Prima volta anale by 1948 [Vietato ai minori]




Questa storia suppongo sia comune a tante donne ed è perciò che la voglio raccontare. Per me è anche uno sfogo e vorrei che le donne che mi leggono siano contagiate dalla felicità che provo. Ho 42 anni ed ho un marito con un matrimonio ormai alla fine. Mio marito è sempre meno attivo sessualmente e ciò mi rende sempre meno felice e di conseguenza mi sento al passar del tempo meno femmina. Quando eravamo fidanzati era un uomo attraente, attento, erotico al punto giusto; ora è una persona statica e senza iniziativa che passa le sere a guardare la TV rivolgendomi poche parole e dove la TV ha la precedenza su tutto e di conseguenza non mi scopa mai.
Questo è il motivo per cui mi sono fatta l’amante; lui è molto più giovane di me avendo 24 anni.
Prima di conoscerlo pensavo che per me non ci fosse altra soluzione che la rassegnazione a fare a meno del sesso con la speranza che non mi venissero voglie ‘strane’; mi dicevo “Metto tutto sotto chiave e di sesso non ne parliamo più!”.
Nei momenti acuti di crisi di astinenza mi ponevo il dubbio chiedendomi chi fosse veramente lui ed anche che specie di pervertita fossi per desiderare così tanto il sesso o forse ero una matta da legare, oppure ancora una ninfomane che immaginava solo sesso come le più grandi troie.
Con il mio giovane amante ci siamo conosciuti per caso in autobus ed a lui non interessava che portassi la fede, si comportava da sfrontato e mi ha corteggiata per mesi affrontando tutte le mie resistenze ed alla fine io, in un momento di crisi da astinenza, ho ceduto.
Ad oggi sono 15 mesi che ho una relazione extraconiugale.
Lui viveva in un appartamento che condivide con altri due studenti ma ha una camera ampia tutta sua. Anche lui è studente di Scienze Politiche e mi ha presentato ai suoi amici di appartamento come la sua “fidanzata”.
Ho, quindi, una doppia vita che porto avanti felice con delle difficoltà ma queste difficoltà sono dolci da superare se penso a lui ed a tutto ciò che mi dà e per come mi fa sentire.
Nei primi tempi siamo stati a letto insieme a scopare quando i colleghi erano a lezione o in paese per il weekend. Ovviamente non potevo ospitarlo se non in rarissime occasioni anche se a me piaceva molto avere una vita da coppia normale e fare tante altre cose insieme. A quel tempo non mi era concesso perché il rischio di venire scoperta ed avere un divorzio non era pensabile né praticabile. Ciò ci ha costretto ad andare al cinema nelle prime ore del pomeriggio, a cena solo quando fosse stato plausibile che uscissi con una mia amica e naturalmente non passavamo le feste insieme. Le nostre comunicazioni erano limitate a qualche SMS subito cancellato.
Lo scorso inverno ho colto un’occasione unica: mia suocera aveva bisogno di assistenza e nonostante le sia molto affezionata ho convinto mio marito ad andare da lei.
Il risultato è stato che mi sono potuta concedere all’amore totale e trasgressivo con lui. Per me è stata un’esperienza favolosa, gratificante ed ho potuto ritrovare l’affetto ed il piacere del sesso con l’uomo che amo lasciandomi veramente andare senza remore e pregiudizi pensando che in amore tutto è permesso.
Ho pensato che anche lui avesse una ragazza più giovane di me ma non mi importava. Ho pensato che avesse una ragazza perché non mi spiegavo alcuni suoi atteggiamenti nonostante mi sia data moltissimo a lui ed abbia fatto anche qualcosa che in altri tempi avrei definito ‘indecente’.
Quando si è presentata questa splendida occasione di stare sola con il mio maschio ho pensato che avrei potuto passare dei momenti bellissimi con Gian Marco, questo è il suo nome, e finalmente non fare scopate fugaci silenziose nella sua stanza. Pensavo che lui potesse venire due notti da me nel mio letto matrimoniale. Non era importante per me che il letto nuziale fosse l’alcova dove ricevere un altro uomo che facesse sesso con me.
Ero talmente eccitata e presa da Gian Marco che controllavo se mio marito mi seguisse e se fosse a conoscenza della mia altra vita. Ormai lo trascuravo io.
Gian Marco, quando gli dissi che sarei rimasta sola a casa, ne fu felicissimo e subito mi ha detto che potevamo stare da lui e passare sia venerdì che sabato notte insieme. Gli dissi che temevo che mio marito controllasse la mia presenza a casa telefonando e non avrei avuto modo di giustificarmi se non avessi risposto quindi fu naturale che la casa era sicuramente libera e piena di gioia gli dissi “Perché non vieni tu a casa mia?”
Lui ebbe dei dubbi e me li espresse “Se tuo marito sa di me a casa tua, e per di più nel suo letto, sai cosa succederebbe? Tu hai pensato a quelle che avresti tu?”
La voglia di lui era fortissima e replicai “Non ci scoprirà nessuno. Come ti ho già detto, abito in una villa singola, non in un condominio e la casa è la mia. Se sarai discreto nessuno saprà nulla. Ti vengo a prendere con l’auto e così lascerai la tua sotto casa tua”
Rincuorato e sedotto dalla mia voce sussurrata piena di voglia mi chiese di poter venire da me in altro modo. Ci demmo un appuntamento dopo le 21.30 “Ti mando un SMS e ti dico con precisione dove abito”
Non vedevo l’ora che arrivasse il momento. Tutti i miei pensieri erano per lui e per la mia figura che gli avrei presentato al suo arrivo. Pensavo alla lingerie da indossare, al profumo della mia pelle, alle scarpe con tacco, le calze velate, ai capelli ai gioielli da indossare, ecc. Avevo deciso di non indossare niente lingerie e indossare solamente dell’intimo nero super sexy che avevo ordinato dalla Cina: erano dei total body in maglia elastica che lasciavano fuori uscire i capezzoli ma coprivano appena il pube. Questi capi li indossavo quando arrapata mi sgrillettavo fino a godere immaginando di essere un’attrice porno. Vestita così mi avrebbe senz’altro assalito. Avevo pensato anche ad un tubino corto in pizzo trasparente che segnasse le mie curve ma esporle sarebbe stato decisamente molto più bello.
Essendo alta un metro e sessantacinque, anche se ben fatta e soda, nel contesto della figura le mie mammelle, risaltavano parecchio ed il total body le faceva risaltare facendo passare tra le maglie i miei duri capezzoli. Sul davanti era aperto ed anche dietro per consentire un eventuale accoppiamento senza doverlo togliere mostrando in contrasto la pelle candida del pube e la figa così come i glutei.
Tante volte avevo pensato alla felicità dei maschi nell’avere le mie tette in mano, così morbide, calde e con i capezzoli così sensibili. Quante volte ho pensato che volentieri le avrei affidate alle loro dita! Facendomi i ditalini mi piaceva anche usarle personalmente strizzandole arrivando, con un po’ di difficoltà a succhiare i capezzoli.
Le gambe le ho dritte, ben fatte e toniche, si raccordano delicatamente oltre il ginocchio senza esagerazione.
Tante volte avevo pensato che se le avessi avute più lunghe di una decina di centimetri avrebbero dato più slancio al mio portamento ed alla mia figura e di conseguenza provocato molto più interesse intorno a me apparendo una vera e propria gran figa.
