Alessandra by padronjack [Vietato ai minori]




Era un venerdì come tanti, Alessandra e suo marito Marco stavano facendo un aperitivo in un locale della zona quando vennero avvicinati da un uomo più vecchio di loro. L’uomo, che aveva un modo di fare spigliato ed estroverso, fece un paio di complimenti ad Alessandra e notò subito come lei li accolse volentieri mentre Marco abbassò lo sguardo. L’uomo continuò la conversazione facendo altri complimenti alla ragazza mentre lui piano piano veniva escluso dalla conversazione.
I tre, o forse è meglio dire Alessadra e il nuovo amico, decisero di continuare la serata al ristorante. Durante la cena, mentre Marco era ormai totalmente estromesso da ogni discorso, la conversazione non potè che finire sul sesso. Fu allora che l’uomo disse una cosa che lasciò di stucco Alessandra..”Sai Ale, devi sapere che a me piace dominare le donne, mi piace averle in mio potere, far fare a loro e fare loro quello che voglio…e non nascondo che mi piacerebbe farlo anche con te”
“Ma..io…non so – disse la giovane bionda – non ho mai provato…dovrei pensarci”
“certamente…ora vai in bagno…stacci cinque minuti…se deciderai di accettare mi porterai le tue mutandine in segno di sottomissione ed accettazione, altrimenti, torna e siediti al tavolo e andremo avanti con la chiacchierata, poi non mi sentirai mai più”
La donna si alzò titubante, confusa, e si diresse in bagno. I due uomini rimasti al tavolo non si dissero nulla, non si guardavano nemmeno, ormai erano ben chiari i ruoli.
Passati i cinque minuti Alessandra tornò dal bagno a testa bassa, si sedette e consegnò le proprie mutandine all’uomo dicendo che però il marito avrebbe assistito senza prendere parte ai giochi.
“bene, hai fatto la scelta giusta…domani riceverai una mail con tutte le istruzioni per il nostro incontro”

Il giorno successivo Alessandra ricevette la mail del suo nuovo Padrone.

Ciao Alessandra,
come promesso ecco le istruzioni.
D’ora in poi tu mi dovrai chiamare Signore o Padrone
Tu sarai la mia schiava e farai tutto ciò che ti dico
Dovrai essere sempre ben depilata
Non ti è permesso avere rapporti sessuali, masturbarti ed avere orgasmi fino a mio ordine.
All’appuntamento vestirai con scarpe decoltè nere, tacco alto a spillo, autoreggenti nere, intimo in pizzo nero, gonna nera, camicia bianca..il trucco leggero con un po’ di rossetto rosso e un po’ di trucco agli occhi, capelli raccolti a coda di cavallo.
Porterai in borsa anche un paio di calze intere
Appuntamento questa sera alle 18.00 a casa mia in via Mazzini 23.

Il tuo Padrone

La sera arrivò presto ed Alessandra e Marco si presentarono a casa del Padrone. Arrivati, trovarono la porta socchiusa con una busta attaccata riportante il nome di lei. La aprì e ne lesse il contenuto..erano delle istruzioni per entrambi:

