La donna in carriera in trasferta




Buongiorno alla redazione di questo splendido sito. Finalmente un luogo virtuale dove dare sfogo alla provia voglia di raccontarsi.
Io mi chiamo Roberta e sono una donna sposata di 41 anni. Una vita sempre sulla cresta dell’onda la mia. Un marito noto professionista affermato ed io dirigo un’azienda molto grossa della mia città. La nostra è una vita molto piena,fatta di tanti appuntamenti di lavoro e di poco tempo per stare assieme. Io, inoltre, viaggio spesso per lavoro in tutta la regione e questo mi porta a stare parecchie sere fuori casa. Ovviamente le nostra relazione è libera nel senso che siamo innamoratissimi ma ,entrambi, non disdegniamo di concederci qualche piccola distrazione . Lui sicuramente non cambia a caso una segretaria ogni quindici giorni. Uno sport nazionale il suo quello di rivolgersi alla sempre nuova collaboratrice con il nome della precedente. Ma è questione di tempo mi dice sorridendo. Anche io , del resto, non mi faccio certo mancare qualche serata un po’ particolare , magari ocn qualche giovane ragazzo stagista in una delle sedi della società per cui lavoro.
Il mese scorso ho conosciuto Ernesto, un ragazzo di 30 anni della provincia di Bologna. Lui è un vero maschio di quelli che le donne cinquantenni come me vanno pazze. Un vero sciupa femmine con il quale ho inziato una relazione basata esclusivamente sul sesso. Tanto sesso con la s maiuscola. Ogni volta che ci incontriamo facciamo scintille e questo vale per me ma anche per lui.
Ieri sono stata a Bologna per una importante riunione di lavoro con i capogruppo della città. Lui è venuto a prendermi prima di sera. Un mazzo di rose come solo quelle che un vero uomo galante può portare ad una donna. Mi ha portato in un locale in mezzo alla campagna in cui non ero mai stata. Un ristorante molto apprezzato da quelli che adorano la selvaggina ed una cacciatrice come me non può che apprezzare questi posti. Un primo al sugo di cinghiale ed un’ottima costata al sangue . Il tutto innaffiato da un buon vinello della casa, di quelli che ti vanno subito in testa. In in queste circostanze divento subito molto ricettiva.Una vera cougar porca senza freni. Ed è proprio quello che lui vuole. Ci vediamo sempre molto poco e lui ne approfitta sempre quelle poche volte per ottenere il massimo da me. Infatti,subito dopo cena , mi ha portata nel nostro solito posto, un albergo a pochi chilometri di distanza da casa sua. Un piccolo albergo a conduzione familiare. Io adoro questo posto. Lo trovo molto intimo .
Siamo saliti mangiando i gradini che separano la hall dalla nostra camera in maniera molto frenetica. Eravamo molto eccitati e lui già aveva messo una mano dentro le mie mutandine cercando come un cacciatore di tesori la fessura già bagnata della mia fica. Io lo baciavo e gli infilavo la lingua dentro l’orecchio. Volevo farmi scopare come una troia quella sera.
Entrati in camera non abbiamo neanche avuto il tempo di spogliarci. lo avremmo fatto dopo, in corso d’opera. Una vera porca come me sa come farlo impazzire. Gli stringo sempre le palle mentre mi impadronisco del suo cazzo. Non voglio che lui pensi ad altro se non a come scoparmi . Ed infatti lui si da parecchio da fare per farmi godere. Mi lecca sempre il buco del culo. Una cosa che abbiamo imparato ad apprezzare entrambi nei nostri incontri occasionali. Io sono una vera porca quando scopo e voglio che anche il mio partner lo sia. Non ci sono limiti se non la nostra fantasia. Mi faccio trombare nella fica e poi mi metto ad aspettare che lui si seghi il pisello per farmi sborrare sulle tette. Adoro il caldo bagnato del suo sperma che mi bagna le tette. Di solito ci gioco con le dita cospargendo il mio capezzolo con il suo seme per poi succhiarmelo. Lui mi chiama troia e continua a spremere il suo membro per estrarre fino all’ultima goccia da regalarmi.
Ora mi vedrò con il mio Ernesto il mese prossimo e magari , se lo vorrete, vi racconterò quanto sono stata porca.