Mi ero resa conto che piacessi proprio così com’ero, piccolina e prosperosa, con quel mio seno lussurioso adorato da tutti e che tutti ammiravano perché nudo o coperto che fosse era lui che diceva tutto agli occhi.
L’idea che Gian Marco sarebbe venuto a casa mia mi eccitava e sognavo di essere scopata senza sosta. Mi guardavo allo specchio e soddisfatta dell’aspetto del mio corpo sentivo che il mio ventre aveva bisogno di attenzioni; allora non feci altro che inumidirmi le dita con un po’ di saliva e godere della mia stessa figura vedendomi riflessa. Non mi vergognavo anche se in quel momento era venuta fuori la mia parte narcisista. L’attesa mi eccitava e per essere perfetta per lui mi venne da guardare anche all’entrata della vagina, perciò aprii con le dita le grandi labbra ed anche le piccole sollevando il cespuglietto fatto di radi e bassi peli in una striscia molto stretta e verticale che terminava molto vicino al monte di venere portando alla luce il mio punto sensibile. Apparvero così le labbra della fessura che trovavo bella e immaginavo il sesso di Gian Marco quanto l’avrebbe trovata accogliente. Guardandomi mi sono piaciuta e se fosse stato possibile me l’avrei baciata e sospirai perché non potevo leccarmela da sola. Affiorò il ricordo quando da ra ragazzina ci avevo provato ma non arrivavo a farlo e cercando di farlo scoprii la masturbazione con un dito; il cercare di leccarsela mi rendo conto che era esercizio da contorsioniste ed allora mi consolavo stuzzicandola e dandomi piacere con le dita.
L’attesa spasmodica di Gian Marco mi portò ad alto livello la libidine; mi bastò il primo tocco per capire che non mi sarei fermata e che sarei andata avanti essendo troppo gonfia di desiderio sapendo anche che mi sarebbero bastate poche carezze per arrivare all’orgasmo. Poi, il desiderio di donarmi arrapata com’ero al mio lui, gran maschio, prese il sopravvento e mi fermai.
Guardavo l’orologio in continuazione e finalmente arrivò il momento. Ero in salotto tutta eccitata e pronta a donarmi al mio amante e nell’attesa avevo bevuto un fondo di bicchiere di vino bianco che poi avrei fatto assaggiare anche a Gian Marco come aperitivo.
Più si avvicinava l’ora del suo arrivo e più mi sentivo eccitata e controllavo sempre più spesso il mio aspetto e pensavo a come l’avrei ricevuto. Mi guardavo e riguardavo al grande specchio della mia camera da letto.
Gian Marco era un vero amante ed anche, vista la giovane età, anche un eccellente stallone.
Non appena mi vide Gian Marco esclamò “Sei proprio bella! Questo vestito nero ti sta benissimo. Ti segna bene il corpo e mi piaci tanto. Non andare troppo in giro in città vestita così che è trasparente, si vede tutto!”
“Dai non essere geloso, lo sai che non mi va. Vieni, ti faccio vedere la casa”
Ero splendida e ne ero felice. Finalmente u uomo che mi valorizzava e che mi faceva sentire una lady così come volevo io. Mi sentivo coccolata, apprezzata e considerata femmina per quella che sono.
Gian Marco proseguì “La vedrei meglio se ti denudassi così potremo fermare dove ci piace di più. Dai, spogliati, rimani nuda!” mi rispose abbracciandomi e baciandomi profondamente con la lingua che occupava tutta la mia bocca trasmettendomi il suo sapore meraviglioso.
Nonostante la sua corporatura non massiccia ma prestante, venne facile sollevarmi e portare me, che ero minuta e magrolina, in camera da letto.
La mia camera da letto in stile shabby chic in color panna; l’arredamento era costituito da un cassettone, un ampio armadio con le ante a specchio ed il letto era a baldacchino con delle tendine chiare.
Dopo tanti anni in cui era stata un’alcova mal utilizzata ora era arrivato il momento di utilizzarla con l’amore che desideravo e per accoglierlo al meglio avevo acceso delle candele profumate che davano un’atmosfera sensuale e romantica.
 “Wow!” disse lui sorpreso non appena entrato “E’ tutto così…” ed è rimasto senza parole, meravigliato. Non si aspettava un ricevimento di tal genere.
“E’ bello, vero? Te l’ho detto che stavamo meglio a casa mia!”
Lui non parlò ma agì “Che stai facendo?”
Gian Marco mi distese sul letto sollevandomi il vestito ed io sorridente e felice lo lasciavo fare così prese a baciarmi dalle caviglie in su.
Quando le sue labbra calde arrivarono all’interno della coscia “Voglio baciarti tutta, come non ho mai fatto”
Non mi ero spogliata quando lui me l’aveva chiesto ma ora dovevo farlo e lo feci felicemente come dono al mio maschio. Ovviamente non avevo le mutandine e lui ne fu contento. Non appena oltrepassate le ginocchia “Sei una piccola porcellina. La tua figa è così profumata! Me la fai assaggiare?”
“Accomodati pure, è tutta tua!” risposi arcuandomi ed offrendola.
Gian Marco non mi aveva mai leccato la figa a lungo perché non c’era mai stato il tempo e così come i nostri amplessi erano sempre stati intensi ma frettolosi e mi lasciavano un fondo di insoddisfazione. Avrei voluto fare tante cose con lui approfondendo i giochi sessuali che apprezzavo sempre più ma mi vergognavo a dirlo per non apparire troia fin dalla prima ora.
L’occasione dell’assenza di mio marito ci permetteva di passare almeno per la prima volta un’intera notte tutta per noi.
Ero al settimo cielo ed ero sicura che Gian Marco era il mio uomo che finalmente mi faceva sentire femmina ed anche una signora che poteva godere sessualmente come tante altre donne.
Lo lasciai fare e lui con la sua lingua iniziò a frugare nella mia intimità e godetti la sua bravura nel leccarmi; mi leccava la figa avidamente e teneva allargate bene le mie gambe. Era esperto nonostante la giovane età.
“Ooooh… oooh…. Mmmmmh… mi stai facendo morire! Ti prego continuaaa!!….”
Io gemevo e lui non si fermava mai, continuava a esplorare la figa con la lingua andando a torturare il clitoride lasciandolo e cambiando ritmo non appena il mio godimento aumentava facendo si che l’orgasmo si ritraesse e ricominciassi a godere in modo diverso.
Ero preda di ondate e brividi di piacere che aumentarono quando mi prese il clitoride tra le labbra per succhiarlo regalandomi delle fitte di piacere uniche. Era un gioco bellissimo che mi portava al settimo cielo.
“Dai! Quando mi lecchi la figa voglio succhiarti il cazzo!” gli chiesi
Non se lo fece ripetere, si levò pantaloni e mi mostrò gli slip che gli avevo regalato, poi tolse anche quelli mettendomi il suo grosso cazzo in bocca.
“Sei proprio una figona. Ecco, prendilo! Spompinalo per bene come solo tu sai fare!”
Ci avvinghiammo così in un 69 molto passionale. Imboccare il suo cazzo, succhiarlo e leccare tutt’intorno la cappella mi eccitava ancora di più.
Lo sentivo crescere ed inturgidirsi nella mia bocca con la speranza che sborrasse. Ero assetata e golosa della sua sborra. Tutte le volte che ci siamo accoppiati ho voluto che lui mi sborrasse in bocca e con grande piacere ho sempre ingoiato tutto il suo sperma nutrendomi come una bevanda prelibata.
