareva esplodere , mi feci scappare un sussulto. Come era possibile che io non lo avevo mai notato? Guardai il suo viso , mi guardava con un’espressione vagamente seducente mentre con la mano si tastava il suo grosso pacco. Era sveglio Bart , conosceva le debolezze femminili e conosceva il potere di quella sua virilità.

Rimasi perplessa e non riuscivo a mettere in ordine le idee , era una situazione così assurda , ero senza parole finché Bart ruppe i silenzi.

– Mamma , sto dicendo che Homer lo ha minuscolo in confronto al mio enorme uccellone.
– Fammelo vedere. ( fu l’unica cosa che riuscì a dire in quell’istante, incapace di nascondere la mia curiosità)

In quell’istante constatai quanto fosse enorme la mia insoddisfazione con Homer , un matrimonio che oltre ai miei stupendi figli non mi ha dato altro. La mia vagina non vede un uomo da anni e Homer , costantemente ubriaco , mi ha toccava solo durante le sue rarissime e misere erezioni dove nelle migliori situazioni durava 5 minuti scarsi. Si presentò ai miei occhi una situazione surreale e quell’enorme pacco , anche se di mio figlio , aveva scatenato in me una voglia incontrollabile di sesso come non ne avevo mai avuto in vita mia, come fosse una necessità primaria e vitale.

Mi prudeva incessantemente e dopo la mia affermazione Bart rimase immobile e perplesso , e aveva ragione visto che gli avevo palesemente chiesto di farmi vedere il suo pene. Non appena iniziò a scendersi i pantaloni , per mia grossa sfortuna si risvegliò Homer. Io e Bart ci ricomponemmo per aiutarlo ad alzarsi e facemmo finta di non aver mai fatto quella discussione “proibita”.

Homer ed io rimanemmo distesi nel letto ma i pensieri non erano per lui , bensì per mio figlio che mi aveva stregata con quella sua confidenza di avere un pene abnorme. Mi morsi il labbro inferiore e nel fantasticare in solitudine sul suo gigantesco membro non mi diede troppi sensi di colpa , dovevo masturbarmi per non poterci pensare più così decisi di farmi una doccia. Presi la roba di ricambio e mi assicurai che Homer rimanesse buono a letto e che Bart e Maggie fossero nelle loro camere.

Ero nuda in bagno , mi osservai allo specchio con i miei 48 anni suonati , la mia enorme sesta di seno e il mio culone grasso. Ero ingrassata molto negli ultimi anni ma ne ero abbastanza contenta visti gli sguardi degli spasimanti che incontro ogni volta che esco di casa , essere una donna prosperosa ha numerosi vantaggi. E’ da dopo i primi 10 anni di matrimonio che fantastico su altri uomini , che siano dello spettacolo o semplicemente altri uomini di Springfield , e gli piazzo sempre con l’immaginazione un bel uccellone in mezzo alle gambe.

Il mio desiderio più nascosto appunto è poter assaggiare un pene grosso , Homer oltre a non essere dotato è anche impotente e privo di pulsioni sessuali , al contrario di me che ne ho solo accumulato. Appunto quel teppistello di mio figlio mi aveva messo a fuoco la mia pelosina , così appena entrata in doccia , dopo aver chiuso il box , con l’aiuto del sapone iniziai a penetrarmi con un tubicino di lacca con la punta tonda che usavo spesso. Le dimensioni sono più o meno di un pene normale ma non la mia maestria nel trovare i punti di piacere ci volle poco per procurarmi più orgasmi.

Un suonò nel bagno mi bloccò.

– Chi è? (Dissi con voce calma)

Qualcuno camminò via velocemente , poteva essere solo Bart visto che Homer è a letto e Maggie dorme nella culla. Forse mi stava spiando pensai e in fondo un po’ ci speravo , è bello sapere che a 48 anni fai effetto anche a un minorenne.