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Fragole con la panna by mimma_goose [Vietato ai minori]




Fragole con la panna di mimma_goose New!
“Eh, già… questa volta c’è davvero mancato poco…” mi dissi quando fui in salvo.
Ero in piedi, accanto al suo letto, con una mano dentro i pantaloni della tuta (che mettevo sempre quando ero in casa).
Lei sembrava profondamente addormentata, coperta da un leggero piumino. Sapevo benissimo però che sotto non aveva nulla, e mi piaceva guardarla dormire proprio per questo. Immaginavo che si scoprisse mentre si girava, mostrandomi la sua bellezza di giovane donna.
Mi ero appena alzato, e come ogni mattina, sono fermato nella sua camera ad osservarla dormire. Penserete che sono uno sconcio guardone, ma non potevo proprio farne a meno. Mia figlia mi faceva eccitare.
Così entravo lì di soppiatto e mi segavo per cinque minuti buoni, prima di andare in bagno a prepararmi per una nuova giornata di lavoro.
Mi immaginavo infilare il mio duro cazzo nella sua giovane fichetta, di farla godere, di farla urlare dal piacere, mentre venivo dentro di lei.
E oggi mi aveva quasi scoperto! Fortuna che quando dorme non chiude la porta della camera, per cui ero riuscito a svignarmela prima che si accorgesse della mia presenza.
Sembravo patetico, tra l’altro. Correre per casa con il cazzo in mano! Una volta al sicuro in bagno completai la sega, spargendo il mio sperma sulle pareti della doccia, e poi mi preparai.
Sdocciato, sbarbato e vestito di tutto punto andai in cucina. Mi aspettava solo una veloce colazione a base di caffè e di una brioche confezionata.
— Ciao papà, mi dai uno strappo alla stazione? Oggi devo andare in università e sono già in ritardo — mi chiede mia figlia Veronica.
Veronica, Vera per gli amici, è la figlia di mezzo. Ha 20 anni. Con mia moglie ho avuto tre figli (due maschi oltre a lei, Marco di 25 e Giorgio di 18). Io e mia moglie ci eravamo sposati giovani, appena ventenni. Avevamo fatto questa scelta coscientemente. Così potevamo goderci il futuro periodo della pensione con i figli già adulti e fuori di casa. Ma poi lei era morta in un incidente stradale.
Mio figlio Marco, ormai vive da solo già da molti anni. È un giocatore professionista di basket. In questa stagione gioca in una squadra romagnola.
Veronica frequenta la facoltà di archeologia e Giorgio frequenta l’ultimo anno di perito chimico. Ha già detto che vuole frequentare l’università per diventare chimico farmaceutico.
Per cui a casa ci sono solo loro due.
— Basta che fai in fretta, perché si esce tra cinque minuti — le rispondo.
— Sì ok. Sono già pronta, devo mettere solo le scarpe.
Giorgio dormirà ancora per una mezz’oretta. Si arrangia da solo ad andare e tornare da scuola.
Io e lei usciamo di corsa. Quando siamo quasi arrivati alla stazione Veronica mi fa una domanda che quasi mi fa venire un infarto.
— Senti, stamattina sei per caso entrato in camera mia?
Panico.
— No. Perché avrei dovuto?
— Mi sembrava che c’era qualcuno, un attimo prima di aprire gli occhi.
— Te lo sarai sognato.
— Sì, forse.
— Dai, scendi. Sei arrivata.
Mi da il solito bacio sulla guancia come saluto — grazie papi — e se ne va.
Ho ancora il battito alle stelle. Allora si è davvero accorta della mia presenza, cazzo… Dovrò fare più attenzione, domani.
Al lavoro, la mattinata passa lenta. In pausa pranzo mi faccio la solita sveltina con una collega sempre disponibile a scopate extra-no-problem, e la sera, dopo una riunione-fiume con il direttore, spengo il pc e me ne vado a casa.