“Sborrami in bocca. Ti voglio tutto dentro di me!”
“Devi però ingoiare tutta la sborra! Ne ho tanta!”
Lo succhiai voracemente aiutandomi con una mano e dopo poco lui mi venne in bocca.
Il sentire i suoi grugniti e le parole fece sì che anche io ebbi un orgasmo violento che scosse tutto il mio corpo. Mi piaceva il calore oltre che l’eccitazione e il piacere che avevo provocato a lui.
“Che bello! Sei venuta anche tu. Come sei buona!”
Gian Marco non staccò la sua bocca dalla mia figa e raccolse tutti i miei umori sulle sue labbra.
Non era nemmeno mezzanotte e già avevamo goduto tantissimo. La felicità di essere insieme in un luogo proibito aveva innalzato la soglia di libidine. Ero pronta per fare ciò che solo nei sogni avevo immaginato e che erano il ricordo delle navigazioni su internet tra i siti pornografici.
“E’ stato bellissimo amore, magari fosse tutti i giorni così!” mi disse lui abbracciandomi e baciandomi sulle labbra e sulle tette ancora coperte dalla rete del body.
“Pensiamo a goderci questi momenti, dai!”
In quel momento mio marito non era più nella mia testa ma non volevo che Gian Marco si affezionasse troppo a me. In quei momenti non mi importava di mio marito. Se me lo avessero chiesto avrei divorziato da lui. Gian Marco era un vero maschio.
Ero rimasta con mio marito perché in fondo speravo sempre che mi rivalutasse e che quindi il mio matrimonio migliorasse, anche se da un po’ di tempo lui mi trascurava.
Ora ero felicissima di essere tra le braccia e amata dal mio amante e non volevo sprecare nemmeno un secondo di quei momenti.
“Perché non ti spogli? Anzi, spogliamoci tutti e due e andiamo a farci una doccia!” gli proposi. Lui accettò di buon grado così tenendoci per mano andammo sotto il getto d’acqua.
Andammo in bagno tenendoci per mano con me che mi strisciavo su di lui come una gatta in calore.
Sotto l’acqua calda insieme ci baciavamo e io lavavo il suo corpo giovane ed atletico che mi piaceva così tanto e mi aveva fatto diventare una moglie davvero troia.
Dopo poco il suo cazzo era di nuovo dritto e premeva contro la mia coscia.
“Voglio scoparti” mi sussurrò lui.
“E fallo!” gli dissi voltandomi per dargli le spalle, appoggiandomi al muro ed offrendogli i glutei nella speranza che lui mi chiavasse da dietro.
“Voglio scoparti il culo!”
L’idea mi spaventò. Alcune mie amiche mi parlarono della scopata in culo con i loro mariti. Tutte mi dissero che alla prima entrata ed il primo allargamento è il momento più doloroso ma poi abituandosi tutto scompare con grande piacere e felicità degli accoppiati. Avevo sempre considerato il sesso anale come una azione perversa della mente degli uomini. Alcune mie amiche si erano fatte inculare dai loro fidanzati per restare vergini fino al matrimonio. Mi fu spontaneo, pensando all’eventuale dolore, ritrarmi e cambiare aspetto del viso. Mi voltai per far capire a Gian Marco che per me era la prima volta e che avevo paura di soffrire. Non avevo mai fatto sesso anale e la cosa mi faceva un po’ paura e forse ribrezzo ma erano sensazioni e pensieri forse dovute all’educazione ricevuta, infatti quest’ultima mi diceva che era un qualcosa di innaturale pertanto risposi “Stai scherzando, vero? Io non ho mai fatto sesso anale e non ho intenzione di farlo. Non possiamo scopare nel modo tradizionale?”
Lui non si perse d’animo e replicò “Io voglio scoparti come nessuno ti ha mai avuta. Voglio che mi dai qualcosa che non darai mai a nessuno, né a tuo marito né ad altri.”
“Tu sei pazzo!”
“Si, sono pazzo di te. Non dirmi di no, ti prego! Sarà un’esperienza fantastica e ti piacerà moltissimo, credimi!”
Mentre mi diceva queste cose, mi accarezzava il culo, mi titillava lo sfintere con un dito e mi baciava.
Ora sentivo Gian Marco come il mio uomo ideale, colui che mi faceva sentire femmina e non un oggetto da monta. Forse stavo innamorandomene.
“Non lo so se te lo darò…. e se mi fa male?”
“Non ti farà male. Forse solo all’inizio, ma starò attento e farò pianissimo per non farti soffrire. Ti voglio godere più a lungo mentre ti apro. Se ti duole dimmelo e mi fermerò. Ti prego dammi il culo, dai! Voglio incularti”
La sua sicurezza e il suo amore di cui mi fidavo era riuscito a convincermi e pensai che esaudire questo suo desiderio non avrebbe fatto male a nessuno e sarebbe stata un’esperienza nuova per noi due, soprattutto per me che ne avevo sentito parlare e visto anche delle clip su internet.
Convinta dissi “Va bene. Sono tutta tua. Aprimi anche lì”
Uscimmo dalla doccia e ci asciugammo. Lui mi chiese un attimo di tregua ed andò nel soggiorno per prendere ‘una cosa’ dicendomi di aspettarlo a letto. Quando tornò aveva in mano un tubetto di lubrificante che profumava di vaniglia. Mi baciò ancora e mi accarezzò andando infine a toccare la rosellina posteriore.
“Inginocchiati e fammi vedere il buchetto. Mettiti alla pecorina e rilassati. Con le mani apri bene le natiche così ti vedo e posso spalmare meglio il lubrificante”
Ho eseguito i suoi comandi e mi sorprese perché prima di mettermi il lubrificante, mi leccò lo sfintere dandomi per la prima volta delle sensazioni spettacolari mai avute prima.
Era il primo approccio al sesso anale.
Leccò tutto intorno e poi mise la lingua dentro l’ano, tutta dentro. Era una sensazione nuova per me, una sensazione di freschezza e anche di piacere. Non potei fare a meno di eccitarmi nuovamente e la mia figa si bagnò.
“Mmmh… non negare tesoro. Lo vedo che ti piace…. Ed anche molto!”
“Per adesso si, ma non cantare vittoria. Ho sempre paura del dolore ma spero che tu sia delicato con me. Non farmi soffrire, ti prego!” dissi preparandomi a rifiutarlo se avessi avuto dolori.
Gian Marco mi stimolò a lungo e non credevo che la stimolazione anale potesse piacermi così tanto.
“Adesso sei rilassata? Bene! Ti metto il lubrificante”
Restai così inginocchiata ad aspettare la novità. Lui mi spalmò bene il lubrificante sullo sfintere ed entrò anche dentro con un dito per lubrificare anche la prima parte interna dove mi aveva leccata.
Mi sentii ancora più fresca e lo pregai di spalmarne tanto.
“L’ho preso apposta. Questo mi aiuterà ad entrare senza farti male. Fidati! Vedrai che sarà bello!”
Pian piano Gian Marco mi mise un dito nello sfintere allargandolo e iniziò a penetrarmi con dolcezza, dentro e fuori, dentro e fuori “Allora? Ti duole? Ti piace?”
“No no, non mi duole anzi! Continua, mi piace molto!” risposi
“Adesso ti metto un altro dito dentro, ok? Continua ad essere rilassata e lasciati andare, tesoro”
Mi stava penetrando con due dita, le ruotava dentro di me sempre con delicatezza entrando sempre più in fondo e dio non sentivo dolore ma solo piacere. Mentre mi stimolava l’ano, rassicurata che il dolore non l’avrei avuto ed allo stesso tempo arrapata e vogliosa, come se per me fosse un’abitudine, mi venne spontaneo portare una mano sulla figa aprendola ed andando a sgrillettarmi. Ne avevo troppa voglia.
