Ahhh! L'università by Alex88 [Vietato ai minori]




Ahhh! L’università di Alex88 New!
Non mi sono mai reputato un ragazzo bellissimo, tuttavia non sono neppure da buttare. La mia storia ha inizio verso Settembre, quando, per varie vicissitudini della mia vita che non starò qui a spiegarvi, mi ritrovai a frequentare nuovamente i corsi del primo anno della facoltà di scienze Biologiche, dopo aver conseguito a pieni voti una laurea in Ingegneria gestionale che, però, non mi dà alcuna possibilità di lavorare qui in Italia. Come al solito per i primi due o tre giorni eravamo tutti lì a fare gli amiconi e devo ammettere che mi sentivo un po’ a disagio pensando alla differenza d’età che passava tra me e quelle che, a buon diritto, avrei potuto chiamare “matricole”, ma dopo più di una settimana che seguivo avvertii il disagio passare del tutto. Al contrario della mia prima laurea, presa praticamente facendo sempre il “Pendolare”, questa volta ero stato costretto a prendere casa e mi sentii davvero fortunato nel riuscire ad accaparrarmi un elegante appartamento al terzo piano, distante solo pochi isolati dalla mia facoltà, ad un prezzo davvero vantaggioso. Credo sia allora che è cominciato tutto. Poiché il mio coinquilino non c’era quasi mai, eravamo solo in due a dividere l’appartamento e lui era sempre occupato con i turni all’ospedale in cui fa l’infermiere, avevo la casa tutta per me per tutto il tempo. All’inizio devo ammettere che è stata un po’ dura abituarsi a vivere da solo, ma alla fine trovai quella mia sistemazione niente male. Ero libero di fare quel che volevo, quando volevo e come ritenessi più opportuno; un grado di libertà che non avevo mai provato. Dopo la prima settimana, alcune ragazze del mio corso, devo ammettere che mi ha meravigliato il numero di quante iscritte di sesso femminile stessero seguendo i corsi di quella che ho sempre ritenuto essere una facoltà “per maschi”, anche perché era dai tempi del liceo che non dividevo la classe con il gentil sesso, dato che, come si sa, le facoltà di Ingegneria non sono proprio rinomate per il gran numero di iscritti di sesso femminile. Non che la cosa mi dispiacesse, anzi, ma ora sto divagando un po’. Come dicevo le ragazze di quella che, a buon diritto, potevo chiamare la mia nuova “classe” (eravamo 42 in tutto) si stavano organizzando per restare in città per il “matricola party” di Giovedì, chiedendo a quelle che avevano casa lì se potessero ospitarle per la notte. Rimasi molto sorpreso quando Monica (nome inventato per salvaguardare la privacy delle mia amica) mi chiese se avesse potuto passare la notte da me; non ci conoscevamo che da qualche giorno, e mai e poi mai mi sarei aspettato una simile richiesta. Ancora un po’ sorpreso risposi con un laconico “Sì”, lambiccandomi il cervello su come avrei potuto ospitarla visto che il mio appartamento non abbondava certo per le camere da letto (ce n’erano solo due, ed una era del mio coinquilino infermiere), in compenso disponeva di una comoda e spaziosa zona giorno in cui a farla da padrone era un ampio e comodo divano-letto che seppur cigolando adempiva a pieno al suo dovere. Ora il dilemma: quale sistemazione offrire? Alla fine pensai di cederle galantemente la mia camera preparandomi ad una notte tra le cigolanti molle del divano letto. Non appena Monica seppe che potevo ospitarla, esplose in un prorompente abbraccio con cui, cingendomi le braccia intorno al collo, mi bacio la guancia destra. Ci demmo appuntamento per giovedì e subito scappò a prendere il bus che l’avrebbe riaccompagnato a casa. Era una bella biondina, Monica, alta un metro e sessantotto centimetri, non l’avevo mai vista indossare qualcosa fuori posto. Anche nel modo di truccarsi era sempre pulita, mai eccessiva, così come piace a me; era forse anche per questo che avevamo legato subito io e lei. Qualche giorno prima approfittai di un caffè insieme per conoscerla meglio; dopotutto volevo essere sicuro di conoscere almeno un po’ chi facevo entrare in casa mia. Ne rimasi estasiato. Non era solo molto bella, ma era anche