Asad




“Cazzo sono in ritardo”. Asad si lasciò alle spalle la stazione di Porta Genova, all’altezza della fiera di Sinigaglia girò a sinistra e prosegui verso il naviglio grande, lo attraversò salendo sul ponte con la stessa foga di un ciclista a 500 m all’arrivo con gli inseguitori alle calcagne, percorse i pochi metri in piano e si lasciò trasportare dalla forza di gravità della breve discesa, svoltò a sinistra e riprese spedito percorrendo Ripa di Porta Ticinese come se stesse partecipando a una gimkana dove turisti e milanesi fungevano da birilli.

La concentrazione era all’apice quando fù distratto da alcune sbarbine[Ragazze giovani, equivalente gergale del termine inglese ‘teen-ager’] sedute a terra che intonavano redemption song[Redemption song Bob Marley & The Wailers], Asad si imbambolò davanti a un tale spettacolo, l’intonazione lasciava un pò a desiderare ma compensavano sprizzando gioia e spensieratezza caratteristiche immancabili di chi affronta il primo viaggio “zaino in spalla”, e anche l’occhio aveva la sua parte! Fù riportato sul pianeta terra da un passante che gli chiese l’ora e ripartì, arrivando dopo pochi minuti a destinazione.

Pigiò sul citofono e una voce rispose: “figa era ora”. Aprì il portone entrò nell’ascensore e salì al terzo piano dove Marco già lo attendeva sull’uscio della porta, Asad lo salutò con un “ueee!” ed entrò in appartamento dove trovò Jaren in accappatoio che gli venne in contro salutandolo con un bacio in bocca seguito da un accenno di morso sul labbro superiore.
Asad andò a farsi una doccia con Marco, usciti dal bagno rientrarono in soggiorno e Jaren sorrise facendo partire una playlist, alla prima nota di down by the water[Down by the water – P.J. Harvey] si alzò, aprì la gogna e Asad ci infilò mani e testa appoggiando addome e petto su un apposito supporto imbottito con rifinitura in velluto rosso.

“Verme conta!” La prima frustata Marco la diede sulle natiche e Asad ebbe un sussulto accompagnato da un gemito, “Uno, due, tre… dieci” Marco si interruppe, osservò i segni rossi su sfondo olivastro della pella di Asad, Jaren gli diede uno schiaffo, con la mano destra agguantò la mandibola e gli sputò in faccia, ordinò di leccarsi la saliva raggiungibile con la lingua.
Il suono della frusta nell’aria fù seguito dalle palpebre di Asad che si chiusero per prepararsi al colpo, Marco non colpì, appoggiò dolcemente la frusta sulla schiena e la accarezzo. Cuore e respiro aumentarono il ritmo, il sangue all’aumentare della pressione sanguigna inondò i corpi cavernosi del pene di Asad, il glande insieme all’asta cominciarono a crescere.
“Undici, dodici, tredici, quattordici… trenta” Le frustate susseguirono con intensità alternante, schiena e natiche erano completamente striate, lacrime scesero dagli occhi. “Trentuno, trentadue… quaranta” la conta venne sostituita con urla di dolore misto a piacere. Dieci intense frustate finirono la serie, Asad singhiozzava mentre le lacrime salate percorrevano il viso raggiungendo le labbra finendo la corsa direttamente sulle papille gustative. Jaren era seduto sul divano, si alzò, si tolse l’accappatoio prese il suo bambolotto per i capelli e gli infilò il cazzo in bocca, nel menre Marco si era infilato un guanto di lattice ed era intento a lubrificare l’ano di Asad che nel frattempo veniva scopato nella bocca da Jaren, Marco infilò indice e medio, giocò un pò e quando il muscolo si abbituò alla presenza di un corpo esterno aggiunse pollice, anulare e mignolo; quando infilò tutta la mano un urlo uscì dalla bocca di Asad liberata dall’orgasmo di Jauren. Marco spinse più in profondità la mano inserendo parte dell’avanbraccio, rimase fermo per qualche minuto e infine fece marcia indietro lasciando dentro solo indice e medio con il quale con abitudinari e sapienti movimenti procurò ad Asad in breve tempo un orgasmo liberatorio…

Marco aprì la gogna, prese in braccio Asad e lo portò in bagno dove nel frattempo Jaren aveva preparato un bagno caldo, tutti e tre si rilassarono…

Verso le 18.00 Asad riprese la strada di ritorno al parcheggio di Porta Genova, rincontrò le sbarbine un centinaio di metri più avanti e le trattò come un jukebox, dopo essersi preso un gelato gli chiese Mercedes Benz di Janis Joplin, loro partirono immediatamente a cappella e Asad si gustò il momento. Gli diede qualche spicciolo e ripartì, arrivato al parcheggio con ge21sti abitudinari aprì la portiera dell’auto, con la forza delle braccia si sollevò dalla sedia a rotelle per spostarsi sul sedile dell’auto, tolse le ruote, mise le ruote sul sedile posteriore, la sedia davanti al sedile anteriore e partì.

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