“Brava porcellina, toccati! Adoro quando lo fai davanti a me. Quando ti senti pronta dimmelo che ti entro nel culo”
“Sono pronta. Fallo adesso, prima che cambi idea”
Il lavorio che facevo alla mia figa aveva ulteriormente rilassato lo sfintere e così lui trovava più facile entrare in me allargando la rosellina.
A lui non lo dissi ma in quel momento non volevo concedergli troppo per non sentirmi una puttana e nel caso di rottura del mio rapporto con lui anche per non soffrirne troppo. Ero sempre incerta dell’amore verso il mio stallone.
Ora che mi stava lavorando con maestria ed io che mi stavo dando tutta, morivo dalla voglia di essere inculata. Era per me una vera frenesia, volevo provare qualcosa di nuovo che affermasse la mia femminilità e non solo una donna di un marito ormai svanito lontano dai sentimenti e dal sesso.
Affinché il cazzo fosse perfettamente in forma e duro, Gian Marco me lo volle dare prima in bocca e lo spompinai un po’. Come sempre era un piacere prendere in bocca il suo cazzo; lui adorava i miei pompini e io amavo tanto farlo perché aveva un cazzo duro e lungo con un sapore straordinario. Le dimensioni e la forma erano ideali per la mia bocca.
“Bene. Adesso ti inculo. Inarca la schiena, metti il culo in fuori. Così, brava! Così! Spingi il culo all’infuori come se dovesi andare di corpo. Ti farà meno male ed io sarò dentro più facilmente. Continua a farti il ditalino e pensa che ti sto chiavando. Ora ti sto per penetrare”
Mi appoggiò la cappella sull’ano e sentivo la pressione sullo sfintere che si apriva senza difficoltà. Ero molto tesa aspettando chissà cosa. Infine l’asta entrò in me scivolando in parte dentro.
La preparazione precedente aveva fatto il suo effetto e così non provai alcun dolore ma anzi volevo che andasse fino in fondo. Lui si era fermato ed era stato bravissimo; era dentro immobile aspettando una mia reazione e pronto, eventualmente all’uscita.
“Inculami che aspetti? Inculami tutta fino in fondo. Non mi fai male. E’ bellissimo, mi piace. Non mi fai male”
Gian Marco spinse il cazzo dentro e mi strappò un gridolino di dolore che la masturbazione della figa attenuò di molto.
“Ora ti inculo troia, sei tutta mia… aaaah… com’è stretto il tuo buco del culo “
Iniziò a pomparmi vigorosamente e mi aprì il culo. Sentivo nuove sensazioni e mi abbandonai. Ero tutta dilatata sotto le spinte del suo cazzo, tutta aperta ed immobile come una cagna in calore.
Mentre mi inculava, continuavo a masturbarmi freneticamente, desiderosa di godere.
Non pensavo che il sesso anale fosse così bello!
Avevo figa e culo letteralmente in fiamme. Non mi faceva male prenderlo tutto in culo fino alle palle e ciò contribuiva a far sì che non smettesse.
Entrambe ansimavamo e nessuno dei due rallentava; avevamo completamente perso la testa nella libidine e nel piacere del fare sesso avvolti dalla lussuria.
Quando scopavo con mio marito e sentendo le mie amiche, l’idea di prenderlo nel culo mi era passata per la mente ma inconsciamente la pensavo un’azione di puttane; quella notte non mi importava di essere puttana e stavo dando la mia verginità anale al mio amante, che sebbene non mi avesse fatto ancora innamorare, aveva preso possesso di tutto il mio corpo. Lui ora era il mio toy boy.
“Sei fantastica porcellina. Aaaaah!! che bel culetto“
“Oh si! Mi piace. Sfondami il culo, inculami tutta. Sono tutta tua… sono solo tua…. è bellissimo! Fammi godereeeee!”
Gian Marco ormai non si controllava più e mi inculava vigorosamente facendo sbattere le palle contro la mia figa.
Ebbi un orgasmo meraviglioso. Diverso da tutti quelli avuti in vita mia. Direi un orgasmo fantasmagorico.
Lui lo affondò tutto dentro e anche lui venne. Mi sborrò nel culo e quando lo tirò fuori il cazzo era moscio e gocciolante.
Restammo abbracciati a letto senza parlare e io fui felicissima di quella nuova esperienza.
“Sono contento che mi hai dato il culo. Ma quand’è che mi darai anche il tuo cuore?”
“Non lo so… vedremo, per ora accontentati di quello che offre la casa!”
Quella notte mi scopò nella figa altre due volte e la notte successiva mi prese di nuovo il culo riempendomelo di sborra.
Lui tornò a casa sua domenica sera, lasciandomi appagata e soddisfatta con ancora il suo odore addosso.
Non vedevo l’ora di vivere presto altri momenti così e non tardai tanto a rifarlo a casa sua.
Mi insegnò tante cose ad iniziare dal linguaggio utilizzato durante i nostri accoppiamenti che mi eccitava da morire, alle posizioni da assumere sia durante le chiavate sia durante le nostre uscite in pubblico. Mi dette indicazioni sulla preferenza dei vestiti da indossare, scarpe, capigliatura, colori da usare, calze e indumenti intimi se necessario (di solito ormai non indossavo niente) con il pensiero rivolto a chi dovesse vedermi così casualmente alla masturbazione conseguente.
Difficilmente utilizzo leggings e quando li indosso sotto non metto niente; il solco tra le natiche è profondo e faccio in modo che si veda bene con la supposizione che i maschi mi guardino e sognino; io però sono di Gian Marco e quando penso che un maschio mi desidera la sera mi sfogo con il mio lui sognando altri tipi di accoppiamenti.
Con Gian Marco mi trovo benissimo e sono tornata ad avere quel ruolo naturale che ha una femmina. Mi piace essere guardata e provocare gli altri con le mie movenze ed atteggiamenti.
Ora vivo con lui che si è laureato e lavora in un ufficio governativo.
Con mio marito siamo arrivati alla resa dei conti; mi ha confessato di avere un’amante e che voleva andare a vivere con lei. Volentieri le ho concesso il divorzio e da qual momento mi sono sentita più libera. L’ho fatto senza creare assolutamente drammi. Siamo rimasti amici e la sua donna, per altro molto carina ma mi sembra poco porca, pare che lo soddisfi sessualmente; ho saputo da amici comuni che chiavano una volta alla settimana.
La sensazione che avesse un’amante era vera ma lui non sapeva che anche io ne avevo uno tutto mio che mi faceva sentire femmina in ogni senso.
Internet ci aiuta molto con le clip più o meno lunghe da cui prendiamo lo spunto per le posizioni e le penetrazioni. Io mi do a lui come una starlet porno e ciò non mi disturba.
Con Gian Marco abbiamo fatto molte bellissime esperienze a due utilizzando sia la figa che il culo. Il Kamasutra lo abbiamo esplorato tutto ed ora stiamo pensando seriamente ad esperienze a tre con una donna di mio gradimento.
Vedendo accoppiamenti multipli ho detto al mio stallone che vorrei fare una scopata a tre per avere un cazzo nella figa e un altro culo insieme e poter realizzare un sandwich con il cazzo del mio amore prima nella figa e poi dietro in sostituzione dell’altro maschio. Vorrei ricevere la loro sborra dentro di me.
Spero di restare di incinta ed avere il mio primo figlio.
Se il padre non sarà Gian Marco abbiamo deciso che non sarà un guaio. Per noi sarà il figlio dell’amore e del sesso e lo educheremo affinché anche lui o lei abbia le nostre esperienze e ne tragga il maggior godimento.