“ciao…entra, chiudi la porta, appoggia la borsa, spogliati completamente, prendi la maschera per gli occhi che trovi sul mobiletto di fronte a te e indossala, incrocia le mani dietro la testa ed aspetta in silenzio. Quando mi sentirai arrivare non potrai dire nulla…il guardone si metterà in un angolo muto come un pesce”
Alessandra fece un bel respirò ed entrò in casa. Nell’ingresso non c’era nessuno, ma comunque riusciva a sentire la presenza del Padrone, una presenza che le metteva soggezione.
Dopo essersi spogliata e bendata, sentì arrivare il Padrone, sentì le sue mani accarezzarle il corpo mentre le girava intorno provocandole un brivido che corse lungo tutta la schiena..si sentiva studiata e più nuda di quello che già era. Le fece allargare un po’ le gambe per accarezzare l’interno coscia, strinse poi il tuo sedere tra le mani. Si spostò di fronte a lei per accarezzarle il seno e stringere un po’ i capezzoli. Tornò dietro di lei facendole mettere le braccia lungo i fianchi, assaporò il suo profumo sul collo, lo baciò, prese il collare e lo mise intorno al collo di Alessandra. Ora era davvero sua.
La portò in salotto tenendola per il guinzaglio. Marco seguiva come un ombra sua moglie, ma senza intralciare l’uomo. Le fece appoggiare le mani sul bracciolo del divano, gambe dritte e aperte..ora il suo sesso e il suo buchetto erano ben esposti. Le infilò due dita nella patatina per sentire il suo grado di eccitazione e trovò ad aspettarlo un lago..li umori della ragazza stavano colando lungo le gambe nude e perfettamente lisce.. poi infilò le dita piene di umori nel buchetto della donna che sussultò. Dopo averla penetrata la tirò per la coda di cavallo ed infilò le due dita in bocca per farle sentire bene i suoi sapori.
Le legò il seno con una corda, mise le pinzette con il peso ai capezzoli e un vibratore anale nel buchetto dopo averlo ben lubrificato con la patatina bagnata. Dopo averla rimessa a novanta le disse “ora vediamo se sai contare schiava”….e così dicendo le assestò uno sberlone sul sedere.
Alla ragazza scoppiò un urletto… “non hai il permesso di urlare..per questo saranno 5 sberle in più e ripartiremo da zero..ora conta”…ed arrivò una nuova sberla.
Alessandra trattenne un altro urletto.. “uno”…arrivò un’altra sberla…”due”..andarono avanti fino a 20.
Si sentiva il sedere in fiamme, le faceva male, non era abituata, ma già sapeva che non sarebbe finita lì.
”lo sai che tu non sei altro che un oggetto vero?che non hai nessuna volontà?che sei qui solo per rendermi felice?che vali meno di zero?”
“Sì…”
“sì cosa brutta cagna?” le disse l’uomo dandole una sberla in faccia
“sì mio padrone”
“ora andiamo meglio…sei solo una cagna e come le cagne devi stare a quattro zampe!” e la tirò per il guinzaglio facendola mettere a quattro zampe ai suoi piedi.
Si mise sul divano ordinandole di leccargli prima le scarpe e poi i piedi. Alessandra eseguì l’ordine ed iniziò a leccare.
“guarda come lecchi bene…si vede che sei una cagna”
Mentre si faceva leccare un piede, anche infilandolo tutto nella bocca della schiava, con l’altro di divertiva a far oscillare il peso legato alle pinzette sui capezzoli, provocando nella ragazza un dolore che piano piano si trasformava in piacere.

L’uomo si spogliò , fece mettere Alessandra in ginocchio, le ammanettò le mani dietro la schiena, si girò ed ordinò alla schiava di leccargli il buco del culo. Alessandra lo trovava disgustoso, ma sentiva comunque crescere dentro una grandissima eccitazione. Quando l’uomo si ritenne soddisfatto si girò, prese la schiava per i capelli in modo che potesse guardarlo in faccia, in modo che potesse vederlo guardarla con un’espressione che era un misto tra soddisfazione e disprezzo. Dopo averle sputato in faccia, le infilò il suo cazzo duro fino in gola e, tenendola per i capelli, la fece andare avanti e indietro lungo la sua asta. Si sentiva soffocare, le scese una lacrima…si era sempre ritenuta brava nei lavori di bocca, ma era sempre stata lei in controllo della situazione e dei suoi movimenti…ma ora era in balia del suo Padrone..si sentiva sempre più nelle sue mani, sentiva la sua volontà annullarsi sempre di più.
Quando fu sul punto di venire, l’uomo sfilò il membro dalla bocca della schiava e le venne in faccia e sulle tette ancora strette nella corda.
“non meriti nemmeno di ingoiare il mio seme, cagna” disse l’uomo mentre si faceva ripulire per bene il cazzo ancora pulsante.

L’uomo prese la schiava per il guinzaglio e la portò in camera da letto. Il marito li seguì e si mise in un angolo..aveva un’evidente erezioni a gonfiargli i pantaloni.
Le liberò il seno e tolse le pinzette, la legò al letto, le mise una ball-gag e prese una candela facendo poi colare la cera calda sulle tette ancora sensibili dopo la costrizione, sull’addome e sulle gambe. La schiava emise l’ennesimo urletto, questa volta attutito dalla pallina che aveva in bocca, ma che comunque non sfuggì al suo Padrone.
“ti avevo avvertita di non emettere nessun rumore…peggio per te”
Spense la candela, si mise a cavalcioni sopra la sua pancia, dandole la schiena ed iniziò a prendere a sberle la fighetta della schiava che provò inutilmente a dimenarsi sotto il peso del suo Padrone. Cominciò a piangere per il dolore, ma il suo aguzzino non accennò a fermarsi.
“vedi cagna, per ogni tua azione sbagliata c’è una mia reazione correttiva…in fondo è solo colpa tua…ma cosa te lo dico a fare che tanto non capisci un cazzo?” e le spuntò in faccia.
Si tolse da sopra di lei, la slegò e la fece mettere a pecorina per poi ammanettarle le mani dietro le ginocchia e metterla con la faccia sul materasso…ora era completamente esposta. Si mise dietro di lei e la penetrò con forza, tirando i fianchi della schiava a sé per entrarle sempre più dentro e con sempre più forza. Nonostante non fosse una penetrazione dolce e delicata, Alessandra iniziò a godere e a gemere fino a quando l’uomo non si sfilò e la infilò da dietro facendola sussultare e prendendola per la coda di cavallo. Andarono avanti finchè lui non si sfilò per venirle nuovamente addosso.
“servi solo come svuota testicoli cagna..ma vediamo se come porta candela vali qualcosa” e così dicendo prese la candela, la infilò nel buchetto allargato dalla scopata e la eccese, facendo colare la cera sul corpo della schiava.