Meno male! Tre giorni di totale relax, per la giornata festiva di lunedì (festa patronale del paese).
Alle 19 apro la porta di casa e c’è solo Veronica.
— Ciao papi! — mi accoglie gioiosa mia figlia. — Ha chiamato Giorgio, poco fa. Ha detto che sta via fino a lunedì. Coi suoi amici vanno in montagna a casa di uno di loro.
— Ah sì? A casa di chi? — chiedo curioso.
— Stefano, mi pare. Quello che ha la casa su al Tonale.
— Ah sì, ho capito di chi parli. E così siamo solo noi due, eh? — commento prima di andare in camera.
Mi cambio con calma. Tolgo il vestito e lo metto accuratamente sull’indossatore, per non sciuparlo. Andrà bene ancora per i prossimi giorni. La camicia la butto da lavare e mi metto tuta e maglietta.
Quando passo davanti alla sala da pranzo, resto sbalordito. È tutto imbandito, con tanto di candele accese.
— Ullallà! Che si festeggia?
— Il mio esame: 29.
— Davvero! È meraviglioso Veronica! Ventinove! Beh, allora bisogna proprio festeggiare!
Mi guardo i vestiti.
— Beh, piccola, questi vestiti non vanno bene con una tavolata così elegante!
— Ma che vuoi che mi importi, papà! I vestiti sono solo pezzi di stoffa! Siediti che è già tutto pronto.
Veronica porta in tavola quello che ha preparato. Roba comunque che mangiamo di solito. Ravioli in brodo e l’arrosto avanzato del giorno prima.
Lei è seduta al mio fianco sinistro.
— Ma come… solo questo? — facendo il finto tondo. — Mi aspettavo come minimo un banchetto.
— Papà… — in tono quasi esasperato.
— Davvero… da come avevi apparecchiato mi sembrava che avessi preparato chissà che cosa.
— Beh, se lo vuoi sapere, ci sarà una dolce sorpresa alla fine — risponde civettuola.
— Vado in cucina a preparare il dolce. Tu aspetta che ti chiami, però.
Veronica porta via i piatti vuoti. È stata una cena piuttosto veloce.
E io aspetto. Aspetto pazientemente per più di cinque minuti, poi mi chiama.
Allora vado in cucina, ma non c’è nessuno.
— Piccola, dove sei?
— Papà. Vieni.
La voce viene dalla mia camera. La mia camera?! Che ci fa in camera mia?
La luce è accesa e la porta è socchiusa. Apro lentamente la porta e la trovo sdraiata sul mio letto con un bikini bianco addosso. Solo che è uno strano costume… non gliel’ho mai visto.
Mi avvicino al letto.
— Ma che stai facendo, Veronica? Che ti sei messa addosso?
Si era spruzzata addosso la panna montata.
— Ma come? Non lo vuoi il dolce? Panna montata con le fragole… e puoi immaginare da solo dove siano le fragole… — mi dice con una voce sensuale da maledetti. — Vieni, assaggia…
Prende una ditata di panna dalla sua fichetta e allunga la mano per farmela assaggiare.
— Piccola… che stai facendo?
— Ma come? Non ti piaccio più? Se vuoi faccio finta di dormire… — Poi abbassando di più la voce — ti ho visto. Ti vedo mentre ti masturbi tutte le mattine. Tengo gli occhi appena appena aperti e ti ho sempre osservato.
Ogni mia barriera cede inesorabilmente.
Mi siedo accanto a lei sul letto e mi metto in bocca il dito che mi offre. Succhio con delicatezza la panna.
— Buona. Ancora.
Veronica, questa volta la prende dal seno e me lo mette direttamente in bocca lei.
— Ancora? — mi chiede.
— Sì, ma questa volta faccio io — le rispondo.
Mi piego verso di lei, sul suo seno. Lecco con voluttà tutta la panna spalmata su un seno, per poi passare all’altro.