 

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Il teatro a dire il vero m’ha sempre annoiato, perennemente infastidito e perfino nauseato, al disopra di tutto e in special modo quelle sinfonie che tanto incantano e che piacciono in modo categorico a mio padre, però da qualche tempo molti hanno finalmente capito perché tutti la chiamano definendola in ultimo musica da camera. Mio papà difende e spalleggia oltremodo i grandi musicisti austriaci e tedeschi, in fondo in realtà conquistano e piacciono anche me, sennonché tre ore di musica sinfonica a teatro nel bel mezzo della sala sono parecchio impegnative e alquanto pesanti d’assorbire.

In compenso, io mi sono sempre accorta che non sono la sola e unica a dormire, perché di là seduta più avanti c’è mia madre, qualche fila più in là c’è mio fratello e la solita coppia di personaggi interessanti e persino coinvolti che assiduamente ci accompagnano. Numerosi ascoltatori in conclusione, infatti, al termine dei primi brani hanno già candidamente contratto acquisendo quello che in perfetta espressione di distinzione si chiama indisposizione, malore o talvolta mancamento, perché più in concreto questi signori effettivamente s’addormentano di brutto in un istante, salvo per poi recuperare tentando di riprendersi grossolanamente non appena il bracciolo della poltroncina sfugge sottraendosi da sotto i loro gomiti. Altri, viceversa, crollano e si piegano addirittura all’indietro, però il loro atteggiamento e il loro aspetto fanno sì che si ridestino in breve, sennonché imperterriti si ritrovano dritti di nuovo con le orecchie tese, almeno per i prossimi cinque minuti, perché salvi rimangono soltanto se termina il primo tempo.