Mi asciugai e ricambiai con i vestiti vecchi di casa ma notai una cosa , la cesta della roba sporca era aperta. Controllai subito e all’appello mancavano proprio le mie mutandine sporche che mi ero tolta poco prima di entrare in doccia! Me le ero tenute addosso ben un giorno e mezzo ed erano sudate e piene dei miei odori. Rimasi un po’ imbarazzata ma ero anche nuovamente eccitata , pensai a mio figlio Bart che si passava nel naso le mie mutande sporche e magari ci si sarebbe anche masturbato passandole nel suo pene voglioso.

Mi eccitai molto più di quanto pensassi e mi preoccupai , in quello stato avrei fatto quasi qualsiasi cosa per potermi far passare il prurito. Senza progetto immediato mi tolsi nuovamente tutti i vestiti e li buttai per terra rimanendo nuda con la pelle fresca e umida dalla doccia.

Mi iniziai a mettere un trucco leggero e mi asciugai i capelli con il phon , pensando : “Ma che diavolo sto facendo?” E’ come se stesse parlando la mia vagina fremente e con la mia testa , volevo sentirmi donna , tutto ciò mi mancava.
Uscì dal bagno e i suoi vapori e sciabattai in camera da Homer , dormiva ancora più di prima , cosa che mi irritò notevolmente vista la mia eccitazione e la mia impossibilità di sfogarmi. Chiusi la porta silenziosamente e mi avvicinai alla porta di Bart semi spalancata , vidi l’orologio nell’andito che segnava le 18:20 , la cena doveva ancora aspettare due ore.

Rimasi poggiata alla parete con solo l’accappatoio , sotto ero nuda come mamma mi ha fatta e in testa avevo solo una domanda , “Quanto sarà grosso il pene di Bart?”. La mia reazione a un pene incredibilmente grosso la conoscevo , sapevo benissimo che se fossi venuta a conoscenza di una dote eccezionale avrei fatto di certo l’errore della mia vita.

Nella vita ebbi più occasioni di tradire Homer con altri uomini e sono sempre rimasta una moglie fedele ma questa situazione era completamente diversa per me , era mio figlio di soli 19 anni quello nei miei pensieri. Eliminai tutte le barriere e in un attimo bussai alla porta di Bart.

– Mamma , sei tu?
– Si ometto , posso entrare?
– Certo.

La stanza era molto disordinata , la tapparella semi chiusa da dove filtrava una luce fioca , lui era disteso nel letto a petto nudo con il lenzuolo che lo copriva fino alla vita , era ben visibile la collina formata dal suo presunto paccone. Mi avvicinai a lui che sussultò nel vedermi con un accappatoio e , per giunta , leggermente truccata e ben profumata. Nella stanza invece c’era il tipico puzzo di sesso , scaturito sicuramente dall’olezzo del suo pene sudato. Non ero in me , mi sedetti nel bordo affianco a lui con un modo di fare vagamente sensuale e adottammo entrambi uno sguardo complice , volevo provocarlo sebbene fui io a essere provocata da lui.

– Ometto , mi dispiace che tu debba assistere a tuo padre che torna ubriaco in casa.
– Mamma , semmai dispiace a me per te , e poi Homer si ubriaca da quando ho memoria.

Accavallai le gambe offrendogli ampia visione delle mie larghe cosce nude.

– Che dolce che sei ometto , ma … tornando a noi , prima che papino si svegliasse , l’argomento era un altro.
– Ah , giusto. Ti ho chiesto se per caso sono stato adottato.

Bart in un lampo si levò il lenzuolo che lo copriva , io mi alzai in un lampo dal letto come se avessi appena visto un fantasma , sempre tenendomi ben stretta l’accappatoio al corpo.

Il mezzo al corpicino acerbo del mio Bart partiva , per poi adagiarsi nel letto , un cazzone oscenamente e immensamente grosso , oltre ogni mia più disparata immaginazione. Era senza vene evidenti , era liscio , leggermente scuro e semplicemente immenso , con una cappellona a fungo particolarmente pronunciata e sporgente , semi coperta dalla spessa pelle. Alla base un cespuglio di peli chiari arricciolati con sotto uno scroto grosso quanto un melone , per dirla in breve il suo cazzo era più largo della sua coscia!!!