Tornati in salotto usò Alessandra come poggiapiedi e le fece bere molta acqua dalla ciotola che le mise sotto la faccia…ogni tanto, dopo essersi preso qualcosa da mangiare, le buttava qualche cosa per terra che lei doveva mangiare senza usare le mani.
Alessandra, dopo aver bevuto tanto, ormai non riusciva più a trattenerla così si fece coraggio e chiese al suo Padrone di poter andare in bagno.
“certo schiava, però prima voglio che vai a prendere le calze intere e il tuo rossetto…ovviamente ci puoi andare a quattro zampe…e vedi di muoverti”
La schiava fece il più in fretta possibile, non ce la faceva più a tenerla…quando tornò il Padrone le fece indossare le calze e con il rossetto le scrisse sul corpo sono una cagna inutile.
La portò al guinzaglio fino in bagno, ma invece di farla sedere, la fece entrare in doccia…”su forza, alzati in piedi e metti le mani dietro la testa e girati verso di me”…la ragazza eseguì non capendo cosa volesse fare il suo Padrone.
“bene, ora puoi farla tutta…non vorrai mica usare il wc come le persone normali vero?”
Le si gelò il sangue nelle vene…voleva ribellarsi, opporsi…ma lui le appoggiò una mano sul ventre e premette..non ci volle molto perché quello che aveva dentro uscisse…si sentì bagnare le gambe del suo liquido caldo…le scese qualche lacrima a rigarle il viso…si sentiva completamente umiliata..ma non fece in tempo a pensare di aver toccato il fondo che si accorse che il suo Padrone prese il cazzo in mano ed iniziò ad urinarle sulle gambe…era incredula, inerme, impotente…
Quando finirono lui si fece leccare e pulire per bene il suo cazzo tornato duro, poi le tolse le calze e gliele infilò in testa come fossero un passamontagna…Alessandra si sentì inondata dall’odore del liquido suo e del suo Padrone, faceva fatica a respirare a causa delle calze bagnate che non facevano passare troppa aria. Fu lasciata in quelle condizioni qualche minuto davanti al suo Padrone che la guardava con aria soddisfatta.
Poi, con fare inaspettatamente molto dolce, le tolse le calze, la accarezzò sul volto e disse “sei stata molto brava…questa era la prova che avevo in serbo per te per capire se eri veramente determinata…l’hai sorpassata alla grande…ora sei veramente la mia schiava”…l’uomo entrò in doccia, prese dolcemente il viso della ragazza tra le mani e la baciò a lungo, si abbracciarono, poi aprì l’acqua e fecero la doccia assieme…l’uomo la fece voltare e la penetrò da dietro sussurrandole nell’orecchio “ora puoi venire” ed infatti di lì a poco venne con un orgasmo fortissimo insieme al suo Padrone, con suo marito escluso di nuovo, costretto a vedere sua moglie presa da un altro uomo attraverso i vetri appannati della doccia.

Usciti dalla doccia la fece rivestire, ma senza farle indossare l’intimo e poi le disse “non ho finito con te però… poi alza la gonna e mettiti a novanta”
Alessandra nell’eseguire subito gli ordini si accorse che ormai stava iniziando ad eseguirli senza pensare a quello che stava facendo, sentiva che ormai era totalmente nelle mani del suo Padrone.
Ora che era a novanta l’uomo cominciò a darle delle forti sberle sul sedere…le faceva veramente male, ne ricevette 30…”queste erano per il viaggio…in modo che per tutto il tragitto ti ricorderai del nostro primo incontro”
“grazie mio Signore” disse Alessandra abbassandosi istintivamente a baciare i piedi del suo Padrone…un gesto che non avrebbe mai pensato di compiere volontariamente, ma che invece compì con suo piacere…le piaceva essere sottomessa a quell’uomo.
“bene ora puoi andare, ma voglio che per l’intero tragitto tu tenga la gonna alzata e la camicetta sbottonata in modo che chi vi è a fianco possa vedere quanto sei cagna”
“si Padrone”
Si baciarono, si salutarono e lei se ne andò assieme al marito incredulo per quanto aveva visto…incredulo ed eccitato.

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