Una volta, invero, un signore distinto ed elegante che mio padre s’accaniva sempre di portarsi appresso durante un assolo di violino, seduto proprio di fronte a me e a mio fratello, crollò tanto bruscamente e il relativo ritirarsi all’insù istintivo a modo di molla gli fece cadere il riportino sulle mie gambe, lui non s’accorse e mio fratello la peste come lo definisco io, prese lo scalpo e lo lanciò lontano in mezzo all’uditorio ridendo. Le espressioni d’imbarazzo e di sventura stampate sul viso delle persone alla fine della serata, fecero sì che da quella volta il signore non venne più in platea, ma scelse un tranquillo e lontano palchetto in seconda fila lontano da occhi curiosi e impiccioni. Questa sera abbiamo avuto gli abituali biglietti in omaggio per la prima serata, in sostanza il concerto è di quelli pregevoli e d’ottima fattura, perché io l’ho già ascoltato in un teatro, soltanto che questi sono artisti definiti di “seconda classe”, sicché io m’immagino che noia e che palle che saranno, per il fatto che oltre alla musica in sottofondo s’intuiranno e si sentiranno perfino le note di disappunto e di netta insoddisfazione dei seppur pochi presenti intenditori, tant’è che io e il mio fratellino minore siamo riusciti a farci prenotare un palchetto defilato e lontano da occhi invadenti, così almeno dormiremo tranquilli, visto che ci siamo fatti accompagnare perfino da Maurizio il figlio dell’ingegnere amico di nostro padre.