Ne ero spaventata e completamente affascinata allo stesso tempo , era una visione talmente forte che la mia mente quasi non reggeva , quasi persi la mia lucidità. Mi portai una mano al viso per coprirmi la bocca dallo sgomento. Bart capì bene che il suo membro mi faceva un incredibile effetto , il diavoletto ne approfittò , con mia segreta gioia.

– E’ grosso non trovi?

Con una mano tenne la base (senza poterlo minimamente circondare) e con l’altra mano la punta. Iniziò a scappellarsi il suo enorme frutto con fatica finché sgusciò con suono liquido la cappella , molto più larga e cicciona di quanto potesse sembrare , era più grande di una grossa mela. Poi , sempre tenendoselo con entrambe le mani alla base , iniziò a giocarci e a farlo ondeggiare sbattendoselo nella pancia , impuzzolendo la stanza del suo afrore.

Mi sentì le gambe deboli mentre lui giocava con quel banano, lo guardavo intimorita e provata , poi sentì una energia pulsare nel mio corpo. Mirai gli occhi di Bart e finalmente reagì.

– Avevi ragione… è infinitamente più grosso di quello di papino… Ops… (Feci volutamente cadere il mio accappatoio e finsi di coprirmi con pudore , dato il mio corpo prosperoso non potei minimamente censurare la mia carne).
– Ai Caramba!!! (urlò Bart , alzando la schiena dal cuscino come attraversato da un lampo)

In un istante mi sentì completamente divorata dai suoi occhi affamati di sesso , mentre scrutava il mio ventre molle e il mio inguine folto e peloso e , ovviamente i seni. Mi inchinai per raccoglierlo dandogli le spalle , mi inchinai a 90 gradi inarcando la schiena quanto potei. Mi sentì una troia senza anima nel far vedere il mio grosso ano e la mia patatona pelosa di mezz’età al mio figlio Bart , e ricordo che ha 19 anni.

Di colpo sentì un suono provenire dalla camera da letto , Homer si stava alzando barcollante per andare in bagno , di colpo la vergogna mi assalì , afferrai immediatamente l’accappatoio e lo rimisi , corsi verso mio marito con il mio corpo traballante , guardai con la coda dell’occhio il mio Bart ancora folgorato dalla visione. Uscì dalla cameretta pensando a chissà quante seghe mi avrebbe dedicato.
Homer si stava cercando di ricomporre , io mi rivestì con una gonna corta, una canottiera e due infradito , per la fretta non mi ero manco messa una mutandina , a disinibita com’ero in quel momento non mi interessava. Accompagnai Homer al bagno , si lavò il viso e l’unica cosa che fu capace di chiedermi è se fosse pronta la cena , scendemmo entrambi giù , non ebbi il coraggio di cercare Bart per dirgli che fra non molto sarebbe pronta la cena.

Decisi di cucinare cibi surgelati per fare in fretta , la mente era da altre parti e ovviamente non pensavo ad altro che a Bart. In 10 minuti , finito di preparare hamburger e uova fritte , presi il telefono e chiamai mia sorella Selma per confidarmi , con le mie sorelle Patty e Selma ho sempre potuto dire ogni segreto più intimo e loro sono sempre state disponibili a consigliarmi. Homer mangiava spensieratamente e mi dileguai nel piano di sopra con la scusa di non avere fame , mentre andai in camera da letto bussai alla porta di Bart avvertendolo del cibo pronto , poi mi chiusi in camera per telefonare le mie sorelle.

Mi sedetti a bordo letto , feci un ampio respiro e la chiamai con i cordless.