Intanto mi sento il pene scoppiare da tanto sono eccitato. Non avrei mai creduto che mia figlia volesse farsi scopare da me.
Ora che entrambi i seni sono puliti, rimane solo la parte sotto.
Veronica allarga le cosce.
— Coraggio, papi, finisci il dolce… È tutto tuo…
Mi sdraio tra le sue gambe. Comincio a leccare la parte sopra, per togliere il grosso. Pensavo di fare fatica a leccarla, ma è completamente depilata… Deve averla pensata da tempo questa cosa.
Ma non ci voglio pensare, non in questo momento. Ora voglio solo leccare quel bendiddio. Finito sopra, scendo a pulirle la fichetta. Anche lì se l’è messa.
— Tesoro! Che hai fatto! Ti sei messa la panna montata dentro? Ma sei matta? E se ti viene qualche infezione?
— Non preoccuparti papà. Tu lecca quello che cola poi mi toglierò tutto con il doccino — mi risponde ansimando.
Ed io obbediente lecco. Contraendo l’addome, Veronica spinge fuori la panna ormai sciolta. Inserendo l’indice nella sua fichetta, la aiuto a togliersi quella roba da dentro. Distendo le pieghe per leccare meglio quello che ha da offrirmi.
Però… l’aveva proprio pensata bene questa storia…
Lei stava godendo sotto l’azione congiunta della lingua e del dito. Ha appena avuto un orgasmo e lecco i suoi succhi mischiati alla panna montata. Non so se sono meglio i suoi sughetti oppure la panna. Ed io mi sento letteralmente scoppiare da tanto ho il cazzo duro.
Sollevo un attimo la testa per osservarla. Ha gli occhi socchiusi ed è bellissima vista da qui.
Con la mano libera mi abbasso i pantaloni e gli slip. Il mio cazzo svetta imponente e tra poco lo infilerò nel buchetto tanto agognato.
Strusciando le gambe sul letto, riesco ad abbassarmi i pantaloni, sfilando poi i piedi. Intanto sono arrivato nella giusta posizione, sopra di lei e incuneato tra le sue gambe, con il glande appoggiato all’ingresso della sua porticina.
— Toc toc — le chiedo.
— Chi è? — mi risponde tenendo gli occhi chiusi.
Con un unico movimento mi fiondo dentro di lei.
— Il tuo papà, amore.
Lei sospira beata, mentre un sorriso soddisfatto le illumina il viso. Prendo a scoparla, prima lentamente, poi accelerando sempre di più. E come mi ero immaginato, lei gode e urla di piacere.
— Scopami, papà, scopami come facevi con la mamma. Più forte papà… fino in fondo… sbattimi… fottimi… Ti amo. Ti amo, papà. Sarò la tua donna, vedrai. Sbattimi forte!
Appena sente il cazzo fare avanti e indietro dentro la fica mi circonda i fianchi con le gambe e con i talloni spinge il mio bacino per coadiuvare la penetrazione… le spinte del mio cazzo dentro il suo ventre cominciano a mandarla fuori di testa…
— Dio santo… che gusto… scopami papà… è stupendo sentirti dentro il mio corpo sì!!! Spingi… uhm! Lo sento contro l’utero… papà… amore mio… ti prego… voglio sentire il tuo cazzo nella fica… non ti fermare…
Ma io non mi sarei fermato per tutto l’oro del mondo… mi stavo godendo quella stupenda fica di mia figlia… e anche il suo corpo risponde con brividi e vibrazioni ad ogni mio colpo di cazzo nel ventre.
La scopo forte, come mi ha chiesto, e lei risponde colpo su colpo… il godimento che prova nella fica la rende aggressiva… mi morde le labbra, i lobi delle orecchie, i capezzoli… più lei mi morde, più io la sbatto…
All’improvviso la sento tremare…
— Dio mio, Dio mio… sto per impazzire… Dio, … sto per venire… papà… vienimi dentro ti prego!!
— Dentro? Sei sicura?
— Non ci pensare! Ti prego!!!! Vienimi dentro!!!