Qualche giorno prima trovai mio fratello beccandolo in camera sua con Maurizio, il suo migliore amico, dal momento che stavano sbirciando riviste di cui intuivo facilmente il significato e la trama: sesso per l’appunto. I ragazzi non ancora maggiorenni e in verità ancora in erba guardavano le riviste elogiandosi con la “dotata di turno”, poi appena s’accorsero della mia entrata m’assalirono insultandomi in abbondanza, urlandomi contro e nascondendo subito le riviste. Ormai avendo ben venticinque anni certe cose le conosco anch’io, anche se loro non immaginano né presumono quanto.

All’interno del teatro quest’oggi si respira un’aria autunnale, s’indossano i primi collant della stagione e gli stivali sotto la gonna corta coperta da un paltò leggero di pelle, qua dentro ci si sveste dopo poche battute, il caldo specialmente nei piani superiori s’avverte subito. Il più grande divertimento cui possiamo aspirare da quassù è guardare le facce insonnolite e intorpidite dei presenti, in fondo sono sempre gli stessi: il notaio con la sua ultima giovane fiamma, il sindaco, sua moglie e la figlia, seguiti a ruota dalla coppia più in voga dei soliti noti, con il figlio che come di frequente cerca di buona lena placandosi e compiendo delle moine alla primogenita del primo cittadino. I due soliti medici in prima linea, le rispettive consorti seguite a ruota dalle abituali amiche delle amiche, e le sorelle dell’usuale statista di turno.

Ogni tanto Roberto e Maurizio si divertono a lanciare palline da tennis da tavolo, rubate nel garage di papà tra la folla; per qualcuno è un risveglio inconsueto, per altri invece è un’insolente e una sgarbata bravata, però ben presto le pallottole terminano e il sonno incomincia ad arrivare. Roberto vede una sua amica dall’altra parte del teatro, un piano più sotto e cerca di raggiungerla, io e Maurizio ci prepariamo per passare un paio d’ore in completo rilassamento. A un tratto, guardando a destra in basso, mentre diligentemente controllo che cosa stia facendo Roberto, su d’un altro palchetto noto una coppia talmente intrecciata che non riesco a capire chi siano, in quell’attimo ridò in modo spavaldo una gomitata a Maurizio. Noi ci divertiamo a guardare per alcuni minuti, poi in un istante mi ritrovo con le mani di Maurizio in mezzo alle gambe, perché in quell’istante mi verrebbe voglia di sgridarlo e d’urlare, ma con un dito sulle labbra mi fa cenno di stare zitta e con un sorriso che ben conosco utilizzato quando fa i dispetti e le ripicche più divertenti insieme a Roberto, giacché s’infila sotto la gonna e scopre dalle calze la mia pelosissima nera fica.

Entrambi nudi ci siamo osservati innumerevoli volte a casa nostra, precisamente sin da piccoli quando giocavamo a fare i dottori, anche se ormai da un bel po’ d’anni abbiamo smesso di scoprirci e di toccarci per confrontare le due nostre più evidenti diversità. Adesso però è totalmente dissonante e pure alquanto diverso: quelle differenze le conosciamo bene, perché la curiosità e l’interesse è sapientemente sostituito dalla compostezza e dal pudore, giacché si sa, tenuto conto che non si fanno vedere certe cose ai maschi, in quanto glielo hanno inculcato e insegnato durante la pubertà, dopo che tutti vagamente ci hanno accarezzato, guardato e baciato, con il pretesto e con la tipica scusante che sei una bella figliola. Lui scosta le mutandine con un dito, delicatamente, la sua lingua mi esplora facendomi sussultare, io gli afferro i capelli, arrossisco e mi vergogno, perché mi sembra d’avvertire colarmi giù qualcosa, dopo sbircio un secondo là di sotto e vedo quei due individui che si baciano, allora lo tiro prontamente su e m’appiccico subito alla sua bocca.

Questo non è il mio primo bacio, eppure ci rimango malissimo quando m’infila la sua lingua dentro la bocca e la gira, io mi scosto, lui m’insegue riprendendomi di nuovo in quell’atto che mi sembra così intimo, però francamente un poco sgradito e spiacevole. Mentre mi bacia sento che con la mano si sfila i pantaloni e appoggia il suo cazzo dritto e duro come una carota appena raccolta addosso alla mia pelosissima e odorosa fica, lei è già tutta umida come mai l’avevo vista prima, io ho un convulso e irrefrenabile istinto, giacché è come se mi spingesse da dietro per poterlo prendere, però la ragione inespressa e i timori latenti lo rimettono indietro appena la sua testa inizia a infilarsi. Maurizio a quel punto ci rimane male e mi chiede il perché, però non insiste visto che riprende a baciarmi con foga, questa volta quei capezzoli sono divenuti duri come due chiodi, dopo mi gira, mi strizza i seni e di nuovo spinge il suo cazzo contro di me, anzi, questa volta in mezzo alle natiche. Per un attimo lo lascio fare, perché la voglia di farmi penetrare con quel cazzo è tanta, però al primo colpo e al conseguente dolore io mi ritraggo, dal momento che mi scappa persino un lamento. Io mi riassesto aggiustandomi in tutta fretta per la vergogna, Maurizio continua a guardarmi come un avvoltoio su d’una carcassa, che ancora si muove aspettando il momento buono mentre tiene ancora il cazzo tra le mani. Io m’accerto che la porta sia ben chiusa e quanto tempo ancora durerà quella sinfonia, ancora venti minuti, dunque m’avvicino a lui seduto sulla sedia m’inginocchio e dopo averlo guardato negli occhi appoggio la mia mano sulla sua. Lentamente allargo le sue dita avvolte attorno a quel bellissimo gioco, in quanto m’accorgo di non aver ancora affrontato né superato l’invidia del pene, tolgo la sua mano e l’appoggio sulla mia testa, in seguito l’invito a spingermi verso il membro, lui non si fa invitare più volte e me lo infila completamente in bocca.