– Pronto? Marge , sei tu?
– Ciao Selma , come state?
– Tutto bene Marge , tu e quel beota di tuo marito? Tutto bene?
– Si , noi tutto bene grazie…
– Dimmi pure Marge , c’è qualche problema?
– … Si… non riesco manco a parlarne…
– Riguarda te? Sorellina , lo sai che per qualsiasi cosa ci siamo , dimmi pure.
– Vedi… non è un segreto che tra me e Homer le cose non davano proprio benissimo.
– Oh! Ti sei decisa a divorziare da quel maiale?
– No!!
– Ah… Peccato.
– Riguarda Bart.
– Bart? Che c’entra il piccolo Bart.
– Eh… qui si fa difficile , non riesco a parlarne proprio bene.
– Provaci.
– … Qualche ora fa Homer è tornato per l’ennesima volta in ritardo e ubriaco fradicio , Bart mi aiutò a portarlo di sopra e poi… mi chiese se fosse stato adottato…
– Anche lui sa di avere un padre idiota , è normale.
– No… E’ per una diversità fisica tra loro due… quindi Bart mi ha fatto notare che …
– Che cosa?
– Mi ha fatto vedere il suo… il suo… il suo pene , ecco… è molto più dotato di Homer , ma molto più dotato…
– Cosa?! Spiegati meglio.
– Homer è normodotato , più o meno…. E invece Bart ha un pene davvero gigantesco , sembra… un bottiglione d’acqua da 2 litri… Ecco perché mi ha chiesto se è nostro figlio , o per lo meno se è figlio di Homer , e tutti sappiamo che è suo figlio.
– Ah! Ah! Ah! Un gran bel dono! E dove è il problema?
– Il problema…. È in me…
– Ah… capisco. Tu lo desideri.
– …. (non rispondo)
– Marge , se vuoi sapere che ne penso ti rispondo subito , fossi in te ne approfitterei e se le circonstante sono favorevoli… mi farei sbattere dal bestione di Bart.
– Che?! Davvero il tuo consiglio è questo?!
– Da quanto non ti tocca quel babbeo? Tu sei ancora bella , raggiante e piena di desiderio , sei una bomba sexy! Non è solo perché odio tuo marito , ma è anche perché sei infelice da anni … e ora mi chiami e mi dici che il tuo amato figlioletto ha un pisellone enorme che scatena in te le tue voglie represse? Goditi la tua fortuna!
– Ma non è un peccato? E’ incesto…
– E’ un peccato rinunciarci… poi te ne penti per il resto della tua vita Marge. Mi raccomando , tienimi aggiornata!
– Grazie Selma , ora mi sono chiarita le idee , grazie per il consiglio , ci sentiremo molto presto…

Parlare con Selma mi calmò e tornai in un stato infoiato più che mai. Mi sfilai le mutandine umide da sotto il gonnellino che uso per casa e mi tolsi anche il reggiseno con i ferretti e camminai sculettando nel piano di sotto dove Homer e Bart stavano mangiando. Bart mi guardava con sguardo perplesso , si chiedeva sicuramente se avrebbe avuto altre occasioni come quella di un mezzoretta prima , mio marito si ingozzava come sempre e stava per finire.

– Papino , perché non vai a vedere la tv dopo che hai finito?
– Non serve chiederlo , ci vado sempre dopo cena.

Mi sedetti vicino a Bart e mangiai giusto un Hamburger affianco a lui , ogni tanto ci guardavamo e anche lui non vedeva l’ora che Homer si alzasse per girare l’angolo verso il soggiorno. Poco dopo si allontanò.

– “Mamma , io…” (gli missi un dito nelle labbra per zittirlo)
– “Zitto , poi parliamo e ti spiego , per il momento fai silenzio…”

Non indugiai , mi tolsi la fede dal dito e la posai nel tavolo , con una mano scostai il pantaloncino teso di Bart , afferrai il tronco del pene e lo sfilai fuori in stato molle. Il viso mi esplodeva dall’emozione ma non me ne fregava nulla ormai , Bart sussultò e aveva un mezzo sorriso incredulo nel viso , anch’esso rosso dall’eccitazione. L’odore del suo cazzo mi inebriò , lo portai fuori tutto assieme alle palle e iniziai con una sola mano a fare una lenta e faticosa sega. Lo tenevo a pieno palmo e non ne circondavo minimamente la metà , non riuscì a trattenere il mio sorriso e la mia euforia. Era caldo e morbido e sotto le mie dita scorrevano le grosse vene scure del suo membro , lo presi dalla punta e portai giù la pelle , la lunghezza del cazzone pareva con finire mai. Mi aiutai con l’altra mano e riuscì a scappellarlo per bene , Bart era al settimo cielo e mentre lo trastullavo il cazzone acquisiva consistenza.