Allarga completamente le cosce, apre il suo ventre al godimento, mi fissa negli occhi, uno sguardo che non scorderò per tutta la vita…
— Ci sono papà, ci sono ti prego!!! Dentro!!! Che vengo!
Reclina la testa all’indietro… spalanca la bocca e mentre continua a fissarmi si lascia andare con un urlo di godimento…
— Sì!! Vengo!!! Papà vengo!! Dai anche tu!!
Non mi faccio ulteriormente pregare… comincio a schizzare nella fica di mia figlia come il più depravato degli uomini…
— Ah! Tesoro ti vengo dentro, dentro come desideri tu… ti riempio…
— Sì papà… ti sento… sento i tuoi schizzi contro il mio utero… riempimi, riempimi papà… riempimi… ti amo!!!!
Restiamo abbracciati, con gli occhi chiusi, spossati dal piacere. Dopo un po’ ci fissiamo…
— Oh papà, quanto è stato bello, stupendo, voglio essere tua per tutta la vita, lo vuoi anche tu, vero? Mi sposerai?
— Certo tesoro, saremo sempre uniti… con il cuore e con il corpo…
— Oh, papà ti amo…
Mi bacia ficcandomi tutta la lingua in bocca e poi mi stringe forte.
Il cazzo torna duro e ancora entro dentro di lei.
Mi circonda il torace con le braccia e le sue gambe vanno ad incrociarsi sulla mia schiena. Due bianche cosce stringono i miei fianchi. Avvicino le labbra alle sue e le infilo la lingua in bocca; lei se ne impossessa e la succhia con avidità.
Ricomincio a pistonarla con forza. Il dentro/fuori del mio cazzo nella sua fica non ha avuto un attimo di tregua. Il mio pene affonda nella sua fica come un palo affonda nella terra. Ad ogni colpo che riceve, mia figlia emette lunghi sospiri che mi eccitano e mi incoraggiano a continuare.
Mai avrei pensato di riuscire a chiavare la donna dei miei sogni erotici.
La sento irrigidirsi.
— Sì, sì, così. Fammi godere. Non credevo fosse possibile. Non smettere, papà.
Aumento l’andatura. Affondo nel suo corpo con più vigore. I colpi che le fiondo nel ventre sono violenti. Le sue urla di piacere si intensificano. Un ruggito mi dice che il suo piacere è giunto al culmine. Sta godendo.
— Non riesco più a trattenermi, Veronica. Vengo.
— Sì papà… Scarica il tuo piacere nella mia pancia. Riempi la mia fica del tuo prezioso seme… riempimi, riempimi…, papà ti amo!!!!
Un attimo dopo anche il mio cazzo schizza nel suo corpo. Bordate di denso e copioso sperma si riversano di nuovo nella sua fica andando ad infrangersi contro il suo utero.
Il mio sperma si unisce a quello di prima, dando così vita ad un lago che le colma la fica fino all’orlo.
Lei mi bacia il viso. Mi sollevo e tenendo il mio cazzo ancora impalato nella sua fica. Com’è calda la sua fica ripiena del mio sperma! Il mio cazzo non ne vuole sapere di smollarsi. È ancora in tiro e allora mi rimetto a scoparla ancora una volta.
Dopo una lunga cavalcata fatta di diverse posizioni, anche alla pecorina, scarico ancora una volta ettolitri di sborra nella sua fica.
Alla fine il mio cazzo si rilassa ed si sfila da solo. Lei si alza mi bacia a lungo e si dirige verso il bagno con la mia sborra che le cola sulle gambe.
Resto solo a rimuginare su quanto è accaduto.
Mi rendo conto di come è cambiata la mia vita oggi…
“Pensavo di non potermi più segare la mattina e invece ho addirittura sborrato nel suo ventre… mia figlia… E me lo ha chiesto lei! Speriamo solo che prende precauzioni…” penso un momento prima che Veronica si sdrai di nuovo al mio fianco, accoccolandosi tra le mie braccia.
Do una rapida occhiata alla sveglia. È mezzanotte passata.
Dopo un po’.
— Papi?
— Sì, tesoro?
— Chiamami Vera.

