Autentico e reale stupore by Idraulico1999 [Erotico]




Giusi annuncia esprimendo placidamente le sue preferenze: “Mi piace vestirmi in maniera invereconda, provocante e tentatrice per indicare precisando in ultimo – dai scopatemi che sono qui. Mi vesto per uscire il sabato sera con le calze nere seducenti, con il reggiseno di pizzo con una consistente e notevole scollatura, infine con la minigonna corta e una camicetta. Tempo addietro, difatti, avevo notato che con questo modo così osé e spinto di vestirmi sarei stata appuntata e osservata molto più facilmente, io avevo realmente bisogno e necessità d’essere scopata, poiché questa brama era più forte di me. La gonna attualmente copriva solamente il bordo delle calze appena sotto la mia fica, sapevo che se mi fossi piegata un po’ più del consueto, sarei stata capace di concedere donando a qualcuno una visuale eccellente della mia mercanzia, tra l’altro velata in realtà a malapena dal filo sottile del perizoma.

Anche le scarpe con il tacco, avevano la loro finale importanza facendomi sentire più slanciata e più snella, poiché ero della propensione e dell’umore che qualcosa d’esclusivo e di speciale nella serata sarebbe arrivato. Arrivai in città in un piccolo locale, quando entrai nel bar tutti i presenti del posto si girarono fissandomi per lungo tempo, ordinai una bevanda, m’allungai attraverso il bancone per fare la mia ordinazione e qualcuno seduto al tavolo nei paraggi m’aveva già adocchiato notandomi per bene. Io m’accorsi che sbirciava già, in quanto avevo intuito che questa circostanza aveva già notevolmente risvegliato scatenando la sua attenzione nei miei confronti, perché mi sentivo già le fiamme addosso dal desiderio d’essere afferrata, presa e scopata lì, dal momento che non potevo aspettare ancora per molto. L’uomo che m’osservava aveva colpito anche il mio istinto, giacché mi sentivo enormemente attratta da lui sebbene fosse un tipo qualunque, per nulla appariscente né pomposo, direi semplicemente anonimo.

Nel tempo in cui fantasticavo divagando ancora tra i pensieri, sentii di colpo che arrivava dietro di me e prima che potessi capire che cosa mi stesse accadendo, notai che la sua mano accarezzava sfiorando delicatamente le mie gambe, risalendo lentamente fino a rasentare il tessuto sottile del mio perizoma. Io lo guardai sfiorando lievemente il suo arnese soltanto un po’, poiché lui iniziava già a eccitarsi veramente. Lui infilò il dito sotto la mia gonna e mi ritrovai d’improvviso il suo arnese dentro la mia fica, immerso in tutta la sua piena lunghezza, intanto che l’altra mano giocava solleticando le mie tette gonfie e piene di desiderio. A questo punto il gruppetto intero degli uomini nel bar si era riunito per assistere all’audace e avvenente spettacolo che era appena cominciato, poiché era unicamente l’inizio”.

Andrea, al contrario, ribadisce sottolineando la sua genuina natura:

“Io sono un uomo dal carattere e dal temperamento pacato, sereno e riflessivo, dall’aspetto comune, direi ordinario che passa inosservato, quasi ignorato, però a fine settimana mi rinnovo trasformandomi. Vado in giro di sera con degli amici o talvolta da solo con l’intento e il reale obiettivo di rimorchiare, talvolta va bene, altre volte si resta totalmente a secco e a mani vuote. Il termine rimorchiare è sempre diffuso e frequente, però non si vuole tante volte ammettere né riconoscere. Io ho le mie naturali pulsioni e in quanto tali le voglio soddisfare, non di certo contenere né reprimere, cercando di trovare il genere giusto di donne per colmare saziando il mio carnale appetito.

Un sabato sera, fu però molto particolare, perché rimase oltremodo impresso e inciso nella mia memoria. Io ero d’umore accettabile non di certo carico ed euforico come altre volte m’accadeva d’essere in vena di follie e di pazzie. La serata sembrava offuscata e sminuita da un senso di malinconia, di scontentezza e di vuoto, siccome in cuor mio pensavo staserà sarà una di quelle serate spente e svigorite senza brio né smalto alcuno. Consideravo e pensavo in definitiva di rientrare a casa, di chiamare la mia migliore amica Francesca, in maniera tale da farmi compagnia per confortarmi e per rinfrancarmi un po’. Questa decisione in conclusione, sarebbe stata la cosa più avventata, insignificante e sconsiderata, però tirai diritto nei miei intenti, come avrei sbagliato.