– “Ometto , sarà il nostro segreto…”
– “Si… Si…”

Quello che sembrava impossibile e così lontano dalla realtà aveva preso forma e si stava avverando in quell’istante , morivo dalla voglia di prenderlo in bocca , cosa che ho fatto poche volte a Homer e che sinceramente non mi dava piacere. Ero convinta che con l’affarone di Bart sarebbe stato diverso , tuttavia scelsi di temporeggiare per analizzare meglio quello che stavo facendo , riuscì a controllarmi.

Continuavo a segare con entrambe le mani l’enorme membro di Bart , così caldo e vivo sotto i miei palmi. Lo odoravo e lo ammiravo i tutti i suoi più piccoli particolari mentre li sotto ero umidissima al solo pensiero che la seduto nel divano del soggiorno li vicino c’era quel mio patetico marito , ignaro di quell’episodio così proibito.

Ormai era chiaro anche a Bart quando io fossi porca e disinibita , la chiacchierata con Selma fu liberatoria e finalmente per la prima volta nella vita pensavo a me.

– “Mamma , che aspetti… prendilo in bocca…”
– “Eh no signorino… ancora no , ogni cosa al momento giusto…”

Guardai nuovamente verso la cucina , Homer guardava ancora divertito la tv e pensai : “Ma quanto ti starebbero bene un bel paio di corna…”.

Mi alzai da Bart e gli diedi le spalle , il mio culone grasso era davanti al suo bel viso. Sempre tenendo lo sguardo fisso verso il soggiorno per controllare Homer mi alzai la gonna , offrendo il bella vista il mio sesso a mio figlio.

– “E’ l cosa più bella che io abbia mai visto…”
– “Ti piace ometto…? Presto sarà tua… Nessuno deve sapere nulla di tutto questo… e tuo padre non deve sapere di quanto tu sia dotato… promettilo.”
– “Si , si tutto quello che vuoi mammina…” (iniziò a toccarsi compulsivamente dall’eccitazione)
– “ Bravo il mio pisellone…”
– “Mamma non puoi lasciarmi così…”
– “Lo so… ma non è ancora il momento…”

Bart di scatto scese dalla sedia e corse nel bagno di sopra , chino in maniera goffa per l’erezione , il perché era ovvio. Mi riabbassai la gonna , purtroppo anche io ero in preda a eccitazioni mai provate prima e provai a controllarmi , riuscì a riflettere nonostante quei momenti così intensi ed eccitanti. Pensai che se fossi andata oltre con Bart , che appunto è così immensamente dotato , con Homer non avrei mai e poi mai combinato nulla con le sue dimensioni ridotte. Così rimasi che dovevo per lo men ragionare un po’ di più su una soluzione per tenere comunque unita la famiglia , e allo stesso modo per soddisfare i miei più volgari desideri con mio figlio Bart.

Infoiata ed eccitata come una cagnetta in calore andai da Homer , anche un maiale come lui in quel momento mi sembrava affascinante. Mi sedetti accanto a lui lentamente e sensualmente , iniziai a coccolarlo.

– Homy… Tua moglie ha bisogno di affetto… ti va se noi due ora , andiamo si sopra e… ci facciamo le coccole?
– Oooh Marge , che amore che sei… ma c’è la tv , non vedi? Spiegano come si fa la birra.
– Si , vedo… però , non puoi registrarlo e lo vedi domani?
– Si ma perché se lo posso vedere ora…

Fui presa da una rabbia incontrollabile , in tutta coscienza mi stava liquidando per un misero programma idiota quanto lui. Mi sedetti abbattuta e sconfitta nell’altro lato della poltrona e iniziai a guardare la tv con Homer.