Per tre giorni non facciamo che scopare e lunedì sera rientra mio figlio Giorgio.
— Ciao papà. Allora com’erano le fragole con la panna di Vera? Erano buone? — mi chiede Giorgio facendomi l’occhiolino, ancora prima di aver posato il borsone in camera sua. — Hai trovato anche tu che erano dolci e succose, le sue fragole?
Io ridacchiai al suo commento.
— E così le hai assaggiate anche tu, eh? Beh… che posso dirti… semplicemente favolose!
— Già. Ed ora come ce le dividiamo, ora che le hai provate anche tu? Ha chiesto anche a te di sposarla?
Ci pensai su un pochino. Se è quello che lei vuole… che sia così.
— Non ce le dividiamo. Saranno di entrambi, figliolo.
E così facciamo. Vera diventa l’amante di entrambi. A volte la prendiamo insieme.
Peccato di una cosa, però. Mi piacerebbe ingravidare mia figlia.
Forse più in là, tra qualche anno.

 

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Libero da intralci by Idraulico1999 [Sentimentale]




Tu sei deliziosa, sinceramente adorabile e armoniosa, io esco dalla macchina e ti vengo incontro, ti do un bacio veloce sulle guance e una stretta di mano che lascia intendere di gustarci momenti più intimi da lì a qualche istante. Ti apro la porta dell’auto e tu non esiti a trovarvi posto, facendo il giro io apro il portabagagli e tiro fuori il mazzo di fiori di campo che avevo per l’occorrenza raccomandato al mio fioraio di farmi trovare, quindi richiudo e accostandomi nella direzione del finestrino t’offro il mio regalo. Tu rimani dapprima stupita, poi non esiti ad afferrarlo sprofondando il naso nelle corolle multicolori dei fiori. Inebriante è infatti il loro profumo, emozionante è lo sguardo amabile che tu mi rivolgi. Io non attendo né indugio, premo le mie labbra contro le tue socchiudendole appena, per sentire almeno il calore delle tue, rapidamente mi riprendo e vado al posto di guida, adesso si parte giacché la destinazione è il litorale costeggiando e conversando con calma percorriamo la strada panoramica.

Durante il viaggio parlando di vari ragionamenti i nostri sguardi spesso s’incrociano, disperdendo e sbaragliando qualsiasi dubbio su quello che sarà l’esito della serata. Le nostre mani a volte si cercano frugandosi in uno strofinarsi continuo, pelle contro pelle, sensazione per sensazione, in quanto mi vengono i brividi. Io sto realmente sognando con gli occhi aperti, eppure il tocco della tua mano m’incoraggia rassicurandomi: sì, sono sveglio. Non volendo addentrarci né imbrigliarci nel traffico serale della costiera ci fermiamo nella zona di Cea, in quanto si colloca nella porzione della circoscrizione di Tortolì e nella porzione della zona di Bari Sardo in Sardegna, dove il litorale è esteso per più d’un chilometro, visto che si può ammirare un fondale di sabbia bianca e sottile, con gli scogli spianati da quella roccia vulcanica rossiccia rifinita dalla marea e prima di tutto dal tempo.