Decisi d’entrare in un bar per un’ultima bevanda senza aspettarmi né attendermi granché dagli eventi della serata. Quando entrai nel bar c’era un gruppo di circa una ventina d’uomini, che seduti parlavano e bevevano tra di loro. Io ordinai una birra dando alla barista un’occhiata grata e riconoscente, per il suo aspetto attraente e gradevole del corpo e per la sua generosa e prospera scollatura, che a malapena riusciva a contenere all’interno, limitato e costretto com’era dalla sua striminzita maglietta che indossava. Io ero già in fermento, in tumulto, perché quel senso d’inquietudine e di tormento me lo portavo addosso, dato che non m’abbandonava, eppure dovevo cercare d’inventarmi qualcosa. Quando stavo per alzarmi per andare via una fitta insperata e piacevole al basso ventre mi colpì, per il fatto che il mio cazzo già borbottava dimenandosi nei pantaloni. Tutto ciò fu provocato dalla vista impensata e inattesa della ragazza del bar, dal momento che era vestita con una minigonna corta che lasciava intravedere le sue gambe, ma non solo. A dire il vero, guardando il suo reggiseno con attenzione notai che appariva composto da un pizzo con molti buchi, così da poter osservare bene e in maniera efficace l’area dei suoi capezzoli da parte dei clienti, giacché questo non aveva impedito ai suoi capezzoli di spingersi all’infuori in modo generoso e peraltro evidente.

Lei s’incamminò avvicinandosi verso di me, osservandomi e studiandomi con lo sguardo che non ammetteva fraintendimenti né malintesi, facendomi capire “scopami, non vedi che sono qui”. Nel frattempo lei uscì fuori dal bar per sgombrare alcuni tavoli e rientrò e fu in quell’istante che mi colpì ancora di più, allorché la squadrai per bene nel momento in cui mi passava accanto, perché quando sollevò la sua minigonna quest’ultima salì abbastanza da esporre così il sottile filo del perizoma che portava di sotto, in quel frangente io non potevo credere ai miei occhi, per il fatto che i peli della sua fica sporgevano spuntando folti da sotto quel filo. Io m’avvicinai delicatamente dietro di lei e portai la mia mano destra tra le sue gambe, prima accarezzandole e in seguito dirigendomi con cautela verso quell’invitante perizoma con quell’incantevole e paradisiaco filo, frapposto a difesa e a protezione della sua fica. Lei non seppe resistere a quelle mosse, io stavo sragionando dalla voglia di farla mia, allora m’avvicinai di più a lei e sotto la sua camicetta cominciai a trastullarle quelle belle e prosperose tette. Nel frattempo potevo tastare agevolmente il tessuto del perizoma completamente inzuppato dei suoi stessi fluidi, infilai un dito e dolcemente accarezzai le sue labbra portandomelo in bocca apprezzandone in conclusione tutta la fragranza. In quei fervidi frangenti, tutti i frequentatori del locale si erano sennonché riuniti attorno a noi e aspettavano di buon grado che noi continuassimo, esultando e gioendo in in maniera tale per lo spettacolo che sarebbe sopraggiunto”.

“Dai, sì, così Andrea, bene bravo, spogliala tutta” – sbraitò infervorato e animato più che mai un uomo facendo il tifo con esaltazione.

Giusi in quella specifica occasione sennonché incalza, è piuttosto animata, giacché in maniera briosa prosegue rivelando altresì:

“Ben presto m’accorsi che ero rimasta senza indumenti addosso, dato che rimasi solamente con le calze, giacché fu molto appassionante ed emozionante. Tutti i clienti del bar si erano celermente radunati intorno a noi, mentre le loro mani erano dappertutto. Le mie gambe erano oscenamente aperte, in fretta m’accorsi che molte dita giocavano con la mia fica e molte altre mani palpavano i miei seni, infine all’improvviso mi resi conto che una lingua umida mi stava leccando la pelosissima e rossiccia fica. Questo comportamento mi coinvolgeva eccitandomi ulteriormente, perché era lascivamente causato e dissolutamente condotto da un perfetto e totale sconosciuto, in aggiunta a ciò mi sentito osservata e squadrata da numerosi sguardi estranei. Parecchi degli individui nel frattempo avevano lasciato cadere per terra i loro vestiti, notai accanto a me un uomo dall’aspetto robusto e simpatico, lo afferrai e iniziai a fargli un pompino. Successivamente lo feci rotolare dalla mia parte e mi feci infilare il suo bel cazzo dentro, in seguito afferrai altri uomini e cominciai a turno a succhiarlo a ognuno di loro.

In quell’estrosa e stravagante serata ero perfino riuscita arrivando a far eiaculare uno per volta una ventina di maschi. La mia persona rimase sfamata e tangibilmente soddisfatta per tutto quel benessere e per quell’insolito e bizzarro appagamento, il mio viso era una reale e singolare figura, un’immagine cosparsa di solo sperma, in quanto non ero quasi più identificabile, dal momento che non ne avevo mai visto né ricevuto addosso così assai. Il mio corpo era colmo di quel seme aromatico, consistente e denso, nel tempo in cui quella focosa e irruente calca proseguì tutta la notte fino alle quattro della mattinata. Anche i partecipanti rimasero totalmente allietati e radicalmente deliziati per quello che io avevo loro procurato in quell’imprevedibile, impura e stravagante serata. Mi riaffiora adesso alla mente quando numerose volte si dice: “Quando meno te l’aspetti arriva, sia nel bene quanto nel male”.

Già, i proverbi per l’appunto, gli aforismi che hanno sempre un sottile e sottinteso significato. Credo e ritengo fortemente che, giammai finora sia stata più appropriata e azzeccata miglior battuta, peraltro arguta, brillante e sottile di questa.

{Idraulico anno 1999}

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