A un certo punto arrivò Bart , già vestito con il pigiama , lo guardava con stupore , interrogandomi sulle possibili intenzioni. Ci passò davanti al tv e andò verso lo stereo. Aveva un pigiama grigio che usava molti anni prima e il pantaloncino molto stretto non nascondeva nulla del incredibile uccellone, Homer ancora incantato dalla tv non si accorse di nulla ovviamente. Istintivamente , mentre io e Bart ci guardavamo , io aprì le cosce lentamente e alzai un poco la gonna , per fargli vedere la mia pelosina vogliosa , (che porcella che ero , ormai non avevo più freni) e Bart in tutta risposta si stinse a piena mano il pacco.

– Homer , posso accendere lo stereo? Tanto puoi vedere la tv anche senza il volume.
– Va bene , rospetto.

Bart accese lo stereo e mise un disco di musica latina , adatta per ballare. La musica inondò la stanza e lui iniziò a ballare in maniera sensuale , Homer non dedicava manco uno sguardo e iniziai a capire cosa voleva dirmi Bart. Si piazzò davanti a me con le mani nella nuca mentre iniziava ad ancheggiare facendo ciondolare il pacco ripieno. Mi prese la mano per tirarmi su e iniziammo a ballare nel soggiorno in mezzo al tappeto , senza passare davanti alla tv cosicché Homer non avesse obbiettato come è suo solito.

Le manine di Bart mi afferravano con forza i fianchi e scendevano nelle cosce , mi stringeva a se e per via della sua altezza molto ridotta il suo paccone premeva contro il ginocchio. Iniziammo a bisbigliare.

– “Ometto , vacci piano che c’è tuo padre…”
– “Ma se è un babbeo , lasciami fare… “

Gettai gli infradito via e mi feci trasportare dall’ardore di Bart , mi aveva dato una prova d’amore e di coraggio incredibili. Ruotammo a ritmo di musica e sculettai come una sedicenne , dopo poco facemmo una posa oscena senza rendercene conto. Lui , sempre con le mani nella nuca , ancheggiava come prima mentre io premevo il culone grasso contro il suo pacco e , ovviamente , mi strusciavo con forza il buco del culo. Rimanemmo così per qualche istante finché non raggelai ricordandomi della presenza di Homer.

Come mi voltai mi resi conto del suo disinteresse , Bart mi fece capire quanto a Homer non importasse nulla degli altri , o per lo meno di noi familiari, ma questo non mi demolì perché al mio fianco avevo mio figlio Bart.

Bart capì che ero un stanca e su di giri , avevamo osato molto , spense lo stereo e mi fece sedere nel divano.
– Oh , ometto… sei stato unico… non come uno sfaticato di mia conoscenza! (parlai a voce alta e Homer si voltò e prestò più attenzione)
– Grazie mamma , è il minimo per una donna fantastica come te… hai dei piedini così belli e delicati… (mi prese i piedi e iniziò a massaggiarli con cura)
– Hey rospo!!!

Ci girammo un poco allarmati pensando a una reazione negativa … e invece.

– Poi fai un massaggio anche a me.
– Puzzone , fattelo da solo il massaggio!!
– Pr che antipatico che è nostro figlio!! Almeno portami una birra.

Bart mi sorrise sensualmente e si allontanò verso la cantina. Ne approfittai per porre una condizione a Homer , facendo leva sulla sua stupidità. E dire che 2 ore prima non avrei mai lontanamente immaginato una situazione simile , conquistata completamente da mio figlio, ma i dettagli non mi fregavano… non più alla bellezza di 48 anni di vita.

– Homer , senti… Lo vedo che sei molto distratto e occupato in questi giorni.
– Si Margiotta! C’è la partita! C’è la birra e c’è Boe e… si anche il lavoro, sono troppo impegnato. Non posso stare li a massaggiarti i piedi.
– Esatto papino… sei molto impegnato… e io non ti stresso più , ti propongo una soluzione.
– Spara pure Margiotta!
– Vedi… Bart ha le vacanze e Lisa non c’è , Maggie è partita per una colonia per bimbi … Quindi essendo tu assente vorrei che Bart si prendesse cura di me…
– Cioè?! Vuoi stare con Bart?? Ma è tuo figlio!!
– No Homer!!! Ma che pensi!!! Solo per aiutare in casa o uscire la sera o… passare del tempo in casa!! Cose simili… Eh… mi sento sola …

Mi meravigliò l’indelicatezza con cui affrontava l’argomento , il solito coglione. Sudai freddo perché le mie intenzioni erano decisamente malsane!!! Quindi portai tutto a un altro tipo di discussione , non volevo sapesse nulla perché in fondo voglio molto bene a quello stupido di mio marito.