Qui vicino andiamo a cena in un bel locale del luogo, poiché essendo situato giusto sul mare possiamo gustare appieno tutta la brezza marina carica di profumato iodio che ci accarezza il viso. E’ una serata magnifica, con il clima azzeccato per un pasto sul litorale, mentre lo sciabordio delle onde che s’infrangono contro i pilastri della piattaforma fanno da sottofondo, nel momento in cui al largo una sirena infrange la quiete richiamando l’attenzione per l’allontanamento di qualche barca. Noi due ordiniamo un ottimo antipasto di mare caldo, che immediatamente innaffiamo senza riserve con un ottimo vino bianco del luogo. Decidiamo di passare all’istante alla seconda portata, facendoci servire un ottimo pesce al forno con le patate che ci dicono sia stato pescato giustappunto due ore prima. Ordiniamo la seconda bottiglia di vino e alla fine arriva il pesce già sfilettato e separato. L’odore è invitante, radicalmente stuzzicante, visto che ci affrettiamo a consumarlo con grande appetito. Il tempo per l’ultimo bicchiere della seconda bottiglia, poi il caffè, dopo alzandoci quasi traballanti però felici della serata fino a quel momento trascorsa, paghiamo il conto e ci avviamo verso la macchina.

In questo momento ci sediamo finalmente in macchina, io non esito più, t’agguanto il viso tra le mani, m’avvicino e lascio andare la mia bocca sulla tua. Le labbra di tutti e due s’aprono in un bacio appassionato, dolce e sensuale, le nostre lingue si cercano, giocano a nascondino, s’intrecciano in mille modi, io ti sento finalmente nelle mie braccia dopo averti bramato per un tempo che mi sembrava infinito, lentissimo da passare. Le mie mani cercano il tuo corpo, io t’abbraccio e per quanto sia possibile dentro un’automobile, pigio la mia mole contro la tua, mentre ribollo di quel godimento trattenuto per lungo tempo. Io m’accorgo che anche il tuo corpo vibra come una corda di violino, perché sono sensazioni fantastiche quelle che ci avvolgono, facendoci estraniare da tutto il mondo che ci circonda. Niente potrebbe distrarci, ma accorgendoci poi dello sguardo incuriosito dei passanti ci riprendiamo, lasciandoci con estremo dispiacere da quella fusione di corpi, decidiamo allorché d’avviarci per trovare un posto più conveniente e tranquillo.

Dopo aver guidato per alcuni chilometri in direzione di S’Abba e s’Ulimu, una piccola e incantevole insenatura, conscio dell’ardire dell’idea, io ti chiedo se non sarebbe stato più appropriato andare a trascorrere la notte in un albergo con la vista sul mare, per il fatto che i proprietari erano addirittura miei clienti. Io m’aspetto da te francamente una risposta negativa, però tu mi sorprendi, mentre con il viso illuminato da uno splendido sorriso, mi confidi che se mi fossi fermato in un posto diverso da un albergo ti saresti ricreduta all’istante su di me. Io sono ancora sbigottito, sennonché imbocco immediatamente la scorciatoia al lato della strada provinciale e in circa quindici minuti ci ritroviamo dinanzi all’ingresso dell’hotel. Ambedue arriviamo nel tempo previsto e per evitarti in quel momento eventuali saluti non graditi, io m’avvio da solo verso il banco dell’accettazione, qui trovo il mio conoscente e dopo un brevissimo dialogo, prendo la chiave della camera all’ultimo piano, quella con il giardino con la siepe di gelsomino che proprio in questo periodo dovrebbe essere in fiore. Ritorno giù verso alla macchina, t’afferro per mano e ti faccio entrare attraverso l’ingresso della piscina, da dove non saresti stata vista dai proprietari.