Questa volta sono io che uso la lingua e come la coda mozzata d’una lucertola la dimeno scuotendola sulla sua cappella e appresso intorno a quel monolite, io lo sento fremere, mi lascio andare a una pratica orale disinvolta e spregiudicata, pur senza molta esperienza. Sento però che sto eseguendo un buon lavoro e il risultato non tarderà ad arrivare, infatti, poco dopo mi sento riempire interamente la bocca da un sentito e intenso fiotto del suo aromatico e denso sperma. In quell’attimo credo di volerlo sputare, però guardo il viso beato, estasiato e felice di quel compagno di giochi e rimango lì ingoiando completamente quella spessa sostanza. D’improvviso s’accendono le luci, quasi non mi ero neppure accorta che non c’era più la musica, ma soltanto gli applausi e le lodi, in quel momento mi ritiro su immediatamente e ci aggiustiamo i vestiti. Appena in tempo però, dato che riusciamo ad affacciarci e a salutare in ultimo Roberto giù in basso, visto che anche l’altra coppia è già sparita.

All’uscita ci mettiamo da un lato per attendere mio fratello e i miei genitori, non parliamo, poiché loro stanno arrivando. Ci guardiamo soltanto negli occhi con un premuroso, rispettoso e tenero sorriso, Maurizio tira fuori il suo fazzoletto dal taschino e mi pulisce la guancia facendomi l’occhiolino.

“Com’è stato il concerto? Dormito come al solito pure questa volta, eh ragazzi, non è vero?” – sentiamo noi di consueto ribattere.

{Idraulico anno 1999}

 

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E 1
È giorno di compleanno. Io, mia madre, mio padre e mio fratello siamo seduti intorno al tavolo su cui troneggia una grande torta con su tante candeline accese. Mio padre mi invita a spegnerle e di esprimere un desiderio. Mi alzo e soffio. Le candele si spengono tutte. Mia madre mi da una pacca sul culo. Mio fratello la imita. Solamente che non si limita alla pacca. Me lo palpa e poi lo accarezza. Lo guardo come volessi incenerirlo. Poi guardo mio padre. Nei suoi occhi splende una luce che non avevo mai visto. Sento la sua voce.
“Vieni. Fatti dare un bacio.”
Giro intorno al tavolo e gli vado vicino. Lo abbraccio. Lui mi bacia sulla guancia appoggiando le sue labbra quasi sulle mie. Mi chiede se ho espresso il desiderio. Gli rispondo di si.
“Potrei conoscerlo?”
Guardo mia madre la quale mi fa un cenno di assenso con gli occhi.
“Papà il mio desiderio è di dormire con te.”
Mio padre diventa cadaverico.
“Vuoi venire a stare nel letto matrimoniale? E perché?”
“Questa notte voglio essere tua moglie.”
“Vuoi essere mia moglie? Sei impazzita?”
I suoi occhi si spostano su mia madre che ha una espressione sorridente sul viso.
“La senti tua figlia?”
Mia madre senza minimamente scomporsi gli risponde.
“Non ci trovo niente di scandaloso se tua figlia vuole essere tua moglie per una notte. È il suo compleanno. Ha espresso un desiderio. Accontentala. Eppoi non metterla sul tragico. Tu la desideri. Credi che non me ne sia accorta del come la guardi. Niente ipocrisie. Portala a letto e realizza il tuo e suo desiderio. Amala. Falla diventare donna.”
Il colorito di mio padre è ormai bianco come la calce.
“Ti rendi conto di quello che stai dicendo? Dovrei portare a letto mia figlia ed amarla come fossi tu. È impossibile.”
“Vuoi dire che tua figlia non ti interessa? Che non hai mai desiderato chiavarla? Se è vero, ed io non ti credo, allora lasciamo soli i nostri figli ed andiamo noi due a letto. Sfogherai con me la tua eccitazione.”
Mio padre ritorna a guardarmi. Durante il battibecco con mia madre mi sono stretta a lui e gli ho schiaffato le tette vicino al viso che, anche se coperte dalla camicia, non riescono a non attrarre i suoi occhi.
“Davvero desideri venire a letto con me? Che ti tratti come faccio con tua madre?”
“Sì. Lo voglio. Tu mi vuoi?”
“Tua madre ha ragione. È una vita che ti voglio.”
Ritorna a guardare mia madre.
“A te non dispiace? Tu cosa farai?”
Mia madre allunga una mano ed accarezza il viso di mio fratello.
“Io andrò a dormire con mio figlio. Ebbene che tu sappia che egli è il mio amante e non da oggi. Ho atteso questo giorno per metterti al corrente perché sapevo che nostra figlia aveva scelto il giorno del suo compleanno per farsi fottere da te.”
“Ti fai chiavare da nostro figlio?”
“Meglio che essere frustrata. Tu questa notte darai sfogo ai tuoi istinti animaleschi. Ti chiaverai tua figlia. Benvenuto nel mio mondo”

 

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