– Allora , che ne pensi?
– Beh , se pensi che il tempo che io ti dedico non basti… e vuoi solo migliorare il rapporto con il rospetto , perché no.

Tornò Bart con 2 casse di birra gelata presa dal magazzino.

– Si Homer , stai tranquillo , ci penso io a mamma. Tu scolati qualche birra.
– MITICO!!! E non ribellarti mai! Passa le birre!!

Bart si sedette affianco a me in un estremo del divano e mi ammiccò con complicità , Homer aveva abboccato alla prima esca.

– Eh! Eh! Rospetto! Tuo padre è molto impegnato! Quindi sei ufficialmente il vice-uomo di casa! Anche se sei un po’ piccino avrai una grossa responsabilità!! “De Ih Oh!!” Poi , Margiotta bella… Io ci sono sempre ovviamente!! “KS!!!” (aprì la prima bottiglia che iniziò a scolare rumorosamente)

Ero un po’ sollevata e al contempo estremamente eccitata!! Mai come prima , era un momento così intenso e perverso mentre io e Bart , stretti fianco a fianco , ci stringevamo in segreto la mano.
Erano ormai le 21:30 e Homer continuava a scolarsi una birra dietro l’altra mentre guardavamo tutti insieme uno show televisivo. Mancavano ancora poche birre e Homer stava per addormentarsi come suo solito , io e Bart eravamo pronti per dare inizio alle danze.

– Che …sonno… hic! , Marge mi aiuti a portarmi di sopra a letto?… hic!!
– (Maledizione!!!) … Si papino… Bart aiutami…
I piani non andavano come previsto e riuscimmo ad accompagnare di sopra quell’ubriacone di Homer , lo aiutai a spogliarsi e a coricarsi nel suo lato del letto. Non appena si coricò iniziò a russare, io sorridente sgattaiolai fuori in punta di piedi con Bart.

– Margiotta… z-z-z-z-… coricati anche tu…

Maledizione!!! Pure da ubriaco mi rompeva le uova nel paniere… Tornai a letto e mi scusai con Bart , ma Bart mi seguì.

– “Bart…! Che fai?… non fa , non puoi stare qui…!”
– “Non me ne vado , non ti lascio sola con questo ciuccia-calzini…!”
– “Mm … d’accordo ometto , coricati nel lato , io sto al centro…”

Chiusi le tende e spensi la luce , poi mi misi un perizoma e un reggiseno per non stare nuda nel letto. Ero abbastanza impaurita ed eccitata per la presenza di Homer , mio marito da 26 anni che , come ogni notte, russa in maniera esagerata per via della sbornia. Sgattaiolai in mezzo ai due uomini di casa un poco tremante e riuscì a rilassarmi poco dopo nonostante fossi piena di ansia in quella situazione. Mi misi di lato verso Bart , i nostri visi immersi nel buio e sfiorati dalla fioca luce lunare erano molto vicini.
– “Mamma , sei bellissima… Sei la donna più meravigliosa del mondo intero …”
– “Ometto … ti prego…”
– “Sei la donna della mia vita e so che ci sarai sempre per me…”
– “Ti prego tesoro… non parlarmi così…” (mi iniziai a emozionare per quelle parole così sincere e piene d’amore)
– “Oggi sono il bambino più contento del mondo… perché ho tutte le tue attenzioni, come madre e come donna… la donna stupenda che sei sempre stata…”
– “Ometto…”

Presi una molletta nel comodino verso Homer e glie la misi nel naso per farlo smettere di russare. Non appena mi girai verso il viso di Bart chiusi gli occhi e cercai la sua bocca.

…Si avverò l’impossibile…

 

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