intelligente, spiritosa e simpatica. Per i primi tempi non potemmo esimerci dal parlare di biologia, un argomento che, data la natura dei nostri studi, sicuramente interessava entrambi, poi siamo passati a parlare di altro: dalla moda, ai libri ecc… ecc… Parlare con lei mi sembrava la cosa più naturale a questo mondo e devo ammettere che forse, per quanto cercassi di non far trapelare nulla, mi stavo innamorando di lei. La sera del Giovedì giunse in un baleno. Monica con un po’ di disagio insistette affinché non l’accompagnassi; dopotutto quella serata era nata come un pretesto per un’uscita tra donne con tutte le ragazze della classe e la mia presenza sarebbe stata più che mai inopportuna. Io d’altronde le dissi che l’avrei aspettata a casa, dato che non volevo assolutamente perdermi il mio programma preferito (so che come scusa fa veramente schifo, ma non sapevo come togliermi d’impaccio) e lei fu lieta di non avermi rovinato la serata. Ero oramai rassegnato a passare la serata da solo quando verso le Dieci, qualcuno suono al mio campanello. Era Monica, non mi aspettavo certo che arrivasse per quell’ora. Mi disse che la serata era stata un vero e proprio disastro, di come le mie compagne di corso fossero noiose e di come avesse pensato di rincasare prima per vedere come procedeva la mia di serata. Non potete immaginare il mio imbarazzo dato che avevo pensato di passare la serata sparandomi una sega davanti al computer in camera mia, così le mentii dicendo che dato che il programma che seguivo in tv era stato soppresso avevo deciso di recuperare del tempo trascrivendo gli appunti presi a lezione sul computer in formato pdf. ma, dato che non avevo più voglia di lavorare le offrii di terminare la serata parlando del più e del meno. Le ore passarono come fossero minuti ed in men che non si dica era giunta l’una. Fu il mio coinquilino a farci rendere conto di che ora fosse, visto che ci interruppe per dirmi che stava uscendo per recarsi all’ospedale per il turno di notte. Ora eravamo veramente soli. Dopo un po’, stiracchiandosi, Monica mi disse che si sarebbe recata in bagno per cambiarsi per la notte e che sarebbe stata felice di dormire sul divano letto che non le sembrava poi così scomodo. Io le risposi con un No categorico, offrendole ancora una volta la sistemazione in camera mia, dicendole che così avrebbe goduto di tutta la privacy di cui avesse avuto bisogno solo chiudendo la porta. Lei mi ringrazio ancora una volta donandomi uno dei suoi stupendi sorrisi ed un bacio sulla guancia e sculettando suadentemente si allontanò verso il bagno per una toelette veloce prima di andare a letto. Io ne approfittai per accomodare il mio giaciglio e dopo aver sprimacciato il un po’ il cuscino, con indosso i soli boxer mi sono infilato tra le fresche lenzuola di cotone che avevo appena messo. Monica usci dal bagno, era uno spettacolo per gli occhi con quel suo babydoll di pizzo nero e fucsia sotto cui aveva indossato un provocante perizoma nero e, a giudicare dalle forme sotto il babydoll trasparente, nient’altro. L’avevo vista solo da lontano, e controluce, ma stavo per avere un infarto ugualmente. Si infilò repentinamente in camera mia, ma per farlo dovette passare dal corridoio, donandomi la visione di quel suo bel culetto a mandolino sapientemente fasciato dal perizoma di pizzo nero. Poi si voltò e facendo capolino da dietro la porta mi indirizzò un sardonico “Buonanotte”.

Buonanotte? E chi riusciva più a dormire? Era bastata la visione di lei in abiti così succinti per provocarmi una di quelle erezioni che quando ti vengono pensi di andare in giro con un giavellotto in mezzo alle gambe. Non erano passati che un paio di minuti quando me la rividi fare capoccella dietro la porta. “Non è che potrei scroccarti anche una bottiglia d’acqua? Sai non riesco a dormire se non c’è l’ho sempre pronta sul comodino.” – “Ma certo” – le dissi – “vado a prendertela subito!” – “Oh no, non preoccuparti” – continuò lei- “ci vado io! Tu sei stato fin troppo gentile ad ospitarmi questa notte…” e detto questo usci.