Per comodità utilizziamo l’ascensore, io spingo il bottone del secondo piano e mi lascio andare in un abbraccio fortissimo in cui m’appiccico a te come un francobollo, schiacciandoti con forza verso la parete dell’ascensore e lasciandoti in tal modo senza fiato. La chiave della camera gira nella serratura e accendendo la luce entriamo, la musica dei colori e la sintonia dell’arredo ci accolgono invitandoci per approfittare di tutte le comodità della stanza. Il letto emerge apparendoci come un sogno, i velluti soggiogano i nostri occhi e i colori lanciano bagliori negli angoli scuri lasciati dalla luce soffusa.

Io non attendo più, t’agguanto finalmente tra le mie braccia, giacché sono libero da qualsiasi impedimento e ti trascino sul letto mentre ti stampo un altro appassionato bacio sulle labbra. Le mie mani ti lisciano i capelli: mamma che splendore, quanto sei bella, ti voglio. Inizio ad avvolgerti nelle mie mani, mentre scopro tutto il tuo intimo inconfessato e le rotondità dei tuoi seni. Le nostre lingue si rincorrono sui corpi cercando e dandosi piacere, poi ti sento abbandonata, avverto il tuo corpo pulsare sotto le mani che intanto ti frugano dappertutto. Ti sfilo la maglietta, ti levo le coppe che mi nascondevano la vista dei capezzoli, i più belli peraltro che io abbia mai visto, ti tolgo lentamente il pantalone ammirando le tue gambe affusolate e godendo della vista del tuo perizoma, con quel pizzo nero che funge da ingresso alle porte del paradiso. Mi tolgo tutto anch’io rimanendo nudo davanti a te, però sono impettito, giacché tu m’ammiri soddisfatta e sfiori con la mano il risultato della tua presenza, io m’accosto verso di te e riprendo a baciarti, ti frugo, ti cerco e ti caldeggio, perché vorrei avere il doppio, anzi, il triplo delle mani per poterti toccare dappertutto contemporaneamente.

Una folata di vento entra bruscamente attraverso la finestra lasciata aperta, visto che ci porta il profumo del gelsomino fiorito, perché è come se ci avessero suonato la carica. Io mi sento eccitatissimo e con foga m’accingo per baciarti il pube, la mia lingua s’insinua tra gli argini d’un fiume in piena cercando il tuo punto più sensibile. Io sento che tremi di piacere, ascolto le tue grida, mentre continuo ancora aiutandomi anche con le dita, giacché delicatamente trovano la strada che porta all’interno della stanza delle giostre, in seguito cambiamo posizione e mentre io non accenno a smettere, tu mi prendi fra le labbra socchiuse.

Tu senti in modo netto la mia rigidità e il piacere che m’arrechi, intanto che la tua lingua scorrazza sull’asta. Sei davvero fantastica, io sono ubriaco di te, tuttavia per evitare di perdere l’attimo ti scosto e facendoti adagiare sul letto ti prendo. Il pestello così come dentro il mortaio scivola avanti e indietro, fiumi di piacere scorrono e traboccano, io ti sento, t’ascolto presa dal piacere immenso che hai in te e che non accenna a smettere. Io continuo a spingere nel tuo corpo il mio membro durissimo, tu ti rivolti, mi sospingi giù con forza e mi monti di sopra, m’agguanti con impeto controllando i tuoi movimenti, rendendoli sempre più ampi e ogni volta più insistenti. Al momento ti spalanchi tutta verso di me, perché mi stai prendendo con prestanza e ti sento, adesso ti sento venire, i tuoi muscoli si contraggono in una morsa di ferro che mi costringe finalmente all’attimo culminante, mentre tu proprio allora ricominci a godere, a venire. Io t’inondo, ma anche tu straripi, dato che i nostri fiumi d’amore scivolano e scorrono, fondendosi e mescolandosi insieme.

Tu sei davvero adorabile, sei fantastica e graziosa: io ti voglio ancora e sempre di più in questa magica e suggestiva notte d’estate.

{Idraulico anno 1999}

 

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