Che spettacolo! che Visione! Sì ci avevo visto bene, sotto il babydoll di pizzo nero non indossava proprio nulla se non il perizoma. Come faccio a saperlo? Perché uscendo dalla mia camera per andare in cucina dovette passarmi proprio d’avanti e regalarmi una visuale delle sue belle tette, fasciate solo da un sottile strato di stoffa completamente trasparente, da cui si intravedevano le areole ed i capezzoli. Ritornando si fermò vicino al mio letto e trangugiando un po’ d’acqua direttamente dalla bottiglia mi regalò un’altra visione di quel seno perfetto che si ritrovava. Doveva essere una terza abbondante a giudicare da quanto erano grosse e piene. Improvvisamente sentii una fitta al basso ventre con cui il mio amico mi fece ben intendere che anche lui aveva apprezzato, e molto. – “Cosa c’è? Non riesci a dormire?” – Le dissi di no con la testa, ma non mi dilungai a spiegarle il perché, anche se in fondo credo che già lo sapesse. – “Sai” – continuò – “anche per me sarà difficile dormire, muoio di caldo. L’acqua aiuta ma non può più di tanto…” – “Sì lo so” – continuai io senza sapere che pesci pigliare – “Mi dispiace che il condizionatore d’aria sia guasto, il proprietario non si è ancora deciso a farlo riparare.” – “Oh non preoccuparti – disse lei mentre si accorse che il mio sguardo aveva esitato un po’ troppo sulle gocce di sudore che le imperlinavano il decolté. – “Non hai nulla di cu scusarti. Non è mica colpa tua. Sai, anche noi a casa ne siamo privi; di solito quando sono a casa dormo sempre nuda così da non soffrire troppo la calura estiva, ma non posso chiederti anche questo…” E così dicendo sfoderò uno di quegli sguardi da finta brava ragazza che mi avevano fatto perdere la testa per lei. – “Non sai quanto queste lingerie possano essere calde finché non le indossi, ma questo” – e così dicendo abbassò le spalline del babydoll – “questo credo proprio di poterlo togliere, dopotutto è così trasparente che non credo si possa vedere molto più di quello che tu non abbia già visto” – E detto questo se lo sfilò facendo sballonzolare quel tripudio di femminilità gonfio e turgido proprio davanti al mio naso. – “Oh! Adesso va molto meglio, non trovi?” – “Credo di sì” – le risposi deglutendo pesantemente. Sinceramente non ne stavo capendo più niente, ero totalmente e impunemente rapito da quelle tettone gonfie che così generosamente mi erano mostrate. – “Dopotutto posso credere che tu non sia novizio a questo tipo di cose, no? Adesso stare in topless è diventato quasi categorico su certe spiagge…” – “Sì, sì, ma certo…” Mamma mia come ce l’avevo duro, non riuscivo a pensare ad altro, sentivo che di lì a poco gli slip mi si sarebbero strappati tanto che era duro. – “Credo di non averti ancora ringraziato a dovere per avermi ospitata qui stanotte” – “Ma… ma ti pare, è un piacere per me” – “Questo non lo metto in dubbio, ma lascia che ti ringrazi per bene” E detto questo si fiondò sul mio petto cominciando a baciarmi gli addominali, poi le sue labbra cominciarono a salire lungo il petto sino al mio collo. Credevo che ci saremmo baciati ma non appena cercai le sue labbra ecco che si era rifiondata sui miei pettorali e scendeva con le labbra inesorabilmente giù. Quei due grossi meloni che si ritrovava per tette invece, non facevano altro che sbattere contro il mio cazzo che spingeva per uscire ostacolato solo dal sottile tessuto dei miei boxer elasticizzati. Le sue mani cominciarono a giocherellare con l’elastico dei boxer: lo tiravano, lo abbassavano, si intrufolavano dentro per sfiorare la base del mio pene. Poi si fermò, e guardandomi fisso negli occhi con uno sguardo da vera porca mi disse “Io non conosco modo migliore per dissetarsi di un bel pompino!” – E dopo averlo preso e debitamente scappellato, se lo infilò in bocca.

Era divina, semplicemente fantastica. Con la lingua non esitava un solo istante a leccarlo tutto, sin dalla base fino al glande, muovendo la punta come fosse una biro per disegnare dei cerchi concentrici intorno alla fessura. Poi cominciò a solleticarmi il frenulo, mentre con le mani era un continuo segarmi e massaggiarmi le palle. – “Ti piace come te lo lecco? Sono brava?” – “Sei semplicemente fantastica!” – “Sai il mio ragazzo vuole che glielo succhi ogni sera e credo di essere diventata un esperta ormai” – “Il tuo ragazzo?” – “Sì, quel cornuto è convinto che sia uscita a divertirmi con le ragazze di facoltà, ma io non potevo trattenermi da assaggiare questo bel pisellone duro!” – Non potevo credere ai miei orecchi, era fidanzata, non che mi importasse poi molto ora che con la bocca me lo stava succhiando divinamente. “Sai a lui piace un sacco quando me lo mette in mezzo alle tette; vorresti provare?” – Non ebbi nemmeno il tempo di rispondere che già me l’aveva sepolto tra le sue grosse bocce. La spagnola più bella della mia vita; si vedeva che ci sapeva davvero fare. Avrei voluto resistere di più ma dopo poco sentii che le palle sarebbero scoppiate se non fossi venuto e lei se ne accorse, tanto che terminata la spagnola riprese a succhiarmelo con forza come se volesse farmi uscire anche l’anima oltre che lo sperma. E venni, venni come non ero mai venuto fino ad allora, sentii le palle lentamente svuotarsi mentre lei continuava a leccarmi il cazzo ancora duro. Dopo aver pulito per bene con la lingua l’intera asta si sfilò il perizoma e mi disse: “Adesso tocca a te”. Non ebbi nemmeno il tempo di prendere fiato dall’orgasmo che già mi aveva affondato la faccia in mezzo alla sua patatina fradicia di umori. Un odore inebriante trasaliva dalle sue grandi labbra e non potei esimermi dal leccarla con foga. A quanto pare le doveva piacere proprio tanto, perché più la leccavo e più lei si bagnava, tanto che ad un certo punto, trattenendomi per la nuca con le mani, esplose in un fragoroso orgasmo liberatorio. Restammo abbracciati per un tempo indefinibile, ma a quanto pare non era ancora sazia, perché riprendendo a baciarmi sul petto e dopo essere scesa a leccarmelo un altro po’, si distese davanti a me e a gambe large mi chiese di penetrarla selvaggiamente. La impalai con un sol colpo godendomi l’umido calore delle sue pareti intorno al mio cazzo duro. Lei gemeva di piacere, esortandomi a possederla sempre con più forza. Ad un tratto mi spinse via, facendomi uscire fuori da lei, e solo dopo essersi messa a cavalcioni, mi chiese di scoparla alla pecorina. La scopai per un tempo interminabile, l’orgasmo avuto prima mi aveva dato una carica inaspettata, o forse era lei, la sua bellezza, i suoi modi di fare? Fatto sta che persi il conto di quanti orgasmi ha avuto in quella posizione. Ad un certo punto però un’idea cominci a farsi strada nella mia testa. Sì e vero, si poteva dire che in quella posizione fosse come se mi stessi scopando quel bel culetto a mandolino che si ritrovava, ma non ero ancora sazio. Dopo il suo ennesimo orgasmo decisi di uscire da lei per indirizzare la punta del mio arnese verso il suo secondo buco. Lei esitò, ebbe come un fremito che le percosse tutta la schiena, perché no appena poggiai la punta del mio cazzo sul suo sfintere, si irrigidì. – “Fai piano, lì sono ancora vergine!” – “Non per molto” – le risposi, e secco glielo piantai dietro, entrando con tutta la punta nel suo culo. Monica gridò, all’inizio di dolore. Poi quegli stessi gemiti cominciarono a diventare gemiti di piacere quando oramai più di mezza asta entrava ed usciva dal suo culetto senza problemi. Ancora un altro colpo secco ed ecco che col io cazzo ero entrato tutto, sino alla base. Sentivo adesso le palle sbattere contro le sue chiappette, mentre con le mani mi ero impadronito dei suoi meloni che stringevo prepotente tra le dita. Sentivo l’orgasmo crescere, avvicinarsi. E dopo averla fatta godere ancora un po’, le inondai il culo col mio seme fin quando non lo estrassi mezzo moscio e avvicinandoglielo alla bocca, lasciai che finisse di pulirmelo. “Stanotte mi hai proprio sfondata” – mi disse – “Quando vuoi” aggiunsi io prima di avvicinarmi per baciarla sulle labbra. “No” – mi disse perentoria – “questo lo lascio fare solo a Marco, il mio ragazzo” – “Come vuoi” le dissi. Aspettai che andasse in bagno per darsi una ripulita. Ma di quello che avvenne dopo non ricordo molto; ero già tra le braccia di Morfeo.

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